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I Corsi Mascherati

I corsi mascherati hanno in Busseto una vera e propria tradizione forse risalente alla metà del secolo decimonono. Forse lo si potrebbe dimostrare se l'insipienza o peggio di un segretario comunale non avesse fatto vendere per poche migliaia di lire, nel 1945, tutto l'archivio comunale fino all'anno 1900. Nell'archivio erano conservati anche manifesti e volantini riguardanti questa tradizionale manifestazione: tutto andato perduto per sempre. Allorché io assunsi la presidenza della "Pro Busseto" e, per un anno, anche del Comitato Festeggiamenti ed ebbi la responsabilità della organizzazione dei corsi mascherati, allo scopo di documentarmi ed apportarvi, se possibile, dei miglioramenti, di cercare delle idee, non solo scrissi - e mi feci mandare fotografie - agli organizzatori di altri famosi corsi mascherati (Budrio, Carpi ecc.), ma feci anche qualche ricerca nell'archivio comunale; non mi spinsi però troppo indietro per mancanza di tempo. Ebbi tuttavia la pazienza di ricopiarmi, lasciando gli originali in archivio, alcune cose che ho conservato e di cui mi servirò come documentazione della lunga storia dei corsi mascherati di Busseto.
Premetto che per motivi e circostanze varie (guerre ecc.) ci sono state varie interruzioni della tradizione; ma c'è poi sempre stata una ripresa che ha continuato quella tradizione.Il documento più antico da me ritrovato fa risalire sicuramente almeno al 1879 l'origine dei corsi mascherati di Busseto.
E' un volantino che dice:

"Cittadini,
Al doppio scopo di procurare qualche divertimento ad ogni classe di persone ed un non lieve vantaggio al Commercio del nostro Paese i sottoscritti intenderebbero costituire in Busseto la così detta


Manifesto - Grandi corsi mascherati del 1937

Società del Carnevale.


Certi che Istituzione tale otterrà l'approvazione di tutti, dopo i tanti esempi offertaci dalle Città e Paesi circonvicini, invitano ciascun Cittadino a voler aderire in massima per la fondazione di questa Società col dare la propria firma.Raccolto un numero considerevole di Soci saranno convocati in Adunanza per stabilire le basi su cui dovrà fondarsi la Società e per discutere e deliberare su quanto sarà del caso.

Il Comitato Promotore".

Non è documentabile, ma c'è motivo di credere che la società si sia costituita. E' evidente che c'era già un certo numero di persone infervorate e desiderose di raggiungere i due scopi indicati.
E' certo, invece, che i corsi mascherati furono organizzati in Busseto, nel 1891, da una "Società pei Divertimenti", che il 30 gennaio di quell'anno faceva affiggere il seguente altisonante manifesto, che annunziava, appunto, il Risveglio del Carnevale di Busseto.
Eccolo:

"Società pei Divertimenti
in Busseto
CARNEVALE 1891

Popoli dell'Ongina, della Fossa, della Vallazza ecc. ecc.!Un avvenimento portentoso si verificherà fra queste storiche mura nel prossimo Carnevale, a fronte del quale passano in seconda linea le Sette meraviglie del mondo, la Guerra dei sette anni, le sette Streghe del Macbet!

IL RISVEGLIO DEL CARNEVALE DI BUSSETO

Popoli dell'Alta e della Bassa! Non mancate di assistere a questa festività inaudita. Se vi nutrirete bene, state certi di

fare buon sangue: chi invece neghittoso non vi assisterà, rimarrà con

Locandina - Corso mascherato del carnevale del 1938

un palmo di naso!
Se non potete venire in ferrovia, in tram, in carrozza, non disperatevi! La Società, tutrice del benessere generale, mette a vostra disposizione il cavallo di S. Francesco. Con questo mezzo pronto, sicuro, igienico, tutti saranno invidiosi di assistere allo svolgimento del seguente

PROGRAMMA"

E segue il programma: domenica 8 e martedì 10 febbraio Corso Mascherato "con facoltà di gettare Fiori, Dolci, Aranci ecc. Non sarà vietato l'abbondante getto delle Palanche!"; alla sera gran veglione con maschere ecc.
Il giorno seguente, 31 gennaio, la Società pubblicava il seguente

"Regolamentoper l'assegnazione e distribuzione dei premi

Art. 1 - Sotto l'osservanza delle seguenti disposizioni sono istituiti due premi da assegnarsi a quei migliori carri mascherati che si presenteranno sul Corso pel corrente Carnevale e che avranno un carattere tale da renderli meritevoli di distinzione. 1° premio £. 200; 2° premio £. 100.
Art. 2 - Alle altre migliori mascherate che si presenteranno sul Corso, saranno assegnati alcuni premi, non eccedenti però in complesso, la somma di £. 100 per ogni giorno.
Art. 3 - I carri e le altre mascherate che intendono concorrere ai premi della Società dovranno presentarsi nella piazza maggiore di Busseto non oltre le ore tre pomeridiane, nei giorni 8 e 10 febbraio 1891; quindi percorrere le vie e piazze principali della Città e sobborghi, almeno sino alle ore cinque.
Art. 4 - I carri che concorrono ai premi oltre presentarsi sul Corso nella Domenica, dovranno percorrere le vie principali della Città anche nel successivo Martedì, poi i due premi non verranno assegnati e distribuiti che alle ore 5 pomeridiane di quest'ultimo giorno.
Art. 5 - Quei carri mascherati che si presenteranno soltanto in una giornata non potranno aspirare ai premi di cui all'art. 1.
Art. 6 - I premi invece alle altre mascherate verranno distribuiti nelle sere di Domenica e Martedì; però alle maschere già premiate nel primo giorno non verrà dato alcun premio quando si presentassero nel Martedì; in tal caso esse s'intenderanno fuori concorso.
Art. 7 - Il numero dei premi indicati nell'articolo precedente non è determinato. Viene lasciato al prudente criterio del Giuri di stabilire giorno per giorno l'ammontare rispettivo di ciascun premio a norma della qualità e quantità delle maschere concorrenti, e nella misura indicata all'articolo secondo.
Art. 8 - Sono pure istituiti quattro premi in oggetti di valore da distribuirsi due per sera alle migliori Mascherine isolate (Nei veglioni del 1891 vennero assegnati: 1° premio Finitura d'oro e brillanti, 2° orecchini in brillanti legati in oro. Il martedì 1° Due anelloni d'oro per orecchie e spilla d'argento, 2° Anello d'oro con perle e brillanti che frequenteranno i due veglioni pubblici nel Teatro Verdi, almeno dalle ore undici alle due.
Art. 9 - I premi alle migliori maschere nei Veglioni della Domenica e del Martedì verranno assegnati e distribuiti alle ore due del mattino ad opera della Commissione di vigilanza per i Veglioni.
Art. 10 - Le decisioni del Giurì per il conferimento dei premi saranno inappellabili".
Anche se il primo manifesto non avesse chiaramente parlato di "Risveglio del Carnevale", un regolamento così elaborato e preciso presuppone e dimostra un'esperienza già acquisita in numerose altre manifestazioni del genere.
Offre una conferma alla mia convinzione anche quest'altro regolamento sulla

Carnevale 1938 - Controllo alla stazione del tram

"Formazione del Giurì

Il Giuri sarà composto di tre membri del Comitato.
In caso di dissenso dovranno aggregarsi due Soci, già precedentemente designati dal Comitato, con voto deliberativo.
Ove il dissenso non potesse venire concordemente composto il Giuri dovrà inoltre chiamare nel proprio seno il Predente e il Direttore della Società.
L'adunanza plenaria così costituita assegnerà i premi a maggioranza assoluta. Le decisioni del Giurì sono inappellabili".
E' evidente che casi di dissenso erano già avvenuti e non è improbabile che il dissenso sia stato anche così grave da determinare la sospensione dei corsi mascherati: riprendendosi la tradizione, si volle con questo elaborato regolamento disporre le cose in modo da evitare il ripetersi di gravi inconvenienti e da garantire equità e giustizia.
Ed ecco ora i partecipanti ai corsi mascherati del 1891. I carri sono tre. Il 7 febbraio Angiolini Eugenio comunica al sindaco (presidente della società fu per moltissimi anni il sindaco) che egli ed i suoi soci Bandozzi Ferdinando, Bandozzi Sincero, Bragalini Alberto, Gatti Giuseppe, Azzolini Riccardo, Aimi Angelo, Barneri Adamo e Magri Angelo presenteranno ai corsi mascherati il carro denominato "La palude della Bassa" e che il carro sarà trainato "dal carrettiere Barezzi Demetrio da Sant'Andrea". In che cosa il carro consistesse non lo dice: dice soltanto che sarà "allestito analogo".
L'evoluzione - e quindi la tradizione già in parte esistente - dei corsi mascherati può essere dimostrata anche dal fatto che fin da allora si facevano comporre canzonette, che venivano stampate e distribuite al pubblico degli spettatori, oltrechè cantate sui carri; e talvolta di buona fattura.
Ecco quella del carro "La palude della Bassa".
Noi rane gravide
Di latte e miele Abbiam di dolceFinanche il fiele,Create appostaPer divertireIl colto pubblicoNon c'è che dire!Stanche di stareLaggiù nel fango,In gran tenuta,In alto rango,Col nostro capoRana-maggioreGradite noteMettiamo fuore.Per noi s'intendePerchè più bravi,Per noi s'intendePerchè più bravi, Per noi l'onore Che ai nostri aviNemmen per sognoNon fu mai dato,Genii di raneCi fu accordato!Che il carnevaleDel novantunoLasciò nel coreScolpito a ognunoE tutto questoPer far vederChe in casa nostraNiun sta a sedere.Noi torneremoLiete e gioconde,Carche di mertoLaggiù nell'onde, E canteremo Alle sorelle Le cose fatte, Le cose belle.Noi rane


Carnevale 1938 - Carro "I Sorci verdi"

Un secondo carro, presentato da Zecca Ernesto, Rossi Giovanni, Michelazzi Angelo, Bartoli Luigi e Rusca Enrico rappresentava un pomo cotto, "Il Pton", anzi, meglio, "I Pton", come dice.la canzonetta. Anche questo carro, infatti, aveva la sua canzone, più lunga e di miglior fattura dell'altra. Eccola:
Adesso un tenero Pietoso affetto Verso la Patria S'accende in pettoE a tutti è debito Con ogni prova Lodare il merito Che in lei si trova.Che dunque onorisi Da noi Busseto Ogni bell'animo Ne sarà lieto;Anzi lietissimo Che si ragioni Fin da principio De' suoi Petoni,E sì piacevoli Che fino Adamo Nell'Eden coglierlo Volle dal ramoE contro ogni ordine Gustò quel frutto Che 1'uman genere Gettò nel lutto.Oh, almeno avesselo Mangiato cotto! Ma ci non sapevalo Benchè sì dotto...E riserbavansi A noi soltanto Dei Peton scorgere L'eccelso vanto.Vanti sue chiocciole Pur Fiorenzuola Che pel gran numero Sua fama vola.Ben più omogenei Sono i Petoni, Né v'è pericolo d'indigestioni.Vanta sue fragole Cortemaggiore, Ma poco e inutile Gli fanno onore,Chè non fioriscono Tutte stagioni... Qui invece trovansi Sempre i Petoni.Piacenza gloriasi De' suoi cavalli, Ma non si mangiano, Son di metalli! Esalta Napoli Suoi maccheroni, Ma ben più teneri Sono i Petoni.Pei fiori superaFirenze tutti...Ma assai più gustansiDei fiori... i frutti.Milano è classica Pei suoi risotti...Son più economiciI pomi cotti.Han acque igieniche Salso... Tabiano,Ma tutto in umidoVa il deretano.Qui senza incomodo Della persona Petoni mangiansi Giù alla buona. Superba è Genova, bella Torino, Messina, Padova, Lucca, Urbino, Livorno, Pesaro, Parma, Loreto Ma tutte supera, tutte Busseto.
Per la poesia e per il carro in sè, esaltante un prodotto tipicamente locale, il carro dei "Petoni" avrebbe potuto avere il primo premio; ma, secondo quello che ho sentito raccontare, ebbe solo il secondo premio per la delusione prodotta quando, davanti alla giuria, s'aprì il "pton" centrale: tutti si aspettavano di veder comparire la figura di Verdi, quello per cui veramente Busseto supera ogni altra città; invece comparve una coppia di sposini, graziosi ma deludenti.Un terzo carro doveva rappresentare "La morte di Carnevale": ai partecipanti Maldotti Abelardo, Allegri Angelo, Braga Alfredo, Braga Demetrio, Borlenghi Fabio, Toscani Antonio, Toscani Ernesto, Peruzzi Amanzio, Mingardi Luigi, e Panin calzolaio. Doveva avere: due suore, un Prete che non da scandalo, un professore, Carnevale ammalato, un Farmacista, un infermiere, un Dottore, uno scheletro, padre e madre dell'ammalato.Però nella domanda, presentata la vigilia del corso mascherato, c'era questa nota: "Signor Illustrissimo Sindaco Cavaliere quelli che non possono stare faccia un segno". E' da credere che il sindaco abbia segnato almeno lo scheletro.

 

Carnevale 1938 - Via, piazza e palchi gremitissimi


Ed ecco una mascherata a piedi rappresentante "Le Sorelle d'Italia", che era così costituita: 
1 Roma Costume Romano Demaldè Giuseppe 
2 Napoli Costume Napoletano Bassani Clodomiro 
3 Palermo Costume Siciliano Parizzi Celeste 
4 Firenze Costume Fiorentino Grandini Guglielmo 
5 Milano Costume Lombardo Cavalli Giuseppe 
6 Torino Costume Piemontese Bianchi Guglielmo 
7 Genova Costume Genovese Baistrocchi Aristide 
8 Venezia Costume Veneziano Cagnoli Giuseppe 
9 Trento Vestito nero Agoccini Angelo
10 Trieste Vestito nero Gagliardi Alfredo
Annotazione: "Tutte le maschere hanno la fascia coi tre colori nazionali e lo stemma della città che ognuna di esse rappresentano".
Oltre al sentimento patriottico che animava questa mascherata e che essa intendeva esaltare, mi pare che siano da osservare due cose: che, come nell'antico teatro giapponese, erano tutti uomini a rappresentare "Le sorelle d'Italia" e che le rappresentanti di Trento e Trieste, allora írredente erano, vestite a lutto, in abito nero.
Un'altra mascherata a piedi rappresentava "Uno sposalizio di montagna", col sindaco, gli sposi, i genitori, i due testimoni, due suonatori e due servi. Ma, evidentemente, "Le sorelle d'Italia" si presentarono la domenica e "Il matrimonio di montagna" il martedì, perché le persone sono le stesse: Demaldè Giuseppe ecc.
Per concludere sul carnevale del 1891, ecco un altro documento, un volantino stampato dalla tipografia Pennaroli.

"CITTA' DI BUSSETO"
Società Carnevalesca fondata in Busseto
da molti giovani Cittadini
Avviso

Il giorno di domenica 8 Febbraio 1891, se voi, o Soci, avrete la cura di rivolgere il passo nella contrada della Fornace, la vedrete quasi tutta addobbata di vessilli tricolori, come fosse quel dì una giornata di vittoria, ottenuta dopo un lungo assedio.

 

Carnevale 1938 - Carro "Il trionfo del Cigno"


Salirete con lieta cupidigia, quei gradini dove sta scritto il N. 10 e questi vi condurranno nella SALA detta DEI DIVERTIMENTI laddove al ripetere del secondo tocco che farà l'oriuolo di questa Città, l'Aquila stemma della Società Carnevalesca stenderà amabilmente le sue ali e ci mostrerà l'avido oro, che da un anno al più tien in sè serbato con affezionata cura.
Quindi, voi tutti soci, che l'onore avete di far parte a questa serenissima unione, quel suddetto giorno, sarà dover vostro, di rispondere il PRESENTE al vostro appello, per essere soddisfatti puntualmente negli averi che accumulaste durante l'anno 1890-91.
La somma da distribuirsi assume a L. 1.165,49.
I soci sono sessanta d'ambo i sessi".
L'esistenza di questa Società Carnevalesca - che, fra l'altro, ripartisce dividendi e della quale, come si sarà osservato, fanno parte anche donne - sembra ed è per me una nuova prova del consolidamento della tradizione carnevalesca di Busseto fra il 1879 ed il 1891.

Carnevale 1892

I corsi mascherati del 1892, anno bisestile, avrebbero dovuto svolgersi domenica 28 febbraio e martedì 1° marzo. Sennonché il sabato 5 marzo il sindaco emetteva un avviso con cui concedeva l'uso della maschera per il giorno seguente in "vista dell'eccezionale circostanza per cui la Società dei Divertimenti fu costretta protrarre alla prima Domenica di quaresima il secondo corso mascherato che, in causa della pioggia dirotta, non poté effettuarsi nello scorso Martedì di Carnevale". E' certo la prima volta che il maltempo impedisce lo svolgersi del corso mascherato; avverrà poi più volte in seguito ed è appunto per tale motivo che i corsi mascherati divennero, in questo dopoguerra, dapprima tre e poi stabilmente addirittura quattro, volendo essere sicuri che in almeno due giorni si potessero svolgere.
Anche i corsi mascherati del 1892 furono annunciati con un roboante manifesto, che diceva:

"Società dei Divertimenti in Busseto"
ALTO LA'!!!
Arrestatevi, o popoli, e stupite"
Con nuova e più ricca veste si avanza il Carnevale del 1892.Se il suo risveglio venne già tramandato ai posteri come un fatto inaudito - la sua ricomparsa quest'anno, ammantato da variopinti indumenti - sarà tale avvenimento da sbalordire la Storia dei divertimenti costretta a registrarne i fasti e la memoria "cum albo et solido signanda lapillo".
Cittadini!
Fra queste storiche mura e lungo le principali sue vie - il Carnevale, - passeggerà tronfio e maestoso con lungo seguito di smaglianti trattenimenti.

 

Carnevale 1938 - Tribuna delle autorità e degli invitati


Orgoglioso dell'accoglienza già avuta, sen viene ricco di premi, di allegria e di gloria: se ne viene sicuro che grandi e piccoli, urbani e villici, nostrali ed estranei saranno pronti a riceverlo, prendendo poi parte all'attuazione del seguente

PROGRAMMA"

Nel programma era compresa, fra l'altro, per le ore 4 pom., sulla piazza del Municipio, una "Tombola di Beneficenza", con premio di L. 100 per la tombola, di L. 50 per la cinquina e di L. 50 per la tombola di consolazione.Seguiva l'annunzio dei corsi mascherati, "con facoltà di gettare: fiori e dolci - dispensare carezze e baci: affrontare abbracci, spintoni ed altre gentilezze di simil genere". Ai carri mascherati erano riserbati un primo premio di L. 200 ed un secondo di £. 100.
Il manifesto avvertiva pure che "La Musica Cittadina con maturi concerti percorrerà i Corsi suonando, come al solito, svariati pezzi, più o meno duri, quali comporterà la maggior gloria di tanto avvenimento". Avvertiva pure che "La Società si riserva di assegnare Menzioni Onorevoli a quelli che faranno getto copioso di Biglietti della Banca, ed anche a quelli che si limitassero solamente a distribuire vino, polli, risotto ed altri commestibili".Infine per i due veglioni mascherati, che avrebbero avuto inizio "alle ore 8 pom.", che "Si assegneranno due premi in oggetti di valore alle migliori maschere isolate".
Nonostante che ci fossero due soli premi, la partecipazione dei carri fu assai più numerosa: fra grandi e piccoli ce ne furono ben sei: "Rimedio contro l'influenza", "La Fioraia", "II trionfo della Lucerna", "La Carota Torpediniera di guerra", "Carro Egiziano" con costumi egiziani, e "L'avvento e il seppellimento del Carnevale". Non citiamo, per brevità, i nomi dei partecipanti: in sostanza gli stessi dell'anno precedente, più alcuni altri.
Anche le mascherate nel 1892 erano più numerose ed inoltre c'erano queste due novità: la partecipazione anche dai paesi vicini ed i cavalli. C'era, infatti, una comitiva di Vidalenzo, capeggiata da Angelo Aimi, che "intende rappresentare la Fodriga, Battisten Panada, Cassaball e Arlicchin che inseguono un Pazzo fuggito dall'Ospedale", con quattro a cavallo e il resto a piedi. Altre mascherate: "La donna barbuta e la moda", "Un concerto di Tili Là", "La pesca delle rane", "I Napoletani ovvero la Piva", "Bacco", "L'orso che balla" (ci sarà anche un bambino vestito da scimmia), "La Gara dei Sandalini". I cavalli poi non li presenta solo la comitiva di Vidalenzo: c'è anche un biroccio rappresentante "Il Progresso odierno" e ci sono "N. 3 cacciatori in Brech con pariglia". Inoltre quattro Bussetani presentano "una barca, con divisa alla Marinaia". Rispetto all'anno precedente, come è ovvio pensare, la lunghezza del corso mascherato è quasi raddoppiata e assai maggiore la varietà.
Nel 1892, però ci fu anche un altro avvenimento eccezionale, per il quale era stato istituito un apposito comitato: il Comitato delle Feste per l'illuminazione della Chiesa. Si tratta, non c'è dubbio, della Chiesa Collegiata e l'avvenimento è l'illuminazione, il 6 settembre, della piazza e della facciata della Chiesa e, avvenimento rarissimo questo, i fuochi d'artificio "eseguiti sul Torazzo di busseto", e cioè sulla torre della Rocca, da Gandini Pietro e figli "Pirotecnici illuminatori": il tutto accompagnato da concerto della Banda musicale, che costò altre 40 lire, oltre alle 255 pagate a Gandini, come dimostra la sua ricevuta alla Società dei Divertimenti e per essa al segretario comunale Leggeri. Festa grande, dunque, per la quale erano state raccolte £. 180,50 da privati ed esercenti; ma non conosciamo il motivo di una festa cos' grande.

Carnevale 1893

Sempre dai documenti ricopiati nell'archivio comunale apprendiamo che la manifestazione carnevalesca di Busseto si sviluppa e prende corpo. Il successo del Carnevale 1892 fa portare interessanti novità nel programma: i premi stabiliti per i carri sono tre anziché due ed aumentati nell'importo. Il primo premio infatti ora è di L. 300, il secondo di 150 ed il terzo di 50: s'intende che fin da allora le compagnie o società che allestivano carri erano disposte a rimetterci di tasca, pur di divertirsi.
Altra novità: i veglioni saranno tre anziché due: il 5, il 12 e il 14 febbraio, e l'innovazione verrà poi mantenuta. Terza novità: un premio di L. 200 (ed era una cifra grossa) "al miglior Concerto Musicale che percorrerà il Corso", come avvertiva il manifesto-programma del 25 gennaio.Non abbiamo trovato notizie - ed è strano, ma è forse perché erano tutti di Busseto - dei carri che presero parte a quei corsi mascherati; ne abbiamo trovato invece delle mascherate. In quest'epoca il vigoroso vegliardo Giuseppe Verdi, alla bella età di ottant'anni, aveva composto la più giovanilmente allegra della sue opere, e Leopoldo Parizzi comunicava che si sarebbe presentato come maschera isolata, "rappresentando Falstaff colle corne da Cervo, come all'ultimo atto della nuova Opera". Voleva essere questo un singolare omaggio al famosissimo e grande Concittadino? Da parte loro Negroni Luigi e Bonatti Giacomo avrebbero presentato "Una vendita di pianeti"; Brianti Ercole e Cavalli Egisto "La Scuola", Casalini Augusto e Toscani Ernesto "Rimedio pei cani"; ed altri, fra cui Alberto Secchi, "L'Alfabeto Italiano" che "non vede mai il tramonto".
La manifestazione carnevalesca aveva assunto tale importanza che Italo Pedrini, presidente della Società del Carnevale, ha bisogno di un locale in cui tenere le adunanze e fin dal 7 gennaio ha chiesto al sindaco di poter avere a disposizione "la Sala Municipale"; in pari data il sindaco ha messo a disposione non il salone, ma "una stanza di questo Municipio".

 

Carnevale 1938 - Carro il regno di Topolino"

 

Era stato un fuoco di paglia tutto il fervore che abbiamo descritto? C'erano stati screzi e gravi dissensi? C'era stato un fallimento della manifestazione? Non so; ma nel fascicolo dell'archivio comunale per l'anno 1893 avevo trovato questo avviso, scritto a mano:
"In adunanza di 2a convocazione del giorno 17 Sett. u.s. la

SOCIETA' dei DIVERTIMENTI

ha deliberato il proprio scioglimento da quel giorno incaricando, seduta stante, i tre soci sottoscritti della liquidazione d'ogni pendenza.Ha pure deliberato che i pochi fondi, che potessero risultare disponibili, debbano essere depositati sopra un libretto di risparmio a disposizione della prima società di divertimenti che potesse sorgere in Busseto, nel decorso di cinque anni.Tale società dovrà però avere un statuto d'indole corrispondente a quello della società caduta, in mancanza di che i fondi saranno erogati, dopo il quinquennio, a scopo di beneficenza.Michelazzi Lamberto, Muggia Achille, Fava Leopoldo".Il suddetto avviso portava la data del 23 settembre; è probabile però che dovesse essere reso pubblico in tale data e che non sia stato mai diramato ai soci, perché, certo in reazione quasi immediata alla risaputasi deliberazione di scioglimento, in data 22 settembre veniva distribuito, a stampa, questo invito:"
Il Comitato promotore della

SOCIETÀ DEI DIVERTIMENTI

invita tutti i cittadini che intendono vedere ricostituita la nuova Società a dare la loro FIRMA al Collettore Signor Bandozzi Ferdinando incaricato di raccoglierle a tutto Settembre. Nel giorno 2 Ottobre alle ore sette pom. in una sala del Municipio i Signori sottoscritti saranno convocati per l'approvazione dello statuto e la nomina del Comitato definitivo".
Fu ricostituita la società? E' da pensare senz'altro di sì.

Carnevale 1894

Certo è che il 4 e il 6 febbraio (una delle date più basse) del 1894 si svolsero nuovamente i corsi mascherati, rallegrati nei due giorni anche dalla Banda Cittadina. Solo che i premi per i carri erano nuovamente due anziché tre e nuovamente di 200 e di 100 lire: un ritorno indietro significativo e che illumina parte i motivi della deliberazione di scioglimento della società.Inoltre per il Carnevale del 1893 era stata stabilita una tassa d'iscrizione per i carri provenienti da altri paesi, che ora è nuovamente soppressa.  Evidentemente solo essi erano tenuti ad incriversi: perciò anche questa volta si trova notizia solo di un carro rappresentante "Un gruppo di ciarlatani o vero sal'timbanchi", anch'esso di Vidalenzo. C'erano sei uomini e questi - avvertiva la lettera - "vengono a dare una rappresentanza in Boseto col detto carro".Numerose figurano invece le mascherate, che rappresentano: "La condizione del Carnevale, cioè i popolani lo vogliono i ricchi no"; "Beneficenza"; "Vendita credito e vendita a contanti"; "Il Tollaio ottonaio"; "La semina della fava"; "Lo stupore per la morte del Carnevale"; "I suonatori ambulanti"; "Una massaia che prepara i gnocchi"; "Il magnano"; "Gli schiavi in Turchia"; "La lavandaia e la stiratrice"; "Rimedio per l'Economia"; "Un barbiere"; "Un sellaio"; "Il cantastorie" e, novità, una vettura con "Un viaggio di nozze". E poi ancora "La ragione del soldato"; "Una tessitrice di Fetuccia ambulante" e infine "Un concerto militare". Ma c'era anche un altro carro: "Macchina per raddrizzare i Gobbi", soggetto questo che è poi stato ripreso in altri carnevali bussetani.

I corsi mascherati fino al 1936

Le stesse caratteristiche presentano anche i tre corsi mascherati degli anni 1895, 1896 e 1897, sui quali non ci soffermiamo per brevità, ma che si susseguirono ininterrotti. Un carro del 1896 era intitolato "La classe degli asini", ed anche questo soggetto è stato ripreso in seguito: ricordo di averlo visto nel 1933 0 34: fra gli scolari in camice bianco emergeva, per 1'alta statura, quegli che poi fu il corriere Giuseppe Barezzi.
Al 1897 si fermano gli appunti che avevo avuto tempo e modo di prendere; ma sono sufficienti, mi sembra, a dimostrare l'antichità e la continuità della tradizione carnevalesca bussetana che, sia pure con le inevitabili e talvolta un po' lunghe interruzioni, è durata ormai quasi un secolo.
Ben poco posso dire, sia perché non ero a Busseto sia per la difficoltà, per me, di documentarmi, sui corsi mascherati dei primi 36 anni di questo secolo. Fra i carri da me visti, ricordo vagamente come uno dei più belli "I mulini d'Olanda"; ricordo il carro, anzi i tre carri contemporanei sulla luna e lo spunto che ne prese Gildo Crosali per partecipare col cartello "Ma qual è la Luna vera?"; ricordo fra i più assidui partecipanti (con Gildo Crosali) Severino Bassani con le sue ingegnose e spesso indovinate trovate; ma sono ricordi vaghi: è una lacuna che altri, forse, potrà colmare. Io potrò, invece, narrare diffusamente le vicende del Carnevale bussetano nel periodo in cui me ne sono occupato io stesso, e lo farò nel capitolo seguente.
Del resto questo capitalo, come parte di quello sul Teatro Verdi e qualche altro, non rientra nella cronaca dell'ultimo cinquantennio. Considerata però l'importanza che hanno i corsi mascherati per Busseto, mi è parso utile riprodurre, prima che vadano anch'essi distrutti, i documenti ritrovati, che potranno servire per la storia del Carnevale di Busseto.

 

Una delle Giurie al lavoro

 

I corsi mascherati dal 1937 al 1971

Non credo di peccare di eccessiva vanità se ho l'orgoglio di affermare che l'epoca gloriosa dei corsi mascherati di Busseto comincia da quando, nel 1937, assunsi la presidenza della "Pro Busseto" e quindi, con la fusione in essa del Comitato Festeggiamenti, l'organizzazione dei corsi mascherati.Per il carnevale del 1937 era stato segretario di detto Comitato Bruno Delindati, un impiegato della Banca dell'Agricoltura, che una triste malattia portò poi rapidamente a morte. Egli ebbe il grande merito di impiantare, credo per la prima volta, una contabilità regolare, particolareggiata e molto precisa, non solo delle singole spese ma anche delle singole entrate, sicché risultava, fra l'altro, quanti spettatori paganti avesse portato il tram, quanti ne fossero entrati dalla porta verso Cremona, quanti da quella di Piacenza ecc. Tale contabilità da me studiata bene ed a lungo, mi servì ottimamente per il lancio... di una bomba, che fece molto rumore. Ed ecco come.
Da parecchi anni sul manifesto annunciante i corsi mascherati era detto: £. 10.000 di premi. Riguardando la contabilità, vidi che in effetti, tra premi consegnati, stampa e propaganda, personale, tasse erariali e di affissione ecc. ecc. si erano spese 18.850 lire. Mi informai, e seppi che il Carnevale di Viareggio annunziava L. 500.000 di premi; ma in quelle 500.000 erano comprese tutte le altre spese suindicate, più luminarie, concorso di automobili ecc. Ne conclusi che saremmo stati anche noi assai più vicini alla realtà se avessimo detto: L. 20.000 di premi: avrebbe fatto molto maggiore effetto. Ragionandone poi coi miei collaboratori del Consiglio Direttivo (tenevamo di sera frequenti riunioni, che si protraevano spesso fino alla mezza ed anche all'una), io non mi limitai a dimostrare il mio asserto: la bomba non avrebbe forse avuto gli echi che ebbe. Il mio ragionamento fu questo: "Noi saremmo più vicini alla realtà dicendo 20.000. Ma, se invece di far pagare una lira d'ingresso (così era nel '37) ne facessimo pagare due, anche ammettendo che si perda qualche diecina di spettatori, si avrebbe un'entrata quasi doppia.
Con un'entrata doppia noi potremmo raddoppiare i premi, portando il primo da L. 2.000 a 4.000, il che consentirà di allestire carri molto più belli e questo attirerà un maggior numero di spettatori. In questo modo noi potremmo annunziare L. 40.000 di premi. S'intende che in queste cifre saranno comprese tutte le altre spese ed altre ancora, ma il successo dovrebbe essere sicuro".
All'obiezione "Ma come si fa ad arrivare a 40.000 lire di premi?" avevo già pensato. E' da tener presente che anche in precedenza, ma finché i corsi mascherati sono stati organizzati dalla "Pro Busseto", è stato sempre stampato e diffuso un volantino in cui erano indicati i singoli premi per ogni categoria, in modo che i concorrenti potessero sapere in anticipo su quale importo avrebbe potuto fare assegnamento vincendo il primo, il secondo o il quinto premio, oltre al gagliardetto che veniva assegnato ai primi tre classificati di ciascuna categoria. Io proposi non solo di raddoppiare l'importo dei premi per i carri, ma di mettere sulla carta: dieci premi per i carri grandi, dieci per i carri medi, dieci per i piccoli, dieci per la mascherata a piedi di 24 persone (forse non ce ne sarebbero mai state, ma figuravano) dieci per quelle di 12, dieci per quelle di sei, dieci per le cavalcate di 12 cavalli, dieci per quelle di 6, oltre ai premi per le maschere isolate o a piccoli gruppi; e di creare dieci premi per i "soggetti speciali", cioè per quei soggetti (ce n'è sempre) che non potevano entrare nelle categorie dei carri. S'intende che nelle previsioni non avremmo mai avuto, fra grandi medi e piccoli, trenta carri; ma i premi sulla carta c'erano e si sarebbero dovuti premiare tutti quelli che si sarebbero presentati. In tal modo si raggiungevano sulla carta le 40.000 lire di premi.La discussione fu lunga, perché c'era sempre qualcuno meno fiducioso e che metteva la pulce nell'orecchio, ma alla fine la mia proposta fu accettata. Era certamente un grosso rischio, ma decidemmo di affrontarlo; e comparve in Busseto e in tutti i paesi e le città vicine il manifesto con: 40.000 lire di premi.
Il manifesto fece, come ho detto, l'effetto di una grossa bomba: chi non era al corrente dei nostri ragionamenti e delle nostre discussioni rimase colpito o stupefatto. Un ricco signore di Busseto mi chiese con un risolino sarcastico: "Professore, dove le pigliate le 40.000 lire?". Gli risposi sorridendo: "Commendatore, non abbiamo chiesto neppure una lira a lei". (Non per nulla era stata presentata nel Carnevale del 1894 la mascherata dal titolo: "I popolani lo vogliono, i signori no". Ed i "Signori" di Busseto non hanno mai dato un contributo per i corsi mascherati). A Fidenza alcuni esclamarono: "Che bluff!". E, infervorati, dissero: "Perché non bluffiamo anche noi?". E, messisi su, si recarono a Parma dal federale (che era allora l'avv. Comingio Valdré) e gli chiesero di poter fare i corsi mascherati anche a Fidenza. Il federale, senza troppo pensarci su e senza riflettere alla vicinanza delle due cittadine e al danno che ne sarebbe derivato a Busseto, rispose: "E fatelo". E così a Fidenza comparve un manifesto annunziante i corsi mascherati con £. 60.000 di premi.
Altra bomba ancora più sonora: ma quello era veramente un bluff, perché noi dimostravamo, volantini alla mano, che c'erano tutti quei premi per ogni singola categoria con un primo premio per i carri grandi di £. 4.000, un secondo di £. 3.600 ecc., e a Fidenza non comparvero mai né categorie né importi dei singoli premi. Comunque sia, le due bombe erano scoppia      te a breve distanza l'una dall'altra ed il clamore fu immenso. Per circa un mese e mezzo sui treni, sulle tramvie a vapore, sulle corriere, dappertutto non si fece che parlare della sfida di Fidenza a Busseto e dei due corsi mascherati contemporanei; e fu la propaganda meno costosa e più efficace.Sennonché la "Pro Busseto" reagì e chiese alle autorità provinciali che fossero vietati i corsi mascherati a Fidenza: essa era forte dell'appoggio incondizionato dell'Ente Provinciale per il Turismo, autorevole in questo campo, e della lunga tradizione; ed anche questo ricorso fece aumentare enormemente i commenti e l'interesse del pubblico, e con esso l'attesa.
Fummo convocati un mercoledì sera a Parma: io e il segretario del fascio di Busseto (lo era allora il prof. Demaldé), il cav. Alfredo Zucchi, presidente del comitato, e il segretario del fascio di Fidenza avv. Ortani, presenti il presidente dell'Ente Provinciale per il Turismo dott. Borri, il vicesegretario federale cav. Boriani ed il presidente del Dopolavoro Provinciale. Si ragionò e si discusse per tre ore senza venire ad alcuna conclusione. Altra riunione il venerdì successivo, altre due ore e più di discussione. Finalmente, su proposta fattaci dal dott. Borri e per non... far ritirare la parola al federale, si giunse ad un compromesso, che rappresentava peraltro per me, per noi, per Busseto, una vittoria di inestimabile valore. Nel documento, firmato da tutti e sette e quindi anche dai rappresentanti di Fidenza e dalle autorità provinciali, si riconosceva innanzi tutto il diritto esclusivo di Busseto, per la sua tradizione, ad organizzare i corsi mascherati; Busseto concedeva per quell'anno a Fidenza di tenere anch'essa i corsi mascherati; il comitato di Fidenza si impegnava (e mantenne poi fede all'impegno) di versare alla "Pro Busseto" £. 4.000 per la rifusione di danni e di far svolgere i corsi mascherati negli stessi giorni di Busseto e con lo stesso prezzo d'ingresso.Il cancan frattanto era stato tale, le chiacchiere nei bar, nei tram, sulle corriere, sui treni, nei mercati erano state tante, che migliaia e migliaia di persone incuriosite si recarono, la domenica, prima a Fidenza poi a Busseto per fare i confronti; il martedi il corso mascherato di Fidenza era quasi deserto, ma a Busseto c'era una fiumana di gente: tale era stata la propaganda a noi favorevole di chi aveva assistito due giorni prima ai due corsi.
E, in verità, non poteva essere diversamente. Il comitato di Fidenza aveva rabberciato alla meglio il suo corso mascherato, acquistando quello che aveva potuto da un rivenditore di Cremona di materiale carnevalesco, senza spendere troppo e facendo le cose in famiglia, senza partecipazione esterna: lo aveva praticamente improvvisato. Busseto, con i premi raddoppiati rispetto al 1937 e con un primo premio di 4.000 lire per i carri grandi, aveva suscitato interesse ed entusiasmo anche a Salsomaggiore, che aveva mandati qui, scortati dalla Polizia Stradale, tre splendidi carri come non se n'erano mai visti, oltre a parecchie belle ed eleganti mascherate, a qualche carrozza, a qualche automobile infiorata. Quell'anno i carristi di Busseto, sebbene avessero creato un soggetto, "I Sorci Verdi", interessante per la recente, famosa impresa aviatoria italiana, dovettero accontentarsi del quarto premio: i primi tre andarono ai carri di Salsomaggiore.E in verità li meritavano, come ricorderà chi li ha visti. Ricco, divertente e bello, fra essi, era il "Corriere dei Piccoli", con tutti i principali personaggi di quel settimanale; ma gli altri due, "Il regno di Topolino" e "il trionfo del Cigno" superavano tutti. Il primo resta per me il più carnevalesco e divertente carro che sia mai stato presentato ai corsi mascherati di Busseto: pianoforte, maialini ecc. erano in costante, buffo movimento e gli spettatori se ne tornarono a casa, la sera, stanchi di essersi sganasciati dalle risa. "Il trionfo del Cigno" era un carro grandioso, su camion e rimorchio, e toccava profondamente il cuore dei Bussetani: vi erano rappresentate, da uomini e belle donne, tutte le principali opere di Verdi.A quale dei due assegnare il primo premio? La giuria sarebbe stata, forse, in imbarazzo e sarebbe stato un vero peccato creare dei dissapori dopo tanto trionfale successo. Risolsi io la situazione proclamando, per il suo significato, fuori concorso il grandioso carro verdiano e facendogli assegnare un premio di L. 4.200: ebbe così il primo premio, come meritava, "Il regno di Topolino". Fu un sacrificio economico di alcune centinaia di lire, che potevamo permetterci, ma rese tutti contenti, partecipanti e spettatori.

Successo grandioso, dunque, successo enorme quello del Carnevale 1938, non solo dal punto di vista morale e neppure soltanto dal punto di vista spettacolare - mai si era vista in Busseto un corso mascherato così grandioso e mai si era vista tanta gente - e non solo per il riconoscimento ufficiale e così autorevole del diritto di Busseto ad organizzare i corsi mascherati, ma successo grande anche dal punto di vista economico. Si spesero infatti, in complesso, oltre 39.000 lire, cioè oltre 20.000 in più dell'anno precedente, ma se ne erano incassate ben 40.961,50, superando anche le più ottimistiche previsioni e con un avanzo netto di L. 1.620, a cui andavano aggiunte le 4.000 versate dal comitato di Fidenza. La bomba delle 40.000 lire di premi, che aveva destato tante perplessità, tanta ironia e tante riserve, aveva fruttato un trionfo senza precedenti, aveva posto saldamente le basi dello sviluppo avvenire dei corsi mascherati di Busseto.

 

Carnevale 1939 - Folla in via Roma e palchetti


In realtà l'organizzazione era stata diversa, molto diversa dalle precedenti, non soltanto per quanto riguardava l'importo dei premi. Intanto era stata fatta stampare una cartolina doppia, in diecimila esemplari, quasi tutti inviati per posta a persone, associazioni, ditte, enti ecc. della provincia di Parma e di quelle limitrofe; ed anche questo costituì una buona propaganda ed un ottimo richiamo. Poi, per le ore 18 del pomeriggio della domenica era stato fissato un concerto di fisarmoniche di 15 fisarmonicisti fatti venire appositamente da Stradella per dare concerto in piazza; e per le 19 del martedì, dopo tanti anni che non se ne faceva, un bel spettacolo pirotecnico effettuato dalla ditta cav. Camillo Graniero. Queste manifestazioni collaterali, se da un lato comportarono una maggior spesa, valsero tra l'altro a trattenere fino a tardi in Busseto molta più gente del solito, con enorme beneficio degli esercenti, che ne furono soddisfattissimi.

Nel 1939 Busseto non ebbe rivali nell'organizzazione dei corsi mascherati, anzi da Fidenza stessa venne un bel carro, che meritò ed ebbe il terzo premio e sancì con la sua presenza la pace fra le due città. Il trionfo, però, lo riportarono ancora due carri di Salsomaggiore. Voglio ricordare a tal proposito che, d'accordo con gli altri consiglieri della "Pro Busseto", avevo provveduto fin dal 1938 a costituire una giuria non più di soli bussetani, capace di giudicare e... neutrale nei suoi giudizi,includendovi un rappresentante dell'Ente Provinciale per il Turismo; e che la mia personale raccomandazione alla giuria fu sempre: "Date i premi a chi li merita". La mia convinzione era, infatti, che Busseto non aveva sufficienti elementi capaci per fare da sola, specialmente nel campo delle maschere a piedi, ma anche nelle altre categorie: se nel '38 non ci fossero stati i tre magnifici carri, le maschere ed altri soggetti venuti da Salsomaggiore e da altri paesi, non ci sarebbe stato il trionfo che ci fu. Anche nel 1939 Salso mandò a Busseto, per esempio, il carro "La nascita di Venere", anch'esso su camion e rimorchio: un carro di una spettacolosità e di una finezza senza pari, e ad esso, ovviamente, fu assegnato il primo premio. Bello ed interessante anche il carro "A Hollivood si gira", spettacolare anch'esso; piacevoli "La riforma del Lotto", "Il Re degli sciatori" ecc.Il 1938 e il 1939 furono due anni di eccezionale attività per la "Pro Busseto"; ma i due avvenimenti di particolare importanza furono la stagione lirica all'aperto (ne parleremo in altro capitolo) ed i corsi mascherati, che fecero salire la manifestazione carnevalesca all'altezza delle più importanti d'Italia.
Poi venne la guerra e il dopoguerra e per dieci anni non fu possibile,anche per difficoltà di ordine interno, organizzare corsi mascherati.
La tradizione fu ripresa con il Carnevale del 1950, che fu un anno particolarmente critico... per me. Anno di animi ancora accesi, il 1950; e se non furono botte, poco ci mancò, sopratutto per la rivalità e l'animosità... politica fra i costruttori di due carri grandi. Un gruppo, che potremmo definire, in complesso di sinistra, stava costruendo sotto un portico di casa colonica (allora non c'erano capannoni) il carro "Buffalo Bill" e ci metteva tutto il suo impegno per renderlo il più bello possibile; un altro gruppo, che potremmo dire di destra, si mise a costruire un altro carro; ma, avendo disponibilità di mezzi, andò a Viareggio ed acquistò un magnifico mascherone, che fu "il Pascià". Il mascherone era opera di uno scultore che da circa vent'anni ne costruiva a Viareggio, ed è stato certamente uno dei più belli che si siano visti a Busseto; un vero pascià assiso in trono, riccamente vestito, superbamente sorridente a destra e a manca con i suoi occhi mobili, con la mobilità delle labbra e della testa: metteva giocondità solo a vederlo.
La rivalità fra i due gruppi era grande ed era alimentata dalle dicerie: non so dire quante volte è venuto da me uno del primo gruppo a dire che gli altri avevano detto che... e uno del secondo a riferirmi che gli altri..., e quanta pazienza mi ci sia voluta per rassicurare gli uni, per rassicurare gli altri, raccomandando sempre di avere fiducia in me, che le cose sarebbero state fatte con giustizia, tenendo conto di tutto. E, in verità, meriti ne avevano sia gli uni che gli altri.Le molte chiacchiere che la rivalità fra i due gruppi aveva suscitato erano state anch'esse di utile propaganda in quella ripresa; ma al momento della premiazione l'atmosfera era piuttosto tesa: Piazza Verdi e Via Roma erano gremite di gente e tutti attendevano con ansiosa agitazione il responso della giuria. Lo annunziai io stesso con un discorso; e mi ci volle molta abilità nel parlare a lungo per placare gli animi, esaltando i meriti degli uni e degli altri, per annunziare alla fine che i due carri erano stati giudicati a pari merito che i primi due premi erano stati fusi e venivano divisi in parti uguali fra loro. Fortunatamente la decisione fu accettata da tutti e non accaddero fatti spiacevoli; ma vi dico quanto fu grosso il mio sospiro di sollievo!
Tradizione dei corsi mascherati di Busseto erano fin dai primordi, come si è visto, i canti o canzonette appositamente composti: i giovani, che poi li cantavano a squarciagola dai carri, facevano molte prove per bene impararli; sicché, a furia di sentirli seralmente alla Trattoria del Teatro o in altri locali pubblici, molta gioventù bussetana ne conosceva già, all'inizio dei corsi, motivi e parole. Per musicare quei canti non si ricorreva soltanto a "maestri" bussetani: nel 1950, per esempio, il carro "Buffalo Bill" aveva una marcia di Gino Cavanna, un valzer dello stesso ed una canzone di U. Sterzati di Cremona. Ecco la marcia:
Buffalo Bill,
ecco! Busseto
apre le porte e ti invita ad entrar.
Buffalo Bill!
Buffalo Bill!
Verdi discende dal suo seggiolon
E poi rintocca il Campanon
lieto in tuo onore
Buffalo Bill!
Tutta Busseto ride di gioia
cantando in coro:
"Sei nostro Re".
Anche se scomodarono perfino Verdi, come poesia non era gran che; migliore una delle due canzoni del carro "L'allegro Pascià", intitolata "Gli amori del Pascià":
Dal paese dei Persiani
mosse un giorno il gran Pascià
per cercare in tutto il mondo
la più fulgida beltà.
Mari e monti varcò invano,
a Busseto giunse alfin;
quante dee, quante bellezze
tutte degne del Sultan!
Dalle belle di Busseto
il Pascià vuol baci e amor,
tutto preso dai lor vezzi
vuole stringerle al suo cuor.
Non temete, o fanciullette,
se il Pascià è di carton,
ci sono sempre i Bussetani
pronti ai baci ed all'amor.
Ed ecco invece, del carro "Il paese della Fata", proveniente, sempre nel 1950, da San Secondo P.se, non una canzone ma una poesia abbastanza ben fatta, ispirata al Carnevale, intitolata "Busseto" e distribuita in volantini agli spettatori. Eccola:
...E' venuto dal suo mondo
per portare in girotondo
fra quest'inclita brigata
il "PAESE DELLA FATA",
il paese che sognare
fa i bambini a tutto andare
ed ai vecchi per di più
ridonar fa gioventù.
Viva dunque Carnevale
che lontan si tiene il male,
la noiosa ipocondria,
questa vecchia malattia
che veder fa il mondo intero
sempre cupo, triste e nero.
Con un vecchio talismano
h'ella tiene chiuso in mano
ha potuto immantinente
far felice tanta gente,
ed esporre senza veto
per tre giorni qui, a Busseto
il suo carro di baldoriad'onor carico e di gloria,
ed intanto il... magro stato
fa presente al Comitato,
affinché la buona, amata,
graziosissima 1or Fata
porti a casa dal paese
se non altro, almen... le spese!

La tradizione carnevalesca era stata ripresa, dunque, con ottimo successo. Non c'era più il tram a vapore, ma per la prima volta erano stati predisposti due treni speciali: uno da Parma e Fidenza, l'altro da Cremona, che arrivarono stracarichi di gente; e s'erano presi accordi che sia i treni che le corriere partissero fra le 19,20 e le 19,45: sicché l'animazione in paese rimase grande anche dopo che i carri cessarono di girare, e gli esercenti fecero ottimi affari.Il Carnevale di Busseto, assurto nel 1938 a proporzioni e grandiosità inusitate, si mantenne a quell'altezza e richiamava folle sempre più grandi. E in verità, se esso rimaneva ancora inferiore a quello di Viareggio per movimento dei mascheroni dei carri e per multiformità di mascherate, era invece per altro verso superiore ad esso e più divertente. Tre cose almeno lo rendevano allora (oggi non più) maggiormente ricco di attrazione: la vivacità sui carri, la ricchezza dei costumi e la ricchezza del getto: altre cause concomitanti il fatto che il corso mascherato passa in mezzo alle case, la minor lunghezza del percorso che carri e mascherate fanno tre volte, e la minor larghezza della strada. La vivacità era originata soprattutto dal fatto che sui carri non c'erano bambini (o pochissimi), ma uomini e donne dai 16 ai 35 anni, che si sbracciavano a gestire e si sgolavano a cantare (c'era sempre il rifornimento di buon vino a dar loro nuovo vigore) per tutto il percorso le canzoni. I costumi dal 1930 (ed anche prima) al 1960 sono stati molte volte addirittura sfarzosi e sempre ricchi e sfolgoranti: erano uno dei migliori ornamenti del carro e davano all'insieme bellezza e tono elevato. Il getto, anche da parte di finestre e balconi e dalla stessa strada, non era di solo coriandoli e stelle filanti (e gli stessi coriandoli erano migliori), ma di fiori, di buoni confetti e di buone caramelle ed anche, sì, di castagne secche; ma si lavorava d'autunno a raccoglierle sul Viale Pallavicino e d'inverno ad incantarle, sicché non facessero male. Non c'è mai stata in Busseto per quello che io ricordo, l'usanza di lanciare aranci o altri frutti del genere.
Ma non basta: nel corso mascherato del 1952 il primo premio per i carri grandi era stato portato a L. 600.000, una cifra molto considerevole per quei tempi. Orbene, ci fu un carro che, oltre ad essere meravigliosamente bello e movimentato, arrivò addirittura a questo colmo: a spifferare profumi sulla folla che lo circondava, e non soltanto davanti alla giuria. Una cosa pazzesca: ragione per cui per quel carro furono spese, nientemeno, che un milione e duecentomila lire!
E' vero: gli appassionati, i tifosi dei corsi mascherati erano diventati tanti, anche se una volta, in novembre, ho sentito io stesso una donna del popolo (che poi si divertiva tanto) esclamare: "Già mò incominciamo a stufare coi corsi mascherati?"; infatti la loro preparazione incominciava (e non soltanto nell'ufficio della "Pro Busseto") parecchi mesi prima del Carnevale. I tifosi, dunque, erano diventati tanti, anche fra professionisti ed impiegati, e si cominciarono a formare le "Società", alcune delle quali ancor oggi esistono. C'erano dei soci che, non potendo metter fuori denari, lavoravano gratis, di giorno o di sera, per settimane e settimane; ma c'erano quelli, ed erano anche una quarantina, che mettevano fuori diecimila lire a testa a fondo perduto: cosicché la Società "dei Liberi Mariti", per esempio, raccolse a tal fine, nel 1951, ben 400.000 lire. Ciò, tuttavia, non giustificava lo sperpero, il lusso che una Società si permise, di spendere il doppio di quello che poteva essere l'importo anche del primo premio.
L'associazione "Liberi Mariti" o "Mariti Liberi", come amò chiamarsi (ma fra l'una e l'altra denominazione ci sarebbe differenza), fu forse la più importante società di quel periodo. Sorse e si costituì dopo il grande successo dei corsi mascherati del 1950 col proposito di presentare a quelli del 51' un carro di sicura affermazione: perciò si rivolse per il progetto al "mago del Carnevale di Viareggio", Alfredo Pardini. Il carro, "costruito da elementi locali", come teneva a far sapere, ebbe il titolo "UMORISMO SPORTIVO". Non ricordo se abbia ottenuto il primo premio, perché c'erano anche altri carri assai belli e ben fatti; ma "Umorismo Sportivo" fu certamente il primo carro bussetano ricco di movimento dei mascheroni, perché Pardini era davvero un "mago" del movimento, come Morescalchi lo era della creazione dei mascheroni.
A proposito del carro dei "Mariti Liberi", un foglio stampato per l'occasione, dal titolo "Il falò del Carnevale di Busseto", diceva (e diceva il vero): "Il vostro canto del cigno, il vostro addio alla breve e fugace libertà conquistata sotto lo scettro di Re Carnevale, è quanto di più bello Busseto abbia mai saputo dare al suo corso mascherato!".
Ma altre cose erano scritte in quel foglio; c'era, per esempio:"Superato il dopoguerra, sgusciato dalla foja epurativa il Professor Napolitano, ecco il Carnevale Bussetano inserirsi nelle tradizioni locali con tutto il suo immutato splendore. L'edizione dello scorso anno è troppo recente per assurgere agli onori della cronistoria. Ricorderemo l'accalorata schermaglia per il primato ingaggiata, senza esclusione di colpi, fra un segaligno e baffuto cowboy e un gaudente e pacioso sultano, nell'arroventata atmosfera che vide affiorare, con i suoi mille tentacoli, più insidiosi che mai, la politica, e che solo un salomonico verdetto di una accomodante giuria poté ridurre alle sue giuste proporzioni di derby carnevalesco".Era una ricostruzione briosa ed elegante del grande dualismo che tenne agitate le acque del Carnevale 1950, ma segnò anche la brillante ripresa dei corsi mascherati di Busseto; i quali nel 1951 presentarono una magnifica sfilata di carri. Ritornava Salsomaggiore con "La Bisarca", carro grande definito da quel foglio "un gioiello della tecnica, una perfetta realizzazione dell'armonia e del gusto", e con "Mangiafuoco e Pinocchio", "pullulante di maschere note ed ignote al ritmo indiano di un'orchestra impazzita". E Busseto era ben presente non solo con "Umorismo sportivo", ma con un patetico "Don Chisciotte", con "Tarzan e Cita", e soprattutto con "Fattoria in festa", un carro lungo 17 metri che aveva una "troupe" di ben 43 uomini e 17 donne vocianti e cantanti la bella e popolare canzone che cominciava così:
"Questa grande fattoria
presentiamo al Carneval
tutta piena d'allegria
di sorprese e d'animal".
Era presente quell'anno anche Castell'Aicardi con un carro lungo ben 21 metri, dal titolo "Pescatori di perle". Successo grande, dunque, ebbero anche i corsi mascherati del 1951. La società del "Liberi mariti" aveva imboccato una via, che fu seguita anche da altri: per qualche anno, così, furono i migliori ideatori e costruttori dei carri di Viareggio a progettare e in parte a costruire mascheroni e carri sempre più belli e perfetti, sempre più ricchi di mascheroni e di movimento, per i corsi mascherati di Busseto; i quali, quando l'andamento della stagione lo ha consentito, hanno continuato per anni a far convenire nella città di Verdi diecine e diecine di migliaia di persone. Non solo Piazza Verdi e Via Roma, come dimostra qualche fotografia che pubblichiamo, brulicavano di gente, ma anche il Viale Pallavicino, anche la Circonvallazione Est, Piazza del Mercato ecc. Preti e suore hanno assistito ai corsi mascherati dal sagrato della chiesa, perché, pur essendo così ricco, vario e divertente, il corso mascherato di Busseto non ha mai avuto nulla di immorale: la vera satira non ha bisogno di immoralità.
Ma vogliamo parlare qui di un'altra caratteristica dei corsi mascherati di Busseto, della quale si va perdendo la memoria: i "palchetti". I Bussetani che non avevano una finestra o un balcone affacciantesi su Via Roma o su Piazza Verdi chiedevano al comitato organizzatore l'autorizzazione (e pagavano volentieri la tassa) di far costruire un piccolo palco davanti ad uno e talvolta due "occhi" di portico; ed i palchetti non erano più, nel dopoguerra, rozzi e disadorni, ma addobbati spesso con eleganza e perfino con disegni fatti fare appositamente, sicché Via Roma assumeva un aspetto festoso. I "palchetti" si riempivano, come è facile immaginare, non solo dei familiari e dei parenti dei proprietari, ma anche di gente venuta di fuori che vi si intrufolava; e gli occupanti partecipavano al getto, che diventava spesso se non sempre una serrata battaglia fra i carri ed i palchetti, oltreché fra i carri e le finestre. Nel 1952 ne furono installati ben 56, togliendo quasi completamente a chi circolava sotto i portici la possibilità di vedere; sicché l'anno seguente, per non scontentare troppo i forestieri (che erano quelli che pagavano), fummo indotti a vietare i palchetti; e da allora non ne sono stati mai più eretti.

I corsi mascherati del 1950 e del 1951 avevano fruttato e c'era del denaro in cassa, nonostante che l'importo complessivo dei premi fosse stato già portato a quattro milioni. Tesa sempre a migliorare la qualità, le sorti e le possibilità del Carnevale bussetano, la "Pro Busseto" affrontò nell'estate del 1950 due grosse spese o, se si vuole, due importanti iniziative. La prima fu il far sollevare tutti i fili della luce e del telefono lungo tutto il percorso (Via Roma, Circonvallazione Est ecc.), con una spesa di circa 850.000 lire, in modo che í carri potessero svilupparsi in altezza liberamente fino a dodici metri; l'altra... Ma qui bisogna premettere che creatore del mascherone dell'"L'allegro Pascià", che tanto favorevolmente aveva impressionato, era stato lo scultore Arturo Morescalchi di Viareggio, il migliore, il più apprezzato costruttore di mascheroni. Orbene, la "Pro Busseto" se lo accaparrò per il mese di luglio del 1950, perché venisse ad insegnare ai giovani bussetani come si crea un mascherone degno di... Viareggio. Morescalchí venne e fece scuola a giovani volenterosi nella palestra (non c'era più il preside Porta): fece scuola creando per il Carnevale di Busseto un gruppo di sei mascheroni alti circa due metri, di effetto sbalorditivo, che certo molti ricordano e rimpiangono: "Le suocere". Un gruppo così grande, bello e artistico forse non si era mai visto neppure a Viareggio, perché là Morescalchi era pressato dal tempo e dal lavoro, mentre a Busseto con un mese di tempo davanti poté lavorare con calma e rifinire da par suo quei mascheroni con tutto il magistero della sua arte. Le condizioni che accettammo erano piuttosto pesanti: 5.000 lire al giorno e completamente spesato di vitto e alloggio; ma non ne fummo pentiti: "Le suocere" ai corsi mascherati del 1951 fecero un effettone, ebbero un successo strepitoso e costituirono uno dei motivi di maggior attrazione. Confortata da tale successo, la "Pro Busseto" fece tornare Morescalchi nel luglio seguente a fare ancora scuola ed a creare un altro gruppo di sei stupendi mascheroni: "I gagà".
Intanto anche i carristi non solo avevano imparato molto meglio l'arte di costruire da sè i mascheroni, ma si rivolsero anche a vari artisti di Viareggio per averne la collaborazione attiva, volendo fare cose sempre più belle e più grandi. Questo fatto ebbe u n lato positivo ed uno negativo. Quest'ultimo fu un certo vento di fronda che i carristi di Viareggio portarono fra i bussetani, creando a poco a poco un clima in certo senso diffidente se non ostile verso gli organizzatori: ma il lato positivo fu importante: un evidente miglioramento tecnico e costruttivo dei carri, ancora animati da generosa gioventù.Nel mio ricordo perciò i corsi mascherati dal 1952 al 1956 sono stati i più belli, i più ricchi, i più importanti che si siano visti in Busseto dal 1891 ai nostri giorni: numerosi e grandiosi i carri degni in tutto e per tutto di Viareggio per varietà e ricchezza di mascheroni e di movimento, ma più divertenti di quelli per la gioventù che li animava e quindi, come ho già detto  superiori per vivacità, costumi e getto; numerosi ed eccellenti spesso i soggetti speciali, numerose e belle le mascherate a piedi, numerose e belle le mascherate a piedi, le automobili e le carrozze infiorate.
Già nel 1952, per esempio, ci furono ben 42 soggetti diversi, ben 42 concorrenti diversi, al punto che, nel giro non c'era soluzione di continuità: la testa del lungo corteo toccava la coda. Ecco un elenco dei quell'anno: "Carnevale tra le stelle", "Cenerentola", "I pirati siamo noi", "I tre Caballeros", "La casa dei balocchi", "La lampada di Aladino", "Sogno di una notte di Carnevale", "Caccia grossa per lo Zoo", "E troppo tardi ormai", "La Banda d'Affori", "La regina delle streghe", "Il petrolio... com'è", "E' arrivato l'Ottocento", "Alì Babà e i ladroni", "Biancaneve e i sette nani" ecc. ecc.
Ciò, ovviamente, fu possibile anche perché, in relazione all'andamento, anzi all'aumento vertiginoso dei prezzi, 1'importo complessivo dei premi era salito a cifre favolose. Le 10.000 lire del 1937, le 40.000 del 1938 erano salite nel 1951 a quattro milioni, con un primo premio per i carri grandi di L. 400.000 (le proporzioni erano rispettate) ed il settimo e l'ottavo di £. 100.000, in pari tempo il primo premio per i carri piccoli era portato a lire 120.000, il secondo a 100.000 ecc. Ma l'anno seguente (1953) l'importo complessivo era già salito a ben sette milioni, con corrispettívo aumento dei singoli premi: cosi il primo premio per i carri grandi salì a L. 600.000, il secondo a L. 540.000, il terzo a L. 470.000 ed il quarto a L. 400.000, per arrivare all'ottavo di L. 200.000. Le spese diventarono così enormi, anche se ci fu dopo una stabilizzazione.
Purtroppo agli anni di vacche grasse seguirono anni di vacche magre e ci furono annate sfavorevoli a causa delle avversità atmosferiche: pioggia, neve, freddo acuto e pungente, resero talvolta, in seguito, troppo scarsi gli incassi e la "Pro Busseto" rimase impegolata nei debiti, né ebbe aiuti da alcuno tranne, negli scarsi limiti possibili, dall'Ente Provinciale per il Turismo. In uno di tali anni sfortunati, in cui, per la pioggia, la prima domenica non si era potuto effettuare il corso mascherato, alcuni burloni fidentini; fra i quali (dispiace dirlo) l'avv. Nino Denti, vollero fare uno scherzo di pessimo gusto e portarono di notte a Busseto una bara, a significare che il Carnevale di Busseto era morto. Ma allora (credo fosse nel '51) esso era ancora ben vivo, e fu fortuna di quei Fidentini di non incappare in qualche arrabbiato tifoso bussetano.
Fu nel 1957 che la "Pro Busseto" ed il suo presidente prof. Catelli si trovarono costretti a smettere di organizzare i corsi mascherati per l'anno successivo. L'interruzione però fu breve: cinque anni. Nel 1962 infatti, sotto la spinta degli esercenti e del loro presidente Mario Battistini che già aveva fatto parte del comitato organizzatore degli anni trenta, si costituì di nuovo un Comitato Divertimenti, e le "società" ripresero a costruire carri per il Carnevale del 1963 e a ridare vita ai corsi mascherati, salvando così e continuando la tradizione di Busseto. Per quanto, però, vi siano tutti gli anni alcuni bellissimi e grandiosi carri non inferiori a quelli del 1952 e del 1953, essi ora somigliano sempre più a quelli di Viareggio anche nel difetto di vivacità, di costumi e di getto. Eppure sono proprio quei carri grandiosi e ricchi di eccellenti mascheroni e di movimento l'attrazione principale, quelli che richiamano folle sempre numerose.
Molto è cambiato, però, dai tempi d'oro del Carnevale bussetano: è cambiato lo spirito, è cambiata l'atmosfera, e non si conosce più non solo quali siano i singoli premi in denaro, ma neppure l'importo complessivo di essi. A Fidenza, sia pure con un grosso bluff, erano stati annunziati nel 1938 lire 60.000 di premi; a Busseto non si fa più neppure quello; ma, a parte ciò, l'organizzazione, tutta in famiglia, dei corsi mascherati di Busseto somiglia a quella di Fidenza del 1938. La vivacità ed il brio sono dati ora soprattutto dalle bande musicali e dalle loro "mascottes"; ed abbiamo visto con soddisfazione nelle sfilate del 1972 che, a somiglianza di altre, anche la Banda Cittadina di Busseto vi ha presentato un gruppo di eleganti ed efficienti "mascottes". Queste, oltre tutto, portano anche una interessante nota di colore.


Non siamo in grado, per mancanza di documentazione, di parlare abbastanza diffusamente dei corsi mascherati che si sono succeduti ininterrottamente e con costante fortuna di tempo (solo un martedì, in nove anni, il corso non ha potuto svolgersi) dal 1963 al 1972; ma ecco, per dare un esempio, l'ordine di sfilata dei corsi mascherati svoltisi nelle luminose e tiepide giornate del 9, 16, 18 e 23 febbraio 1969:
1)Sbandieratori dei borghi e sestrieri fiorentini
2)Banda Folkloristica "La Coppa" di Carpaneto
3)Gruppo mascheroni: Gli uccelli cacciatori
4)Carro piccolo "Scuola Guida"
5)Soggetto speciale "Trapianto del cuore"
6)Soggetto speciale "Apollo"
7)Carro grande "Vita d'artista"
8)Gruppo mascheroni "Le gioie della famiglia"
9)Banda Folkloristica di Salsomaggiore Terme
10)Soggetto speciale "Carlo Junior trovato sotto il ponte"
11)Carro piccolo "Sfilata di Re Carnevale"
12)Soggetto speciale "Che Domenica, amici!"
13)Soggetto speciale "L'arbitro di calcio contestato"
14)Carro grande "Divertimenti da spiaggia"
15)Gruppo di mascheroni "Chirurgia estetica"
16)Banda Folkloristica "Sintomo 66" di Castelnuovo Sotto
17)Carro piccolo "Il nuoto, elisir di lunga vita"
18)Soggetto speciale "Protesta all'Asilo"
19)Soggetto speciale "Francis, asino parlante"
20)Carro grande "Mettete dei fiori nei vostri cannoni"

Quest'ultimo carro che chiudeva la sfilata era, se ben ricordo, il più bello di tutti: rappresentava, come è detto nel volantino, "un invito alla pace e alla distensione da parte degli uomini di tutte le razze", ed era presentato dalla società "Tasche Rotte", una delle più antiche, delle più attive e delle più esperte, ed è perciò un peccato che alla fine del '71 ne abbia avuto piene o rotte le tasche e si sia ritirata. Altre società costantemente presenti sono la "Sempre Avanti" e la "Calipso", a cui si è aggiunta "I Nobili".

Una menzione speciale ci sembra di dover fare del fedelissimo dei corsi mascherati di Busseto Talon Gorreri, più conosciuto come "il Re dei Nasi" di Soragna, che vi ha partecipato, potremmo dire, da sempre e che conserva una notevole raccolta, una specie di museo dei gagliardetti ricevuti in tanti anni al Carnevale di Busseto.
Aggiungerò, per concludere, che da quando, nel 1951, furono fatti sollevare dalla "Pro Busseto" tutti i fili lungo il percorso dei carri ed essi potevano svilupparsi in altezza, non fu più possibile costruire i carri stessi sotto i portici di alcune case coloniche, come si era fatto fino allora: furono eretti perciò dei capannoni provvisori in Piazza del Mercato. Successivamente, dopo la ripresa del '63, essi furono sostituiti da un grande capannone in muratura con tetto di ferro, sulla strada di Polesine: capannoni grandi, nei quali venivano costruiti l'una accanto all'altro i carri, come a Viareggio. Orbene nel 1971 i corsi mascherati di Busseto hanno corso rischio di perire tragicamente: cinque giorni prima del loro inizio, un improvviso e furioso incendio ha distrutto in pochi minuti i carri e tutto ciò che si trovava nel capannone, lasciando - desolante spettacolo - muri crepati e ferraglie contorte. Fortunatamente per la tradizione, il Comitato è riuscito ad imbastire in fretta e furia un corso mascherato in complesso discreto, e la folla è accorsa numerosa, specialmente l'ultimo giorno. La tradizione, che la "Pro Busseto" aveva validamente difeso nel 1938, non è stata interrotta ed è da sperare che essa possa durare nel tempo.

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