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Edito dal Comitato per la Valorizzazione Turistica delle Aree Padane dell'Emilia Romagna
Testi: Gian Pietro Testa
Foto: Mario Rebeschini

Il «grande padre» è vecchio, vecchissimo e mostra tutti i difetti dell'età, un po' rincoglionito subisce gli affronti che gli fanno, apparentemente senza protestare, poi al momento buono, come lunga esperienza gl'insegna, restituisce lo sgarbo con improvvise impennate d'orgoglio e allora tenta di scaricare sugli uomini, i suoi nemici giurati, i veleni che gli accorciano la vita, le macchie nere di petrolio, gli scarichi urbani e industriali, gli acidi, l'acqua troppo calda delle centrali elettriche termonucleari, e allora si gonfia, minaccia e gli uomini fuggono e gridano, guardano imploranti dalla riva la grande massa grigia che precipita a mare come una cascata, il fiume torna a essere per qualche giorno il dio della valle, il dio saggio che premia i buoni donando loro la sua magia, un limo fertile che fa crescere i frutti in una sola notte di rugiada, oppure il dio cattivo, perverso e arrabbiato che punisce inondando le terre, sradicando gli alberi, distruggendo le case, uccidendo gli animali, immiserendo i contadini.
Io non so se i fiumi abbiano un'anima, se ce l'hanno, allora il Po ne ha tante quanti sono i colori dell'arcobaleno, il Danubio è blù, l'Arno è d'argento, il Tevere è biondo, il Po è d'arcobaleno, è bianco nei rigidi inverni, bianco come i fiumi del Nord, è grigio nelle lunghe pause nebbiose, è azzurro come il cielo della primavera, è rosso come il mattone delle case della sue città, è giallo come l'oro che i cercatori vanno setacciando tra le sue sabbie, è verde come il rigoglioso velluto delle sue sponde alberate. Per tutte queste ragioni io credo che il Po, nemmeno nelle lunghe pause delle stagioni fredde, non sia mai grigio: la vita non è mai grigia. Se un figlio del Po, come Zavattini, lo ha visto e descritto grigio, penso che ciò dipenda dal fatto che quella «visione» si riferisce agli anni della prima ricostruzione del Paese, gli Anni Cinquanta, quando i miracoli succedevano soltanto a Milano e proprio soltanto nella testa favolosa di Zavattini stesso e di De Sica, e quando ricchezza sul Po (e non solo sul fiume) era rappresentata da un sogno: allora i funerali erano tanto poveri che non avevano nemmeno il morto, oggi dietro al carro funebre si parla di eredità... Il Po, invece, è colorato come può essere colorato soltanto il padre, pur vecchio e decrepito che sia, di gente mattocchia la sua parte, paziente e lavoratrice, capace, come il grande fiume, d'improvvise levate di testa quando il sopruso dei potenti diventa insopportabile, capace di vere rivoluzioni sociali, ma tanto sapiente anche da non distruggere nulla di tradizioni e memorie.
Provate a discendere il fiume, ma da dove il Po diventa veramente Po — pigro e grasso — da Piacenza fino a oltre Ferrara prima del suo lento confondersi nelle acque del mare dopo aver depositato, sedimentandolo nei secoli, tutto ciò che a monte raccoglieva, e raccoglie, che si conserva e che si butta via: quindi sapienza che si raccoglie e follia, che si cerca di gettare. Provate a discendere il fiume, — dicevo — e vi accorgerete che, accanto alla sua sottile vena aurifera, vi è più evidente, di certo meno sottile, una vena di sana follia. Osservate attentamente paesi, città, uomini, donne, bambini e anche i cani, c'è in tutti — esseri viventi e pietre — questa palpabile vena, fatta di sagacia, di ironia, di ribellione e, soprattutto, di una gran voglia di vivere e ditemi se non è follìa, mica tanto sottile, aver voglia di vivere in questo mondo di potenti e di soprusi. Mi raccontano di un gran personaggio, che chiamavano Brilliperi per via di un berrettino che portava sempre sulla sua testa bislacca, un berretto come quello dell'antico corridore di auto (Brilli Peri, appunto) che aveva fatto il rivoluzionario e il partigiano e poi aveva trovato lavoro in una fabbrica della sua terra di Reggio Emilia e poi ancora aveva abbandonato tutto perché la sua donna si era messa col padrone e questa proprio non gliel'aveva perdonata e si era messo a girare su e giù per il Po con un carrettino a comprare e vendere stracci e giurava che gli stracci erano l'unica rivoluzione possibile e urlava come un matto strazaról nelle strade e sotto il muso delle donne al mercato e quando morì nella sua catapecchia costruita con assi e latta sulla golena del fiume trovarono accanto al letto appeso un gran quadro con una stupenda cornice dorata, antica e chissà dove l'aveva pescata, e dentro la cornice c'era soltanto un foglio bianco con una macchiolina in mezzo e sotto Brilliperi ci aveva scritto: Lagrima di operaio tradito nella fede.
Allora, ditemi se non è mica matto un uomo così, ma non c'è soltanto lui sul Po, come Brilliperi ce ne sono tanti, c'è anche la Nena, ma della Nena vi racconto dopo, perché anche quella è una bella matta e vale la pena di parlarne.

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Nel delta ferrarese

Nel boscone della Mesola
 

Valli di Comacchio

Lago delle Nazioni

Boscone della Mesola

Lidi di Comacchio
 

...continua

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