GIUSEPPE VERDI "genius loci" / STORIA E ARTE a busseto / PUBBLICAZIONI VARIE la cultura bussetana / GIOVANNINO GUARESCHI il grande delle piccole cose / GRAN CARNEVALE i nostri corsi mascherati / IL BISCIONEIDE le mie caricature / FILMATI i miei video |torna al sommario / torna homPage
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AL SIGNOR ABATE
DON PIETRO ZANI
PIETRO VITALI
Vi mando questo mio libretto delle Pitture di Busseto, che voi avete più volte
desiderato di vedere. Per l'antica nostra amicizia io voglio credere che non
debba esservi discaro.. Se potrà esso riescire ad altri gradevole per qualche
lume che recar possa alla storia dell'arti belle io me ne terrò contento .E se
ciò non avvenga, come disse Luciano assai lepidamente, dirò io pure zez-bli,;-al,
ó 2i os Év Kpavúw. State sano.
Parma. 20 Luglio 1818.
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Busseto
capital luogo dell'antica Marca o Stato Pallavicino non fu negli andati tempi
senza dilettazione di pittura, e d'altre più arti che al, disegno appartengono.
Riveggendo le antiche memorie rimasteci appare non oscuramente quanta cura si
diedero i Bussetani di ordinare che fatte fossero per i più valenti maestri che
per loro si potesse e tavole, e pitture sopra muro, ed opere bellissime di
orificeria, ed altre d'altra maniera, le quali tutte servir dovessero di
ornamento alle loro Chiese, ed al loro luogo altresì non piccolo splendore per
arrecar fossero. I quali come fuor di dubbio sono degni di molta lode, così non
poco è da dolere che coloro che sono venuti dappoi non abbiano usata la debita
diligenza nel conservare quelle cose tutte che i loro antecessori con tanta
sollicitudine e spesa avevano fatte fare, disavventura però che quasi ad ogni
luogo d'Italia si vede essere stata comune. Perciocchè alcune ho io trovate
essere interamente perdute, ed alcune altre non più ritenere la primiera loro
conservazione e bellezza per poca cura avutane in tempi non molto da noi
lontani. Pertanto affine di conservare se non altro la memoria .di quelle cose
che più ora non si veggono, Io che alla storia dell'arti suddette può molto bene
servire di alcun lume, io ho voluto in questo mio libretto descrivere non
solamente le opere di pittura, e simili altre che presentemente in Busseto si
truovano, ma quelle eziandio che vi furono in passato, secondo che o dalle
scritte memorie, o dalla tradizione pervenutami per mezzo di alcune vecchie
persone del paese ho io potuto averne notizia.
Opere di diversi Pittori Cremonesi.
Celebre e lodata ne' passati tempi si è renduta senza dubbio la Scuola Pittorica
Cremonese, dalla quale non pochi Pittori escire si videro, e di non piccolo
valore. Molte delle costoro opere si truovano in Busseto ordinate a quegli
artefici, e ciò non tanto per esser poco distante da Cremona un cotal luogo,
quanto anche perchè questo sino da primi tempi fu sempre di quella Diocesi,
dalla quale solamente fu separato nell'anno 16o3, secondo che a Papa Clemente
VIII era piaciuto di ordinare nella erezione ch'ei fece del nuovo Vescovato di
Borgo San Donnino (1)
Ed egli è noto agli eruditi che l'originaria estension delle Diocesi quella
secondò appunto che ebbero negli antichissimi tempi i territori delle diverse
città d'Italia. Dall'opere adunque de' Pittori cremonesi fatte per questo nostro
luogo, volendo io incominciare il presente racconto, non devo lasciar di dire di
una bella tavola di mano di Gio. Francesco Bembo, di cui ci ha serbata memoria
una dimezzata iscrizione dipinta sopra un pezzo di tavola trovata non ha molto
nel disfacimento del vecchio coro della Chiesa Prepositurale di S. Bartolommeo,
ed è la seguente:
HOC C O ......
I O H E S …..
BENBIS …..
MONE - …..
CENBRIS…..
Questa cosi deve leggersi interamente.
Hoc Opus Fecit Johannes Franc. de Benbis Cremone Mense Decembris.
Io non dubito che nella medesima non si leggesse l'anno in cui fu fatta
quell'opera. Ma io non so bene se questo cader dovesse nel XV. secolo piuttosto
sul principio del XVI. Per quello che scrive il Zaist non è conosciuto
nell'opere di questo pittore altro millesimo che quello del 1506 e del 1524.
Nondimeno pare a me, che egli debba avere anche dipinto nel secolo del mille e
quattrocento. Tra i vecchi pittori cremonesi lo ripone Antonio Campo, così
scrivendo nella sua Storia. Vi furono
dunque ne' tempi più addietro Cristoforo Mòretto, Bonifacio, e Gio. Francesco di
Bembi, Giacopo Pampurino, e Boccacino Boccaccio, le cui opere degne di lode si
veggono in molti luoghi della nostra città, et in Milano, e ne sono anche in
Roma d'alcuni di loro. La detta tavola che al parer mio è stata conservata
sino a questi ultimi tempi, benchè passata in altro luogo diverso da quello dove
ella fu collocata da principio, e che io credo pure dí aver veduta cogli occhi
miei, in frall'altre imagini quella conteneva dell'Apostolo S. Bartolommeo, e
però dobbiam noi credere che per l'anzidetta Chiesa nostra sia stata fatta, e
posta fosse nella maggiore cappella. Ma ella non restò certamente a suo luogo
sino a che nel principio del passato secolo fu fatto fare in Cremona l'odierno
quadro rappresentante una gloria di detto Santo; perciocchè da alcuna vecchia
persona sono stato informato che tutt’altra pittura trovossi qui quando
l'odierna vi fu collocata. Ed io penso che quando crebbe in questa Chiesa il
numero de' Canonici e Residenti, e ciò fu nel secolo del mille e seicento,
essendo stato bisogno di un coro più ampio che il primo non fu, per far luogo al
quale si dovette trasportare più avanti l'altar maggiore, essendosi ultimamente
scoperto l'antico suo luogo che fu più addietro, ed accorciare il presbitero, e
per cagione di tutto questo non potendo più servire acconciamente la tavola del
Bembo, questa sia allora stata rimossa dal primiero suo luogo. Fatto quindi
inutile l'ornamento suo, ed ogni cosa che in quello era, dovette essere
adoperato quel legname nell'adattar che si fece ai muri della cappella quel coro
più ampio del primitivo, che io penso non sia allora stato fatto di nuovo; e per
tal guisa quel pezzo di tavola contenente la detta iscrizione è poi stato
trovato ultimamente dietro ad un sedile del medesimo. Se alcuno fosse desideroso
di sapere dove passata sia la tavola del Bembo quando ella fa tolta, dal detto
luogo, io posso dire che non dubito quasi che ella trasportata non fosse nella
Chiesa de' PP. di S. Francesco che abitano fuori di porta, e ne' suburbi nostri
. Ora io credo che questa tavola quella fosse appunto che vedevasi non ha molto
nella suddetta Chiesa de' Minori Osservanti all'altare di S. Bernardino da
Siena, coperta però da una tela, sopra la quale era posto un piccolo quadro di
detto Santo. Io l'ho veduta una volta, avendola fatta a bella posta scoprire.
Ella era a tempera e bella. Ma in alcun luogo cominciava a scrostarsi, e n'era
caduto il colore, sì che n'era scoperto il gesso. Vi si vedeva la Madonna col
Bambino in una sedia alta nel mezzo, e dall'un lato San Pietro Apostolo e
dall'altro San Bartolommeo, e davanti San Giovanni in età fanciullesca. Di
questa pittura ho io veduta una copia di eguale grandezza posseduta dai Chiozza,
famiglia di Busseto oggi estinta, che la tenevano in un loro villereccio casino
posto nella villa di Frescarolo.
L'Original tavola fu poscia dal detto altare levata per collocarvi in sua vece
certo quadro moderno; e dopo essendo ella stata mal custodita nel detto convento
in brieve andò a male, per essere tutto caduto il colore.
La Chiesa di San Bartolommeo fu edificata da Oberto Pallavicino figliuolo di
Manfredino circa l’anno 1336, e poscia ampliata e ridotta in miglior forma da
Orlando detto il Magnifico. Risiede in essa una Collegiata, istituita da Papa
Eugenio IV nel 1436, della quale è capo il Preposto avente archidiaconale
autorità (2). In questa l’anno 1537 il dì 19 di Dicembre ebbe il suo
cominciamento la compagnia. della Immacolata Concezione della Vergine, la quale
fu eretta dal Padre Gio. Antonio Maiavacca di Busseto dell'Ordine de' Minori
Osservanti, soggetto e per santità e per iscienza assai ragguardevole al tempo
suo. La prima cura della compagnia fu quella. di far dipingere il quadro per
l'altar suo. Questo, come dall'originai libro di mano del Tesoriere Baldassar
Mari si ricava, che tuttora si conserva nell' archivio della compagnia medesima,
fu fatto fare in Cremona per mano di Galeazzo Rivello o Riello, come nel detto
libro si legge, l'anno 1538, ed il Mistero esprimeva onde era stata denominata
la compagnia. Un tal quadro malavventuratamente ora più non si trova, nè dire io
saprei qual fine abbia egli avuto, o dove sia stato trasferito, non avendone io
avuta contezza che dal detto libro, che solo ce ne ha serbata la memoria. Dal
quale però non ho potuto sapere l'intera somma che costò una tale opera, perciò
in esso manca il foglio di questa spesa. Dalla partita però del riscosso truovo
essere stati incassati per dare al pittore del quadro della Concezione in più
partite ducati d'oro N.° 12, ed. alcuna cosa di più, offerti da diversi per loro
divozione, la terza parte de' quali donata fu dalla Comunità nostra. Di Galeazzo
Rivello fa menzione Antonio Campo nella poco sopra mentovata sua storia della
città di Cremona. Questi dopo di avere brievemente accennati alcuni pittori
della stessa sua patria che furono ne' tempi più addietro a lui, cioè nel XV
secolo, accostandosi a coloro elle furono a lui più vicini, e lo precedettero di
poco, scrive cotali parole: Seguirono a
questi Tomaso Aleni detto il Fadino amicissimo di Galeazzo mio padre, e tanto
simile a lui nel dipignere che non si sapevano discernere l'opere di l'uno da
quelle dell'altro. Bernardino Ricca detto il Ricò, Altobello Melone, Galeazzo
Pisenti detto il Sabbioneta, et Galeazzo Rivello detto della Barba, di cui fu
figliolo Galeazzo (leggasi Giuseppe, come nelle emendazioni nella fine del
libro) il quale oltre alla pittura si
dilettava molto di poesia volgare,
nella quale riesci non mediocre, l'opere de' quali sono sparse in diverse
Chiese, e luoghi della nostra città ed altrove.
Sin qui il Campi bene ed acconciamente. Ma sono bene gravissimi ed
incomportabili gli errori che commette il Zaist intorno alla persona di Galeazzo
Rivello. Lo partisce egli in due. Vuole che Galeazzo Rivello soprannomato della
Barba sia il seniore, ed abbia fiorito circa il 1410. Gli dà per figlio
Cristoforo Moretto. Afferma che di lui non ha favellato il Campo, come quelli
elle erasi protestato di voler favellare solamente di coloro che erano stati un
cent'anni avanti a lui. Pone poscia un altro Galeazzo Rivello iuniore, e gli dà
per figlio Giuseppe. Nondimeno egli è manifesto che Galeazzo Rivello, nominato
dal Campi, ed a cui ha egli dato per figlio Giuseppe, viene altresì da esso
Campo soprannomato della Barba. Perchè non doveva poter supporre il Zaist che
Galeazzo Rivello avente un tal soprannome sia stato in fiore nell'anno 1410, e
meno asserire che di lui non ha fatta menzione il detto Campo. Ma d'onde ha egli
mai ricavato tante e tali stranezze il Zaist? Credo non d'altronde che dalla sua
mente che il diritto calle aveva smarrito mentre seguir volle un errore del
Baldinucci. Aveva egli letto nella costui opera che tra i pittori cremonesi che'
vissero nel principio del XVI secolo, ed alla lor patria recarono non lieve
splendore uno fu Galeazzo Rivello detto
della Barba, il quale operò di antica maniera, ed ebbe un figliuolo chiamato
Cristoforo soprannomato il Moretto. Osservò il Zaist che questo Cristoforo
dal Lomazzo vien riportato al tempo di Francesco Sforza, che tenne il Ducato di
Milano dall'anno 145o al 1466, e dal Campo similmente tra que' che vissero e
fiorirono nel XV secolo è stato annoverato. Ma doveva egli per questo riferire
Galeazzo Rivello detto della Barba nell'anno, e dividerlo in due, riponendone,
poscia un altro dello stesso nome nel principio del 15oo? Doveva egli, piuttosto
che accrescere gli errori e guastar tutto, emendare quell'unico che nelle testè
citate parole del Baldinucci si truova, e dire che non è vero che di un tale
Galeazzo sia stato figliuolo il Moretto, che fu assai prima e di diversa
famiglia; essendo per altro verissimo quello che scrive esso Baldinucci di
Galeazzo Rivello, essere cioè vissuto sul principio del 15oo. Lo che si confà
molto bene con ciò che prima aveva lasciato scritto il Campo, e per la memoria
rimastaci di un suo quadro dipinto alla compagnia nostra nel 1538 ottimamente è
confermato. Perchè riconoscendo noi un solo Galeazzo Rivello, ed a suo luogo
lasciandolo, del quale parlano giustamente il Campi ed il Baldinucci,
rifiuteremo sicuramente quell'altro senior Galeazzo sognato nella sola mente del
Zaist, non mai stato al mondo, e però non conosciuto né ricordato da
chicchessia.
Dei Campi, che in più felici tempi fiorirono, ed alla cremonese Scuola
indubitatamente non piccolo onor fecero, sono in Busseto alcune opere. Ad
Antonio ha creduto il nostro Pietro Balestra in certo suo brieve racconto delle
Pitture di Busseto, che di sua propria mano scritto io conservo, potersi
attribuire un bellissimo fresco che rappresenta Cristo caduto sotto la Croce con
molte figure, e truovasi nella Chiesa de' Minori Osservanti poco fa riaperta,
dopo di essere ella stata chiusa alcun tempo per la soppressione di que' Frati.
Io per altro lo attribuirei piuttosto a Giulio suo fratello. Certa cosa è che
l'opera è assai buona e degna di essere commendata. Bellissime sono le teste,
bellissimo l'ignudo, bellissima l'espressione di Cristo, e bellissimo il paese;
e tutto infine dimostra essere questa di eccellente pennello. Di Vincenzo
fratello degli anzidetti ha un bellissimo quadro nell'Oratorio di S. Maria che
rappresenta la Vergine annunziata dall'Angelo. In commendazione di quest'opera
così lasciò scritto il poco sopra mentovato Balestra pittor nostro.
Spiacemi non aver io adeguati termini a
ben esprimere la B. Vergine, come attenta sta ascoltando l'ambasciata del
Paraninfo celeste, ed in uno tute assorta ed estatica contemplandone l'alto
divin Mistero, che doll'Angiolo con vera espressiva, e con tutta umiltà e somma
grazia le viene spiegato. Opera veramente degna di essere veduta, e che sola
basterebbe a far comprendere la somma intelligenza, e valore di questo non, mai
abbastanza commendato pennello. Leggesi in Onesto quadro il nome dell'autor
suo, e l'anno 1581 in cui egli lo fece. Nella Chiesa di S. Nicolò oggi detta più
comunemente della Trinità, per la. Confraternita di un tal nome che in essa
risiede, altro quadro non men bello si ritruova di questo stesso autore, che lo
dipinse nell' anno 1579, come nel medesimo si legge. In esso è figurato Cristo
posto in croce, e sopra lui il Divin Padre collo Spirito Santo, e nella parte
più bassa dall'un lato è Santa Lucia, e dall'altro Sant'Apollonia. Allo stesso
Vincenzo attribuisce il Balestra un altro bel quadro posto all'altare del Ss.
Sagramento nella Chiesa de' Min. Osservanti rappresentante la Vergine seduta
sopra una sedia che invita San Francesco ginocchione a baciare il piede di Gesù
Bambino, essendovi anche il frate di lui compagno in piedi con San Giovannino, e
dietro San Giuseppe appoggiato alla sedia della Vergine. Ed io credo molto bene
che sia quest'opera del detto Campi, comechè non vi si legga come nell'altre il
nome suo. Di Bernardino Campi, che fu della famiglia degli anzidetti, truovasi
un quadro all'altar maggiore della Chiesa parrocchiale di Frescarolo villa del
territorio nostro due miglia lontana da Busseto, dove è figurata la Vergine col
Bambino entro mia gloria di Serafini, e sotto S. Giovanni Battista e San
Girolamo. Leggevisi il nome del detto Bernardino, e l'anno 1574, secondo che
lasciò scritto il più sopra ricordato Pietro Balestra.
Di Francesco Sabbioneta altro pittor cremonese una tavola è conservata
nell'antica Chiesa parrocchiale di Spigarolo un solo miglio lontana da Busseto.
Rappresenta quest'opera la Madonna col Bambino, San Gregorio, e San Bartolommeo
ed in essa malamente ora si legge l'anno 1457. Questo millesimo ha fatto già
trasecolare qualcheduno. Nondimeno certa cosa è che dir deve veramente 1557. E
facilmente è incorso un tale errore nel rifacimento di quest'opera seguito per
mano del nostro Balestra, per non avere egli saputo, com'io penso, sostenere
l'infinita noia di risarcire gl'innumerabili danni che il tarlo le aveva
cagionato; il qual Balestra del suo vi aggiunse anche due teste di Serafini
molto belle, e della maniera sua. Ad ogni modo non so io troppo commendarnelo.
Perchè il por mano nelle opere altrui è sempre mala cosa e vituperevole. E
comechè questa tavola così rifatta buona opera ancor sia, nondimeno egli è certo
che ella non deve più essere quella del Sabbioneta. Che solamente per
l'anzidetto sbaglio leggasi oggi nella medesima quel millesimo diminuito di un
centinajo d'anni si raccoglie ottimamente dall'Opera di Antonio Campi, nella
quale è nominato questo pittore tra quelli del tempo suo. Quivi adunque, dopo di
avere egli ricordato Giulio suo fratello, il Sogliari, ed altri dei più
ragguardevoli, soggiunge tosto: Vi sono
anche stati Francesco e Vincenzo fratelli Sabbionedi Pittori ragionevoli. Furono
questi figliuoli di Galeazzo Sabbioneda sopraddetto. Questo Galeazzo fiorì
sul principio del secolo decimo sesto. E tutto ciò è anche confermato dal Zaist.
Nella Collegiata di S. Bartolommeo all'altare del Ss. Sagramento ha un quadro di
buona maniera, opera sicuramente di alcuno della scuola Cremonese. Nel rimuovere
che si fece alcuni anni addietro dall'ornamento suo messo a oro bisognevole di
riattazione un tal quadro, mi ricordo essere stato detto che egli era di mano
del Chiaveghino, non so se per cagione di essere stato letto nel medesimo un
cotal nome, che oggi non si è potuto trovare, o altrimenti. Questo così detto
Chiaveghino deve essere, s'io non m'inganno, Andrea Mainardi del quale fa
menzione Antonio Campi nella sua storia, così scrivendo:
Ha fatto anche Andrea Mainardo molte
lodevoli pitture a olio, nè cessa di affaticarsi mostrando nel suo operare molta
diligenza, ed industria. Parla anche di lui il Zaist, affermando avere egli
portato il soprannome suddetto. Vero è però che secondo che egli scrive cosi
chiamato altresì Marcantonio Mainardo o fratello o cugino dell'anzidetto. Vedesi
in questo quadro la Madonna in piedi sopra la luna con gran manto sostenuto da
due Angeli che l'incoronano, ed abbasso quattro Santi, due per ogni lato. E
questi sono San Pietro e San Paolo Apostoli, San Francesco e Santa Chiara.
Nella Chiesa stessa i quindici Misteri intorno alla nicchia della Madonna del
Rosario toccati di pennello assai bene in piccoli tondi sono di mano di Gio.
Battista Natali, che fiorì nel secolo del 1600, ed alcune opere dipinse in Roma
mentovate dal Titì e di cui è da vedere il Zaist nel più volte mentovato suo
libro de' Pittori Cremonesi. Sono essi stati tratti dall'antico quadro in tela
ch'egli fece della Madonna, intorno alla quale esso gli aveva così dipinti.
Furono i medesimi tagliati fuori da Francesco Boccaccino altro pittor cremonese
verso il principio del passato secolo, come di sua mano si legge dietro ad uno
de' medesimi. La Madonna rimasta di una tale pittura alcun dice che sia quella
che dipinta in uno ovato bislungo trovasi oggi nel luogo del Battesimal fonte,
ma io non ho potuto sin qui accertarmene.
Nell'Oratorio di S. Rocco fondato nel 2528, all'altare di S. Giacinto truovasi
un quadro che rappresenta la Madonna col Bambino in gloria, ed a basso S. Pietro
Apostolo e S. Giacinto. Evvi una iscrizione, nella quale nulla si può leggere
fuori dell'anno 1593. Scrive il Balestra che è di mano di Ermenegildo Lodi
cremonese scolaro di Gio. Battista Trotti detto il Malosso. Parla di questo
pittore il Zaist, e di un più vecchio di tale famiglia Antonio Campo nella
storia di Cremona: Dietro ad una mezza figura di Cristo nel suo patire spogliato
delle vesti, tenente la canna, e coronato di spine, che io mi trovo avere
dipinta in tela leggo le seguenti parole:
Opera fata p. m. perino di lodi et donata alla compagnia di S.ta Maria de
passione per m. evangelista suo padre adi primo 1583. Io non dubito quasi
che questo pittore non sia stato della stessa famiglia degli anzidetti ,
ricevendo io quel di Lodi non già per nome di luogo ma piuttosto di famiglia,
come dicesse de' Lodi. Ed è detto alla Lombarda, in quella guisa medesima che
nella storia del detto Campo si legge
Bonifacio e Gio: Francesco amendue di Bembi, e nel sovracitato libro della
Concezione Michelangelo pittore parmigiano è detto
di Anselmi, dovendosi intendere degli
Anselmi, di che non è da dubitar punto. Di questo Perino de' Lodi non fa
menzione alcuna il Zaist, e forse morì egli in età giovenile
Nella Chiesa di S. Gemignano fuori. di porta, la quale fu già incorporata alla
prepositura, come si vede nella prima Bolla di Eugenio IV, conceduta poscia ai
Padri Cappuccini quanto all'uso non quanto alla proprietà, coll'annuo canone di
una libbra di cera dovuto al Preposto di S. Bartolommeo, oggid’ chiusa per
l'espulsione de' detti Padri, fu già all'altar maggiore un quadro rappresentante
la Vergine col Bambino in gloria, e genuflessi in terra S. Geminiano e S.
Francesco d'Assisi. Questo similmente è attribuito dal Balestra ad Ermenegildo
Lodi. Ma veramente è di Francesco Saperti altro scolare del detto Malosso; ed
egli lo dipinse nell'anno 1599, come in esso quadro si legge. Credeva altresì
detto Balestra che il S. Francesco fosse di mano dello stesso Malosso, sembrando
a lui, come è veramente, questa figura molto migliore nel colorito del rimanente
dell'opera. Questo quadro è oggi trapassato nella Chiesa di S. Bartolommeo , ed
è posto nella cappella del coro.
Dello stesso Saperti credo che sia altresì quello che nella Chiesa delle
soppresse Monache di Santa Chiara si vedeva rappresentante la Madonna col
Bambino in gloria, ed a basso Santa Chiara e San Francesco. Questo quadro, che
trovasi ora nella sagrestia di S. Bartolommeo, e nel quale non si legge verun
nome, a me sembra che di maniera sia molto simile all'anzidetto. Per questo
facilmente fu dal Balestra attribuito ad Ermenegildo Lodi, del quale aveva egli
pur creduto che fosse quello de' Cappuccini. Esso fu fatto fare da Pietro
Pettorelli, che nell'anno 1611 rifece in miglior forma la vecchia Chiesa delle
suddette Monache. Non è questo quel Pietro Pettorelli che fece le annotazioni
allo Statuto Pallavicino, che stampate si veggiono con quelle di Girolamo
Vitali, come credette il P. Affò ingannato senza dubbio da quanto lasciò scritto
il P. Flaminio da Parma nella Storia di questo Convento. Ma comechè di una
stessa famiglia e di un medesimo nome, colui che edificò questa Chiesa fu
figliuolo di Antonio, e cessò di vivere in Busseto nell'anno 1621; mentre che il
Giureconsulto fu figliuolo di Jacopo, e morì in Parma dove fece l' ultimo suo
testamento il dì 3 Dicembre dell'anno 1566.
Nell'interna Chiesa di queste stesse Monache trovavasi un quadro di Agostino
Bonisoli buon pittore cremonese, da me veduto già. nel 1809, essendo colla
dovuta licenza entrato in quel Monistero, ed in questo era figurata la Nostra
Donna quando si porta a visitare S. Elisabetta. Esso trovasi ora in un Oratorio
di villa di privata persona a cui è stato affidato.
Di Francesco Boccaccino che fu in Roma scolare del Maratti, ed in Cremona sua
patria secondo maestro del nostro Pietro Balestra, nella maggior cappella della
Chiesa di S. Bartolommeo ha un quadro che rappresenta il detto Santo portato in
gloria dagli Angeli dopo il suo martirio, ed è opera molto buona.
Angelo Massarotti altro pittor cremonese fu contemporaneo del detto Boccaccino,
e suo competitore, come ho udito dire al Balestra. Di lui sono due grandi
lunette a fresco nel portico del Monte della pietà sulla via pubblica. Nell'una
di queste figurò Cristo levato di croce e posto in grembo alla Vergine, S.
Giovanni, la Maddalena, ed un bello e grandioso putto che accenna il dolente
spettacolo. E nell'altra il martirio di S. Bartolommeo Apostolo con molte
figure. Intorno alla seconda di tali pitture è qui nota una piacevole tradizione
confermata dal Zaist nel più volte ricordato suo libro de' pittori cremonesi,
dove egli così scrive: Desideroso il
nostro giovin Pittore di veder l'opere del famoso Coreggio portossi a Parma, ove
in tal occasione dipinse per l'Oratorio della Santissima Trinità, della terra di
Ragazzola, e quindi passò ancora a Busseto, ore sotto il Portico del Monte di P.
vi rappresentò in studioso dipinto il Martirio dell'Apostolo S. Bartolomeo,
avendovi in uno de' Manigoldi
scorticatori del Santo in maniera somigliantissima figurato il sembiante di un
Ebreo del Paese, che incontrò il gusto di quel Popolo Bussetano.
Un Natale buon pittore di quadratura, ed ultimamente il Sig. Gio. Motta lodato
pittore d'ornati amendue di Cremona hanno anche dipinto in Busseto, de' quali mi
converrà far menzione più sotto, dove della cappella del Rosario posta in San
Bartolommeo avrò a ragionare tralle opere del Cavalier Draghi Genovese.
Io godo di avere qui avuta occasione di favellare di questi pittori, siccome di
quelli che ad una città appartengono, alla quale io ho sempre portata
grandissima affezione, a ciò non pure il molto suo merito spingendomi, ma alcune
relazioni eziandio che a lei mi stringono. E primieramente come potrei io
scordar l'onore che la nobilissima città di Cremona fece già alla famiglia mia
allorchè sin nell'anno 1474 con termini così graziosi ed obbliganti, come nell'original
pergamena da me conservata si scorge di accordar le piacque la Cittadinanza sua
ad Antonio ed a Giovanni fratelli Vitali, ed ai discendenti loro senza fine,
discendendo io dal secondo de'
suddetti , nè più rimanendo i discendenti del primo (3)? Arrogesi a questo che
nelle mie vene gran parte scorre di sangue cremonese, discendendo io per cagion
donne da diverse famiglie di codesta rinomata città. Percioechè lasciando di
dire che mia madre fu Teresa Cavitelli, la cui famiglia, che uno scrittore de'
suoi lucidissimi annali ha dato a Cremona, è pure originaria della stessa,
essendo ella di colà venuta ad abitare in Busseto, truovomi pure discendere, per
tacer d'altri, da quel Bosello de' Sommi, che tra alcuni nobili e ricchi
cittadini è mentovato dal Campi all'anno 1544; la cui figliuola che Samaritana
ebbe nome fu moglie di Pietro Vitali uno de' maggiori miei. L'anno 1569 questo
Pietro medesimo, recatosi ad abitare in Parma, fu graziosamente aggregato da que’
cittadini all'illustre lor corpo; e però a questa città devo io pure sentimenti
dì grata affezione (4).
Cappella della Concezione dipinta da Michel
Angelo degli Anselmi Pittore Parmigiano.
Istituita, come sopra è stato detto, nell' anno 1537. la compagnia della
Concezione, dopo che ebbero fatto fare per mano Galeazzo Rivello cremonese il
quadro della cappella pensarono i Fabbricieri di fare altresì questa dipignere
da eccellente mano. Trascelsero essi per tanto Michelangelo degli Anselmi
Pittore Parmigiano. Giorgio Vasari chiamò questo pittore
Sanese per origine, ma fatto parmigiano.
Ed io penso che a ciò sia stato indotto da questo, che egli lo trovò fermato in
Parma, sapendo d'altronde che erasi qui recato dalla Toscana. E perciocchè fu
esso denominato da Siena, credette che fosse originario di questa Città. Ma
vuole il P. Affò che da Lucca piuttosto sia stato detto Michelangelo, perchè
quivi passò ad abitare il padre suo. Di una tale denominazion sua io dubito però
molto; perciocchè ora mi sovviene di una vecchia nota di pitture possedute da
Angelo Garimberti parmigiano da esso Affò recataci nella vita che egli ci diede
una seconda fiata di Francesco Mazzola, nella quale il detto Michelangelo è
chiamato da Siena, e non da Lucca. Ciò pruova ad evidenza, se io non m' inganno,
che egli fu veramente così denominato in Parma, comunque avesse potuto
conseguire un cotal soprannome. Egli è però indubitato che fa degli Anselmi,
famiglia originaria di Parma. Con questo cognome è egli più volte chiamato nel
libro della Compagnia della Concezione, e detto parmigiano. Fu esso nell'arte
della pittura assai valente, come solamente si può conoscere nella cappella che
ora ci faremo a descrivere. In questa ha egli mostrato un disegno molto retto e
fondato, più forse che la sola scuola lombarda non gli avrebbe potuto infondere,
siccome quello che nella Toscana facilmente, e forse in Siena gli ottimi
principii ne apprese. Non si può negare però che le opere del Coreggio non
servissero a lui di molto lume per ingrandire la maniera, e migliorare in più
altre cose, comechè niun fondamento ci sia di credere che sia egli stato scolare
del medesimo, come è parso all'Affò.
Nel Settembre del detto anno 1538, portossi Michelangelo a Busseto per vedere la
cappella ch'egli aveva a dipingere, e nel dì io dello stesso mese ne fu fatto
l'accordo tra lui e i Fabbricieri per la somma di sessanta ducati d'oro, ed
avutene per caparra lire cinquantasei, e soldi dieci, se ne partì per recarsi a
Parma e prepararsi all'opera. Ed eccolo nell’Ottobre seguente di nuovo a Busseto
con un giovine ed alcune casse, e cominciar tosto il lavoro che continuò in
quell'anno tutto il Novembre e la metà del Dicembre. Restituitosi a Parma
l'Anselmi nella stagione dell' inverno colà dipinse per la Compagnia medesima un
gonfalone o stendardo ordinatogli prima della partenza sua, e per il quale aveva
ricevuto un ducato di caparra. Mandò questo finito il di tre Aprile del seguente
anno 1539, e gli fu pagato da circa ducati quattro. Questa pittura ora più non
rimane, la quale da molto tempo deve essersi perduta, perciocché niuno è che si
ricordi di averla veduta mai, o sentita ricordare. In questo anno medesimo, e
nello stesso mese d'Aprile tornò Michelangelo a Busseto per tirare innanzi
l'opera della cappella incominciata da lui nell'anno antecedente, dietro alla
quale continuamente lavorando nello spazio di circa mesi sei la diede terminata.
Conciossiacchè nel dì 7 Ottobre di questo stesso anno fu esso rimandato a Parma
a spese della compagnia, come trovo essere notato nell'antico libro della
medesima (5).
Dal quale similmente ho potuto raccogliere che questa cappella fu in passato di
forma alquanto diversa dalla presente, e tanto vaga ed adorna che ben poteva
essere riguardata come cosa rara ed in ogni sua parte bellissima. Ed ora pure
sarebbe tale se la cura de'posteri si fosse adoperata in conservar tutto come fu
da principio. Perciocchè nella volta, che fu più bassa che l'odierna non è,
aveva posti Michelangelo certi rosoni dorati fatti fare, da lui, ed eranvi due
colonne che esso aveva abbellite con ornamenti di pittura lumeggiati d'oro. Ed
allora fu anche fatto fare un nuovo altare, ed un vago selciato a più colori, e
fu chiusa altresì la cappella con cancelli di ferro, cosa che molta venerazione
indur doveva del luogo, ed insieme contribuire non poco alla conservazione di
tante belle cose. E perchè nulla mancasse fecero eziandio dipingere i
Fabbricieli a Michelangelo la tela che coprir doveva il quadro della Concezione
fatto per mano di Galeazzo Riveilo da Cremona, che gli fu pagata da quattro
ducati d'oro. Tutte queste spese potè fare assai bene in quel tempo la nascente
compagnia per le molte offerte fatte a lei dalla pietà e divozione de' fedeli,
come dal sopraccennato libro di mano del Tesoriere Baldassar Mari ottimamente si
raccoglie. Il qual Mari nell'ultimo suo testamento fatto nell'Agosto del 1544, a
rogito di Gabriele Scocciabusa Notajo Bussetano ordinò che dagli eredi suoi
fosse data alla compagnia della Concezione una proprietà che fosse del valore di
lire quattrocento imperiali.
Questa cappella, che meritava pure di essere conservata in quella, stessa forma
in cui trovavasi dopo che fu ella sì vagamente ornata e dipinta; con poco sano
consiglio, e per quel piacere malvagio che hanno gli uomini sovente di veder
fare cose nuove, ancorachè di niun valore sulla latina delle vecchie e
pregevoli, fu in parte diroccata e mandata a terra sul principio del passato
secolo decimo ottavo. Ciò avvenne, se io non m'inganno, perchè si pensò di
alzarla affine di renderla in tutto conforme a quella del Rosario che le sta
incontro. Ed erasi determinato di tutta dipignerla d'architettura, ed io nello
veduto il disegno conservato nell'archivio della compagnia. Ma per buona
ventura, avanti che fossero demolite le pareti, venne in mente ad alcuno di
voler sentire il parere di qualche persona intelligente. Fatto adunque venire il
Tagliasacchi valente pittore di Borgo S. Donnino per consiglio di lui non furono
poi atterrate le bellissime pitture dell'Anselmi. Abbandonato quindi il pensiero
dell'architettura furono allora fatte fare nella parte aggiunta alle vecchie
pareti e nella volta per mano di un parmigiano quelle poco buone pitture che
tuttora vi si vedono. In quello che ora rimane di quest'opera dell' Anselmi sono
figurati diversi Padri e Dottori della Chiesa che hanno scritto sopra il Mistero
della Concezione. Tre sono a destra, e quattro a sinistra. E sonovi anche alcuni
bellissimi putti che portano diverse cose di que' Santi Dottori, e certe tavole
nelle quali sono notate le loro opinioni intorno all'anzidetto Mistero. Sono
dipinti questi putti di una dolcissima maniera, ed hanno molta grazia.
Similmente que' Padri sono di uno stile grande e maestoso, e le lor teste
bellissime e molto ben disegnate. Ma sono state così poco curate per lo passato
queste pitture che esse più non ritengono il fiore della loro bellezza. Ed in
alcun luogo sono quasi perdute, come in un leggiadrissimo putto è avvenuto poco
fa per colpa di un pittore poco esperto, il quale sopra lui volle fare una
pruova per indi lavar poi e nettare il rimanente, il qual putto improvvisamente
disparve e svanì nella guisa che si vede essere oggi rimasto, ciò che poi lo
distolse dal mal concepito suo pensiero. Per ultimo non è da tacere che in un
pilastro dipinto sopra il muro a destra, contro al quale facilmente stette in
passato una delle due colonne di sopra mentovate, e che divide due dei detti
Padri dal seguente vedesi segnato l'anno ed il mese in cui l'opera fu terminata
leggendosi nel medesimo queste parole. Anno MDXXXIX. Mense Septembris.
Pittura di Tiziano rappresentante i Ritratti di
Papa Paolo III, e dell' Imperadore Carlo V, con
quelli di diversi Cardinali e Principi.
Passeremo ora a dire della più rara ed eccellente opera che fosse in Busseto, e
che a preferenza d'ogni altra meritava pure di essere gelosamente conservata,
comechè questa sciauratamente oggi più non rimanga. Nella nostra strada maggiore
sopra la facciata di certa casa rifatta, oggi di nuovo dirimpetto a quella dei
Dordoni fu già in passato una pittura assai eccellente e copiosa di molte figure
della grandezza del vivo. Era quest'opera dipinta a fresco, ed ella mostrava
gl'interi Ritratti di Papa Paolo III, e dell' Imperadore Carlo V, e quelli
altresì di diversi Cardinali e Principi, che que' due gran personaggi
seguitavano. Era il Papa a sedere a diritta vestito pontificalmente e
bellissimo, e così vivo che pareva solo mancargli la parola. Ed era pur tale l'Imperadore
che stava in piedi davanti a lui, ed aveva un vestito verde alla spagnuola
guernito di un pizzo d'oro; dietro al quale si vedeva il Marchese del Vasto,
siccome stavano dietro al Pontefice alcuni Cardinali. Io mi ricordo di avere
veduta questa pittura in età fanciullesca, e che io sentiva grandissimo diletto
nel contemplar quelle figure, forse per una occulta forza della verità che in
loro si truovava; ed ogni volta che io per colà passava per andare alla scuola
conveniva pure che ad esse volgessi lo sguardo. Quest'opera indabitatamente fu
fatta in memoria dell'abboccamento che seguì in Busseto nel!' anno 1543 tra il
detto Pontefice e l' Imperadore, Carlo V. Questi era già stato un'altra fiata a
Busseto nell’anno 1533 (6), e fu allora che fece Città un tal luogo (7). E
portando egli grandissima affezione a Girolamo Pallavicino che allora n'era
Signore, dovendosi abboccare nel detto anno 1543 con Papa Paolo III, piacque a
lui di scegliere questo a preferenza d'ogni altro luogo. Sempre si è qui detto
per una inveterata tradizione che una tale pittura fu fatta per mano di Tiziano.
E come opera dello stesso è ella stata riferita dal Balestra nell’altrove
mentovato suo brieve racconto delle pitture di Busseto, dove si leggono le
seguenti parole.
Alla metà quasi della suddetta strada, a mano destra andando verso la porta
inferiore della retrodetta città, cioè verso il fiume Po si vede su la facciata
di una casa dipinto l'incontro di Papa Paolo terzo Farnese con Carlo quinto
Imperatore in atto di abbracciamento: qual pittura fu fatta dal valentissimo
Tiziano che allora era all' attuale servigio della retrodetta Cesarea Maestà in
occasione che Papa Paolo terzo, e Carlo quinto Imperatore retronornati di
concorde intelligenza vennero a Busseto loco da essi eletto per necessità
d'abboccamento in cui vi dimorarono per più giorni; e ciò seguì nell'anno i 543,
come vedevasi da Iscrizione che era nel mezzo della suddetta facciata, da me più
volte letta, qual ora più non si conosce, poichè dal tempo divorator di tutto
sono state ormai consunte tutte le molte figure che componevano il ben inteso
istoriato della rinomata facciata: sendovi appena rimasto che possa vedersi il
Papa e l'Imperatore suddetti, e la faccia del Marchese del Vasto, contigua alla
detta dell'Imperatore.
Ed appresso soggiunge ancora. Di questa
pittura non mi estendo farne elogi, sì perchè come sopra ho detto assai poco
assai poco evvi rimasto che possa vedersi, e anche perchè capirne l'eccellenza
di quest’opera solo basta a chi di pittura è inteso che io ne abbia accennato
l'Autore. Della qui accennata iscrizione non rimane oggi veruno esempio per
quello che io sappia. L'ho però udita mentovare più volte al mio genitore, il
quale mi diceva che andandosi ella perdendo fu da alcuno copiata e trascritta
nel muro della camera interiore, dove esso più volte la vide. E mi ricordo che
dicevami anche che ella cominciava con queste parole:
Dum edificium, hoc construeretur, non
ricordandomi più oltre. Quello poi che scrive il Balestra essere stato
nell’accennata pittura rappresentato l'incontro del Papa col' Imperadore non è
appoggiato ad altro che ad una popolar voce che correva qui, dicendosi
comunemente che. una tale pittura fu fatta in quell'istesso luogo dove il Papa
ad incontrar venne l'Imperadore all'arrivo di lui. Ma questa voce è fallacissima,
perciocchè il Papa da Parma, dove avrebbe egli voluto trovarsi coll'Imperadore,
giunto a Busseto prima di Carlo, quando questo vi giunse gli andò incontro
solamente alle scale della Rocca, come da certa relazione a mano scritta di que'
tempi clic truovasi presso di me apertamente si ricava (8).
Di questa celebrata pittura una idea si può ora concepire dalla copia che è
conservata nel nostro Monte della Pietà fatta fare a Giuseppe Valari Parmigiano,
la quale in certa distanza produce un buono effetto; ed ella è atta a suscitare
nella mia mente l'idea del perduto originale, che mi pare che fosse
somigliantissimo. Questa copia però una sola parte mostrar deve della pittura
suddetta, e quella appunto che io mi ricordo solo di avere veduta da fanciullo,
e che nelle testè recate parole del Balestra si truova essere descritta. E mi
vien detto che di questa stessa opera in Cremona presso a non so quale signorile
famiglia altra copia sia conservata, nella quale si vede molto maggior numero di
figure, la quale deve essere stata fatta più addietro, avanti che si perdessero
le altre parti.
Per l'antica tradizione adanque ottimamente corroborata dalla maniera
dell'opera, e dall'altrui giudizio pare che si possa ragionevolmente conchiudere
che l'anzidetta pittura dei ritratti sia veramente stata fatta per mano di
Tiziano. Nondimeno, essendomi piaciuto al fare intorno a questa qualche
ulteriore ricerca, soggiungerò qui appresso tutto quello che mi è riescito di
potere insino qui scoprire. Nella vita di Tiziano scritta dal Sig. Stefano
Ticozzi, ed escita recentemente alla luce colle stampe di Milano, laddove egli
parla delle cose avvenute nell'anno 1543 ho io lette le seguenti parole:
Adombratosi l'Imperatore (Carlo V) degli
apparecchi che andava facendo grandissimi il Re Francesco, e più ancora
dell'alleanza di fresco contratta con alcuni principi protestanti, risolse di
passare dalla Spagna in Italia e di qui ordinati che avesse alla meglio i non
ben fermi dominii di Milano e di Napoli, recarsi in Germania, ove la sua
presenza diventava ogni giorno più necessaria. Paolo cui non erano ignoti i
travagli di Cesare, vide che della presente occasione altra migliore non poteva
sperarne dalla fortuna per ingrandire e consolidare lo Stato di Pier Luigi suo
figliuolo. Perché adonestando i suoi coperti disegni col dar voce di volere,
quale comune padre de' fedeli, rimovere le cagioni, che non permettevano stabil
pace fra così potenti monarchi, si mosse di Roma in sul finir di Febbraio del
1543, e venne a Ferrara e Bologna, sperando di avere colà un abboccamento
colli'imperatore. E Mentre Cesare accortamente deludeva i pontificii
divisamenti, menando la cosa d'oggi in domani, fece Paolo per mezzo del Duca
d'Urbino invitare Tiziano alla sua corte perchè gli facesse il ritratto, e fors'anche
perchè conoscendolo accettissimo a Carlo ed a' suoi principali ministri, non lo
credeva affatto straniero alle sue mire. V’andò Tiziano in Maggio, ed il
Pontefice fu in modo contento del ritratto, che ne volle una replica pel
cardinale Sforza, e la promessa di raggiungerlo in breve. Ma non lo fu
egualmente dell’Imperatore, il quale nel brevissimo congresso di Busseto seppe
scaltramente rifiutarsi ad ogni sua inchiesta. Tornò il
Papa a Roma e Tiziano a Venezia, con quel che siegue
Quello che scrive il Sig. Ticozzi mi ha subito fatte nascere il sospetto che
Tiziano in compagnia del detto Pontefice siasi allora trasferito a Busseto. Ed
egli mi è parso derivar qui molto lume alla famosa pittura dei Ritratti che
quivi trovassi per lo passato. Se il Papa credeva che Tiziano giovar gli potesse
negli affari ch'egli aveva a trattare coll'Imperadore, verosimilmente il dovette
seco lui condurre a Busseto, dove finalmente gli riuscì di abboccarsi con Carlo
V. E pare doversi credere assai ragionevolmente che solo dopo un tale
abboccamento siasi Tiziano distaccato dal Pontefice. Ma non appagandomi io
interamente di questa mia semplice congettura, e cercando pure di vie meglio
accertarmi di un tal fatto, finalmente mi è rieseito d'iscovrire che veramente
Tiziano fu in quella occasione a Busseto; di che ora non dubito io punto. E’ ciò
per mio avviso compruovato assai bene da una lettera dell'Aretino che stampata
si legge nel terzo suo libro, ed al Montese è indirizzata. Questa fa scritta nel
Luglio del 1543, cioè a dire poco dopo che da Busseto era partito l’lmperadore
Carlo V, ed in Verona dove allora trovavasi il medesimo ed in essa si leggono le
seguenti parole: Entrandomi egli,
(l'Imperatore) nel mentovargli io i
ritratti, in uno d'Isabella già sposa di lui, et hora ancilla di Dio; ch'esso
proprio Busseto diede a Tiziano; me ne elesse sollecitatore appresso al divino
pittore, con dire, ch'era molto simile al vero, benchè di trivial pennello.
Certamente nell'essemplar di Parigi, che in altri luoghi apparisce essere stato
impresso con poca diligenza, ha qui errore di stampa in quelle parole
ch'esso proprio Busseto diede a Tiziano,
le quali non hanno sentimento veruno, ed indubitatamente dir devono
ch'esso proprio a Busseto diede a Tiziano.
Ed è da intendere che lo stesso Imperadore allora quando trovossi in Busseto, e
ciò fu nel Giugno del 1543, diede a Tiziano quel Ritratto della moglie, perchè
ne facesse egli sulle traccie di quello un più bello ed eccellente. Ed ora è
molto bene dilucidato un cotal punto d'istoria che al Sig. Ticozzi è sembrato
incerto ed oscuro, scrivendo egli nel capitolo secondo del suo secondo libro
cotali parole: Non so da quanto tempo, ma
convien pure che non così di fresco avesse l' Imperatore ordinato il ritratto
dell'Augusta sua consorte Isabella, da che sappiamo le istanze fatte per mezzo
dell' Aretino, onde fosse ridotto a termine.
Ciò fu adunque nel Giugno del 1543; e nel 1544 era già terminato un tale
ritratto, come da altra lettera dell'Aretino che di Venezia scrisse all'Imperadore
nell'Ottobre di quest'anno apertamente si ricava. Egli è adunque indubitato che
Tiziano fu a Busseto nel tempo del famoso abboccamento.
Questo tratto della storia di Tiziano, che non è conosciuto oggi punto, e che
nel 1543 ce lo mostra in Busseto, mi porta ad iscovrire cert'altra cosa della
vita di lui similmente ignorata insino a qui, cioè che fu nel detto anno che
Tiziano potè vedere in Parma le opere eccellentissime del Coreggio. Crede il
Sig. Ticozzi doversi riferire la nota venuta di Tiziano a Parma. nell'anno 1532„
nel portarsi che fece egli da Bologna a Mantova. Nondimeno a me pare che non vi
sia niun fondamento di potere ciò affermare. E facilmente così è stato creduto
in addietro perchè non si seppe ín quale altra migliore occasione collocare una
tale sua andata. Ma conciosiachè oggi ce ne dia la storia un lume assai chiaro,
a me pare che si debba fuor di dubbio conchiudere che la venuta di Tiziano a
Parma, della quale favellano gli scrittori, da collocar sia nell'anno 1543,
allora quando da Bologna seguitando Papa Paolo III quivirecossi, d'onde passò
egli poi a Busseto. Soggiornò il Pontefice in Parma, secondo che leggesi in
certa relazione scritta a mano da me poco sopra citata, e della quale io credo
essere autore un parmigiano, dal dì 15 Giugno in cui vi giunse, sino al 20 in
cui partì per recarsi a Busseto, dove per la via di Soragna pervenne la mattina
del seguente giorno. Due bussetane memorie però concordemente ci dicono che così
il Papa che l'Imperadore entrarono in Busseto il dì 24 Giugno.
Se ciò fosse, posciachè cinque giorni continui vi dimorarono, partiti sarebbero
nel dì 28, e non più nel 25, come dicesi nella Relazione suddetta. Ma veramente
una tale venuta è da porsi nel 21; ciò che mi riserbo di dimostrare più sotto,
non volendo qui entrare in una tale discussione. Nella dimora pertanto che fece
allora Tiziano in Parma in compagnia di Papa Paolo vide egli indubitatamente in
quella città le opere stupendissime del Coreggio, le quali nel primo fiore della
loro bellezza, e nella nuova e non più veduta maniera ebbero forza di
sorprenderlo in guisa che egli portato da un interno sentimento fu tratto a dire
quello che riferisce il Boschini, sta
volta lto pur catà un Pittor! Ed io punto non mi maraviglio che tanto ne
rimanesse egli sorpreso; perciocchè non la sola imitazione della natura e del
vero, a che solamente ebbe rivolto animo Tiziano, ma trovò egli nel buon
Coraggio l'opera della imaginazione dietro alle traccie della natura, che è cosa
più assai eccellente, e di esquisita grazia una tal profusione che per essa
sommamente care ed amabili si rendevano, come si renderan, sempre, tutte le cose
sue. Il giudizio che fece allora Tiziano dell'opere veramente maravigliose del
Coreggio fu poscia cagione che queste montassero in maggior pregio che prima in
Parma non furono, non altrimenti che fecero in Rodi quelle di Protogene per
opera di Apelle. Questo è ciò solo che si può ragionevolmente intendere in
quello che intorno ad un tal fatto ci hanno lasciato scritto il Boschini ed il
P. Resta, non potendosi in niuna guisa letteralmente ricevere quello che essi
scrivono; affermando il primo che per cagione delle eccessive lodi che da
Tiziano furono allora date al Coreggio gli fu finalmente pagata da Fabbricieri
l' opera del Duomo, ciò che fare essi prima non volevano riputandosi mal serviti
dal pittore; e troppo più erroneamente il secondo che sentendo i Canonici del
Duomo essere a Tiziano piaciute non poco le opere del Coreggio, risolvettero
questi di accordargli il lavoro della cupola, le quali. cose sono in tutto
contrarie a quello che ne è fatto sapere dalla storia. Questa mia opinione
intorno al tempo in cui Tiziano potè vedere in Parma le opere del Coreggio, da
me manifestata. all'ottimo padre Pungileoni, quanto nuova, altrettanto gli
sembrò ragionevole; ed esso ha poi voluto accennarla nel secondo volume delle
sue Memorie sulla vita e sulle opere del Coreggio recentemente stampato.
Ma tornando al proposito nostro egli è adunqe certo, per quello che sopra è
stato detto, che Tiziano trovossi in Busseto nel tempo del famoso congresso. E
s'intende ora molto bene come egli vi si potè trovare, cioè perchè fu egli del
seguito di Papa Paolo terzo. Ed indubitatamente conoscere noi lo dobbiamo nel
numero grande di que' Signori e gentiluomini che il detto Papa accompagnarono in
una tale venuta mentovati in certa memoria che truovasi in un vecchio libro di
mia famiglia da me posseduto (10).
Trovandosi adunque Tiziano in Busseto nel mese di Giugno dell'anno 1543 fu esso
incaricato di fare quella grande opera dei ritratti che è stata da noi più sopra
descritta. Le persone che aveva in essa a figurare erano già state da lui altra
fiata dipinte. Concíosiachè del detto Pontefice aveva allora allora fatto il
ritratto in Ferrara, e più altre volte aveva pure ritratto l'Imperadore, e così
il Marchese del Vasto, e forse più altri di que' che nella pittura nostra si
vedevano. Egli mi si rende assai verisimile che nel seguente Luglio fosse
Tiziano occupato in tale opera, perciocchè in quel tempo non erasi egli per
anche restituito a Venezia, come da certa lettera dell'Aretino a lui scritta da
Verona, nel detto mese ed anno ottimamente si ricava, la quale noi recheremo tra
poco.
Non è stata fatta menzione di una tale pittura dal Ridolfi, nè meno ultimamente
dal Sig. Ticozzi, Ma ella, se io non m'inganno, è pur ricordata dal Vasari
laddove nella Vita di Perin del Vaga così scrive il medesimo:
Venendo poi l'anno 1546 Tiziano di Cador
pittore Veneziano eccellentissimo per far ritratti a Roma, e avendo prima
ritratto Papa Paolo quando fu sua Santità a Busseto, e non avendo rimunerazione
di quello, nè di altri che aveva fatti al Cardinal Farnese, e a Santa Fiore, da,
essi fu ricevuto onoratissimamente in Belvedere. Non pare potersi qui
intendere in niuna guisa del Ritratto che prima aveva fatto Tiziano in Ferrara,
perchè se di questo avesse avuto in animo di parlare il Vasari, senza dubbio
avrebbe egli favellato impropriamente, e con grande oscurità; e sembra che
avesse dovuto piuttosto dire, quando fu
sua Santità a Ferrara, se bramava pure di essere convenevolmente inteso. E
come poteva esso in un tale racconto mentovare Busseto, dove nè meno il Papa
credeva allora di doversi recare; ciò che seppe egli solamente dopo il suo
arrivo in Parma, come si può vedere nella relazione parmigiana che io ho recata
nel fine? Che di tutt'altro ritratto che di quel di Ferrara intenda qui il
Vasari a me pare che dedurre si possa. molto bene da quello che dice, che non
aveva Tiziano avuta di quest'opera niuna rimunerazione dal Pontefice, dove del
Ritratto di Ferrara scrive pure il medesimo che fu egli molto ben pagato dal
Papa. E parso al Sig. Ticozzi, a cui sono stati noti amendue questi luoghi, che
sia qui caduto in contraddizione esso Vasari, non avendo questo moderno
scrittore avuta notizia della pittura di Busseto. A me però sembra che siano
essi nel detto modo assai conciliabili, e sgombri da cosiffatto errore. Abbiamo
noi dunque cagione di ragionevolmente sospettare che la celebre Tizianesca
pittura di Busseto sia stata nota a Giorgio Vasari, e che di essa abbia egli
voluto intendere nelle testè riferite sue parole. E perciocchè dice che non
aveva Tiziano ridevuta di quest'opera rimunerazione veruna dal Pontefice, pare
quasi che di commissione di questo abbia egli dipinta in Busseto la medesima.
Nella quale credenza vie meglio m'induce quello che io leggo nella poco più
sopra mentovata lettera dell'Aretino, che qui mi piace di recare.
A M. Tiziano
Il vostro amico, et mio, il capitano Adriano Perugino, dico subito nel quì
vedermi con il buono d'Urbino Duca dopo il salutarmi, come gl'imponeste, mi
giura della gran facenda che gl'è parso di finire nello acquetarvi nella
credenza dello avere io trattato dello impossibile, circa il fatto de l'essermi
pur saputo islungare dal paradiso terrestre per le persuasioni di sua
eccellenza. Ha che maraviglia se a voi è duro la cotal cosa credere, se anco in
me è dubbio del non essere in la Città ch'io ammiro? onde risposi al Cavaliero
nel ciò riferirmi: se non lo credo io perchè volete che lo creda lui? È ben vero
fratello; che insopportabile è il martello, ch'io ho del canal grande, nè inetto
mai piede in la staffa, che non sospiri il riposo dell'agio delle gondole un,
rompipersona, un logora calze, et un dispera famigli è il cavalcare disse colui.
et però s'io ci ritorno, s'io mi c'imbuco s'io mi ci ripianto Imperadori a lor
posta, che io per me in quanto al mondo non iscapperò così in fretta. forni,
capanne, et spelonche mi paiono l'altre terre a petto all'alma, inclita, et
adorabil Venetia; et però disbrigatevi dalla preteria a tempo, et presto,
credendo a le di lei promesse men che si può, che anch'io basciato il ginochio a
Cesare ripatrierò con un solenne voto di mon più partirmene. Di Verona di Luglio
M.D. XLIII.
Da questa lettera non solamente ricavasi che nel Luglio del 1543 non erasi per
anche restituito Tiziano a Venezia, dovendo noi credere per le anzidette cose
che fosse egli trattenuto in Busseto, ma pare inoltre potersi raccogliere che
esso era quivi impiegato in servizio del detto Pontefice; potendosi inchiudere
un cotal sentimento in quelle parole disbrigatevi, dalla preteria, quasi dicesse
dall'opera che state ora dipingendo di commissione del Papa, per cagion della
quale non era egli ancora in tutto sciolto da lui.
Dal sin qui detto parmi doversi tenere per fermo che Tiziano fu veramente a
Busseto nell'anno 1543, e che quella mirabil pittura che qui vedevasi in passato
dei ritratti di Papa Paolo III, e dell'Imperador Carlo V; con quelli di diversi
Cardinali e Principi, e di cui in Busseto rimane ora solo una copia conservata
nel Monte della Pietà, fu veramente, come per tradizione sempre è stato detto,
di mano dell'impareggiabile Tiziano.
Sopra questa pittura nell'anzidetta facciata altra vedevasi in passato, comechè
io non mi ricordi di averla. veduta giammai, consumata forse e perduta prima che
io venissi al mondo. In essa era figurata una festa di diverse persone, le quali
con animo di onorar que' Signori, facevano un concerto di diversi strumenti
sotto la battuta del maestro. Il buon sacerdote però D. Pietro Balestra pittor
nostro hammi detto più volte di averla veduta in addietro; dalla quale prima che
ella si perdesse aveva anche ritratta in disegno una grazioa e lieta testa di
femina, che con bel modo si volgeva a riguardare lo spettatore. Questo disegno
che era assai bello, e che io ho veduto più volte nello studio del Balestra
venne poscia in potere del Sig. Massimiliano Ortalli di Parma che fu suo
discepolo ed una bellissima raccolta di stampe possiede da lui formata nel corso
di molti anni. Mi ricordo avermi ancor detto il Balestra, che gli sembrava
quest'opera di un pittore fiammengo, e che ella era sicuramente di una mano
diversa da quella che l'anzidetta dei ritratti aveva dipinta. Di quest'altra
pittura similmente una copia è conservata nel Monte della Pietà nostro,
lasciatagli per ultima sua disposizione dal Conte Sempronio Sanviti ultimo
maschio di sua famiglia, che cessò di vivere non ha molto.
Opere di diversi Pittori.
D'altri pittori oltre agli anzidetti diverse opere si truovano anche in Busseto.
Queste volendo io qui brievemente descrivere non lascierò di dire di un
Francesco da Forlì soprannomato Senabrio, il quale nel 1518 trovossi in Busseto,
come ricavasi da una vecchia carta mostratami ultimamente dal fratel mio
Giuseppe. Questa è scritta di mano di Genesio Guinigi del fu Giacopo, della cui
famiglia che fu di Busseto, ed è oggi estinta, fu quel Francesco Guinigi.
Vescovo di Montefiascone, che alcuno malamente ha scritto essere stato d' altro
luogo. Fu fatta una tal carta per cagione di certa obbligazione ivi indicata, ed
in essa si leggono le seguenti parole:
Scripto il presente scritto et signato di man propria in Busseto a dì 8 de
Novembre 1518 presente Zan Francisco da Forlì pictor dicto Senabrio. E sotto
Io Francisco soprascripto sono stato
presento. Questo pittore che non conosco d'altronde facilmente trovossi.
allora in Busseto per cagione di qualche opera che egli qui fece, e non è oggi
conosciuta punto.
Nella Chiesa di S. Bartolommeo all'altare di San Giuseppe il quadro che
rappresenta questo Santo insieme colla Vergine che tiene il Bambino in gremho, e
San Cristoforo in ginocchio è opera di un pittore che il proprio nome vi scrisse
nel seguente modo. Franciscus Luckius
Burgensis… annis 1614 idibus Martii. Questo pittore similmente non è
mentovato ch’io sappia da alcuno degli scrittori.
Del Cavaliere Giovan Battista Draghi pittor Genovese nella volta della Chiesa di
Sant'Ignazio, che fu già de' Padri Gesuiti, ed edificata da' fondamenti nello
spazio di due anni trovossi interamente finita nel 1682, sono alcune pitture
nelle quali figurò i principali Santi della Compagnia, come negli archi alcuni
Angeli assai leggiadri e ben fatti. Dello stesso scrive il Balestra essere in
questa Chiesa medesima il quadro di San Francesco Saverio posto all'altar suo,
ed altresì i sei piccoli quadri a olio tratti dalla vita di Sant'Ignazio sparsi
per la Chiesa ed incastrati nel muro. Ma per ciò che riguarda al quadro di San
Saverio questo è tolto da una stampa d' invenzione di Ciro Ferri intagliata da
Cornelio Bloemaert, che serve di frontispizio ad un'Opera del Padre Bartoli. Di
questo Draghi una Pietà con molte figure dipinte a fresco vedevasi non ha molto
nel Convento delle Monache di santa Chiara, la quale è oggi perita nella
demolizione del detto Convento. E del medesimo una Santa Maria Maddalena
penitente figura intiera e della grandezza del vero dipinta, a olio è posseduta
dalli Sig. Conti Annibale e Giulio fratelli Dordoni cognati miei, nella quale
truovasi avere egli scritto il suo nome in cotal guisa. DRACVS PIN. A. 1678.
Ma questo pittore è stato sicuramente più d'una fiata a Busseto, perciochè alcun
tempo dopo le suddette pitture di S. Ignazio, e facilmente sul principio del
secolo decimo ottavo ebbe egli qui a dipignere la cappella del Rosario nella
Chiesa di S. Bartolommeo. Le figure tutte furono fatte per mano del detto
Draghi, e l'opera di quadratura da un Natali cremonese. Fu questo, s'io non
m'inganno, Giuseppe assai lodato in tale esercizio dal Zaist, comechè esso
ricordi anche un Francesco ed un Lorenzo Natali pittori d'egual maniera. Io non
posso accertare questo fatto, perciocchè'tutto ciò che riguarda questa cappella
mi è convenuto prendere dalla viva voce di alcune vecchie persone, non avendo io
mai potuto vedere i libri di questa compagnia quantunque da me chiesti più
volte. Nè so bene per qual cagione io non abbia potuto ottenere dalla medesima
quello che con tanta gentilezza mi fu accordato dall'anzidetta della Concezione
per opera del Sig. Canonico Carlo Pizzetti, al quale però conservo molta
obbligazione. Nella cupola, che ora solo rimane, figurò il Draghi
l'incoronazione della Vergine non senza leggiadria e buona maniera. Nell'altre
parti oggi interamente perdute, oltre agli ornamenti di architettura, e a certe
prospettive egregiamente dipinte dal detto Natale, vedevansi alcuni Angeli assai
belli, i quali portavano diversi simboli del Rosario. Ed erano nella parte più
bassa alquante figure di chiaroscuro che somigliavano il marmo giallo, e queste
erano le imagini di S. Domenico e di santa Rosa, ed alcuni putti con vasi. E
comechè questa inferior parte mostrasse di essere stata dipinta con fretta
anziché no, ad ogni modo non posso commendare che siano state distrutte cotali
pitture per cagione delle recenti di puro ornato, che in altro luogo spedito
dovevano essere collocate, se alcuno n'era pur vago. Queste però sono di mano
del Sig. Giovanni Motta cremonese in simil foggia di pitture riputato di molto
valore.
Del Cavaliere Draghi Genovese io truovo essere fatta menzione nel libro delle
pitture di Piacenza, nella qual città egli dipinse molte opere. L'autore di un
tal libro ne porge di questo pittore alcune notizie le quali io non bo potuto
rinvenire altrove, così di lui scrivendo:
Fu scolare di Domenico Piola. Fa stupore il numero grande di pitture lavorate da
questo artefice, ed assai belle se ne veggono particolamente a Busseto nel
palazzo Pallavicino: morì ai 9 di Febbraro nel 1712 ed è sepolto nella
Cattedrale. Contava anni 55. Non seppe dunque l'ottimo Sig. Conte Preposto
Carasi che altre pitture del Draghi si trovassero in Busseto oltre a quelle di
casa Pallavicini, comechè stato vi fosse più volte, dove ebbi pure il piacere dí
conoscerlo, essendo egli anche stato una fiata a vedere le mie stampe.
Nella Chiesa di Sant' Ignazio all'altare della Madonna il quadro della
Purificazione è di autore sconosciuto, ma però di buona maniera; e truovo che è
stato anche lodato dal Balestra.
Ignoto si è pure l'autore di quello che è posto all'altare della Sagrestia di
San Bartolommeo. In questo quadro dipinto di una maniera grande e pura vedesi S.
Pietro d'Alcantara che ascolta la confessione di Santa Teresa. Mi ricordo però
avermi alcuna volta detto il mentovato Balestra che quest'opera, quantunque
bella, non doveva essere originale. Venne questo quadro da Roma, e dal proposto
Pietro Antonio de' Conti Casoni di Sarzana morto nel 1716 fu donato alla
Sagrestia suddetta,.
Trasportata dalla soppressa Chiesa de' Padri Cappuccini truovasi nel coro della
Collegiata di S. Bartolommeo una copia della furiosa Pietà, che Coreggio dipinse
ai monaci di San Giovanni di Parma, della quale ha pur fatta menzione il
Balestra nel suo brieve racconto delle pitture di Busseto che scritto di sua
propria mano io conservo. Ma ella è maggiore per altezza dell'originale. Pare a
me che il Coreggio abbia avuto in mente in quest’opera l'invenzione di Rafaello
rappresentata in una antica stampa e molto bella che io posseggo. Massimamente
ciò apparisce nelle figure della N. Donna, e del Cristo giacente, e se si vuole
anche nella Maddalena. Forse ha qui avuto in animo il Coreggio di gareggiare col
Sanzio, non senza qualche fiducia di avanzarlo, mostrando come più vagamente
poteva essere trattato questo soggetto medesimo. Ma se maggiore vaghezza vi ha
egli aggiunto, altresì ne ha un poco diminuita la verità e l'espressione,
volendo pur dire quello che io sento.
Nell'Oratorio di Santa Maria la Flagellazione di N. Signore è copia di quella di
Lionello Spada che truovisi nella Steccata di Parma, comechè da taglino
malamente sia stata creduta originale, e di un autore diverso.
Di Clemente Ruta. Parmigiano sono in Busseto alcune opere. Suo è il quadro di
Sant'Antonio da Padova con più altri Santi nella collegiata di San Bartolommeo
all'altare di San Bernardino da Siena. Molto bene si scopre nel medesimo essere
stato dalla natura dotato questo pittore di molta grazia, e di un toccar
prontamente di pennello, e con grande leggiadria. Ma molto migliore è lo schizzo
originale di un tal quadro da me veduto in certa casa, che veramente mi parve
molto mirabile. E tali io ho sempre trovate tutte le cose piccole di questo
autore. Dello stesso è pure nella Chiesa di Sant’Ignazio il quadro di San Giovan
Francesco Regis all'altar suo, opera molto lodevole. Ed è di lui similmente il
quadro di San Pasquale nella Chiesa de' Mínori Osservanti posto all'altar
maggiore. Egli ha qui figurato il detto Santo in atto di raccomandare Busseto al
Ss. Sagramento che è portato dagli Angeli, e più sopra vi si vede la Vergine da
altri Angeli corteggiata; perciocehè alla Madonna degli Angeli appunto è
intitolata questa Chiesa. Essendo stata liberata la città nostra per
l'intercessione di S. Pasquale da un grave pericolo fu fatto fare un tal quadro
dalla Comunità, la quale si obbligò con voto di recarsi ogni anno in detta
Chiesa nel giorno della sua festa, facendo quivi celebrare la messa all'altar
suo; ed esso Santo fu canonicamente eletto comprotettore di Busseto. Di
quest'opera similmente assai migliore è lo schizzo da me più volte veduto in una
casa privata, nel quale ho trovato molta grazia, ed una facilità e maestria di
pennello, ed un calore che nel quadro non ha certamente saputo conservare l'
autor suo.
Di Giuseppe Valari altro pittore parmigiano, oltre alla sopra mentovata copia di
quella celebre pittura di Tiziano che fu qui in passato, o piuttosto di quella
parte di essa che ancora rimaneva al tempo suo, conservata nel Monte della Pietà
truovasi nell'oratorio di S. Maria de' Disciplinati un quadro posto ali' altare
di S. Giuseppe, nel quale si vede questo Santo che è portato al Cielo dagli
Angeli, e sotto S. Filippo Neri e San Pier Nolasco, e nel mezzo uno schiavo
ignudo ginocchione molto buona figura. Conobbelo in Parma il nostro Pietro
Balestra mentre giovinetto stette quivi per tre anni a studiare il disegno sotto
Ilario Spolverini, ed ho inteso a lui dire che fu il Valari persona di molto
intendimento nell'arte, e che egli era stato a Roma, dove aveva copiate con gran
diligenza e precisione le cose di Rafaello, i quali disegni mostrati furono al
giovinetto Piero dallo stesso Valari. E mi ricordo avermi anche detto il
Balestra, che nel mostrarglieli che fece non lasciò il buon Valari d'inculcare a
lui in quel primo suo esercizio ogni possibile fatica e diligenza, dicendogli
che con ciò avrà egli poi conseguito infine un operar rettamente, e con grande
facilità. Mi disse anche che esso dolevasi di avere dovuto mutare nel presente
quadro la pianeta di S. Filippo Neri per il piacere di chi glielo aveva
commesso, che una posseduta dalla Compagnia di vistosa apparenza con istrano
capriccio volle che fosse da lui sopra il detto Santo dipinta, la quale tutta
distonava questa sua opera. Bestialmente questo quadro si vede essere oggi stato
tagliato nelle estremità, e mostruosamente ristretto per adattarlo al novello
ornamento di stucco più piccolo che mestieri non era, e fatto secondo l'idea
della nuova cappella, colla perdita altresì di alcuni graziosi Angeletti che si
vedevano cantare nell'alto, e suonare diversi istrumenti.
Di Ilario Spolverini, secondo che scrive il nostro Pietro Balestra, è il quadro
di S. Ignazio nella Chiesa dedicata a questo Santo, che fu in passato de' Padri
Gesuiti, posto nella cappella maggiore, nel quale sono figurati alcuni suoi
miracoli. Ed io mi ricordo che lo stesso Balestra mi disse anche più volte di
avere veduto di un tal quadro lo schizzo originale, posseduto dal Dottore Ubaldo
Casali che me tenne a Battesimo.
Nella Chiesa de' Padri cappuccini fu già un quadro rappresentante il martirio di
S. Fedele, opera di Giovanni Bolla Parmigiano, il quale è poi stato trasportato
nella collegiata. Di questo pittore ho io veduti in alcune case di Busseto
diversi ritratti molto belli.
Nella stessa Chiesa de' cappuccini appesi al muro vedevansi in certi ovati
alcuni Santi a mezza figura. Era tra questi un S. Giovanni Nepomuceno del
Peracchi Piacentino amico del nostro Balestra. Un S. Antonio da Padova col
Bambino in braccio, ed un San Giuseppe da Leonessa di mano di un Cassana di
Bordo S. Donnino, secondo che mi raccontò il detto Balestra che lui vide
dipignerli in Busseto. Ed un altro Santo cappuccino era di mano del Sig. Angelo
Dal Verme pur di Borgo, per tacere di alcuni altri fatti da diversi scolari del
mentovato Balestra.
Dello stesso Dal Verme è pure il quadro di San Niccolò nell'oratorio di un tal
nome posto nella cappella sua, nel quale è figurato il miracolo del risuscitare
ch’ei fece i fanciulli. Era stata data a fare quest'opera al Balestra, ma perchè
egli dopo di averla incominciata non si risolvette di terminarla al tempo che
bramavano que' confratelli, questi soverchiamente impazienti, e con sentimenti
di poca affezione verso un loro concittadino gliene tolsero la commissione, e
dierolo a fare al Borghegiano Dal Verme allievo della Parmigiana Scuola. Quello
che aveva incominciato il Balestra dopo la morte sua fu poi terminato da Gaetano
Bombardi suo scolare, e truovasi ora presso al Sig. Dottore Cristoforo Balestra
nipote del detto Pietro.
Ma io devo qui far menzione di alcune opere di questo nostro pittore che in
Busseto si truovano in diversi luoghi. Nella Chiesa di S. Bartolommeo truovasi
del Balestra una Santa Margherita da Cortona dipinta in un ovato con molto bella
maniera e con grande tenerezza e finimento. E veramente quest’uomo condusse le
cose sue in un modo che non è stato praticato da niun altro de’ tempi suoi.
Oltrechè abborrì egli sempre ed odiò que’ pittori che ebbero uno stil piccolo
triviale e plebeo, ed alla sola imitazione del vero si attennero; e fu portato
per quello che grandeggiando alquanto si sollevasse dal comun modo, e dove al
natural vero accoppiata si vedesse l’opera della imaginazione. E però sopra
tutti ammirò sempre il Coreggio, e la sua grande e bella maniera. Nella cappella
della Madonna del parto in questa stessa chiesa veggionsi del medesimo dipinti
sopra il muro in due ovati San Giacomo Minore, e San Bernardo.
Nell’oratorio di S. Nicolò, ossia della Trinità, di lui sono pure due ovati in
tela posti nel coro, in uno de’ quali dipinse le tre Divine Persone, e
nell’altro la Madonna del Carmine.
Nella Chiesa di S. Ignazio vedesi del Balestra un’altra Santa Margherita da
Cortona, ed un Sacro Cuore di Gesù con alcune teste di Cherubini attorno.
E nell’oratorio di Santa Maria sono state recentemente collocate tre grandi
tele, che in età giovanile dipinse il Balestra per la sala di casa Bocelli.
Nell’una di queste è figurata la Risurrezione di N. Signore e nella seconda
quando le donne venute al sepolcro il trovarono vuoto ed aperto, e l’angelo a
sedere sul medesimo. E mostra finalmente la terza quando Cristo apparve alla
Maddalena in forma di Ortolano.
Del Balestra sono ancora diverse opere in alcune ville del territorio nostro.
Nella Chiesa Parrocchiale di S. Andrea, che fu già di Busseto l'antica Pieve, e
da Papa Eugenio IV fu incorporata alla Prepositura di S. Bartolommeo, governata
oggi da un Curato amovibile postovi dal Preposto di Busseto, come egli fa pure
in quella di S. Cristoforo di Vidalenzo, il quadro di S. Andrea che truovasi
all'altar maggiore è opera del detto Balestra; ed è pure di lui un S. Luigi
Gonzaga appeso al muro della nave laterale.
Nella Parrocchial Chiesa di Roncole il quadro di S. Michele nella maggior
cappella pretendono alcuni che sia opera del Balestra. Ma io non ho potuto
conoscerlo per tale, nè mai ho sentito ciò dire al medesimo, comechè io abbia
seco lui avuta molta famigliarità ed amicizia sin che visse. Sicuramente sono
suoi i due piccoli quadri ne' pilastri della detta cappella, nell'un de' quali è
dipinto S. Luigi Gonzaga, e nell'altro S. Francesco di Paola, amendue mezze
figure. Quest' ultimo è fatto di maniera che per chi noi sapesse mal sì
conoscerebbe per opera del Balestra, perciocehè è tutto lavorato di colpi, la
qual cosa è affitto contraria al modo più comunemente praticato da lui che
tendeva al morbido ed al finito. Ma di cotale maniera ho io veduta qualche altra
cosa di lui.
Suo è pure il quadro posto all'altare che rimane a diritta di detta cappella
maggiore, nel quale dipinse la Madonna della Concezione con alquante teste di
Cherubini intorno a lei, San Sebastiano con un putto che tiene la palma del
martirio, e San Rocco tutti in gloria, ed a basso S. Antonio da Padova, e Santa
Margherita da Cortona. Della quale opera io posseggo lo schizzo originale non
interamente dipinto, ma in quello che vi è sommamente finito con bella grazia e
con ispirito, è però più bello del quadro stesso.
Nella Chiesa di Frescarolo altra villa nostra truovasi del Balestra una Santa
Margherita da Cortona diversa dall'altre sue e molto bella, ed un San Luigi
Gonzaga, che io sono in dubbio se sia di sua mano, o piuttosto di quella di uno
scolare di lui; perciocchè il disegno che io ne posseggo, e che esso Balestra
fece di propria mano è assai più bello. Questo disegno è assai terminato, e
condotto sulla carta bianca all'ultimo lume con gran diligenza; e di cotale
maniera più altri ne fece egli, ne' quali impiegò gran tempo, cosa che da pochi
pittori è stata praticata, ricordandomi solo che di uno così fatto di mano del
Mantegna è fitta menzione dal Vasari, che però loda egli infinitamente.
La Madonna col Bambino sulle nubi dipinta in Piazza sulla casa posseduta oggi
dal Sig. Conte Giulio Dordoni è tolta da un disegno del detto Balestra. L'Abate
Conte Giorgio Ferrari la fece qui sulla propria sua casa dipingere ad un
Giovanni Moia da Cortemaggiore, pittore assai mediocre che era stato scolare del
Tagliasacchi di Borgo S. Donnino. Questo Moia un suo disegno ne aveva fatto che
non piacque. Il Balestra ne dovette fare un altro, che fu poi eseguito. Io
conservo amendue questi disegni. Quello del Balestra fatto di pura pratica
truovasi avere molta grazia e bella maniera, ed è fatto a penna; della quale fu
egli maneggiatore eccellente. Io ho poi conosciuto il detto Conte Ferrari
parente di casa nostra, ed ultimo della famiglia sua. Egli era un venerando
vecchio, ed era stato Filippino in Bologna, dove fu anche esaminator sinodale.
Scrisse diverse opere ascetiche che sono stampate, e massimamente intorno alle
feste della Madonna, della quale fu sempre in singolar modo divotissimo.
Opere diverse di Orificerìa
Chiara e ragguardevole non poco fu in Italia ne' passati secoli l'arte dell'Orificeria.
Ella ci diede il niello, onde le stampe a bulino indubitatamente sono poi
derivate. Questa fu per tal modo congiunta col disegno e da esso dipendente, che
i giovani, avanti di applicarsi alla pittura, andarono ad apparar questo nelle
botteghe degli orefici, come si può apertamente vedere nell'opera di Giorgio
Vasari. Non è quindi meraviglia se le opere di orificeria molto siano state
apprezzate in addietro, e tenute in gran conto. Di queste non fu in tutto privo
Busseto.
Nella Chiesa di S. Bartolommeo fu già in passato un bellissimo calice d'argento
di una grandezza assai maggiore degli odierni, dorato e smaltato con più figure
di Santi, e con lettere che dicevano: Hoc
opus fecit fieri Dompnus Michael de Teporilis Rector Eccl. S. Barthol. et
Barthol. de Savonario Massarius 1363. Questo nobile lavoro, e per
l'antichità sua assai ragguardevole ultimamente fu posseduto da' Frati Minori di
S. Francesco fuori di porta, ai quali è poi stato, non ha molto, sacrilegamente
rubato, nè l'hanno essi potuto riavere in niuna guisa.
Di migliori tempi altra opera bellissima d'orificeria truovasi nella suddetta
Chiesa di San Bartolommeo, ed è questa una croce d'argento con dorature e smalti
conservata in un armario della Sagrestia, la quale si espone nelle principali
feste dell'anno. Ella è alta, considerata la parte lavorata solamente, non
computando l'asta che la regge, nè il macchinoso piede più moderno sopra cui
s'infigge quando si mette sopra l'altare, poco meno di braccia due nostre.
Questa Croce ha due faccie. Nell’anterior parte è Cristo nel mezzo, e da lati si
spiccano da essa croce due Angeli con gli stromenti della Passione. E stanno più
sotto bellamente collocate sopra certi sostegni le figure intere della Vergine e
di San Giovanni, l'una a destra, e l'altra a sinistra del Crocifisso. Nelle
quattro estremità poi della medesima sono quattro mezze figure di basso o mezzo
rilievo, che rappresentano S. Francesco, un santo Vescovo forse S. Nicolò, Sant'
Antonio Abate, e la Maddalena. Nella parte di dietro è S. Bartolommeo nel mezzo
figura intiera e tonda, che sta sopra una mensola nella quale si legge:
IAC. FILIPPI
ET DAMIANI
FRATR. DE
GONZATE
PARMEN.
OPUS
MDXXIIII.
E nelle quattro estremità quattro altre mezze figure simili a quelle che sono
nella parte davanti, e sono i quattro Evangelisti. E’ piantata questa. croce
sopra, un tondo vagamente costrutto, nel quale si vedono sei nicchie tramezzate
da ben intese colonnette; ed in ciascheduna di tali nicchie è posta, una
graziosa statuetta, come sopra alle dette colonne altre ne sono pure di
Apostoli, e di altri Santi tenuti qui in particolar venerazione. Il tutto di
questo lavoro è assai ragguardevole per il disegno, per la copia delle figure, e
per la ricchezza degli ornamenti d'ogni maniera, come a dire fiori, fronde,
teste di Cherubini e simili cose. Di questa Croce ha fatta menzione il P. Affò
nel terzo de' suoi quattro Dialoghi sopra le Belle Arti parmigiane, dal quale
s'impara che i suddetti Jacopo Filippo, e Damiano furono figliuoli di Filippo da
Gonzate, e che nell'anno 1509 altra simil croce fecero essi per i Monaci di. S.
Giovanni di Parma, e gettarono altresì in bronzo diverse opere così in Parma che
in Venezia, come anche intagliarono i conii di più monete.
Truovasi anche in questa Chiesa medesima un braccio d'argento col piede di
metallo dorato, entro il quale sta riposta la reliquia di S. Biagio, ed è
conservato nell' armario delle Sante Reliquie al loro altare. Questo nel Gennajo
del i 54o dalla Compagnia della Concezione fu fatto fare ad un Altobello de'
Cambi orefice di Cremona, come nell'altrove citato libro della Compagnia stessa
si legge, ed esso si espone ogni anno nel dì di detto Santo all'altare della
Concezione.
Figure di terra cotta colorite di Guido Mazzoni
Modanese, ed altre opere di Scultura.
Nella Chiesa de' Minori Osservanti sino all'espulsione de' medesimi fu
conservata una bellissima opera di plastica, la quale rimontava forse al tempo
in cui fu fatta questa Chiesa, che trovossi terminata nel 1475. Quivi adunque in
una grande nicchia o cella che si apriva nel muro a guisa di grotta, e che
tuttora rimane, erano ordinatamente disposte molte figure tonde di terra cotta,
e poscia dipinte, della grandezza del vivo. Erano queste la Vergine in mezzo a
due altre Sante Donne addolorate e piangenti sopra il Corpo morto di Cristo che
giaceva davanti loro disteso, S. Giovanni e la Maddalena, e più avanti si
vedevano dall'un lato Giuseppe d'Arimatea, e dall altro Nicodemo amendue
ginocchioni. Erano queste figure di vecchia maniera cosi nelle persone che ne'
panni, ma mirabili erano le teste che sembravano del tutto vive. Quelle delle
due figure in ginocchio parevano ritratte dal vero. Ed erano anche molto
naturali ed espressive le azioni, le posature, ed i volti appassionati dell'
altre, e massime della Vergine atteggiata di vivissimo dolore. Alcuno ha qui
(letto che fossero opera del Begarelli. Ma il bellissimo suo Calvario da me
veduto in Modena alcuni anni addietro nella Chiesa di Santa Margherita mi sembrò
essere di maniera più moderna, più nobile ed artifiziosa che queste figure non
sono, le quali somigliano piuttosto a quelle che in quella stessa Chiesa io vidi
poste sopra un altare, e che il Tiraboschi mi disse essere del Mazzoni maestro
del Begarelli. Una simile opera a questa di Busseto truovavasi in Napoli nella
Chiesa degli Olivetani, della quale mi sovviene essere fatta menzione dal
Mabillon nel suo Viaggio d'Italia. Ella è ricordata altresì dal Vasari nella
vita di Giuliano da Mariano, dove le seguenti parole si leggono.
Et Benedetto attendendo poi alla Scoltura
passò in eccellenza come si dirà Giuliano suo Zio, e fu concorrente nella
giovinezza sua d'uno Scultore che faceva di terra chiamato Modanino da Modena,
il quale lavorò al detto Alfonso una Pietà con infinite figure tonde di terra
cotta colorite, le quali con grandissima vivacità furono condotte, e dal Re
fatte porre nella Chiesa dei Monaci di Monte Oliveto di Napoli, Monasterio in
quel luogo onoratissimo. Nella quale opera e ritratto il detto Re inginocchioni,
il quale pare veramente più che vivo; onde Modanino fu da lui con grandissimi
premii rimunerato. La somiglianza così nel suggetto come nella maniera della
detta opera di Napoli con questa de' Minori Osservanti m'induce a credere che
siano esse di uno Autore medesimo. E concorrendovi eziandio la ragione del tempo
parmi che si possa quasi affermar con certezza che le sopraddette figure nostre
siano state fatte dal Modanino, cioè a dire da Guido Mazzoni altramente detto
de' Paganini, del quale parlano il Vedriani, ed il Tiraboschi, e prima di loro
diversi altri scrittori, commendandolo anche non poco. Operò egli non solamante
in Italia in diversi luoghi, ma in Francia eziandio al tempo di Carlo Ottavo,
dove acquistò onori e ricchezze. Quivi perdette la moglie e l'unica figliuola
sua rapitegli dalla morte, le quali seppero lavorar similmente figure di creta.
Tornossi a Modena sua patria, dove onoratamente visse il rimanente de' giorni
suoi, e dove morì poi nell'anno 1518. Quando furono ultimamente espulsi i detti
Frati, ed il loro convento soppresso queste figure tutte sono state concedute
alla parrocchial Chiesa di S. Rocco villa del Territorio nostro, dove si
truovano esse tuttora, non avendo queste potuto trovar ricovero nella Collegiata
nostra dove si sarebbero potute riporre acconciamente.
Di questo Autore medesimo nella suddetta Chiesa fu anche in passato una Natività
di Cristo, nella quale opera ho inteso dire essere stata assai bella la piccola
figura di Gesù Bambino. Ma questa fu levata dal luogo suo alcuni anni addietro,
ed è oggi perduta del tutto.
Opera molto bella si è la Statua della Madonna del Rosario posta all'altar suo
nella Chiesa di S. Bartolommeo, comechè formata. Ed ella è del Piò Bolognese. Ed
è pure dello stesso altra della Madonna della Concezione che truovasi in questa
Chiesa medesima nella cappella sua.
Nell' Oratorio di S. Nicolò altramente detto della Trinità la statua intagliata
in legno e poscia dipinta della B. Vergine col Bambino posta in una nicchia
all'altare detto del Carmine è buona opera di Giuseppe Febbrari cremonese amico
di Pietro Balestra, il quale disse a me che era ancor più bello il piccolo
modello mostratogli dall'autore in Cremona. Del Febbrari padre del detto
Giuseppe, secondo che sono stato informato da alcuna vecchia persona, è opera
l'altare di legno dorato con alcune figure dipinte a somiglianza di bronzo posto
nella cappella maggiore dell'anzidetta Collegiata di S. Bartolommeo.
La statua di S. Rocco nell'Oratorio da un tal Santo nomato è opera moderna di
mano di un Perfetti scultore in legno piacentino. E moderne sono pure le quattro
statue di plastica di alcuni Santi Padri greci e latini nelle quattro nicchie
della poc'anzi mentovata Chiesa di S. Nicolò, le quali sono state fatte per mano
di Bernardo Collini Parmigiano.
Vecchie Opere di diverse maniere.
Fu nel decimo quinto secolo senza dubbio che l'arte della Pittura fu vista fare
tra noi i primi suoi avanzamenti. Massimamente nella Toscana fece ella gran
passi. Ma non fa però priva di Pittori la Lombardia in quel secolo medesimo. E
di questi vecchi artefici diverse opere si trovarono in Busseto. Il portico de'
Paladini nella Rocca, che truovasi nominato in certo antico Rogito, e nel quale
alcune teste ancora rimangono non affatto spregevoli potrebbe essere stato
dipinto al tempo del Magnifico Orlando, che cessò di vivere nel 3457, e
facilmente per mano di qualche vecchio pittor cremonese. Nell'Oratorio della
Trinità tre miglia lontano da Busseto vedonsi alcune imagini di Madonne
osservabili più per l'antichità che per altro, nelle quali co' nomi di que' che
le fecero dipignero si leggono gli anni 1478, 1485 e 15oo.
La Chiesa di San Bartolommeo, come ho udito dire ad alcune vecchie persone, fu
già tutta dipinta di figure, ed eranvi Profeti e Sibille che furono tolti via
credo sul principio del passato secolo decimo ottavo. Io non so dire in qual
tempo siano state fatte queste pitture, nè per qual mano, perciocchè nulla mi è
noto della loro maniera; se non fosse un frammento delle medesime certa imagine
della Vergine col Fanciullo dipinta sopra un pezzo di colonna che si vede ora
nel primo pilastro a mano sinistra entrando in Chiesa, la quale è oggi tenuta in
molta venerazione. Un' altra Madonna tratta similmente da vecchia colonna
trovossi all'altare della Comunità, perita nel rifacimento della cappella. Ed
una terza che dava il latte al Bambino, e non fu priva di qualche bontà e
grazia, vedevasi non ha molto all'altare detto della Madonna del parto, dove, fu
solennemente collocata nel secolo del 1600; ed ella ha. poi conseguito l'ultimo
suo fine dal martello del muratore, che talvolta, più che il pennello del
dipintore non fa, terminar suole le opere di pittura.
Nella Chiesa di San Nicolò, che è più antica dell'anzidetta di San Bartolommeo,
e credesi che fosse da principio la parrocchiale, una vecchia imagine si truova
pure della Vergine seduta col Fanciullo in grembo dipinta sopra un pezzo di muro
che vedesi oggi a mano sinistra entrando. Fuvvi ancor quella del Beato Orlando
de' Medici, il cui corpo è conservato sotto l’altar maggiore di questa Chiesa
medesima, dipinta similmente sul muro, della quale ha fatto menzione il P. Affò
nella vita di questo Beato, e che egli, credette dell'età della scultura
dell'arca che ora si vede incastrata dietro all'altare suddetto, nella quale è
scolpito il nome di Gio. Lodov. Pallavicino che la fece fare, se non forse più
antica. Ma questa ora più non rimane, nè mi ricordo di averla veduta giammai.
Quella che di questo Beato si vede ora nella parte opposta all'anzi detta
Madonna è opera di uno scolare del Balestra.
Piacemi altresì di far qui menzione di alcuni vecchi libri corali, che si
conservano in uno armario della sagrestia di San Bartolommeo, scritti in una
nitida pergamena, per cagione di alcune miniature assai pregiabili per quel
tempo, essendo queste sicuramente del XV, secolo; nelle quali con figure di
ragionevole grandezza sono rappresentati i principali Misteri e Solennità di
nostra Chiesa. Nel primo foglio vedesi l'arme de' Pallavicini con queste lettere
C. P., le quali in più altri luoghi si truovano, e talora sono quattro, cioè C.
P. E. L. Esse dir vogliono Carolus
Pallavicinus Episcopus Laudensis. Fu questi uno de' molti figliuoli di
Orlando Pallavicino Signor di Busseto; e per ordine di lui è da credere che
siano stati scritti e miniati gli anzidetti volumi, che esso poi donar volle
alla novella Collegiata di San Bartolommeo. Il P. Canonici Gesuita trovandosi in
Busseto, dove fu già la Casa della terza approvazione della Compagnia sua, cercò
di potergli acquistare, ma gli furono essi negati.
Tra le opere di vecchia maniera è anche ragguardevole in questa Chiesa una Pace
d'avorio fatta a modo di Dittico, nella quale sono scolpiti Cristo sopra la
Croce, la Vergine, S. Giovanni, ed alcuni soldati, e negli sportelli S. Paolo, e
S. Bartolommeo; e questa pure ha suscitato in alcun forestiere la brama di
conseguirla.
Una gran tavola divisa in più caselle con cornici ed altri ornamenti messi a
oro, entro la quale furono dipinte le immagini di diversi Santi, vedevasi non ha
molto nella Chiesa de' Minori Osservanti, all'espulsione de' quali fu ella fatta
in pezzi. Le dieci tavole dipinte a tempera che tuttora rimangono, e
rappresentano la Risurrezione di N. Signore, la Vergine col Bambino, S. Gio,
Battista, S. Bartolommeo, San Girolamo, San Bernardo, S. Francesco, San
Bonaventura, Santa Chiara, e Santa Catterina martire, e che potrebbero essere di
mano di qualche vecchio pittor cremonese, si truovano avere oggi troppo sofferto
per diversi graffi, e crepatine del colore nel cavar che si fecero con forza i
chiodi che le fermavano, e nel maneggiarle con poco riguardo. Di pari antichità,
e di maniera non molto dissimile in questa stessa Chiesa trovossi pure una
imagine della Vergine col Fanciullo dipinta sopra una piccola tavola da me
veduta molt'anni addietro nello studio del Balestra, non so come pervenutavi.
Dopo la. morte sua quegli nel cui poter venne la vendette ad un mercante di
Milano, ed erano in essa queste lettere H. M., come sono stato assicurato da chi
ebbe cura di copiarle, le quali sono state credute essere la marca del pittore.
Io non voglio anche passare sotto silenzio alcune vecchie opere intagliate in
legno fatte per la Chiesa di S. Bartolominco. Fu già in passato nella medesima
una grande tavola divisa in più spartimenti, e simile all'anzidetta de' M.
Osservanti; se non chele imagini de' diversi Santi in questa di San Bartolommeo
erano di rilievo, comechè in certi luoghi vi si vedessero anche molte piccole
tavolette dipinte con figure di Apostoli e di Profeti di vecchia maniera molto.
E tali cose rimontar potevano al secolo in cui fu edificata questa Chiesa, cioè
a dire al decimo quarto. Ma se questo è, fitte furono verso la fine del
medesimo, perciochè in tale opera vedevasi d'intaglio l'imagine del B. Orlando
de' Medici morto l'anno 1386. Ma ella è forse piuttosto da riferire al principio
del secolo decimo quinto. Di questa ha pur fatta menzione il P. Affò nella Vita
del detto Beato, dove scrive che nella
Collegiata di San Bartolomeo fino a dì nostri si conservò una antica macchina
d'intaglio in legno fregiata a oro e colori, che già si teneva nel Coro
corrispondente all'altar maggiore, la quale essendo a più ordini divisa, e
tenendo in ciascuno di essi, tante Statue, quanti furono i Santi venerati dai
padri nostri mostrava eziandio in uno de' medesimi quella del Beato Orlando;
seguitando lo stesso a dire che la detta
Macchina di lavoro antichissimo fu poi collocata sopra la porta maggiore della
detta Chiesa, e benchè nel doversi levare non sono molti anni a cagione de'
nuovi ornamenti di stucco aggiunti alla Chiesa, per la sua antichità, non si
potesse salvare intera, serbaronsi nondimeno le statue, e spezialmente quella
del Beato Orlando che si conserva nella Sagrestia della Collegiata medesima.
Circa a questo fatto io non so altro se non che le imagini tutte di rilievo, che
si trovarono nella detta opera, nel disfacimento della stessa, elle fu forse un
cinquant'anni addietro, riposte furono in certe camere della Chiesa, dove sonsi
conservate sino a questi ultimi tempi, avendole in fine alcuni chierici della
Chiesa stessa indiscreti e licenziosi non poco fatte in pezzi ed abbruciate,
essendo per sorte rimasta la sola imagine del B. Orlando non curata punto da
chicchessia, anzi abbandonata del tutto; la quale può dare ad intendere la
maniera di quell'opera, che era di povero e meschino disegno sì, ma che per quel
tempo ragguardevole si rendeva pure, e degna di essere conservata. Similmente ho
io vedute alcune delle piccole imagini dipinte, le quali subito furono sparse e
dissipate, e non ne fu tenuto niun conto. E queste ancora non avevano, a dir
vero; quasi niun pregio per l'arte, ma per l'antichità loro erano degne di
osservazione. Queste poche reliquie non erano già consunte per vecchiezza, come
scrisse l'Affò, ma mi parvero anzi intatte e solidissime, capaci molto bene,
quando fossero state diligentemente custodite, di potere ancor durare più
secoli. Sicchè non per tempo o per consumazione seguì già il distruggimento di
questa tavola, ma piuttosto per la noia ed il fastidio che questa vecchia opera
recar dovette a coloro che più erano vaghi di vani e ridicoli ornamenti, quali
veramente sono quegli stucchi di cui fa menzione l'Affò nel riferito luogo. Una
Madonna col Fanciullo posta sopra una seggiola, intagliata similmente in legno,
e rilevata in parte, di maniera molto simile alla detta imagine del B. Orlando
vedevasi non ha molto sull'altare della Sagrestia, la quale non so dire dove
oggi si trovi. E non molto addietro sopra un piedestallo situato presso alla
cappella del Rosario era una vecchia statua di S. Girolamo penitente posto in
ginocchio intagliata in legno, la quale dalla mia puerizia ho sempre veduta
senza colore veruno, solo che era divenuta per il tempo fosca e nericcia, sino a
che fu ella poi dipinta di un certo colore gialliccio o ceneregnolo. Non è però
stata questa distrutta, comechè dal proprio suo luogo levata, e posta in altro
molto men convenevole.
Io ho qui voluto far menzione di queste vecchie statue di legno, perchè
essendomi stato riferito che nelle carte rimaste del P. Affò si sono trovate
memorie di alquanti intagliatori in legno che furono di Busseto, e fiorirono ne'
vecchi tempi, quantunque io non abbia veduto quello che di loro lasciò scritto
esso Affò, parmi non essere cosa inverisimile che gli autori delle dette cose
tutte intagliate in legno siano stati del luogo, e quelli appunto di cui trovò
memoria, non so ben dove, l'Affò non essendo per altro a me riescito sin qui di
trovare di questi menzione in niun luogo. Egli è però degno di osservazione, che
mentre che il P. Affò si affaticava in iscoprire e raccogliere le memorie di
questi vecchi artefici Bussetani, qui in patria con dilettazione affatto
contraria non si pensava che a maltrattare e distruggere le opere loro. Ma la
poca diligenza nel tener conto delle vecchie cose, ed un mal regolato disire di
novità hanno sempre in Italia nostra cagionato grandissimo danno alle antiche
opere d'ogni maniera, le quali in tal guisa si sono consumate e distrutte, e
meritavan pure di essere conservate, comechè lontane dalla perfezione dell’arte.
Perciochè per queste noi avevamo una non interrotta serie delle maniere e
dell'opere degli artefici nostri per ogni tempo, e ci fornivano esse di materia
per la continuata storia dell'arti, ed il loro progresso ed avanzamento ne'
diversi luoghi ne riesciva per le medesime assai sensibile e manifesto. Ed è
certo strana cosa molto che con tanta fatica e diligenza si cerchino per uomini
le notizie de' primi tempi della pittura nostra, e dell'altr'arti somiglianti, e
sia ciò per essi materia di più volumi, e que’ monumenti poscia, sopra cui una
tale storia è fondata, sprezzati siano e posti in non cale, e quello che è ancor
peggio miseramente lasciati perire. Oltre di che in tanta povertà e rozzezza
qualche rimoto sentore di bontà e di grazia dovevano pur ritenere le opere di
que' vecchi, e massimamente di coloro che meglio erano stati dalla natura
disposti per quest'arti. E certo ogni seco, lo ha avuti i suoi ingegni; e se
questi non sono sempre riesciti ad un modo; la colpa è stata dell'educazione,
degli usi, e d' altre cause accidentali ed estranee ad esso loro. Per la qual
cosa coloro che sono veramente forniti d'intendimento e di un genio universale
ed esteso molto non pure estimano
le più compiute e più perfette opere de' migliori tempi, ma fanno caso eziandio
delle rozze e imperfettissime de' secoli meno felici, come trovo che fece il
bellissimo ingegno di Guido Reno; il quale in Ravenna non volle in niuna guisa
permettere che certe figure di Livio Agresti ritoccate fossero da un
malavventurato pittore, che con alquante percosse, poichè altramenti non gli fu
possibile, fece egli in tutto desistere da quella impresa, come ne fa sapere il
Malvasia nella vita di esso Guido. Questo scrittore ci narra altresì come quel
gran valentuomo stimò sempre assai le Madonne di Lippo Dalmasio sino a farne
meraviglie e stupori. Una di queste conservatissima ho io veduta anni sono in
Bologna presso al Sig. Marcello Oretti, ed ho trovato che Lippo fa veramente in
paragon di Guido un pittore meschino e debilissimo; ma parlai altresì che se
fosse egli vissuto al tempo di Guido, esso e non Guido sarìa forse stato il
dipintore delle Madonne. Perciò queste di Lippo, comunque siano esse dipinte,
hanno un'aria di purità e di santità, quale alla Madre di Dio veramente si
conviene, sì vivamente espressa che forse nin n altro pittore dopo lui ha fitto
altrettanto.
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GIUNTA
DI DIVERSI DOCUMENTI
I.
Bolla di Papa Eugenio Quarto data in Bologna il dì 7 Luglio 1436, colla quale ad
istanza di Orlando Marchese Pallavicino Signor di Busseto nella Chiesa di San
Bartolommeo di detto luogo viene eretta una Collegiata composta del Preposto, di
quattro Canonici, e di due Beneficiati; ed alla Prepositura sono incorporate
quattro altre Chiese, ed alla stessa ed al Preposto pro tempro suggettate
ventidue altre.
Ingenius Episcopus Servus Servorum Dei . Diletto Filio Arehipresbitero Ecclesiae
Sancti Martini in Olzia Placentinae Dioecesis salutem et Apostolicam
Benedictionem . Ad. Ecclesiarurn praesertim curam animarron haben ti= omnium
statura salubriter et prospere dirigendum paterna sollicitucline vigilantes
earum honori et decentiae libenter intendimus, et quae propterea ae divini in
eis culti.is augmento , Animarumque salute proinde proeessisse comperímus
libenter, cum a nobis petitur, , apostolico Manclamus munimine roborari.
Exhibita siquidem Nobis nuper pro parte diletti Filii Nohìlis Viri l'i olancli
Marchionis Pallavicini , ac Domini Castri Bnxeti Dioecesis Cremonensis petitio
continebat, quod ohm Dilceti Filii .A n tonius de Aleardis Prior Monasterii
Sancti Nicolai de Verziano Cluniacensis Ordinis per Priorem soliti gubernari
Brixiensis Dioecesis tunc Vicarius Venerabilis Fratris nostri Venturini Episcopi
Cremonensis in spiritualihus generalis , et .Capitulum Ecclesiae Cremonae
provicle eonsiclerantes , quod ín clicto castro unica tantum Parochialis
Ecclesia sub Sancti Bartholomaei vocabolo fundata exifterat, ac ad illius
Rectorem pro tempore exiStentern oinnium et singulorum ipsins Castri utriusque
sexus incularurn et habitatorum qui plura milita numero existant Animaruin cura
pertirteret; Quodque etiam ipsius Paroellialis Ecclesiae structurarum et
aedificiorum ad tantarn susetpren•ain multitu•itiein exiguitate, et arctitudine
(lieti ineolae et habitat i•es in Missis , et aliis divinis otficiis audiendis
plura et diversa susceperant, et quotidie sitscipiebaut incominocla et etiam
detrimenta , et attendentes quod dictus Marchio Paroehirilem Ecelesiarn
praefatam in Collegiatarn erigi , et in ea unarn Praeposituram quae Curata et
Dignitas inibi principi- lis existeret pro uno Praeposito, qui illius caput nec
non quatuor Canonicatus, et totidem Praebendas pro quatuor Canon iris, ac duo
perpetua sine cura beneficia. gime Clericatus nuncuparentur pro duoliti&
perpetuis Bene-. ficiatis in eaden-t in sfibri et creari cupiebat , nec non
dabonis sihi a Deo collatis Praeposituram, ac singulos
Canonicatns et Pra.ebendas, nec non
singula Beneficia praedieta. pro Praeposito et singulis Canonicis ac
Beneficiatis praedi-- ctis et corurn vitae sustentatione suBicienter dotare, ne
eandem Parocbialein Ecclesiam in strueturis et aedificiis praedictis ampliare,
ac Domos inibi pro Praeposito, Canonicis,et neficiatis praedictis accomodas
construere, et aedifica-; re, seu ampliare, const•ui, et aedificari Tacere
proponehat , ae etiam intendehat, ad ipsins Marchionis instantiam, etiam super
bis matura inter eos deliberatione praeliabita, Vicarius videlicet haberis ad id
ah eodem Episcopo specialem ut asserebat potestatern illius vigore, ac Capi tul
um praedictum auctoritate ordinaria inter alias Parochialcm Eecicsiarri prae-.
dietim in Collegiatam erexerant, et in ea Preposituram , et Canon ieatus, et
Praehendas,nec non Beneficia supradicta pro eisrlem Praeposito, et Canonicis, et
Beneficiatis instituerant et ereaverant, nec non Plehem Sancti Andrae , ac
Sancti Xphori de Vidalentio , Beatae Mariae de Bosco , Saneti Gcminiani prope
Buxetum rurales eidem Praepositurae. perpetuo univerunt , annexcrunt et
ineorporaverunt , nec non Plebes Salice Joannis Baptae Altisvillarum,Saneti
Jetlia ni de Sancto Juliano, et Salice Petri in Cu rte Praeposituram n
uncupatarn, Sancti Nicola; de Castelletto, Saneti Spiritus de liurgo Saneti
Spiritus, Saucti•jounnis (le Mortaro, Sanctae Mariae de Spinis, Sancti Leonardi
de Malurnbris, Salicele Mariae Matris Domini , Sancti Joannis de Castroveteri ,
Saneti Georgii de Moneeellis, Sancti Gregorii de Spigarolo, Sancti Joannis de
Soartia, Sanctorum Gervasii et Protasii de Zibello, Sancti Petri de Ragazzola
Sancti Dorninici. Insulae de Bozardis , Sancti Viti (le Polesino Capitalo
praefato, ac Sanctae Àgathae (le Sancta Cruce, et Sanctae Agatite, et Sancti
Niculai de Buxeto, nec non Sanctae et Sanctae Valeriae de Olzia Episcopo
Cremonae pro tempere existenti subieetasdietae Dioecesis Ecclesias, ipsis tamen,
in prius ah Episcopi pro tempore, et Capituli, nec, non Plebitun Imiusinodi
superioritate et rnaioritate penitus separatis et segregatis, eidem
Praepositurae, ac illius Praeposito pro tempore existenti subiecerunt , et
supposuerunt , Episcopi pro ternpore , et Capituli praedictorum inribns alias in
omnibus semper salvis, pro ut in Instrumento publico ipsins Venturini Episcopi
sigillo munito desuper coldecto dicitur plenius continetur. Quare pro parte
(lieti Marellionis etiam asserentis quod Plebs Sancti A ndrae a tanto tempore
citra, cujus contrarii m ,moria hominum non existit Plehano, eé Parochianis, nec
non aliac Ecclesiae practlietae per plura tempora Rectoribus, canmerunt, pro ut
carent etiarn de praesen ti, ne illarum possessionnin , et irnrnobilium bonortun
magna pars per laicales personas occupata detinetur ; quodque Praepositus pro
tempore existens, ac Capitulum dictae Ecclesiae Salice Battitelo luci circa un
itarurn , et supposi tarum Plebis et Ecelesiartim eariondem, pure omnes in Terri
toriis sub temporali Dominio Dice Marchionis subiectis fundatae existunt,
reparationem, et p ossessionum, et bei-torturi Iminsm odi recuperationem
faciliter intendere poterunt, pro nt ipse Marchio ad id suas etiam partes
favorabiles addcre proponit; Nobis fuit supplicatuni ut Erec.tioni, Institutioni,:
Creationi, IJnioni, Annexioni, Incorporationi, et Separati°. ni, Subiectioni,ac
Suppositioni pracclictis,nee non omnibus aliis et singulis in (lieto Instrumento
contentis , et inde seeutis pro eorum suhsistentia firrniori robur Apostolica!:
Confirmationis adiicerennir; sibique,.ac succcssoribus suis Juspatronatus, ac
cligendi, seu nomi nandi personas idoneas ad Praeposituram a.c singulos
Canonicatus et Praebenclas nec non beneficia hit iusmodi,hae prima vice, et
successive cum illa pro tempore vacare contingerit perpetuis futuris temporibits
reservare, et concedere et al ios super praemissis opportune providere de
benignitate apostolica dignaremur. Nos igitur qui nostris potissinuim
ternporibus cultura praedictum ubique locorum ad .unguern intensis desideriis
affeetamus Marchionis propositum Imiusmodi plurimum in Domino commenclantes, nec
non attendentes quod ipsartun Plebis, ci unita= rum, ac snbiectarum Ecclesiarnm
maior pars, ut asseritur totali desolationi ci ruinae subiacerc videntur, licet
nonnnllae canini parva m ad praesens curaro habeant anirnarum, ac de praemissis
certamnotitiam non Itabentes, usmod i snpplicationibus inclinati, Diseretioni
tuae per Apostolica Seripia committimus , et inandarnus , quatcnus de praemissis
omnibus, et singnlis, me earnm circuinstantiis unhersis auctoritate nostra te
diligenter informes; et si per informationem liniusrn odi ea fiere vera
reperieris, super quo tuarn conscientiam onerarmns, posi:T.1am tibi constitit
quod praefatus Marchio Praepositnrae,Canonicatibus, et Praebendis se Beneficiis
pro Praeposito, Canonicis et Beneficiatis praedictis et eorum singulis
sufficientem dotem assignaverit, erectionem, nnionem, annexionem, incorpora
tionern, separationem, et subiectionem, ae omnia et singola in Instrumento
contenta, et iride secuta lininsmodi auctoritate nostra praedicta approbes et
confirmes.1,. Et insuper Ecclesiam Sancti Barato- Minaci praedictarn in
Collegiatarn erigas , et collegiali bus titulis, se etiam salubribus deeentibus
et honestis etatntis, Tute nubi pro Ecclesia Sancti Bartholomaci,et eultus
hujusmodi conservatione, statti et augmento, nec non Praepositi, Canonicorum, et
Beneficiatorum eortunclem vita et honcstate utilia, et accommoda Ibre,
conspeXeris auctoritate nostra praefata insignias , et decores , nec non in ea
Praepositurarn quae Curata et Principalis Dignitas sit, ut praefertur,ac quatuor
Canonicatus, et totidern Praebendas, nec non duo Beneficia praedicta pro uno
Praeposito, et quatuor Canonicis, ac (filobus Beneficiatis praefatis eadern
auctoritate danno instituas atque crees , et nahilominus si erectionem,
institutionem, ac alia praemissa per te vigore praesentium fieri contigua
auctoritate nostra praeFata statuas , ordines , et declares: Quoti Praepositus
tarnquani 9aput, et singuli Canonici dictae Ecclesiae pii ernia pro tempore
illius Paroelnanorum euram animarum gerere , ipsique lieti Beneficiati apud
praefatam Sancti Barth° tornaci Ecclesiam residere , et in ea Missas, nec non
nocturnas, et diurnas horas canonicas continuo celebrare, et illis inibi
interesse; si ugulorumque Canonicorurn et Beneficiatornm huDismodi intra annum a
die assecutionis pacificae singuloro m tune eis collatorum suorum Canonicatus et
Praebendae ne Beneficiornm hujusmodi ad. Sacerdotium se promoveri facere
delicata ac etiam teneantur; Et quoti. omnes, et singnlae oblationes quae ex
funeral i- bus, aut alias in dieta Ecclesia Sancti Bartholomaei pro tempere
provenient, et quae Praeposito, Canonicis, ne Beneficiatis praedictis ratione
Missarum, aut clivinorum ínibi gnomodolibet assignabuntur scx partes dividantur,
quarum Praepositus dnas, ae aequalí portione Canonici p•aedicti rcliquas quatuor
pere,ipiant; Quodque ipsi Praepositus, et Canonici Capitnlum facere , ci in
cottimi:mi sigillum , et Archi- vium , cacteraque
Collegiatae Ecclesiae insignia ad in- star aliarnm Collegiatarum Ecclesiarum
illarnm parti un babere et tenere valeant, alias iure cuiuslibet in omnibus
semper salvo; Praeterea Rolando praedicto Ecelesiain Sancti Bnrtbolornaei ,
illiusqueCapeilas et Altaria demo-. liendi , strrrtnrasque et aediiicia
ltuinsmodi arnpliandi , aliaque irriti Altaria et Capellas do uovo coostruenili,
seu domo bri, ampliati, et construi, ne dia per aliquern bermi A ìitistitern
gratiarn, et A postolicae Sedis communionem habeiitern, quern ad hoc elegerit
consecrari faciendi plenarn et liberano facultatem; nec non ad pleniorern rei
corroborationem Marobioni, ne Imeredilms, et successoribus praednitis
Inspatronatus, ne praesentandi eligendi seu nominandi singailns personas idoneas
ad .Praoposituram, et siv silos Canimicatus otPrae;Jendas,nec non Beneficia
lininsmolli hac prima vice, et successive perpetnis futuris temporibus , cum
simul vel successive vacaverint, ut praefertur, eadem auctoritate nostra
conceclas ; Plebem quotino Andreac, nec non Sancti Gerniniani, ne Sancti
Cbrist-opliori, et Sanctae M iriac, girar= omnium fructus, redditus , et
proventus veto llorenortzm auri secundurn commuriern existimationern valorem ann
num ut ipse Mar_ chic) asscrit non excedunt, cum omnibus inribus, et
pertinentiis suis pracclictae Praepositurae auctoritate nostra praedicta
perpetuo unitis, et incorpores , et anneetas , nec non alias subiectas Eeclesias
praedictas, illis prius a SI:Teet inaiori tato Episcopi, Capi tuli, et Plebinm !mins:modi,
ac illarnrn pro•tempore plebanorum separa tis anetoritate nostra praefata
Praepositurae, et illins Praeposito imitismodi subiirias et submittas , ito quod
ex nube Plebis Sancti A ndreae ne cedei! tilms voi decedentiblis singnlis ,
praerli,tarum Ecolcsiarinn unitarnm Rectoribils liceat Prac"- posito pro tempore
praedicto per so vei abiuri seu alios il3a•nin singnlornm possessionem
anctotitate propria appraebendore, ae ho insmorli carnai fi'nctus, et redditus,
et proventus in suos, ot dietae Pra,positurae nsus, et utilitatem convereite,
alicnins super Iree Vicenda minime requisita. Non .ohstantihiis Consti
tutionibus , Orclinationibus .Apostolicis , eaeterisque contrariis quibuscumque..
Volumus autem quod propter conlinnationem , et unionem , et scparationem
subiectionem praedictas , si illins vigore praesertim effeetura sortiri
contingat clictae unitae et separatile Eoclesiae debitis propterea non
frandentur oPsequiis, et anirnaturn evita in eis, quibus illa imrninet
nullatcnns negligatnr,sed nnitarum Ecelesiarum debita supportentur onera
consueta , et subjectne Ecciesiae huiusmodi in spiritualibus. et tempotalilms
salubriter clirigantur. Dat. Bononiae Anno incarnationis Doniinicac Millesimo
quadringentesimo trigesimo sexto, Nonis Julii, Pontilicatus nostri Anno Sexto
Questa e la seguente Bolla sono per me state tratte dalla Storia non pubblicata
delle Chiese di Busseto scritta dal Proposto Fabio Vitali mio zio. La Chiesa di
San Bartolommeo crede il medesimo che possa essere stata edificata circa l'anno
1336. L' autore di questa fu Oberto Marchese Pallavicino figliuolo di Monfredino,
di che non lascia luogo a dubitare un Brieve di Papa Urbano V. dato in. Avignone
il dì Ottobre dell'anno 1363, col quale alcune indulgenze ha egli concedute a
questa stessa Chiesa; ed in esso leggesi:
Dilectus Nobilis VirUbe•tus Marchio i4allavicinus cupiens in Ecclesia S .
Bsrtholomei de Buxeto Cremoncnsis Dioecesis, guani ut assernit canonico Funanvit,
et de multa Bonis ce rebus su is dotnvit, congruis honoribus frequentati etc.
Ella fu da principio Rettor'ia, ed ebbe cura d' anime ..Noi conosciamo della
medesima i seguenti Rettori. Imi nera Rogito r71 Vanni Del Fò dì, otto Giugno
1360 le seguenti parole si leggono. Dominis Donino Danni de Glandonilms Rcetori
Eeclesiae San-, Cti Bartholomei de Bussetti , et Dorino Pellogro Reetori
Ecelesine Sanciti Gregorii de Spigarolo. Di Don Michele de' Teporili altro
Rettore di San Bartolommeo nel 1363 troviam
memoria in quelle parole che si leggevano nell'antico Calice mentovato più,
sopra alla pagina 57. E di un terzo Rettore ci hanno serbata notizia due Rogiti
di Antonio Rubini Notaio Imperiale di Bargone, l'uno del 5 Febbrajo 1388,
l'altro del 16 Aprile 1395; nei quali si legge,
Presentibus Dominis Donino Rolando de
Doctis Recto- re Ecelesiae Sancii Bartholomeíde Busseto et Presbitero
cobino Rettore Ecelesiae Saucti Aliehaelis de Roncolis
L' ultimo Rettore fu Niccolò Tuzzi dal 1424 al 1436, nel quale anno fu eretta la
Prepositura, ed esso fu anche il primo Preposto. Mlalamente adunque scrisse
Ranuzio Pico seguitato dal Bordoni che nel 1386, allora quando fin
a Busseto il Corpo del E. Orlando de' Medici, non era per anche stata edificata
la Chiesa di San Bartotommeo, e che la parrocchiale di un tal luogo fu in quel
tempo la Chiesa di San Niccolò. Se questa fu tale giammai, ciò dve essere stato
assai più addietro, ed avanti l'edificazione di quella di San Bartolommeo.
II
Altra Bolla dello stesso Pontefice data in Roma il dì 7 Dicembre del detto Anno
1436, colla quale al Preposto di San Bartolornineo di Busseto è Conferita
perpetuamente la giurisdizione Archidiacono, sulle Chiese tutte stendentesi al
medesimo suggettate nella precedente Bolla.
Eugeniuss Episcopus servus servorurn Dei . Diletto fallo „Ascii ipresbitero
Ecelesiae Sanati Martini in Olzia Placentinae Dioocesis salateli et Apostolicam
bene,dictionera• Ad exequeudron rastoyalis Olfitii debitum studiis attendentes
assijais, eireurn Ecriesiarum quarum Nobis, licet immeritis, Cara getieraiís
imminet, et ecelesiasticarum fidelium perhosiaritin quarundibet statura
salubriter dirigendun sullicitudinis nostrae partes irnpendirris, ipsisque
Ecclesiís et personis sic provideri cupimus, ut a noxiis pr.servatao novis
iugiter perGe,iant inereiriantis. Du•ium siquidein pro parte Dilecti finii
Nobilis Viri Ralandi Atirchionis vicini , ac Demi ti C t.,tri
13.tx- :ti (3,..,l..,,Leebsis Nobis exposito, quoti oliai A atonins <1,!
Aloardis Prior, Sanati IN scolai .da V•trzi.uh, per rern solitnin gub
eduniacem,i,, Ordidnec non Viearius Vanera; I1s P•atris
Ventnriai Episcopi CCITIOille ìu spirituabbus gettarabs, ite. C ipitulum
cremouense pro ride quo i in dirto Castro unica dumtaxat Paroebiahs Ecelesia sub
vocabulo Satieti Bartbolornaci fundata Forte, et ad Mins Rectorem pro tempore
existentem omnium et siugulortun ipsius Castri utriusque sexns babitatorum et
ineolarum qui plica minia numero erunt A nimartim cura pertìneat, seu pertineret,
quodque oh exignitatem et arrti structurarum, et aeddieiorrim ipsius Eeclesiiw,
talitam suseipiendam multitudtnem ditti habttatores et b:colae in Missis, et
aliis divinis audh•ndis
plura et diversa susreperant, ac quotidie suscipiebant iticornmoda, ac
ctiam menta.; ac attendentes quod dietus IVI Archio Eelesiain praekttam in Coli
giatain erigi, et in rra Prav.,situtram quae curata, etinibt Dignitas
principalis existeret Praeposito pro tempore, qui illins caput esset, nec noti
cpiatuor Canonicatus , et totidem Prae bendas pro quatuor, et duo perpetua beth>ficia
siile cura (finte elericatru; no ncuparentur pro duobus perpetuis beneficiatis
institni , et creari cupiebat, nec non de boais a Deo san collatis Praeposituram,
Canonicatus, Prambendas, ac benefichi praedieta suffteienter dotare, ac canidem
Ecelesiarn in buiusmodi structuiris, et aediticiis ampliare., domos (moque pro
Praeposito, Canonicis, ac heneficiatis praedirtis aceomedas ibi consti-nere et
aedifieare, sen ampliari , construi, et aediricari lacere proponebat, ad ipsius
instantiarn, etiam 9 ttper bis matura inter ees cleliberatione praehabita,
Vicarius videliee t babens ad id ab codern Episeopo
asserebat, potestatern illius vigore, ne Capitulurn praefatum auctoritate
ordinaria Ecclesiam praedictam in Collegiatam erexerunt, et in ea Praeposituram
, Canonicatus, et Praebendas, nec non Beneficia huiusmodi pro dictis Praeposito,
Canonicis, et Beneficiatis instituerunt, et crea.verunt, ac Plebem Sancti
Andreae, nec non Sancti Chri stopb ride Vidalentio, ne Beatae Marine de Bosco,
ne Sancti Geminiani prope Buxetum rurales eidem Praepositurae perpetuo univerunt
, annexeru.nt , et ineorporaverunt , ae Sancti Io. Baptae. Altis Villarum,
Sancti de Saneto Inliano Plebes, ac Sancti Petri in Carte Praeposituram
nuncupatam, nec non Sancti Nicolai de Castelletto, Sancti Spiritus de Borgo
Sancti Spiritus, Sancti loannis de Mortaro, Sanctae Mariae de Spinis, Sancti
Leopardi de Malutnhris, Sanctae Mariae Matrìs Domini, Sancti Ioannis de Castro
Veteri ; Saneti Georgi de Munticellis, Sancti Gregorii de Spigarolo, Saneti
Ioannis de Soartia, Sanctorum Gervasii et Protasii de Zibello, Sancti Petri de
Ragazzola, Sancti Dominici InsuIae de Bozardis, et Sancti Viti de Polesine
Capitulo praefato, au Sanctae Agathae, ac Sancti Nicolai de Bnxeto, nec non
Sanctae Trinitatis, ac Sanctae Valeriae de Olzia Epi-. scopo Cremonensi pro
tempore existenti subieetas dictas Cremonenses Ecelesias, ipsis tamen prius ab
Episcopi pro tempere existentis, et Capitali, nec non Plebium huiusmodi
superioritate, ne maioritate penitus separatis, et segregatis, Praepositurae
atque Praeposito praedictis subieceran t et supposnerant, Episeopi pro tempore
existentis, et Capituli praedictorum Inrihus alias ín omnibus semper salvis' ac
subiuncto, quoti Plabs Sancti Andreae a tanto tempore, (mins contrarie memoria
non erat Plebano et Parochianis, nec, non aliae Eeclesiae praedictae per plura
tempera Rectoribus caruerant, pro ut carebant tune, ne illarum possessionurn, et
inunobilium bonorumm, magna pars per hicaIes pe.rsonas occupata detinebatur;
Quoclque Praepositus praefatus, et eius Ecelesiae Sancii Bartholorna,íi
Capitulum circa ipsarum unitarurn, et suppositarnm Plebis ac Eeelesiarum quae
omnes in territoriis temporali Dominio dicti 141arellionis subieetis erant ,
reparationem , ac posseseionum , et bonorurn huiusmodi recuperationem faciliter
intendere poterant, pro ut ipse Marchio ad id etiam suas favorabiles proposuerat
addere partes. Nos tibi per alias noStras literas dedhnns in mandatis, Alt de
praemissis bus, et singulis,ae eorurn ciscumstantis uni versis auctoritate
nostra te diligenter informares., si ea per informationerri huiusmodi fore vera
reperires, postquam tibi constaret quod praefatus Marchio pro Praepositura
Canonieatihus ac Praebendis ac benefici is praedictis sutrieign tem doterrì
assignasset, erectionern, unionem, annexionem, incor porationem, separa-, tionem,
ci subiectionem huiusmodi , ci rode seentn auctoritate nostra praedicta in
Collegiatnm crigeres et Collcgia.. bus titulis certis tunc expressis , modo et
forma insigni:- des, nec non et in ea Praepositnram, quae curata et prin.
cipalis dignitas esset, ac Canonicatus, Praebendas, nec non Beneficia praedicta
creares, et institueres ; praedieto queque Marchioni, suisque successoribus , et
hereclibus tua Patronatus, ae praesentandi, eligendr, seu nominandi singulas
personas idoneas ad Praeposituram , Canonicatus , et Praebendas, nec non
Beneficia huiusmodi , et prima vice, et successive perpetuis futuris ternporilms,
crini simnl, vel Successive vacarent, eadent auctoritate nostra concederes ac
Plebem Saneti Andreae, nec non et Sancii Gerniniani, Sancti Cristophori,
etSartrtae Mariae cum omnibus luribus, et pertinentiis snis eidem Praepositurae
perpetuo un ires incorporares, et anneeteres , aliasque subieetas Ecelesias
praedictas, illis prin's a superioribus, seu snperioritate maioritate Episcopi
et Capituli Cremonensis, ae Plebium huiusmodi, et illorum pro tempore Plebanorum
separatis Praepositurae ac Praeposito huiusmodi perpetuo subiiceres, et
submitteres, nonnullnque alii etiam tunc espressa exequereris, et faceres, prout
in ipsis litteris plenins continotur. Onlyl autern sicu ti exhihita nobis super
hoc pro parte praedicti Marcir ionis poncio continehat, nundurn ad executionern
litterarnm processeris, et tarli aliquae ex praeclictis, guaio etiam. aliae
parochiales, nec non et sine cura, et rurales E•tclesiae in plerisque aliia
Castri;, Villis, et Locis ad ipsum Marellionem speeta o ti hus consistente&
partirn di ruptize partii!, vero ad Fui ;la m disposi tae shit, ac Rectoribus
simil iter earuerin t, ut et carini ct p•itedietns Marchio illas ex eis,de i pri
hus sibi rnagis o portunum videllitur,et ci nfinistraverit, si sibi, ne suis
haeredihns, ac successoribus etiam lus pail onatus earuna, et praeseutandi
personas idoneas iu aectores ad il I as doni pro tempore v icaverint, perpetuo
reservetur, ci conceda de huiusmodi honis.suis in carina et structuris riparare,
ci ad clecentern sta tu ci teducere, aliaqne multiplieiter meliorare propormi
Curnque etiam in omnibus piaedietis Ecelesiis per Episcopos Cr,nnanenses, autea
fuerunt propter guerras, viarir nque discrimina, et innundationes flruninis Padi
ter Cvitatem Cremonae clietaque Castra, Villas, et loca decurrentis visitatiouis
Oniurn, 'Tuo tamen plurimum indiglernni, et indigeot a nutitis retroactis annis
impensiun non fuerit; oh easdem quoqiie enusas pro Chrisinnte Inibendo de
praedietis Castris, Villis, et locis ad eamdem Civitatem difficilis patea t
accessns, ac Praepositi ipsins Ecelesiae Sancti Bartholomani qui pro tempore
erunt, si eis inrisdictionis al ienius a l ai iicu In a trihneretur esse possen
t ad cominendabilemilireetionein, suiturnque meliorem (lieta rum Ecelesiarn m,
earnrnque persoini raro maxi me protrattiti; Ner non dilectirs Filius Nicolaus
de Tutiis Monachus Monasteri i Sancti Lan rentii Cremonae Ordinis Sancti
B.nacclieti, qui ut asseitur ordinein Episeopornm expressè professus extitit, ac
Venturini Episeopi praedicti, suique Ahhatis liceritia dictarn Ecelesiarn Sancii
Bartholonmei per duodecimi annos, vel circa, lauÚabíliter rexit, et regit ad
eius gubernationem utilis idonens esset, ipsiusque solertia in spirittudilms et
ternporalihns illa suscipere rnercatur: Pro parte dicti Marchio,. nis Nobis fuit
humilitcr supplica turn ut super his opportune providere de benigni tate
apostolica diguaremar. Nos itaque Imiusmodi supplicationihus inclinati
Iscretioni trine per Apostolica scripta manclamus quatenus ari execntionem
nostrarurn li tterarurn procederei, si vocatis qui fucrit vocandi praernissa
postremo nobis exposita repereris veritate submitti, post cxecutionem praedictam
, si illam feceris , ipsis Pracpositis Architliaconale Las , et auctoritatem in
Ecelesias, Canonicos, et personas hniusmodi praesentes et fn turas perpetuo
conceda s.. et attrihuas, et transferas in tosclern, ipsiscple colrli-n.1cm
Castrorurn, Villariun, ci Loco- rum dist•ietus, quod limitilms prnefigns, et
assignes ; decernendo , quod dicti Praepositi ratione ho insmodi Inris EccIesias,
Canorticos, et personas praeilictas visitare, et ea guai reformationis inibi
minislario indiguarint reforrnare , ac praedictos Carionicos , et personas, si
ct pro ut coroni excessus, nec non ennonicae Sanctiones exegérint etiam
quihuslibet Ecclesiasticis, Tizae pro ternpore obtinnerint beneficiis privando
et muovendo, nec non aliis congruentibus viis, et rnodis corri;;,,ere et
coercare , illarninque causas audire, terminare, et definire, nec non omnia ahi,
et sinquae Locorum Archirliaeonis de Tare cornpetunt, quod ad ipsam
Iurisdir.tionrm intra praefatos limites , et distrietus exercere , facere, et
exequi possint; nec non praefitis Personis ut quoties eis videbitur ah aliis ad
quas commode, et sine periculo accedere potermii rivitatibus et canini
Praesulibus ipsurn Chrisma recipere valeant auctoritate, nostra indulgeas
mennorat:A, Eandem vero Praeposituram,.eniuscrunque etiani annui valoris eius
fructus,redditus, ci proventus tune fir.erint cuoi annexis Iminsmodi, ac omuihus
aliis suis ius, et pertinentiis ipsi Nicola() auctoritate nostra praefata
eonferas, et assignes inducens per se, vel alium, vel alios eundem Nicolaum,
recepto prius al) eorum et Romanae clesiae nomine fidelitatis dcbitae inxta
Ibrmarn,tquam sub. Bulla nostra mittirnus inclusam solito ittramento:ipsum vel
procuratoreinsuum et eius nomine in corporalem possessio-, n2in Praepositurae,
ac defendens inclucturn, arroto exinde quolibet detentore, ac faci,.ns ipsum
Niculanni, vel dictum procuratorem pro eo ad Imiusrnodi Praepositurarn, ut moris
est adinitti, sibique illius fractibus, redilitibus et proventilms Iaribus Ct
obventionibus universis integris respondere, con tradictores per censurata
ecclesiasticam appellatione postposita compescendo , et nihil ominus Ius
patronatus, et praesentandi illis ad quos institutio pro tempore pertinebit
singulas personas idoneas in Reetores tam. Sancti Spiritus, Sancii Petri in
C.airte, Sancti luliani, Sanai loannis Altis Villarum, Sanctae Valeriae, et
Sancti Viti praedictorum, quorum cuinslibet fructus, redditus, et proventus
sexdociirt ducatortun auri sem:indi:un commulierni existimationem valorem annnum,
ut idem Marchio etiara asserit non exceduat, gitani etitun quarturneunque
aliarurn Ecclesiarum praedictaruin, quas Marchio, aut Haeredes vel successores
praefati reparare, ac pro eorum. Rectoribus sutlimenter dotare, et alias
meliorare voluerint, et melioraverint, ut praefertur, super quo tuam
conscientiam onerarnu.s eadern auctoritate nostra reserves, pro tempore Episcopo
existenti , ac cremonensi Capitalo fare huiusmodi, et cniusmodi alterius alias
in omnibus semper salvis. Nos insuper cani eodem. Nicola°, ut ipsam
Praeposituram, si cibi vigore praesentium eonfiratiir recipere, et retinere
libere et licite valeant anetoritate Apostolica tenore praesentinm de speciali
gratia dispensarmns, non obstantibus quod ipse Nicolaus ditti Ordinis Professor
existit, ac fel. record. Bonifatii Papere VIII. Praeclecessoris nostri, in
quibus cave- tu, ne quis extra suam Civitatem et Dioecesim visi ,in certis
exceptis casihns, et in illis ultra unarn dietam a fine suae Dioecesis ad
iudicitun cvocetur, seti in ludices a Sede Apostolica deptitentur extra
Civitatem et Dioccesiin, a quibus deputati fucrint contra quoscunque procedere
sive alii, sive aliis vices suas committere praestunant, et aiiis Apóstolicis
Constitutionibus, et ordinationibus nec non Monasterii, et orclinis
praedictorurn iuramento confirmatione apostolica, vel quavis alfa firmitate
roberatis, statntis, et consuetudinibus, ac omnibus illis qui in dictis literis
non obstare volumus, ceterisque contrariis quibuscumpie, aut si aliquihus
communiter vel divisim a dieta sede sit indultam, quod interdici suspendi, vel
excornunicari , seti extra vel ultra certa loca ad iudicium evocarì non possint
per litteras apostolicas, non facientes plenam et cxpressam de verbo ad verlunn
de Indulto lutiusmodi mentionem. Dat. Romae Anno Incarnationis Millesimo
quadringenl:esimo trigesimo sexto, septimo Iclus.Xbris Pontificatns Nostri anno
sexto.
Una delle antiche e nobili Famiglie di Busseto fa già quella dei Tuzzi, estinta
non è gran tempo nella persona di Alfonso Tuzzi fratello di Cecilia Tuzzi avola
mia paterna, da me conosciuto da fanciullo. Derivò questa da quel Nicolò Tuzzi
mentovato nella presente Bolla. Esso fu originario di Borgo San Donnino, e un
Donnino gli fu padre. Essendo ancor laico ebbe moglie, ed a lui nacque un
figliuolo dal nome dell'avo chiamato Donnino, onde i Tuzzi di Busseto. Poscia si
fece Monaco di San Benedetto, e passò indi a governare la Chiesa di San
Bartolommeo prima in qualità di Rettore, poi di Preposto. Abbandonò questa
Prepositura nel 1448, allorchèf u fatto Priore di Santa Giustina in Ferrara. Ma
nel 145o fu nuovamente eletto Preposto della Bussetana Chiesa, la quale non era
per anche stata provveduta, e ne fu di nuovo investito coll'anello dell'oro dal
Vicario del Vescovo di Cremona, come leggesi istrumento rogato da Jacopo di
Soresina Cancelliere Episcopale il dì 9 di ottobre del detto anno 1450, morì nel
1458. Io ho tratte queste notizie dalla sopra citala Storia, del Preposto
Vitali, nella quale la Serie dei Preposti di asseto truovasi descritta. i nomi
dei quali mi è piaciuto di qui recare, e sono i seguenti.
Nicolò Tuzzi Donnino de' 1"; MCbi, .1.•
tolcm nn o ce' L c.rraz: cui, G io . ri opio.nerni eri Farmigia«.o, Agostino di
lifassaria,Gioronn de' tuoni, Gioca:rrri oro !?accusino , Giovanni de' «Passeri
di Andr, a de' Vaghi narmig'ono. .Agosiiro de' Vaghi frati,11,i pr,?cedenta.
Ja•opo de' Vaghi fratero degli anzidetti. .Feancro de' Marchesi PQM:vicini
fglitiolo di Cr: stuforo .vigr.or di russe/o. &mete Pallneìrino fratello del
suddetto, Giulio Pollaeicino de' Marchesi di .Polesine, Paolo «Ettore de' Conti
Pentii d; Pincrazo, Bernardino Grossi di
fo. Il7assim Nano Mai ai llusseio, Iaitanzio Vitali di T'asseto. Carlo Fu.,t,rio
di Pussria, TeodO sin _And rosini di Sol‘'). Marco rogaroli Borgo ,s'ait Donnino,
Lorenzo Beretia di .Busseto, Pietro Stecconi di Busseto, Pietro ./Into•io de'
Conti Civoni di sarzana, Girolamo de' Conti Anguissoln di Piacenza, Pietro Viali
di Busseto, e Fabio Vitali pur di Busseto e della stessa famiglia del
precedente.
III
Lettera di Mons. Cesare Speziani Vescovo di Cremona al Preposto ed a' Canonici
di San Bartolommeo di Busseto, nella quale per la volontà suprema di Papa
Clemente VIII. egli dimette la cura della Bussetana Chiesa, scritta nel 18
Febbraio dell' anno 1603.
Molto Rev. Sig.ri
L'effezione che ho sempre portato a codesto Rev. Capìtolo, al Clero, ed al
Popolo tutto mi fa sentire qualche tenerezza d'amore nella dismembrazione che
sua santità è stata servita di fare di codeste Chiese. Contuttociò sapendo che
sua Beatitudine non si è mossa se non con santo zelo a questa risuluzione,
un’acquisto prontissimamente alli comandamenti suoi, massime vedendo che le
Signorie Vostre avranno il Vescovo loro vicino più, e senza dubio molto
migliore, e più zelante che non sono io, se bene noti già nè più onorevole, nè
più pronto a metter la vita e quanto ho per la salute di codeste Anime, di
quello che sono stato io sempre. Si rallegrino dunque, ed insieme si consolino
del nuovo Prelato, e gli prestino l'obbedienza e riverenza che conviene, così
per li molti suoi meriti come per quello dell'obbedienza che, tatti dobbiamo al
Santo Vicario di Dio in Terra; e dicendole che qui si finiranno lo cause
incominciate senza pigliarne, alcuna nuova, poichè cosi è di ragione fo fine, e
caramente saluto tutte le Signorie Vostre, con tutto il Clero e Popolo, quale
prego Dio Signore che benedica, e prosperi felicissimamente. Di Cremona li 18
Feb. 1603. Delle Signorie Vostre Molto Reverende Come Fratello Amorosissiino C.
Vescovo di Cremona.
(Di fuori) Alli Molto Reverendi Signori Il Preposto
e Canonici di Busseto.
L’originale
di questa lettera di Mfonsignor Cesare Speziani Vescovo di Cremona, onde la
molta affezione traspira che esso portava a questa non ultima porzione della
fioritissima sua Diocesi, è tuttora, conservato nell' Archivio Capitolare dl San
Bartolommeo. Di questo stesso Vescovo è farla menzione nella iscrizione che
scolpita in in marmo trovasi sopra la porta della Chiesa de' Cappuccini fuori di
Busseto da lui conseerata nell' anno 1600, e che mi è piaciuto dì qui recare.
SS. GEMINIANO ET FRANC. TEM
PLV HOC DICATVM CAESAR SPE
CIANUS EPISC. CREMON. BUXE.
TI VRBEM PAGOSQ. SIBI IN SPVA.
LIB. SVBJECTOS VISITAS SOLE
NI RITV CONSECRAVIT ET X.L.
DIERV INDVLGENTIAM AN
NVA CONSECRAT.
DOMINICA
QVARTA OCTOB. PIE VISITAN
TIB'. CONCESSIT XII. CAL. NOV.
MDC. MAXIMIANO MAIO.
BVXETI PRAEPOSITO
IV.
Memoria della venuta a Busseto dell' Imperadore Carlo V. nell'anno 1533.
Nota
che lo serenissimo imperatore ritornando de ungaria a casa àopravene che alogiò
qui in Buxeto e per sua solla benignità ha creato questo castello in cittate,
passsando dico a di. 4 de marcio a hore 22 et allogio un dì et una nocte e per
perpetua memoria ellese cavallier spron d'oro chiamato hestor P.no et in cassa
nostra alogio 4 lancichi nechì et la dove il magistro teneva scolla el ducha de
la guardia de essa Maesta. Cesarea alogio anchor lui et hera in la ditta citta
alogiati anchora lo ducha de millan et lo ducha de savoja et ant. da leva et da
poi partendosi sen ando in alexandria dove nui havesimi li prouillegi.
Più
anni addietro fu per me tratta presente memoria da Certo libro a penna allora
conservato nella Libreria de' Minorì Osservanti di Busseto, scritta in esso da
antica mano. Bene vero che avendo io alcun tempo appresso riveduto quel libro
non ve l'ho più, trovata, essendo stato tolto via non so come quel foglio in cui
ella trovavasi. Qual'Estore Pallavicino in essa nominato fu de' Marchesi di
Pellegrino, la cui famiglia in qualità di privata abitava allora in Busseto,
estinta qui solamente nel principio del passato secolo decimo ottavo. E per que'
privilegi de' quali è qui fatta menzione si deve intendere il Diploma Cesareo
posto al numero seguente.
V
Diploma di Carlo Quinto Imperadore il quale dichiara Città Busseto, dato in
Alessandria il dì, ventiquattro di Marzo dell'anno mille e cinquecento trentatrè.
CAROLUS QUINTUS
Divina favente clementia Romanorurn Imperator Ang,nstus , ac Rex Gcrinaníae,
Hislianiarum utriusque, Siciliae, Hiernsalem, Ungaria.e, Dalmatiae, Croatiae,
Insularum Baleanurn Sardinae, Fortunatarum , et Indiarum, ac Tcrrae firmae,
Maris Oceani ecc. Archi lux Austriae, Dux Burguncliae, Lotharingiae, Brahantiae,
Liniburgiae, Lue,emburgiae, Wiertembergae etc. Comes Habspurgi, Flanclriae,
Tyrolis , Arthesiae , et Burgundiae. Palatinus Hannoniae, Holandiae, Zelandiae,
Fcrrcti, Kiburgi, Namurci, et Zutplianíae, Landegravius Alsatiae, Marchio
Burgoniae, et Sacri Romani Jinperii etc. Pri nceps Sveviae etc. Dominus Frisiae,
Melinae, Salinarum, Tripolis, et Mecliniae etc. Ad futuram. Rei memoriam.
Recognoscimus, et notum facimus tenore
rraesentiurn universis. Consuevinms pro nostra Clementia in primis Sulditortun
nostrorum erga Maiores, et Predecessores
nostros, ac Nos, ct Sacrum Romanum Imperium.
Fidem et Officia dignis nostrae Liberalitatis nartnerihrit prora segni; quò et
ipsi tanto diligentins et ridelins i,i hitiusmodi fide et observantia sincero
amore constanter perseverent, et aliis erga Principes snos ad canclern
ohservantinin stahilien.s dare exem pio sin t, a tq ne incitamento. et1131 i
taciti e nostri, et imperli sacri fid..sles dilecti Dai versitas, et Ineolne
Custri Bnxeti pracclara suae devotionis ae risici erga Divoe Ps•neciecessores
nosts•os oncia exhilmerint, unge etiain apeciajibus Privilegiis ah eisdem donar'
obtinuerunt; Et Nos nu per posi: stabilitam a novo ( Deo auspice) Italine pacem
isthae transenntes pinribus otliciis proserinuti sint.
Quihns €0111111 auimos, ac volnntatem ari inserviendurn Nobis, ci; sacro Imporlo
clare perspexinuts. Dignum, decensque
noti: praefatorn m Praedecessorum nostrorum exemplo candem Universitatern,
et locum .Buxeti publico Ornamento, e.t gratiae nostrae dono decorare. Motu
itaque proprio, ex certa nostra scientia, animo deliberato. Sano Proeerum
nostrorum accedente consilio, et de nostrae Iniperialis Potcstatis plenitncline
supradietis Hominihus, et liane speeinlem gratiam recimus, et praenarraturn
Castrnm Buxeti in Civitatem creximns, ne titulo et nomine Civitatis insignivimus,
prout tenore prnesentinin facimus , erigimus, et insignii-11ns cura in re
authoritate mnrorurn , -roSsarum , turristm, et vallortnn. Dan•es eis•ern
Iilenlis et Universitati auctoitatem, et baliarn pro corum
Cal2SiS Notaios puhlicos, seti Tabelliones, et Didices'et.dinarios, rine
Officiales et Ministros, qui suflicientes et idonei filerint, et per Deputatos
ab ipsa. Gomma nitate, sei Magistra tu eiusclem Civitatis., nec non statista
mnnicipalia, atque empia itira, privilegia, praerogativas, libertates, exemptio
nes, dignitates, bonores, praeeminentins,iurisslietiones cp.m mero et mixto
impecio, et alii. cnunia gime reliquine Civitntes praesertim eiusdem Regionis
habent, et babere possunt et solent.
Segregantes etiarn , ct.Separantes , ac eximentes eandem Civitatern Bnxeti
abomisi Tuisdictione albirum Civitatum. Decernentes , et boc Imperiali Edieto
statuentes, ut ex nulle in antea huiusmodi titulo, ac nomine Civitatis dici, et
nuncupari ab uni versis et singulis cuinscumque conditionis, status, gradus,
dignitatis, et praeminentíae existant , ac omnibus et singulis iuribus,
libertatibus, praerogativis, inrisdictionibus, et aliis antedictis liti, fruì,
et ganch-e possint, et debeaut nbique in ospitihns Conventibus, Sessionibus,
Congregationtbus, nec non Actibus, et Osficiis absque.omai coatriulictione, et
impedimento, et non obstantilms quibuscuntine Legibus, iuribus, Consti
tutionibus, et Consuetudinibus, altisque in con trarium facientibus
quibusearnque. Quibus omnibus et singubs Motu, seientia, auctoritate, et
potestate supradietis derogamus, et derogatum esse volumus, ctiam si talia
essent de quanta oporteret fieri metrtione sn specialem 171 pplentes eadem
auctoritate Caesarea, et ex certa nostra scientia omnes et quosc,turt que
defectus tam imis quarti facti et solemnitatum omissarum. Si qui in praemissis
qnovismodo intervenisseut, iNostris tnmen, ci Itnperii Sacri, ci aliorum luribus
semper salvis, Et ut Cives praenarratae Ci vitatia Bnxeti se lutheriori grafia a
nobis affectos persentiant, ipsis pro ornali-tento etnte,:tssae dignitatis
Antiqua eiusdem Civitatis Anna et Insiguia, scilicet Sentimi secunclum
latituilinem in dans partes divi- sum. Quorum inferior in Campo azurei sive 'caelestis
coloris Arborem Buxum Ciuffi radicibus trittico, rami;, et folliis naturalis
coloris Superior vero in area aurei , sera crocei coloris Aquilani nigram unius
capitis, cauda, et alis expansis, protensis pedibus, rostro aperto, ct in
anteriorem partem converso. Quod quidem una cum crurilats aurei sive crucci
coloris existat; non modo cotdirmanda, Ver11111 etiam additione nostra
melioranda chiximus, prosit tenore praesentinm auctoritate nostra Caesarea
coidirmamus, et meLora reddimus. Dantes et concechmtes eisdern Civibus, in
pretore Aquilae in sento parvo albi, seni argentei ais C.ruccrn rectam coloris
az,urii, sive caelestini, et supra Caput Aquilae coronarli ex auro, quemadmoclum
pormi in medio yaesentinin cleyieta sunt,,graenaTcatis entità. et .N.1111)5
aùàeire., et
e,um 11115 ex mine in antea &Urine et terrarum in omnibus et singulis
bonestis clecentibusque actibus, et expeditionibus, tam ioco einem serio in
beillis, praeliis. vexillis, tentoriis, nec non in coroni Signetis, Sigiliisgne
quihus posthaci usuri sunt. Qiine quidem sigillum et signetum autentica fore, et
tene. ri debere decernimus, et eis, nec non ornnilins literis et Instrnmentis
sub eisdern expecliendis, et edendis plenam, et indubitatam tìclem adlliberi
debere decernimus, aliis tamen instrumentis, et litteris sub corum pristino
sigillo editis nibilominns in suo robore duraturis deferre et gestire, ac illis
liti, fruì, •et gaudere possint, et valeant, et non obstan-, fibus ìn contrarium
facientibus quibuscurrique• Mandamus) et serio precipientes omnibus et singulis
Principibus, tam Ecclesiasticis r71.1am Secularibus, Archiepiscopis, Episcopis
Ducibus, Marchionibus, Comitibus, Baronibits, Nobilibus,
Clientibus, Capitaneis, Viceclotninis, AcIvocatis, Praefectis, Procuratoribus
Officialibus, QueStoribus , vinm Magistris , Judicibus, Consulibus , Heraldis,
Armo1•nm Regibus, Caduceatoribus, Civibus , Communitatibus, et denique
omnibus nostris , et Imperii Sacri subclitis, et fidelibris dilectis
eunisci-inique gradus, status, aut condítionis fuerint, Quatemis praedictos
Cives, et Incolas Buxeti, Eormnque successores huinsmoch nostra concessione , et.
ercetione, nec non omnibus privilegiis, lionoribus, pracemìnetiis, prerogativis
antedictis, una cum huinsmodi melioratione, et additione Armorum quiete et
pacifice uti, frasi, et in eis permanere sinant nec in ipsis pio- • vis modo
dirette, vel indirecte perturbent, impediant; vel molesten t qu a terms gra ti a
m nostriarn charani habeant , et praeter nostrani, et Imperii Sacri
indig-nationem gravissimani paenain quinquaginta marcharnm ami puri totics
quotics contrafactuun fuerit irremissibiliter incursuri. Quarum k.CM1.D
V.Wge.l.k% BUIACC°:ni11)1/3 dam incurrere formident. Harem testimonio litterarum
manu nostra subscriptariun, et Sigilli Nostri Caesarei appensione inunitarum.
Dat. Alexandriae die vigesimo quarto Mensis Martii, Anno Domini Millesimo
Quingentesimo trigcsinio tertio. Imperii Nostri Decimo tertio, et Regnorum
Nostrum Decimo ottavo.
(di propria mano dell' Imperadore)
CAROLUS
(di fuori )
Ad Mandatum 'Caesareae
Et 1/Westatis pro9dunt..
Io. Bernburger.
L'esempio
di questo Diploma è stato tratto fedelmente dall’originale che nell'Archivio del
Comune è conservato in Busseto. Esso fu, qui recato da Baldassar Mari, che in
Alessandria il ricevette dall'Angusto Monarca, avendolo colà seguitato nel suo
partirsi da Busseto nel Marzo del 1533. Questo Mari è quel medesimo di cui è
stata fatta menzione più sopra, e della cui mano sono gli estratti recati al N.°
XI. Una tale famiglia è oggi in Busseto estinta, come l'altre tutte quasi che
furono in passato l'ornamento e lo splendore di un tal luogo.
VI.
Memoria della venuta a Busseto di Papa Paolo III. e dell' Imperadore Carlo V.
nell'anno 1543.
Dil
1543 a di 24 Zugnio Vene papa Paulo Terzo a bux.to a parlamento Cum Carlo quinto
Imperatore di roma e Cum il Imidiam Imperiali nostro Fisco. Rcliquanl vero
partera
papa. Vi licra. n4 Cardinali 1.7.scovi Sig
grntilorninì Une ri.'grandecum sua M.tà hipPrialledri•ha di reara il
ducha di mantova it princip li piemoute. &hitt ferando gonzagn, il inarelits..:
del git.;A., 2J iute' T ,rnpo governatore del stato di indiano, il duca otaria
fern !sso e madama filiola del Inímratore. Vi li..2rd puoi Uno. n." Io-- finito
di gentilumini e signori e duchi ùi -,pis;.:,ria fi•R li altri il …
Non è qui scritto di più. E dopo uno Spazio di poche linee, che non furono poste
giammai, seguitano della stessa mano quest’altre.
Secondo che fu dito dapuoi fu tratato di far duchi di parma e di piasenza
Piero-aloysio farneso filiolo di Papa Paulo Terzo. E cosi adi . . di aug.to fu
Creato Ducha de dete tere.
Un vecchio libro posseduto già da un ramo della famiglia nota oggi estinto
truovasi presso di me, nel quale dall'anno 1553 al 156o furono, notati diversi
affari domestici. Ed in alquanti fosti del medesimo è anche stata fatta Memoria
dì alcuni storici avvenimenti seguiti in quel tratto di tempo, o poco prima. Di
tali memorie, una si è la qui recata. Ella fu già da me inserita in certe
memorie storiche di Busseto che io dettai frettolosamente sin nell'anno 18o3, le
quali potrei forse alcun giorno ridurre in miglior forma. E conciosiachè di tale
mia opericciucola alcuni esempi si truovino in mano di diversi, dall'un di
questi tratta, comecchè non apparisca, fu ella pubblicata dal dotto Autore della
Serie de' Vescovi Cremonesi senza mia saputa e non troppo accuratamente. Nel
numero 24 assegnato al giorno della venuta, in Busseto di Papa. Paolo III, e
dell' Imperadoe Carlo V. ha errore; e fuor di dubbio era da dire si. Intorno a
che è da vedere quello che mi è piaciuto di scrivere dietro alla Relazione
Parmigiana recata più, sotto al N.° VIII. Similmente per errore leggesi qui
nelle ultime linee l'anno 1546, quando dir doveva 1545. Perciocchè fu appunto
nel di 19 di Agosto di questo stesso anno che Pier Luigi Farnese figliuolo di
Papa Paolo III. fu creato Duca di Parma e di Piacenza nel Concistoro che fu
tenuto in Roma ad istanza del Pontefice.
Quello di cui si trattò nel Congresso di Busseto fu veramente Occulto ad ognuno;
perciocchè il Papa e Imperadore si ridussero ogni giorno a ragionar soli in
camera, come nella testè mentovata Relazione Parmigiana si legge. Perchè
ottimamente lasciò scritto il Villa citato dal Sig. Poggiali che nel separarsi
che fecero il Papa e l'Imperadore non si seppe cosa alcuna de' loro negozii.
Certa cosa è che l'essere stato a creato Pier Luiigi Duca di Parma e di Piacenza
non fu un conseguenza di quell'abboccamento. Perciocchè due anni oppresso
solamente nacque un tale pensiero nella mente del Pontefice, per quello che gli
fu suggerito dal Cardinal Cambara, che perchè meglio fossero guardate quelle due
Città conveniva investirne alcuno; ed in tale opera non ebbe niuna parte l'Imperadore,
il quale nè vi acconsenti, né vi si oppose, come si legge nella Vita di Pier
Luigi Farnese scritta dal Padre Affò, e non mai pubblicata.
Non si può poi negare, per quello che nella qui recata memoria si dice, che il
Duca Ottavio Farnese non fosse in quella occasione a Busseto. Ed in questo si
conforma una tale memoria con ciò che leggesi nella Relazione Parmigiana. Questa
ci fa sapere inoltre che fuvi anche il Duca di Castro, cioè Pier Luigi suo
Padre. Perchè nella citata sua opera malamente ha mostrato di dubitarne l'Affò,
là dove parlando della richiesta che è creduto universalmente essere allora
stata fatta all'Imperadore da Papa Paolo del Ducato di Milano in favore di
Ottavio suo nipote scrive cotali parole.
Non dirò che alle preghiere di Margherita si aggiugnessero quelle di Ottavio e
di Pier Luigi, poichè io non trovo che il Muratori, il quale di propria autorità
li dica intervenuti anch'eglino a Busseto. Ma non sì può dire che di propria
autorità lo affermasse Lodovico Muratori, posciachè antichi documenti e
scrittori eziandio di quel tempo non mancano, onde possiam noi ciò ricavare non
oscuramente. Paolo Giovio, che allora si trovò pure in Busseto, nella lettera
che va innanzi al suo Museo indirizzata ad Ottavio Farnese ci fa chiaramente
conoscere che esso Ottavio vi fu similmente, così in questa scrivendogli:
Verum et obiter quoque requiris, quod
nequaquam salvo pudore, et integra fide praestari posse videtur, ut Musaeum
iucunde graphiceque describam, postquam id tibi secus ac maxiine eupiebas,
properante Caesare, adire spectareque non licuit . Parebo itaque.lubenter
honesta pctenti, sed egregia fide debitum professo aliquid mihi be, nigne
eondonandum existimo , scilicet -e por partes huins aeris alieni grave onus
commodíssime dissolvatur. Tu vero singurari humanitato iuvenis facile hoe
dederis iam piane seni, aegroque pedibus, ac his praesertim intempestivis
caloribus circumvento, quos nohis longe maximos ah aestnoso Buxeto, dura Caesar
belli quam pacis avidior ad algidas Germaniae Alpes properaret, in multo et
pulverulento itinere subeundos reliquìstis.
VII.
Iscrizione posta nella Facciata della Chiesa di San Bartolommeo per tener
memoria che Papa Paolo III. e l'Imperador Carlo V. nel Giugno del 1543
dimorarono cinque giorni in Busseto.
D. 0.
M.
PAVLVs III. PONT. MAX.
EX FARNESIOR. GENER.
ROMANVS ET CAROLVS V
ROMAN. IMPER. ANNO SALVT.
M. D. XLIII. OCT. KLEN. IVL.
CIVITATIS HVIVS HOSPITIO
BENIGNE EXCEPTI REM
MAGNAM VT ABSOLVERENT
BVXETI DIES IVGITER
QUINQ. FELICITER VNA
CVM PROCERIBVS SVIS
COMMORANTVR.
Quello che in questa iscrizione si legge OCT. KLEN. JVL: non è che un errore
proveniente dalla poca diligenza di chi dettolla, perciocchè veramente dire qui
si doveva XI KAL. IVL. come è dimostrato pià sotto. Fu già in passato cagione di
controversie una tale iscrizione per quello che in essa dicesi Civitatis huius
hospitio benigne exeepti; la qual formola fu da alcuni riputata triviale e poco
convenevole, favellandosi di così alti e così illustri personaggi. Nondimeno
altri hanno creduto di poterla ottimamente difendere e sostenere coll'esempio di
lodati scrittori. Carlo Rossi Bussetano autore di alcune opere legali che sono
stampate una sua apologia ne scrisse, che io non ho veduta. Ed il P. Manfredi
dotto Gesuita Veronese un'altra ne fece poscia Che ha per titolo La Critica
Screditata, che deve anche essere stampata, ma io non la mi trovo avere che in
penna. Ha mostrato questi come una tale favella fu. assai familiare a Carlo
Sigonio, il quale da Cicerone e da Sallustio la trasse autori senza dubbio
gravissimi, e di una sonora autorità. Un Girolamo Bussetano fonditor di metalli
l'anno 1584 fece con suo danaro incidere in marmo la detta iscrizione, come
sotto alla medesima si legge.
VIII.
Relazione del viaggio fatto da Papa Paolo III. l'anno 1543 a Busseto per
abboccarsi coll'Imperador Carlo F.
Feccle N." S." il Venerdì à IX. (leggisi, YLTT j del'Insta n- te concistoro m
Bologna: nel quale entro il Farnese, quindi gion t:o all'hora da la Cos.' M.t.
Nel quale si risolvete l'am:Lta di Parma, E cosi il lune dì a XII . (leggcisi
XI.) ella. pe'l fresco avanti giorno tolse il caiiiino per la montagnuoia à la.
volta d'un castelk detto spilimberto, ove dimorò tatto quel. giorno. Il malte di
poi alloggiò à Scandigliano. In monteccbio (il mercoledì) 'indi stette il
Giovedì, et il. venete à. XII kore non pontificaLte Ma solamente da i B..mi Can
li accompagnato entrò in Parma, et senza orar in chiesa; sopra della cui porta
aravi scritto queste parole comuni a sua S.t., et Cesare State duo pugnate duo
Vittoria vostra est; scavalcò in Palazo del Vescovato alloggiamento apparichiato
ad ambidne i detti, Ove dipinto era à man destra un Pontefice cori una gran
croce in mano, e da piedi il Regno muridi con queste parole. PAVLO. III. SALVO
SALVA RES. PV R. Da la manca vedeasi un Imperatore à l' antica, il quale con
ambedue le mani un Mondo teneva al petto con due al; con questo scritto
IMPER.ATOR STE.LLIS NON SVB.:RIITVR SED IOVIS Immo GVBERNATVR. et sopra 1' Arco
di detta. porta, questa orationetta QVEM AmirODVIVI HOC VNO HOSPITIO AMBO ORBIS
MALVMH‘TA HOSPITE:; CONVENISTTS, IT.A DEVS Or..P. MAX. PERPETVA .ANIMORVM
CONIVNGTIONE PRO CERISTIANA SALVTE SOSPIU'ES DIV CONSERVET. Dentro poi sù l'
arco dì, la prima stalla questo detto.
AD SVMM:0S HONORES ET ORBIS IMPERIVM NISI PER GRADV PROBITATIS LT VIRTVTTS
ASCI.C.ZDIT NEMO.
Sallito dopo sopra ad. una loggia vide. si. fabricato un Camerino di tavole
tutte coperte di Ginepro con queste lettere in cornice. PER MVLTA LVSTRA HOS
TVOS ANTIOVOS LAItEs PR/EPOTENS DEUS FAX 1`I' INCOLVMIS 8/EPE VISAS et nel
cortile di detto palazzo appieciato ad una loggia in un sento dentrovi l'Armi dì
N S.re et Imperiali queste parole . IVSTITIA ET PAX INTER SE OSCVLATE SVN'P.
Il medesimo giorno circa le XXI. hora in un subito scopersesi un si fiero
Temporale che per un quarto d'hora altro non sí vide che pura grandine grossa la
minore a guisa d'oro, e tal'una se ne trovò; che sola pesava sette et otto uncie:
Taccio di quei che detto m'hanno haverne pesato di X. XI. In fin' in XIII.
Voicie si che à tre miglia di lungo et quattro di largo da una banda di detta
Città un vago; pur di che si sia frutto, non vi ha lasciato pesti più viandanti:
de' quei ad uno ha cavato un occhio morto assai animali menuti: Vn Prete
Fiamingo sfratato; il quale in ginocchione sopra la porta de la sua stanza
scongiurando con spesse croci detto maltempo, si bellamente il percosse in viso
la grandine che supino in terra come morto cade: Depoi soggionse una teribilissa
acqua che pareva che 'l ciel scoppiasse.
Intanto gita la nuova à la ces.a m.ta de la giunta di N.stro S.re in Parma à di
XVI. à hore XXIV. comparse con quaranta cavalli in Posta lo Ill.mo S.e Marchese
del guasto: il quale prima; che schavalchare n'andò da 'l R.mo Farnese, et
ambidue di compagnia dopo l' ave maria andorono da Sua S.ta con la quale ben due
grosse hore di Horologio stettero in secreto raggionamento. Et il dì seguente dí
comun parere inviorno à sua M.tà una staffetta con deliberatione di aspettar che
gli referesse loro. Così pensandosi; ch'el detto S.r Marchese intanto con sua
B.ne cenasse, suggionta detta Staffetta; esso S.r del guasto senza cena, e senza
soggiornare; mostrando appena haver havuto tempo di legger le lettere, montato à
cavallo sù le medesimi poste ritornò dà Imperiali. E venuta dopo la nuova la
seguente notte come S. M.ta desiderava abboccarsi con la S.ta Sua a Bussetto
castello de' Pallavicini discosto da Parma XX miglia, e di Cremona XII. et dal
pò cinque feccie il lune di à XVIII giorni Consistoro et risolutasi d'andarvi; à
l'hora feccie duoi Legati à Sua M.ta gli R.mi S.ta Croce, e Parigi, i quali il
di venente partirono à la volta di Cremona dà lei. Et il mercote avanti giorno
N. S.re che fù à di XX. S' Invio; et andò a Pranso à Soragna, et a Cena à la
Castellina discosto da deto luogo cinque miglia. Il dì dipoi partete li la Volta
di Bussetto, et a l'rincontro le venne lo Il.mo S.r Duca di Ferrara vestito di
raso cremesi; e trine d'oro, I suoi Paggi e staffieri di veluto à la sua divisa
Verde lianato e bianco, accompagnato da Infiniti gentilhuomini bene in ordine,
il quale venia di cremona da Sua M.ta per visitare Sua B.ne la quale co' i R.mi
Farnese, S.ta Fiore, Pucci, Manntua, Savello, Sadoletto, Ridolfi, Acquaviva,
Gamharo, Burgos, Grimano, Inghelterra, Salmonetta, et molti altri Prelati entrò
in detto Castello à XII hore senza Pompa, et andò scavalcare à la Rocca,
alloggiamento diputato per 5. S.tà et M.ta Ces.a
Per guardia havia seco N. S.re DC. Fanti Italiani; oltre la guardia de Lanzi
ordinaria. E. CCC. Cavalli et scavalcata che fu S. S.ta detti R.mi Pontifical.te
un mezo miglio andorno incontrare il gran Cesare, che di Cremona partito la
mattina à la volta di Bussetto, vestita d'una Casacha di damasco nero co'orli
piccioli di voluto, et un semplice capelletto d'ormesino in Capo, a Cavallo
d'una belliss.a Cavalla Ginetta bigia bardata tutta di voluto nero: a Cui avanti
andavano molti gentil huomeni, Dopo loro i Paggi tutti vestiti di veluto nero
beniss.i à Cavallo con Zagagliette in mano: poscia i quali seguivano gli S ri
Duca di Nazara, Duca di Alberques, conte di Feria Mons. gran Vella, Don Ferrante
gonzaga vice Re di Sicilia et il Prencipe di Sulmona co' molti altri S.ri
Spagnuoli et Italiani, Dopo questi seguivano gli Ecc.mi S.ri Duca di Ferrara à
man destra al S.r duca di Camerino con loro Paggi e staffieri vestiti a loro
liverea: i quali appresso seguiva un paggio di sua M.ta solo vestito come gli
altri suddetti a Cavallo d'un belliss.o Sauro, in mano ritta portava una
Zagaglia in cima una bandirolla di taffettà rosso et oro. Seguivalo depoi Sua
M.ta in mezzo de gli suddetti R.mi legati S.ta Croce e parigi, a cui dietro
andavano il R.m° Genova et l'Arcivescovo dì san giaco; i R.i Vescovi di Gien ,
di Usen, e di Ras figliuolo de ’l granvella con molti altri prelati S.ri
Prencipi, conti e cavaglieri d'ogni lingua: Dopo seguiva la guardia ordenaria di
cento cavalli burgognoni con casache di voluto nero, et due altre compagnie
simili, de quali una ha per Capo il S.r Federico savello ben'in ordine.
Incontratola adunque i prefati R.mi Sadòletto e Grimano, et o rdenatisi dipoi
gl’altri R.mi cavalcando entrorono in detto Castello et ella smontata à la Rocca
n'ando per far riveranza à N. S. il quale gli venne incontro à Capo de le scalli,
et quella accostatosele per basciarle inchinevol.te i S.mi Piedi, sua B.ne
messale le mani al collo gratamente il ricevette cot'un soave bascio in guancia.
Depoi subito tolse conciato il gran Cesare, et n'andò à pranso, et pransato che
fù à XVllI. ò XIX. hore ritorno da Sua S.ta et ambidue soli entrorno in Cam.ra
ove per in sino à le XXII. hore stettero in secreto ragionamento, E così
seguentemente ogni giorno dopo pranso continuamente andando l'un da l'altro
senza esser visti per Porte secrete fino à hora di Cena stavano insieme.
In dettta Rocca anco dimoravano la Ecc.me del S.r Duca di Castro, la Duchessa di
Camerino, e la S.ra Costanza: ne la quale rocca eranvi due porte guardate l'una
da la banda di Sua M.tà da Imperiali, l'altra da la; che stava sua S.ta tla
Thedeschi et soldati Italiani. La metà del detto Castello era assignata à
spagnuoli e l'altra à gli Ecclesiastici: similmente la campagna, da una de le
bandi à soldati, e cortigiani Imperiali, e l'altra a Papesti. Durò final.te
detto abboccamento con gran discomodo de Cortigiani, à quali oltre il gran caldo
che patevano gli convenia riposarsi la notte sù le pagliadi da ‘l Giovedi à XX
(leggasi XXI) ch'entrorono in bussetto sino al lunedì à XXV. del passato che
cavalcò S. M.ta à XX.ti hore, et andò à Cremona: et simil.te il medesimo dì N.
S.re montato à Cavallo andò à Cena et à Dormire à Soragna, D'indi il dì seguente
gionse à le XII hore in Parma à Pranso: Ove ha Celebrato la festa di San Piero,
et dì seguente partete à la volta di Bologna.
Di questa Relazione, che di molte buone notizie ci fornisce fu mandata copia dal
P. Affò a Carlo Meneghetti di Busseto Monaco di Chiaravalle della Colomba
accompagnata colla seguente lettera.
Carlino mio Car.mo
Eccovi la coppia della bramata Relazione, ch'io conservo presso di me originale
e scritta proprio in quel tempo.
Godo bene dí avere avuto un vòstro comando. Non mi sono dimenticato mai della
nostra vecchia amicizia, e mi risovvengo spesso quegli anni primi della nostra
adolescenza. Vi prego de' miei più distinti complimenti col vostro P. R.mo
Abate. State sano.
Parma 6 Feb. 1788.
Vostro
F. Ireneo Affò
Da una tal copia traendola io l'hò qui recata. Ma sono da me stati emendati
nella medesima alquanti luoghi contaminati e corrotti per colpa di chi la
scrisse, avendo io avuto agio di confrontarla coll'antico esempio che fu già
posseduto dal P. Affò, ed ora truovasi presso al Sig. Pietro Casapini di Parma,
dal quale mi è stato prestato con molta gentilezza. Ma ancor questo
indubitatamente ne' numeri de'giorni contiene alcuni errori incorsi, come a me
pare, per la poca diligenza dello scrittor suo, onde solo apparisce non essere
un tale esempio della propria mano dell'autore contra ciò che è parso. Dice che
il Venerdì 9 di Giugno fece il Papa concistoro in Bologna, ed appresso, che il
Lunedì la tolse il cammino per la montagnuola alla volta di Spilimberto. Se ai
nove di Giugno dell'anno 1543 cadde il Venerdì, e ai dodici il Lunedì intendere
di necessità dobbiamo che il Venerdì seguente in cui venne il Pontefice a Parma
fu ai sedici dello stesso Giugno. E così pure è da dire che il Lunedì in cui
fece concistoro in questa città sia stato ai 19, il Martedì in cui partì
recandosi a Soragna ove pranzò ai 21, ed il Giovedì seguente in cui a Busseto
pervenne ai 22, come altresì il Lunedì in cui da un colui luogo partissi ai 26;
e con quest'ordine da numerar sono i giorni tutti del detto Mese sino all'ultimo
pervenendo che stato sarebbe il Venerdì. Ma conciossiacchè dica appresso che il
Concistoro di, Parma cadde nel Lunedi 18, e la partenza di qui nel Mercoledì, a
20; e nel seguente giorno, cioè nel 21 l'arrivo in Busseto, e che da un tal
luogo partì nel Lunedì 25, ciò che discorda dall'ordine intrapreso da principio,
e porta una diversa collocazione de' giorni tutti del predetto mese, cioè un
numero più addietro, quindi rimane dubbio ed incerto come veramente da numerar
siano i sopraddetti giorni, e se l'errore del numero da rippor sia nel primo
luogo, o piuttosto nei seguenti.
Per dilucidare un cotal punto, e con certezza collocare i diversi giorni della
Settimana nel Mese di Giugno dell'anno 1543 fa mestieri investigare quale stata
sia la lettera dominicale di un tal anno. Questa pertanto truovasi essere stata
la G. Ed essendo una tal lettera assegnata invariabilmente al giorno 10 di
Giugno, è manifesto che nell' anno 1543 il Venerdì deve essere stato agli otto
di questo stesso Mese, ed il Lunedì agli undici. E cosi appunto devono essere
emendati nel primo degli accennati luoghi, i numeri 9 12. Ed è quindi da
conchiudere che il, Venerdì seguente in cui venne il Pontefice a Parma fa il
giorno 15, e non più il 16. E di nuovo essendo assegnata la lettera G. al giorno
17 di Giugno è anche manifesto essere stato posto acconciamente il Lunedì. ai
18, ed il Mercoledì ai 20; e così il seguente giorno in cui giunse il Pontefice
a Busseto essere veramente stato il 21. Questa stessa lettera G. dominicale del
detto anno 1543 assegnata al giorno 24 di Giugno ne insegna. altresì che
veramente nel giorno 25 fu il Lunedì giorno assegnato sol fine di questa
Relazione alla partenza del Pontefice e dell'Imperadore da Busseto; dovendosi
però emendare quello che ivi si legge del giorno della venuta loro in quelle
parole che dicono essere durato quell' abboccamento dal Giovedì XX ch'entrorono
in Busseto sino al Lunedì a XXV; dove è da leggere dal Giovedì XXI. E con
quest'ordine disporre si devono i giorni tutti in questa relazione nominati,
l’ultimo de' quali, cioè il 3o fu il Sabato e non già il Venerdì, come
prima dir dovevasi ritenendo l'Ordine intrapreso da principio.
Per questa Relazione così emendata e verificata ne' diversi luoghi come si
doveva sappiam noi dunque dove passò Paolo III. e si trattenne ciascun giorno,
cominciando dal dì 8 Giugno 1543 sino al
30 dello stesso mese. Ed egli è altresì manifesto che l'autore di una
tale Relazione ha veramente riposta la venuta in Busseto del Papa e dell'
imperadore nel dì 21 di Giugno, e la partenza loro nel dì 25; intorno a che
pareva essere prima nella stessa alcuna confusione e dubbiezza. Nella copia che
truovasi in Cremona della celebre Pittura dei Ritratti, che sento essere stata
poco fa posseduta dal Sig. Marchese Cattolico, che più oggi non vive, della
quale è stata fatta menzione alla pagina 32, leggesi la seguente iscrizione
mandatami ultimamente dall' amico mio Don Pietro Seletti di Busseto; ed in essa
è posta similmente una tale venuta, ai 21 di Giugno.
PAVLUS III.
PONT. MAX: ET
CAROLVS V. RO. IMP.
BVXETI. PRO HABENDO
D. SVMMA RERVM
COLOQVIO ET. T
RACTATV. SE
CONTVLERO.
ANNO DNI. MDXXXXIII.
MENSIS. IVNII.
XXI.
Subito mi è venuto in pensiero che una tale iscrizione possa essere quella
stessa che nell'originale Pittura di Busseto fa posta da principio; ed egli mi è
parso di poter verificare questo fatto nel seguente modo. Truovasi alcuno in
Busseto che quella iscrizione tiene a mente che nella interna camera si leggeva
di quella stessa casa, sulla quale era di fuori dipinta la suddetta opera de'
Ritratti; la quale iscrizione, come altrove si disse, quella era appunto che
sotto una tale pittura primamente fu posta, essendo ella stata da alcuno copiata
e scritta entro quella stanza avanti che ella si perdesse di fuori. È questi il
Sig. Luigi Ugazzi maestro di scuola in Busseto che in quella casa lungamente
abitò posseduta in addietro dal padre suo. Io ho voluto adunque sentire da lui
come veramente diceva quell'iscrizione; ed avendone scritto al mio amatissimo D.
Pietro Soletti egli così mi rispose.
Ho interrogato l'Ugazzi per l'iscrizione che trovavisi intorno alla camera, e me
ne recitò una parte, simile alla cremonese: allora gliela mostrai, e mi disse
essere la medesima fuori che non eravi abbreviatura veruna, e tutte le parole
erano intieramente scritte; così pure mi disse che la data era in una seconda
linea in siffatto modo DIE XXI MENSIS IVNII. Dissemi di più che l'iscrizione nel
muro esterno sotto la pittura era la stessa fuorchè si vedevano aggiunte altre
parole di più. Ecco l' iscrizione come si trovava nella camera.
PAVLVS III. PONTIFEX MAXIMVS
ET CAROLVS V. ROMANORVM IMPE-
RATOR BVXETVM PRO HABENDO
DE SVMMA RERVM COLLOQVIO
ET TRACTATV SE CONTVLERVNT
ANNO DOMINI MDXXXXIII.
DIE XXI. MENSIS IVNII.
L'Ugazzi ha detto ancora che il giorno ai Giugno gli è sempre rimasto impresso
nella memoria per essere giorno suo onomastico.
Non è dunque da dubitar punto che l'iscrizione di Cremona non sia quella stessa
che sotto l’originale pittura di Busseto da principio fu posta. Alcuna
difficoltà generar potrebbe, quello che io dissi più sopra alla pagina 31, cioè
che una tale iscrizione incominciava per queste parole.
Dum aedifieium hoc construeretur. Ciò
veramente narrommi più volte il padre mio; ne sospettar posso che egli fornito
di una memoria maravigliosa oltre modo ed infallibile errar potesse in un tale
racconto. Ed è da avvertire che le accennate parole con ciò che nella cremonese
iscrizione si legge ottimamente concordano, in guisa che se fiano esse congiunte
colla medesinza un solo corpo d'iscrizione ne è formato intero e compiuto, e
quale per avventura trovossi essere in passato sotto l'originale pittura di
Busseto. Dobbiam dunque conchiudere che nella cremonese copia tralasciate furono
quelle prime poche parole siccome meno ín essa convenevoli; e come meno
importanti furono similmente tralasciate da chi quella stessa iscrizione copiò e
scrisse nella suddetta bussetana stanza. Ed opportunamente siamo qui certificati
Ugazzi che nella iscrizione di fuori un maggior numero di parole si leggeva.
Egli si deve adunque tener per fermissimo che l'iscrizione che da principio fu
posta sotto a quella celebrata pittura dei Ritratti veramente dicesse che la
venuta di Papa Paolo III., e dell'Imperador Carlo V. a Busseto fu ai 21 di
Giugno. E per questo incontrastabile documento è molto ben confermato quello che
intorno ad un tal punto si legge nella presente Relazione. Questa merita anche
molta fede per se stessa perchè scritta nel seguente Luglio, come da alcun luogo
della medesima molto ben si raccoglie, e da persona che mostra di essere stata
informatissima di quelle cose tutte, e facilmente cogli occhi suoi proprii le
vide.
Per due contemporanee memorie adunque noi siamo assicurati che veramente la
venuta di que' due gran Personaggi a Busseto fu ai 21, e non ai 24 di Giugno,
come nelle due altre recate ai numeri VI. e VII. malamente si legge. Una terza
ne aggiungerò similmente contemporanea, ed anche locale, la quale finisce di
compruovare una tal verità contro a qualunque altro posterior monumento. Nel più
sopra citato libro della Compagnia della Concezione scritto di mano del
Tesoriere Baldassar Mari, del quale si è anche parlato altrove, così lasciò
scritto il medesimo, alla partita del suo dare.
E più a di 21 de Zugno ( 1543) libre cinque soldi quindeci per una terza bianca
di libre nove venduta quando vene el Papa et lo Imperatore in buxeto.
Le posteriori memorie locali non devono potere avere bastevol forza di
distruggere le antiche e primitive similmente del loco, nè meno ciò che fu
scritto altrove in quel tempo da persona che ottimamente ne potè essere
informala. Perchè forzatamente conchiuder devesi che nella Memoria scritta a
mano nell'antico mio libro sia incorso error di numero là dove è scritto 24, e
dir doveva 21; in quella stessa guisa che nella medesima si legge essere stato
creato Duca di Parma e di Piacenza Pier Luigi Farnese nell' anno 1546 quando era
da scrivere nel 1545. E manifestamente apparisce che colui che tali cose scrisse
dopo che furono passati alquanti anni, quanto all'epoche degli avvenimenti, ed
alle note cronologiche, non fu in tutto preciso, e pose pur quello che gli
suggerì alla mente, nè far volle su ciò più diligente ricerca. Per quello poi
che riguarda all’Iscrizione scolpita in marmo posta nella facciata di San
Bartolomeo, ancor questa indubitatamente contiene errore in un tal giorno. Ed è
da avvertire che essa da persona di professione assai diversa da quella di
letterato fu posta, e non troppo però capace di usare quella diligenza, che
quaranta e più anni dopo il fatto era necessaria per non errare in questa data.
Io ho creduto di dovermi alquanto diffondere sopra tal punto per la discordanza
dei suddetti. monumenti, e per determinare coi più veri e indebitati il tempo
della famosa venuta a Busseto dì Papa Paolo III. e dell' Imperador Carlo V.
della quale favellano non pochi scrittori. Nel collocar questa errò senza dubbio
il P. Affò allorchè nella poco sopra citata Vita di Pier Luigi Farnese così
scrisse: Il Papa adunque venne a Busseto
a 20 di Giugno, e il giorno appresso giunsevi l'Imperadore. E lo stesso
affermò pure nella Vita del Beato Orlando; erroneamente però, perciocchè nello
stesso giorno vi giunsero il Papa e l'Imperadore, e fu questo il 21 di Giugno.
Ma non ha qui fatto l'Affò che seguitar l' Angeli.
IX.
Cittadinanza. Cremonese conferita, ad Antonio e Giovanni. Fratelli Vitali, ed a'
discendenti loro nell'anno 1474.
Deputati presidentes Negotiis Magnifico Communitatis Cremane. Ingentem gloriam
et precipuum decus Urbis nostre evenire existimamus si probos ct prestantes
Viros Civinm nostrorum numero agregemus tales enim al) exteris gentibns evocandi
et totis viribus perquirendi forent, at si se sponte offerant et summopere
affectent Civilitatis nostre privilegio decoraci libentius eiedem morem gerimus.
Aceepimus literas dneales tenoris infrascripti. Dux Mediolani etc. D'Aceti
nostri. Optare videntur sicuti nobis exposuere nuper Antonius et Iobannes
fratres de Vitalibus de busseto se cum eorum descendentibus creari Cives istius
nostre Civitatis Cremone, et Civium ibi nostrorum numero agregari, quod cluidem
desiderium cum honestissimum sit, neo dubitemus hoc ipsum non minus ad
bollore:in quali ad utilitatem dicte,Civitatis esse cessnrum, Vos bortamur et
oneramus ut fratres ipsos, cum filiis, et descendentibus suis creare velitis
libere, et absque ulta solutione Cives, et de Civitate ibi nostra, Ita ut
gaudeant et gaudere possint illis honoribus, privilegiis., prerogativis,
emolumentis, et ceteris utilitatibus quibus gandent frinintur, et uti, et
gaudere posso dignoscuntur alii Cives et oriundi ipsius Civitatis. Coneedentes
per has nostras amplam Vabislieentiam, auctoritatem, et facilitate/n. Ut vos
soli premissa omnia exequi valeatis, crini totidem adinnctis, ae Civibus ibi
nostris quos elligetis. Aliquibus Statutis, et ordinibus, et anis in contrarium
disponentihus non attentis. Quibus ex certa scientia in bac diuntax.at parte
derogamus. Decernentes ut quidquid in premissis per Vos, cum ipsis Adinnetis
actum fuerit, et ordinatari, valeat, et roboris firmitatem obtineat, non seens,
ae si per totum generale Consilium facinm, et ordinatimi foret. Dat. Mediolani
die VIALI. Ianuarii x474. Fabritius. Nobiilyns Viris potcstati et presidentibus
Negotiis Civitatis Cremone nostris Dilectis. Nos autem pienissime informati de
moribus , scientia, virtutibus, et integritate predictorum Antonii et Johannis
fratrum de Vitalibus, ita ut non minns Urbi nostre (Timm ipsis Urbs honoris
impendant. Ex- citati pariter per suprascriptas Ducales litteras et pro eamllm
executione. Una cum Spectabilibus, et eximiis Iuris doctoribus, simnl et
nobilibus Viris dominis Baptista. de Mnynardis, lobanne Francisco do Allia , et
Baptista de Malnmbris, ae Guillelmo (le preganis, Galeaz de Zacbariis, Lulu
hardino de persiebello, Blaxio de picenardis, Tobanne de Borgo, Dalimano de
ronebadellis, Ambroxio de tis, et Iacobo de Sorexina, Civibus , et ex
Consiliariis prefate Civitatis pro adinnetione per nos ad boe alleetis. Iuxta
dispositionem prffitarii m Ducalium litterarum. In presentia etiam, Consenso,
aUCtOritate, et Decreto Sp.bs et generosi Viri domini Ambroxii de Mirabiliis
bon. potestatis Civitatis, et dist•ictus Cremone, Egregii et sapientis legum
doctoris domini Jacobi de Curtis Vicarii et Indies rationis p.ti domini
potestatis Servatisque premissis quilmscumq: ex forma ordinum, et consuetudine
servandis, omniq: alio validiori et efficatiori quo possunms via et modo
cosi-len Antonium et Jobannein Fratres de Vita- I i ims et Utruinque eornm,
corurnque, et Utrivisqne coram filios et deseemientes in infinitum nicimus,
constituirmis„ et ercamus Cives et Inrisdictione Civitatis Cremone. Ita ut de
cetero in ipsa. Civitate, ciusque territorio, et ubique locorrim tamquam Cives
Cremone, Incole, et originarii possint con tra- bere, distrahere, acquirere.;
emere, vendere, et alienare, et tam ex testamento Timm ali intestato succedere,
ceteraque agere et exercere possint, TIC possunt, et posse noseuntur Alii Cives
et originarii einsilem Civitatis , et qui in ea. onera snbennt, et supportant.
Decernentes etiam ut ditti Antonius et Joannes einsque filii et deseendentes in
infinitum ut supra. Uti, frui, et gaudere possint omnibus illis lionoribus,
oneribns, privilegiis, Capitulis , paetis, gratiis, libertatibus, Immunitatibus,
et exemptionibus possunt et posse nosenntur Alii Cives et originarii ut snpra.
Bemittentes eisdem vigore litterarum supraseriptarnm mam quinquaginta aureorum
Constitutioneinque domus, et alia (ie ex forma ordinurn, et provisionum
snperinde editarnm adiinplere tenerentur Mandantes omnibus, et singulis ad qnos
spectat quatenus has nostras observent et observari faciant . In quarum t
estinionium presentes fieri feeimus et registrari , et sigilli prefate
Conuminitatis impressione Mtiniri. Dat. Cremone die Vigesimo tertio 1anuarii
1111. cccclxx quarto.
Antonius de Allia Civis et dictator Communitatis
Cremone presente; de mandato subscripsit.
X
Cittadinanza Parmigiana conferita a Pietro Vitali, ed a' discendenti suoi l'anno
1569.
CONVOCATIS NOBILIBUS
Viris consilii generalis Civitatis et Populi parmensis in Palatio publico, loco
ad negocia ipsius civitatis, et Populi pertractanda deputato , congregatis trino
camparne sono, voceque preconia, ut de more fieri consuevit, Mag.c16 et
celeberrimus Tu•isconsultus D. Cristopborus Longus unus inte.r Decu•ione.s
parmenscs inferius armotandos, post ea, qnat ad publicum regimen pertinebant,
orationc ita dicere exorsus est.
Cum a veridicis et fidedignis civibus aecepiM115 singrilarem vi•tritem,
prudentiam, integritatcm, fidem, honestissimos mores, nobilitatem, divitias
quammaximas, rerum geremlarum promptitndinem, et d.exteritatem, ceterasquc
innumerabiles animi ci: generis dotes Mag.ci et Nobilis D. l'erri Copelleti
Buxetanì civis origine, qui cura hninsce patriae amore correptus mansionem suam
in ea collocare constituerit, et in ea iam se babitare contulerit, virtus,
probitas sua, nec non fides et devotio qua erga nos gcrrit prorne•entur ut eum
specialibus favoribus et gratiis proserpramur. His igitur de causis videri sibi
cumdem Mag.c"rn D. Petrum aliquo gratitudinis signo esse afficiendum. Qua
propositione libenter audio. universum Consilium una cum Decurionibus latis de
more suffragiis, hoc est Fabis, ut ainut, suf•agantibus et fasiolis
rerragrantibus, polito, et comuni 011111iLTI voto partito ohtento ,
constitnerunt, decrevernnt, et sanxerunt, ut ipse Mag.cus D. Petrus einsque nati,
et nati natorum , et qui nascentur ah illis essent, et baberentur vere et non
ficte parmenses allecti , et inter cives parmenses allectoi perpetuo
numerarcntur, sic ut postea cunetis civitatis lactarentinr honoribus, gamlerent
privilcgiis, perfeterentm immunitatibus et exemptionibus perinde ac si iam inde
ab antiquissimo tempore in hac Urbe procreati, et orti fuissent.
Quam quidem Civilitatem Consilium una cum Decurionibus ex certa scientia, ac
proprio motu in perpétuum valere, et ratarn esse voluit, statutis et aliis
ipsius civitatis constitutionibus, capitulis, et ordinationibus superinde
disporientibus in suo robore manentibus. Quocirca i;lem Pdag.cus D. Petrus
corani ipsis Mag.cio Decurionibus personaliter existens pro ipso in eum rollato
munere et honore eis et Mag.co generali Consilio gratias agens, sciens ex
dispositione statutorum parmensi= et ordinurn se teneri ad inrascripta, quod
Ill.'n° et Ex."° D. D. Duci huiusce civitatis Parmae vero Principi, ac Domino
meritissimo, et col.mo orcio civitatis fidelis e it et obediens, einsque nati et
dcscendentes íìilcics erunt e; obedientes, in manihus mei seeretarii tactis
scripturis sacrosanctis ipsius lidelitatis ci obedientiac debiturn praestitit
iuramentum. Quodque leges municipales et ordines ipsius civitatis- quoslibet
factos et condendos servabunt, officialibusqueparebunt, ac onera cum civibus
sustinebunt, ci perinde cum civilitatis previlegium decreto Mag.ci L V. Doctoris
D. Laurentii Tarasconi nobilis parmensis Parmac Referenda•iì firmaturn, fido, et
testimonio mei Alexandri de Callegariis civis parmensis ipsirts amplissimi
Consilii Secretarii comprobari , publicique sigilli adiectione muniri, et in
Tabulas publicas referri inssit Consilium una cum Decurionibus, quorum omnium
nomina bue sequuntur.
Mag. Domini D. Cristophorus Longus luriscon.tus D. Carolus C-arimbertus Eques,
D. Ludo-. virus Gernmus, D. Jo: Lazarus Stavolus, D. Hercules Burtius, T).
Melchior Bonardus, D. Carnillus Palrnia, D. Julius Tardelevus, I). jacobus de
Senis, D. Balthasar Baiardus, D. julius Porcioltus Decuriones, D. Veltrus Lalata
Inriscon.t"s, D. Fahricirts Baiardus Juriscon.tus et Eques, D. Amplirov nus
Rubeus Juriscon.tns D. Gabriel Taliaferrus Iuriscon.tu: et Eques , D. Antonius
Cantellus Juriscon.t"s D. Julius Stremerius Joriscon.tns, D. Jo. Baptista
Puellus Ju•iscon.t”s, D. Octavius Lalata jrtriscontus , D. lo : Baptista Sueius
Eques, D. Lndovicus Mazochus Eques, D. Petrus Linatus Art. et IV.Ted Doctor ,
.T3. Antonius de Monte , Art. et Med. Doctor, D. Mareusanton. Taliaferrtis Eques,
D. Alexander Taliarerrus, D. Octavianns Zuntus, D. Augustinus Charissimus, D.
Hieronymns Longns, D. Bernardns POIlentin,.z, D. Ballis Puellus, D. Joseph
Boraschus, D. Melchior de Ferraria, D. Hicronyrnus Toeulus, D. Se.bastianus
Bergortzins, D. Octavianus a Prato, D. Camillus "Alata, D. Bartholornaeus a
Rosa, D. Cornelios Palmia, D. Cosmus de Bono, D. Julius Caesar Balducchinus, D.
Angelus de Cassio, D. Johannes Malgarius, D. So. Ffieronyrons Botorms, D.
Sebastianus Bravus, D. Antonius Accursius, D. Siribaldits Rangonns, D. Jo: Lucas
Bertholotus, D. Benedictus Burallus, D. Jacohus de Colla, D. Vineentius
Bergonzius, D. Parthenius Puteus, D. Stanolns de Staitolis, D. Bernarclinus .Aianus,
D. Paulus Stauolus, D. Simon. Vngns, D. Paulus Belliardus, D. Hieronymus Cemmus,
D. Antonins Lalata, D. Scipio Arzonus, D. Hieronymuts Malgarius, D. Fidelis
Torellns, D. Servilins Colla, D. Antonius Colla, D. GuidoMaria Rugerius, D.
Joseph Belliardus, D. ITercules Maserius, D. Angelus Borronns , D. Jo. Frane. de
Cassio, D..Alex.cs Fulehinus, D. Aurelins Bergonzins, D. Angelus oraria Bellus,
D. Vernatius Palmia, D. Frane .s Co-. la, D. Octavianus Balestrerius, D.
Enang.ta Maineritts, D. Bartholornxus Cantellus, D. Jo. Baptista Vezanus, D.
Fahritius .Antinus, D. Jo.Fran.s Cassola, D. Nic.olaus Gerarclutìns, D.
Benedictus Andriocius, D . .Angelus 13osellus , D. Franc.s Zandemaria, D.
Ludnvicus Grasellus , D. Ricarclns Centins, D. Balth.asar de Grano , D. So. A
ngelos .Aughintilphus, D. justinianus Boselltis, D. Paulus Bergouzius D.
Martinus Stiva, D. Cristophorris Parmesanus, D. Domìcius Beclueinus, D.
Ilieronymus Zarotus, D. Carolus Balducchinus, D. Antonius P:Arnia , D. So Maria
Oliverius, D. So.
Maria Ccretius, D. Joseph Bertholotus, Consiliarii. Dat. Parma' in Palatio
publico ipsins Consilii Anno Virginis partu sexagesimo- nono sopra Millesimuni.
Quingentesimum, Die quintoclee.° Martii Pio quinto Pontifice Maxim° sedente,
temporeque Ducatus
et .0: D. Octavii Farnesii Parmx, et Placeutite Ducis seeundi
rneritissimi Anno vigesimo secondo.
Alexander de Callegariis Consilii parmensis Sec.us
Affinchè
non abbia a cadere in mente ad alcuno, che questo Pietro Copelletto, a cui nel
Marzo del 1569 fu conferita la Cittadinanza di Parma, esser potesse una persona
diversa da quel Pietro Vitali marito della Samaritana de' Sommi. nominato più
sopra alla pagina 23, convienimi qui avvertire che la famiglia de' Vitali da
Piacenza venuta ad abitare in Busseto circa la fine del XIV. secolo portò il
soprannome de' Copelletti. Ora con questo solamente, ed ora col cognome vero, e
talora anche con amendue si truovano essere state per l'addietro nominate le
persone della medesima, come dagli atti pubblici, e dalle antiche carte a questa
Famiglia appartenenti troppo apertamente si può conoscere. Basterà qui accennar
solo certo Documento nel quale il suddetto Pietro è chiamato de' Vitali, ed è
altresì detto de' Copelletti,. E’ questo un Rogito Scipione Stirpi Notaio
Bussetano seguito nel dì 6 Agosto dell'anno 1569, cioè di quel medesimo in cui
lo stesso Pietro fu aggregato alla Cittadinanza Parmigiana. In questo Rogito
adunque le seguenti parole si leggono,
Thique Nobilis Domina Samaritana de Sommo Filia quondam Mari D.' Bosclli Uxor et
Donataria omnium honorum Mag.ei Domini Petri alias de Copelletis ex instrumento
dictae donationis rogato per me Not inCrascriptum, ad quod etc. Truovasi
anche un attestato della Comunità di Busseto, onde apparisce niuna altra
famiglia essere stata in cotal luogo denominata de' Copelletti fuori di quella
de' Vitali.
XI.
Estratti di un antico Libro della Compagnia della S.ma Concezione di Busseto
scritto di mano del Tesoriere Baldassare Mari.
1537. a di 19 Decembre.
La compagnia della Sant.ma conceptione de la virgine maria eretta e principiata
el di ss.to in la cita de busseto per el reverendo patre Fra Jo.e ant.°
maiavacha delordine de Frati minori predico in el tempo delo advente del anno
ss.to de haver da mi balthasar maro lib. cinque soldi tredici per D.to uno de
oro deli novi dato per elimosina per ms. Jo. ant.° Martinello.
E più a di 29 del suddetto (Marzo 1538) libre trentatre soldi desdoti numerati a
mi per ms. don nicolo pelato in D.ti sei de oro venetiani per dare al pictore
per dl quadro dela sant.ma conceptione.
E più a di 18 del suddetto (Aprile 1538) libre trentuna soldi cinque numerati a
mi per ms. Jo. Ant.o martinello computate libro decesepte date a Agustino
Scaliono per M.ro Gz. riello pictore del quadro dela sant.ma conceptione.
E più a di suddetto libre vintadue soldi 12 per D.ti quatri donati ala Sant.ma
conceptione per li magnifici domini deputati dela cita de buxeto deli quali
erano creditori da m.ro Gz. riello pictore del quadro della sant.ma conceptione.
Le cose che siegnono appresso sono state tratte dalla partita dello avere.
E più a di 10 (Settembre 1533) soldi trenta numerati a m.ro Michelo angelo di
Anselmi pictore parmigiano per la vitura de uno cavalo per giorni dui quando le
venuta a videre la capella dela sant.ma conceptione, et per accordarse cum noi e
per pingerla.
E più a di 10 septembre 1538 libre cinquantasei soldi dieci numerati a m.ro
michelo angelo di Anselmi pictore parmesano per ara dela pictura ha de fare ala
capela dela sant.rna conceptione dela cita de buxeto erecta in la eclesia di
santo bartholomeo d’acordio cum li agenti dela compagnia dela sant.ma
concepticne in D.ti sesanta de oro e ha habute la soma di sopra.
E più a di 16 Ottobre 1538 soldi quatordici numerati a cesare meleto per haver
portato le casse del pictore da parma a busseto.
E piu a di 17 (ottobre 1588) libre tre soldi dodici numerati a marcho ant.°
gavatio per stare septe et uno storolo per sarare tutta la capela dela Sant.ma
conceptione.
E più a di 14 decembre 1538 libre trentanove soldi undici contate a maestro
michelo angelo pictore dela capela dela sant.ma conceptione, in D.ti septi sei a
conte del opera et laltro per ara del confalone dela compagnia. dela sant.ma
conceptione.
E più a di suddetto (15 Dicembre 7538) per braza due de tila et quarta una per
fare pingere el confalone dela Sant.ma conceptione a soldi sedece per cadauno
brazo.
E più a di 28 martio (1539) Libre septe numerate a ms. Jovane ant.° martinello
per havere pagata la croseta del coufalone dela sant.ma conceptione.
E piu a di sudetto (28 Marzo 1539) libre undece soldi sei dati al batiloro de
cremona per capara di uno milliaro de folii de oro per la capella dela sans.ma
conceptione.
E piu a di 3 (Aprile 1539) soldi desdoti dati al bocello per havere portato el
confalono da parma.
E piu a di 12 (Aprile 1539) soldi cinquantasei denari sei numerati al batiloro
per integra satisfazione di fòlii 5oo doro per la capela dela sant.ma
conceptione.
E più a di 17 Aprile 1539 libre sedece, soldi desnove numerati a maestro michelo
angelo per integra satisfatione del confalone dela sant.ma conceptione.
E più a di (17 Aprile 1539) soldi trentuno numerati al sopradetto (M. Angelo
Anselmi) per li rossori di legno fatti fare per la capella della Sant.ma
conceptione.
E piu a di 5 de mazo (1539) soldi trentuno spesi in setta et oro per fare una
cerrata al confalone dela sant.ma conceptione et per la manifattura.
E piu a di 12 (Maggio 1539) libre quatordece soldi sei danari sei in D.ti dui e
mezzo de oro numerati al batiloro per follii 500 de oro per la capella
sopradetta.
E piu a di 3 (Giugno 1539) libre scpte soldi sedeci numera ti a maestro michelo
angelo pictore per haver misso folii 500 de oro in opera a le spese dela fabrica
dela sant.ma conceptione.
E più a di 14 (Giugno 1539) libre cinque soldi tredeci numerati al batiloro per
folii 200 di oro per la capella ut sopra.
E piu soldi tre per libra una di terra rossa
E piu a di 2 de luio (1539) libre otantaquatro soldi quindici numerati a maestro
michelo angelo pictore a conte delopera.
E più a di 12 (Agosto (539) soldi cinquantasei numerati a maestro michelo angelo
a conto delopera della capella.
E piu a di 15 de septembre (1539)
fina ali 29. . . libre tre soldi quatri numerati a maestro michelo angelo
pictore per haver misso tanto oro in opera in le colonne in mezzo la capella et
in altro loco dove bisognava, e questi sono per sua mercede.
E più a di 29 de Septembre 1539 soldi trentuno danari sei per la tintura dela
tilla dela coltrina che va denante alanchona dela sant.ma conceptione, et per
farla cusiré, et el reffe.
E piu a di pr.° de Ottobre (1539) soldi dece numerati a bartholomeo bocello per
una opera facta a pichare le due colonne della volta dela capella e impastare
calzina e per portare legni et asse a ms. laur.o biazio et a ms. ant.o
martinello.
E piu a di 4 (Ottobre 1539), soldi vinti numerati a maestro matheo fontana per
parte de di tri a stonegare le colonne inlostrare de la capella dela sant.ma
E piu a di 4 (ottobre 1539) libre sesanta due numerate a maestro michelo angelo
pictore dela capella dela sant.ma conceptione in D.ti undeci de oro a conte
delopera.
E più a di 7 Ottobre 1539 libre tre numerate a benedetto dossana e a dominico de
cho per havere portato a parma maestro michelo angelo pictore cum le sue robe de
comissione doli soprastanti dela fabrica dela sant.ma conceptione.
E piu a di suddetto (7 Ottobre 1539) soldi quaranta numerati al garzone del
pictore per la benedica dela capella.
E piu a di 11 (Ottobre 1539) libre sesantanove soldi quattri numerati a maestro
laur.° gabuto per integro pagamento de milliara doi e cento di quadreti negri e
bianchi e rossi per salegare la capella dela sant.ma conceptione qualli sono in
mesura cente quaranta braza a rasone di soldi undeci denari sei per cadauno
brazo.
E piu a di suddetto (dal 13 Ottobre sino al 94) libre centeuna soldi quatordici
numerati a ms. hier.° da cantu per la ferrata dela capella dela snt.ma
conceptione qualle e de pesi quaranta e libre due a soldi cinquantuno al peso.
E piu a di 15 (Novembre 1539 ) libre undece soldi sei numerati a maestro michelo
angelo per ara dela pictura dela coltrina che va denante ala madona dela sant.ma
conceptione.
E più a di 4 de Zenaro 1540 libre quarantasei numerate a maestro altobello di
cambii orefice cremonese sopra ala impressa del rnezo bracbio curi la mane de
argente dove ha a stare la reliquia del brachio de sancto blasio qualle e debbe
essere a la liga del testono de milano a rasone de libre quatre la onzia e de
manifactura soldi trentadui per cadauna onzia e la fatura del pede elmettale
soldi quindeci per cadauna onzia.
E piu a di 10 (Gennaio 1540) libre undece soldi sei numerate a maestro michelo
angelo per integra satisfazion dela coltrina pinta.
E più a di 14 Ottobre (1540) libre otantaquatre soldi quindeci numerati a
maestro michelo angelo pictore dela sacra capela dela sant.ma conceptione in
D.ti quindeci de oro deli novi per integra satisfatione deli D.ti sesanta a lui
promesso per mi baltabasar maro in nome del consortio dela sant.ma conceptione.
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ARTEFICI
DE' QUALI SI E FATTA MENZIONE
NEL RACCONTO DELLE PITTURE
DI BUSSETO
Agresti Livio da Forlì Pittore
Allegri Antonio da Coreggio
Anselmi Michelangelo Pittore Parmigiano
Balestra Pietro Pittore Bussetano
Begarelli Antonio Plastico Modanese
Bembo Gio. Francesco Pittore Cremonese
Bloemaert Cornelio Intagliatore in rame Fiammengo
Boccaccino Francesco Pittore Cremonese
Bolla Giovanni Pittore. Parmigiano
Bombardi Gaetano scolaro del Balestra
Bonisoli Agostino Pittore Cremonese
Cambi (de) Altobello Orefice Cremonese
Campi Antonio Cav. Pittor Cremonese
Campi Bernardino Pittor Cremonese
Campi Giulio Pittor Cremonese
Campi Vincenzo Pittor Cremonese
Cassana Pittore da Borgo San Donnino
Chiaveghino vedi Mainardi.
Collimi Bernardo Plastico Parmigiano
Dalmasio Lippo Pittor Bolognese
Draghi Gio, Battista Cav. Pittor Genovese
Febbrarì Giuseppe Scultore in legno Cremonese
Febbrari padre dell' anzidetto
Ferri Ciro Pittore
Forlì (da) Francesco Pittore soprannotato Senabrio
Gonzate (da) Damiano Orefice Parmigiano
Gonzate (da) Jacopo-Filippo fratello dell'anzidetto
Lodi Errnenegildo Pittor Cremonese
Lodi Perino Pittore
Luckio Francesco Pittore
Mainardi Andrea detto il Chiaveghino -Pittor Cremonese
Mainardi Marcantonio Pittor Cremonese
Malosso vedi Trotti.
Massarotti Angelo Pittor Cremonese
Mazzoni Guido detto de' Paganini Plastico Modanese
Miniatore sconosciuto del XV. Secolo
Moia Giovanni da Cortemaggiore scolaro del Tagliasacchi
Motta Giovanni Pittore d'ornati Cremonese
Natali Francesco Pittore di quadratura. Cremonese
Natali Gio. Battista. Pittor Cremonese
Natali Giuseppe Pittore di quadratura Cremonese
Natali Lorenzo Pittore di quadra tura Cremonese Orefice sconosciuto del XIV
secolo
Paganino vedi Mazzoni.
Peracchi Antonio Pittore Piacentino
Perfetti Scultore in legno Piacentino
Piò Scultore Bolognese
Pittore antico che ha usato per marca H. M
Pittore Fiammengo che ha lavorato con Tiziano
Pittori antichi sconosciuti
Pittori sconosciuti di tempi posteriori
Reni Guido Pittor Bolognese
Riello o Rivello Galeazzo Pittor Cremonese
Ruta Clemente Pittore Parmigiano
Sabbioneta Francesco Pittor Cremonese
Sannio Rafaello da Urbino
Scolari diversi del Balestra
Scultore antico in avorio
Scultori antichi ín legno creduti di Busseto
Senabrio vedi da Forlì Francesco
Spada Lionello Pittor Bolognese
Spolverini Dario Pittore Parmigiano
Saperti Francesco Pittore Cremonese
Tagliasacchi Gio. Battista Pittore di Borgo San Donnino
Tiziano Vecchi da Cadore
Trotti Gio, Battista Cav. detto il Malosso Pittor Cremonese
Valari Giuseppe Pittore Parmigiano
Verme (dal) Angelo Pittore di Borgo San Donnino
1.
Veggasi la lettera di M. Cesare Speziani Vescovo di Cremona al Preposto ed a
Canonici di S. Bartoloninzeo posta nel fine al N.° III.
2.
Veggansi le due Bolle del detto Pontefice poste nel fine al N.° I e II.
3.
Una tale pergamena è recata nella giunta de' Documenti al N.° IX.
4.
La patente di una tale aggregazione è reccata più, sotto al N.° X.
5.
Veggasi gli estratti di qusto nella giunta al N.° XI.
6.
Vegasi la memoria della prima sua venuta posta nella giunta. Al N.° IV.
7.
Il Diploma Cesareo è da me stato recato nel fine con altri Documenti al N.° V.
8.
E’ questa posta recata nella giunta de'Documenti al N.° VIII
9.
Queste sono recate nel fine ai numeri VI e VII.
10.
E’ l'una delle due poco sopra mentovate ,ed è posta al N.° VI.