GIUSEPPE VERDI "genius loci" / STORIA E ARTE a busseto / PUBBLICAZIONI VARIE la cultura bussetana / GIOVANNINO GUARESCHI il grande delle piccole cose / GRAN CARNEVALE i nostri corsi mascherati / IL BISCIONEIDE le mie caricature / FILMATI i miei video / torna al sommario / torna homPage

«Privo di una macchina fotografica, voi camminate allegramente e notate le cose
essenziali. Corredato di una macchina fotografica voi entrate in un singolare
ordine di idee.
«Vedete un gatto: "Oh! un gatto!" esclamate, e siete commossi come se vedeste un
dinosauro. Fotografate il gatto.
«Vedete un mattone posato su una cassa da imballaggio: "Oh,
un mattone su una cassa da imballaggio!" esclamate presi da profonda
emozione come se aveste scorso un cacciatorpediniere su un campanile. E sparate
fotografie al mattone.
«Poi scoprite l'inquadratura, il controluce, il particolare. Alla fine
sviluppate le negative, considerate con disgusto le riproduzioni e le seppellite
sotto qualche catasta di cartacce.
«La macchina fotografica è un arnese pericoloso: quando l'avete a tracolla ogni
povera cosa vi sembra originale e interessante. Meglio quindi lasciare a casa
questo dannato meccanismo: almeno potrete esclamare ogni tanto: "Oh
se avessi la macchina fotografica!"»
«Il cicloturista saggio chiuda nella
ghiacciaia di casa la macchina fotografica e parta a mani vuote. Allora gli
accadrà, arrivato a un lago, di veder affiorare un mostro antidiluviano e si
morderà a sangue le mani per non aver portato seco la macchina fotografica...»
Questo consigliava nostro padre agli appassionati di fotografia: in realtà non
chiuse mai la sua macchina fotografica nella ghiacciaia e fotografò parecchio,
con risultati che, a nostro parere, dimostrano quanto bene abbia fatto a non
seguire questa sua strampalata teoria. A distanza di più di trent'anni dalla sua
scomparsa, vogliamo farli conoscere questi "risultati", e questo libro ci
permette di mostrarlo ai suoi "ventitré lettori" in una nuova veste. Scopriamo
così assieme un lato nuovo della sua produzione di artista "multimediale".
Al Giovannino scrittore, giornalista e polemista, disegnatore e sceneggiatore,
si affianca un altro Giovannino, nuovo di zecca: il fotografo dei sentimenti,
attento testimone oculare del suo tempo e della sua gente.
Carlotta e Alberto Guareschi

Giovannino si diverte 1934
Parma, 1934, vigilia della partenza di Giovannino per il servizio militare.
Destinato alla Scuola Allievi ufficiali di complemento di Potenza, prima di
salire in treno,
Giovannino cattura le sue ultime immagini in borghese.

Melfi (PZ), 1935. Vita al campo.
Un gruppo di militari sta stendendo lungo una strada sterrata
SOMMARIO
il servizio militare
borgo del Gesso a Parma:
1934-1935, un poco di bohème...
il servizio militare
Porta con sé la sua Voigtlander riportandone un "servizio" di
immagini sulla vita militare, sulla gente e sui luoghi che lo hanno ospitato:
Potenza, Melfi e dintorni.
Commenta molte delle foto militari con frasi e sonetti scherzosi (anche se pieni
di nostalgia per Parma e per l'Ennia) scritti in calce o sul retro, oppure
nell'album che li raccoglie.
Li riportiamo nei titolini e sotto le foto, tra
virgolette. Poche foto per documentare la

E per vedermi tu faticherai.
Ma io spero che assai più facilmente
Tu mi riveda dentro la tua mente…»

Potenza, 1934-1935.
La Patria è al sicuro con Giovannino di guardia.
La "Domenica del Cortile"

Potenza, 1934-1935.
Giovannino e colleghi alle "grandi manovre".

Potenza,
1934-1935.
Giovannino ha la situazione sotto controllo.

Realtà quotidiana oltre il muro della caserma.
Appena fuori dalla recinzione della caserma, situata alla periferia della città,
riprende il piccolo commercio della gente dei dintorni accompagnata dai loro
mezzi di trasporto e di sostentamento:
pecore, maiali, asini.

L’economia della città è legata alla agricoltura e alla pastorizia

Potenza, 1934-1935.
La chiesa di fronte alla caserma
Potenza: l'ingresso trionfale alla città

Allievi ufficiali a passeggio entrano in città e vengono fermati da un venditore
ambulante.
Sale lungo la scalinata
e poi lungo una strada innevata che passa a fianco di due punti nevralgici
Novembre. Entrata alla città con cessi pubblici

Potenza, 1934-1935.
Ingresso della città. Sulla destra si nota una scritta illuminante.
3 febbraio. Piazzetta con monumento più importante

Asino al sole

Potenza, 1934-1935.
Il ritmo della vita nei vicoli è scandito dal passo di asini e muli.
La prigione

Giovannino riprende le bocche di lupo delle celle.

Il sole tiepido richiama sulle soglie delle case la gente. I vicoli e le
anguste piazzette sono maleodoranti e con la biancheria stesa fuori come
nei vicoli e negli angiporti di Parma.

Sopra e a sinistra: i vicoli pieni di panni stesi e di bambini.

Vecchi e bambini si scaldano al sole invernale.


Incuriositi ma diffidenti, i bambini accennano un sorriso.

Dopo aver conquistato la vetta della soglia di casa uno sguardo
indagatore verso il fotografo.
La foto è un documento toccante.

I bambini del brefotrofio: tutti uguali, senza un sorriso.

3 febbraio. Riunione elegante in un pomeriggio domenicale all'entrata
della città


La fotografa ambulante con la sua attrezzatura.

Una venditrice di latte con la sua attrezzatura e l'aiutante.
Sedici armi dopo, a un politico che gli rimproverava il suo disinteresse per il
problema della povera gente, ricorderà questa tappa nella città lucana additando
al «severo giudizio della storia» un certo sergente dell'approvvigionamento il
quale, secondo lui, sarebbe stato la causa del suo «disinteresse»:
«E non sfugga al severo giudizio della
storia quel sergente che, alla Scuola Allievi ufficiali di Potenza, mi ha
assegnato un paio di scarpe così larghe da impedirmi ogni scioltezza di
movimento. Trovandomi nella infelice (economicamente) zona della Lucania avrei
potuto agevolmente scoprire fin dal 1935 il problema del Mezzogiorno. Cosa che
non mi fu possibile appunto per la scarsissima autonomia di marcia che le
calzature mi permettevano»

Una donna della campagna viene al mercato con tutta la sua merce in testa e
nelle mani.

Potenza, 1934-1935.
Un allievo osserva una anziana donna che procede cauta con un secchio in mano
sul lastricato bagnato di pioggia.
Come si intuisce guardando le foto di Potenza, le scarpe di Giovannino erano
invece strette al punto giusto da permettergli di accorgersi dei «problemi della
povera gente».

Donna in costume locale: deve essere molto antico e, già in quegli anni,
raro da vedersi.
Gente di montagna

Potenza, 1934-1935.
Sopra: il fascino del tabarro è troppo forte per Giovannino.
La Grotta Azzurra


Una donna della campagna al mercato in attesa dei compratori con la sua
merce per terra.

Potenza, 1934-1935.
Residenza ai "piani bassi" del palazzo.

Potenza, 1934-1935.
Questo pastore, con le gambe coperte dalle fasce, forse ha ricordato a
Giovannino le statuette del Presepe.

Potenza, 1934-1935.
Una donna della campagna attende, con il grosso ombrello in mano, di
ritornare a casa dopo il mercato.
L’acqua e il pane

Potenza, 1934-1935.
Giovannino riesce a trovare una pianta gabbata come alla Bassa e, con la
scusa della fontana, la fotografa.

Potenza, 1935.

Riprende il contatto con la parte moderna della città il cui traffico di
veicoli viene disciplinato con autorità da un pizzardone col pennacchio
sul cappello e la sciabola al fianco. Ai muri sono appiccicati manifesti
e locandine che invitano al cinema.

Il pizzardone, appena uscito dalla tabaccheria e con il sigaro acceso,
chiacchiera con un cittadino.

Potenza, 1934-1935.
Questa sera nella Sala Roma: Il re dell'arena con Eddie Cantor.

Potenza, 1934-1935.
Danno La principessa della Czarda.
Palazzo del Governo

Potenza, 1934-1935.
Donne in costume tradizionale.

Potenza, 1934-1935.
Anche Potenza ha subito il fascino della modernità
"Vedi? E' supremamente molto bello
il Gran Modern Hotel di Pecoriello
La limousine che c'è ferma dinnante
non ti par d'una grazia affascinante?
Ebbene, questa gran magnificenza
è la cosa più bella di Potenza!
Ti spieghi quindi ben perchè io adesso
pensi con nostalgia a borgo del Gesso!"
La libera uscita si conclude con la ricerca di un po' di "calore"
"Con la neve in cerca di un po' di fuoco. Potenza, la strada delle -case da tè-"

Potenza, 1934-1935.
Giovannino e due colleghi, visti dall'alto, guardano in su.
Potenza: piazzetta del centro

Potenza, 1934-1935.
Giovannino e collega, fermi per strada, guardano in alto.


Potenza, 1934-1935.
Ultima tappa prima del rientro in caserma
"Non sapendo più dove andare a sbattere il capo entri in uno di quei salotti in cui si sa come si va dentro e non si sa mai come si viene fuori..."

Marzo: si avvicina il caporalato

Dal palco che sta preparando per la festa del "caporalato", Giovannino
in fremente attesa dei gradi di caporale, saluta romanamente (col pugno
chiuso...).

Potenza,
marzo 1935.
Giovannino, maestoso e fiero caporale, è pronto per il campo e invia la
foto, con dedica, a Ennia...
"Fior di mortadella:
Eccomi caporale diventato.
Speriam, però, che la
mia Rossa bella,
Non trovi il modo di farmi -soldato-.
Nino, 14 febbraio 1935
"Il cappotto (...) attillato sul torace e stretto nelle spalle
abbandonava arrivato al colletto la sua avarizia in modo da permettermi
di rimanere tuffato fino alla bocca nel soffice panno del bavero.
Indiscutibilmente corto sul davanti, tanto che le ginocchia lavoravano
allo scoperto, dietro però, pentito della sua tirchieria, si abbandonava
allo scialo e arriciatosi in piegoni e contropieghe arrivava ad
accarezzarmi i talloni."
"Oltre a tutto questo portavo uno sciabolone da cavalleria che mi
arrivava con l'elsa allo sterno."
"quando dovevo sguainarlo ero costretto a farmi aiutare da qualche
amico."
"Un giovanino, malpompato, malbardato e maldisposto assieme a due
commilitoni alla stazione di Potenza in partenza per il campo. Non si
tratta più del Giovannino marziale della foto precedente.

"Con lo schioppo ed il -bottino-
Con borraccia e tascapan
Se ne parte il vecchio Nino
Verso il campo Melfitàn".

Melfi (PZ), 1935.
Si intuisce già quale sarà la meta della prossima libera uscita di
Giovannino.

Melfi (PZ), 1935.
Sopra: traffico notevole per quel tempo nel centro della città: due
macchine, tre camioncini e un carretto
Sotto: il lavatoio pubblico pieno di lavandaie.

Melfi (PZ), 1935.
Sulla strada il salita per il campanile si vedono due donne che portano
al forno le micche di pane da cuocere.

Melfi (PZ), 1935.
Militari con maschera antigas a tracolla o ancora indosso.

Melfi (PZ), 1935.
Una pausa durante l'esercitazione per scrivere all'Ennia.
Finalmente
"L'esplosione di gioia per la fine del servizio militare è immortalata
con un probabile autoscatto.
L'euforia ha reso approssimativa l'inquadratura e risultano eliminati
arti inferiori e superiori.
Il messaggio tuttavia rimane intatto: Giovannino non vede l'ora di
spiccare il volo per Parma

Melfi (PZ), 1935.
Ultimo giorno di campoUna pausa durante l'esercitazione per scrivere
all'Ennia.
borgo del Gesso a Parma:
1934-1935, un poco di bohème...
"Grazie a un ingegnoso gioco di telai ricoperti di carta da tapezzeria
l'unica stanza era divisa in tre graziosi vani: camra da letto, salotto
e gabinetto, se non proprio da bagno, almeno da catinella dove,
misurando i movimenti cercando di mantenermi ben diritto, riuscivo
agevolmente a farmi la barba e a lavarmi la faccia senza sconfinare nel
locale adiacente."

Parma, 1934.
Ennia nella stanza soffitta di Giovannino in borgo del Gesso.
continua....
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