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«Privo di una macchina fotografica, voi camminate allegramente e notate le cose essenziali. Corredato di una macchina fotografica voi entrate in un singolare ordine di idee.

«Vedete un gatto: "Oh! un gatto!" esclamate, e siete commossi come se vedeste un dinosauro. Fotografate il gatto.

«Vedete un mattone posato su una cassa da imballaggio: "Oh, un mattone su una cassa da imballaggio!" esclamate presi da profonda emozione come se aveste scorso un cacciatorpediniere su un campanile. E sparate fotografie al mattone.

«Poi scoprite l'inquadratura, il controluce, il particolare. Alla fine sviluppate le negative, considerate con disgusto le riproduzioni e le seppellite sotto qualche catasta di cartacce.

«La macchina fotografica è un arnese pericoloso: quando l'avete a tracolla ogni povera cosa vi sembra originale e interessante. Meglio quindi lasciare a casa questo dannato meccanismo: almeno potrete esclamare ogni tanto: "Oh se avessi la macchina fotografica!

«Il cicloturista saggio chiuda nella ghiacciaia di casa la macchina fotografica e parta a mani vuote. Allora gli accadrà, arrivato a un lago, di veder affiorare un mostro antidiluviano e si morderà a sangue le mani per non aver portato seco la macchina fotografica...»

Questo consigliava nostro padre agli appassionati di fotografia: in realtà non chiuse mai la sua macchina fotografica nella ghiacciaia e fotografò parecchio, con risultati che, a nostro parere, dimostrano quanto bene abbia fatto a non seguire questa sua strampalata teoria. A distanza di più di trent'anni dalla sua scomparsa, vogliamo farli conoscere questi "risultati", e questo libro ci permette di mostrarlo ai suoi "ventitré lettori" in una nuova veste. Scopriamo così assieme un lato nuovo della sua produzione di artista "multimediale".

Al Giovannino scrittore, giornalista e polemista, disegnatore e sceneggiatore, si affianca un altro Giovannino, nuovo di zecca: il fotografo dei sentimenti, attento testimone oculare del suo tempo e della sua gente.

Carlotta e Alberto Guareschi


LE SUE FOTOGRAFIE DAL 1934 AL 1952


Giovannino si diverte 1934
Parma, 1934, vigilia della partenza di Giovannino per il servizio militare. Destinato alla Scuola Allievi ufficiali di complemento di Potenza, prima di salire in treno,
Giovannino cattura le sue ultime immagini in borghese.


Melfi (PZ), 1935. Vita al campo.
Un gruppo di militari sta stendendo lungo una strada sterrata le linee di collegamento per le trasmissioni.

 

SOMMARIO
il servizio militare
: 1934-1935, Potenza & dintorni

borgo del Gesso a Parma: 1934-1935, un poco di bohème...

il servizio militare: 1934-1935, Potenza & dintorni
Giovannino parte per la Scuola Allievi ufficiali di complemento di Potenza nel novembre 1934.
Porta con sé la sua Voigtlander riportandone un "servizio" di immagini sulla vita militare, sulla gente e sui luoghi che lo hanno ospitato: Potenza, Melfi e dintorni.
Commenta molte delle foto militari con frasi e sonetti scherzosi (anche se pieni di nostalgia per Parma e per l'Ennia) scritti in calce o sul retro, oppure nell'album che li raccoglie.
Li riportiamo nei titolini e sotto le foto, tra virgolette. Poche foto per documentare la
vita di caserma di Giovannino


Potenza, 1934-1935.
Cambio della guardia. In primo piano, a sinistra, un marziale Giovannino.


«La foto è veramente brutta assai
E per vedermi tu faticherai.
Ma io spero che assai più facilmente
Tu mi riveda dentro la tua mente…»

Di sentinella all'entrata della caserma

Potenza, 1934-1935.
La Patria è al sicuro con Giovannino di guardia.


La "Domenica del Cortile"


Potenza, 1934-1935.
Giovannino e colleghi alle "grandi manovre".



Potenza, 1934-1935.
Giovannino ha la situazione sotto controllo.



Potenza, 1934-1935.
Realtà quotidiana oltre il muro della caserma.

Giovannino in libera uscita
Giovannino in libera uscita con la sua fedele Voigtlander si guarda attorno con curiosità.
Appena fuori dalla recinzione della caserma, situata alla periferia della città, riprende il piccolo commercio della gente dei dintorni accompagnata dai loro mezzi di trasporto e di sostentamento:
pecore, maiali, asini. Viene colpito dalla realtà locale e i commenti alle foto di gente e situazioni umane sono essenziali e tradiscono la sua partecipazione emotiva.


Potenza, 1934-1935.
L’economia della città è legata alla agricoltura e alla pastorizia



Potenza, 1934-1935.
La chiesa di fronte alla caserma

Potenza: l'ingresso trionfale alla città

Potenza, 1934-1935.
Allievi ufficiali a passeggio entrano in città e vengono fermati da un venditore ambulante.


Giovannino sale la strada che conduce alla città, più in alto, e vi entra assieme ai suoi commilitoni attraverso la grande porta.
Sale lungo la scalinata e poi lungo una strada innevata che passa a fianco di due punti nevralgici

Novembre. Entrata alla città con cessi pubblici

Potenza, 1934-1935.
Ingresso della città. Sulla destra si nota una scritta illuminante.

3 febbraio. Piazzetta con monumento più importante

Potenza, febbraio 1935.
Il posto di Vespasiano. Le strade, i vicoli, paiono residui di un secolo fa.

Asino al sole

Potenza, 1934-1935.
Il ritmo della vita nei vicoli è scandito dal passo di asini e muli.

La prigione

Potenza, 1934-1935.
Giovannino riprende le bocche di lupo delle celle.




Il sole tiepido richiama sulle soglie delle case la gente. I vicoli e le anguste piazzette sono maleodoranti e con la biancheria stesa fuori come nei vicoli e negli angiporti di Parma.


Potenza, 1934-1935.
Sopra e a sinistra: i vicoli pieni di panni stesi e di bambini.



Potenza, 1934-1935.
Vecchi e bambini si scaldano al sole invernale. A destra: immortalata anche l'ombra di Giovannino.





Potenza, 1934-1935.
Incuriositi ma diffidenti, i bambini accennano un sorriso.


I bambini sono i padroni dei vicoli e dei borghi. Come a Parma. Giovannino li fotografa con attenzione.


Potenza, 1934-1935.
Dopo aver conquistato la vetta della soglia di casa uno sguardo indagatore verso il fotografo.


Tradisce la sua pena fotografando i bambini del brefotrofio: per non spaventarli si abbassa fino a terra con l'obiettivo per mettersi alla loro altezza.
La foto è un documento toccante.


Potenza, 1934-1935.
I bambini del brefotrofio: tutti uguali, senza un sorriso. Alcuni accennano a un saluto romano...


Gli uomini hanno il tabarro come alla Bassa: Giovannino, rinfrancato, si sente un po' più vicino a casa.

3 febbraio. Riunione elegante in un pomeriggio domenicale all'entrata della città

Il fotografo in gonnella

Potenza, 1934-1935.
La fotografa ambulante con la sua attrezzatura.



Potenza, 1934-1935.
Una venditrice di latte con la sua attrezzatura e l'aiutante.


Nelle strade importanti la gente par venuta fuori dal secolo precedente, vestita con antichi costumi e intenta a professioni che contraddistinguono una dignitosa povertà.
Sedici armi dopo, a un politico che gli rimproverava il suo disinteresse per il problema della povera gente, ricorderà questa tappa nella città lucana additando al «severo giudizio della storia» un certo sergente dell'approvvigionamento il quale, secondo lui, sarebbe stato la causa del suo «disinteresse»:
«E non sfugga al severo giudizio della storia quel sergente che, alla Scuola Allievi ufficiali di Potenza, mi ha assegnato un paio di scarpe così larghe da impedirmi ogni scioltezza di movimento. Trovandomi nella infelice (economicamente) zona della Lucania avrei potuto agevolmente scoprire fin dal 1935 il problema del Mezzogiorno. Cosa che non mi fu possibile appunto per la scarsissima autonomia di marcia che le calzature mi permettevano»


Potenza, 1934-1935.
Una donna della campagna viene al mercato con tutta la sua merce in testa e nelle mani.



Potenza, 1934-1935.
Un allievo osserva una anziana donna che procede cauta con un secchio in mano sul lastricato bagnato di pioggia.


Come si intuisce guardando le foto di Potenza, le scarpe di Giovannino erano invece strette al punto giusto da permettergli di accorgersi dei «problemi della povera gente».

Potenza, 1934-1935.
Donna in costume locale: deve essere molto antico e, già in quegli anni, raro da vedersi.
Giovannino lo annota sulla fotografia

Gente di montagna

Potenza, 1934-1935.
Sopra: il fascino del tabarro è troppo forte per Giovannino. Di fianco: probabile ingresso di un locale pubblico frequentato dai militari.

La Grotta Azzurra



Potenza, 1934-1935.
Una donna della campagna al mercato in attesa dei compratori con la sua merce per terra.



Potenza, 1934-1935.
Residenza ai "piani bassi" del palazzo.



Potenza, 1934-1935.
Questo pastore, con le gambe coperte dalle fasce, forse ha ricordato a Giovannino le statuette del Presepe.



Potenza, 1934-1935.
Una donna della campagna attende, con il grosso ombrello in mano, di ritornare a casa dopo il mercato.

L’acqua e il pane

Potenza, 1934-1935.
Giovannino riesce a trovare una pianta gabbata come alla Bassa e, con la scusa della fontana, la fotografa. Sul retro della foto Giovannino ha scritto: «L'acqua e il pane». La donna, infatti, mentre attende che il secchio si riempia d'acqua, mangia un pezzo di pane.

La foto di una anziana donna alla fontana ci ricorda che Giovannino parlava sempre dell'acqua buonissima e altamente diuretica di Potenza che obbligava gli allievi ufficiali a lunghe corvée notturne...


Potenza, 1935.

Scorcio tra le rovine.



Dopo questo giro tra gente e cose ferme nel tempo, Giovannino rientra gradualmente nel Ventesimo secolo. Fotografa il mercato di Potenza ricordando certamente quello della Ghiaia a Parma.

Riprende il contatto con la parte moderna della città il cui traffico di veicoli viene disciplinato con autorità da un pizzardone col pennacchio sul cappello e la sciabola al fianco. Ai muri sono appiccicati manifesti e locandine che invitano al cinema.

Potenza, 1934-1935.

Il pizzardone, appena uscito dalla tabaccheria e con il sigaro acceso, chiacchiera con un cittadino.



Potenza, 1934-1935.

Questa sera nella Sala Roma: Il re dell'arena con Eddie Cantor. Poi il Giornale Luce e I tre porcellini.



Potenza, 1934-1935.
Danno La principessa della Czarda.

Siamo nella parte più elegante della città: il palazzo del Governo e il «Modern Hotel»

 

Palazzo del Governo

Potenza, 1934-1935.
Donne in costume tradizionale.

Potenza, 1934-1935.
Anche Potenza ha subito il fascino della modernità

"Vedi? E' supremamente molto bello

il Gran Modern Hotel di Pecoriello

La limousine che c'è ferma dinnante

non ti par d'una grazia affascinante?

Ebbene, questa gran magnificenza

è la cosa più bella di Potenza!

Ti spieghi quindi ben perchè io adesso

pensi con nostalgia a borgo del Gesso!"

 

La libera uscita si conclude con la ricerca di un po' di "calore"

 

"Con la neve in cerca di un po' di fuoco. Potenza, la strada delle -case da tè-"

 

Potenza, 1934-1935.
Giovannino e due colleghi, visti dall'alto, guardano in su.

 

Potenza: piazzetta del centro

Potenza, 1934-1935.
Giovannino e collega, fermi per strada, guardano in alto.

 

 


Potenza, 1934-1935.
Ultima tappa prima del rientro in caserma

"Non sapendo più dove andare a sbattere il capo entri in uno di quei salotti in cui si sa come si va dentro e non si sa mai come si viene fuori..."

 

Marzo: si avvicina il caporalato

Potenza, marzo 1935.
Dal palco che sta preparando per la festa del "caporalato", Giovannino in fremente attesa dei gradi di caporale, saluta romanamente (col pugno chiuso...).


Potenza, marzo 1935.
Giovannino, maestoso e fiero caporale, è pronto per il campo e invia la foto, con dedica, a Ennia...

"Fior di mortadella:
Eccomi caporale diventato.
Speriam, però, che la
mia Rossa bella,
Non trovi il modo di farmi -soldato-.
Nino, 14 febbraio 1935

"Il cappotto (...) attillato sul torace e stretto nelle spalle abbandonava arrivato al colletto la sua avarizia in modo da permettermi di rimanere tuffato fino alla bocca nel soffice panno del bavero.
Indiscutibilmente corto sul davanti, tanto che le ginocchia lavoravano allo scoperto, dietro però, pentito della sua tirchieria, si abbandonava allo scialo e arriciatosi in piegoni e contropieghe arrivava ad accarezzarmi i talloni."
"Oltre a tutto questo portavo uno sciabolone da cavalleria che mi arrivava con l'elsa allo sterno."
"quando dovevo sguainarlo ero costretto a farmi aiutare da qualche amico."

Giovanino: al campo
"Un giovanino, malpompato, malbardato e maldisposto assieme a due commilitoni alla stazione di Potenza in partenza per il campo. Non si tratta più del Giovannino marziale della foto precedente.

"Con lo schioppo ed il -bottino-
Con borraccia e tascapan
Se ne parte il vecchio Nino
Verso il campo Melfitàn".


Melfi (PZ), 1935.
Si intuisce già quale sarà la meta della prossima libera uscita di Giovannino.


Melfi (PZ), 1935.
Sopra: traffico notevole per quel tempo nel centro della città: due macchine, tre camioncini e un carretto
Sotto: il lavatoio pubblico pieno di lavandaie.


Melfi (PZ), 1935.
Sulla strada il salita per il campanile si vedono due donne che portano al forno le micche di pane da cuocere.


Melfi (PZ), 1935.
Militari con maschera antigas a tracolla o ancora indosso.


Melfi (PZ), 1935.
Una pausa durante l'esercitazione per scrivere all'Ennia.

Finalmente

"L'esplosione di gioia per la fine del servizio militare è immortalata con un probabile autoscatto.
L'euforia ha reso approssimativa l'inquadratura e risultano eliminati arti inferiori e superiori.
Il messaggio tuttavia rimane intatto: Giovannino non vede l'ora di spiccare il volo per Parma


Melfi (PZ), 1935.
Ultimo giorno di campoUna pausa durante l'esercitazione per scrivere all'Ennia.

borgo del Gesso a Parma: 1934-1935, un poco di bohème...

"Io allora abitavo in un appartamento sistemato nella stanza d'angolo di un ultimo piano"
"Grazie a un ingegnoso gioco di telai ricoperti di carta da tapezzeria l'unica stanza era divisa in tre graziosi vani: camra da letto, salotto e gabinetto, se non proprio da bagno, almeno da catinella dove, misurando i movimenti cercando di mantenermi ben diritto, riuscivo agevolmente a farmi la barba e a lavarmi la faccia senza sconfinare nel locale adiacente."


Parma, 1934.
Ennia nella stanza soffitta di Giovannino in borgo del Gesso.


continua.... 

E' vietato scaricare testi o foto, i trasgressori saranno penalmente perseguiti. 

 

 

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