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GIOVANNINO GUARESCHI - NOTE BIOGRAFICHE
LA FINZIONE CHE DIVENTA REALTA’

"Metti un coperto in più: ho invitato il popolo a colazione"
GIOVANNINO GUARESCHI - NOTE BIOGRAFICHE
Giovannino Guareschi nacque il 1 maggio 1908 a Fontanelle di Roccabianca in
provincia di Parma. Il territorio attorno a Fontanelle corrisponde perfettamente
al “mondo piccolo" che Giovannino
Guareschi ha descritto nella saga di don Camillo e Peppone e lì vi sono le sue
prime fonti di ispirazione.
Il padre aveva un emporio ciclistico a Fontanelle. La madre, maestra elementare.
nel 1914 fu trasferita a Marore, un paesino attiguo a Parma dove la famiglia
andò a vivere. Giovannino frequentò le elementari a Parma nella Scuola "Jacopo
Sanvitale" poi, dato che il padre voleva che diventasse un ingegnere navale, fu
iscritto all'Istituto tecnico "Giordani".
A causa del suo completo disinteresse per quegli studi. entrò, come convittore,
nel Ginnasio del prestigioso Collegio "Maria Luigia” di Parma, che, però, nel
1925 dovette abbandonare a causa delle traversie economiche del padre. Continuò
a frequentare il Liceo classico come esterno fino alla maturità, iniziando
contemporaneamente a svolgere piccole attività per mantenersi agli studi. Così
imparò a incidere il linoleum per fare cartelloni pubblicitari, a disegnare
scenografie per spettacoli e caricature per numeri unici studenteschi.
Nel 1928 Cesare Zavattini, che fu suo istitutore al Ginnasio, lo spinse a
entrare come correttore di bozze nella vecchia e gloriosa "Gazzetta di Parma” successivamente assorbita dal "Corriere
Emiliano".
Nel 1929 iniziò la sua collaborazione al settimanale "La Voce di Parma" con articoli, poesie e disegni e firmò i suoi
pezzi Michelaccio. Si tratta di lavori
che non gli danno da vivere e Giovannino, per mantenersi, fa la stagione estiva
come portiere allo zuccherificio di Parma della "Ligure Lombarda" e continuerà a
farlo per quattro anni.
Poco tempo dopo venne assunto al "Corriere
Emiliano" con il compito di cronista, diventando in seguito capocronista.
Nel 1934 fece il servizio militare come allievo ufficiale di complemento e, al
termine del servizio di prima nomina, venne raggiunto al Campo estivo da Andrea
Rizzoli, figlio dell'editore milanese Angelo il quale, su segnalazione di Cesare
Zavattini, gli propose il posto di redattore nella rivista umoristica "Bertoldo"
che sarebbe nata di lì a pochi giorni. Guareschi accettò e fece il grande balzo
verso Milano assieme ad Ennia, che diventerà la Margherita dei suoi racconti di
vita familiare.
Nella redazione del "Bertoldo" c'erano
le più belle firme dell'umorismo italiano: scrittori come Giuseppe Marotta,
Carlo Manzoni, Giovanni Mosca, Angelo Frattini, Vittorio Metz, Marcello
Marchesi. Massimo Simili, Alberto Cavaliere; disegnatori come Walter Molino,
Saul Steinberg. Carlo Della Zorza, Bruno Angoletta, Enrico De Seta, Ugo De
Vargas, Rino Albertarelli, Ferdinando Palermo, Giaci Mondaini.

"Mia moglie sta per entrare nello stato interessante. Procuratele il passaporto"
Il "Bertoldo" ebbe un grandissimo
successo grazie all'intelligenza dei collaboratori che inventarono - in tempi di
veline e direttive del Ministero della Cultura Popolare - una realtà assurda
entro cui agire nell'unico modo possibile, ridicolizzando cioè la retorica che è
sempre stata l'ossatura portante di ogni regime.
Richiamato alle armi per punizione (aveva esternato a voce alta ciò che pensava
del regime Fascista, dopo essersi sbronzato a causa della notizia che il
fratello era disperso in Russia), era tenente di complemento di stanza ad
Alessandria quando scoppiò l’8 settembre e le truppe tedesche lo catturarono
assieme ad altri 700.000 utilitari italiani.
Al diniego compatto di tutti i militari italiani di accettare di continuare a
combattere al loro fianco, i tedeschi risposero inviandoli nei campi di
concentramento di Polonia e Germania.
In seguito Giovannino, come la stragrande maggioranza dei militari italiani,
rifiutò. nel corso delle periodiche visite di alti ufficiali del neonato
esercito della Repubblica Sociale, di arruolarsi e rimase internato in vari
campi (Czestokowa, Beniaminowo, Wietzendorf e Sandbostel) fino al 16 aprile del
'45, quando le truppe alleate liberarono gli internati tenendoli in custodia
ancora fino all'autunno di quell'anno, per poi rimpatriarli.
In tutto il periodo di internamento Giovannino, affiancato da persone di grande
cuore e intelligenza, fece di tutto per tener alto il morale dei suoi compagni
di sventura, per evitare che perdessero la speranza di ritornare a casa. Tra
questi benemeriti ricordiamo il professor Giuseppe Lazzati, i pittori Giuseppe
Novello e Arturo Coppola, l'attore Gianrico Tedeschi, il poeta Roberto Rebora.
Giovannino scriveva favole, conversazioni, diari intimi che andava leggendo
nelle varie baracche sotto forma di "Giornale
parlato" affiancato dall’”impaginatore musicale" Arturo Coppola. Nei lager
scrisse la Favola di Natale
che lesse la Vigilia di Natale ai suoi
compagni di sventura per tener viva in loro la fiamma della speranza. Scrisse
anche i brani di quello che pensiamo il suo libro più bello: il “Diario
clandestino”, una storia di radiografia della sua anima, dove non appare la
minima traccia di odio nei confronti dei suoi carcerieri.
Il Giovannino partito per il lager era l'uomo del disimpegno, che voleva
semplicemente divertire i suoi lettori. Quello che rientrò in Italia alla fine
di agosto del 1945 - pesava appena 45 chili - era un nuovo Giovannino,
ricco di una forza interiore che lo
spinse a impegnarsi civilmente per il suo prossimo. Dopo una breve
collaborazione al quotidiano filocomunista "Milano
Sera" - ottenuta grazie all'interessamento di Gaetano Afeltra, che lo sapeva
senza lavoro - fondò, nel dicembre dello stesso anno, il settimanale "Candido"
assieme a Mosca e Mondaini; richiamando tutti gli altri vecchi collaboratori del
"Bertoldo". "Candido"
non fu solo un settimanale umoristico, ma anche d'opinione.
Indipendente perché slegato da ogni gruppo di potere, sentimentalmente
monarchico - come i suoi due direttori, Guareschi e Mosca - "Candido" da una parte conduceva una forte campagna anticomunista e
dall'altra invitava tutti i suoi lettori a una "pacificazione" degli animi per
cercare di procedere tutti assieme alla realizzazione di una nuova democrazia.
Il giornale condusse una strenua lotta a favore della monarchia in vista del
Referendum Istituzionale del 1946 e vide sorgere la Repubblica. Condusse una
seconda lotta importante contro il Fronte Democratico Popolare (comunisti più
socialisti) a favore del Blocco Occidentale. Questa volta la lotta fu
vittoriosa, tanto che il settimanale "Life" scrisse che in Italia la sconfitta
del Fronte fu dovuta a due uomini: Alcide De Gasperi e Giovannino Guareschi.

"Generale! Siamo rovinati: il nemico ci ha dato querela"
Nel dicembre del 1946 era apparso su "Candido"
il primo racconto della Fortunata serie ventennale del “mondo piccolo", Don Camillo.
Nel 1948, alla vigilia delle elezioni, uscì la prima raccolta di questi racconti
col titolo “Mondo piccolo - Don Camillo”:
il libro ebbe subito un successo enorme in Italia e all'estero tanto che fu
tradotto in tutte le lingue. in forma ufficiale, nei paesi liberi, e ufficiosa,
nei paesi satelliti dell'URSS. Da questi racconti nacque una serie fortunata di
trasposizioni cinematografiche ambientate dal primo regista nel paesino reggiano
di Brescello, che divenne, per tutti. il paese di Peppone e don Camillo: il
primo film fu girato nel 1952 e l'ultimo, incompiuto. nel 1970. La scelta di
affidare i ruoli principali ai due bravissimi attori, Gino Cervi e Fernandel, ne
decretò un successo mondiale che dura tuttora.
Nel 1952 Guareschi si trasferì con la famiglia alle Roncole. un paesino della
Bassa parmense. dove acquistò dei terreni, aprì un caffè e, in seguito. un
ristorante che seguì personalmente fino al 1968.
Nel 1953 condusse una violenta campagna contro la riforma della legge
elettorale, la cosiddetta "legge truffa", fatta approvare dalla maggioranza di
governo guidata da De Gasperi. Proprio in quel periodo viene in possesso di due
lettere a firma De Gasperi risalenti agli ultimi anni di guerra, la cui
autenticità era garantita da un perito calligrafo accreditato presso il
Tribunale di Milano.
In una di queste lettere De Gasperi - perseguitato politico rifugiato in
Vaticano e rappresentante della DC nel CLN - richiedeva al comandante delle
truppe alleate di bombardare la periferia di Roma e in particolare l'acquedotto,
per provocare un'insurrezione popolare contro le truppe tedesche occupanti, onde
accelerarne la fuga dalla Capitale. Giovannino le pubblicò su "Candido"
e De Gasperi lo querelò per falso con ampia facoltà di prova. Nel corso del
processo che ne seguì il Tribunale ritenne inutile concedere al querelato la
perizia richiesta e la convocazione dei testimoni a suo favore, e lo condannò,
per diffamazione a mezzo stampa, a dodici mesi di carcere. La sentenza metteva
in evidenza il fatto che, anche nel caso di una perizia grafica favorevole
all'imputato, “una semplice affermazione
del perito non avrebbe potuto far diventare credibile e certo ciò che
obiettivamente è risultato impossibile e inverosiminile”. Per questa ragione
Giovannino, sentendosi vittima di un'ingiustizia, subì la sentenza come un
sopruso, rifiutando anche l'unico mezzo che la giustizia gli forniva per
difendersi, cioè il ricorso in appello; avendo inoltre perso la condizionale
nella precedente condanna a otto mesi per vilipendio del Presidente della
Repubblica Luigi Einaudi (per aver pubblicato su "Candido"
la vignetta Al Quirinale di Carlo
Manzoni) - nonostante fosse stata nel frattempo decretata un'amnistia che
riguardava reati ben più gravi - andò direttamente in prigione. Non chiese
grazie o agevolazioni, non usufruì di condoni e, durante la sua prigionia, gli
venne assommata la pena della precedente condanna. Scontò in carcere 409 giorni
uscendone in forza di legge e grazie alla "buona condotta" ottenuta in carcere.
Scontò i rimanenti sei mesi in libertà vigilata.

"Sire, dice il nemico se per favore fate sparare più forte: di la non si sente niente"
Dopo la sua scarcerazione Giovannino Guareschi riprese la direzione di "Candido"
continuando a fatica a collaborarvi fino al 1957, anno in cui la direzione passò
ad Alessandro Miliardi. Continuò poi a collaborarvi fino all'ottobre 1961 e
quando diede le dimissioni. Angelo Rizzoli chiuse il settimanale. Da allora non
ebbe più un suo giornale: collaborò ad "Oggi"
- diretto da Vittorio Buttafava - con una rubrica di critica televisiva e di
costume; disegnò vignette per il quotidiano della sera "La
Notte" - diretto da Nino Nutrizio – e tenne una rubrica sul "Borghese"
diretto da Mario Tedeschi.
Gli ultimi anni della sua vita furono anni amari perché, a causa della cortina
di silenzio che era stata stesa su di lui e non avendo più il colloquio
quotidiano con i suoi lettori che gli potesse confermare il loro costante
affetto, si sentiva superato e dimenticato. Ma i suoi lettori non lo
abbandonarono mai, neppure dopo la sua morte, avvenuta a Cervia il 22 luglio del
1968.
E. ancor oggi, a distanza di 40 anni, riesce ancora a far sorridere, commuovere
e pensare migliaia di lettori di ogni età e i film tratti dai suoi racconti
vengono riproposti ogni anno e richiamano ancora davanti al televisore due o tre
generazioni di spettatori che vogliono respirare, per una serata, una boccata di
aria pulita.

"Sire, non potete uscire in borghese: se vi trova la ronda vi consegna"
LA FINZIONE CHE DIVENTA REALTA’
I personaggi letterari vivono di vita propria. Spesso sono talmente vivi da
diventare immortali. Così è capitato ai personaggi creati da Giovannino
Guaresehi.
Don Camillo, Peppone e il Crocifisso che parla sono personaggi che hanno saputo
vivere ben oltre il loro tempo, dimostrando come il messaggio che porta dentro
di sé la letteratura di Giovannino Guareschi non abbia solo fondamenti politici
o ideologici: è casomai vero il contrario. Le ragioni storiche di questi
racconti sono rimaste nella risacca del tempo, portando a galla la
pietà umana di questo scrittore della
Bassa: un messaggio universale che fa di lui uno degli autori italiani ancora
oggi più tradotti al mondo.
Le immagini qui presentate è prima di tutto un modo per riflettere sul lavoro di
Giovannino Guareschi come scrittore, sulle sue radici, sul suo mondo letterario,
sui film e la fortuna dei lungometraggi tratti dalle sue raccolte di racconti.
Molti critici sottolineano il fatto che la fortuna postuma di questo scrittore
sia legata al successo cinematografico dei cinque film della saga di don
Camillo, interpretati da Fernandel e Gino Cervi e ancora oggi programmati almeno
due volte l'anno sulle reti nazionali. Questo non è del tutto vero: le continue
traduzioni nel mondo sono il segnale che lo scrittore ha una fortuna
indipendente dal successo cinematografico. In Italia sono ancora decine di
migliaia le copie dei suoi libri vendute ogni anno, con continue ristampe, e
questo successo non si può legare strettamente alla fortuna televisiva. C'è
ancora una fortuna letteraria che va indagata nel profondo, perché Guareschi è
uno scrittore popolare nel significato più nobile del termine.
Lw foto qui presenti nel filmato sono una specie di "sesto film della saga", un
film originale in 70 fermoimmagine.
Sono foto che raccontano la preparazione delle scene, i momenti di riposo e di
lavoro prima del ciak, sono immagini che raccontano il regista Duvivier,
Fernandel e Gino Cervi, prima o durante le scene, sempre però con un'ottica
diversa e con un'angolazione trasversale che mettono in luce tutta la fatica e
l'immenso lavoro necessario alla produzione di un film. La fortuna della saga ha
coinvolto un intero paese, Brescello, che ciclicamente - ogni tre. quattro anni
- vedeva materializzarsi nella sua piazza, don Camillo e Peppone in carne e
ossa. Vedeva sbarcare l'industria del cinema, con la troupe che invadeva il
paese. con gli abitanti coinvolti nella realizzazione dei film, non più solo
comparse, ma veri e propri protagonisti delle vicende. Una lunga storia durata
quasi diciott'anni che ha segnato in modo indelebile il paese con veri e propri
"miracoli" destinati a durare nel tempo. La sequenza delle immagini è stata
pensata, quindi, come un racconto nel racconto, inventando un modo non banale
per accompagnare il lettore nel mondo di Guareschi sul crinale tra cinema e
letteratura, lungo quel labile confine che oscilla tra la letteratura che
diventa cinema e il cinema che influenza poi la letteratura.
Guareschi confesserà che gli ultimi racconti dei quasi 366 con don Camillo
protagonista, li aveva scritti pensando sempre ai lineamenti di Fernandel, come
se il personaggio avesse assunto in maniera indelebile la faccia dell'attore
francese. E quando leggiamo i racconti di don Camillo non possiamo non pensare
ai personaggi dei film. Ma la potenza del cinema ha compiuto miracoli ancor più
impensabili, facendo diventare gli oggetti di scena non solo curiosità da museo
ma veri e propri oggetti di culto religioso, a dimostrazione che la forza della
narrativa di Guareschi e il mondo da lui creato sono forse più veri del vero.
Questo, per me (ho avuto la fortuna di conoscerlo e frequentarlo in un paio di
splendide occasioni che non dimenticherò mai), un gesto d'amore nei confronti di
questo scrittore e di quel mondo da lui inventato, verosimile, sì, ma più vero
del vero. La realizzazione e la produzione dei film furono accompagnati da
polemiche anche feroci sepolte nei giornali. Recuperare quel mondo serve per
rileggere i film in maniera diversa. Don Camillo, Peppone e il Crocifisso che
parla continuano ad essere personaggi che parlano ai nostri cuori e questo è un
altro miracolo, quello forse più stupefacente e meraviglioso.
Io ho dato ad essi una
voce.
Chi li ha creati è la
Bassa. Io li ho incontrati, li ho presi sottobraccio
e li ho fatti
camminare su e giù per l'alfabeto...»
Giovannino Guareschi