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GUARESCHI
E IL
BISCIONEIDE

LETTERA APERTA AL SIGNOR PARROCO

 

Molto Reverendo, don Adolfo Rossi,

Lei dirà che «Biscioneide» non è 1a sede più adatta per pubblicare una lettera aperta indirizzata a un Parroco.

D'altra parte, chi Le scrive si è fatto 1e ossa proprio sui «numeri unici» umoristici e bisogna scusarlo perché questi giornaletti gli ricordano tempi lontani e felici.

Allora io (noti la delicatezza con la quale passo, senza grattare, dalla terza alla prima persona) tutte le volte che entravo nella mia stanzetta di Borgo del Gesso, ringraziavo l'Onnipotente per avermi assegnato una statura di m. 1,73: se fossi stato soltanto metri 1,74, avrei sbatacchiata mille volte a1 giorno la testa contro 1e travi del soffitto.

Il solito pignolo obietterà che Dio aveva dato prova della sua benevolenza nei miei riguardi disponendo che il soffitto della mia soffitta risultasse di m. 1,73 anziché di m. 1,72. Ma io gli rispondo che Dio non si occupa della costruzione delle case ma della costruzione degli uomini. Per costruire una casa, basta ampiamente un bravo capomastro come Pirén: e ciò anche se, per rabberciare il tetto della storica chiesa delle Roncole, l’Autorità Ministeriale Competente ha affidato l’incarico a un’impresa di Roma.

Ciò, probabilmente, è successo vuoi per ovvie ragioni, vuoi perché a Roma hanno saputo che il nuovissimo canale d'irrigazione del Consorzio parmense di Bonifica è stato fatto in modo tale che, per funzionare, l'acqua dovrebbe scorrere dal basso verso all'alto. Non hanno pensato che Pirèn, non essendo un Consorzio, sa benissimo che l'acqua scorre dall'alto verso il basso, e ne tiene il debito conto quando dispone i coppi, avendo cura di sistemare le canale in gronda e non sul colmo del tetto.

Scusi, Reverendo, 1a digressione.

Le scrivo perché so che Lei ha intenzione di arricchire ancora il paese costruendo, ai piedi del Suo monumento a Verdi, una grande vasca alimentata dall'acqua zampillante dall'orecchio sinistro del Maestro a significare - bellissima allegoria - il fluire della meravigliosa musica che rappresenta i1 prodotto del tormento creativo del Cigno di Busseto.

Non pensi più a quella vasca, Reverendo.

Da vecchie stampe risulta, infatti, che, dove ora è la piazza asfaltata, esisteva, ai tempi di Verdi fanciullo, una «peschiera», uno di quei laghetti pantanosi nei quali i contadini mettevano a macerare la canapa.

Il laghetto pantanoso esiste ancora, però dalla parte opposta: a est anziché a ovest della Casa natale di Verdi.

Laghetto pantanoso che, lambite le fondamenta del vecchio molino, passa sotto la strada e si allunga fra i campi, quasi bramoso di rispecchiare la nuovissima, meravigliosa porta dorata del signor Cremaschi.

Orbene: dato che l'Autorità Competente si preoccupa tanto e tanto giustamente di conservare ai luoghi verdiani il loro aspetto originale, perché tollerare questo vero insulto alla verità storica? Il laghetto era davanti alla Casa natale di Verdi, non dietro!

E allora si mettano in moto ruspe ed escavatrici e, dov'è ora la piazza asfaltata, sia creato un laghetto nel quale poi vengano, attraverso condotta sotterranea, immesse le acque oggi stagnanti dalla parte del molino.

Con questo, si renderà omaggio alla verità storica, si risparmierà a lei la fatica di costruire una vasca e si favorirà il turismo.

Si eviterà, intendo dire, a tutti i turisti che vengono a visitare la Casa di Verdi, la chiesa e l'organo, di dover rivolgere ai roncolesi la solita domanda: «Ma di dove viene questo stramaledetto puzzo di fogna?».

Vedendo raccolte nel laghetto della piazza tutte le acque di scarico del paese e annesso caseificio, 1o capirebbero subito.

Oltre a questo, qualcuno potrebbe finalmente accorgersi che Roncole ha Verdi ma non ha la fognatura.

I1 ripristino del laghetto nel luogo originale non presenterebbe difficoltà alcuna grazie anche al fatto che la vecchia scuola esistente nella piazza è stata sostituita da una nuovis sima scuola. A proposito della quale ultima, mi permetto di sollecitare il Suo personale, appassionato intervento.

Come Lei sa, la nuova scuola - veramente bella - doveva essere costruita, per ragioni d'economia, completamente sull'area stradale. Ciò avrebbe permesso agli scolaretti di uscire direttamente sulla piazza. Ma l'Amministrazione Provinciale, la quale sarebbe stata costretta a costruire un soprapassaggio che permettesse ai veicoli di scavalcare l'edificio scolastico, non approvò il progetto. La scuola è perciò stata costruita quasi sul margine della strada e ciò costituisce un serio pericolo per i cari frugoletti i quali, assetati d'aria, dì sole e di libertà, escono di corsa dalla scuola.

Per ovviare a questo sgradevole inconveniente, si potrebbe, con un Suo appassionato intervento presso l'Autorità Comunale, approfittare del fatto che proprio a Roncole ha sede la importantissima «S.A.C.D.E.M.E.R.» (Società Anonima Concarini Demolizioni Escavatrici Materiale Edilizio Ruspe). Ho eseguito io stesso un sondaggio e Le posso assicurare che il signor Giovanni Concarini sarebbe disposto a far costruire una escavatrice con braccio speciale di grande lunghezza. Egli, all'ora dell'uscita degli scolaretti, sistemerebbe, l'escavatrice al margine della piazza, dalla parte opposta della scuola. La pala, convenientemente imbottita di gomma piuma, preleverebbe uno per uno, gli scolaretti dal recinto antistante la scuola, li farebbe passare sopra la strada e li deporrebbe al sicuro sulla piazza.

Il signor Con carini ha un operatore specializzato della cui precisione e delicatezza può garantire il dito anulare della mano sinistra del capomastro Pirèn: perché non istituire questo utile servizio? Reverendo, si stupisce che io mi preoccupi di queste piccolezze?

Ho dei nipotini i quali sono destinati a frequentare la scuola di Roncole. E Lei mi capisce: i nipotini sono piccolezze molto importanti!

Conto sul Suo interessamento sia per il ripristino del laghetto, sia per il pescaggio degli scolaretti. Con pacco raccomandato, Le invio il seguente materiale: 1 pistola Smith & Wesson cal 38 con 50 pallottole esplosive; 1 pugnale avvelenato col curaro; 1 etto di acido prussico; 1 martello di Kg. 1,800.

Usi questo materiale come meglio crede: l'importante è che il Suo zelantissimo Campanaro ci resti secco.

Le augura Buon Natale il Suo affez.mo parrocchiano

giovannino guareschi

P. S. - Lei dovrebbe conoscermi perché ho accompagnato all'altare mia figlia. lo ero quello coi baffi, vestito di scuro. Mia figlia era quella vestita di bianco.


 

LETTERA AD UN AMICO ESULE

 

Caro Lino Rizzi,

so bene che non esiste estero più estero di Roma, fabbrica dei guai italiani e capitale del Deficit nazionale con mille miliardi di passivo e niente (e nessuno) di attivo.

Immagino che, con l’avvicinarsi del Natale, diventerà struggente la tua nostalgia per la dolce Busseto, la languida Signora della bassa, velata di morbida nebbia e profumata di “Brindanel n° 5” e gioirai sen­tendone parlare.

Ti dirò prima di tutto, che Busseto è diventata più bella da quando un certo giovane avvocato si è tagliato la barba.

E’, questo, l’avvenimento più sensazionale dell’anno: devi sapere che qualcuno ha tentato astutamente di presentare la faccenda come una vittoriosa iniziativa dell’Amministrazione Comunale a favore del turismo. Invece si è subito saputo che il giovane avvocato ha dovuto chinare il capo davanti all’aut aut di Verdi. Il quale Verdi ha detto: “O si taglia la barba lui o me la taglio io”.

Tu sai che tipo è Verdi.

Siccome il Comune ha qualche debito, l’Amministrazione ha avuto un’idea originalissima: raddoppiare l’imposta di famiglia.

Durante la revisione dei contribuenti, qualcuno ha fatto rilevare che il Maestro Giuseppe Verdi non paga alcuna tassa. – Ma Verdi è morto! – gli è stato risposto.

Verdi è un genio immortale! – ha replicato l’altro. – Quindi paghi anche lui. E si ricordi quel villano delle Roncole, che deve tutto a Busseto e che, da 50 anni, occupa col suo monumento il suolo pubblico della piazza senza pagare una lira!

Non ho bisogno di dirti che Verdi ha degli amici potenti e la reazione è stata violenta

Tanto che, per accomodare la faccenda, l’Amministrazione Comunale ha deciso di regalare a Roncole un nuovo edificio scolastico e l’acquedotto rurale.

Così domenica scorsa, le due importanti Opere Pubbliche sono state solennemente inaugurate.

Tu lo sai bene, la RAI TV è ghiotta di cerimonie con taglio di nastri tricolori: considerando poi il fatto che, a inaugurare scuola e acquedotto, doveva essere un sottosegretario alla P. I. (“Pubblica Istruzione” per quanto riguarda la scuola e “Potenziamento Idrico” per quanto riguarda l’acquedotto) c’era da giurare che la vibrante cerimonia roncolese sarebbe stata trasmessa dalla TV.

Invece non s’è vista ombra di telecamera.

Perché?

Perché un edificio scolastico inaugurato nell'Italia del Ce.S. (Centro Sinistra) può essere intitolata a Che Guevara, a Patrice Lumumba, a Gemisto Moranino e mercanzia del genere, ma non, com'è successo a Roncole, a un eroico Caduto dell'ultima guerra.

Tu capisci che, stando così le cose, la TV dell'Italia del Ce.S. non poteva certo mandare in onda la cerimonia roncolese.

Pensa che il sinistrissimo onorevole D.C. Buzzi era presente alla cerimonia e quasi gli veniva un collasso per l'indignazione quando ha sentito rievocare la figura eroica del Caduto.

Ti dirò che l'on. Elkan ha tagliato il nastro con una dolcezza commovente. Ricordo quando, durante il bieco ventennio, i gerarchi fascisti tagliavano i nastri con la scure o li spezzavano a colpi di piccone e di pistolettate.

Poi l’on. Elkan ha inaugurato l’acquedotto rurale.

Tu sai bene che a Roncole nessuno aveva mai visto l’acqua. O meglio: da secoli e secoli a Roncole l’unica acqua conosciuta era quella della pioggia che veniva raccolta in recipienti di fortuna. A Roncole, paese sottosviluppato, nessuno conosce l’esistenza delle pompe aspiranti-prementi, delle turbine: tu puoi quindi immaginare lo stupore di quei rozzi contadini quando hanno visto (miracolo!) uscire dal rubinetto aperto dal sottosegretario, un getto d'acqua.

I rozzi villani, molti dei quali accendono ancora il fuoco sfregando l'uno contro l'altro due pezzi di legno, sbarrarono gli occhi: come poteva mai l'acqua che essi avevano sempre visto scendere dal cielo, come mai poteva salire dal basso verso l'alto? Poi al gente capì che non era opera di magia e centinaia di persone si buttarono sotto il rubinetto per sentirsi il viso e le mani inondati d'acqua.

Faceva un freddo cane ma nessuno se ne curava. Un carrettiere, certo Giovanni Concarini volle inzupparsi completamente e immediatamente l'acqua gelò e il poveretto s trovò prigioniero d'un sarcofago

di ghiaccio ma ciò non poté raffreddare il suo entusiasmo. Una vecchia contadina disse: «Muoio contenta perché finalmente ho visto l'acqua!)

Naturalmente il solito disfattista ridacchiò: «Va bene, adesso c'è l'acqua, ma quando l'abbiamo usata dove va se a Roncole non esiste alcuna fognatura?».

«Una cosa alla volta - gli risposero. - Dopo soli vent'anni di regime democratici avete avuto l'acqua. Fra vent'anni avrete anche un fosso di scarico ».

Caro Rizzi: è stata una cerimonia meravigliosa che ha1asciato nel nostro cuore un ricordo indimenticabile.

A proposito di inaugurazioni: tu che sei di Busseto-città ricorderai senza dubbio quel famoso episodio dell'immediato dopoguerra quando uno dei primi amministratori comunali democratici, nel corso d'una seduta parlò a favore del finanziamento urgente di non so quale iniziativa e, siccome gli obiettarono: «Ci sono quattro milioni di deficit!» stabilì: « Incominciamo con lo spender quelli!».

I bussetani ci risero sopra un sacco d tempo. Pareva che il nostro uomo avesse detto Dio sa mai quale bestalità. Adesso noi ridono più. Anzi si è formato un comitato per erigere un monumento al nostro bravo ometto il quale, prima d'ogni altro, aveva, capito il principio-base dell'economia Italiana democratica: «I debiti sono da considerare entrate». Quindi: « II deficit va segnato all'attivo».

Comuni e Province oggi hanno infatti settemila miliardi di debito. E questi settemila miliardi sono la solida base economica che ha dato all’Italia il Benessere.

Voglio sperare che quando inaugureranno quel monumento ti farai vedere.

Nell’attesa ti saluta il tuo aff.mo

Giovannino Guareschi


 

LA REDAZIONE DEL BISCIONEIDE RICORDA L'AMICO GUARESCHI

 

Era un nostro amico. Da due anni a questa parte Biscioneide ospitava in questa precisa pagina le note satiriche di GIOVANNI GUARESCHI che lui stesso ci faceva puntualmente pervenire dal suo abituale soggiorno di Cademario. Adesso che Il grande scrittore se n'è andato sentiamo quanto grande sia il rimpianto che la sua scomparsa ci ha lasciato, assieme all'amarezza di non averlo più nostro valente collaboratore.

Non sta certo a noi, in questa umile sede, tracciarne un profilo artistico ed umano. Onestamente riconosciamo che dalla pochezza del nostro vocabolario ne sortirebbe un mare di retorica e niente più; fra l'altro, poi, rischieremmo di ripeterci su questioni postume già ampiamente trattate da tutta la stampa nazionale. E qui, ci sia consentita la parentesi, sentiamo di non poter tacere il nostro rammarico di fronte a certe desolanti meschinità scritte sul suo conto da parte di quella presunta corrente di intellettuali, che ancor oggi, dando sfoggio di gretta eloquenza, intende contestare la validità del suo talento. Ma evitiamo di dilungarci su questioni decisamente più grandi di noi perché, dopo tutto, colui che ci preme di ricordare è il Guareschi che ci apparteneva direttamente, quello meno ufficiale se vogliamo, ma decisamente più genuino come personaggio. Andando a ritroso nel tempo ci sovviene alla mente il ricordo di quei giorni che precedettero i nostri amichevoli rapporti.

Per la prima volta stavamo “uscendo” con questo giornale e ne avvertivamo tutto l'impegno e la responsabilità. Incerti, ci si domandava se i nostri sacrifici e il fresco entusiasmo che ci animava sareb­bero da soli bastati a salvarci la faccia. E se da una parte ci confortava la obbiettiva constatazione di aver lavorato con onestà e con un certo scrupoloso criterio, dall'altra avvertivamo comunque l'esigenza di una “impronta” sicura che si affiancasse alla nostra opera. Pensammo: quello di Guareschi fu il primo nome che ci balzò alla mente. Chi meglio di Lui? Tra l'altro sapevamo benissimo che la sua vena artistica ebbe origine e maturò proprio nella atmosfera spensierata dei Numeri Unici. Lui stesso, del resto, non esiterà poi a confermarcelo. Guareschi non deluse le nostre speranze: ci aiutò e ci trattò da vecchi amici.

La sua collaborazione, inutile ricordarlo, ci è stata utilissima; ha conferito fiducia in noi stessi e ci ha aiutati a credere ancora nella validità di questa formula tradizionale di stampa e nella opportunità di portarla avanti. La sua collaborazione, soprattutto, ci ha onorati.

Purtroppo la fatalità ci ha messo di fronte alla consapevolezza di non averlo più fra noi e di dover proseguire da soli.

Di Guareschi non ci rimane che un unico tangibile ricordo: questa istantanea che volentieri pubblichiamo e che lo raffigura in una dimensione umana quasi inedita.

Non ci resta altro da aggiungere se non che il giorno in cui i Bussetani leggeranno queste note, sulla sua tomba di Roncole Verdi ci saranno i fiori della solidale gratitudine.

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