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SPIGAROLO: spigarolo e don giuseppe versione stampabile, completa |
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Alla memoria di
MONS. GIUSEPPE PICCOLI
nel giorno in cui,
a 10 anni dalla morte,
si avvera il suo desiderio
di riposare col corpo
tra le mura della Chiesa
da Lui voluta e costruita;
i confratelli, i parrocchiani
e quanti gli vollero bene
offrono preghiere di riconoscenza
per la gioia. Eterna
nella Casa del suo Dio.
Spigarolo di Busseto, 24-10-1996

PREFAZIONE
Questo
volumetto è sorto dal desiderio di raccogliere semplici pagine di umiltà e
motivi esaltanti di vita:
* l'umiltà
di una figura singolare di sacerdote amabile, mai fermo, estroso. dinamico e...
dal cuore di bambino;
* il
motivo esaltante di una bella Chiesa, uscita dalle sue mani e dal suo cuore, al
centro di una piccola parrocchia agreste, che è orgogliosa di aver dato a Dio
una Casa tra gli uomini degna di ammirazione.
Le pagine
qui raccolte desiderano consegnare una cara memoria a chi in quel prete ha
creduto, a chi ne ha seguito la strada, magari non sempre asfaltata..., lungo le
vie del Signore, nella pochezza della sua porzione parrocchiale, nell'ansia di
conoscere mezzo mondo per ammirarne le meraviglie, negli anni duri di una guerra
in Italia e in Russia, nelle avventure di mare come Cappellano di bordo.
Chi
provava a felicitarsi con Lui per questa sua frenetica attività ne riceveva un
sorriso candido e disarmante, capace di ridimensionare tutto ciò che poteva
sembrare segno di vanagloria: accettava le lodi per la sua Chiesa perché era un
po' la sua anima.
Il
desiderio di accomunare la figura di un sacerdote attivo ed esemplare e la Casa
di Dio che Egli ha lasciato in eredità alla sua gente scioglie in queste
semplici pagine un debito di riconoscenza che supera il tempo e alimenta una
memoria degna di essere mantenuta accesa.
SPIGAROLO NELLA STORIA

Un tempo
tutta la pianura padana era coperta dal mare; ne sono testimonianza i resti
fossili ritrovati ai piedi delle vicine prime colline, es: a Castell'Arquato.
Col passar dei secoli il mare pian piano si é ritirato lasciando emergere le
terre più alte, e conservando zone più basse. laghetti, lanche, più o meno
paludose, dove i primi insediamenti umani costruirono palafitte, i cui resti
sono stati trovati nella zona di Samboseto, a Castione Marchesi. e nei dintorni
di Fontanellato. Dove l'uomo riusciva a installarsi, iniziava a bonificare il
terreno, a coltivare grano e cereali. Forse da qui il nome di Spigarolo, paese
delle spighe. A volte. anche aggi una zona prende il nome dalle caratteristiche
ambientali, da fabbricati o dal nome di abitanti.
Quando il
piccolo centro “zona delle spighe" o “paese delle spighe" sia stato riconosciuto
come tale non è dato sapere. Il primo documento che si conosce è dell'11
febbraio 1221: è un atto conservato nell'Archivio comunale di Cremona nel quale
si registra l'investitura di un certo Anselmus Selvaticus da parte del Vescovo
di Cremona, Omobono, di terreni posti a Spigarolo.
Il
territorio di Spigarolo era di confine tra la Diocesi di Cremona quella di
Parma. e l'intera area era soggetta alla giurisdizione della Pieve di S. Andrea
e della Pieve di S. Maria del Cucullo (col tempo scomparsa ma facente parte
della zona di Pieveottoville).
Praticamente tutto il territorio dipendeva dal Vescovo di Cremona; in seguito
poi divenne parte dello stesso Comune di Cremona. Il torrente Ongina, che ora fa
da confine tra la provincia di Parma e Piacenza, un tempo passava alla destra
sia di S. Andrea che di Busseto e attraversava il territorio di Spigarolo.
Non si sa
quando il minuscolo agglomerato ebbe la sua prima chiesa. Spesso il gruppo dei
cristiani costruiva un centro devozionale edificando una cappella. Si suppone ne
esistesse una già nel XIII secolo per alcuni particolari (monofora. archetti...)
che erano componenti del vecchio edificio parrocchiale, demolito nel 1933.
Spigarolo
divenne parrocchia tra il 1450 e il 1460; non ci sono date precise, ma da
Spigarolo dipendeva anche la cappella di Frescarolo, divenuta poi indipendente
nel 1484. Nel 1601. all'atto di erezione della Diocesi di Borgo S. Donnino,
tutto il territorio passò sotto la Diocesi di nuova erezione; la cura d'anime
veniva esercitata da curati amovibili, nominati dal Prevosto di Busseto. La
prima nomina a parroco di cui abbiamo memoria é quella (di data incerta) di Seni
Don Clemente: di lui si sa solo che vi rinunciò nel 1518. Fino al 1633 abbiamo
un susseguirsi di "curati": in quella data hanno inizio le nomine con il titolo
di "rettore". Solo nel 1943, don Giuseppe Piccoli è nominato parroco di
Spigarolo con il titolo di "Arciprete".

UNA PICCOLA PARROCCHIA sulla
carta geografica

La chiesa
parrocchiale di Spigarolo è posta sulla provinciale di Busseto, Madonna Prati,
Samboseto, S. Secondo, Parma e sorge a km 1,5 da Busseto.
La
Parrocchia è frazione del comune di Busseto. e, come si vede nella carta
geografia a lato riportata, ha una forma molto stretta ed allungata.
A nord si
porta a confinare con Polesine Parmense sorpassando la parrocchia di Frescarolo,
ad est confina con Frescarolo, a sud con Roncole Verdi e Semoriva, mentre ad
ovest confina con la Parrocchia di Busseto, anzi la distanza di poco più di un
chilometro tra chiesa e chiesa e l'ampliarsi di Busseto nuova, fa si che si
possa prevedere in un prossimo futuro una unica contrada che collegherà la
frazione al capoluogo.
La
popolazione, che fino a due anni or sono era in diminuzione. come in tutte le
parrocchie di campagna, dove manca l'incentivo industriale. ora è in
controtendenza per l'espandersi di Busseto sul territorio di Spigarolo, e negli
anni recenti la popolazione è aumentata di un centinaio di persone.
IL PATRONO MARTIRE

Spigarolo
è sotto la protezione di San Gregorio prete e martire di cui per privilegio
pontificio si celebra la festa la quarta domenica di settembre.
Del
patrono si hanno poche notizie; si sa che era un sacerdote di Spoleto, che
scoperto, come pastore attivo e zelante, nell'esercizio del suo ministero, fu
arrestato e imprigionato in una delle persecuzioni ordinate da Massimiano, il
crudele barbaro associato da Diocleziano all'Impero di Roma. Gregorio invitato
dal funzionario Flacco dapprima con lusinghe poi con flagelli e tormenti di ogni
genere a rinnegare la sua religione e a sacrificare agli dei pagani, non solo
rifiutò ma con fermezza si proclamò cristiano e fedele a Dio, e senza
tentennamenti fece conoscere di essere sacerdote impegnato a proclamare il vero
Dio. in mezzo alla sua gente. Viste inutili la minacce e le torture inflittegli,
Flacco furente lo condannò a morire sopra una graticola ardente e ad essere
bruciato vivo, come era stato martirizzato il diacono S. Lorenzo. La tradizione
vuole che appena il corpo di Gregorio fu posto sulla graticola per essere
tormentato e ucciso davanti a tutto il popolo per terrorizzare i cristiani e
indurli a rinnegare la loro fede, Spoleto fu scossa da un violento terremoto che
seminò il terrore tra la popolazione e gli stessi soldati. per cui Gregorio fu
tolto dalla graticola e riportato in carcere. Qui ripresero le sevizie che il
santo sopportò con grande dignità, e serenità, e ciò aumentò l'ira dei suoi
persecutori. Esasperato da tanta forza cristiana, Flacco ordinò che Gregorio
fosse condotto nell'anfiteatro e decapitato davanti al popolo.
Una donna
cristiana, di nome Abbondanzia. ricuperò il corpo del martire per dargli
sepoltura; sulla sua tomba fiori la devozione ed il culto, e alla sua
intercessione furono attribuiti molti miracoli.
Sorge la
domanda: come la devozione a S. Gregorio Prete e Martire è arrivata a Spigarolo?
Si spiega dal fatto che Spigarolo dipendeva dalla diocesi di Cremona e la
devozione a S. Gregorio era assai radicata in quella città.
Intorno al
970 il Vescovo di Cremona Olderico trasportò da Spoleto a Cremona alcune
reliquie, capo e parte del corpo del martire S. Gregorio: non si sa quale chiesa
fosse destinata ad accogliere i resti santi: si sa soltanto che nel 1160 il
Vescovo Oberto li ripose nella chiesa di S. Michele dove rimasero per molti
anni. Nel 1369 furono traslati nella chiesa della SS. Trinità fatta erigere
quale sussidiaria alla parrocchiale dai fedeli, in onore del martire cristiano,
e vi sono a tutt'oggi custodite. Il martirio avvenne il 24 dicembre di un anno
compreso tra il 292 e il 303. Stessa epoca, stessa persecuzione, stesso tipo di
martirio del patrono della Diocesi S. Donnino.
I PARROCI DI SPIGAROLO
SENI don
CLEMENTE curato-parroco dal (?) al 02.08.1518 per rinuncia;
BUSINI don
LODOVICO 03.08.1518 - non nota a data del termine;
MALUBINI
don MARSILIO dal (?) al 1551;
PASETTI
don STEFANO dal 13.06.1551 al 01.03.1555 per rinuncia;
CATELLI
don ANTONIO dal 02.03.1555 al 27.06.1557 per rinuncia;
CRIMINALI
don LUDOVICO dal 28.06.1557 al 1590;
CONTI don
GIUSEPPE dal 17.04.1590 al 12.07.1613 rinuncia per malattia;
ROMANELLI
don PAOLO LUDOVICO dal 13.07.1613 al 1633;
BOSELLI
don BATTISTA presente in parrocchia con don ROMANELLI;
MERLI don
GIOVANNI Rettore dal 02.12.1633 al 2-.119.1675;
CASSI don
LORENZO dal 23.06.1676 al 25.01.1683;
RICCARDI
don GIUSEPPE dal 10.07.1683 al 03.05.1729;
PIETTI don
ERCOLE RICCARDO dal 0105.1729 al 16.07.1747 svolse il suo ministero pastorale
per ben 63 anni a Spigarolo prima come coadiutore di Don Cassi e di Don Riccardi.
poi come Rettore; DE. FRANCESCHI don IGNAZIO dal 16.06.1749 al 13.12.1780;
GALLUZZI
don FRANCESCO dal 08.05.1781: morì dopo solo 4 mesi;
FAVA don
GIROLAMO dal 13.12.1781 al 23.07.1794;
PARENTI
don PIETRO dal 01.01.1795 al 06.03.1828;
ORIOLI don
BARTOLOMEO SPERINDIO dal 07.08.1828 al 11.09.1828. colpito dal fulmine nel
Santuario di Madonna Prati durante il canto dei Vespri;
BALESTRA
don GIUSEPPE dal 06.07.1830 al 24.011847;
MORELLI
don DOMENICO dal 08.02.1847 al 04.04.1889;
AVANZI don
GIOVANNI dal 10.10.1889 al 17.04.1896;
PETTENATI
don MARIO dal 03.09.1896 al 02.09.1942;
PICCOLI
don GIUSEPPE vicario adiutore a Spigarolo dal 18.09.1932. Rettore poi Arciprete
di Spigarolo il 19.03.1943 fino alla morte 24.05.1986;
BUZZETTI
don ALBINO amministratore dal 1986.
DALLE MACERIE DI UN'ANTICA
CHIESA
Per
descrivere la vecchia chiesa e conoscere le motivazioni per cui fu demolita, ci
affidiamo ad un articolo del 26 agosto 1934, pubblicato su "Regime fascista".
L'articolista dice: "Allorchè nel
settembre 1932, S. Ecc. Mons. Vescovo di Fidenza destinava un Vicario adiutore a
reggere la Parrocchia di Spigarolo, constatava in una sua visita che la vecchia
chiesa era inadatta, sia dal lato statico, sia dal lato estetico, all'esercizio
del culto divino.
Pericolante era la costruzione nel suo insieme, deteriorate erano le
capriate a vista e i muri laterali e questi presentavano fessure verticali,
indizio di forte cedimento da parte delle insufficienti fondamenta. Il Vicario,
preoccupato. perciò. dell'incolumità dei fedeli, faceva ricorso al Comune di
Busseto per un eventuale restauro. Un tecnico, inviato sul luogo, esperite le
necessarie indagini, disponeva per un provvisorio puntellamento delle capriate
più deteriorate. Il Genio Civile di Parma, intanto, dopo più minuziose indagini
sulla stabilità del tetto, dei muri laterali e delle fondamenta, compilava un
primo progetto di riparazione. Prima che questa avesse inizio, veniva
interpellata la Sovrintendenza alle Belle Arti di Bologna, perché verificasse se
la chiesa presentava qualche cosa di notevole, degna di interesse dal lato
storico o dal lato artistico.
Ma venne affermato che nessuna importanza aveva il vecchio tempio.
Questo, infatti, era un sacello di campagna risalente al 1200, come lasciava
arguire un rudimentale finestrino di stile romanico; e il materiale con cui era
stato fabbricato era frammentario e disuguale, misto a ciottoli e a malta".
Questa la
descrizione del giornale. La vecchia chiesa era volta ad oriente come la grande
maggioranza delle chiese dell'epoca (es.: a Busseto, Collegiata e S. Maria degli
Angeli, S. Rocco, S. Andrea, Roncole, Samboseto, ecc.) per un motivo ispiratore
profondo: la salvezza viene da oriente, Cristo è sole di vita e il sole nasce da
oriente; col sorgere del sole rinasce la speranza di una buona giornata, come
dal primo incontro con il Signore nasce la speranza di portare frutti per la
vita eterna. Nasce il sole e illumina il primo mattino, come il Signore deve
essere la prima luce della giornata.
Don
Giuseppe costruì la nuova chiesa sullo stesso terreno dov'era il vecchio
edificio e rivolta ancora ad oriente.

Così si
presentava, fino al 1932 l'antica chiesa di Spigarolo, sacello di campagna
eretto nel 1200, abbattuta nel 1933 perché pericolante e inagibile

L’interno
della vecchia chiesa di Spigarolo, con il tetto a capriate a vista, di scarso
valore artistico.

Una fase
dell’abbattimento della vecchia chiesa, nell’ottobre 1933. In un anno il
pericolante sacello fu sostituito dal nuovo splendido Tempio.
UNA NUOVA CASA PER IL SIGNORE

CLa
squadra degli operai durante la costruzione della Chiesa nel giugno 1934. In
mezzo a loro c’è don Giuseppe Piccoli, vigile ed entusiasta assistente dei
lavori.
Oggi chi
dice Spigarolo dice "la chiesa di Don Giuseppe", non soltanto perché voluta
caparbiamente da Lui, ma perché ne è stato anche il progettista del tutto c di
tutti i particolari, anche se, per ragioni legali, il progetto porta la firma di
un tecnico autorizzato; Don Giuseppe, poi, ne è stato anche il costruttore
materiale, il muratore e il suggeritore, insieme alle maestranze della Ditta
Tessoni.
La chiesa,
progettata in perfetto romanico, mattone a vista come si usava negli anni
trenta, è "ad una navata, ricca di motivi
architettonici e decorativi che, senza nulla togliere alla semplicità del
disegno e all'unità dello stile, conferiscono grazia e varietà all'insieme";
cosi la descrive Dario Soresina nella sua "Enciclopedia Diocesana Fidentina".
Le
fotografie, o meglio la visita, valgono più di ogni descrizione. Noi vorremmo
fermarci su quanto a prima vista non si nota, ossia su tutti gli accorgimenti
escogitati da Don Giuseppe per rendere la Sua chiesa comoda, accogliente,
caratteristica.
Ecco
alcuni accorgimenti: la porta in legno sotto il pronao si apre a due battenti
come tutte le altre porte ma può essere aperta anche a scorrimento a totale
scomparsa a muro, cosi come si può chiudere a scorrimento il meraviglioso
cancello in ferro battuto.
Il
lampadario, pure in ferro battuto, agganciato sopra la volta della chiesa, è
fissato ad un verricello fisso che in qualsiasi momento lo può lasciar calare,
per pulizia, manutenzione e risollevare con facilità.
Nel
soffitto delle parti laterali vi sono bòtole dalle quali si può accedere al
piano superiore e, attraverso particolari aperture, passare sopra le volte delle
cappelle.
Ho citato
solo alcuni degli accorgimenti ideati, studiati, realizzati personalmente da Don
Giuseppe.
Di tutto
teneva una manutenzione accurata e scrupolosa, e addirittura pochi anni prima
della morte riuscì a dare l'antiruggine e il colore alla croce in vetta al
campanile alla quale si arriva attraverso una bòtola da lui ideata che apre
all'esterno all'inizio della guglia. A chi gli ricordava la precarietà della
posizione ed il pericolo degli anni rispondeva: “Ho
fatto tutte le cose con sicurezza, poi là in alto sono più sicuro che per
strada; lassù le macchine non mi investono, mentre per strada mi hanno già fatto
cadere. Poi... dopo di me forse non andrà più nessuno a fare manutenzione".
Forse
pochi sanno che Don Giuseppe si dilettava anche a costruire stampi per poi
eseguire prove con cemento, scagliola, e bassorilievi. Sopra la sagrestia, e per
andare sulla torre, ci sono diversi campioni di statue di Santi o prove di
ornamenti.

L'agile e
artistica torre è già quasi totalmente terminata. Siamo nell'agosto del 1934,
due mesi prima dell'inaugurazione della Chiesa.

Lo stato
dei lavori del Tempio nel giugno 1934. La torre deve essere ancora iniziata.

Il pronao
del Tempio è tra le prime parti dell'edificio ad essere ultimata; siamo nel
settembre del 1934.
28 OTTOBRE 1934: IL MIRACOLO
È COMPIUTO

La grande
folla partecipa alla cerimonia della Consacrazione.
La solenne
cerimonia della Consacrazione della nuova Chiesa raccoglie, attorno al vescovo
Diocesano Mons. Mario Vianello ed a numerosi sacerdoti di tutta la zona, una
folla esultante e commossa che ammira la realizzazione di un autentico miracolo
di arte sacra; è il dono di un umile sacerdote alla sua comunità parrocchiale.
Lo stile
romanico moderno conferisce alla Chiesa, ricca di eleganti motivi architettonici
e decorativi, l'eco di un consenso unanime di elogi e di lusinghieri giudizi.
La
giornata inaugurale è allietata, sull'imbrunire, da festose luminarie, degno
coronamento di un avvenimento che rimarrà incancellabile nella storia di
Spigarolo.
UN INVITO ALLA PREGHIERA

La chiesa
di Spigarolo all'interno manifesta lo stesso equilibrio e proporzione di linee
che si notano all'esterno. È stata decorata con sobrietà dal pittore Italo
Rigolini di Fontanelle con motivi e simboli tratti dalla tradizione cristiana.
La pala dell'altare maggiore, incorniciata in ancona stilizzata in marmo bianco
di Carrara, verde Alpi e breccia fiorata, è il celebre dipinto su tavola di
legno di Francesco Pesenti detto "il Sabbioneta", raffigurante la Madonna in
trono con in grembo il Bimbo adorato dai Ss. Gregorio e Bartolomeo. È’ firmato.
in basso. "Franciscus Sabbioneta Cremonensis Pin 1547".
Una pala
molto bella con dei colori ed una luminosità morbida e capace di evidenziare la
composizione in modo meraviglioso.
Ai lati
dell'altare maggiore sono erette due tribunette; in quella di destra è collocato
un dipinto a fresco, "Madonna con bambino", proveniente dalla vecchia
parrocchiale. L'opera è di scuola cremonese di fine sec. XV, influenzata da
Giovanni Bellini. Nella seconda cappella a destra, dedicata ai santi Biagio e
Rocco, un altare in legno, pure proveniente dalla vecchia chiesa, è sormontato
da una ricca cornice in legno intagliato contenente la tela del Cremonese Pietro
Martire Neri, raffigurante una Madonna affiancata da due cherubini con i Ss.
Biagio e Rocco, dono del Canonico Francesco Grisi. Nella cornice c'è lo stemma
del donatore con la scritta: "Fran. Grisius Can. Bux. An. 1620". Sugli altri
altari sono collocate diverse statue in legno, tutte opere moderne. Dalla volta
sopra l'altare maggiore pende un grande crocifisso, e sui due pilastri frontali
del presbiterio sono poste le statue dell'Addolorata e di San Giovanni ad
indicare che il Sacrificio Eucaristico che si realizza sull'altare è lo stesso
sacrificio del Calvario. Il trittico è dono del Sig. Speroni Ercole, per grazia
ricevuta nel 1985. Nella bifora della facciata, in occasione della traslazione
dei resti mortali di Don Giuseppe Piccoli dal locale cimitero alla “sua" chiesa,
viene inaugurata una vetrata raffigurante i Ss. Donnino Protettore della Diocesi
e Gregorio Prete e Martire, ambedue decapitati nello stesso periodo di
persecuzione di Massimiano attorno al 300. L'opera è della vetreria Gatti-
Pontel di Noceto. I diversi quadri-vetrate, con la storia della salvezza dal
peccato di Adamo alla Pentecoste, recentemente sono stati illuminati e posti
nella cappella dell'Immacolata.

La
Cappella del Sacro Cuore

La
splendida tela della "Madonna col Bambino in trono, tra i Santi Gregorio (a
sinistra) e Bartolomeo" - opera di Francesco Pesenti, detto Sabbioneta (1547).
collocata nell'abside della Chiesa di Spigarolo.
IN MEMORIA
Sulla
parte interna della facciata della chiesa vi sono diverse lapidi. AI centro la
lapide ricordo della Consacrazione.
D.O.M.
HOC TEMPLUM
AB
AUSPICALI LAPIDE
DIE 23.
OCT. 1935
AERE
PUBLICO ET PRIVATO
ERECTUM
S. GREGORIO PR. ET MAR.
DICATUM
PIO XI
PONTIFICE MAX.
VICTORIO
EM. 111 REGE
BEN.
MUSSOLINI DUCE
MARIUS
VIANELLO E.PUS
SOLEMNITER
CONSECRAVIT
DIE 24 OCT. 1934
SAC. I.PHUS PICCOLI AUCTOR ET A.FEX
COLLABORANTIBUS
GEOM.
FANTI. CAPUZZI ET TESSONI
A sinistra
e a destra di detta scritta, due lapidi intestate a:
Benefattori perpetui loro famiglie e defunti
AMPOLLINI
CATERINA
AMPOLLINI
ICILIO
AVANZI
Cav. D. GIOVANNI
BARTOLI
ELIO
BEATI
GIUSEPPE Med. D'oro
BRIZZOLARA
PIA E CLELIA
CAMUSSI
MARIANNA
CARENINI
GIUSEPPINA
CAVALLI
ATREO
CAVATORTA
PIERO E GIUSEPPE
COCCHI
RENZO
CONTINI
FRANCESCO
COSTA
ANGELO
DEMALDE
CORINNO
FERRARI
GIULIA E MARIA
FERRARI
GIUSEPPE E MARGHERITA
FONTANELLA
MARIA
FRANZINI
SINCERO
FRANZINI
VINCENZO
BERGAMASCHI ENRICO
AGNOLI
GIOVANNA
TALACCI
Col. ALDO
TALACCI
LUIGI
SPADAZZI
CATERINA
Benefattori perpetui loro famiglie e defunti
GAGLIARDI
ROSA E DOMENICO
GHILARDOTI
I ANTONIO
MERLI
SABINA
NEGROTTI
ATTILIO
PICCOLI
DON GIUSEPPE
PEDERZANI
PRIMO E MARIA
RABAIOTTI
Cav. ANTONIO
RUSCA
ADELE ved. BRUNELLI
SECCIII
ALBERTO
TESSONI
LINO
VOLPI
GIOVANNA
ZILIOLI
LUISA
ORLANDI M.
TERESA
RASTELLI
ETTORE
GAZZOTTI
FOLCO
RIVA
EURIDICE Ved. GHEZZI
ACCORSI
GIUSEPPE
DONATI
COSTANTINA
FAVERZANI
LAZZARO
PAPA
ALESS. E DELFINA
VILLA
GUALTIERO
BISAGNI
FIORENZO
AGNOLI
ZELINDA E GIOVANNA
PEDRONI
ALESSANDRO
FAROLDI
ITALO E ANGELO
Vi sono
inoltre due lapidi più piccole, aggiunte in seguito, con la dicitura:
ALTRI
BENEFATTORI
GASPARINI
GIORGIO
FERRARI
LUIGI E GILDA
BAREZZI
FERMO E LUISA
GANDOLFI
ETTORE
TALACCI
FERNANDA
GANDOLFI
dott. ALDO
GANDOLFI
GIUSEPPINA
BARTOLI
ADALGISA
GAGLIARDI
ALDO
TALACCI
GIUSEPPINA
TALACCI
MARIA
FERONI
LORENZO
FERONI
BENITA
PICCOLI
GIACOMA
MONDELLI
LINO
TALACCI
PIA
ROSSI LINO
POLITI
ALDO
MONDELLI
BRANDO E ELSA
BELLINGERI
ANTONIO E TERESA
BIANCHI
LODOVICO E GIANNA
CAPUZZI
LINO E ANNA
RABAIOTTI
AMEDEO-VITTORIA
Per tutti
i benefattori Don Giuseppe Piccoli ha lasciato un "legato", depositando una
somma in Curia perché sia celebrata mensilmente una S. Messa per Lui e per tutti
i benefattori, in perpetuo.
Don
Giuseppe ha pure lasciato in testamento un secondo "legato", anche questo
depositato in Curia, perché il frutto vada a beneficio della struttura della
Chiesa.
COSI’ LO RICORDEREMO SEMPRE

Mons. GIUSEPPE PICCOLI
S. Rocco
10-9-1900
Spigarolo 24-5-1986
Cappellano
d'onore di Sua Santità
Parroco di
Spigarolo dal 1932
Canonico
dell'insigne Collegiata di Busseto
Combattente della prima guerra mondiale
Cavaliere
di Vittorio Veneto
Cappellano
militare nella Campagna di Russia
Cappellano
degli emigranti

Un prete
amabile, estroso, dinamico, dal cuore di bambino…
LA SUA VITA
Don
Giuseppe Piccoli nasce ai Casoni di S. Rocco, nella fertile terra bussetana, il
10 settembre 1900 da Alessandro e Serafina Politi, gente umile e ricca di fede,
dedita al lavoro dei campi. In famiglia gli terranno compagnia altri 12 fratelli
e sorelle.
Dopo la
quinta elementare entra nel Seminario Vescovile di Fidenza e sotto la Direzione
del Rettore Mons. Giacomo Donati si prepara spiritualmente e culturalmente al
Sacerdozio.
Nel 1915
scoppia la prima guerra mondiale e all'inizio del 1918, non ancora diciottenne,
deve indossare la divisa militare e partire per il fronte.
Studente
liceale, gli offrono di fare il corso da Allievo Ufficiale, ma lui vi rinuncia
per vivere con la truppa e si arruola volontario con gli arditi. Partecipa a
diverse battaglie tra cui quella del Montello, dove vede cadere attorno a sé
centinaia di giovani. Finita la guerra, rimane in servizio militare per altri
due anni a Como.
Al suo
ritorno in Seminario, riprende gli studi e nel 1924 - il 6 luglio - viene
ordinato sacerdote dal Vescovo Mons. Fabbrucci.
Il 19
novembre 1924 viene nominato Vicario cooperatore a Busseto essendo Prevosto
Mons. Luigi Onesti.

Giacomina
Piccoli, sorella e angelo tutelare di don Giuseppe, che condivise con Lui per 30
anni tutte le ansie e le gioie del ministero del fratello.
Il 17
settembre 1932 viene nominato coadiutore a Spigarolo, dove subito pensa alla
costruzione della nuova chiesa. La pensa, la progetta. la costruisce.
La seconda
guerra mondiale lo vede Cappellano militare nella campagna di Russia.
Di là
dovrà tornare per espletare gli esami di concorso a parroco di Spigarolo ma
ritornerà subito in mezzo ai suoi soldati. Dal febbraio del '43 li assiste
eroicamente e ne vede morire tanti per il freddo, la fame, il cattivo
equipaggiamento, e le continue "sacche" tese dall'esercito russo al Corpo di
spedizione italiano in ritirata. Don Giuseppe ricordava spesso quei luoghi:
Kiev, Dnepropetrovsk, Stalino. Accanto ai tanti atti di carità della popolazione
russa, è l'angelo di conforto in mezzo alle infinite sofferenze dei soldati
italiani.
Tornato a
casa, riprende la sua attività di parroco instancabile.
La
costruzione della Sua chiesa gli merita di far parte della Commissione diocesana
di Arte sacra: progetta facciate di chiese, cappelle, altari e luoghi vari di
culto in varie parti della diocesi.
Nel 1956
viene nominato cappellano di bordo, un impegno che lo trova sempre pastoralmente
entusiasta. Nel 1962 viene a mancare il suo angelo custode, la sorella Giacomina
che aveva condiviso con Lui per 30 anni tutte le gioie e le ansie del ministero:
una perdita che Don Giuseppe non potrà mai dimenticare. La ricordava, come "collaboratrice
preziosa", "vera martire nella lunga e
dolorosa malattia".
Nel 1984
festeggia il suo 60° di Sacerdozio e il 50° della consacrazione della nuova
Chiesa; anche in questa occasione i festeggiamenti esteriori sono allietati dai
fuochi d'artificio, per ricordare quelli memorabili del 1934, L'avvenimento
regala a Don Giuseppe il meritato titolo di Monsignore.
Si spegne
il 24 maggio 1986 lasciando in testamento il desiderio di essere sepolto nella
"sua" Chiesa.
La volontà
ardente di don Giuseppe, per consenso della Sacra Congregazione del Clero, sarà
realtà, a dieci anni dalla morte, nelle celebrazioni che festeggiano la "sua"
Chiesa, in questo 1996.
IN VIAGGIO CON LUI
Eravamo nel 1978: dovevo partire per il Friuli, dove la "Caritas
Italiana" aveva convocato tutte le Caritas Diocesane operanti sul territorio
terremotato, che avevano fatto un gemellaggio con una parrocchia colpita.
La Caritas di Fidenza era gemellata con Masarolis, in Comune di Torreano
sul confine slavo.
Mi spiaceva partire da solo, e affrontare il lungo viaggio senza poter
scambiare una parola con alcuno. Conoscendo la voglia di viaggiare di Don
Giuseppe, mi sono presentato in chiesa a Spigarolo dove si trovava con gli
operai della ditta Melloncelli, ed ho chiesto: "Don Giuseppe, vuol venire via
con me, oggi pomeriggio?".
"Sento se gli operai finiscono prima di mezzogiorno” fu la risposta di
Don Giuseppe senza chiedermi dove e perché si andasse. Avuta risposta che i
lavori erano al termine. mi rispose: "Vengo" - "Allora prenda quanto occorre per
star via alcuni giorni e alle 13.30 sono da Lei".
Ancora senza chiedermi dove fossimo diretti, rispose: "Va bene". Forse
si era immaginato dove saremmo andati, ma era indicativa la Sua prontezza a
partire, il desiderio di andare, vedere, scoprire.
All'orario stabilito arrivai: era pronto e spiegai dove lo portavo.
Fino a Mestre la conversazione rispecchiava i fatti del giorno, ma più
avanti cominciarono ad emergere in Don Giuseppe i ricordi. Per me si svolgeva
davanti una vita di avventure. Vedeva a distanza un campanile e mi diceva
subito: "Vedi quel campanile? Dovrebbe essere del tal paese. dove c'è una chiesa
del tal stile, con opere d'arte della tal epoca, del tal autore". Poi trovavo
l'indicazione stradale che confermava il paese da Lui preannunciato: così fino a
Cividale del Friuli. i paesi li conosceva tutti.
Incuriosito. chiesi quando aveva visitato tutti quei luoghi per
ricordarli cosi bene.
Don Giuseppe iniziò allora a raccontarmi: "Appena prete, mandato come
coadiutore a Busseto, ma amante del viaggiare e di vedere, al mattino presto,
sulla mia bicicletta da donna e senza cambio, partivo per fare dai 30 ai 50 Km
di allenamento. Alle 6,30 la veste talare, madida di sudore, era già appesa ad
una finestra ad asciugare ed ero pronto per la S. Messa; e questo per mesi, fino
all'estate quando con alcuni giovani o il fratello Camillo organizzavamo gite.
L'Italia del nord, compresa la Toscana, l'ho percorsa tutta in bicicletta, paese
per paese, ho superato tutti i passi alpini, e siccome i soldi erano pochi,
spesso bussavo alla porte di istituti o conventi o canoniche. Molte volte
l'accoglienza era cordiale, altre volte un po' meno.
Mi ricordo anche qualche insulto e mi nominava il paese dove l'aveva
ricevuto. Mentre raccontava. riviveva quei tempi di gioventù goliardica, ma
nello stesso tempo controllava il panorama per spiegarmi. di volta in volta,
chiese e paesi che si intravedevano dall'autostrada, commentano anche le
accoglienze ricevute: ricordava tutto con una precisione sorprendente.
"Sai, con la guerra ho dovuto sospendere le mie gite, e sono andato
Cappellano in Russia dove ho vissuto la tragedia della ritirata, ed o visto
tanti fratelli cadere sotto le bombe ma ancora più per il freddo, e gli stenti.
Ero al fronte russo, quando i superiori mi notificarono che si era resa libera
la parrocchia di Spigarolo per la morte del parroco Don Mario Pettenati il 2
settembre 1942: se mi interessava succedergli. dovevo tornare a casa a dare
l'esame di concorso.
Dopo tutto quanto avevo fatto per la nuova chiesa, puoi immaginare se
non mi interessava! Sono tornato, ho dato l'esame e sono ripartito. Del buon
esito dell'esame ho avuto notizie solo al ritorno.
Dopo la guerra ho fatto ancora qualche puntata in bicicletta, ma non
trovavo più nessuno che venisse in mia compagnia. Gli anni più belli erano
passati: stavano comparendo i primi motorini, la Moto Guzzi lanciò il "Guzzino
50", che fu il mio primo motorino; poi ho preso il "Motom", la 'Vespa 50" ed ho
rifatto tutte le strade percorse un tempo in bici, per rivedere, rinfrescare la
memoria e scoprire anche qualche cosa che avevo tralasciato".
"Ma Lei, Don Giuseppe, ha viaggiato molto anche all'estero".
"Ho fatto il Cappellano di nave ed ho visitato molte città portuali.
Quando gli Scalabriniani mi chiamavano e mi segnalavano la nave che mi veniva
affidata e la rotta di percorrenza, leggevo libri di storia ed arte delle città
dove sarei sbarcato.
Arrivato al porto andavo a visitare più cose possibili. Molte volte
stavo anche senza mangiare per poter visitare, ammirare panorami, opere d'arte,
chiese, musei. Sono stato a Sidney in Australia, a Rio de Janeiro in Brasile e
in tutti i porti più importanti del mondo. In alcune località sono stato diverse
volte e, a seconda del tempo di sosta della nave, programmavo le visite alla
città o al territorio".
Racconti meravigliosi. ancora caldi di emozione e di entusiasmo come
fossero avvenuti il giorno prima.
Arrivati a Masarolis quel giorno Don Giuseppe andò subito alla scoperta
dell'ambiente. Il mattino seguente al sorger del sole era già sul campanile con
il suo binoccolo a scrutare l'orizzonte.
A Udine, mentre io ero impegnato in una riunione, Don Giuseppe andò a
ripassare le bellezze della città e a salutare un suo parrocchiano. Talamoni, al
sacrario dei caduti della guerra 15; I8.
Il pomeriggio e il giorno seguente li passammo a visitare i paesi
terremotati. Venzone, Gemona ecc... ma era interessante sentire i suoi racconti
e le sue memorie e anche qualche protesta perché non avevo trovato il tempo di
portarlo in altri paesi che avrebbe visto o rivisto volentieri.
TRA LE MOLTE SUE OPERE
La
realizzazione principale di Don Giuseppe resta la Chiesa Parrocchiale di
Spigarolo, dedicata a S. Gregorio Martire.
Ma.
ovunque in Diocesi e anche fuori Diocesi, c'era da cambiare un pavimento o
erigere una cappella, la mano di Don Giuseppe lasciava la sua impronta. Ne
elenchiamo qualcuna:
A Busseto:
ha
contribuito all'erezione della Cappella ai Caduti e alla Cappella di Lourdes (di
queste ultime ricorda di averne erette ben 13 in Diocesi e fuori) nella
Collegiata, dove ha anche lavorato all'abbassamento del Santuario e alla
costruzione del pavimento in marmo. Ha lavorato anche in S. Ignazio: dopo lo
sgombro delle macerie, ha rifatto finestrini, vetrate, telai.
A
Frescarolo:
ha
lavorato come assistente ai lavori all'inversione della facciata della Chiesa,
alla costruzione della Canonica e del rustico.
A Semoriva:
ha fatto
la nuova facciata, la torre e all'interno le Finestre.
A Roncole:
suoi sono
il disegno e l'assistenza ai lavori dell'altare maggiore.
A S.
Andrea:
ha
costruito la Cappella ai Caduti, la facciata e la terza navata a sinistra col
pavimento e l'altare maggiore.
A S.
Rocco:
oltre
all'altare maggiore, ha lavorato all'impianto di elettrificazione delle campane
e all'orologio.
A
Samboseto:
ha eretto
l'altare maggiore e la Cappella ai Caduti.
In
Fidenza:
ha
costruito la Grotta di Lourdes, nell'oratorio Vescovile della Zappella.
LA PROVA DELLA GUERRA
All'inizio
del 1918, don Giuseppe, studente liceale, è chiamato di leva alle armi. Vuol
dire andare al fronte nella prima guerra mondiale. Rifiuta di partecipare al
corso Allievi Ufficiali e si arruola volontario tra gli Arditi. Nel giugno del
'17 partecipa all'assalto del Montello: su 3000 fanti Italiani la mitraglia
austriaca ne risparmia poche centinaia!
Dopo aver
iniziato negli ultimi mesi del conflitto il corso d'Aviazione a Torino, finita
la Grande Guerra il Nostro non torna a casa, ma per altri due anni resta in
servizio militare a Como. La perdita dei documenti nelle Caserme coll'8
Settembre '43 gli è causa di un unico rammarico: la mancanza del Cavalierato di
Vittorio Veneto.

Prosecco
(Trieste) Don Giuseppe sul treno ospedale in partenza verso la Russia - Maggio
1941.
Scoppia il
2" conflitto mondiale; all'inizio del 1941 Don Giuseppe viene richiamato e parte
come Cappellano di Sanità per la Russia. Fa tutta la tremenda campagna e il
febbraio del 1943 lo coglie in piena ritirata: Kiev. Dnepropetrovsk. Stalino;
fame, freddo, fuoco! E’ la fine: tornano in Italia in poche migliaia.
Dal 1943
al 1945 la Canonica di Spigarolo è occupata dai Tedeschi dell'Ordinanza di
Kesserling, il quale si era insediato nella Rocca di Soragna. E’ però anche un
posto sicuro per diversi sfollati.
E’ la
notte tra il 24 e il 25 aprile 1945. Don Giuseppe si reca attraverso i campi a
soccorrere i feriti del bombardamento Alleato sull'esercito Tedesco in fuga. ma
sulla via Lunga è catturato.
I Tedeschi
lo scambiano per un partigiano e lo mettono al muro. Solo il provvidenziale
intervento di una sua parrocchiana, la Sig.ra Fanfoni, ne rivela l'identità e lo
salva.
(da
"Busseto oggi" - 12 febbraio 1983).
SUL MARE PER IL MONDO
Con Don
Giuseppe molti bussetani hanno navigato per i fatidici “sette mari”, hanno
sfiorato gli “iceberg” di Terranova. hanno rivissuto l'atmosfera salgariana
delle torride bonacce dei Tropici, hanno cavalcato i paurosi cavalloni del Mar
del Nord o dell'Oceano Indiano.
II suo
racconto appassionante ha attirato e avvinto più d'uno. E’ - credo - il sapore
della favola che attira, tanto più bella perché vera. La favola vera di dieci
anni, dal 1956 al 1966. in cui Don Giuseppe è stato Cappellano sulle navi e ha
girato tutto il mondo.
Come
quando il Nostro narrava della “Bianca C”, del locale caldaie che s'incendiò,
mentre si trovava al largo di Maracaibo, di 5 marinai e 2 Ufficiali che perirono
tra le fiamme e dei passeggeri che a malapena furono tratti in salvo.
Oppure
quando raccontava quello che gli capitò nell'ottobre del 1956, allorché si trovò
bloccato sulla “Surriento”, che trasportava lavoratori dall'Australia, in mezzo
al Canale di Suez sotto i bombardamenti di Ismailia.
C'era
l'ordine di affondare le navi: il comandante si oppose: lui, Don Giuseppe, fece
la sua parte, sdrammatizzando la situazione. Finalmente, se Dio volle,
riuscirono a lasciare incolumi il Canale.
(da
"Busseto oggi" - 12 febbraio 1983)

COSÌ PARLARONO DI LUI
"Sono sempre vissuto nell'ombra: lasciatemi così..."
II favore
e la benevolenza con cui la sua gente seguiva la vita e le opere di Don Giuseppe
non gli arrivava soltanto dai parrocchiani più vicini e più praticanti. Gli
volevano bene tutti, anche coloro che gli vivevano un po'... alla larga, ma che
non faticavano a riconoscere in lui un prete autentico, operoso. umile.
“Busseto
oggi"- il periodo socialista locale, non certamente sospetto di clericalismo -
gli dedicò nel 1983 addirittura un'intera pagina con significativi appunti
intitolati "Vita di un prete: una vita
ricca di fede. piena di avventure, totalmente dedita al lavoro per gli altri".
Ecco
alcuni spunti dell'interessante pagina:
"Non voglio pubblicità, sono sempre vissuto nell'ombra, lasciatemi
così..."
Si, don
Giuseppe, cercheremo di esaudire, nella misura del nostro racconto, il suo
desiderio! Ma chi è questo "vecchio prete giovane", la cui modestia è pari alla
simpatia e all'affetto che suscita in chi l'avvicina? Diciamo subito che
l'abbiamo conosciuto profondamente “prete” in ogni sua fibra. Un prete convinto
nell'intimo delle verità cristiane rivelate. Un convinto sostenitore della fede
anche se con toni che possono apparire ingenui o patetici a chi mette le
rigorose dimostrazioni dottrinali prima della semplicità dell'anima. Per lui la
tradizione non è rito vuoto, ma sostegno di un “credo" che negli uomini e nel
tempo in cui vivono gli uomini rinsalda le sue immutabili certezze con le
necessarie innovazioni.
Ci è
parso, Don Giuseppe, la sintesi vivente di questa tradizione e di questa novità,
sul piedistallo di una fede che viene da lontano e che guarda lontano”.
(da
"Busseto oggi"- 12 febbraio 1983)
DA «RISVEGLIO»
Settimanale cattolico fidentino, in occasione della morte di Don Giuseppe
Una delle
figure più care del Clero Diocesano di cui era il Decano; sacerdote di grande
bontà, zelo operoso, grande modestia. Se ne è tornato alla Casa del Padre
all'alba del 24 maggio scorso, una data particolarmente cara al cuore di D.
Giuseppe, devotissimo alla Madonna e combattente della grande Guerra, cui prese
parte ancora giovanissimo, combattendo sul Montello. Nel marzo del 1941 fu
richiamato alle armi con il grado di tenente cappellano, fu in Jugoslavia e poi
in Russia. Nel 1943 chiese ed ottenne di poter tornare alla "sua" Spigarolo per
esercitarvi a tempo pieno il ministero sacerdotale.
Girò più
volte il mondo come Cappellano di bordo sulle navi passeggeri, arricchendo così
le sue conoscenze e svolgendo un prezioso servizio pastorale. Pastore molto
amato dalla sua gente, amico di tutti, solidale con i Confratelli Sacerdoti e
sempre disponibile per ogni iniziativa di bene,
sostenitore generoso e convinto di tutte le opere diocesane.
Amante
dell'arte, non solo se ne interessò in seno alla Commissione Diocesana di Arte
Sacra, ma espresse questa sua "passione" nella progettazione e costruzione della
attuale Chiesa Parrocchiale di Spigarolo, che amava come sua "creatura".
Nella
sincera semplicità del suo spirito, animava tutti gli incontri con la sua vena
faceta e con le espressioni più autentiche di gratitudine e di partecipazione
per ogni piccolo gesto di attenzione cui veniva fatto segno. Fedele sempre ai
suoi impegni di preghiera, partecipava con assiduità esemplare agli incontri del
Clero. sapendo accettare anche con grande disponibilità i cambiamenti che il
Concilio Vaticano II apportò a tutta la vita della Chiesa.
TESTAMENTO SPIRITUALE
"Accetto dal Signore qualsiasi malattia, infortunio, dolore o genere di
morte che Iddio vorrà mandarmi, sia in espiazione del male che posso aver
commesso o del bene non fatto o fatto male. Desidero ove sia possibile, che
qualsiasi sacerdote mi faccia la carità di avvisarmi in anticipo del mio grave
stato e di amministrarmi in tempo i santi sacramenti.
Affido la mia anima a Dio misericordioso: alla Beata Vergine Maria, a
San Giuseppe, ai quali debbo tutta la mia vita, più o meno avventurosa e la mia
vocazione sacerdotale. Dichiaro perenne devozione ed attaccamento alla Chiesa
Cattolica, al Papa, al Vescovo, ai Superiori, ai confratelli di sacerdozio, ai
miei parrocchiani. e a quanti mi hanno aiutato, la più cordiale riconoscenza.
Oltre a Dio domando perdono a tutte quelle persone che avessi anche
involontariamente offeso e a quelle alle quali non avessi dato buon esempio.
Il mio funerale dovrà essere semplicissimo, nessun fiore o tutt'al più
qualche fiore da parte dei bambini. I miei confratelli sacerdoti mi faranno una
vera carità, se nel giorno del mio funerale o subito dopo, oppure in seguito,
vorranno celebrare una Santa Messa in suffragio dell'anima mia.
La mia salma ove sia possibile sia tumulata a Spigarolo, in un loculo
della Cappella Parrocchiale vicino ai miei familiari defunti. Preferirei però
che detta mia salma fosse tumulata nella nuda terra, e che dopo dieci anni, ne
siano esumate le ossa e poi riposte in una cassettina di zinco in un piccolo
loculo a destra di chi guarda l'altare dell'Immacolata nella nuova chiesa, con
una piccola lapide, già da me preparata".
Spigarolo
4.2.1980

SULLE ORME DI UN PRETE MAI
FERMO



