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FRESCAROLO: tre date nella storia versione stampabile, completa |
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Nel 25° anniversario
del suo ingresso in parrocchia
don ALBINO BUZZETTI
dedica queste pagine
a tutti i Frescarolesi
come segno di viva cordialità
e di affettuosa riconoscenza
per il lungo cammino
insieme percorso
nelle ore liete e tristi
di una comunità cristiana.
Frescarolo: 1964 – 1989
Frescarolo
TRE DATE NELLA STORIA
1484 - Fondazione della Parrocchia
1899 - Consacrazione della Chiesa parrocchiale
1939 - Ristrutturazione della Chiesa parrocchiale
PERCHÉ FARE FESTA?
Un compleanno è sempre una cosa importante: è un traguardo, è una tappa, è un
ricordo o molti ricordi, nonché una verifica del passato ed un confronto
costruitivo.
Certe date hanno, però, un'importanza
particolare come le nozze d’argento. d'oro, di diamante, i cento anni di
una persona. la nostra Parrocchia ha da poco iniziato il 6° secolo di vita ed
anche la nostra chiesa, a tale data, unisce i 90 anni dalla Consacrazione ed i
50 dalla sua radicale ristruttrurazione, con il cambiamento della facciata e
l'aggiunta dell'abside ampia e funzionale. la chiesa, nata con la parrocchia, è
stata voluta, costruita, dotata del necessario, dalla fede dei nostri antenati;
quella fede che, nonostante la povertà dei tempi. le ristrettezze finanziarie ha
spinto a mettere insieme tanti piccoli risparmi, giornate di lavoro, materiali
vari perché Dio potesse avere una degna Casa in mezzo a noi e la nostra gente
potesse, in quella Casa, incontrarsi con il Signore, ascoltare la Sua parola.
impegnare la propria testimonianza, supplicare la Sua misericordia e la Sua
protezione.
Chi può dire quanti cuori hanno trepidato tra queste mura, quante lacrime sono
state versate per calamità, per la perdita di famigliari, per sconfitte morali,
per fallimenti educativi, per problemi di convivenza? Chi può enumerare quante
gioie, quante speranze per nuove creature diventate figli di Dio, per tutti i
"si" pronunciati davanti a Dio e agli uomini? Chi può dire quante volte, in
cinque secoli, Cristo, per le mani dei suoi ministri, si è immolato al Padre e
si è fatto divino nutrimento per gli uomini? Chi può enumerare i doni della
misericordia di Dio nel confessionale?
Festeggiare cinque secoli della parrocchia e della chiesa. ricordarne i 90 anni
dalla Consacrazione (le piccole croci sui pilastri, del tempio ne sono il segno)
e il 50° della ristrutturazione è fare un doveroso omaggio alla fede dei nostri
padri; è confrontarsi sul nostro modo di essere cristiani, nel desiderio di
proseguire la strada segnata; è soprattutto sentirci orgogliosi e riconoscenti
del dono che Dio ha fatto alla nostra terra per la predilezione che ha sempre
riservato alla nostra Comunità di credenti.
Frescarolo, settembre 1989
Don Albino Buzzetti
La parrocchia di Frescarolo venne ufficialmente eretta nel 1484, ma si hanno
documenti che già nel 1472 vi esisteva una cappella dedicata a San Girolamo,
Confessore e Dottore della Chiesa. Non è possibile sapere se, all'atto della
fondazione della parrocchia, la chiesa fosse già costruita, o in costruzione o
sia stata edificata più tardi.
Certamente il corpo centrale dell'attuale edificio è antichissimo: era volto ad
oriente come la grande maggiorana delle chiese dell'epoca (ne abbiamo tanti
esempi anche nel nostro territorio, vedi la Collegiata e S. Maria degli Angeli a
Busseto, a Samboseto, Roncole, S. Andrea, S. Rocco, ecc.), per un motivo
ispiratore profondo: "la salvezza viene
da oriente”. da oriente nasce il sole, segno di Cristo sole di vita; col
sorgere del sole rinasce la speranza di una buona giornata come dal primo
incontro con il Signore la speranza di portare frutti per la vita eterna; il
nascere del sole illumina il primo mattino, come il Signore deve essere la prima
luce della giornata.
Si sa con certezza che la chiesa fu ristrutturata nel secolo XVIII e forse è di
quel periodo l'aggiunta delle Cappelle laterali.
Nell'archivio parrocchiale esistono diversi richiami dei Vescovi diocesani,
scritti in occasione delle Visite Pastorali: riguardano lo stato di
conservazione dell'edificio sacro, l'umidità dei muri e specialmente della
facciata, giudicata fatiscente e indecorosa.
Proprio per questi richiami, ma più ancora perché la chiesa, rivolta ad oriente,
si presentava in una collocazione topografica totalmente opposta alla strada
principale del paese, con la facciata del tutto nascosta, il parroco don
Frumenzio Casotti - la cui memoria è ancora tanto viva in mezzo alla popolazione
più anziana - decise, negli anni Trenta, di risolvere coraggiosamente il grave
problema, dando incarico all'architetto Camillo Uccelli di redigere un progetto
di radicale innovazione del tempio con la costruzione di una nuova facciata
neoclassica e di una nuova abside: un totale rovesciamento della pianta
dell'edificio. I lavori si conclusero nel 1939, con una felice soluzione
architettonica, che collocò la chiesa in un'arca verde di piacevole ornamento.
Altri importanti lavori vennero effettuati nel 1981 con la sistemazione del
presbiterio secondo le nuove norme della Liturgia e con la totale
ristrutturazione della Cappella dell'Adorazione e della Celebrazione feriale.
I PARROCI DI FRESCAROLO
Dal 1484, anno di fondazione della Parrocchia, venti sacerdoti si sono succeduti
alla guida spirituale della comunità di Frescarolo. Li ricordiamo con viva
riconoscenza, perché ognuno di essi, pur nella varietà dei tempi e degli
indirizzi pastorali, ha lasciato un segno di fede e l'impronta del Vangelo fra
gli uomini.
Accanto a ciascun parroco è indicata la data della presa di possesso della
parrocchia.
1 - LEVOVATI don Giacomo
1484 - 29 settembre
2 - POLITI don Giovanni
1488 - 28 novembre
3 - PASQUALI don Vincenzo
1557 - 23 febbraio
4 - BRAGAZZI don Maffeo
1568 - 21 agosto
5 - BUTTERI don Giulio
1595 - 10 febbraio
6 - CONCARI don Giuseppe
1627 - 22 giugno
7 - LODI don Ercole
1630 - 23 novembre
8 - LOMBARDI don Orazio
1631 - 29 ottobre
9 - BARBORINI don Giovanni
1637 - 7 aprile
10 – DALLEDONNE don Girolamo
1679 -16 aprile
11 - PASTORI don Ottavio
1713 - 19 novembre
12 - MOLLA don Giovanni
1765 - 4 marzo
13 - ORZI don Pietro
1803 - 6 agosto
14 – MALVEZZI don Giovanni Battista
1830 - 14 maggio
15 - DELFANTI don Eugenio
1870 - 22 settembre
16 - BASSANINI don Achille
1885 - 21 dicembre
17 - CASOTTI don Frumenzio
1907 - 1 marzo
18 - MALDOTTI don Igino
1945 - 30 settembre
19 - COLOMBI don Lodovico
1951- 29 luglio
20 - BUZZETTI don Albino
1964 - 26 febbraio

Frescarolo, Chiesa parrocchiale – l’interno
UNA VISITA ALLA CHIESA
Quante volte hai visitato la tua chiesa? Per tanti frescarolesi, le visite sono
state numerose come un assiduo impegno di fede, rinnovati incontri con Dio e con
i propri fratelli nella Casa di tutti. Per qualcuno le visite sono state più
rare, forse meno spontanee... Ma quanti possono dire di conoscere a fondo la
loro chiesa con le sue opere d'arte - anche se di rilievo non eccezionale - e
con tutto l’apporto di fede dei nostri antenati che nei secoli cercarono di
renderla sempre più bella ed accogliente? Spesso la distrazione non ci permette
di approfondire aspetti e caratteristiche di un edificio che, nel corso dei
secoli, ha significato la presenza di Dio in mezzo alla nostra gente.
Allora. cerchiamo di dare insieme uno sguardo meno distratto alla nostra chiesa;
osserviamone con più viva attenzione la sua semplice linea romanica ed il suo
sobrio ornamento barocco; avremo tante cose da imparare e da apprezzare.

Chiesa parrocchiale, Bernardino Campi: Madonna col Bambino e Santi (olio su
tela)
E cominciamo dal campanile, con la sua struttura poderosa e rozza, della stessa
epoca della chiese una struttura evidentemente alterata dalla conica cuspide di
coronamento, certamente aggiunta in un secondo tempo, forse nel 1726, quando nei
libri contabili della parrocchia si registrano spese sostenute per la "fabbrica
della torre" e, nel 1739, spese per la “fabbrica della nuova chiesa": certamente
non “nuova” perché si parla di cambi di travetti, di intonaco, ecc.
Nella struttura originaria dell'edificio, la torre, come in tutte le chiese, era
nella zona adiacente l'altare. per comodità liturgica; con la ristrutturazione
del 1939, venne ovviamente a trovarsi in

Scuola cremonese del sec. XVI: La Visitazione (olio su tela).
facciata. II progetto prevedeva o l'abbattimento di tale torre e la
costruzione di una nuova, più slanciata, vicino all'attuale abside, o la
ristrutturazione della vecchia. Ma la mancanza di disponibilità finanziarie
(Don Frumenzio Casotti aveva già dato fondo a tutti i suoi risparmi ed al
podere "Olmazzo” posto sulla strada per S. Croce, di sua proprietà personale
perché bene di famiglia) fece sospendere il progetto. Lo scoppio della
seconda guerra mondiale e la morte dello stesso Don Casotti hanno fatto
abbandonare definitivamente l'idea della nuova torre.
Entrando in chiesa, si può rilevare subito una curiosa particolarità: come molti
edifici sacri dell'epoca, gli zoccoli dei pilastri sono di differente altezza,
più alti a destra (cm. 82), più bassi a sinistra (cm. 60). Ugualmente diversa è
la distanza del cornicione dal pavimento. Non si tratta di errori di
progettazione o di esecuzione (... anche allora i muratori si servivano del
metro!) ma questa apparente sfasatura architettonica riflette una ricorrente
idea religiosa del tempo: la perfezione doveva essere solo di Dio.

Frescarolo, Chiesa parrocchiale: la statua del patrono S. Girolamo, Confessore e
Dottore della Chiesa. E’ in legno policromo di Val Gardena cd è collocata nella
nicchia centrale sopra il coro.
L'interno dell'edificio è di stile compostamente barocco, con una vòlta scandita
da pilastrate che la girano a tutto sesto; il santuario è a forma
semi-ottagonale, con copertura a ombrello illuminato da due monofore... Le
cappelle laterali sono quattro con base rettangolare e soffitto a botte. E’ un
interno armonioso e accogliente che invita al raccoglimento senza sfarzosi
elementi di disturbo.
Elenchiamo ora, in breve, le principali opere d'arte che ornano la chiesa:
un quadro ad olio del cremonese Bernardino Campi (datato 1574). raffigurante la
Madonna con S. Girolamo e S. Giovanni Battista, circondata da un'aureola di
angeli. Si trova sulla parete, tra le due cappelle di sinistra;
un quadro ad olio su tela. di forma ovale, del pittore bussetano Pietro Balestra
(1758-1805), nel quale è effigiata Margherita da Cortona in atteggiamento
contemplativo; si trova nella seconda cappella di sinistra. Del medesimo autore
è andato perduto un quadro raffigurante “S. Luigi Gonzaga" ed un altro con
l'effigie della "B.V. del Rosario con S. Girolamo e S. Rocco";
una statua in legno di Val Gardena, collocata nella nicchia centrale sopra il
coro; rappresenta S. Girolamo con il rotolo della S. Scrittura nella mano destra
mentre nella mano sinistra tiene un sasso per battersi il petto come penitenza.
Su questa mano si posa una colomba, simbolo dello Spirito Santo, ispiratore
dell'interpretazione della Bibbia; ai piedi sta il demonio domato, sotto la
forma di un leone. La statua fu donata dalla signora Alice Allegri (1855-1927),

Frescarolo, Chiesa parrocchiale - la Cappella dell'Adorazione e, sullo sfondo,
il presbiterio.

Frescarolo, Chiesa parrocchiale - Palio d'altare in gesso di Carpi. del 1700
definita "l'angelo tutelare della Casa di Dio" nella quale passava lunghe ore a
pregare. a riassettare e ordinare i sacri lini, ad ornare gli altari con fiori e
ad insegnare il catechismo ai fanciulli;
il Battistero, a coppa monoblocco, porta la stessa data della fondazione della
parrocchia;
una statua in legno, raffigurante S. Rocco, di pregevole fattura, attribuita al
'700;
una statua della Vergine con Bambino, in legno di Val Gardena, donata dai
coniugi Vitalino e Maria Bardi;
una tela raffigurante la “Visitazione di Maria Vergine a S. Elisabetta”: non
reca la firma dell'autore, ma si ritiene opera di un pittore cremonese del XVI
secolo;
un palio in gesso di Carpi del 1700, prima seminascosto sotto l'altar maggiore e
rimesso in evidenza con i lavori di sistemazione della Cappella del Ss.mo per la
celebrazione feriale.

Frescarolo, Chiesa parrocchiale –Il presbiterio e il coro.
I LAVORI PIÙ RECENTI ALLA CHIESA
Come le abitazioni dei frescarolesi sono da qualche decennio continuamente
restaurate ed abbellite per il decoro del paese e per una vita più civile, così
anche la "Casa del Signore” è da diversi anni al centro di ristrutturazioni,
innovazioni ed interventi in tanti settori, con il solidale aiuto della
popolazione, che può vantare una Chiesa sempre più degna del servizio che
svolge.
Ecco, in sintesi, i lavori più importanti realizzati per la parrocchiale, in
questi ultimi decenni:
1961
- Il Parroco don Lodovico Colombi propone alla popolazione il risanamento ed il
rifacimento del pavimento; l'opera viene realizzata con un intervento radicale,
eliminando il sottofondo impregnato di umidità, togliendo le numerose tombe di
antica data e collocando. sopra uno spesso strato di ghiaia, il nuovo pavimento
in marmo, comprendente anche il presbiterio.
1963
- Un gruppo di famiglie dona alla Chiesa i nuovi banchi in legno di castagno
selvatico, opera dell'artigiano Albino Pinetti. I nomi dei donatori sono
indicati nei banchi stessi.
1964
- Si costituisce tra la popolazione un Comitato per realizzare nella Chiesa
l'impianto di riscaldamento ad aria calda.
1967
- la Chiesa viene dotata di due nuovi Confessionali a muro.
1974
- Il vecchio castello in legno delle campane viene sostituito con una struttura
in ferro. Viene rifusa la campana media, gravemente lesionata. Il concerto di
campane viene dotato di un impianto elettrico di automazione.
1981
- Il presbiterio viene sistemato secondo le norme della nuova Liturgia, con un
nuovo altare rivolto verso il popolo e l'adiacente Cappella dell'Adorazione.
1982
- Intervento ai muri, con un taglio per il risanamento dall'umidità.
1983
- Acquisto del nuovo organo elettronico.
1985
- Nuovo impianto elettrico generale, con quadro centralizzato. Viene rifusa la
campana maggiore gravemente lesionata; porta i nomi dei defunti Marco Bonelli,
Fabrizio Concari, Luigi Buzzetti e Oliva Catelli.
1986
- Rifacimento dell'intonaco alla facciata e alla torre campanaria. Tinteggiatura
esterna della Chiesa, della torre e della Casa Canonica. Nuovi pluviali in
acciaio inox; nuovi telai alle finestre.
1987
- Tinteggiatura interna della Chiesa e levigatura del pavimento.
1988-89
- Rifacimento dalle fondamenta della parte sud della Chiesa, dall'angolo della
Canonica alla sagrestia, da tempo pericolante proprio per mancanza di
fondamenta.
1989
- Rifacimento del marciapiede e del piazzaletto antistante la Chiesa.
IL SANTO PATRONO SAN GIROLAMO
Confessore e Dottore della Chiesa, 340/420
30 settembre
Non sappiamo chi abbia ispirato sacerdoti o popolazione a scegliere come
protettore patrono della parrocchia di Frescarolo un Santo così illustre.
Di San Girolamo, confessore e Dottore della Chiesa si sa tutto, vita, scritti,
carattere.
Nacque a Stridone, al confine tra la Dalmazia e la Pannonia, l'atttuale
Iugoslavia, nel 340 da una famiglia ricca e cristiana che, a 12 anni circa, lo
mandò a Roma a studiare. Subito, Girolamo si appassionò allo studio dei classici
latini e greci, poeti e filosofi; ricopiò di sua pugno libri interi, per averli
sempre sotto mano. Fu battezzato da Papa Liberio prima di partire da Roma,
all'età di 18 anni. Il battesimo allora veniva ordinariamente somministrato agli
adulti.
Cominciò lo studio della teologia a Treviri, ma passò ben presto ad Aquileia per
farsi monaco e vi rimase per sette anni, dedicati allo studio e allavita
consacrata.
Nel 374 va in Oriente, prima ad Antiochia, poi si ritira nel deserto dove fa
aspre penitenze: approfondisce il greco e l'ebraico e, più tardi, anche
l'aramaico ed inizia lo studio sistematico della Bibbia.
Tornato ad Antiochia (377-379) viene ordinato sacerdote. Nel 382-385 è a Roma,
segretario di Papa Damaso che gli chiede di preparare un testo ufficiale della
Bibbia, in sostituzione delle molte traduzioni usate in quel tempo. Girolamo si
mette subito al lavoro, ma si impegna anche per essere coscienza critica per
quei cristiani che non vivono secondo il Vangelo; richiama in modo ardente
cristiani tepidi e clero rilassato ma trova forte opposizione in molti ambienti
religiosi e laici.
Alla morte di Papa Damaso, Girolamo preferisce tornare in Palestina e, dopo aver
visitato tutti i luoghi sacri, si stabilisce a Betlemme dove completa la
traduzione della Bibbia iniziata a Roma.
Un suo coetaneo scrive:"Girolamo è, notte
e giorno, immerso nello studio, tutto affogato fra i suoi libri; non si piglia
mai un'ora di riposo. Chi lo vuole, eccolo lì, a leggere e a scrivere non c'è
modo di levarlo dal suo banco invaso da ogni specie di scartofie”.
Studia, scrive, ma non dimentica il suo dovere di Superiore del monastero da lui
fondato che guida con impareggiabile saggezza; attacca gli errori circolanti
riguardo la fede, cerca di dirimere le controversie, prega, fa penitenza con una
grande austerità: in modo particolare coltiva il suo tenerissimo affetto e
devozione a Maria Santissima.
Girolamo muore a Betlemme nel 420,quasi ottantenne.
La Chiesa lo venera come “Confessore", ossia un genuino proclamatore della fede
cristiana sia attraverso i suoi scritti, la sua parola, che attraverso la sua
vita.
La Chiesa inoltre lo venera come “Dottore”, titolo ufficialmente dato a
scrittori notevoli tanto per la santità della loro vita quanto per l’importanza
e l'ortodossia della loro opera dottrinale.

Frescarolo, Chiesa parrocchiale – Una suggestiva veduta invernale
UN PO' DI STORIA
Quando è nato il gruppo di case che poi fu chiamato Frescarolo? Non si sa con
certezza. La zona paludosa, spesso allagata dalle piene del Po che scorreva
senza argini, già zona di mare, ha dato Vita a gruppi di palafitte i cui resti
sono stati ritrovati a Castione Marchesi, a Casaroldo presso Samboseto e attorno
a Fontanellato.
Qualche insediamento si ebbe certamente anche nella nostra zona.
Nel 222-223 a.C. Roma stava allargando le sue frontiere verso il nord: nel 187
venne costruita la Via Emilia e la zona registrò insediamenti umani più
frequenti, con una vasta opera di bonifica, con collegamenti più rapidi, con
scambi di piccoli commerci. Ne sono segno i rinvenimenti, nei “prati di
Frescarolo". di monete romane, urne cinerarie, lapidi ed altri oggetti. I gruppi
di palafitte sorgevano certamente nelle zone paludose e boscose e forse derivò
da allora alla nostra terra la denominazione di “luogo delle frasche”, o
Frascarolo, che poi venne modificata
nel tempo in Frescarolo. Si era soliti, allora, denominare un posto con un
richiamo alla sua particolare caratteristica geografica.
Se il primo documento ufficiale che parla di Busseto ("paese dei bossi"), dalle
piante che verdeggiano rigogliosamente nel territorio incolto della zona).
risale al 3 luglio 768, di Frescarolo si parla per la prima volta molto tempo
dopo e precisamente l’11 febbraio 1221, in un documento in cui il Vescovo
cremonese Omobono (tutto il territorio, in quell'epoca apparteneva alla chiesa
cremonese) dispone che i terreni di Frescarolo siano sottomessi ai suoi vassalli
Dovara. Un precedente documento (915-924) riferisce che nel nostro territorio
esistevano ben tre piccoli centri: Piscariolo, Ruscariolo e Caprariola (v.
Soliani: “Nelle terre dei Pallavicino" - pag. 60).
Nel 1426, una parte del territorio di Frescarolo passò alla nuova parrocchia di
Spigarolo ("luogo delle spighe", terreno coltivato) dove sembra esistesse già
una cappella. All'atto dell'erezione della parrocchia di Frescarolo - 29
settembre 1484 -. gli abitanti donarono un beneficio di 25 biolche parmigiane
per il sostentamento del parroco.
Allorché il territorio di Busseto divenne feudo e residenza di Adalberto
Pallavicino, nel 1026, Frescarolo continuò a rimanere religiosamente sottomesso
a Cremona, come nel documento citato. Nel 1601, con l'erezione della nuova
Diocesi di Borgo San Donnino sotto il pontificato di Papa Clemente VIII, il
Vescovo Papirio Picedi aggregò la parrocchia alla nuova comunità diocesana.
Il 15 giugno 1814, con l'ordinamento napoleonico. Frescarolo fu aggregata
civilmente al Comune di Busseto.
…E UN PO' DI GEOGRAFIA

Frescarolo è posta ad est di Busseto, dal quale dista poco più di tre chilometri
e che è raggiungibile sia via Spigarolo, sia via Brè.
La frazione era in passato divisa dal canale "Fossa” che scorreva nel mezzo del
paese dove attualmente passa la strada. Negli anni Venti una poderosa opera di
scavo (le carriole a mano ed i badili costituivano allora le macchine più...
sofisticate per tali imprese) spostò il canale ad est delle case, regalando al
paese un assetto topografico più accettabile e vivibile. Naturalmente non si
contano le controversie, in qualche caso di forte spessore, che si svilupparono
in paese, sui diritti di passaggio, a causa di questa innovazione.
Frescarolo è collegata. per mezzo della "strada del lino". con S. Croce,
Polesine e Zibello; con la "strada dei prati" raggiunge la “Misericordia" e
Samboseto, mentre con la 'strada della carretta" si congiunge a Roncole Verdi.
Si tratta di una rete stradale con pochissimi rettilinei. caratterizzata da uno
sviluppo tortuoso: un tracciato “campagnolo", ben lontano dalle moderne esigenze
di comunicazione. Purtroppo Sta scomparendo la strada detta "la Cavallara" che
passava a nord dell'attuale Busseto-Samboseto e costituiva il più comodo
itinerario per il traffico ippotrainato che trasportava merci tra la Bassa
parmense, il mantovano e Piacenza.
La frazione confina:
a nord con S. Croce di Polesine; ad est con Samboseto; a sud con Madonna dei
Prati e Spigarolo: a ovest con Spigarolo.
La parrocchia fa parte del territorio del Comune di Busseto, ma comprende anche
alcune case dipendenti civilmente dal Comune di Polesine, poste sulla “strada
del lino”.
La popolazione è passata dalle oltre 600 unità dell’immediato dopoguerra alle
264 attuali.
LE OPERE DELLA PARROCCHIA
Una parrocchia non è formata soltanto dalla chiesa; non è relegata tra le
quattro mura della "Casa di Dio" e non si limita alle manifestazioni di culto e
di pietà. Essa è collocata in mezzo agli uomini per i quali deve farsi maestra,
collaboratrice e quotidiano aiuto nel cammino della vita. L'altare è centro
insostituibile della tessitura spirituale della comunità dei credenti; ma il
Vangelo non è fatto per stagnare nelle navate di un tempio o nei locali di una
sagrestia. Esso deve diventare il fermento nella vita della gente, affiancarne
le attese, indirizzarne i progetti, alleviarne le difficoltà.
L'accenno alle opere che la Parrocchia ha realizzato non vuole costituire un
motivo di inaccettabile vanto, ma un richiamo ad impegni che non sono rivolti a
svantaggi materiali. Nel cuore di ciascuna di queste opere c'è unicamente il
desiderio di servire l'uomo e di camminare con lui nell'itinerario di ogni
giorno verso Dio.
1 — La Scuola Materna
Nel 1956-57, matura in parrocchia l'idea di realizzare un edificio che possa
soddisfare le esigenze educative della comunità nel campo giovanile con una
Scuola Materna ed un Oratorio. Il parroco don Lodovico Colombi caldeggia
vivamente l'iniziativa e. con un gruppo di frescarolesi, fa redigere il progetto
che comincia a tradursi in realtà il 20 novembre 1957, allorché viene abbattuto
il vecchio edificio del Legato Mori-Concari e sulla medesima area vengono fatte
le fondazioni.
La prima somma per poter iniziare i lavori - un milione - viene offerta dai
coniugi Vitalino Bardi e Maria Scaravella. Vengono nel frattempo raccolti altri
fondi che permettono di procedere alla costruzione dell'edificio in varie
riprese. I lavori vengono ultimati nell'aprile 1963 e nel medesimo anno ha
inizio il funzionamento della Scuola Materna. Passano pochi mesi ed avviene il
cambio del Parroco; Don Colombi in novembre viene nominato Arciprete di S.
Giuliano Piacentino e nel gennaio 1964 gli succede don Albino Buzzetti. A lui è
affidata la continuazione della preziosa opera con l'arredamento interno
dell'edificio e l'alberatura del parco. La Scuola costituirà per diversi anni Un
provvidenziale punto educativo nel paese.
Le difficoltà inizieranno allorché la progressiva diminuzione demografica - un
fenomeno di carattere generale, sempre più vasto - ed il calo continuo della
popolazione creerà preoccupazioni di carattere economico. Si arriverà ad una
decisione: in accordo, e con l'appoggio dell'Insegnante Graziella Grignaffini,
la Scuola Materna allargherà il suo servizio alle vicine frazioni di Spigarolo,
Madonna Prati e Samboseto, portando le presenze a circa 40 bambini, serviti di
trasporto da un pulmino della parrocchia.
Nel 1976 viene fatta l'intonacatura esterna dell'edificio, con il tinteggio e il
muro di recinzione. Nei diversi anni successivi vengono frequentemente messi in
atto nuovi interventi nell'attrezzatura della Scuola, della Sala giochi, del
refettorio e della cucina.
Purtroppo il continuo calo delle nascite e qualche assenza di bambini che
potrebbero frequentare l'Istituzione, non favoriscono rosee previsioni e ci si
augura che la benemerita Opera non debba. per dure necessità. chiudere i
battenti...

Frescarolo, l’edificio della Scuola Materna parrocchiale
'i
2 - La Colonia di Tornolo
Quando nelle lunghe e afose giornate d'estate i bimbi sono in vacanza ed il
lavoro impegnativo della campagna non permette alle famiglie un'assistenza
vigile e continua, la parrocchia si affianca all'impegno educativo dei genitori
con la provvidenziale esperienza della Colonia montana di Turnolo, denominata "Pensionato
Frescarolese per bambini", in un ridente angolo dell 'appennino parmense.
La Colonia ha una sua curiosa storia. E’ nata nel 1964... quasi per caso.
Il parroco da pochi mesi in parrocchia; i bambini della Scuola Materna e delle
elementari in alta percentuale soffrono di pertosse o di postumi di questo
fastidioso malanno. Il prof. Battistini consiglia un cambiamento di clima,
mentre molti genitori fanno pressione perché il parroco si interessi dei loro
figli, essendo essi impossibilitati ad accompagnarli in montagna, la più forte
pressione viene dalla famiglia Carlo Ramponi: il loro Stefano ha bisogno di cure
ed i familiari si mettono a disposizione con impegno, perché il progetto possa
presto realizzarsi.
A Tornolo c'è la fortuna ad attenderli: in paese esiste la vecchia Colonia, già
della Pontificia Opera di Assistenza (POA ), passata poi al Seminario diocesano.
ll posto è invitante: esiste perfino parte dell'attrezzatura, inutilizzata da
tre anni. Si fanno i sopralluoghi ed ai primi di agosto del 1964 la Colonia
viene aperta. I bambini nel primo anno non sono molti, ma già nel 1965 i posti
sono tutti esauriti.
Da allora, ogni anno, 44 bambini per un turno di 25 giorni, passano a Tornolo le
loro vacanze e precisamente per sette anni nella vecchia colonia, poi, essendo
questa stata alienata dal Seminario, i ragazzi di Don Albino, per la cordiale
disponibilità del Sindaco cav. Ferruccio Ferrari, hanno a loro disposizione le
scuole elementari del Comune. Bambini di Frescarolo, di Busseto, di Castelvetro
Piacentino e di Fidenza hanno così usufruito per tanti anni del beneficio
materiale ed educativo della Colonia.
Nel 1988, in occasione del 25° di istituzione di questa felice esperienza
estiva, il Cardinale Agostino Casaroli ha avuto la bontà di visitare e di
intrattenersi con i bambini. pranzando con essi (non era la prima visita).
L'avvenimento è stato ricordato con una targa-ricordo d'argento offerta dal
comune ne di Tornolo al responsabile della Colonia.
La popolazione locale è sempre stata affettuosamente ospitale e generosa con i
bambini; in modo particolare lo è sempre stato il parroco don Vico Bergamaschi,
al quale va tutta la riconoscenza dei frescarolesi che, per mezzo suo,
desiderano estenderla a tutta la comunità del luogo. Perché a Tornolo i bambini
della Colonia si sentono veramente in famiglia.

Tornolo, la Colonia per bambini di Frescarolo viene visitata dal Cardinale
Agostino Casaroli (al centro della foto) nel 25° di fondazione dell’Ente (13
agosto 1988)
Dalla fondazione della Parrocchia fino al 1939, il terreno che attorniava la
chiesa era così utilizzato: dove attualmente sorge la Scuola Materna, esisteva
un fabbricato - che faceva parte del Legato Mori-Concari - abitato per molti
anni dalla famiglia Zuccheri, soprannominata 'al sgnur": davanti all'attuale
ingresso al cortile della Scuola Materna, tra lo stradello che porta al cimitero
e su quello della chiesa, sorgeva la casa canonica, circondata da un orto con
frutteto e vigna. Era un goloso richiamo per i ragazzi ai quali piaceva molto la
frutta e l'uva del parroco: il quale, naturalmente, cercava di farne buona
guardia...
Parte dell'attuale campo sportivo era unita alla casa del Legato e parte era di
proprietà di Lazzaro Baderna. I ragazzi della parrocchia dovevano contentarsi di
giocare nel piazzale antistante la vecchia facciata della chiesa (tra questa e
il cimitero). Nel 1939 rimane in piedi la casa del legato Mori-Concari ma viene
abbattuta la canonica e rifatta sul fianco sinistro del sacro edificio:
scompaiono la vigna, il frutteto e l'orto, per dare spazio al piazzale
antistante la chiesa, ma i ragazzi continuano a giocare tra chiesa e cimitero.
Nel 1953, il Parroco Don Lodovico Colombi ottiene dall'inquilino della casetta,
adiacente alla chiesa, del Legato Mori-Concari la cessione del terreno ad ovest
della casa: nel frattempo si accorda con il sig. Baderna perché venda la parte
di sua proprietà nell'attuale campo di calcio (atto perfezionato davanti al
Notaio Don. Lino Demalde il 31 maggio 1955 al prezzo concordato di L. 70.000).
Da quel giorno, inizia la vita del campo sportivo di Frescarolo. L'area viene
livellata, alzata con sabbia e terra, cintata con fossi che servono da scolo e
da confine; in seguito, vengono collocate reti nelle testate, per fermare i tiri
sbagliati... o le prese a vuoto dei portieri. Sul lato nord viene messa a dimora
una fila di pioppi.
Nel 1964 viene realizzato l'impianto di illuminazione notturna ed ha inizio il
primo "torneo di calcio”-.
Il materiale elettrico è pagato dal parroco, la mano d'opera è gratuitamente
prestata dai giovani e non più giovani di Frescarolo. mentre l'impianto è
eseguito da Silvano Cavazzini.
Ulteriori interventi saranno compiuti negli anni successivi per migliorare in
tutti i settori (recinzione, tribune, ecc.) la funzionalità del complesso
sportivo.
Impossibile enumerare tutte le ore di lavoro dedicato al campo da: Gianni e
Giuseppe Ravecchi, Vittorio Capelli, Fausto Rigoni, Mario Boselli, Gianfranco
Cassi, Sandro Benna, Antonio Zucchi, Giuliano Vernizzi, Rino e Cornelio Comati,
Carlo e Gigi Bocchia, Ermanno Chiusa, Giovanni Galtelli e da tanti altri ai
quali si chiede comprensione per eventuali dimenticanze; come è impossibile
enumerare le ore di gioco dei ragazzi e dei giovani in tante partite amichevoli
o di torneo.
La Parrocchia è lieta di aver offerto ad essi, un centro ricreativo che
costituisce, al disopra della validità sportiva ed agonistica, un'occasione di
incontri per un sereno svago.

LA STORIA DI FRESCAROLO SCRITTA DAI GIOVANI
Questa singolare “Storia di Frescarolo dalla fine del 1800 agli inizi del 1900",
redatta con un linguaggio semplice e spontaneo, ha un pregio tutto particolare.
Non è frutto di laboriose ricerche in qualche archivio: gli autori. tutti
giovanissimi, non avrebbero avuto né la capacità né la pazienza di frugare tra
libri polverosi e carichi di pignolerie storiche. Hanno preferito affrontare
l'archivio più genuino che possa esistere: la tradizione orale e la diretta
testimonianza della gente del paese, specialmente la più anziana, quella che
porta i ricordi stampati indelebilmente nella memoria e vuole sottrarli al
rischio della dimenticanza.
I giovani ricercatori hanno avvicinato tanti anziani; ne hanno ascoltato il
racconto di interessantissimi scorci di vita vissuta in prima persona; hanno
spalancato il settore della memoria in certa gente che si è sentita commossa nel
regalare un ricordo del tempo, un aneddoto, una descrizione di usi e costumi...
Ecco i nomi dei giovani e volenterosi ricercatori, di cui trascriviamo
integralmente il testo:
TATIANA BENNA, EVELIN BOCCHIA, DANIELA GATTI, ELISA CONCARI, LIANA RIGONI, FABIO
RIGONI, LARA GANDOLFI, MARA MEZZADRI.
Ad ognuno di essi va un plauso di ringraziamento, perché ci hanno regalato il
sapore di un mondo che, nella sua povertà possedeva tanta ricchezza.
Il paese di Frescarolo strutturalmente è cambiato molto; infatti, prima vi erano
case vecchie che oggi sono già state in parte ricostruite. Le famiglie che
risiedono nel paese da più tempo sono: BOTTAZZI, CARAFFINI, CHIUSA, CONCARI.
RIGONI, ROSSI, VERNIZZI e ZUCCHI.
I poderi erano molto più piccoli e quelli più grandi ospitavano quattro-cinque o
sei famiglie, come per esempio le famiglie BOTTAZZI, COPERCINI e RIZZI.

Frescarolo, una panoramica della strada principale della frazione in una foto
degli anni Venti. In primo piano, a sinistra, la trattoria "Nuovo fiore” di
Luigi Vernizzi con un folto gruppo di frescarolesi in posa per il fotografo. In
secondo piano, ai bordi della strada staziona un'auto (forse l'unica o una delle
poche del paese): al centro della strada, non ancora asfaltata, é in arrivo un
ciclista equipaggiato con carico leggero. In primo piano. a destra, una mamma
con il piccolo, osserva attenta l'insolito assembramento.
Le botteghe artigianali erano poco numerose, ma tuttavia sufficienti al
fabbisogno del paese che disponeva di due falegnami (CHIUSA e PINETTI), un
fabbro (BERTOLDI), un meccanico (MEZZADRI) e un sarto che risiedeva dove ora c’è
l'Asilo (ZUCCHERI).
Nel piccolo paese c'erano un'osteria, una cooperativa situata dove ora sorge la
cantina di ANGELO DADOMO, ed una drogheria posta dove ora abita ALBERTO BIGNA
(DONCOLI). Inizialmente c'erano due caseifici (DIECI e BOTTAZZI), poi nel 1913 è
sorta la Latteria Sociale. Non esisteva il forno e questo fa dedurre che
generalmente il pane veniva fatto in casa.
Il paese non disponeva di nessun medico e quindi si faceva ricorso, in caso di
bisogno urgente, a quello di Busseto. C’erano, invece, due barbieri. Anche se
questi erano a disposizione dei frescarolesi per una o due volte la settimana.
Per quanto riguarda la scuola, la più antica sorgeva dove ora abita la FERNANDA
FERMI; fu poi spostata dove abita attualmente GIOVANNI RIGONI.

La strada principale del paese, vista dall'obiettivo circa sessant'anni dopo la
foto della pagina accanto. La strada si è abbellita con case nuove o rimesse a
nuovo, e con più verde. Ma la tranquillità vi abita ancora di casa e questo è un
dono grande che Frescarolo può ogni giorno offrire ai suoi abitanti ed a chi vi
arriva, magari con una bella sosta per un... momento gastronomico.
La prima insegnante giunta a Frescarolo per svolgere il suo servizio di
educatrice fra i bambini fu la DELFANTI, seguita, dopo anni di insegnamento.
dalla signora ALLEGRI.
Non esisteva il mulino. Le abitazioni erano vecchie ed a fianco avevano la
stalla. Pochi erano i servizi di cui le case disponevano e che ora rendono la
vita quotidiana molto più semplice e comoda. In tutto il paese si contano oggi
otto delle più antiche abitazioni quali quelle delle famiglie REMO CHIUSA, ENZO
CONCARI (Ambrosina), ROMANO MAROCCIII, DISMO MORELLI, ALBINO PINETTI, RAMPONI
(Vecchia), ALDO REPARATI e GINO ZUCCHI.
La luce elettrica arrivò definitivamente nel 1922-23 circa: fino a questo
periodo in casa si usavano le lanterne. In paese mancava l'illuminazione e si
racconta che, a volte, qualcuno, munito di una scala, saliva ad accendere le
poche lampade a petrolio.
Pur essendo un piccolo paese, quello di Frescarolo era abitato da gente che,
dedicandosi alle fatiche di ogni giorno, cercava un minimo di svago. rispettando
le antiche tradizioni e le sagre, cosa che oggi sta del tutto scomparendo poiché
i divertimenti sono ben altro... Le sagre erano molto partecipate e le occasioni
erano diverse: prima domenica di giugno, prima domenica di ottobre e giorno di
S. Lucia. Durante queste giornate, ci si recava alla Messa e poi ogni famiglia,
con parenti ed amici, si riuniva nella propria dimora per il “pranzo della
sagra" che aveva un “rancio" particolare ed era molto più ricco del solito. Nel
pomeriggio, e durante la sera, ci si riuniva tutti in centro per completare la
festa. Dove ora sorge la cantina di ANGELO DA DOMO. si prendeva parte al ballo.
Tutti davano il loro contributo nel preparare ed allestire la "Beneficenza" ed i
più giovani, divisi in squadre, giocavano al tiro della fune, facevano gare di
corse e, infine. coloro che sapevano suonare qualche strumento cercavano di
rendere ancora più allegra la giornata di festa che stava per volgere al
termine.
Alla domenica quasi tutti partecipavano alla S. Messa. I canti che il coro
eseguiva erano: “Tu scendi dalle stelle",
"Mira il tuo popolo", "Venite
fedeli" ed altri in latino. Le feste di Natale e di Pasqua erano molto più
sentite e considerate, e si vivevano in casa insieme ai famigliari. Per quanto
riguarda i piani di queste festività, bisogna tener conto che ogni famiglia
seguiva la propria tradizione: comunque, i pasti erano più ricchi e per lo più
costituiti da cappelletti, carni varie e torte.
II Rosario non veniva recitato soltanto durante queste occasioni, ma le famiglie
più religiose usavano dirlo ogni sera: solo in poche case c'era la tradizione di
pregare o ringraziare il Signore prima dei pasti.
La festa di Santa Lucia era molto più attesa dai bambini che non quella della
Befana in cui si appendeva la calza. I doni, in occasione della festa di Santa
Lucia, erano pochi e miseri: castagne secche, mele, arance, biscotti e poi, con
il passare del tempo, anche qualche bambolina.
Per quanto riguarda gli usi ed i costumi, generalmente ci si vestiva con vestiti
brutti e adatti al lavoro: per i giorni di festa ognuno aveva a sua disposizione
uno o due abiti più eleganti. Durante la S. Messa le donne usavano portare un
velo nero in testa e la gonna lunga fino ai piedi.
Generalmente ci si muoveva a piedi o con il cavallo; chi apparteneva a famiglie
benestanti aveva a disposizione anche la bicicletta da uomo.
Le provviste deperibili si conservavano come meglio si poteva nel frumento; i
fagioli venivano fatti seccare, l'uva veniva appesa in alto; i conigli e la
galline venivano uccisi giorno per giorno, oppure la carne veniva avvolta in
stracci, si deponeva in cestini che poi venivano messi sopra l'acqua in fondo al
pozzo; il burro si faceva in casa ogni giorno. I piatti più frequenti erano
composti da polenta, uova, minestra, merluzzo, patate, pane e spesso da carne di
maiale.
Solitamente il tempo veniva misurato, già nel 1900, con l'orologio, mentre prima
si usavano le meridiane... e il sole.
Come oggi, il lavoro nel paese si è sempre basato sull'agricoltura; non c'erano
industrie importanti, ma solo qualche bottega artigiana. In questo periodo era
scattata la cosiddetta “quota novanta" con la quale la merce più preziosa e
indispensabile aveva perso il suo valore e veniva pagata di meno. Nei poderi
piccoli e grandi si lavorava a mano ed i principali attrezzi erano il badile, la
vanga, la falce, l'aratro tirato dai buoi; negli anni tra il 1920 e il 1925
venne introdotta la prima macchina per seminare, ed arrivarono anche i primi
trattori, acquistati dalle famiglie DELFANTI e CARAFFINI con le prime auto delle
famiglie RAMPONI e BOTTAZZI.
I principali prodotti che venivano coltivati erno la melica, il frumento, le
barbabietole, pochissimi pomodori e molto foraggio. Ogni casa possedeva il
proprio orto, anche se misero, perché spesso l'acqua scarseggiava. Si allevavano
anche i bachi da seta.
Mentre si lavorava, si usava cantare insieme e parlare degli avvenimenti del
giorno. Spesso si facevano le gare per vedere chi lavorava di più. Soprattutto
la vendemmia era motivo di allegria: l'uva, raccolta a mano, veniva poi pigiata
coi piedi. L'unico mezzo di irrigazione era... la pioggia naturale e solo nel
1928 circa fu costruito il primo pozzo a luce dalla famiglia DELFANTI.
Alle donne spettava soprattutto il lavoro di casa, però erano impegnate anche
nei campi dal mese di marzo fino alla fine dell'autunno. I bambini, fino a una
certa età, non venivano sfruttati nel lavoro e gli anziani lavoravano finché la
salute glielo permetteva. Durante il periodo di guerra non si lavorava molto
fuori casa, perché si temeva di rimanere feriti.
Il casaro non usava fare il giro del paese ed ogni famiglia portava ogni giorno
il latte al caseificio.
Dopo la guerra, molti erano rimasti disoccupati e cercavano lavoro altrove; tra
questi si ricordano BIAGINI e REPARATI, che non fecero più ritorno. Molte volte
le famiglie erano obbligate a far lavorare persone disoccupate per far loro
guadagnare. Generalmente si viveva di stenti ed i guadagni non erano sufficienti
al fabbisogno familiare.
Nella maggior parte delle famiglie, chi prendeva le decisioni era il
capofamiglia. Il rapporto tra genitori e figli non era aperto come quello dei
nostri tempi: i figli dovevano rispettare i genitori, perché erano molto severi:
spesso si dava loro del "voi". I figli erano esclusi per lo più dalla
discussione dei problemi familiari. In media, il numero dei figli in ogni
famiglia era di 7 od 8.
Il desiderio che tutti avevano era senza dubbio quello di vivere meglio e con
più soldi. Contrariamente ad oggi, un tempo c'era molta disponibilità verso il
prossimo e si faceva la carità ai più poveri. La gente non si interessava molto
di politica. Le notizie si apprendevano attraverso giornali oppure dalla viva
voce. Una grande divisione sociale era quella tra il ricco e il povero. Dopo il
1919, con la venuta del fascismo, con la divisione tra comunisti e socialisti,
si era cominciato a parlare molto più di politica. Molte persone erano costrette
a trasferirsi per questioni di partito. Per ottenere la propria politica non si
poteva usufruire di nessun mezzo, perche si era costretti a fare ciò che i capi
volevano. Le tasse erano più frequenti: bisognava pagarle sul terreno, sulla
bonifica, sulla casa, sulla bicicletta, ecc.
Le persone più istruite in paese erano il prete e la maestra che cercavano di
offrire tutto il loro aiuto. In caso di difficoltà tutti erano disposti ad
aiutarsi. Le famiglie più agiate - tra la fine dell'800 e gli inizi del '900 -
erano: BOTTAZZI, BRUNELLLI, DELFANTI e DIECI.
In paese non c'era il mercato e ci si recava a Busseto per far le compere. Le
monete in circolazione erano le lire, i franchi, il centesimo e 5-10-20
centesimi. Si barattavano le merci di poco valore, mentre per le altre si
usavano i soldi. A Frescarolo arrivavano molti venditori ambulanti e le donne,
senza farsi vedere dagli uomini di famiglia, consegnavano quantità di frumento
per ricavarne soldi: comunque questi venditori non erano del paese.
Le ragazze. mentre si preparavano al matrimonio, cercavano di formarsi un
piccolo corredo, o dote. Non c'era una data precisa per il fidanzamento ne per
il matrimonio, però solitamente ci si sposava dopo i 20 anni. Ci si sposava
liberamente, ma nessuno poteva permettersi il viaggio di nozze. Si era soliti
fare grande festa a tavola in occasione di queste cerimonie: una cena per il
“consenso" ed il pranzo nel giorno del matrimonio.
In generale, la gente dei piccoli paesi come il nostro non era molto colta e non
tutti erano capaci di leggere e scrivere. A scuola venivano insegnate poche
nozioni di italiano e matematica; c'erano altre materie come l'igiene, i lavori
domestici e manuali e cultura fascista. I libri erano pochi. Le classi erano
affollate arrivando sino a 30-40 alunni. ed erano miste. Un'unica insegnante
svolgeva le lezioni sia al mattino per una classe, che al pomeriggio per la
seconda. I bambini frequentavano la scuola con gli abiti che usavano anche in
casa e portavano una vecchia cartella di pezza. La scuola veniva frequentata
sino alla classe 4a elementare, quindi fino a IO anni.
In paese. come anche oggi, non c'erano divertimenti particolari. I bambini
giocavano con la palla, col cerchio, con la corda, con l'altalena e con la
terra. Gli adulti si riunivano nelle stalle d'inverno e passavano il tempo
giocando a tombola e a carte. Gli uomini adulti ed i giovani frequentavano il
bar, andavano a caccia e a pesca. I giovani, sprovvisti di mezzi, circa una
volta al mese, si recavano al centro del paese per ballare.
La guerra ed il fascismo sono stati avvenimenti molto brutti, vissuti nella
povertà e nella paura, senza libertà né di parola né di scrittura. né di
pensiero. Il paese ricorda con commozione i Caduti e gli scomparsi in guerra:
VERNIZZI, PIZZELLI, RICCARDO BIGNA, NINO CAVATORTA, ALDO REPARATI, ZAPPIERI,
BOTTAZZI, DADOMO, CONTARDI. Sono tornati salvi dal fronte: PRIMO GANDOLFI,
ETTORE CONCARI, ALBINO PINETTI, ROLANDO CARAFFINI ed altri.
Soprattutto durante le guerre le malattie erano molto frequenti: peste, malaria,
difterite. Esse si curavano con decotti di erbe, medicine e qualche puntura. In
caso di malattie molto gravi si andava all'ospedale nei centri più vicini, tra
cui Busseto e Fidenza. La mortalità infantile era elevata, poiché i mezzi per
curare le malattie erano scarsi.
Le superstizioni erano moto diffuse; si credeva nelle streghe o "strie". Alcuni
anziani del paese ricordano che nella casa in cui prima abitava MAESTRI e dove
ora abita la famiglia SALE, esisteva il cosiddetto "pus dal taj" o pozzo del
taglio. Si dice che nei tempi antichi quella casa era un feudo e, durante alcune
feste, le ragazze più belle venivano gettate in quel pozzo. Si pensa che dalla
medesima abitazione partisse un tunnel segreto che conduceva fino alla chiesa...
Un proverbio antico dice che “a Frescaròl at pianti i fasòi e nassa i ledar”.
Pur essendo un piccolo paese, Frescarolo possiede da cinque secoli la chiesa. Il
pavimento era di mattoni, l'entrata era rivolta verso il cimitero. Le statue
presenti in chiesa sono quelle di S. Girolamo, di S. Lucia (acquistata nel
1922/23), quella di S. Giuseppe e quella del S. Cuore. Si ricorda il gruppo
corale di anni fa: era composto da AUGUSTO ARDUZZONI, CLEMENTE PETTORAZZI,
CESARE REPARATI, ADALCISA RIGONI e MARIA RIGONI. La Messa veniva celebrata in
latino e c'erano dei libretti per seguirla. L'illuminazione era fatta con le
candele. Anche allora si raccoglievano le offerte e c'era la predica. Le
processioni venivano fatte più frequentemente: prima domenica di giugno, prima
domenica di ottobre, Ufficio della campagna, Corpus Domini, San Girolamo e, dal
1958, Venerdì Santo. Esse erano molto importanti per la popolazione e molto
partecipate.
I bambini. in queste occasioni. usavano spargere per la strada i petali dei
fiori. Il patrono della parrocchia e del paese è San Girolamo.

Nel primo ventennio di questo secolo fu fondata l'Associazione di Azione
Cattolica (catechesi adulti) con riunioni che si svolgevano ogni tre settimane.
Il catechismo ai fanciulli veniva insegnato dalla maestra: molte Cresime e
Comunioni venivano ricevuti insieme a 7 od 8 anni. La gente aveva molto timor di
Dio.
La cura della chiesa era affidata ai campanari. Si ricordano GIOVANNI RIGONI e,
successivamente, AUGUSTO ARDUZZONI. Egli suonava le campane, raccoglieva le
offerte e puliva la chiesa. C’era anche la “perpetua" che aiutava, per quanto le
era possibile, il parroco.
Il parroco non era disponibile al dialogo come adesso. Anche allora andava a
benedire le case e le stalle, accompagnato dal campanaro. Non si faceva
l’offerta in denaro, ma si offrivano le uova.
Dai registri di Battesimo e dei Defunti conservati in parrocchia risulta che i
cognomi più frequenti delle famiglie di Frescarolo. nel periodo che va dal 1805
al 1887. sono:
CONCARI, BOTTAZZI, GALLI, MORI, BAISTROCCI, CONTINI, ANTELMI, DELLEDONNE, GATTI,
CANTELLI, GARBI, CERRI, PARMA, BOCELLI, LAURINI, RICONI.

Frescarolo offre agli amanti della buona cucina due forti richiami, la cui fama
va ben oltre gli stretti confini della frazione: sono le due trattorie “AI
Portico” (di proprietà della parrocchia), gestita dalla famiglia Cotogni e "Vernizzi"
condotta dall'omonima famiglia. In un opuscolo come il nostro, che con la storia
di una chiesa richiama ai calori dello spirito, abbiamo volentieri lasciato un
po' di spazio anche a due squisiti inviti a valori più materiali, ma sempre
apprezzabili e importanti…

