Torna indice Famigli / Home / Sommario sezione

LE FAMIGLIE E I GRUPPI
Realtà di un mondo scomparso.
Dal libro "Bo'a nott, bassi" di Mario Concari (Edizioni Lama 1995)

I SOCI DEL CASINO DI LETTURA
I NOSTRI "GARIBALDINI"
"GHITÈLO" E COMPAGNI
GLI IMPIEGATI COMUNALI DELL'ALTRO IERI...
TERESINA BELLI E SOCIE
L'USPISIANT

I SOCI DEL CASINO DI LETTURA
Di questo Gruppo del "Casino di Lettura"; di cui abbiamo rintracciato questo bellissimo documento fotografico, che mostriamo in questa rassegna, si sa con sicurezza che era riservato alla Busseto bene, che non era facile entrarvi se non si era "qualcuno", come ci dice Napolitano nel suo interessante libro sui suoi cinquantanni a Busseto.
La foto di cui parliamo e che mostriamo la dice lunga sui personaggi e sul "clichét" cui erano tenuti i soci del Casino. Siamo nel 1928 e si festeggia il 50' di apertura del Circolo di Lettura e Conversazione (così si chiamava all'origine). Quindi dalle notizie che ci dà il prof. Napolitano circa una festa di carnevale, nel 1874, sembrerebbe supporre che il Circolo stesso a quella data non fosse ancora ufficialmente funzionante; Ma questo ha poca importanza. Nel locale dei soci, che era la Sala Gardenia, erano ammessi, quindi, solo i notabili, un tempo in gran numero a Busseto: censo o casato, dunque, o per distinzione professionale, questi i requisiti per farne parte. Ma l'attività era scarsa (come ci confida lo stesso Napolitano, anche lui socio dal 1927): poca lettura o niente e così conversazione; l'occasione per unire i soci riguardava piuttosto qualche festicciola o veglioncino per Capodanno o Carnevale.
Dopo la prima guerra mondiale andò sempre diminuendo la sua attività e agli inizi degli anni trenta si sciolse.
Ed ora vediamo di passare in rassegna i Soci uno per uno (anche se per qualcuno di essi non è riuscita l'individuazione). Cominciamo dai primi, seduti di qua da tavolo a "ferro di cavallo", sul quale è ben visibile l'anno di fondazione, 1878, e seguendo i numeri indicativi:
1 - Rusca avv. Francesco, classe 1895, marito di Amelia Corbellini
2 - Swich Leopoldo
3 - Bacchini Agostino, classe 1892, negoz. carbone, deceduto 1937
4 - Stecconi... (uno dei fratelli "Mavrèn")
5 - Zecca Antonio, classe 1875, deceduto nel 1941
6 - Panelli Giuseppe, classe 1873, orefice, morto nel 1942
7 - Verdi cav. Giuseppe (Peppino), classe 1892, Sindaco di Busseto
8 - Cavalli Giuseppe
9 - Trabucchi Leopoldo (al Muretu), classe 1901, deceduto nel 1952
10 - Corbellini Donnino
11 - Tosi Arnaldo ("Canaia"), classe 1890, dirett. ind. apicoltura
12 - Casali Napoleone
13 - Grassílli Pietro, classe 1899, imp. di banca
14 - Vanoli Giovanni (Nino), classe 1899, m ° scuola d'archi
15 - Pedretti Giovanni (Nino), classe 1892, capo staz. tramvie
16 - Carrara avv. Lino ex Sindaco
17 - Cavitelli Giuseppe, classe 1890
18 - Merli Luigi ("Gigetto"), classe 1900, segret. Com.le
19 - X (di Castioni M.si)
20 - Zaniboni rag. Fernando, classe 1903, rag. alla Cassa Risparmio
21 - Ghezzi dr. Alberto, segret, comunale
22 - Viola dr. Pietro, cl. 1894, farmacista, deced. 1950
23 - Pedretti
24 - Massera m ° Guido
25-X
26 - Usola (di S. Andrea, marito della Carrara Verdi...)
27 - Cavalli Carlo (Carlino), classe 1900, comm.te cereali
28 - Botti Camillo, classe 1893, chincagliere, deced. 1929
29 - Stefanini Giuseppe, classe 1894, caffettiere del "Centrale"
30 - Swich Priamo
31 - X
33 - Verdi Giuseppe Otello, fratello della maestra Verdi (ex Pretore di Busseto)
34 - Bottazzi Arnaldo, classe 1904, trasferito a Genova nel `37.


I soci del "Casino di lettura"

 

I NOSTRI "GARIBALDINI"
Consideriamo ora alcuni bussetani i quali, anche se non affiatati personalmente fra di loro, meritano di essere ricordati per la loro appartenenza ad un corpo specialissimo, divenuto famoso, i "garibaldini".
Le nostre ricerche si fermano a tre elementi, il cui numero potrebbe aumentare con il contributo di persone non più giovani, ovviamente. Essi sono Pietro Delfanti, Pietro Ercole Benda e Luigi Bonatti, tutti nati a Busseto. Il primo nato nel 1843 e morto a 101 anni nel giugno del `45, aveva sposato la nipote di Emanuele Muzio, Lui gia abitava in piazza C. Rossi ed aveva una figlia suora, Maria e Anna che visse sempre con lui. Il Benda era lo zio di Gino Benda,per intenderci, "qul dal currieri"; aveva il culto della divisa di cui andava fiero, e la indossava ad ogni occasione, a volte anche a sproposito. Era nato nel 1846, aveva sposato una certa Ginevra Malchiorri (inserviente) ed aveva due fratelli, Angelo, del `43 e Giacomo del `55. Luigi Bonatti, fu Michele e Contestabili Barbara era nato nel 1847, di professione oste, morto nel 1927. Era suocero di "Vigiota" (Grandini Gino) e nonno materno di Luigèn Crosali, e naturalmente della Lina e della Giovanna, tutti viventi, questi ultimi.
Anche lui era orgoglioso della sua militanza nel reparto dei garibaldini. Si racconta che, in occasione di un suo viaggio a Parma, negli anni venti, per una manifestazione fascista, abbia stretto la mano a Mussolini. Anche di questo episodio andava orgoglioso e, si dice (sempre da parte dei soliti maligni) che dopo questa... storica stretta di mano con il Duce, non si sia più lavato le mani...

"GHITÈLO" E COMPAGNI
Un bel gruppo di amici, senza dubbio, allegri, disinvolti e a volte scanzonati. Tutti bussetani del sasso, cresciuti assieme e che, col passare degli anni, avevano fatto "lega" dividendo momenti di svago, tutti assieme. E, si sa, quando il tempo libero, come si dice oggi, viene a noia, ci scappa qualche "uscita", qualche "trovata" di natura gogliardica. Una compagnia capitanata da "Ghitèlo" Borlenghi Aurelio, (al fiól ad Cinèlo e fradel `d la Tilde), con i vari Rodi, Giuanèn Silsàn, Cico Tuscàn, Luigino Angiolini, Bruno Bulgaràn, Turino Francia,tanto per citarne alcuni...
Svariati gli scherzi che combinavano insieme a Ghitèlo che ne era l'ideatore. Ad esempio aveva trovato il modo di andare a teatro gratis, confezionando ad arte i biglietti o le contromarche: bastava che vedesse il colore del manifesto (che corrispondeva a quello del biglietto) e... voilà! si metteva al tavolo di lavoro e in men che non si dica confezionava biglietti per tutta la compagnia. Anche se il giochetto durò poco. E allora, per vendicarsi, combinarono quell'altro scherzo... poco pulito, quello del piatto... fumante messo sotto il naso del povero bigliettario. (Vedi Bruto).
Un altro episodio, con la stessa... materia prima, è successo a S. Agata, una sera che si ballava nella tradizionale "balera". I nostri eroi, per invidia verso coloro che erano dentro a divertirsi, non visti naturalmente, hanno sporcato il corrimano, della passerella, (la famosa "punzela") della solita... mer...ce. Al termine del ballo, i giovani che transitavano in bicicletta sulla passerella, per tenersi in equilibrio, erano costretti a far scorrere una mano sul corrimano del ponticello. Così, il gioco era bell'é fatto. E quelli, furibondi: "Chi e stà, chi delinquent"! Cosi imprecando, con le mani imbrattate, cercavano di pulirle nell'erba, ai bordi della strada, non immaginando che anche quella era stata... inquinata dal materiale incriminato. E la combriccola dei bussetani a ridere pancia a terra, opportunamente nascosti per vedere e gustarsi tutta la scena.
Altre imprese o scherzi del genere; anche se innocenti, erano all'ordine del giorno, specialmente ai danni di... extrabussetani con i quali venivano a contatto diretto nelle feste, nelle fiere ecc. (e qui entra in ballo l'espressione più classica dell'intolleranza... paesana: "va ca' vilàn"!). Insomma, erano i tempi delle burle, degli scherzi, sempre nei limiti e nell'ambito del sopportabile: uno dei passatempi più in voga, quando la compagnia era ben assortita ed affiatata.


Non sono turisti forestieri: sono bussetani puri.
Da sinistra: Rodi, Biniden, Umberto Borlenghi (fiol ad "Cinello"), Berto Batistott, Bruno Bulgaran, Fragni al furner, Franco Demaldè e infine Luigen Angiolini.


Impiegati del Comune di Busseto col Sindaco avv. Lino Carrara - anno 1912

GLI IMPIEGATI COMUNALI DELL'ALTRO IERI...
Una volta, fino agli anni venti-trenta, una certa professione cosiddetta della penna, era considerata quasi nobile, degna del massimo rispetto ed ammirazione. Specialmente nei paesi piccoli, il dottore, il farmacista, il segretario comunale, la levatrice, la maestra ecc. erano considerati, assieme al prete, al di sopra di tutti. Grande stima e massima fiducia.
Anche l'impiegato del Comune era un privilegiato.
A lui ci si rivolgeva non solo per avere utili informazioni di carattere amministrativo e pertinente al municipio stesso, o a qualche domanda da fare, ma anche per pratiche diverse o per risolvere qualsiasi problema. Insomma, quasi un "Azzeccagarbugli" dilettante. E la considerazione cui erano tenuti gli impiegati del municipio di altri tempi la si può misurare osservando questa fotografia, scattata nel 1912 circa. Il gruppo ordinato, presenta gli impiegati dei vari uffici del nostro comune, assieme al Sindaco, al segretario comunale e ai capiufficio, che ora vi presentiamo.
Cominciamo da sinistra, in piedi: Alberico Tata, capoguardia (classe 1881 e morto nel 1931 - gli succederà Valentino Foà); Riccardo Azzolini ("Cadèn"), di cui abbiamo più avanti tracciato il "curicculum"; l'ing. Lino Bocchi, direttore dell'Ufficio Tecnico (era nato a Zibello nel 1872 ed è morto nel 1938); Sincero Bandozzi, economo, bussetano DOC, nato nel 1870, morto nel 1946; Enzo Arduzzoni, ufficiale di Stato Civile, personaggio notissimo; il m ° Rino Pessoli, impiegato, nato a Busseto nel 1890; Luigi Bellingeri, guardia, classe 1869, morto nel 1924; Giovanni Patroni, guardia, classe 1878, deceduto nel 1951.
1 cinque personaggi seduti sono: Vittorio Pessoli (padre di Rino, sopracitato), vice segretario comunale, nato a Busseto nel 1862 e deceduto nel 1935; il dr. Lino Carrara, Sindaco di Busseto dal 1911 al settembre 1914; Stefanelli Giacomo, segretario (dal 1911 al `14); Fracchioni Luigi, impiegato, nato a Piacenza nel 1867 e morto nel 1938 e, ultimo, con la sigaretta fra le dita, Giovanni Sagliani, 2 ° ap
plicato.
Lo stemma del Comune, in primo piano simboleggia e completa un quadro di tutto rispetto e ufficiale per un gruppo di "lavoratori" che "avevano in mano" il paese, il nostro paese così ricco di storia e carico di responsabilità, da gestire e da amministrare.
Il Sindaco Carrara, un anno più tardi di questa foto, nel 1913, sarà impegnato, assieme a tante altre persone, ad organizzare le manifestazioni del primo centenario della nascita del m ° Verdi, un avvenimento che ancor oggi è ricordato, per le numerevoli iniziative promosse e per il successo ottenuto.

TERESINA BELLI E SOCIE
Nel settore femminile, fra i personaggi che hanno reso vivace e saporita la vita di salotto bussetano troviamo, ad esempio, la compagnia della Teresina Belli, una brava magliaia (la prima a Busseto), dalla conversazione facile e brillante, dalla battuta pronta e spiritosa, cosi come la Sína `d Cagnòl e la Gína `d Pumòn. Tutte "ragazze" che si trovavano quasi quotidianamente a prendere il thè delle cinque, durante la pausa di lavoro della Teresina.
Un "salotto" privato e discreto che abbracciava, oltre al campo della moda e delle usanze del tempo, anche i più svariati argomenti, dalla cultura alla vita popolare dei bussetani. Da lei hanno imparato il mestiere molte ragazze.
La Teresina non era sposata e solamente negli ultimi anni di vita, ritiratasi nella nostra Casa di Riposo, aveva trovato nell'amicizia e nell'affetto di un ospite dello stesso Istituto, la serenità che le permise di passare una piacevole vecchiaia.



Gli ospizianti durante un funerale (in questo caso dell'ex garibaldino Pietro Delfanti, morto a quasi 102 anni). Siamo nel 1945. Li guida Rino Ghisotti custode del Mendicicomio.

L'USPISIANT
Gli ospiti (meglio sarebbe dire i ricoverati) della Casa di Riposo, che un tempo quando è sorto, nel 1929, si chiamava Mendicicomio, erano molti. Erano tutti in divisa: una giacca e pantaloni di tela grigia, un grigio-topo, dìstinguibili a distanza.
I più in gamba partecipavano ai funerali quando i parenti della "cara salma" facevano un'offerta al Mendicicomio di Busseto. L'alfiere, per un certo tempo, era Guido Racchi, al "marescial" affiancato
da Rino Ghisotti, il custode, e gli altri dietro: un segno di devozione e ringraziamento dell'Ente alla famiglia.
Naturalmente per loro c'era una piccola mancia, concessa dall'Amministrazione, mancia che "non faceva la muffa": finito il corteo, infatti, il gruppo di ospizianti si fermava. alla "Scaletta" l'osteria più vicina a casa, a farsi uno scalfetto di vino... alla salute (sic) del caro estinto. E più la mancia era generosa più i "mes litar" erano numerosi, finchè qualcuno del gruppo doveva essere accompagnato... a braccio, passando dalla porta di servizio.
Fino agli anni dell'ultima guerra, ed anche qualche tempo dopo, la vita, al Mendicicomio non era delle più allegre: gli ospiti erano tutti autosufficienti e abbastanza sani di mente. Non appena qualcuno peggiorava, c'era però lo spauracchio di Sospiro, dove finivano diversi anziani non più in grado di badare a se stessi (visto che normalmente chi andava in Ricovero non aveva parenti a cui affidarsi). Sospiro era quindi una parola da non pronunciare in mezzo ai vecchietti dell'Ospizio. Si tratta di piccolo comune in provincia di Cremona che ospitava persone giunte all'ultimo stadio non solo per cause mentali ma proprio per assoluta mancanza di autosufficienza.

 

precedente  


inizio pagina