| | I VANOLI Una stirpe, una razza di bussetani da circa due secoli. Famiglia di barbieri, arte che si è tramandata di padre in figlio, da molto tempo. Il più noto dei Vanoli è stato, naturalmente il buon "Ninetto" (all'anagrafe Umberto), morto qualche anno fa (nel 1991) che ha lasciato un vuoto reale nella cittadina che lui ha sempre amato di un amore sincero e profondo. Appassionato conoscitore verdiano, caparbio e paziente raccoglitore di fotografie con dedica dei più illustri personaggi della lirica, che aveva allineato tappezzando il suo "salone" da barbiere, divenuto quasi un museo, un luogo d'incontro dei bussetani di classe. Nel suo negozio (che ha diviso col fratello Valter, poi deceduto quando Ninetto era ancora in servizio) si poteva svolgere qualsiasi operazione turistica, ascoltare musica (la raccolta di dischi era ricca e pregiata), ci si poteva prenotare per gli spettacoli al "Verdi", oppure per le gite in pullman o per vedere l'opera. Ninetto aveva gestito anche la ricevitoria della Sisal (così si chiamava una volta il Totocalcio). Insomma, in una parola, da Ninetto ci si poteva anche far tagliare i capelli per dire che c'era un po' di tutto. Un vero ufficio turistico, meta continua di forestieri, turisti verdiani, i quali avevano libero accesso nella bottega del figaro verdiano, conosciuto da tutti; era in corrispondenza epistolare con centinaia di appassionati della lirica e di Verdi. Andato in pensione, Ninetto, cedeva il suo materiale fotograficodiscografico e documentaristico all'"Obiettivodue", titolare Artoni Possidio, il quale ha allestito una mostra permanente intitolata al compianto figaro-verdiano, chiamato anche "il baronetto", per i suoi modi signorili ed eleganti e per gli ambienti che frequentava, del ceto medio-alto. Sua compagna fedele e discreta, teneramente legata a lui la buona Noemi, acconciatrice di rango e fedele e gelosa custode dei ricordi di Ninetto. Oltre al citato fratello Valter, Ninetto aveva anche una sorella, Carla; un tipo dinamico e genuino, dal carattere deciso, che si era creato nell'ambiente dove lavorava, il Bottonificio Cannara, un suo habitat naturale, al quale aveva dedicato tutta la sua vita. Ultimo dei fratelli Vittorio, o Vittorino come viene chiamato amichevolmente: orchestrale di un certo rango; aveva viaggiato anche su navi, suonato all'estero ed era divenuto "primo violoncello". dell'Orchestra di Verona. Ora, in pensione, svolge un prezioso servizio, quello di suonare l'organo nella vicina chiesa di S. Maria degli Angeli. 1 genitori dei fratelli Vanoli erano Angelo (anch'egli barbiere, classe 1872) e Visioli Gisella; lui morto nel 1921, ricordato ancora da pochi bussetani mentre il ricordo della Gisella è ancora nella memoria di tante persone: una autentica donna del popolo, una bussetana fino al midollo; abitava prima in via dell'Ospedale quindi nella via Pasini, nella casa di nonna Zoraide. Ed ora un altro Vanoli, "Tanèn" (Gaetano), anche se andiamo indietro nel tempo: era infatti un fratello del nonno dei citati fratelli Vanoli, appena "visti". Faceva il calzolaio; era un uomo di modesta levatura, singolare e schietto. Di lui si racconta l'episodio dell'"operazione" di rammendo del simulacro del Cristo morto, quello che si porta in processione il Venerdì Santo e che si trova nella chiesa di S. Maria. Era successo che il prevosto della Collegiata (siamo ai primi anni del secolo, c'era allora il prevosto Mons. Allegri), avendo constatato che il simulacro che, come si sa è in cuoio, presentava una lacerazione, una falla, nella parte posteriore, si rivolse al buon "Tanèn" perchè ci mettesse una pezza. "Fa' un buon lavoro", gli raccomandò il prevosto, "poi presentami il biglietto". E lui, dopo aver eseguito per bene il suo lavoro, a domicilio, si recò dal Prevosto con il biglietto in cui aveva scritto: "Per aver pezzato il culo a nostro signor Gesù Cristo, centesimi 50"... Era nato a Busseto nel lontano 1863; il suo botteghino da calzolaio era in via dell'Ospedale. Aveva sposato la Zoe Bianchi (detta "Zoia") o anche "la maga" perchè faceva le carte, con discreto successo, guadagnandosi così qualche... "caurèn" (centesimo) . Tanèn, che era nato nel lontano 1863, moriva dopo l'ultima guerra, nel 1947. Ha lasciato un figlio, Giovanni, (Nino), classe 1899, che aveva imboccato fin da giovane la professione di suonatore professionista, divenendo maestro d'archi, qui a Busseto. |