
Arnaldo Pariss a destra con l'amico "Picanelo" (Giuseppe Gorreri) | I PARÌSS Una stirpe, i Parizzi, con diversi personaggi particolari, divertenti, pieni di avventure esilaranti. Pirèn Pariss (Pietro Parizzi), il più conosciuto: a lui è legata la famosissima frase di saluto "Bo'a nott, Bàsi" (Buonanotte, Bassi) in uso ancora oggi, si può dire, e non solo dai vecchi bussetani. Pirèn, tipo sanguigno, genuino; abitava anche lui in quella strada, l'Impianellato, che era stata... benedetta dal dio Bacco; era chiamata la "Porta d'Oro", la "Cuntrèda dal manag" (La contrada del bicchiere). "Quanti scimmj!". Era chiamato anche "al Canonic", Pirén, perchè era stato per un anno in seminario. Ma vediamo com'è nata la storia di "Bo'a nott, Bàsi": Succedeva che il nostro Pirèn Paris, classe 1887, un bravo muratore che amava la compagnia, finita la giornata di lavoro e soprattutto le serate all'osteria, aveva il grosso problema... della Laura, sua moglie. Faceva parte di un "cast" molto affiatato, (Carlèn Fulcini, Guirèn Bufòt, Turtlòt, Canòn, Dumenic, la "Pita", Gumasu, Arnaldo e Lino (i so fradej) (i suoi fratelli), e via dicendo. E, a forza di rincasare tardi la sera, e per di più alticcio, la Laura, donna energica e "spicia" (sbrigativa), era giunta nella determinazione drastica di non lasciarlo più uscire dopo cena. Per un certo tempo vi riuscì. Ma nel frattempo Pirèn aveva conosciuto un certo Pompeo Bassi, un sarto, rappresentante di macchine da cucire, venuto ad abitare a Busseto, nel palazzo dei Marchesi con la famiglia. Una brava persona additata ad esempio dalla Laura che diceva di lui: "Col lì, vè, l'è na bràva parson'na, al sartor" (Quello è una brava persona, il sarto) (era nativa di Langhirano e non nascondeva certo l'accento dialettale). A Pirèn balenò un'idea: farsi amico con il "bravo" Bassi, "cu'l sartor..." (con il sarto...). E così fece. Cominciarono a trovarsi e ad uscire insieme, prima di giorno, poi qualche volta anche la sera. Ma era un'amicizia piuttosto fredda; "al sartor" non gradiva stare troppo all'osteria, non era un nottambulo, insomma, e ben presto le "uscite" dopo cena con Bassi finirono. Che fare? E qui uscì l'ingegnosa trovata di Pirèn. Facendo credere alla moglie che continuava ad uscire con Bassi, al rincasare dava la buona notte all'amico (anche se questi non c'era): "Bo'a nott, Bassi" (Buonanotte, Bassi). Quindi, imitando la voce dell'amico... fantasma, rispondeva, sempre lui: "Bo'a nott, Pirèn" (Buonanotte Pietro). Per alcune sere il trucchetto funzionò a dovere, anche perchè il saluto era detto alzando un po' la voce in modo che la Laura sentisse bene che era in... buona compagnia. Ma la moglie, subodorando 1'inganno, una bella sera lo attese sbirciando dalla finestra, pronta a coglierlo sul fatto. E così, dopo che Pirèn ebbe... salutato il suo amico "sartor", col solito saluto: "Boa nott, Bassi", la Laura, con la tempestività di un'attrice del teatro goldoniano, aprendo di scatto la finestra, gli gridò: "Bo'a nott na .forca!... at la darò mì Bassi! (Buonanotte una forca, te lo do io Bassi!) E per il nostro eroe fu davvero notte fonda. Uno dei due fratelli di Pirèn era Lino, classe 1886. Faceva il muratore, come i fratelli, ma ha spaziato in altri lavori ed incarichi vari, alcuni per conto del Comune, come quello della disinfestazione dei locali esterni (per questo era chiamato anche "Ciappa muschi" -Acciappa mosche-) e dell'accensione della caldaia per il riscaldamento degli uffici comunali. Aveva sposato la Teresa Laurini ed aveva avuto due figlie, l'Anna e la Ninì (la mama `d Marièn). Tipo molto particolare, aveva un debole per i gatti... povere bestiole sole, abbandonate (meglio se ben pasciute) che lui accoglieva (si fa per dire) e... faceva andare al tegamino. Inutile dire che aveva il debole del bicchiere (meglio se pieno di vino) e della compagnia a lui cara, "cula `d l'Impianlà" (quella dell'Impiallato, cioè via Provesi). Era però una macchietta: era capace di andare all'ostería anche solo, con pane e formaggio; metteva sul tavolo (senza tovaglia, magari bísunto) una ponga, proprio così, una ponga morta, con assoluta naturalezza e faceva il suo tranquillo spuntino senza il timore che qualcuno lo andasse a disturbare o gli chiedesse di spartire il companatico. Lino Pariss è morto a Fidenza nel 1952. Arnaldo Pariss era il più giovane dei fratelli. Anche lui muratore, questi, però con più costanza tanto che faceva parte di una cooperativa di muratori. Aveva partecipato alla grande guerra e dopo alcuni anni si era sposato con la Antonia Grandini, la "nuda `d Vigiòta" (la "nipote di Vigetta). Anche lui abitava come i fratelli, nell'Impianellato e, per non tradire la stirpe e il mestiere faceva parte della compagnia "dal litar" (del litro) che in questa caratteristica contrada brulicava. La "rogna", sua moglie, era buona e paziente, ma fino ad un certo punto, specialmente quando il marito tornava a casa non proprio sobrio e poi si lamentava perchè non aveva appetito, dimenticandosi che poco prima aveva consumato uno spuntino alla trattoria "ad la Scalòta" o da Firmino Baròs, e. la Togna lo apostrofava con quell'espressione tutta bussetana: "T'é semp'r al solít" (sei sempre il solito)! Arnaldo faceva parte anche del gruppo dei pompieri di Busseto e questa foto lo ritrae proprio a Milano, con il notissimo "Picanèlo" dove era andato, in tempo di guerra, a prestare servizio. L'ultimo dei fratelli Parizzi è Angilèn, muratore come il padre (che si dice fosse un ottimo caposquadra nella costruzione delle scuole di Busseto). Del ceppo dei Pariss sono rimasti Oscar (figlio di Arnaldo), deceduto in questi giorni e il citato Marièn, il baffone. |