Busseto in tasca

 

 

Giuseppe Verdi da un’incisione di E. Mancastroppa.

 BUSSETO IN TASCA
La città di Verdi
e il suo territorio

A cura di
Gianfranco Viglioli e Maurizio Ghizzoni.

BATTEI

STEMMA DI BUSSETO
“Troncato: al primo d’oro all’aquila di nero caricata d’oro, allo scudetto nel petto d’argento alla croce d’azzurro; al secondo d’azzurro all’albero di bosso al naturale”.
(Decreto del Capo del Governo in data 29-7-1933)
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GONFALONE DELLA CITTÀ
“Della forma regolamentare, consistente in un drappo di colore azzurro ornato d’argento e caricato dello stemma, con l’iscrizione centrata in argento: “Città di Busseto”.
L’asta ricoperta di velluto azzurro con bullette argentate poste a spirale. Nastri e cravatta tricolorati dai colori nazionali frangiati d’argento”.
(Decreto del Capo del Governo in data 29-7-1933).

CENNI STORICI

 L’origine di Busseto si perde nella notte dei tempi. Il suo nome Buxetum non appare in documenti certi se non dopo il 1100, quando il territorio faceva parte dell’Oltre Po cremonese. Solo verso la metà del sec. XIII, con il marchese Uberto il Grande, Busseto entra nei domini dei Pallavicino per rimanervi ininterrottamente fino al 1587, quando il marchesato diventa territorio Farnesiano. Seguì quindi le sorti del ducato di Parma e Piacenza fino al 1859 e alla proclamazione del Regno d’Italia.

Fra i Pallavicino ricordiamo:

UBERTO DETTO IL GRANDE (1197-1269)
Fu famoso capo dei Ghibellini dell’Italia settentrionale, Vicario imperiale di Federico II, che fu più volte suo ospite a Busseto.-Podestà di Cremona, tolse ai Guelfi, sottomettendole, Brescia, Lodi, Milano, Pavia, Como, Piacenza, Tortona e Alessandria. Protagonista politico della sua epoca, morì scomunicato dal Papa nella sua rocca di Gusaleggio, sull’Appennino. A lui si deve la costruzione della rocca e delle mura di Busseto.

ORLANDO DETTO IL MAGNIFICO (1394-1457)
Con lui lo stato di Busseto raggiunse il suo apogeo. Politico spregiudicato e valoroso capitano, in tutto principe del rmascimento, si alleò alternativamente coi Visconti, i Veneziani e gli Sforza ingrandendo i suoi possessi con Fiorenzuola e Monticelli. A lui si devono gli Statuta Pallavicinia del 1429, il codice delle leggi locali restate in vigore per oltre 150 anni. Alla sua morte divise il feudo tra i suoi 7 figli maschi; lasciò loro anche il compito di costruire la chiesa e il convento francescano di S. Maria degli Angeli.

GIANLUDOVICO (1425-1481) e PALLAVICINO (1426-1486)
Alla morte di Orlando, Busseto toccò ai due fratelli che, per dissapori sorti tra loro, si separano nel 1479: Busseto rimase a Pallavicino mentre a Gianludovico toccò Bargone e Cortemaggiore. Quest’ultimo “si portò accompagnato da varie famiglie bussetane che lo vollero seguire, a Cortemaggiore, ove, su vecchie capanne di poveri mandriani, innalzo un forte castello e rifondò la citta ex novo”.

GIROLAMO (1508-1579)
Sotto il suo dominio ebbero luogo la visita dell’imratore Carlo V (1533) e il congresso tra il Papa Paolo III Farnese e lo stesso imperatore (1543).

SFORZA PALLAVICINO (1520 circa -1585)
Fu celebre capitano al servizio dell’Impero contro i turchi e grande esperto di fortificazioni. Riunì nelle sue mani i feudi di Cortemaggiore e Busseto. Due anni dopo la sua morte, i Farnese misero fine allo stato Pallavicino incorporandolo nel Ducato.

VISITA DELL’IMPERATORE CARLO V AI PALLAVICINO
“… l’Imperatore lasciata di poi Bologna, da Parma moveva verso Piacenza, quando giunto a Borgo San Donnino lasciando la via Emilia, si incamminò verso Busseto, castello dei Pallavicino, fedelissimi sempre del partito imperiale.
E alle porte di Busseto giungeva l’Imperatore alle 22 ore del 4 marzo (1533) seguito da molti nobili cavalieri fra i quali Carlo III, duca di Savoia insieme a Beatrice di Portogallo, sorella dell’Imperatrice Isabella, Francesco Sforza, duca di Milano ed altri. Ad accogliere ilpotente monarca andarono incontro i marchesi Girolamo ed Ermete accompagnati dal popolo festante. All’entusiasmo della folla l’Im..peratore rispondeva salutando Busseto col titolo di città. Una notte ed un giorno si trattenne in Busseto Carlo V. Da Busseto passò a Cremona e poi a Lodi, Pavia e Milano ove si fermò qualche giorno, riprendendo infine il cammino per Vigevano ed Alessandria. Qui il 24 marzo Carlo V firmava il diploma col quale innalzava il castello di Busseto a città, conferendo con un tale titolo molti privilegi e prerogative, fra l’altro, quella di creare ipubblici notai, di amministrare la giustizia, sottraendo infine il Comune di Busseto dalla giurisdizione di qualsiasi altra terra”.

CONGRESSO FRA CARLO V E PAOLO III
“… Passarono di poi alcuni anni tranquilli (1533-1543) per Busseto se si eccettuano poche liti col Comune di Parma che voleva misconoscere gli antichi e recenti _privilegi Imperiali. Incomincia così quella lotta incessante che doveva poi condurre Busseto a perdere la propria libertà. E i germi di questo male, o danno, dovevano gettarsi proprio in Busseto nel Congresso fra Carlo V e Paolo III.
A mezzogiorno del 21 giugno del 1543 entrava in Busseto Paolo III seguito da 24 cardinali, da Vescovi numerosi signori e gentiluomini, da 600 fanti italiani e 300 cavalieri. Nello stesso giorno giungeva Carlo V partito al mattino da Cremona accompagnato dal Duca di Mantcnia, dal Principe di Piemonte, da Ferrante Gonzaga, dal Duca Ottavio Farnese, da molti altri signori, duchi di Spana e da un migliaio di armati. Quei due grandi uomini, i piu potenti del secolo XVI, furono accolti con grande tripudio dal marchese Girolamo e dal popolo di Busseto.
Di che trattarono il Papa e Carlo V sino al lunedì, cioè fino al giorno 25? Si affaticarono invano gli scrittori delle cose d’Italia. Pare certo che si trattasse del Ducato di Milano e che il Papa insistesse per ottenerlo a favore del nipote suo Ottavio (Farnese), valendosi delle preghiere di Margherita, figlia di Carlo V e moglie al Farnese”.

GLI “STATUTA PALLAVICINIA” (1429)
“Detti statuti, erano distinti in due libri: uno civile composto di n. 58 capitoli e l’altro penale diviso in 78 capitoli. Nella parte civile di questi Statuti vi è da notare ed in certo qual modo da lodare la tutela del debole, mentre i minorenni, gli “imbecilli”, i “mentecatti”, le vedove ed i poveri non potevano essere chiamati in giudizio se prima non era loro stato affiancato un “curatore’ scelto fra i parenti o fra gli amici
Ogni cittadino aveva diritto di appellarsi contro ogni sentenza che ritenesse ingiusta; in tal caso e cioè se l’ingiustizia era riconosciuta il giudice che l’aveva pronunciata era condannato ad un severo indennizzo. Nella seconda parte e cioè quella penale emerge una pena generale per tutti i reati: la ammenda pecuniaria.
Pur tuttavia non mancano pene severe ed addirittura inumane, che in quel periodo certamente non erano considerate tali. La più grave, quella della morte, si eseguiva a seconda dei crimini colla forca o colla decapitazione. Ben pochi erano i casi per cui era pronunciata sentenza di morte: per il furto commesso tre volte dalla stessa persona già condannata e per la rapina superiore ad un valore di 25 soldi imperiali. Inoltre la forca era pure minacciata al reo di “lesa maestà” verso il Pallavicino, ma prima della esecuzione il disgraziato veniva barbaramente legato alla coda di un cavallo e fatto trascinare per le vie del paese. L’omicida, l’incendiario, il rapitore di donne, con mira di libidine e che teneva prigioniero un altro per più di tre giorni senza diritto venivano puniti col taglio della testa. Erano invece arsi vivi i “tosatori” ed i falsificatori di monete. Il carcere era pena sussidiaria per mancato pagamento dell’ammenda: un mese per ogni cinque lire imperiali. Oltre alla forca ed al carcere erano pure ammesse le mutilazioni. Nello Statuto si minaccia il taglio della lingua al bestemmiatore di Dio e di Maria ed al falso testimonio in causa civile. Il taglio del pollice al motteggiatore di Dio e di Maria; inumane pene che solo per il fanatismo religioso del tempo venivano emanate senza pietà. Al ladro recidivo, al falsificatore del sigillo del Signore dello Stato e di documenti ed in genere ai violatori dellaubblica fede, veniva loro amputata la mano destra. Il taglio del piede sinistro veniva praticato a chi oltrepassava senza permesso le mura o fosse delle terre e castelli dei Pallavicino. Altra pena corporale era la fustigazione che si trova ordinata contro il reo di un primo furto commesso del valore di oltre cento soldi. Sulla pubblica piazza si fustigava la donna, che non meretrice, si fosse abbandonata ad illecito amore, a meno che non si maritasse col correo. L’adultera poteva essere battuta a volontà del marito e, così la amante dell’uomo ammogliato, mentre questi con aperta ingiustizia veniva solo multato di 25 lire imperiali. La pena del marchio non era comminata mentre la “berlina” colpiva i bestemmiatori dei Santi. Nei crimini di ratto la denuncia doveva essere presentata dai familiari: non si procedeva mai d’ufficio. Alcuni reati venivano puniti con la legge del taglione: il falso testimonio in causa penale veniva condannato alla pena che sarebbe toccata all’accusa to se trovato reo; così pure il carceriere che avesse lasciato libero un detenuto doveva scontare la pena alla quale il prigioniero era stato condannato. Era pure condannato il giocare ai dadi, il portare vettovaglie di ogni sorta oltre i confini dello Stato; il cacciare colombi domestici o da colombaia. Pene pecuniarie colpivano spesso chi vendeva pane non bianco e poco cotto; chi uccideva bestie non visitate; chi vendeva sale non proveniente dalle Dogane Signorili; era pure vietato sotto pena di gravi multe il danneggiare le strade; il lasciare vagare porci ed altri animali dannosi alla agricoltura; il pescare senza licenza nelle fosse e controfosse del castello di Busseto. Potevano stare in giudizio per cause criminali tanto i maschi quanto le femmine che avessero compiuto il 14° anno di età: il minore ai 14 anni non poteva essere condannato alla morte né alla mutilazione. L’esecuzione delle leggi ed il loro rispetto erano affidate a persone nominate periodicamente dal Muncipio e così venivano eletti i Consoli, tenuti a denunciare i delitti, entro cinque giorni, i Campari.per la custodia dei campi; gli Estimatori per valutare i danni; i Cursari per le citazioni. Negli affari civili e penali era chiamato a giudicare in Busseto il Pqdestà mentre fuori erano chiamati altri Ufficiali Giudiziari. E da notarsi tuttavia: il modo svelto con cui veniva amministrata la giustizia il giudizio doveva pronunciarsi entro i quaranta giorni.”

 

 

 

 

 

La biblioteca del Monte di Credito su Pegno di Busseto. Guida di Busseto

GIUSEPPE VERDI

Giuseppe Verdi in un ritratto di Giovanni Boldini (particolare).

La presenza di Verdi nei luoghi che hanno visto la sua naj a, la sua prima formazione musicale, lo sbocciare degli affetti amorosi e civili e la lunga laboriosa e gloriosa permanenza, è oggi più viva che mai: alle Roncole la disadorna casa dei modesti genitori, la chiesa del suo fonte battesimale e del piccolo organo sul quale s’esercitò ragazzo; a Busseto il salone di casa Barezzi, palestra dei suoi studi e delle sue precoci pubbliche esibizioni come compositore; a Sant’Agata la villa appartata nel verde nel cui silenzio egli alternò la composizione di tanti capolavori all’attività di oculato, tenace agricoltore; tutto, quasi tutto, è intatto, e , ancora parlante all’animo del-.sensibile visitatore giunto da ogni parte. Passano gli anni, mutano gusti e passioni, e cadono i miti, ma Verdi con la sua musica, con la sua personalità prepotente, già protagonista artistico e morale del suo secolo, gigantek5gia nel nostro sempre più. Non c’è teatro, dall’Europa all America, che nell’allestire stagioni d’opera manchi d’inserire una o più delle sue composizioni. La capacità straordinaria di esaltare, entusiasmare e commuovere i pubblici di tutto il mondo è il segno della grandezza verdiana nel tempo e nello spazio, grandezza condivisa da pochissimi altri musicisti. Busseto, che è stata la patria di Giuseppe Verdi, e ne è giustamente fiera, ha il dovere di conservarne con cura intelligente e amorevole le care memorie.

ATTO DI NASCITA DEL M° GIUSEPPE VERDI
… dal Registro dello Stato Civile del Comune di Busseto

TRADUZIONE
307. Verdi Giuseppe. L’anno milleottocentotredici, il giorno dodici ottobre, alle ore nove, avanti di noi Vice Sindaco del Comune di Busseto, Ufficiale dello Stato Civile del Comune suddetto, Dipartimento del Taro, è comparso Verdi Carlo di anni ventotto, oste, domiciliato a Roncole, il quale ci ha presentato un bambino di sesso maschile nato il giorno dieci corrente alle ore otto da esso dichiarante e da Luisa Uttini, filatrice, domiciliata a Roncole, sua moglie ed al quale egli ha dichiarato di dare i nomi di Giuseppe, Fortunino, Francesco. Le dette dichiarazioni e presentazioni sono state fatte in presenza di Romanelli Antonio, di anni cinquantuno, usciere del Comune, e di Carità Giacinto, di anni sessanta, portiere, domiciliati a Busseto.
Dopo aver dato lettura del presente atto, al dichiarante ed ai testimoni, essi si sono con noi sottoscritti.
Verdi Carlo – Antonio Romanelli – Giacinto Carità
Vicesindaco Vitali Guida di Busseto

CRONOLOGIA VERDIANA

1813 – Nasce a Roncole di Busseto il 10 ottobre.
1820-1831 – A Roncole e a Busseto i primi studi. Frequenta la casa di Antonio Barezzi.
1832-1835 – Con il sussidio del Monte di Pietà di Busseto e del Barezzi studia privatamente a Milano col M° Vincenzo Lavigna.
1836 – Vince il concorso di Maestro di musica del Comune di Busseto. Sposa Margherita Barezzi il 4 maggio.
1839 – Prima al Teatro alla Scala dell’opera Oberto Conte di San Bonifacio il 17 novembre con discreto successo.
1840 – Morte improvvisa di Margherita il 18 giugno. I figli Virginia e Icilio erano morti nei mesi precedenti. Fiasco di Un giorno di regno alla Scala il 5 settembre.
1842 – Trionfo di Nabucco alla Scala il 9 marzo. Protagonista femminile Giuseppina Strepponi già conosciuta dai tempi •dell’Oberto.
1843 – I Lombardi alla prima crociata in scena alla Scala 1’11 febbraio.
1844 – Emani al Teatro La Fenice di Venezia il 4 marzo. I due Foscari al Teatro Argentina di Roma il 3 novembre.
1845 – Giovanna D’Arco alla Scala il 15 febbraio. Alzira al San Carlo di Napoli il 12 agosto.
1846 – Attila alla Fenice il 17 marzo.
1847 – Macbeth al T. della Pergola di Firenze il 14 marzo. I Masnadieri a Londra (Her Majesty’s Theatre) il 22 luglio. Incontro con Mazzini.
Jerusalem (rifacimento dei Lombardi) a Parigi all’Opera il 26 novembre. Inizia la convivenza con Giuseppina Strepponi.
1848 – A Milano subito dopo le Cinque Giornate e a Busseto per l’acquisto del podere di S.Agata.
Il Corsaro al Teatro Grande di Trieste il 25 ottobre.
1849 – A Roma durante la Repubblica La battaglia di Legnano al Teatro Argentina il’ 27 gennaio.
Luisa Miller al San Carlo di Napoli 1’8 dicembre.
1850 – Stiffelio a Trieste il 16 novembre.
1851 – Rigoletto alla Fenice 1’11 marzo. Va a vivere poco dopo con la Strepponi a S. Agata. Il 28 giugno muore la madre Luigia Uttini.
1853 – Il Trovatore al Teatro Apollo di Roma il 19 gennaio. La Traviata alla Fenice il 6 marzo: un fiasco risarcito l’anno dopo ancora a Venezia al Teatro San Benedetto con un trionfo.
1855 – I vespri siciliani all’Opéra di Parigi il 13 giugno.
1857 – Simon Boccanegra alla Fenice il 12 marzo. Aroldo (rifacimento di Stiffelio) al Teatro Nuovo di Rimini il 16 agosto.
1859 – Un ballo in maschera all’Apollo di Roma il 17 febbraio. Sposa Giuseppina Strepponi il 29 agosto a Collanges sous Saleve nella Savoia. In settembre a Torino come rappresentante eletto delle Provincie Parmensi per offrire a Vittorio Emanuele II la loro annessione al Piemonte.
1861 – Eletto deputato al primo Parlamento italiano è a Torino per la proclamazione del Regno d’Italia.
1862 – A Londra per la prima dell’Inno delle nazioni su testo di Boito il 24 maggio. A Pietroburgo La forza del destino il 10 novembre al Teatro Imperiale.
1865 – A Parigi versione rimaneggiata di Macbeth al Théatre Lyrique il 21 aprile.
1867 – Il 14 gennaio muore a Busseto il padre mentre il Maestro è a Parigi dove Don Carlos va in scena all’Opéra 1’11 marzo. Dal maggio inizia a prendersi cura della cugina Maria Filomena Verdi che diverra la sua ereda universale. Il 21 luglio muore Barezzi.
1868 – Il 30 giugno visita Manzoni a Milano. Il 13 novembre muore Rossim: per onorarlo Verdi si fa promotore di una messa da requiem scritta da vari compositori italiani e per la quale si riserva il Libera me.
1869 – Nuova versione della Forza del destino alla Scala il 27 febbraio.
1871 – Prima dell’Aida al Cairo il 24 dicembre in occasione dei festeggiamenti per l’apertura del canale di Suez.
1873 – Compone a Napoli il Quartetto per archi. I122 maggio muore a Milano il Manzoni.
1874 – La Messa da Requiem composta per Manzoni è diretta dal ,Maestro nella chiesa di San Marco a Milano il 22 maggio. E nominato senatore.
1881 – Simon Boccanegra ampiamente rimaneggiato alla Scala il 24 marzo.
1884 – Prima di Don Carlo nella versione italiana in quattro atti alla Scala il 10 gennaio.
1887 – Otello alla Scala il 5 febbraio.
1888 – Il 6 novembre si inaugura l’Ospedale di Villanova sull’Arda fatto costruire e mantenuto poi dal Maestro.
1889 – Acquista a Milano il terreno per la costruzione della Casa di Riposoper Musicisti.
1893 – Falstaff alla Scala il 9 febbraio.
1897 – Il 14 novembre muore a S. Agata Giuseppina Strepponi.
1898 – All’Opéra di Parigi prima dei Quattro pezzi sacri (Ave Maria, Stabat Mater, Te Deum e Laudi alla Vergine Maria).
1901 – II 27 gennaio il Maestro muore all’Hotel Milan di Milano. I funerali in forma semplice il 30 gennaio per la sepoltura al Cimitero Monumentale e il 26 febbraio in forma solenne per il trasporto della salma sua e di Giuseppina nella Cappella della Casa di Riposo per Musicisti.

ITINERARIO VERDIANO

BUSSETO:
“Casa Barezzi” – Via Roma, 113.
Teatro “G. Verdi” – P.za Verdi.
Chiesa della Ss. Trinità – Via Barezzi.
Palazzo Orlandi – Via Roma, 56.
Museo Civico (Villa Pallavicino) – Via Provesi, 42.

RONCOLE VERDI (km. 5 dal capoluogo):
Casa natale del Maestro.

S. AGATA DI VILLANOVA SULL’ARDA (Pc) km. 4 da Busseto:
“Villa Verdi”.

TERRITORIO DI BUSSETO

Busseto, si trova nella pianura parmense poco lontano dalle rive del torrente Ongina, distante 38 km. da Parma, 25 da Cremona, 32 da Piacenza e 6 dal Po.
Il Comune di Busseto ha una estensione di 7644 ettari e 31 are. Ha la figura di un quadrilatero irregolare. Confina a nord con i Comuni di Polesine e Zibello; ad est coi Comuni di Soragna e Fidenza; a sud con Fidenza ed Alseno; ad ovest con Alseno, Besenzone e Villanova sull’Arda.

EDIFICI DI PARTICOLARE
INTERESSE STORICO

ROCCA
Innalzata dai Pallavicino verso l’anno 1250 è ora sede del Municipio e del Teatro Verdi dopo la ristrutturazione del secolo scorso.

Ex PALAZZO DEL MUNICIPIO
Ora sede del “Caffè Centrale”, ornato da eleganti terrecotte della fine del Quattrocento.

PALAZZO DEL MONTE DI PIETÀ
Costruito nel 1679 da Domenico Valmaggini, architetto di Ranuccio II Farense.

ANTICO CONVENTO DEI GESUITI
Con la chiesa di S. Ignazio.

VILLA PALLAVICINO
Costruzione iniziata nel secolo XVI e portata a termine nèl XVIII.

VILLA CAPPUCCINI
Già antico convento dei frati Cappuccini distrutto nel secolo scorso.

CHIESE

COLLEGIATA DI SAN BARTOLOMEO
Eretta verso il 1440 da Orlando Pallavicino.

CHIESA DELLA SS. TRINITÀ
Fu la prima chiesa eretta in Busseto. Esisteva fin dal secolo XII.

CHIESA DI SANTA MARIA DEGLI ANGELI
Eretta verso il 1470 dai figli di Orlando Pallavicino.

CHIESA DI SANTA MARIA
Fondata nel 1489 e ricostruita in stile neoclassico tra il Settecento e l’Ottocento.

CHIESA DI SANT’IGNAZIO Consacrata nel 1687.

MONUMENTI E LAPIDI

Il monumento a Giuseppe Verdi nel centro di Busseto.

Monumento a Giuseppe Verdi, in bronzo con piedistallo in marmo, eretto nel 1913 per il centenario della sua nascita, opera dello scultore Luigi Secchi (p.za Verdi). Busto in marmo al Padre Ireneo Affò (p.zza Matteotti Palazzo Scolastico).
Monumento al Partigiano (p.zza Matteotti).
Monumento ai Caduti della guerra 1915/18, nella Chiesa Collegiata in via Roma (scultore Luigi Secchi).
Lapide ai Caduti di tutte le guerre, con lampada votiva, posta lungo lo scalone d’ingresso al Municipio in p.zza Verdi. Lapidi a Vittorio Emanuele II ed a Garibaldi, poste sulla facciata della Rocca (p.zza Verdi).
Lapide al mecenate Antonio Barezzi, posta sulla facciata della “Casa Barezzi” (via Roma), dettata da Arrigo Boito. Lapide a Gioacchino Levi, sulla facciata della casa di via Roma.
“Cippo” alla memoria del Partigiano Luciano Semprini, in via Paganini.


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