Padre Mariano


 

 

 Trigesima
del
P. Mariano Lombardi o.f.m.

Rimini
25 Ottobre 1975

Con l’approvazione dell’autorità ecclesiastica

P. Mariano Lombardi
Francescano
n. alla Cagnona di Bellaria (Forlì) 1’8 ottobre 1910
m. a Bologna nella Clinica Toniolo il 25 settembre 1975

« Presentatosi colui che aveva ricevuto
cinque talenti, ne presentò altri cinque dicendo:
“Signore, tu mi desti cinque talenti,
ecco, io ne ho guadagnati altri cinque”.
Il padrone gli disse: “Bene, servo buono e fedele,
tu sei stato fedele nel poco, io ti darò
autorità su molto: entra nella gioia del tuo Signore” ».
(Matteo 25, 20-21)

Elogio
funebre

Il seguente Elogio funebre è stato recitato dal M.R.P. Salvatore Benassi, Ministro Provinciale della Provincia Minoritica Bolognese, nella chiesa di S. Bernardino di Rimini il giorno 26 settembre 1975, durante la Messa esequiale delle ore 16 per il defunto P. Mariano Lombardi.
Hanno concelebrato con il Ministro Provinciale di Bologna il P. Berardo Rossi, Vicario Provinciale; il nipote P. Teodosio Lombardi; P. Mario Balboni, Definitore Provinciale; P. Geremia Ronconi, Definitore Provinciale e Parroco di Milano Marittima; P. Francesco Righetti; P. Albino Ciccanti; P. Redento Zannoni, Guardiano delle Grazie di Rimini; P. Guido Dalmastri, Parroco di S. Cristina e di S. Paolo in Rimini; P. Giovanni Bianchi, Rettore del Collegio delle Grazie di Rimini; P. Martino Lotti, Guardiano del convento di Villa Ve rucchio; P. Teodoro Bellavista; P. Nazzareno Patrignani, Guardiano del convento di Forlì; P. Giuliano Ferrini, Cappellano di S. Pier Damiano a Ravenna; P. Nazzareno Pacchiarini, Cappellano di S. Pier Damiano a Ravenna; P. Celestino Baldi, Cappellano nel Policlinico S. Orsola di Bologna; P. Apollinare Matteucci; P. Egidio Catellani, Missionario in Guinea. Oltre i parenti del P. Mariano, compreso il fratello Sig. Federico Lombardi con la consorte Sig.ra Dina, erano presenti il P. Eustachio Mussoni, Guardiano del convento di S. Bernardino in Rimini; P. Giacomo Mantegari; Fra Gregorio Pavei; P. Odorico Bernini; P. Gabriele Vannini, Guardiano del convento Santo Spirito di Ferrara; P. Geminiano Venturelli; Fra Giustino Ricci, Definitore Provinciale; Fra Clemente Ebani; i Fratini del Collegio delle Grazie di Rimini; i Chierici Studenti del convento S. Antonio di Bologna col loro Maestro P. Gabriele Digani, che pure ha concelebrato mentre gli Studenti hanno eseguito i canti liturgici. Nella mattinata dello stesso giorno, alle ore 11, prima che la salma del P. Mariano giungesse a Rimini, un rito funebre era stato officiato nella basilica di S. Antonio a Bologna con Messa concelebrata e con la partecipazione di numerosi Confratelli, Sacerdoti del Clero Secolare, parenti e conoscenti. Hanno concelebrato 34 Sacerdoti. Il corteo funebre si è svolto dalla chiesa di S. Bernardino fino a Piazza Malatesta. La salma del P. Mariano è stata tumulata nella Cappella della Famiglia Lombardi nel Cimitero di Rimini. Vi hanno reso omaggio Mons. Frisoni di Rimini e il Parroco di S. Vito Rev.mo Don Michele Sacchini.
Siamo qui qui ancora riuniti, dopo il recente funerale dell’indimenticabile P. Alberto Brocchi, per una nuova Liturgia di suffragio per il carissimo P. Mariano Lombardi, al quale diciamo il nostro ultimo saluto in terra, in questa Chiesa piccola e raccolta di S. Bernardino ove egli tante volte pregò e celebrò la sua S. Messa.
Iddio accolga queste nostre preghiere fat te in carità e fraternità; ma fatte anche con cuore amaro e desolato, perché la morte del P. Mariano è per noi un sentirci più orfani e soli.
La morte — è vero — dovremmo veramente sentirla come « sorella » così come ci ha insegnato S. Francesco d’Assisi, ed è il volto che vogliamo abbia per noi, ma è sempre uno strazio e una desolazione! P. Mariano forse ha sperato sino alla fine… egli amava la vita. Anche nel dolore dell’agonia, nonostante tutto, si sforzava di mostrarsi felice; e così pure nel suo orrendo male, che lo ha finito come il cero di Pasqua, sul candelabro, accanto all’altare.
Nella festa della Madonna della Verucchia, 1’8 settembre scorso, giorno in cui si celebra la Natività di Maria Santissima, al termine della Processione, forse disse le sue ultime parole sul sagrato della Chiesa, col volto segnato dal dolore, con la febbre in corpo, con una voce sorda e incerta. Fu come un saluto. E fu un raccomandarsi alla Madonna. Per lui e per noi. Per tutti. Quasi come succede sempre, che chi muore cerca il nome e il volto della mamma…
Nato a Savignano sul Rubicone il giorno 8 ottobre 1910, proprio ai confini del Comune verso il mare di Bellaria, in località detta Cagnona (il padre suo Ferdinando era addetto alla scuderia dei Principi Torlonia), entrò nel 1924 (a 14 anni) nel nostro Seminario di Cortemaggiore (Pc) di dove passò a Busseto, a Parma e a Bologna. Il suo Noviziato lo fece qui in Rimini nel 1926-27, nel nostro Convento delle Grazie. Fu ordinato Sacerdote a Bologna nel 1934 da Sua Eminenza il Cardinale Giovanni Battista Nasalli Rocca.
Dopo aver dedicate le sue prime fatiche pastorali agli ammalati (a Parma nel 1936 e a Mirandola nel 1937-42) fu Superiore a Fiorenzuola d’Arda (sino al 1945) e Parroco nella nostra parrocchia della SS. Annunziata in Parma dal 1945 al 1947. Da allora lo ritroviamo a Carpi, a Imola (Osservanza), a Fanano (dal 1954 al 1955) quale Confessore e Assistente del nostro Monastero di Clarisse.
Forse pochi di noi sanno quanto il P. Mariano si prestò alla predicazione in tutta la Romagna-Emilia e la Lombardia, e particolarmente a Modena, Reggio Emilia, Ravenna, Bologna. Ma nessuno ricorda come nel 1936 egli ebbe l’obbedienza dal Rev.mo Ministro Generale P. Leonardo Maria Bello per partire quale Missionario per la Cina. Il rescritto è del 30 marzo 1936. Ma il Professor Borsalino del Consorzio Antitubercolare di Parma lo dichiarò inabile per esiti pleurici e sclerosi apicale bilaterale. E così il P. Mariano scrisse al suo Provinciale in data 11 settembre 1936:
« I.M.1.F. Molto Reverendo Padre. Con mio dispiacere, Le debbo dire che non posso andare a Roma per l’anno di preparazione alle Missioni. Il Prof. Borsalino non solo mi ha trovato inabile, per ora, alle Missioni; ma ha soggiunto che non è neppure il caso di partire né di parlare di partire. Molto Rev.do Padre, io mi metto nelle mani di Dio e sotto la Sua ubbidienza, con la speranza di sapermi rassegnare alla volontà di Dio. Sarò Missionario ugualmente con la preghiera e con la sofferenza. BaciandoLe riverentemente la mano, La prego a voler benedire di cuore il Suo obblig.mo figlio in San Francesco – Fr. Mariano Lombardi. Parma – SS. Nunziata 11-9-36 ».
Poi venne inviato dai Superiori Maggiori a Busseto, ove rimase per 14 anni e ove egli celebrò il suo 25° di Sacerdozio e dedicò una cospicua parte delle sue energie alla Casa per Esercizi Spirituali. Amava talmente quel luogo, che incaricò il suo nipote P. Teodosio Lombardi di scrivere un volume su « I Francescani a Busseto », stampato nel 1963. Poi nell’anno 1973 passò Superiore e Rettore del nostro Santuario della Verucchia (Mo), ove tutti noi lo abbiamo avvicinato per visite, ritiri, incontri, Esercizi, ospitalità, e dove il suo male nascosto (una forma tumorale diffusa nell’esofago) lo corrose sino alla fine. Quell’impegno preso nel lontano 1936, di offrire preghiere e sofferenze quale missionario in patria, venne mantenuto fino in fondo.
Siamo qui raccolti, caro P. Mariano, a pregare per te; e sono qui con noi amici di Busseto, di Fiorenzuola d’Arda, di Cortemaggiore, della tua Verucchia. E mentre tu taci… siamo noi a dire una preghiera al Signore per te. E tu sai che sono qui con noi lo stuolo senza numero dei tuoi parenti, nipoti, e cognati, che tu conoscevi ad uno ad uno, che volevi vicino a te (almeno ogni tanto) per mantenere tu, francescano e Sacerdote, attivi e vivi i « fili » che legano sempre le famiglie e che, col tempo, possono allentarsi o cedere. Tu li vivificavi dal di dentro con gioia, con pazienza e comprensiva carità. Ecco qui i tuoi fratelli, tuo nipote P. Teodosio, i quali ti sentono ancora così vicino. Aiutaci, caro Mariano, a far sentire ad essi che la loro pena è la nostra pena; che il loro dolore è anche nostro; che se loro hanno perduto un fratello, anche noi lo abbiamo perduto: e ci era caro e desideratissimo!
Vi siamo vicini in questa ora delle tenebre in una comunione di dolore sincera e fraterna quanto no; in una confessata riconoscenza per quanto ci avete donato, dandoci P. Mariano; in una dichiarata nuova amicizia cementata oggi in maniera tenace e sovrannaturale.
Tutti coloro che hanno avuto modo di avvicinare sufficientemente il P. Mariano gli riconoscevano una carica umana particolare, ricca di comprensione e carità; una eccezionale inclinazione ad avvicinare spiriti tormentati od insicuri per aiutarli a « tenere » la via; una diuturnità di lavoro che non gli lasciava pause.
Credo che ognuno di noi abbia sperimentato quanto gli fosse di estrema necessità od utilità passare qualche ora col P. Ma. riano, nella confessione o nello scambio affettuoso — con lui — delle proprie pene o dei propri travagli. Mi pare d’avere capito e inteso così di lui; e di averlo sempre trovato, non tanto capace di toglierci le nostre preoccupazioni o sofferenze, ma di darci una sua sicurezza e una sua pace. Sicurezza e pace non fatta di complicati ragionamenti; ma di vicinanza, di affetto, di comprensione. E questo non una volta, ma sempre, instancabilmente, fino ad oggi… sino a questo momento in cui è calata sopra di lui la morte, poco a poco, come un’ombra scurissima. Né si poteva confondere questa offerta abituale di carità con una velata povertà di idee proprie o di personali impostazioni di vita, perché P. Mariano ha avuto sempre il coraggio di dire ciò che pensava, di insistere su ciò che egli riteneva utile e buono, su ciò che gli pareva più urgente e valido. E questo lo diceva con tutti: superiori o confratelli o amici d’ogni natura, con generosa franchezza e coerenza.
Forse però uno degli aspetti più coltivati ed intensi della sua missione sacerdotale fu quello della « direzione spirituale » per anime consacrate o non consacrate. Difficilmente chi lo aveva avvicinato anche una volta sola, lo dimenticava e lo abbandonava. Così si spiegano le sue ricche corrispondenze con Suore, Monache, iscritti ad Istituti Secolari o fedeli, che sempre lo ricercavano o lo interrogavano nei delicati momenti della loro vita interiore. E’ certo anche questo — un lavoro di alta responsabilità e di rischio. Cosa che egli seppe e visse con coraggio, specialmente negli anni che vanno dal 1947 al 1952 quando fu discusso qualche aspetto del suo operare e nacque qualche indiscreto pettegolezzo. P. Mariano non disarmò. Con fermezza e aperta disponibilità tenne fronte sino alla chiarificazione di tutto, e continuò il suo vivere e il suo apostolato.
Dobbiamo riconoscere al P. Mariano una esemplarità incredibile di lavoro. Lavoro pastorale ricco ed assorbente. Ma anche lavoro umano altrettanto fecondo e gioioso. Lo sanno specialmente le nostre Case di Carpi, di Imola, di Busseto, e della Verucchia. Egli visse giornate piene di preoccupazioni organizzative ed economiche, senza posa. Busseto ebbe in lui « una forza », che permise di farne Casa di Esercizi e di incontri. Tutti i giorni sulla via… Per ogni strada ed in ogni negozio… Per 14 anni… Ecco perché tutto Busseto conosce il P. Mariano. Anche la preoccupazione per dare sicurezza alla nostra Verucchia fu intensa, e P. Mariano ci ha dato esempio di buona perspicacia, sensibilità, attenzione, avvedutezza, e tenacia. « …Come tu hai preparato con amore costante le nostre Case qui in terra, per renderle accoglienti e calde, così il buon Dio ti prepari la sua Casa di pace e di gioia nel cielo.
E fosti umile, P. Mariano, nel tuo lavoro e nel tuo vivere: umile e semplice, di una naturalezza sconcertante e preziosa. Senza far pesare nulla… senza vanto o orgoglio. Esempio in tutto: nei successi e nelle amarezze; nelle resistenze; e nella pietà. Come un vero frate Minore ».
Mi ricordo, quando ero bimbo, una notte nera e maledetta, fatta di pioggia e grandine, e con vento, tempesta, lampi minacciosi. E una paura in me che faceva battere il cuore dal terrore e dall’ansia, e mi faceva guardare fuori dalla finestra, ove pareva che il mondo finisse. Ebbene… venne la mamma… e accese una candela. Non c’era più paura. Perché c’era luce… nella casa! Così come una candela che dà luce, dà fiducia, dà conforto, ha vissuto ed ha terminato i suoi giorni terreni il P. Mariano, ed anche in queste giornate di sgomento e di paura il ricordo della sua vita virtuosa e santa ci consola e ci rinfranca. Che il Signore, mentre ti accoglie nella sua carità e nella sua pace, ti mantenga — per noi come una luce che rasserena il cuore!
P. Salvatore Benassi
Ministro Provinciale

I miei ricordi
sul Padre
Mariano Lombardi

La prima volta che lo incontrai fu nel convento della Santissima Annunziata di Parma, verso la fine del mese di agosto 1931. Lui (aveva già fatto il noviziato alle Grazie di Rimini) era studente di Filosofia, ed io ero un ragazzo di 12 anni: mio padre Antonio, di buona memoria, mi stava accompagnando da Rimini al Collegio Serafico di Cortemaggiore e, prima di giungervi, data la vicinanza, pensò di fare una sosta a Parma per incontrare suo fratello e mio zio Fra Mariano.
Ricordo che quei Chierici Studenti erano piuttosto numerosi, infatti riempivano tutti gli stalli inferiori del coro e tutti i posti del refettorio a destra entrando. Ci fecero festa e qualcuno mi dette dei dolci.
Fra Mariano (al secolo si chiamava Francesco) era piuttosto alto di statura, magro, coi capelli biondi, labbra sporgenti, un pochino curvo nelle spalle, di temperamento lieto e affabile, di cuore buono e generoso. L’ho visto portare di continuo gli occhiali, con due grosse lenti, e perciò ho sempre pensato che la vista gli difettasse molto. Durante la mia permanenza nel Collegio di Cortemaggiore, dal 1931 al 1935, ebbi una sola occasione di incontrarlo, e fu per la solenne celebrazione del VII Centenario della morte di S. Antonio di Padova, svoltasi la domenica 24 aprile 1932. Vennero a Cortemaggiore tutti i Chierici Studenti di Bologna e di Parma, accompagnati dal musico P. Giulio Tragni. La messa della Comunione Generale fu celebrata dal Ministro Provinciale M.R.P. Anastasio Curzola. Il Vescovo di Piacenza, S.E. Mons. Ersilio Menzani, fece il Pontificale alle ore 9 e i Fratini e gli Studenti, diretti dal maestro P. Marco Ugolini, eseguirono la messa « Prima Eucharistica » di Oreste Ravanello di Venezia. Io prestavo servizio all’altare, come chierichetto, con altri ragazzi del Collegio. Superiore del convento era il P. Benvenuto Bortolotti; Rettore del Collegio il P. Eugenio Tosi; Vicerettore il P. Alberto Brocchi; insegnante di Lettere il P. Fedele Prati.
Avevo due persone che mi scrivevano spesso, per mandarmi notizie, per aiutarmi a consolidare la mia vocazione allo stato religioso francescano, per incoraggiarmi a far fronte alle eventuali difficoltà: la prima era la pro-zia Suor Teresa Lombardi del Bambino Gesù, Clarissa Cappuccina (è tuttora vivente nel monastero delle Cappuccine di Cesena); e la seconda persona era Padre Mariano. Quelle lettere non le ho conservate, e mi dispiace. Ricordo che entrambi mi davano dei buoni consigli sulla vita di pietà e sullo studio, e che (particolarmente quelle della Suora) parlavano sempre dell’amore di Gesù per noi e che non c’è al mondo cosa più bella e più grande di quella di diventare sacerdote.
Alla fine di maggio del 1934, coi miei parenti, presenziai alla Prima Messa di P. Mariano nella chiesa parrocchiale di S. Vito, diocesi di Rimini. Il discorso di circostanza lo tenne il M.R.P. Anastasio Curzola, che andammo a prendere alla stazione di S. Arcangelo di Romagna. Fu una giornata meravigliosa, rallegrata particolarmente dal cappellano Don Pio Fantini e dai giovani e dalle ragazze dell’Azione Cattolica.
Il 26 luglio 1936 feci la mia professione dei voti semplici nel Santuario della Beata Vergine delle Grazie sopra Rimini, e precisamente nelle mani del P. Mariano a ciò delegato dal Ministro Provinciale di Bologna. Maestro dei novizi era allora il P. Angelo Paolini, di santa memoria; guardiano il P. Luigi Maria Giraldi; confessore ordinario il P. Modesto Farina, che però dimorava in città nel convento di S. Bernardino. Viveva nella comunità delle Grazie un religioso laico, austero e di santa vita, che si chiamava Fra Filippo Ciavatti. Un altro religioso, molto semplice e caro a Dio, era il P. Andrea Frungillo.
Durante i miei studi di Liceo a Parma (1937-40) e di Teologia a Bologna (194043) non poche volte il P. Mariano venne a trovarmi. Non mi faceva dei lunghi discorsi. La prima cosa che mi chiedeva, sempre nel suo atteggiamento sereno e sorri dente, era questa: « Come stai? ». Mentre io dimoravo a Parma ricordo di essere andato a fargli visita nell’Ospedale di Mirandola, dove egli era stato ricoverato per un attacco di broncopolmonite. Guarì molto bene, non ostante le complicazioni avute, e riprese la sua attività impegnandosi più di prima. In quell’Ospedale egli era anche cappellano, dopo esserlo stato nell’Ospedalino di Parma.
P. Mariano svolse il suo ministero sacerdotale tra il popolo, con zelo, con slancio, con sacrificio, scegliendo di preferenza gli • umili ,i poveri, gli ammalati, coloro che erano toccati dalla sventura. A Mirandola divenne l’amico e il fratello di tutti; e zelò non poco la devozione al Crocifisso miracoloso della chiesa del Gesù, dove abitò dal 1937 al 1942 col P. Paolino Martini, col P. Cherubino Tonti, col P. Mario Maria Guizzardi, e con Fra Ermenegildo Cenci che morì in concetto di santità, a 21 anni, il 10 agosto 1941. Fu consunto dalla tisi in poco tempo. Visse in religione soltanto cinque anni, e P. Mariano era il suo confessore e confidente. Tuttora le Consorelle Terziarie di Mirandola portano fiori sulla sua tomba.
Nella sua attività il P. Mariano non conobbe soste, non disse mai « basta », non fece mai alcun calcolo personale di vano tornaconto. L’amore di Dio e del prossimo lo sospingeva sempre in avanti, per donare, per arricchire, per consolare, per dirigere le anime dei fedeli nella via della virtù e della perfezione. Lo possono testimoniare tutti coloro che l’hanno conosciuto e, in modo particolare, quelle numerose anime che egli ha diretto spiritualmente. Alcune di loro hanno scelto la via della vita religiosa, e ricordano con grande riconoscenza la dolce figura del loro antico confessore e padre spirituale.
lo non so come abbia fatto P. Mariano ad avere tanta incidenza sulle persone che accostava e con le quali stringeva amicizia. Me ne fece conoscere alcune: e tutte sono concordi nel dire che egli era un uomo di Dio e che ha beneficato tutti, con cuore aperto, con carità dolce e paziente, con senso di amicizia e di solidarietà. Aveva un grande cuore, e non gli mancavano le risorse umane e morali per aprirsi la strada dell’animo altrui. Più volte ho pensato, dentro di me, che il suo comportamento e il suo modo di fare non doveva essere molto dif ferente da quello del P. Lino Maupas da Parma. Ambedue, esteriormente, non avevano alcuna attrattiva speciale, ma dentro possedevano una grande ricchezza.
Fece il discorso alla mia Prima Messa che cantai nella prima domenica di Luglio 1943 nella chiesa di S. Giuliano di Rimini. Poi mi invitò a celebrarne un’altra nella nostra chiesa di Fiorenzuola d’Arda, dove egli era Superiore, il giorno 4 ottobre festa di S. Francesco d’Assisi. Mi regalò una bellissima pergamena, fatta dipingere dalle Suore Francescane Missionarie di Maria di Castelnuovo Fogliani (Piacenza), dove egli era confessore ordinario. E’ l’unico ricordo che abbia potuto salvare dalla distruzione del fronte nell’ultima guerra, in quanto mi trovavo sulla « linea gotica » nel convento delle Grazie sopra Rimini, che venne completamente distrutto dai bombardamenti aerei. Era appesa al muro della mia stanza, e la ritrovai in terra in mezzo alle macerie. Tra le belle decorazioni marginali vi si legge: « Al novello sacerdote P. Teodosio Lombardi O.F.M. Gesù disse: “Questo è il mio corpo. Questo è il calice del sangue mio che sarà sparso per voi – Non v’è maggior carità di quella del donare la propria vita Perfetto è il discepolo quando è simile al maestro”. Il fervido augurio al sacerdote dell’ostia di essere l’ostia del sacerdozio ».
P. Mariano aveva una grande stima delle Suore di Castelnuovo Fogliani, e in modo speciale diresse Madre Ester della Croce (al secolo Dott. Rosa Panetta) che riteneva un’anima santa e di cui, dopo la morte, iniziò a. scrivere le memorie. Non so se portò a compimento questo lavoro. A Fiorenzuola d’Arda curò molto il decoro della chiesa e delle funzioni liturgiche, ed incrementò la Fraternità del Terz’Ordine Francescano Femminile.
Nella esplicazione del suo ministero sacerdotale si dimostrava così attivo e zelante, che i Superiori della Provincia lo nominarono Parroco della Santissima Annunziata di Parma (1945-47). Succedeva, in quella carica, al M.R.P. Salvatore Spada che tante benemerenze si era acquistato nell’Ordine, nella Provincia, e nella città di Parma, dove ebbe stretti rapporti di amicizia con l’Abate Caronti dei Benedittini e col Servo di Dio Mons. Guido Maria Conforti, Vescovo di Parma, fondatore della Pia Società S. Francesco Saverio per le Missioni Estere ( 5 novembre 1931).
In quel periodo io ero studente a Roma nel Pontificio Ateneo Antoniano, e non mi era facile potermi incontrare col P. Mariano. Ma un giorno lo vidi entrare nella mia stanza, al secondo piano dalla parte di Viale Manzoni, ed era piuttosto preoccupato e pensoso. Direi che quello era un atteggiamento insolito nel P. Mariano, perché era sempre cordiale e gioioso. Ma la ragione per quella preoccupazione c’era, in quanto era stato chiamato a Roma per giustificarsi da talune riserve addebitategli, ma erroneamente, sulla virtù teologale della carità. Mi diceva — con tutta confidenza — in merito a questa curiosa vicenda: « Io ho studiato teologia a Bologna sotto il P. Luigi Mazza, ma non l’ho mai insegnata sulla cattedra. Non so che cosa intendono dire o insinuare questi esaminatori romani coi loro ragionamenti così profondi e così speculativi. Io cito e commento il Vangelo e so che Gesù ci ha dato il precetto nuovo dicendo: “Amatevi l’un l’altro così come io ho amato voi”. Non ho mai inteso deviare dalla verità o allontanarmi dal magistero della Chiesa ». vidi soltanto qualche volta nella stagione estiva, in occasione delle vacanze. Lui era solito fare annualmente il giro di tutti i nostri parenti. Li conosceva tutti, ad uno ad uno, e teneva vivo il legame tra i lontani e i vicini. Forse P. Mariano è stato l’unico che ha avuto conoscenza dei vari ceppi e rami dei Lombardi, incominciando da quelli di Maccaretolo di Bologna (pare che sia il nucleo primo e originario) fino a quelli di Vernio di Prato, di Gambettola, di Savignano, di S. Mauro Pascoli, di Rimini. Quando salutai i parenti intervenuti al funerale, all’uscita dal Cimitero di Rimini, quasi tutti hanno sottolineato questa caratteristica del P. Mariano di visitare i parenti, invitandomi a continuarla.
Aveva ragione da vendere, nella sua semplicità, il buon Padre Mariano. E di fatto quella parentesi non arrestò la sua attività; semmai lo rese più prudente e più guardingo. So che il responsabile dei suddetti rilievi, prima di morire, gli chiese perdono.
P. Mariano viveva di fede, non aveva sovrastrutture, era sincero, semplice, genuino, delicato di coscienza, pronto a sacrificarsi per gli altri. Non aveva malizia. I calcoli diplomatici, o comunque egoistici, non rientravano per niente nel suo schema e nel suo stile di vita. Viveva il suo programma di vita francescana e sacerdotale con impegno e cercava di avanzare nella pratica delle virtù. Amava talvolta passare delle ore nel silenzio e nella solitudine: per pensare alle cose dell’anima, e poi riprendere con maggior lena il lavoro quotidiano. P. Mariano — secondo il mio modesto giudizio — aveva un temperamento mistico e contemplativo, eppure sapeva immergersi nell’azione con una dedizione tale che destava meraviglia. Congiungeva molto bene la « grazia del lavoro » con la « santa orazione e devozione », come ha insegnato il Serafico Padre S. Francesco.
Stando a Roma per 12 anni, io non ebbi modo di seguire P. Mariano nel periodo di tempo che egli dimorò a Imola, e poi a Fanano quale confessore delle Clarisse.
Lo vidi soltanto qualche volta nella stagione estiva, in occasione delle vacanze. Lui era solito fare annualmente il giro di tutti i nostri parenti. Li conosceva tutti, ad uno ad uno, e teneva vivo il legame tra i lontani e i vicini. Forse P. Mariano è stato l’unico che ha avuto conoscenza dei vari ceppi e rami dei Lombardi, incominciando da quelli di Maccaretolo di Bologna (pare che sia il nucleo primo e originario) fino a quelli di Vernio di Prato, di Gambettola, di Savignano, di S. Mauro Pascoli, di Rimini. Quando salutai i parenti intervenuti al funerale, all’uscita dal Cimitero di Rimini, quasi tutti hanno sottolineato questa caratteristica del P. Mariano di visitare i parenti, invitandomi a continuarla.
Dal 1959 al 1972 dimorò nel convento di Busseto, in qualità di economo, e di sostituto cappellano dell’Ospedale e del Ricovero della stessa città. Dette un validissimo aiuto al P. Callisto Ciavatti, al P. Carlo Tedeschi, e al defunto P. Michelangelo Pedretti, perché quel luogo fosse trasformato in una decorosa Casa di Esercizi Spirituali. Ivi lo incontrai più volte, sia in occasione di corsi di Esercizi, sia per raccogliere le memorie storiche del luogo, e sia per stendere il volume « Spirito e Vita », un prontuario per gli esercizianti che fu stampato a Bologna nel 1964.
Dal 1959 al 1972 dimorò nel convento di Busseto, in qualità di economo, e di sostituto cappellano dell’Ospedale e del Ricovero della stessa città. Dette un validissimo aiuto al P. Callisto Ciavatti, al P. Carlo Tedeschi, e al defunto P. Michelangelo Pedretti, perché quel luogo fosse trasformato in una decorosa Casa di Esercizi Spirituali. Ivi lo incontrai più volte, sia in occasione di corsi di Esercizi, sia per raccogliere le memorie storiche del luogo, e sia per stendere il volume « Spirito e Vita », un prontuario per gli esercizianti che fu stampato a Bologna nel 1964.
Dalle confidenze che mi faceva, capivo che P. Mariano era molto sensibile ai problemi dello spirito e che cercava di affinarsi sempre più nell’anima, per poter esercitare fruttuosamente il suo ministero e dirigere meglio le anime che si rivolgevano a lui. Queste ultime, in realtà, erano molte, e abitavano quasi tutte a Fiorenzuola d’Arda, Cortemaggiore, Alseno, Salsomaggiore, Fidenza, Parma, Reggio Emilia, Carpi, Mirandola, Modena.
Nel 1959 celebrò il suo 25° di sacerdozio e vi partecipai con gli altri parenti. Scrisse nel ricordino: « Magnificat anima mea Dominum. La stessa esultanza e generosità, che Ti ho donato nel primo giorno del mio Sacerdozio, accetta, o Signore, anche oggi, che di quel giorno benedetto ricordo il 25° anniversario. La stessa benedizione concedi Tu, o Signore, a me, al babbo, alla mamma scomparsa, al fratello caduto in guerra, ai Superiori, ai Confratelli, ai parenti, agli amici e ad ogni anima che ogni giorno mi dai di incontrare. Bologna 1934 – Busseto 1959 ».
E’ il suo stile. Anche in questo piccolo brano ritornano gli atteggiamenti consueti del P. Mariano. Ogni giorno è pronto all’incontro con qualche anima; ed è grato al Signore, per i benefici ricevuti, avendo donato tutto a lui dal momento della sua consacrazione sacerdotale.
Per P. Mariano la città di Busseto è stata come la sua seconda città natale, perché vi ha vissuto a lungo e l’ha amata intensamente. Pur vivendo nel chiostro, ne condivideva le gioie, le speranze, le realizzazioni, le angustie, i dolori. Ebbe rapporti di sincera amicizia con moltissime famiglie, e particolarmente col Prevosto, coi Cappellani, coi Sacerdoti delle Parrocchie limitrofe, con la Curia Vescovile di Fidenza.
Lo assistei quando subì un intervento chirurgico molto delicato allo stomaco nell’Ospedale di Parma. Poi ritornò a Busseto, riprendendo pian piano il vigore di prima e continuando nelle sue attività. Mi sembra di vederlo ancora quando andava a fare la spesa in paese o quando, da bravo giardiniere, si metteva a coltivare i suoi innumerevoli vasi di fiori. P. Mariano aveva infatti la passione dei fiori: e quel lavoro costituiva la sua ricreazione e il suo svago preferito. Talvolta ne regalava anche ai benefattori e agli amici: quel gesto voleva essere un atto di delicatezza e di ringraziamento per tutto il bene che quelle persone facevano alla chiesa ed al convento. La chiesa francescana di Busseto è di stile gotico, molto armoniosa nella sua struttura, e i religiosi l’hanno sempre tenuta ordinata e pulita. Per Natale P. Mariano vi faceva dei presepi meravigliosi: anche in questo era un piccolo artista. La cappella da lui preferita in chiesa era quella del Sacro Cuore, a sinistra entrando, in fondo, dove abitualmente si conserva il Santissimo Sacramento. Mi chiese ripetutamente di commissionare al pittore Ceregato di Bologna un grande Crocifisso da collocare nell’abside della chiesa stessa, quasi sopra l’altare maggiore: ed è quello che si vede tuttora.
S. Francesco d’Assisi ha insegnato ai suoi figli ad incentrare la loro pietà verso Gesù Bambino, verso Gesù Eucaristia, verso Gesù Crocifisso. E mi pare di poter dire che fu proprio così l’orientamento del P. Mariano. Non è che io abbia potuto scandagliare o conoscere i segreti della sua anima; ho, in qualche modo, notato delle manifestazioni, dei motivi, delle preferenze. Quando nel 1970 incominciò a scrivere le sue « Meditazioni », talvolta stava alzato fino a tarda notte. Pregava e scriveva. Si tratta di un manoscritto piuttosto voluminoso, ed anche prezioso in se stesso. Ivi appare quale fosse l’alta spiritualità del P. Mariano Lombardi. Coltivò la vita interiore, visse con fede i suoi giorni, fece del bene al prossimo. Uno dei temi da lui preferiti era quello della paternità di Dio: e quando ne parlava si infervorava e si commoveva! Mi auguro che un giorno questi scritti del P. Mariano siano pubblicati: così egli potrà continuare ancora ad edificare e consolare le anime, come faceva quando era in vita.
Nel 1973 fu destinato Superiore nel Santuario della Beata Vergine della Verucchia, vicino a Zocca, diocesi di Modena. Quivi il suo apostolato assunse un tono mariano, come si può vedere dagli scritti che egli stampò sul periodico « La squilla della Verucchia ». Del resto anche il nome che egli portava, aveva un significato tutto mariano.
Così, lavorando fino all’ultimo e quale servo buono e fedele, chiuse la sua esistenza terrena sotto lo sguardo della Madonna. Il male dal quale era stato operato a Parma, si riprodusse, fino al punto di renderlo sempre più debole e di costringerlo a ricoverarsi nella Clinica Toniolo di Bologna. Più volte sono stato a trovarlo. Nonostante la sofferenza, alquanto acuta, si mantenne sempre sereno e mai pronunciò una parola di lamento. Fu consapevole del suo male e fu lucidissimo di mente fino all’ultimo istante. Gioire nel dolore è delle anime grandi, e fa pensare alla frase di S. Francesco d’Assisi: « Tanto è il bene che mi aspetto, che ogni pena mi è diletto ».
P. Mariano ha saputo vivere bene, fare il bene, irradiare il bene: ed è morto anche bene. Il suo funerale, più che un lutto, è sembrato un trionfo. Io ringrazio le Suore della Piccola Famiglia per la cura che hanno avuto di lui; così come ringrazio il Ministro Provinciale M.R.P. Salvatore Benassi, il cappellano del Toniolo P. Valentino Giannini, l’infermiere di S. Antonio Fra Luigi Salomoni, P. Raffaelangelo Durelli, P. Benedetto Dalmastri, e tanti altri Confratelli che l’hanno visitato durante la sua malattia.
Voglia il P. Mariano, dal cielo, ricordarsi di tutti noi; così come noi l’abbiamo presente e ricordiamo i suoi esempi ed i suoi insegnamenti.
P. Teodosio Lombardi

Alcune testimonianze

Convento S. Antonio
Via Guido Guinizelli 3
40136 Bologna
6 ottobre 1975
P. Mariano Lombardi fu chiamato « Vir simplex et mitis corde »: e rivelò queste due note del suo carattere dal giorno che entrò nell’Ordine Serafico, il 19-1 X-1926. Tutto il suo cammino sacerdotale (26 maggio 1934) fu consacrato con pietà e totale dedizione al bene delle anime, nulla risparmiando delle sue risorse fisiche e morali, per il trionfo del Regno di Dio. Alle cure parrocchiali della SS.ma Annunziata di Parma, e più tardi a quelle del Santuario della Vergine della Verucchia dedicò tutto se stesso fino all’ultimo, unicamente preoccupato dell’onore dell’abito francescano. Rimane esempio luminoso di vita semplice, mite, di preghiera e di operosità.
P. Anastasio Curzola
(ex Procuratore Generale dell’Ordine)

Convento Santo Spirito
Via della Resistenza 5
44100 Ferrara
8 ottobre 1975
Ho sempre avuto una grande stima e una grande venerazione per il P. Mariano Lombardi, in quanto era un buon religioso e un buon sacerdote. Ebbi modo di stare con lui nel convento di Busseto nei periodi dell’anno in cui andavo a questuare per le campagne il grano e il latte. L’ho sempre trovato affabile, gentile, comprensivo, pieno di carità. La gente gli voleva un gran bene, perché era buono e accoglieva tutti. Egli ha compiuto il suo apostolato tra il popolo, e quando entrava in qualche casa era accolto con gioia, anzi come una benedizione del cielo. Padre Mariano è stato il frate più popolare che io abbia conosciuto, e ha compiuto un bene immenso tra il popolo di Dio, specialmente tra i poveri e gli ammalati. Ha vissuto da francescano autentico, disseminando a piene mani la « pace e il bene »: proprio come voleva il nostro Padre S. Francesco d’Assisi.
Fra Basilio Filios

Parrocchia Policlinico Sant’Orsola
Via Massarenti n. 9
40138 Bologna
8 ottobre 1975
Mitezza, carità ed umiltà lo resero subito caro ai compagni di studio e, successivamente, a tutti i Confratelli.
Come sapeva e poteva, dotato di senso pratico, si rendeva utile a tutti ed ai singoli. Ricco di un profondo spirito di fede e pietà poté così esplicare con zelo un proficuo e vasto apostolato nella predicazione, nel confessionale e nelle umane relazioni, che per lui erano tante.
In edificante mitezza, amore ed umiltà lo vediamo rispondere alla lesta chiamata del buon Dio.
P. Giocondo Lolli

Parrocchia Policlinico Sant’Orsola
Via Massarenti n. 9
40138 Bologna
8 ottobre 1975
Ebbi occasione di conoscere ed avvicinare fin da fanciullo nel Collegio Serafico di Cortemaggiore il P. Mariano (Francesco) Lombardi. Giovinetto affettuoso, studioso, semplice ed a me molto affezionato perché oltre ad essere suo insegnante, ero pure suo Padre Spirituale.
Lo rividi, dopo alcuni anni, nel Convento di S. Antonio in Bologna dove mi trovavo in qualità di superiore ed egli attendeva agli studi teologici per prepararsi al sacerdozio. Conservò sempre le sue ottime caratteristiche nelle diverse mansioni affidategli dalla Madre Provincia, fino alla morte.
Nella sua malattia diede esempio di pazienza e rassegnazione e ci ha lasciato esempio di ottimo Religioso e Sacerdote.
P. Benedetto Poletti
(Superiore e Vicario Curato)

Convento S. Francesco
48010 Cotignola
10 ottobre 1975
Uno dei momenti più intensi della vita sacerdotale di P. Mariano Lombardi fu il periodo del suo breve ma fruttuoso ministero parrocchiale alla Santissima Annunziata di Parma. Si può dire che in quegli anni di attività parrocchiale abbia profuso tutta quanta la carica umana e sacerdotale del suo carattere.
E’ bene tener presente che P. Mariano ha iniziato il suo ministero parrocchiale in uno dei momenti più difficili della nostra epoca, cioè nell’immediato dopoguerra. Quando nel 1945 egli iniziò la sua attività di Parroco, nell’Oltretortente regnava la miseria più nera. La piaga più grave era la disoccupazione, con tutte le sue tragiche conseguenze per famiglie in gran parte numerose.
In una situazione di questo genere P. Mariano si buttò con una generosità meravigliosa per aiutare ogni genere di persone. Non solo accoglieva con carità quanti ricorrevano a lui, ma egli stesso andava cercando i casi più pietosi per portarvi rimedio.
Questo aspetto caritativo dell’attività di P. Mariano più volte mi fu ricordato da Mons. Evasio Colli, Vescovo di Parma, il quale si rammaricava che un apostolato così fruttuoso avesse avuto una durata così breve.
Del resto anch’io, che succedetti a P. Mariano in qualità di Parroco all’Annunziata dopo due anni dalla sua partenza, ricordo quanto ancora fosse viva nella popolazione la simpatia per la sua grande carità, che in qualche modo ricorda l’apostolato caritativo di P. Lino Maupas.
P. Mauro Scopa
(Superiore)

Centro Nazionale Terz’Ordine Francescano
Viale delle Mura Aurelie, 9
00165 Roma
8 ottobre 1975
Rev.do e caro P. ‘T eodosio. Ho appreso con animo addolorato la triste notizia della morte del caro P. Mariano. Presento a Lei e Famigliari le mie più sentite condoglianze assicurando preghiere di suffragio per l’anima benedetta. Fraterni cordiali saluti in unione di preghiere.
Fra Carlo Tagliavini

Monastero « Corpus Domini »
Via Pergolato, 4
44100 Ferrara
11 ottobre 1975
« Ora va in pace, figlia mia carissima, va in pace dove il Padre ti chiama. Dio ti sia sempre Padre ». Questa la benedizione del Rev.do Padre Mariano Lombardi nel salutarmi attraverso le grate del confessionale (lo conobbi unicamente attraverso il confessionale), nell’imminenza del mio ingresso nel Monastero delle Clarisse del Corpus Domini in Ferrara. E continuava: « Il Padre celeste ti assisterà sempre: in tutte le difficoltà invocalo fiduciosa. A misura che ti avvicinerai alla meta del viaggio, prendi animo e sii felice di accontentare il Signore, la cui sola soddisfazione allieta tutto il cielo ». Nella sua ultima cartolina del 3 luglio 1975 mi scriveva: « Sono sulla via del cielo… ». Ora, giunto alla meta, mi sembra che il Padre Mariano mi dica: né la morte, né la vita, né le cose presenti o le future ci separano; andiamo sempre con soavità e letizia dove Dio ci chiama!
Sr. Agnese Ziliani OSC

Ferrara
Via Resistenza, 32
13 ottobre 1975
Rev.mo P. Teodosio Lombardi, ecco le due povere righe che in fretta ho buttato giù. Mi sembra quasi di aver sminuito la figura del caro Padre Mariano! Egli mi perdonerà e anche Lei mi perdoni. Certo non sono riuscito e non riuscirò mai esprimere quel che sento dentro per « Lui ». La notizia della morte di Padre Mariano, quantunque non mi sia giunta improvvisa, mi ha profondamente commosso. Mi sentivo legato a Lui da un vivo sentimento di fiduciosa stima e, direi, da un particolare affetto. L’avevo conosciuto, per caso, alcuni anni fa andando alla Verucchia, per una « tregiorni » organizzata dal T.O.F. regionale. Mi fece subito un’ottima e gradevolissima impressione « quel frate » che con fare semplice e buono s’interessava di tutto e di tutti, perché voleva che ciascuno avesse quanto gli era necessario o, meglio, quanto poteva desiderare. Era sempre disponibile per tutti e, Lui, il Superiore, era sempre pronto a « servire ». Questa sua modestia, questa sua umiltà, senza pose, ma sincera, spontanea, naturale, mi colpirono profondamente ed ancor più rimasi attratto verso di Lui quando, parlando o conversando, mi resi conto della sua conoscenza dell’animo umano, che sapeva dirigere con tatto straordinario, con estrema delicatezza, con incomparabile equilibrio: il tutto permeato da una fede meravigliosamente grande e da vera « sapienza ».
Ritornai altre volte lassù, alla Verucchia, per ritrovarmi con Padre Mariano in quel Santuario della Madonna, tanto caro al suo cuore; e fu sempre, per me, una nuova scoperta della sua figura così umana e nel contempo così francescana e sacerdotale. Andando insieme a Lui notavo che, lungo il percorso, tutte le persone che incontravamo lo salutavano con cordiale riverenza, ed egli rispondeva a ciascuno con il suo caratteristico sorriso e un segno di benedizione. L’ultima volta l’ho visto circa due mesi prima della sua morte. Rimasi per circa 18 giorni alla Verucchia con mia moglie: anch’essa ne ebbe la migliore delle impressioni e subito nutrì per Lui una particolare stima. Pur essendo molto ammalato, conservava il suo dolce ed amabile sorriso, che lo rendeva tanto caro. Celebrava la S. Messa tenendo l’omelia, come sempre, in modo semplice e, al tempo stesso, profondo, con quel tono che sapeva veramente penetrare. Conversava con le persone che lo avvicinavano in modo tale, che poteva persino sembrare che fossero gli altri che soffrivano e Lui fosse lì per aiutare, per incoraggiare.
Ho piena fiducia che ora dal Cielo continua a guardarci ed a seguirci con il suo dolce sorriso e la sua preghiera!
Maestro Comm. Antonio Cavalieri
(Ministro T.O.F. di S. Spirito)

Casa di Esercizi Spirituali
Convento S. Francesco
Via F. Provesi, 4
43011 Busseto (Parma)
10 ottobre 1975
Grave fu la mestizia e il profondo dolore nostro quando apprendemmo il triste annuncio della morte di P. Mariano Lombardi, che fu con noi per ben 16 anni presso il Convento dei PP. Minori della nostra Busseto.
Detto periodo di permanenza fu a lui uno dei più cari e che spesso rimpiangeva, quando per salute ultimamente fu trasferito nell’alto Appennino Modenese presso il Santuario di Verucchia-Zocca.
Sempre e vivo, è per noi il ricordo della sua attività e zelo non solo nel campo sacerdotale, ma anche perché si era grandemente dedicato e qualificato nell’amministrazione e andamento del convento, tanto che riuscì più che altri a farne il centro e il vero cenacolo di Esercizi e incontri spirituali, per sacerdoti e laici delle diocesi finittime, e più ancora un luogo di accogliente casa di ristoro per gli operai.
Per tutto ciò si era attirato una grande simpatia e cordialità da parte di quanti l’hanno conosciuto ed hanno apprezzato la sua profonda e sincera amicizia.
Che il Signore abbia di lui misericordia e quanto prima abbia a concedergli il premio eterno per il bene da lui operato e soprattutto per le sofferenze e per il doloroso calvario della sua ultima ora.
P.S. Una delle tante testimonianze. Appena giunta la notizia della morte, a Busseto venne comunicata con il seguente manifesto pubblico: « La Fraternità Francescana di Busseto e i Sacerdoti della Parrocchia partecipano il doloroso decesso del P. MARI ANO LOMBARDI. Questa sera alle ore 18 nella Chiesa di santa Maria degli Angeli verrà celebrata la S. Messa di suffragio. Busseto, 25 settembre 1975 ».
La partecipazione alla S. Messa concelebrata fu numerosa e per i Sacerdoti e per i Laici presenti, perché il grave lutto per il P. Mariano avvenne durante un Corso di Esercizi per Clero, e quasi tutti lo ricordavano.
P. Timoteo Mattioli
(Superiore)

Monastero Cappuccine
Correggio (R.E.)
8 ottobre 1975
Padre Mariano è stato il vero ed unico Padre e credo che questo lo possano affermare tutti coloro che l’hanno incontrato.
Il primo contatto con lui è stato in confessionale. Era Guardiano a Fiorenzuola ed io una ragazzina di diciotto anni. Mi confessavo per abitudine, senza scelta di confessore: tutti andavano bene per la breve litania dei miei peccatucci sempre uguali. Quella volta (ed era la prima volta) recitai tutti in fila e con la solita monotonia le mie colpe, poi tacqui in attesa della scontata predichina ed assoluzione. Ma non fu così. Un silenzio lungo, imbarazzante… poi una domanda netta, precisa: « Ha mai provato a correggersi da questi difetti? ». No che non avevo mai provato. Non ci avevo mai neppure pensato e glielo dissi imbarazzata e stupita. Da quel giorno ho incominciato a guardarmi dentro, a vedermi, a pormi un mondo di domande nuove.
Sono tornata da lui. Non subito, ma sono tornata e ho imparato che cosa significa essere figli di Dio, che cosa è l’Amore e come si ama veramente.
I due anni vissuti sotto la sua guida, sono stati i più « giovani » della mia vita. Ero alla scoperta del Bene Assoluto.
A vent’anni ero in Convento. Mi ero portata dietro tutto il patrimonio della sua ricchezza e… la sua ultima battuta: « Il più bravo direttore spirituale è colui che mette le anime in grado di camminare da sole ». Avevo riso dentro di me, perché sapevo che, così ben fornita, potevo camminare senza il suo aiuto immediato.
Venne di rado e si fermò poco, ma le sue visite erano sempre lampi di luce.
Qualcuno sosteneva che mancava di senso pratico. Non è vero. Una volta, venuto a trovarci in Convento, scoprì che, io e una Sorella, facevamo fatica in cucina per la mancanza di un utensile. Uscì e, poco dopo, ritornò sorridente portando una macchinetta per montare a neve le chiare d’uovo.
Ci ha fatto da Padre sgridandoci, guidandoci, amandoci. Noi abbiamo accolto ogni sua parola come fosse Vangelo perché in lui avevamo visto la rivelazione di Cristo.
La sua partita per il Cielo mi ha dato una forte stretta al cuore. Ogni suo dolore era stato anche il mio dolore. Ma ora l’ho qui, dentro, e nessuna cosa mi può separare da lui.
Sr. Giovanna Pasquali

Monastero Cappuccine
Correggio (R.E.)
8 ottobre 1975
Il primo incontro con Padre Mariano fu uno « scontro ». Vero scontro materiale, per fortuna a piedi! di due persone distratte che, svoltando un angolo in direzione opposta, si trovano a sbattere una contro l’altra.
« Scusi, Padre! ». « Scusi, Signorina! ».
E’ capitato a molti, ma, chissà perché, io, stranamente, ho percepito che in quel momento era accaduto qualcosa di importante nella mia vita. Non conoscevo il Padre, sapevo solo che era arrivato un Guardiano nuovo, giovane e intraprendente, ma non lo avevo mai visto. E fu davvero un incontro sconvolgente per me.
Secondo il canone delle attrattive umane per me non ne aveva alcuna. Non era buon parlatore, non mi sembrava particolarmente intelligente, non aveva doti che mi colpissero, eppure esercitò una potente attrazione su di me. Lui non fece e non disse nulla. Non mi conosceva. Io non ricordo il contenuto delle sue prediche, so soltanto che fui spinta al suo confessionale, lottando fra la paura e il desiderio. Sentivo che, con lui, avrei « dovuto » essere « buona ».
Ma fu lui buono con me. Inimmaginabilmente buono. Sempre. Per tutto il tempo che restò sulla terra, da che 10 conobbi. Oltre trent’anni. Entrò in me con la forza e la soavità della Pentecoste e fu una rivoluzione.
Quello che più mi colpiva, e che soprattutto operava in me, era « l’autorità », d’ogni sua parola e d’ogni suo gesto. Si dice di Gesù nel Vangelo « Parlava come uno che avesse autorità ». E di Samuele: « Da quel momento la sua parola acquistò autorità, perché Dio era con Lui ».
Così era del Padre. Non comandava, non imponeva: rivelava, donava, « portava ». C’era la controprova della testimonianza. La città in quel tempo fu pervasa da una fiammata d’amore e di novità evangelica. Ci fu anche chi si allarmò, ma la maggioranza si lasciò « contagiare ».
Il « Padre Celeste », che egli rivelava era così grande, così amabile, così vero, che tanti si sentirono spinti a voler essergli « figli » e tanto tanto bene fiorì. Quando il Padre se ne andò per altra destinazione fu come se una luce si fosse spenta. Ma, pur nella scarsità dei mezzi di trasporto di allora, i più fedeli (ed erano tanti!) andavano a trovarlo alla Chiesa dell’Annunziata e tornavano con gli occhi e il cuore pieni della dolce visione di quella figura che sembrava ingigantirsi nell’atto di benedizione, allargando le braccia smisurate. Le sue braccia! Davano il senso della misura di Dio, della Sua protezione, del Suo volerci tutti fratelli. Io ho potuto godere della sua direzione solo pochissimi anni. Anni intensi, sofferti e benedetti. Ma egli non mi ha mai abbandonata. Passavano intervalli di silenzio… al momento opportuno arrivava sempre, puntualissimo. In tre o quattro occasioni, assai difficili per me, potei constatare l’efficacia dei suoi interventi, a volte neppure sollecitati. ma sempre risolutivi, non solo per lo spirito, ma anche per altre cose che, per opera sua, persino contro mia voglia (le sue improvvise comparse a volte mi sembravano così strane e inopportune!, ma troppo grande era la fede nella sua luce e nel suo amore) si sono sciolte attraverso le vie più impensate.
Il suo soffrire… Il suo soffrire lo abbiamo visto in molti, sebbene ne trapelasse solo la minima parte. Doveva avere profondità abissali, pari alla luce e all’amore e alla fede che sapeva trasmettere.
Mai lo vidi cambiare.
Le cose che il Concilio ha rivelato e che ora, più o meno, sono sulla bocca di tutti, egli le aveva dette, con estrema naturalezza, decine di anni fa. Eppure io non lo udii mai dire: « Io l’avevo già detto! ». Era come se le imparasse di nuovo, rifacendo il cammino coi fratelli che erano rimasti indietro. A chi lo faceva soffrire chiedeva scusa intuendo quanto doveva essere più doloroso infliggere che ricevere dolore.
Una grande trasparenza di Gesù è passata sulla terra nel sorriso, nel cuore e nel dolore di P. Mariano.
Ma non si può essere tristi. Il vuoto è incolmabile, però la Realtà di cui ha vissuto è ora Verità svelata per lui e, se crediamo, come ci ha insegnato ancora è con noi, ombra luminosa di Gesù, amore fatto vita e parola.
Sr. Mariangela Periti

Convento S. Francesco
Padri Francescani
Mirandola (Modena)
9 ottobre 1975
Ricordo P. Mariano quale compagno, amico, confidente: era splendente nella carità, generoso nella bontà, ammirevole nello zelo apostolico, instancabile in ogni attività. Però la virtù più bella riscontrata in lui rimane la fortezza nell’abbracciare la Croce, in tante prove morali e fisiche, salendo con Cristo il calvario lieto e sorridente. Per questo ho ammirato la sua forza d’animo, la sua serenità interiore, la sua fede incrollabile in Colui che ci conforta, la sua rettitudine cristallina, il suo farsi piccolo per meglio riposare fra le braccia di Gesù e di Maria, che certamente lo hanno accolto quale servo buono e fedele.
P. Lorenzo Scarabelli
(Superiore)

Convento S. Francesco
Padri Francescani
Mirandola (Modena)
11 ottobre 1975
Sono stato con il P. Mariano a Fiorenzuola nel 1943-45. Che cosa posso dire di lui? Era tutto carità, che spiccava in lui in una maniera semplice, spontanea ed esuberante. Il gran numero di poveri che venivano al Convento, ritornavano via carichi di tutto. Il P. Mariano alla chetichella andava in dispensa e sistematicamente faceva scomparire quasi tutto e lo portava a varie famiglie, che si vergognavano di venire alla porta. Del resto anche tanti suoi indumenti facevano la medesima fine. Varie volte ha esposto al pericolo la vita (19-21 Aprile 1945) per liberare vari civili, già nelle mani dei Tedeschi, o testimoniare e garantire per loro. E ritornava trionfante. Noi in Convento lo sconsigliavamo a esporsi così. « Ma il bene — rispondeva — bisogna farlo quando è ora ». In quei giorni il Convento divenne il rifugio di tutte le bandiere. A chi brontolava, rispondeva: e Siamo o non siamo fratelli? E allora dobbiamo aiutarci! ».
P. Pier Paolo Monti

Monastero Santa Chiara
41021 Fanano (Modena)
9 ottobre 1975
Abbiamo avuto Cappellano del nostro Monastero il carissimo Padre Mariano Lombardi dal Febbraio 1954 al luglio del 1955. Chi tra noi l’ha conosciuto lo ricorda con vivissima gratitudine per la sua sacerdotale bontà, che lo rendeva disponibile a tutte le ore per il bene spirituale di tutta la comunità e di ciascuna sorella. Sapeva portare le anime nelle dimensioni liberanti e beatificanti della fede per ottenere il rinnegamento dell’io. Aveva l’ansia di preparare le più giovani alle difficoltà della vita e del tempo, perché non rallentassero un giorno il passo e lo slancio. Ricordiamo con commossa gratitudine qualcuna delle sue calde e vibranti esortazioni: « Essere ostie implica una totale morte a noi stessi, un martirio costante, una carità che superi ogni superlativo. Se anche qualche volta la natura sanguina, noi proprio allora dobbiamo ripetere la nostra fedeltà alla volontà di Dio e baciare la croce come mezzo di salvezza ».
Le più belle esortazioni che ci teneva, nelle frequenti conferenze, non possiamo citarle; ma possiamo affermare che durante la permanenza del Padre in mezzo a noi si notò un sensibilissimo aumento di fervore, di pace, di carità comunitaria, da riconoscervi visibilmente il passaggio di Dio fra noi.
Se la sua permanenza fu breve, continuò però a volerci bene: ritornò a predicarci gli Esercizi Annuali. Dopo l’intervento del terribile male che lo portò dopo anni alla tomba, venne tra noi a fare la sua convalescenza, così come San Francesco andò malato da Chiara. E lo rivedemmo l’ultima volta durante la Novena della nostra Serafica Madre Chiara, nell’agosto scorso: era ormai esausto, ma sostenuto da una forza morale ammirabile. Fu tanto felice di rivederci; ma quando, salutandoci, agitò le mani nel gesto che gli era così abituale e poi ci benedisse, noi sentimmo che era l’addio per il cielo, mentre le lacrime ci toglievano le parole. Nella sua c’era anche la benedizione del Serafico Padre e della Santa Madre Chiara, sulle cui orme si sforzò sempre di guidarci.
Così abbiamo conosciuto, così ricordiamo Padre Mariano; mentre ci conforta la certezza che dalla Casa del Padre continuerà a volerci bene, a pregare per noi, perché possiamo rivivere oggi l’ideale di Francesco e di Chiara.
Sr. Maria Assunta
(Abbadessa)

Parrocchia SS. Annunziata
43100 Parma
11 ottobre 1975
Caro P. Teodosio, ti invio un ricordo di P. Mariano, visto sotto il profilo dì parroco. I suoi ex parrocchiani della SS. Annunziata di Parma l’hanno ricordato con un rito di suffragio. Dopo 28 anni, vecchi amici e devoti, hanno sentito il bisogno di esternargli affetto e riconoscenza. E’ stata una cerimonia molto semplice, ma sentita. Ci è parso che il P. Mariano fosse ritornato tra i suoi parroc chiani, nella « sua » Annunziata, alla quale egli era tanto affezionato.
La gente di Parma è solita dire che quando uno entra nella chiesa dell’An nunziata, prima di uscirne vi lascia dentro un pezzo di cuore e, presto o tardi, nelle circostanze liete o tristi. sente il bisogno di ritornarvi. Quel mattino, P. Mariano era ritornato nella « sua » chiesa, perché portato dall’affetto e dalla riconoscenza dei suoi vecchi amici.
P. Mariano è stato parroco all’Annunziata dal 1945 al 1947. Per tre anni diede prova di squisito senso pastorale prodigandosi, negli anni difficili del dopoguerra, con ammirabile zelo. Condivise con i suoi figli spirituali gioie e dolori, speranze e, anche, delusioni. Il catechisrho, l’assistenza ai poveri di Oltretorrente, il confessionale, il conforto agli ammalati, furono la sua sollecitudine principale.
I suoi ex parrocchiani lo ricordano ancora come vero pastore di anime, come autentico francescano dal carattere vivo e ardente, sempre sereno e cordiale, dalla forte spiritualità radicata nella fede e nel sacrificio, nella generosità e nell’amore.
P. Pietro Rossi
(Parroco)

CIMITERO DI RIMINI
Trigesima
del
P. MARIANO LOMBARDI O.F.M.

Fu un uomo di Dio, un sacerdote pio e zelante, un seguace autentico di S. Francesco d’Assisi. Diresse spiritualmente molte anime ed aiutò i poveri. La sua memoria rimane in benedizione.

Sabato 25 Ottobre 1975, alle ore 16.30, sarà celebrata una Messa di suffragio nella Chiesa del Cimitero.

P. Mariano Lombardi
Francescano
n. alla Cagnona di Bellaria (Forlì) l’8 ottobre 1910 in. a Bologna nella Clinica Toniolo il 25 settembre 1975

Buda Rosa, la mamma del P. Mariano.
Egli nacque alla Cagnona di Bellaria l’8 ottobre 1910.
Suo padre Ferdinando era addetto alla scuderia dei Principi Torlonia.

Una rara fotografia del P. Mariano Lombardi
quando era novizio
alle Grazie di Rimini nel 1926.

Immagine di S. Anna
che il P. Mariano portava sempre con sé.

P. Mariano con tre Sacerdoti e due sposi novelli.

Gruppo di Cari
in una foto del 1950

P. Mariano
al tempo in cui era Superiore
del convento di S. Francesco di Fiorenzuola d’Arda (1942-45).

P. Mariano,
negli anni che dimorò nel convento
di Fiorenzuola d’Arda,
fu confessore ordinario delle
Suore Francescane Missionarie di Maria
di Castelnuovo Fogliani.
Diresse spiritualmente la Serva di Dio
Madre Ester della Croce per molte tempo,
e iniziò anche a scriverne le memorie.

Capitolo Provinciale
tenuto alla Santissima Annunziata di Parma
il 14 novembre 1945.
P. Mariano
è stato Parroco all’Annunziata di Parma
dal 1945 al 1947.

Mirandola
Il Crocifisso miracoloso della Chiesa di Gesù.
P. Mariano
ne era particolarmente devoto
e propagò instancabilmente tra i fedeli
questa devozione.

Capitolo Provinciale
celebrato nel convento di Busseto nel 1952.

P. Mariano
in una fotografia scattata a Bologna
il 22 agosto 1957.

Busseto 1959.
Il P. Mariano nel giorno del XXV della sua ordinazione sacerdotale.
Ha accanto a sé,
nel refettorio del convento,
il fratello Federico e la cognata Dina.

Busseto.
Gruppo attorno al Rev.o Prevosto
con alcui ammalati

 

Una fotografia di P. Mariano nel chiostro del convento di Busseto dopo che venne trasformato in Casa di Esercizi Spirituali.  Sulla loggia e in basso si vedono i vasi di fiori che egli coltivava 

Assisi – S. Damiano
Il P. Mariano benedice le nozze di due suoi conoscenti in data 21 giugno 1961

Uno dei tanti presepi fatti dal
P. Mariano
nella Chiesa dei Francescani di Busseto

Un atteggiamento sorridente del P. Mariano
durante la firma della novella sposa Renzi Lucia.
La foto è del 25 aprile 1963.

Il P. Mariano
nel viale che conduce alla Chiesa
e al convento dei Francescani di Busseto.
Tra tutti i luoghi dove ha dimorato,
egli ha amato
in modo particolarissimo questa Città.
Vi dimorò 14 anni,
compiendo un apostolato fecondo.

Capitolo Provinciale
celebrato nel convento di Busseto nel 1964.
Fu il periodo in cui P. Mariano
svolse una grande atitvità,
facendo raccogliere le memorie storiche
sui Francescani a Busseto
e stampare un volume per gli esercizianti.

Una fotografia del P. Mariano del 1971.

P. Mariano con il Signor Segafreclo,
alla sua destra,
ed altri Signori di Bologna.
Il P. Mariano
era amicissimo della Famiglia Segafredo.

Il P. Mariano
sulla porta d’entrata del convento
della Verucchia (Zocca),
dove fu Superiore amato e stimato dal 1973 al 1975.
La foto è del 1973.

P. Mariano
con in braccio due suoi nipotini.

 

LEGGI/SCARICA LA PUBBLICAZIONE, in formato PDF

 

 

2 thoughts on “Padre Mariano

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *