Fulvio Vernizzi


A Busseto una mostra dedicata al maestro nel centenario della nascita

FULVIO VERNIZZI bacchetta magica

La vita, l’arte e la carriera del direttore
delle orchestre Rai di Torino e Milano

Nel rievocare la personalità di Fulvio Vernizzi, alla cui memoria Busseto dedica ora una significativa quanto doverosa testimonianza nella ricorrenza dei cento anni (mostra fino al 31 dicembre alla biblioteca della Fondazione Caia della Biblioteca in via della Biblioteca 3; apertura domenica dalle 10 alle 12,30 e da martedì a venerdì dalle 14,30 alle 18) mi piace ricordarere a quell’idea di risarcimento he avevo espresso in occasione della presentazione di un prezioso volumi di ricordi (ndr: vedi sotto) curato da Giangiorgio Satragni per dare evidenza a quella sensazione di vuoto, ingiusta, seguita alla sua morte, avvenuta nel 2005. Sensazione tanto più pungente in rapporto alla naturale discrezione dell’uomo, a quel particolare equilibrio che lo guidava nell’azione come nei giudizi e che rendeva oltremodo accattivante il rapporto con lui.
Tratti che ho potuto cogliere nel corso di una frequentazione legata alla mia partecipazione per diverse edizioni alla commissione del Concorso bussetano di voci verdiane (di cui poi Vernizzi dal 1989 assumerà la presidenza, dopo l’uscita di scena di Carlo Bergonzi) . E proprio in quel contesto animato di una giuria dove spesso si confrontavano opinioni fortemente contrastanti, non di rado eccedenti, la voce di Vernizzi rappresentava appunto un punto di saggezza che nasceva dall’ampiezza di una visuale che l’esperienza aveva reso oltremodo armoniosa.
Ma quelle giornate bussetane mi hanno offerto la gradevolezza del rapporto con Vernizzi per la ricchezza di spunti legati al suo lungo impegno direttoriale che per un ventennio aveva esercitato a capo delle orchestre della Rai di Torino e di Milano. Un approdo di grande rilievo che premiava una vocazione sbocciata con sorprendente precocità, non ancora decenne, come rievoca affettuosamente Corrado Mingardi nel saggio contenuto – insieme a quello di Gustavo Marchesi il quale ricompone le tappe della presenza parmigiana – nel volumetto che accompagna l’esposizione. Nato ne11914 a Frescarolo di Busseto, a tredici anni compone un’opera per bambini, «Il piccolo prigioniero», andata in scena a Salsomaggiore nel 1927; un filo quello della composizione che si snoderà, quasi in penombra, lungo il suo lungo percorso. Dopo gli studi al Conservatorio di Parma il confronto con il primo cimento direttoriale, animato da un entusiasmo che lo aveva indotto ne11936 a dar vita ad una formazione da camera, intitolata a Ferdinando Paér, e ancora ne11946, nel clima disagiato del dopoguerra, ad animare una compagine orchestrale di una quarantina di elementi, tutti offertisi gratuitamente, nell’ideale sforzo di ridare alla città un’orchestra stabile ricomponendo una lunga tradizione interrotta, dopo l’unità del Regno, dalla soppressione ne11875 dell’Orchestra Ducale. Purtroppo un sogno sfumato nel breve giro di pochi, applauditissimi concerti. E’ iniziata così la carriera del direttore d’orchestra, dapprima a Busseto, a Salsomaggiore, al Regio, poi attraverso circuiti sempre più allargati, con l’incoraggiamento dello stesso Toscanini. Un cammino in crescita di cui anche il pubblico parmigiano ha avuto occasione di ammirare alcune tappe ragguardevoli; tra queste un ricordo particolare va alla direzione di «Assassinio nella cattedrale» di Pizzetti nel 1968. Ma il primo raggiungimento significativo avverrà nel 1953 quando Vernizzi fu nominato condirettore dell’Orchestra Sinfonica, della RAI di Torino dove, dapprima a fianco del direttore stabile Mario Rossi, poté mettere a frutto le sue qualità musicali unite a una intraprendenza organizzativa grazie alla quale poté assicurare all’istituzione la collaborazione di molti interpreti di rango internazionale nonché di importanti compositori, attraverso la committenza di nuove opere. Una posizione di prestigio che trovò ulteriore ampliamento con la chiamata a dirigere l’Orchestra RAI gestita con sapienza tra il 1958 e i11964. Si inserisce entro tale arco anche la nomina a direttore artistico del nuovo Teatro Regio di Torino in occasione della sua inaugurazione de11973, con «I Vespri siciliani», che pure dirigerà, sostituendo all’ultim’ora Vittorio Gui, impedito da un grave malore. Un avvenimento avvolto da un clima polemico nato da varie incomprensioni tra cui la decisione della soprintendenza di giocare come richiamo sulla regia della Callas e Di Stefano, rivelatasi un flop.
Toccò a Vernizzi muoversi in quel clima caotico, invelenito dalle polemiche; con un’appendice amara: al ricevimento sontuoso dopo lo spettacolo Paolo Grassi nelle vesti di Presidente di tutti i teatri lirici nel rivolgere l’elogio per ln sforzo degli organizzatori, ignorò la Callas, astiosa ripicca personale, e pure tutti gli interpreti e il direttore, al che Vernizzi, intervento non previsto dal protocollo, si alzò dicendo: «Io sono il Milite Ignoto e rappresento tutti gli altri ignoti che questa sera hanno lavorato per inaugurare il nuovo Teatro Regio». Uno strappo che gli costerà il mancato rinnovo dell’incarico al Regio di Torino, epilogo amaro, senza dubbio, che troverà ampio riscatto con i prestigiosi incarichi che seguiranno, in Olanda con l’Orchestra del Concertgebouw, una delle formazioni più importanti nell’universo sinfonico, infine in Giappone dove ne11975 assumerà il ruolo di direttore stabile dell’Orchestra Sinfonica di Kyoto, tenuto per una decina d’anni

 Gian Paolo Minardi

 

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FULVIO VERNIZZI Direttore d’orchestra, compositore e didatta, Fulvio Vernizzi (1914-2005) ha svolto un ruolo centrale nell’Italia musicale del secondo Novecento. Radicato nella terra parmense di Verdi, fu uno dei più sicuri e autorevoli conoscitori del melodramma, interpretato con i migliori cantanti del suo tempo in patria e all’estero, in teatro e in forma di concerto. Ugualmente versato nel repertorio sinfonico, diresse per molti anni stabilmente le orchestre della RAI di Torino e di Milano, promuovendo in modo intenso l’esecuzione di nuova musica. Direttore artistico del Regio di Torino e primo direttore a salire sul podio del teatro ricostruito, fu a lungo in Giappone quale stimato interprete del repertorio sinfonico europeo e come docente.
Musicista rigoroso e conoscitore profondo dei segreti della tecnica e dell’esecuzione, Vernizzi possedeva una statura che ha lasciato un segno tangibile in chi l’ha conosciuto. Questo volume intende schizzare il suo ritratto artistico e umano attraverso le voci di chi ha lavorato con lui, nell’intento di restituirne il carisma e la dirittura morale, aliena da compromessi.

GIANGIORGIO SATRAGNI (1970) è musicologo e critico musicale, insegna Storia della musica al Politecnico di Torino e scrive sul quotidiano “La Stampa’, sui mensili Amadeus” e “Sipario”. Come studioso ha pubblicato numerosi contributi sulla musica italiana e tedesca dell’Ottocento e del Novecento in Italia, Germania, Austria e Svizzera. È inoltre attivo come conferenziere e relatore in convegni specialistici. In qualità di critico da sempre si occupa di interpretazione musicale e direzione d’orchestra.

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