Professore

 

 

IL PROFESSORE CHE “VIVE” IN BIBLIOTECA

Troviamo Corrado Mingardi nella bella biblioteca di Busseto, mentre parla al telefono con Carlo Bavagnoli, mito della fotografia italiana, unico italiano a «Life».
Persona colta e schietta, questo professore di lettere: tanto che, ben prima di proporre una chiacchierata per la «Gazzetta», consegna un foglietto con scritto: «In una lettera a Cesarino de Sanctis Verdi disse dei giornalisti: “Questa razza perfida spesso e sempre cialtrona, che non può lasciare in pace la gente neppure quando viene sepolta in un deserto”». Bene, carte in tavola, possiamo cominciare. Sul tavolo, oltre a statue e lampade di rara bellezza, ci sono i libroni di Bavagnoli, con scatti memorabili in Oltretorrente e Trastevere nel Dopoguerra, o sulla Sardegna vista insieme a Livio Zanetti, prima che diventasse direttore dell’«Espresso», come «Africa in casa».
Nato a Fidenza il 24 gennaio 1939, Mingardi abita da sempre a Busseto. «Mi sono lauerato a Milano, all’Università Cattolica, ci tengo a dirlo prima del 1968». Dal 1969 è responsabile della biblioteca della Fondazione della Cassa di Risparmio di Parma, erede della storica, biblioteca del Monte di Pietà, fondata nel 1768 e ricca, di 60 mila volumi. Mingardi è anche consulente di questa fondazione, per cui ha curato le mostre d’arte a palazzo Bossi Socchi, occupandosi anche dei relativi cataloghi. Dirige inoltre il museo Verdiano di Casa Barezzi a Busseto; ha contribuito ad allestirlo.
E’ membro del consiglio di amministrazione del Museo Bodoni di Parma e del consiglio direttivo dell’Associazione Amici di Verdi, con cui partecipa all’organizzazione delle attività culturali.
Svariate le sue pubblicazioni su molteplici argomenti: le colonne portanti della produzione rimangono Giambattista Bodoni, che ama molto «mai quanto Picasso e Matisse» Parlata lenta e garbata, Mingardi vive «in» e «di» un luogo dove da secoli s’annida il senso del bello. La «sua» biblioteca, e il «suo» paese.
Questo fazzoletto di terra tre volte di frontiera: Parma, Piacenza, Cremona. Cosa le piace, del suo mestiere? «Il contatto con le persone. E la possibilità di avere tanti libri, come fossero miei»
Bavagnoli ne ha donati 300, nel 2000, insieme a 30 mila negativi. Ma altre sono le donazioni, come, per esempio quella dell’ingegner Nello Brunelli, o dei figli di Gianpaolo Servida. Di qui sono passati in tanti, da Riccardo Bacchelli ad Alberto Bevilaqua, passando per Dacia Maraini. E il mondo del bel canto: Renata Tebaldi, Mario Del Monaco, Carlo Bergonzi, Gianandrea Gavazzeni. Venne il cardinale Ratzinger, prima di diventare Papa, insieme al cardinale Antonio Samorè e al cardinale Poggi.
Nel 2005 ha esposto la sua collezione di libri d’artista in una mostra a Palazzo Magnani, Reggio Emilia, curandone il catalogo per Skira. La stessa collezione, accresciuta, è stata esposta a Parma presso il palazzo Bossi Bocchi, nel 2008.
Sempre recentemente è stato chiamato a far parte del comitato scientifico del Museo Nazionale Verdiano, non da molto inaugurato nella Villa Pallavicino di Busseto. Fa parte, infine, del sodalizio i Cento Amici del Libro. In biblioteca, sono custoditi, fra quadri e pianoforti a coda, libri pregiati di storia dell’arte, del territorio, ma anche molta letteratura per l’infanzia.
Lei, di preciso, che fa? «Io mi sento un consulente del lettore». Vengono più o meno persone, oggi? «Ci fu un boom iniziale negli anni Settanta., poi gli ingressi si sono stabilizzati. Adesso, va detto, negli ultimi due anni, le persone tornano ad aumentare. Forse perché molti, anche stranieri, trovano i titoli su internet e ci vengono a trovare. Siamo aperti nel pomeriggio, anche la domenica mattina. Vorremmo sempre poter essere un buon salotto del paese».

Prima di entrare in biblioteca, Mingardi ha insegnato alle scuole medi di Soragna, appena aperte. «Non ero ancora laureato, ma non c’erano insegnanti. Il problema opposto di ogi». Nella sua collezione oggi sono noverati duecento libri d’artista. Litografie, acqueforti, xilografie, acquente: tutte originali, firmate dagli autori. Resisteranno i libri? «Nella storia le rivoluzioni sembrano cancellare il passato. Invece poi i mondi vengono conciliati, convivono.
Il libro comunque lo si vive, lo si ricicla, è anche pratico da portare al gabinetto. Da questo legame profondo con la carta, i colori e l’inchiostro, nasce l’amicizia con Franco Maria Ricci. Una chicca: Andy Warhol gli regalò un libro, con un preservativo come segnalibro. Facciamo per riordinare i libri di Bavagnoli, estratti dalla teca della donazione. «Cosa fate? Ci penso io. Stasera dopocena, torno in biblioteca».




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