Pitture


 

 

AL SIGNOR ABATE
DON PIETRO ZANI

PIETRO VITALI

Vi mando questo mio libretto delle Pitture di Busseto, che voi avete più volte
desiderato di vedere. Per l’antica nostra amicizia io voglio credere che non
debba esservi discaro.. Se potrà esso riescire ad altri gradevole per qualche
lume che recar possa alla storia dell’arti belle io me ne terrò contento .E se
ciò non avvenga, come disse Luciano assai lepidamente, dirò io pure
zez-bli,;-al, ó 2i os Év Kpavúw. State sano.
Parma.20 Luglio 1818.

 LE PITTURE DI BUSSETO

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Busseto capital luogo dell’antica Marca o Stato Pallavicino non fu negli andati tempi senza dilettazione di pittura, e d’altre più arti che al, disegno appartengono. Riveggendo le antiche memorie rimasteci appare non oscuramente quanta cura si diedero i Bussetani di ordinare che fatte fossero per i più valenti maestri che per loro si potesse e tavole, e pitture sopra muro, ed opere bellissime di orificeria, ed altre d’altra maniera, le quali tutte servir dovessero di ornamento alle loro Chiese, ed al loro luogo altresì non piccolo splendore per arrecar fossero. I quali come fuor di dubbio sono degni di molta lode, così non poco è da dolere che coloro che sono venuti dappoi non abbiano usata la debita diligenza nel conservare quelle cose tutte che i loro antecessori con tanta sollicitudine e spesa avevano fatte fare, disavventura però che quasi ad ogni luogo d’Italia si vede essere stata comune. Perciocchè alcune ho io trovate essere interamente perdute, ed alcune altre non più ritenere la primiera loro conservazione e bellezza per poca cura avutane in tempi non molto da noi lontani. Pertanto affine di conservare se non altro la memoria .di quelle cose che più ora non si veggono, Io che alla storia dell’arti suddette può molto bene servire di alcun lume, io ho voluto in questo
mio libretto descrivere non solamente le opere di pittura, e simili altre che presentemente in Busseto si truovano, ma quelle eziandio che vi furono in passato, secondo che o dalle scritte memorie, o dalla tradizione pervenutami per mezzo di alcune vecchie persone del paese ho io potuto averne notizia.

Opere di diversi Pittori Cremonesi.
Celebre e lodata ne’ passati tempi si è renduta senza dubbio la Scuola Pittorica Cremonese, dalla quale non pochi Pittori escire si videro, e di non piccolo valore. Molte delle costoro opere si truovano in Busseto ordinate a quegli artefici, e ciò non tanto per esser poco distante da Cremona un cotal luogo, quanto anche perchè questo sino da primi tempi fu sempre di quella Diocesi, dalla quale solamente fu separato nell’anno
16o3, secondo che a Papa Clemente VIII era piaciuto di ordinare nella erezione ch’ei fece del nuovo Vescovato di Borgo San Donnino (1)
Ed egli è noto agli eruditi che l’originaria estension delle Diocesi quella secondò appunto che ebbero negli antichissimi tempi i territori delle diverse città d’Italia. Dall’opere adunque de’ Pittori cremonesi fatte per questo nostro luogo, volendo io incominciare il presente racconto, non devo lasciar di dire di una bella tavola di mano di Gio.
Francesco Bembo, di cui ci ha serbata memoria una dimezzata iscrizione dipinta
sopra un pezzo di tavola trovata non ha molto nel disfacimento del vecchio coro
della Chiesa Prepositurale di S. Bartolommeo, ed è la seguente:
HOC C O ……
I O H E S …..
BENBIS …..
MONE – …..
CENBRIS…..
Questa cosi deve leggersi interamente. Hoc Opus Fecit Johannes Franc. de Benbis Cremone Mense Decembris. Io non dubito che nella medesima non si leggesse l’anno in cui fu fatta quell’opera. Ma io non so bene se questo cader dovesse nel XV. secolo piuttosto sul principio del XVI. Per quello che scrive il Zaist non è conosciuto
nell’opere di questo pittore altro millesimo che quello del 1506 e del 1524.
Nondimeno pare a me, che egli debba avere anche dipinto nel secolo del mille e
quattrocento. Tra i vecchi pittori cremonesi lo ripone Antonio Campo, così scrivendo nella sua Storia. Vi furono dunque ne’ tempi più addietro Cristoforo Mòretto, Bonifacio, e Gio. Francesco di Bembi, Giacopo Pampurino, e Boccacino Boccaccio, le cui opere degne di lode si veggono in molti luoghi della nostra città, et in Milano, e ne sono anche in Roma d’alcuni di loro. La detta tavola che al parer mio è stata conservata sino a questi ultimi tempi, benchè passata in altro luogo diverso da quello dove ella fu collocata da principio, e che io credo pure dí aver veduta cogli occhi miei, in frall’altre imagini quella conteneva dell’Apostolo S. Bartolommeo, e però dobbiam noi credere che per l’anzidetta Chiesa nostra sia stata fatta, e posta fosse nella maggiore cappella. Ma ella non restò certamente a suo luogo sino a che nel principio del passato secolo fu fatto fare in Cremona l’odierno quadro rappresentante una gloria di detto Santo;
perciocchè da alcuna vecchia persona sono stato informato che tutt’altra pittura trovossi qui quando l’odierna vi fu collocata. Ed io penso che quando crebbe in questa Chiesa il numero de’ Canonici e Residenti, e ciò fu nel secolo del mille e seicento, essendo stato bisogno di un coro più ampio che il primo non fu, per far luogo al quale si dovette trasportare più avanti l’altar maggiore, essendosi ultimamente scoperto l’antico suo luogo che fu più addietro, ed accorciare il presbitero, e per cagione di tutto questo non
potendo più servire acconciamente la tavola del Bembo, questa sia allora stata rimossa dal primiero suo luogo. Fatto quindi inutile l’ornamento suo, ed ogni cosa che in quello era, dovette essere adoperato quel legname nell’adattar che si fece ai muri della cappella quel coro più ampio del primitivo, che io penso non sia allora stato fatto di nuovo; e per tal guisa quel pezzo di tavola contenente la detta iscrizione è poi stato trovato ultimamente dietro ad un sedile del medesimo. Se alcuno fosse desideroso di sapere dove passata sia la tavola del Bembo quando ella fa tolta, dal detto luogo, io posso dire che non dubito quasi che ella trasportata non fosse nella Chiesa de’ PP. di S. Francesco che abitano fuori di porta, e ne’ suburbi nostri . Ora io credo che questa tavola quella fosse appunto che vedevasi non ha molto nella suddetta Chiesa de’ Minori Osservanti all’altare di S. Bernardino da Siena, coperta però da una tela, sopra la quale era posto un piccolo quadro di detto Santo. Io l’ho veduta una volta, avendola fatta a bella posta scoprire. Ella era a tempera e bella. Ma in alcun luogo cominciava a scrostarsi, e n’era caduto il colore, sì che n’era scoperto il gesso. Vi si vedeva la Madonna col Bambino in una sedia alta nel mezzo, e dall’un lato San Pietro Apostolo e dall’altro San Bartolommeo, e davanti San Giovanni in età fanciullesca. Di questa pittura ho io veduta una copia di eguale grandezza posseduta dai Chiozza, famiglia di Busseto oggi estinta, che la tenevano in un loro villereccio casino posto nella villa di Frescarolo.
L’Original tavola fu poscia dal detto altare levata per collocarvi in sua vece certo quadro moderno; e dopo essendo ella stata mal custodita nel detto convento in brieve andò a male, per essere tutto caduto il colore.
La Chiesa di San Bartolommeo fu edificata da Oberto Pallavicino figliuolo di Manfredino circa l’anno 1336, e poscia ampliata e ridotta in miglior forma da Orlando detto il Magnifico. Risiede in essa una Collegiata, istituita da Papa Eugenio IV nel 1436, della quale è capo il Preposto avente archidiaconale autorità (2). In questa l’anno 1537 il dì 19 di Dicembre ebbe il suo cominciamento la compagnia. della Immacolata Concezione
della Vergine, la quale fu eretta dal Padre Gio. Antonio Maiavacca di Busseto dell’Ordine de’ Minori Osservanti, soggetto e per santità e per iscienza assai ragguardevole al tempo suo. La prima cura della compagnia fu quella. di far dipingere il quadro per l’altar suo. Questo, come dall’originai libro di mano del Tesoriere Baldassar Mari si ricava, che tuttora si conserva nell’ archivio della compagnia medesima, fu fatto fare in Cremona per mano di Galeazzo Rivello o Riello, come nel detto libro si legge, l’anno 1538, ed il Mistero esprimeva onde era stata denominata la compagnia. Un tal quadro malavventuratamente ora più non si trova, nè dire io saprei qual fine abbia egli avuto, o dove sia stato trasferito, non avendone io avuta contezza che dal detto libro, che solo ce ne ha serbata la memoria. Dal quale però non ho potuto sapere l’intera somma che costò una tale opera, perciò in esso manca il foglio di questa spesa. Dalla
partita però del riscosso truovo essere stati incassati per dare al pittore del quadro della Concezione in più partite ducati d’oro N.° 12, ed. alcuna cosa di più, offerti da diversi per loro divozione, la terza parte de’ quali donata fu dalla Comunità nostra. Di Galeazzo Rivello fa menzione Antonio Campo nella poco sopra mentovata sua storia della città di Cremona. Questi dopo di avere brievemente accennati alcuni pittori della stessa sua patria che furono ne’ tempi più addietro a lui, cioè nel XV secolo, accostandosi a coloro elle furono a lui più vicini, e lo precedettero di poco, scrive cotali parole: Seguirono a questi Tomaso Aleni detto il Fadino amicissimo di Galeazzo mio padre, e tanto simile a lui nel dipignere che non si sapevano discernere l’opere di l’uno da quelle dell’altro. Bernardino Ricca detto il Ricò, Altobello Melone, Galeazzo Pisenti detto il Sabbioneta, et Galeazzo Rivello detto della Barba, di cui fu figliolo Galeazzo (leggasi Giuseppe, come nelle emendazioni nella fine del libro) il quale oltre alla pittura si dilettava molto di poesia volgare,nella quale riesci non mediocre, l’opere de’ quali sono sparse in diverse Chiese, e luoghi della nostra città ed altrove. Sin qui il Campi bene ed acconciamente.
Ma sono bene gravissimi ed incomportabili gli errori che commette il Zaist intorno alla persona di Galeazzo Rivello. Lo partisce egli in due. Vuole che Galeazzo Rivello soprannomato della Barba sia il seniore, ed abbia fiorito circa il 1410. Gli dà per figlio Cristoforo Moretto. Afferma che di lui non ha favellato il Campo, come quelli elle erasi protestato di voler favellare solamente di coloro che erano stati un cent’anni avanti a lui. Pone poscia un altro Galeazzo Rivello iuniore, e gli dà per figlio Giuseppe. Nondimeno egli è manifesto che Galeazzo Rivello, nominato dal Campi, ed a cui ha egli dato per
figlio Giuseppe, viene altresì da esso Campo soprannomato della Barba. Perchè non doveva poter supporre il Zaist che Galeazzo Rivello avente un tal soprannome sia stato in fiore nell’anno 1410, e meno asserire che di lui non ha fatta menzione il detto Campo. Ma d’onde ha egli mai ricavato tante e tali stranezze il Zaist? Credo non d’altronde che dalla sua mente che il diritto calle aveva smarrito mentre seguir volle un errore del Baldinucci. Aveva egli letto nella costui opera che tra i pittori cremonesi che’ vissero nel principio del XVI secolo, ed alla lor patria recarono non lieve splendore uno fu Galeazzo Rivello detto della Barba, il quale operò di antica maniera, ed ebbe un figliuolo chiamato Cristoforo soprannomato il Moretto. Osservò il Zaist che questo Cristoforo dal Lomazzo
vien riportato al tempo di Francesco Sforza, che tenne il Ducato di Milano dall’anno 145o al 1466, e dal Campo similmente tra que’ che vissero e fiorirono nel XV secolo è stato annoverato. Ma doveva egli per questo riferire Galeazzo Rivello detto della Barba nell’anno, e dividerlo in due, riponendone, poscia un altro dello stesso nome nel principio del 15oo? Doveva egli, piuttosto che accrescere gli errori e guastar tutto, emendare quell’unico che nelle testè citate parole del Baldinucci si truova, e dire che non è vero che di un tale Galeazzo sia stato figliuolo il Moretto, che fu assai prima e di diversa famiglia; essendo per altro verissimo quello che scrive esso Baldinucci di Galeazzo Rivello, essere cioè vissuto sul principio del 15oo. Lo che si confà molto bene con ciò che prima aveva lasciato scritto il Campo, e per la memoria rimastaci di un suo
quadro dipinto alla compagnia nostra nel 1538 ottimamente è confermato. Perchè riconoscendo noi un solo Galeazzo Rivello, ed a suo luogo lasciandolo, del quale parlano giustamente il Campi ed il Baldinucci, rifiuteremo sicuramente quell’altro senior Galeazzo sognato nella sola mente del Zaist, non mai stato al mondo, e però non conosciuto né ricordato da chicchessia.
Dei Campi, che in più felici tempi fiorirono, ed alla cremonese Scuola indubitatamente non piccolo onor fecero, sono in Busseto alcune opere. Ad Antonio ha creduto il nostro Pietro Balestra in certo suo brieve racconto delle Pitture di Busseto, che di sua propria mano scritto io conservo, potersi attribuire un bellissimo fresco che rappresenta Cristo caduto sotto la Croce con molte figure, e truovasi nella Chiesa de’ Minori Osservanti poco fa riaperta, dopo di essere ella stata chiusa alcun tempo per la soppressione di que’ Frati. Io per altro lo attribuirei piuttosto a Giulio suo fratello. Certa cosa è che l’opera è assai buona e degna di essere commendata. Bellissime sono le teste, bellissimo l’ignudo, bellissima l’espressione di Cristo, e bellissimo il paese; e tutto infine dimostra essere questa di eccellente pennello. Di Vincenzo fratello degli anzidetti ha un
bellissimo quadro nell’Oratorio di S. Maria che rappresenta la Vergine annunziata
dall’Angelo. In commendazione di quest’opera così lasciò scritto il poco sopra mentovato Balestra pittor nostro. Spiacemi non aver io adeguati termini a ben esprimere la B. Vergine, come attenta sta ascoltando l’ambasciata del Paraninfo celeste, ed in uno tute assorta ed estatica contemplandone l’alto divin Mistero, che doll’Angiolo con vera espressiva, e con tutta umiltà e somma grazia le viene spiegato. Opera veramente degna di essere veduta, e che sola basterebbe a far comprendere la
somma intelligenza, e valore di questo non, mai abbastanza commendato pennello
.
Leggesi in Onesto quadro il nome dell’autor suo, e l’anno 1581 in cui egli lo fece. Nella Chiesa di S. Nicolò oggi detta più comunemente della Trinità, per la. Confraternita di un tal nome che in essa risiede, altro quadro non men bello si ritruova di questo stesso autore, che lo dipinse nell’ anno 1579, come nel medesimo si legge. In esso è figurato Cristo posto in croce, e sopra lui il Divin Padre collo Spirito Santo, e nella parte più bassa dall’un lato è Santa Lucia, e dall’altro Sant’Apollonia. Allo stesso Vincenzo attribuisce il Balestra un altro bel quadro posto all’altare del Ss. Sagramento nella Chiesa de’ Min. Osservanti rappresentante la Vergine seduta sopra una sedia che invita
San Francesco ginocchione a baciare il piede di Gesù Bambino, essendovi anche il frate di lui compagno in piedi con San Giovannino, e dietro San Giuseppe appoggiato alla sedia della Vergine. Ed io credo molto bene che sia quest’opera del detto Campi, comechè non vi si legga come nell’altre il nome suo. Di Bernardino Campi, che fu della famiglia degli anzidetti, truovasi un quadro all’altar maggiore della Chiesa parrocchiale di Frescarolo villa del territorio nostro due miglia lontana da Busseto, dove è figurata la Vergine col Bambino entro mia gloria di Serafini, e sotto S. Giovanni Battista e San Girolamo.
Leggevisi il nome del detto Bernardino, e l’anno 1574, secondo che lasciò scritto il più sopra ricordato Pietro Balestra.Di Francesco Sabbioneta altro pittor cremonese una tavola è conservata nell’antica Chiesa parrocchiale di Spigarolo un solo miglio lontana da Busseto. Rappresenta quest’opera la Madonna col Bambino, San Gregorio, e San Bartolommeo ed in essa malamente ora si legge l’anno 1457. Questo millesimo ha fatto già trasecolare qualcheduno. Nondimeno certa cosa è che dir deve veramente 1557. E facilmente è incorso un tale errore nel rifacimento di quest’opera seguito per mano del nostro Balestra, per non avere egli saputo, com’io penso, sostenere l’infinita noia di risarcire gl’innumerabili danni che il tarlo le aveva cagionato; il qual Balestra del suo
vi aggiunse anche due teste di Serafini molto belle, e della maniera sua. Ad ogni modo non so io troppo commendarnelo. Perchè il por mano nelle opere altrui è sempre mala cosa e vituperevole. E comechè questa tavola così rifatta buona opera ancor sia, nondimeno egli è certo che ella non deve più essere quella del Sabbioneta. Che solamente per l’anzidetto sbaglio leggasi oggi nella medesima quel millesimo diminuito di un centinajo d’anni si raccoglie ottimamente dall’Opera di Antonio Campi, nella quale è nominato questo pittore tra quelli del tempo suo. Quivi adunque, dopo di avere egli ricordato Giulio suo fratello, il Sogliari, ed altri dei più ragguardevoli, soggiunge tosto: Vi sono anche stati Francesco e Vincenzo fratelli Sabbionedi Pittori ragionevoli. Furono questi figliuoli di Galeazzo Sabbioneda sopraddetto. Questo Galeazzo fiorì sul principio del secolo decimo sesto. E tutto ciò è anche confermato dal Zaist.
Nella Collegiata di S. Bartolommeo all’altare del Ss. Sagramento ha un quadro di buona maniera, opera sicuramente di alcuno della scuola Cremonese. Nel rimuovere che si fece alcuni anni addietro dall’ornamento suo messo a oro bisognevole di riattazione un tal quadro, mi ricordo essere stato detto che egli era di mano del Chiaveghino, non so se per cagione di essere stato letto nel medesimo un cotal nome, che oggi non si è potuto trovare, o altrimenti. Questo così detto Chiaveghino deve essere, s’io non m’inganno, Andrea Mainardi del quale fa menzione Antonio Campi nella sua storia, così scrivendo: Ha fatto anche Andrea Mainardo molte lodevoli pitture a olio, nè cessa di affaticarsi mostrando nel suo operare molta diligenza, ed industria. Parla anche di lui
il Zaist, affermando avere egli portato il soprannome suddetto. Vero è però che secondo che egli scrive cosi chiamato altresì Marcantonio Mainardo o fratello o cugino dell’anzidetto. Vedesi in questo quadro la Madonna in piedi sopra la luna con gran manto sostenuto da due Angeli che l’incoronano, ed abbasso quattro Santi, due per ogni lato. E questi sono San Pietro e San Paolo Apostoli, San Francesco e Santa Chiara.
Nella Chiesa stessa i quindici Misteri intorno alla nicchia della Madonna del Rosario toccati di pennello assai bene in piccoli tondi sono di mano di Gio. Battista Natali, che fiorì nel secolo del 1600, ed alcune opere dipinse in Roma mentovate dal Titì e di cui è da vedere il Zaist nel più volte mentovato suo libro de’ Pittori Cremonesi. Sono essi stati tratti dall’antico quadro in tela ch’egli fece della Madonna, intorno alla quale esso gli aveva così dipinti. Furono i medesimi tagliati fuori da Francesco Boccaccino altro pittor cremonese verso il principio del passato secolo, come di sua mano si legge dietro ad uno de’ medesimi. La Madonna rimasta di una tale pittura alcun dice che sia quella che dipinta in uno ovato bislungo trovasi oggi nel luogo del Battesimal fonte, ma io non ho potuto sin qui accertarmene.
Nell’Oratorio di S. Rocco fondato nel 2528, all’altare di S. Giacinto truovasi un quadro che rappresenta la Madonna col Bambino in gloria, ed a basso S. Pietro Apostolo e S. Giacinto. Evvi una iscrizione, nella quale nulla si può leggere fuori dell’anno 1593. Scrive il Balestra che è di mano di Ermenegildo Lodi cremonese scolaro di Gio. Battista Trotti detto il Malosso. Parla di questo pittore il Zaist, e di un più vecchio di tale famiglia Antonio Campo nella storia di Cremona: Dietro ad una mezza figura di Cristo nel suo patire spogliato delle vesti, tenente la canna, e coronato di spine, che io mi trovo avere dipinta in tela leggo le seguenti parole: Opera fata p. m. perino di lodi et donata alla compagnia di S.ta Maria de passione per m. evangelista suo padre adi primo 1583. Io non dubito quasi che questo pittore non sia stato della stessa famiglia degli anzidetti , ricevendo io quel di Lodi non già per nome di luogo ma piuttosto di famiglia, come dicesse de’ Lodi. Ed è detto alla Lombarda, in quella guisa medesima che nella storia del detto Campo si legge Bonifacio e Gio: Francesco amendue di Bembi, e nel sovracitato libro della Concezione Michelangelo pittore parmigiano è detto di Anselmi, dovendosi intendere degli Anselmi, di che non è da dubitar punto. Di questo Perino de’ Lodi non fa menzione alcuna il Zaist, e forse morì egli in età giovenile
Nella Chiesa di S. Gemignano fuori. di porta, la quale fu già incorporata alla prepositura, come si vede nella prima Bolla di Eugenio IV, conceduta poscia ai Padri Cappuccini quanto all’uso non quanto alla proprietà, coll’annuo canone di una libbra di cera dovuto al Preposto di S. Bartolommeo, oggid’ chiusa per l’espulsione de’ detti Padri, fu già all’altar maggiore un quadro rappresentante la Vergine col Bambino in gloria, e genuflessi in terra S. Geminiano e S. Francesco d’Assisi. Questo similmente è attribuito dal Balestra ad Ermenegildo Lodi. Ma veramente è di Francesco Saperti altro scolare del detto Malosso; ed egli lo dipinse nell’anno 1599, come in esso quadro si legge. Credeva altresì detto Balestra che il S. Francesco fosse di mano dello stesso Malosso, sembrando a lui, come è veramente, questa figura molto migliore nel colorito del rimanente dell’opera.
Questo quadro è oggi trapassato nella Chiesa di S. Bartolommeo , ed è posto nella cappella del coro.Dello stesso Saperti credo che sia altresì quello che nella Chiesa delle soppresse Monache di Santa Chiara si vedeva rappresentante la Madonna col Bambino in gloria, ed a basso Santa Chiara e San Francesco. Questo quadro, che trovasi ora nella sagrestia di S. Bartolommeo, e nel quale non si legge verun nome, a me sembra che di maniera sia molto simile all’anzidetto. Per questo facilmente fu dal Balestra attribuito ad Ermenegildo Lodi, del quale aveva egli pur creduto che fosse quello de’ Cappuccini. Esso fu fatto fare da Pietro Pettorelli, che nell’anno 1611 rifece in miglior forma la vecchia Chiesa delle suddette Monache. Non è questo quel Pietro Pettorelli che fece le annotazioni allo Statuto Pallavicino, che stampate si veggiono con
quelle di Girolamo Vitali, come credette il P. Affò ingannato senza dubbio da quanto lasciò scritto il P. Flaminio da Parma nella Storia di questo Convento.
Ma comechè di una stessa famiglia e di un medesimo nome, colui che edificò questa Chiesa fu figliuolo di Antonio, e cessò di vivere in Busseto nell’anno 1621; mentre che il Giureconsulto fu figliuolo di Jacopo, e morì in Parma dove fece l’ ultimo suo testamento il dì 3 Dicembre dell’anno 1566.
Nell’interna Chiesa di queste stesse Monache trovavasi un quadro di Agostino Bonisoli buon pittore cremonese, da me veduto già. nel 1809, essendo colla dovuta licenza entrato in quel Monistero, ed in questo era figurata la Nostra Donna quando si porta a visitare S. Elisabetta. Esso trovasi ora in un Oratorio di villa di privata persona a cui è
stato affidato.
Di Francesco Boccaccino che fu in Roma scolare del Maratti, ed in Cremona sua patria secondo maestro del nostro Pietro Balestra, nella maggior cappella della Chiesa di S. Bartolommeo ha un quadro che rappresenta il detto Santo portato in gloria dagli Angeli dopo il suo martirio, ed è opera molto buona.
Angelo Massarotti altro pittor cremonese fu contemporaneo del detto Boccaccino, e suo competitore, come ho udito dire al Balestra. Di lui sono due grandi lunette a fresco nel portico del Monte della pietà sulla via pubblica. Nell’una di queste figurò Cristo levato di croce e posto in grembo alla Vergine, S. Giovanni, la Maddalena, ed un bello e grandioso putto che accenna il dolente spettacolo. E nell’altra il martirio di S. Bartolommeo Apostolo con molte figure. Intorno alla seconda di tali pitture è qui nota una piacevole tradizione confermata dal Zaist nel più volte ricordato suo libro de’ pittori cremonesi, dove egli così scrive: Desideroso il nostro giovin Pittore di veder l’opere del famoso Coreggio portossi a Parma, ove in tal occasione dipinse per l’Oratorio della Santissima Trinità, della terra di Ragazzola, e quindi passò ancora a Busseto, ore sotto il Portico del Monte di P. vi rappresentò in studioso dipinto il Martirio dell’Apostolo S. Bartolomeo, avendovi in uno de’ Manigoldi scorticatori del Santo in maniera somigliantissima figurato il sembiante di un Ebreo del Paese, che incontrò il gusto di quel Popolo Bussetano.
Un Natale buon pittore di quadratura, ed ultimamente il Sig. Gio. Motta lodato pittore d’ornati amendue di Cremona hanno anche dipinto in Busseto, de’ quali mi converrà far menzione più sotto, dove della cappella del Rosario posta in San Bartolommeo avrò a ragionare tralle opere del Cavalier Draghi Genovese.
Io godo di avere qui avuta occasione di favellare di questi pittori, siccome di quelli che ad una città appartengono, alla quale io ho sempre portata grandissima affezione, a ciò non pure il molto suo merito spingendomi, ma alcune relazioni eziandio che a lei mi stringono. E primieramente come potrei io scordar l’onore che la nobilissima città di
Cremona fece già alla famiglia mia allorchè sin nell’anno 1474 con termini così graziosi ed obbliganti, come nell’original pergamena da me conservata si scorge di accordar le piacque la Cittadinanza sua ad Antonio ed a Giovanni fratelli Vitali, ed ai discendenti loro senza fine, discendendo io dal secondo de’ suddetti , nè più rimanendo i discendenti del primo (3)? Arrogesi a questo che nelle mie vene gran parte scorre di sangue cremonese, discendendo io per cagion donne da diverse famiglie di codesta rinomata città. Percioechè lasciando di dire che mia madre fu Teresa Cavitelli, la cui famiglia, che uno scrittore de’ suoi lucidissimi annali ha dato a Cremona, è pure originaria della stessa, essendo ella di colà venuta ad abitare in Busseto, truovomi pure discendere, per tacer d’altri, da quel Bosello de’ Sommi, che tra alcuni nobili e ricchi
cittadini è mentovato dal Campi all’anno 1544; la cui figliuola che Samaritana ebbe nome fu moglie di Pietro Vitali uno de’ maggiori miei. L’anno 1569 questo Pietro medesimo, recatosi ad abitare in Parma, fu graziosamente aggregato da que’ cittadini all’illustre lor corpo; e però a questa città devo io pure sentimenti dì grata affezione (4).

Cappella della Concezione dipinta da Michel Angelo degli Anselmi Pittore Parmigiano.
Istituita, come sopra è stato detto, nell’ anno 1537. la compagnia della Concezione, dopo che ebbero fatto fare per mano Galeazzo Rivello cremonese il quadro della cappella pensarono i Fabbricieri di fare altresì questa dipignere da eccellente mano. Trascelsero essi per tanto Michelangelo degli Anselmi Pittore Parmigiano. Giorgio Vasari chiamò questo pittore Sanese per origine, ma fatto parmigiano. Ed io penso che a ciò sia stato indotto da questo, che egli lo trovò fermato in Parma, sapendo d’altronde che erasi qui recato dalla Toscana.
E perciocchè fu esso denominato da Siena, credette che fosse originario di questa Città. Ma vuole il P. Affò che da Lucca piuttosto sia stato detto Michelangelo, perchè quivi passò ad abitare il padre suo. Di una tale denominazion sua io dubito però molto; perciocchè ora mi sovviene di una vecchia nota di pitture possedute da Angelo Garimberti parmigiano da esso Affò recataci nella vita che egli ci diede una seconda fiata di Francesco Mazzola, nella quale il detto Michelangelo è chiamato da Siena, e non da Lucca. Ciò pruova ad evidenza, se io non m’ inganno, che egli fu veramente così denominato in Parma, comunque avesse potuto conseguire un cotal soprannome. Egli è però indubitato che fa degli Anselmi, famiglia originaria di Parma. Con questo
cognome è egli più volte chiamato nel libro della Compagnia della Concezione, e detto parmigiano. Fu esso nell’arte della pittura assai valente, come solamente si può conoscere nella cappella che ora ci faremo a descrivere. In questa ha egli mostrato un disegno molto retto e fondato, più forse che la sola scuola lombarda non gli avrebbe potuto infondere, siccome quello che nella Toscana facilmente, e forse in Siena gli ottimi principii ne apprese. Non si può negare però che le opere del Coreggio non servissero a lui di molto lume per ingrandire la maniera, e migliorare in più altre cose, comechè niun fondamento ci sia di credere che sia egli stato scolare del medesimo, come è parso all’Affò.
Nel Settembre del detto anno 1538, portossi Michelangelo a Busseto per vedere la cappella ch’egli aveva a dipingere, e nel dì io dello stesso mese ne fu fatto l’accordo tra lui e i Fabbricieri per la somma di sessanta ducati d’oro, ed avutene per caparra lire cinquantasei, e soldi dieci, se ne partì per recarsi a Parma e prepararsi all’opera. Ed eccolo nell’Ottobre seguente di nuovo a Busseto con un giovine ed alcune casse, e
cominciar tosto il lavoro che continuò in quell’anno tutto il Novembre e la metà del Dicembre. Restituitosi a Parma l’Anselmi nella stagione dell’ inverno colà dipinse per la Compagnia medesima un gonfalone o stendardo ordinatogli prima della partenza sua, e per il quale aveva ricevuto un ducato di caparra. Mandò questo finito il di tre Aprile del seguente anno 1539, e gli fu pagato da circa ducati quattro. Questa pittura ora più non rimane, la quale da molto tempo deve essersi perduta, perciocché niuno è che si ricordi di averla veduta mai, o sentita ricordare. In questo anno medesimo, e nello stesso mese d’Aprile tornò Michelangelo a Busseto per tirare innanzi l’opera della cappella
incominciata da lui nell’anno antecedente, dietro alla quale continuamente lavorando
nello spazio di circa mesi sei la diede terminata. Conciossiacchè nel dì 7 Ottobre di questo stesso anno fu esso rimandato a Parma a spese della compagnia, come trovo essere notato nell’antico libro della medesima (5).
Dal quale similmente ho potuto raccogliere che questa cappella fu in passato di forma alquanto diversa dalla presente, e tanto vaga ed adorna che ben poteva essere riguardata come cosa rara ed in ogni sua parte bellissima. Ed ora pure sarebbe tale se la cura de’posteri si fosse adoperata in conservar tutto come fu da principio. Perciocchè nella volta, che fu più bassa che l’odierna non è, aveva posti Michelangelo certi rosoni dorati fatti fare, da lui, ed eranvi due colonne che esso aveva abbellite con ornamenti di pittura lumeggiati d’oro. Ed allora fu anche fatto fare un nuovo altare, ed un vago selciato a più colori, e fu chiusa altresì la cappella con cancelli di ferro, cosa che molta venerazione indur doveva del luogo, ed insieme contribuire non poco alla conservazione di tante belle cose. E perchè nulla mancasse fecero eziandio dipingere i Fabbricieli a Michelangelo la tela che coprir doveva il quadro della Concezione fatto per mano di Galeazzo Riveilo da Cremona, che gli fu pagata da quattro ducati d’oro. Tutte queste spese potè fare assai bene in quel tempo la nascente compagnia per le molte offerte fatte a lei dalla pietà e divozione de’ fedeli, come dal sopraccennato libro di mano del Tesoriere Baldassar Mari ottimamente si raccoglie. Il qual Mari nell’ultimo suo testamento fatto nell’Agosto del 1544, a rogito di Gabriele Scocciabusa Notajo Bussetano ordinò che dagli eredi suoi fosse data alla compagnia della Concezione una proprietà che fosse del valore di lire quattrocento imperiali.
Questa cappella, che meritava pure di essere conservata in quella, stessa forma in cui trovavasi dopo che fu ella sì vagamente ornata e dipinta; con poco sano consiglio, e per quel piacere malvagio che hanno gli uomini sovente di veder fare cose nuove, ancorachè di niun valore sulla latina delle vecchie e pregevoli, fu in parte diroccata e
mandata a terra sul principio del passato secolo decimo ottavo. Ciò avvenne, se io non m’inganno, perchè si pensò di alzarla affine di renderla in tutto conforme a quella del Rosario che le sta incontro. Ed erasi determinato di tutta dipignerla d’architettura, ed io nello veduto il disegno conservato nell’archivio della compagnia. Ma per buona ventura, avanti che fossero demolite le pareti, venne in mente ad alcuno di voler sentire il parere di qualche persona intelligente. Fatto adunque venire il Tagliasacchi valente pittore di Borgo S. Donnino per consiglio di lui non furono poi atterrate le bellissime pitture dell’Anselmi. Abbandonato quindi il pensiero dell’architettura furono allora fatte fare nella parte aggiunta alle vecchie pareti e nella volta per mano di un parmigiano quelle poco buone pitture che tuttora vi si vedono. In quello che ora rimane di quest’opera dell’ Anselmi sono figurati diversi Padri e Dottori della Chiesa che hanno scritto sopra il Mistero della Concezione. Tre sono a destra, e quattro a sinistra. E sonovi anche alcuni bellissimi putti che portano diverse cose di que’ Santi Dottori, e certe tavole nelle quali sono notate le loro opinioni intorno all’anzidetto Mistero. Sono dipinti questi putti di una dolcissima maniera, ed hanno molta grazia. Similmente que’ Padri sono di uno stile grande e maestoso, e le lor teste bellissime e molto ben disegnate. Ma sono state così poco curate per lo passato queste pitture che esse più non ritengono il fiore della loro bellezza.
Ed in alcun luogo sono quasi perdute, come in un leggiadrissimo putto è avvenuto poco fa per colpa di un pittore poco esperto, il quale sopra lui volle fare una pruova per indi lavar poi e nettare il rimanente, il qual putto improvvisamente disparve e svanì nella guisa che si vede essere oggi rimasto, ciò che poi lo distolse dal mal concepito suo pensiero. Per ultimo non è da tacere che in un pilastro dipinto sopra il muro a destra, contro al quale facilmente stette in passato una delle due colonne di sopra mentovate, e che divide due dei detti Padri dal seguente vedesi segnato l’anno ed il mese in cui l’opera fu terminata leggendosi nel medesimo queste parole. Anno MDXXXIX. Mense
Septembris.

Pittura di Tiziano rappresentante i Ritratti di Papa Paolo III, e dell’ Imperadore
Carlo V, con quelli di diversi Cardinali e Principi.
Passeremo ora a dire della più rara ed eccellente opera che fosse in Busseto, e che a preferenza d’ogni altra meritava pure di essere gelosamente conservata, comechè questa sciauratamente oggi più non rimanga. Nella nostra strada maggiore sopra la facciata di certa casa rifatta, oggi di nuovo dirimpetto a quella dei Dordoni fu già in passato una pittura assai eccellente e copiosa di molte figure della grandezza del vivo. Era quest’opera dipinta a fresco, ed ella mostrava gl’interi Ritratti di Papa Paolo III, e dell’ Imperadore Carlo V, e quelli altresì di diversi Cardinali e Principi, che que’ due gran personaggi seguitavano. Era il Papa a sedere a diritta vestito pontificalmente e bellissimo, e così vivo che pareva solo mancargli la parola. Ed era pur tale l’Imperadore che stava in piedi davanti a lui, ed aveva un vestito verde alla spagnuola guernito di un pizzo d’oro; dietro al quale si vedeva il Marchese del Vasto, siccome stavano dietro al Pontefice alcuni Cardinali. Io mi ricordo di avere veduta questa pittura in età fanciullesca, e che io sentiva grandissimo diletto nel contemplar quelle figure, forse per una occulta forza della verità che in loro si truovava; ed ogni volta che io per colà passava per andare alla scuola conveniva pure che ad esse volgessi lo sguardo. Quest’opera indabitatamente fu fatta in memoria dell’abboccamento che seguì in Busseto nel!’ anno 1543 tra il detto Pontefice e l’ Imperadore, Carlo V. Questi era già stato un’altra fiata a Busseto nell’anno 1533 (6), e fu allora che fece Città un tal luogo (7). E portando egli grandissima affezione a Girolamo Pallavicino che allora n’era Signore, dovendosi abboccare nel detto anno 1543 con Papa Paolo III, piacque a lui di scegliere questo a preferenza d’ogni altro luogo. Sempre si è qui detto per una inveterata tradizione che una tale pittura fu fatta per mano di Tiziano. E come opera dello stesso è ella stata riferita dal Balestra nell’altrove mentovato suo brieve racconto delle pitture di Busseto, dove si leggono le seguenti parole.
Alla metà quasi della suddetta strada, a mano destra andando verso la porta inferiore della retrodetta città, cioè verso il fiume Po si vede su la facciata di una casa dipinto l’incontro di Papa Paolo terzo Farnese con Carlo quinto Imperatore in atto di abbracciamento: qual pittura fu fatta dal valentissimo Tiziano che allora era all’ attuale servigio della retrodetta Cesarea Maestà in occasione che Papa Paolo terzo, e Carlo quinto Imperatore retronornati di concorde intelligenza vennero a Busseto loco da essi eletto per necessità d’abboccamento in cui vi dimorarono per più giorni; e ciò seguì nell’anno i 543, come vedevasi da Iscrizione che era nel mezzo della suddetta facciata, da me più volte letta, qual ora più non si conosce, poichè dal tempo divorator di tutto sono state ormai consunte tutte le molte figure che componevano il ben inteso istoriato
della rinomata facciata: sendovi appena rimasto che possa vedersi il Papa e l’Imperatore suddetti, e la faccia del Marchese del Vasto, contigua alla detta dell’Imperatore
.
Ed appresso soggiunge ancora. Di questa pittura non mi estendo farne elogi, sì perchè come sopra ho detto assai poco assai poco evvi rimasto che possa vedersi, e anche perchè capirne l’eccellenza di quest’opera solo basta a chi di pittura è inteso che io ne abbia accennato l’Autore. Della qui accennata iscrizione non rimane oggi veruno esempio per quello che io sappia. L’ho però udita mentovare più volte al mio genitore, il
quale mi diceva che andandosi ella perdendo fu da alcuno copiata e trascritta nel muro della camera interiore, dove esso più volte la vide. E mi ricordo che dicevami anche che ella cominciava con queste parole: Dum edificium, hoc construeretur, non ricordandomi più oltre.
Quello poi che scrive il Balestra essere stato nell’accennata pittura rappresentato l’incontro del Papa col’ Imperadore non è appoggiato ad altro che ad una popolar voce che correva qui, dicendosi comunemente che. una tale pittura fu fatta in quell’istesso luogo dove il Papa ad incontrar venne l’Imperadore all’arrivo di lui. Ma questa voce è fallacissima, perciocchè il Papa da Parma, dove avrebbe egli voluto trovarsi coll’Imperadore, giunto a Busseto prima di Carlo, quando questo vi giunse gli andò incontro solamente alle scale della Rocca, come da certa relazione a mano scritta di que’ tempi clic truovasi presso di me apertamente si ricava (8).
Di questa celebrata pittura una idea si può ora concepire dalla copia che è conservata nel nostro Monte della Pietà fatta fare a Giuseppe Valari Parmigiano, la quale in certa distanza produce un buono effetto; ed ella è atta a suscitare nella mia mente l’idea del perduto originale, che mi pare che fosse somigliantissimo. Questa copia però una sola
parte mostrar deve della pittura suddetta, e quella appunto che io mi ricordo solo di avere veduta da fanciullo, e che nelle testè recate parole del Balestra si truova essere descritta. E mi vien detto che di questa stessa opera in Cremona presso a non so quale signorile famiglia altra copia sia conservata, nella quale si vede molto maggior numero di figure, la quale deve essere stata fatta più addietro, avanti che si perdessero le altre parti.Per l’antica tradizione adanque ottimamente corroborata dalla maniera dell’opera, e dall’altrui giudizio pare che si possa ragionevolmente conchiudere che l’anzidetta pittura dei ritratti sia veramente stata fatta per mano di Tiziano. Nondimeno, essendomi piaciuto al fare intorno a questa qualche ulteriore ricerca, soggiungerò qui appresso tutto quello che mi è riescito di potere insino qui scoprire. Nella vita di Tiziano scritta dal
Sig. Stefano Ticozzi, ed escita recentemente alla luce colle stampe di Milano, laddove egli parla delle cose avvenute nell’anno 1543 ho io lette le seguenti parole: Adombratosi l’Imperatore (Carlo V) degli apparecchi che andava facendo grandissimi il Re Francesco, e più ancora dell’alleanza di fresco contratta con alcuni principi protestanti,
risolse di passare dalla Spagna in Italia e di qui ordinati che avesse alla meglio i non ben fermi dominii di Milano e di Napoli, recarsi in Germania, ove la sua presenza diventava ogni giorno più necessaria. Paolo cui non erano ignoti i travagli di Cesare, vide che della presente occasione altra migliore non poteva sperarne dalla fortuna per ingrandire e consolidare lo Stato di Pier Luigi suo figliuolo. Perché adonestando i suoi coperti disegni col dar voce di volere, quale comune padre de’ fedeli, rimovere le cagioni, che non permettevano stabil pace fra così potenti monarchi, si mosse di Roma in sul finir di Febbraio del 1543, e venne a Ferrara e Bologna, sperando di avere colà un abboccamento colli’imperatore. E Mentre Cesare accortamente deludeva i pontificii
divisamenti, menando la cosa d’oggi in domani, fece Paolo per mezzo del Duca d’Urbino invitare Tiziano alla sua corte perchè gli facesse il ritratto, e fors’anche perchè conoscendolo accettissimo a Carlo ed a’ suoi principali ministri, non lo credeva affatto straniero alle sue mire. V’andò Tiziano in Maggio, ed il Pontefice fu in modo contento del ritratto, che ne volle una replica pel cardinale Sforza, e la promessa di raggiungerlo in breve. Ma non lo fu egualmente dell’Imperatore, il quale nel brevissimo congresso di Busseto seppe scaltramente rifiutarsi ad ogni sua inchiesta. Tornò il
Papa a Roma e Tiziano a Venezia, con quel che siegue
Quello che scrive il Sig. Ticozzi mi ha subito fatte nascere il sospetto che Tiziano in compagnia del detto Pontefice siasi allora trasferito a Busseto. Ed egli mi è parso derivar qui molto lume alla famosa pittura dei Ritratti che quivi trovassi per lo passato. Se il Papa credeva che Tiziano giovar gli potesse negli affari ch’egli aveva a trattare
coll’Imperadore, verosimilmente il dovette seco lui condurre a Busseto, dove finalmente gli riuscì di abboccarsi con Carlo V. E pare doversi credere assai ragionevolmente che solo dopo un tale abboccamento siasi Tiziano distaccato dal Pontefice. Ma non appagandomi io interamente di questa mia semplice congettura, e cercando pure di vie meglio accertarmi di un tal fatto, finalmente mi è rieseito d’iscovrire che veramente Tiziano fu in quella occasione a Busseto; di che ora non dubito io punto. E’ ciò per mio avviso compruovato assai bene da una lettera dell’Aretino che stampata si legge nel terzo suo libro, ed al Montese è indirizzata. Questa fa scritta nel Luglio del 1543, cioè a dire poco dopo che da Busseto era partito l’lmperadore Carlo V, ed in Verona dove allora trovavasi il medesimo ed in essa si leggono le seguenti parole: Entrandomi egli, (l’Imperatore) nel mentovargli io i ritratti, in uno d’Isabella già sposa di lui, et hora ancilla di Dio; ch’esso proprio Busseto diede a Tiziano; me ne elesse sollecitatore appresso al divino pittore, con dire, ch’era molto simile al vero, benchè di trivial pennello. Certamente nell’essemplar di Parigi, che in altri luoghi apparisce essere stato impresso
con poca diligenza, ha qui errore di stampa in quelle parole ch’esso proprio Busseto diede a Tiziano, le quali non hanno sentimento veruno, ed indubitatamente dir devono ch’esso proprio a Busseto diede a Tiziano. Ed è da intendere che lo stesso Imperadore allora quando trovossi in Busseto, e ciò fu nel Giugno del 1543, diede a Tiziano quel Ritratto della moglie, perchè ne facesse egli sulle traccie di quello un più bello ed eccellente. Ed ora è molto bene dilucidato un cotal punto d’istoria che al Sig. Ticozzi è sembrato incerto ed oscuro, scrivendo egli nel capitolo secondo del suo secondo libro
cotali parole: Non so da quanto tempo, ma convien pure che non così di fresco avesse l’ Imperatore ordinato il ritratto dell’Augusta sua consorte Isabella, da che sappiamo le istanze fatte per mezzo dell’ Aretino, onde fosse ridotto a termine.
Ciò fu adunque nel Giugno del 1543; e nel 1544 era già terminato un tale ritratto, come da altra lettera dell’Aretino che di Venezia scrisse all’Imperadore nell’Ottobre di quest’anno apertamente si ricava. Egli è adunque indubitato che Tiziano fu a Busseto nel tempo del famoso abboccamento.
Questo tratto della storia di Tiziano, che non è conosciuto oggi punto, e che nel 1543 ce lo mostra in Busseto, mi porta ad iscovrire cert’altra cosa della vita di lui similmente ignorata insino a qui, cioè che fu nel detto anno che Tiziano potè vedere in Parma le opere eccellentissime del Coreggio. Crede il Sig. Ticozzi doversi riferire la nota venuta di Tiziano a Parma. nell’anno 1532„ nel portarsi che fece egli da Bologna a Mantova. Nondimeno a me pare che non vi sia niun fondamento di potere ciò affermare. E facilmente così è stato creduto in addietro perchè non si seppe ín quale altra migliore occasione collocare una tale sua andata. Ma conciosiachè oggi ce ne dia la storia un lume assai chiaro, a me pare che si debba fuor di dubbio conchiudere che la venuta di Tiziano a Parma, della quale favellano gli scrittori, da collocar sia nell’anno 1543, allora quando da Bologna seguitando Papa Paolo III quivirecossi, d’onde passò egli poi a
Busseto. Soggiornò il Pontefice in Parma, secondo che leggesi in certa relazione scritta a mano da me poco sopra citata, e della quale io credo essere autore un parmigiano, dal dì 15 Giugno in cui vi giunse, sino al 20 in cui partì per recarsi a Busseto, dove per la via di Soragna pervenne la mattina del seguente giorno. Due bussetane memorie però concordemente ci dicono che così il Papa che l’Imperadore entrarono in Busseto il dì 24 Giugno.
Se ciò fosse, posciachè cinque giorni continui vi dimorarono, partiti sarebbero nel dì 28, e non più nel 25, come dicesi nella Relazione suddetta. Ma veramente una tale venuta è da porsi nel 21; ciò che mi riserbo di dimostrare più sotto, non volendo qui entrare in una tale discussione. Nella dimora pertanto che fece allora Tiziano in Parma in compagnia di Papa Paolo vide egli indubitatamente in quella città le opere stupendissime del Coreggio, le quali nel primo fiore della loro bellezza, e nella nuova e non più veduta maniera ebbero forza di sorprenderlo in guisa che egli portato da un interno sentimento fu tratto a dire quello che riferisce il Boschini, sta volta lto pur catà un Pittor! Ed io punto non mi maraviglio che tanto ne rimanesse egli sorpreso; perciocchè non la sola imitazione della natura e del vero, a che solamente ebbe rivolto
animo Tiziano, ma trovò egli nel buon Coraggio l’opera della imaginazione dietro alle traccie della natura, che è cosa più assai eccellente, e di esquisita grazia una tal profusione che per essa sommamente care ed amabili si rendevano, come si renderan, sempre, tutte le cose sue. Il giudizio che fece allora Tiziano dell’opere veramente maravigliose del Coreggio fu poscia cagione che queste montassero in maggior pregio che prima in Parma non furono, non altrimenti che fecero in Rodi quelle di Protogene per opera di Apelle. Questo è ciò solo che si può ragionevolmente intendere in quello che intorno ad un tal fatto ci hanno lasciato scritto il Boschini ed il P. Resta, non potendosi in niuna guisa letteralmente ricevere quello che essi scrivono; affermando il
primo che per cagione delle eccessive lodi che da Tiziano furono allora date al Coreggio gli fu finalmente pagata da Fabbricieri l’ opera del Duomo, ciò che fare essi prima non volevano riputandosi mal serviti dal pittore; e troppo più erroneamente il secondo che sentendo i Canonici del Duomo essere a Tiziano piaciute non poco le opere del Coreggio, risolvettero questi di accordargli il lavoro della cupola, le quali. cose sono in tutto contrarie a quello che ne è fatto sapere dalla storia. Questa mia opinione intorno al tempo in cui Tiziano potè vedere in Parma le opere del Coreggio, da me manifestata. all’ottimo padre Pungileoni, quanto nuova, altrettanto gli sembrò ragionevole; ed esso ha poi voluto accennarla nel secondo volume delle sue Memorie sulla vita e sulle opere del Coreggio recentemente stampato.
Ma tornando al proposito nostro egli è adunqe certo, per quello che sopra è stato detto, che Tiziano trovossi in Busseto nel tempo del famoso congresso. E s’intende ora molto bene come egli vi si potè trovare, cioè perchè fu egli del seguito di Papa Paolo terzo. Ed indubitatamente conoscere noi lo dobbiamo nel numero grande di que’ Signori e
gentiluomini che il detto Papa accompagnarono in una tale venuta mentovati in certa memoria che truovasi in un vecchio libro di mia famiglia da me posseduto (10).
Trovandosi adunque Tiziano in Busseto nel mese di Giugno dell’anno 1543 fu esso incaricato di fare quella grande opera dei ritratti che è stata da noi più sopra descritta. Le persone che aveva in essa a figurare erano già state da lui altra fiata dipinte. Concíosiachè del detto Pontefice aveva allora allora fatto il ritratto in Ferrara, e più altre
volte aveva pure ritratto l’Imperadore, e così il Marchese del Vasto, e forse più altri di que’ che nella pittura nostra si vedevano. Egli mi si rende assai verisimile che nel seguente Luglio fosse Tiziano occupato in tale opera, perciocchè in quel tempo non erasi egli per anche restituito a Venezia, come da certa lettera dell’Aretino a lui scritta da Verona, nel detto mese ed anno ottimamente si ricava, la quale noi recheremo tra poco.
Non è stata fatta menzione di una tale pittura dal Ridolfi, nè meno ultimamente dal Sig. Ticozzi, Ma ella, se io non m’inganno, è pur ricordata dal Vasari laddove nella Vita di Perin del Vaga così scrive il medesimo: Venendo poi l’anno 1546 Tiziano di Cador pittore Veneziano eccellentissimo per far ritratti a Roma, e avendo prima ritratto Papa Paolo quando fu sua Santità a Busseto, e non avendo rimunerazione di quello, nè di altri che aveva fatti al Cardinal Farnese, e a Santa Fiore, da, essi fu ricevuto onoratissimamente in Belvedere. Non pare potersi qui intendere in niuna guisa del Ritratto che prima aveva fatto Tiziano in Ferrara, perchè se di questo avesse avuto in animo di parlare il Vasari, senza dubbio avrebbe egli favellato impropriamente, e con grande oscurità; e sembra che avesse dovuto piuttosto dire, quando fu sua Santità a Ferrara, se bramava pure di essere convenevolmente inteso. E come poteva esso in un tale racconto mentovare Busseto, dove nè meno il Papa credeva allora di doversi recare; ciò che seppe egli solamente dopo il suo arrivo in Parma, come si può vedere nella relazione parmigiana che io ho recata nel fine? Che di tutt’altro ritratto che di quel di Ferrara intenda qui il Vasari a me pare che dedurre si possa. molto bene da quello che dice, che non aveva Tiziano avuta di quest’opera niuna rimunerazione dal Pontefice, dove del Ritratto di Ferrara scrive pure il medesimo che fu egli molto ben pagato dal Papa. E parso al Sig. Ticozzi, a cui sono stati noti amendue questi luoghi, che sia qui caduto in contraddizione esso Vasari, non avendo questo moderno scrittore avuta notizia della pittura di Busseto. A me però sembra che siano essi nel detto modo assai conciliabili, e sgombri da cosiffatto errore. Abbiamo noi dunque cagione di ragionevolmente sospettare che la celebre Tizianesca pittura di Busseto sia stata nota a Giorgio Vasari, e che di essa abbia egli voluto intendere nelle testè riferite sue parole. E perciocchè dice che non aveva Tiziano ridevuta di quest’opera rimunerazione veruna dal Pontefice, pare quasi che di commissione di questo abbia egli dipinta in Busseto la medesima. Nella quale credenza vie meglio m’induce quello che io leggo nella poco più sopra mentovata lettera dell’Aretino, che qui mi piace di recare.

A M. Tiziano

 Il vostro amico, et mio, il capitano Adriano Perugino, dico subito nel quì vedermi con il buono d’Urbino Duca dopo il salutarmi, come gl’imponeste, mi giura della gran facenda che gl’è parso di finire nello acquetarvi nella credenza dello avere io trattato dello impossibile, circa il fatto de l’essermi pur saputo islungare dal paradiso terrestre per le persuasioni di sua eccellenza. Ha che maraviglia se a voi è duro la cotal cosa credere, se anco in me è dubbio del non essere in la Città ch’io ammiro? onde risposi al Cavaliero nel ciò riferirmi: se non lo credo io perchè volete che lo creda lui? È ben vero
fratello; che insopportabile è il martello, ch’io ho del canal grande, nè inetto mai piede in la staffa, che non sospiri il riposo dell’agio delle gondole un, rompipersona, un logora calze, et un dispera famigli è il cavalcare disse colui. et però s’io ci ritorno, s’io mi c’imbuco s’io mi ci ripianto Imperadori a lor posta, che io per me in quanto al mondo non iscapperò così in fretta. forni, capanne, et spelonche mi paiono l’altre terre a petto all’alma, inclita, et adorabil Venetia; et però disbrigatevi dalla preteria a tempo, et presto, credendo a le di lei promesse men che si può, che anch’io basciato il ginochio a Cesare ripatrierò con un solenne voto di mon più partirmene. Di Verona di Luglio M.D. XLIII.
Da questa lettera non solamente ricavasi che nel Luglio del 1543 non erasi per anche restituito Tiziano a Venezia, dovendo noi credere per le anzidette cose che fosse egli trattenuto in Busseto, ma pare inoltre potersi raccogliere che esso era quivi impiegato in servizio del detto Pontefice; potendosi inchiudere un cotal sentimento in quelle parole
disbrigatevi, dalla preteria, quasi dicesse dall’opera che state ora dipingendo di commissione del Papa, per cagion della quale non era egli ancora in tutto sciolto da lui.
Dal sin qui detto parmi doversi tenere per fermo che Tiziano fu veramente a Busseto nell’anno 1543, e che quella mirabil pittura che qui vedevasi in passato dei ritratti di Papa Paolo III, e dell’Imperador Carlo V; con quelli di diversi Cardinali e Principi, e di cui in Busseto rimane ora solo una copia conservata nel Monte della Pietà, fu veramente, come per tradizione sempre è stato detto, di mano dell’impareggiabile Tiziano.
Sopra questa pittura nell’anzidetta facciata altra vedevasi in passato, comechè io non mi ricordi di averla. veduta giammai, consumata forse e perduta prima che io venissi al mondo. In essa era figurata una festa di diverse persone, le quali con animo di onorar que’ Signori, facevano un concerto di diversi strumenti sotto la battuta del maestro. Il buon sacerdote però D. Pietro Balestra pittor nostro hammi detto più volte di averla veduta in addietro; dalla quale prima che ella si perdesse aveva anche ritratta in disegno una grazioa e lieta testa di femina, che con bel modo si volgeva a riguardare lo spettatore. Questo disegno che era assai bello, e che io ho veduto più volte nello studio del Balestra venne poscia in potere del Sig. Massimiliano Ortalli di Parma che fu suo discepolo ed una bellissima raccolta di stampe possiede da lui formata nel corso di molti anni. Mi ricordo avermi ancor detto il Balestra, che gli sembrava quest’opera di un pittore fiammengo, e che ella era sicuramente di una mano diversa da quella che l’anzidetta dei ritratti aveva dipinta. Di quest’altra pittura similmente una copia è conservata nel Monte della Pietà nostro, lasciatagli per ultima sua disposizione dal Conte Sempronio Sanviti ultimo maschio di sua famiglia, che cessò di vivere non ha molto.

Opere di diversi Pittori.
D’altri pittori oltre agli anzidetti diverse opere si truovano anche in Busseto. Queste volendo io qui brievemente descrivere non lascierò di dire di un Francesco da Forlì soprannomato Senabrio, il quale nel 1518 trovossi in Busseto, come ricavasi da una vecchia carta mostratami ultimamente dal fratel mio Giuseppe. Questa è scritta di mano di Genesio Guinigi del fu Giacopo, della cui famiglia che fu di Busseto, ed è oggi estinta, fu quel Francesco Guinigi. Vescovo di Montefiascone, che alcuno malamente ha scritto essere stato d’ altro luogo. Fu fatta una tal carta per cagione di certa obbligazione ivi indicata, ed in essa si leggono le seguenti parole: Scripto il presente scritto et signato di man propria in Busseto a dì 8 de Novembre 1518 presente Zan Francisco da Forlì pictor dicto Senabrio. E sotto Io Francisco soprascripto sono stato presento. Questo pittore che non conosco d’altronde facilmente trovossi. allora in Busseto per cagione di qualche opera che egli qui fece, e non è oggi conosciuta punto.
Nella Chiesa di S. Bartolommeo all’altare di San Giuseppe il quadro che rappresenta questo Santo insieme colla Vergine che tiene il Bambino in gremho, e San Cristoforo in ginocchio è opera di un pittore che il proprio nome vi scrisse nel seguente modo. Franciscus Luckius Burgensis… annis 1614 idibus Martii. Questo pittore similmente non è mentovato ch’io sappia da alcuno degli scrittori.Del Cavaliere Giovan Battista Draghi pittor Genovese nella volta della Chiesa di Sant’Ignazio, che fu già de’ Padri Gesuiti, ed edificata da’ fondamenti nello spazio di due anni trovossi interamente finita nel 1682, sono alcune pitture nelle quali figurò i principali Santi della Compagnia, come negli archi alcuni Angeli assai leggiadri e ben fatti.
Dello stesso scrive il Balestra essere in questa Chiesa medesima il quadro di San Francesco Saverio posto all’altar suo, ed altresì i sei piccoli quadri a olio tratti dalla vita di Sant’Ignazio sparsi per la Chiesa ed incastrati nel muro. Ma per ciò che riguarda al quadro di San Saverio questo è tolto da una stampa d’ invenzione di Ciro Ferri intagliata da Cornelio Bloemaert, che serve di frontispizio ad un’Opera del Padre Bartoli. Di questo Draghi una Pietà con molte figure dipinte a fresco vedevasi non ha molto nel Convento delle Monache di santa Chiara, la quale è oggi perita nella demolizione del detto Convento. E del medesimo una Santa Maria Maddalena penitente figura intiera e della grandezza del vero dipinta, a olio è posseduta dalli Sig. Conti Annibale e Giulio fratelli Dordoni cognati miei, nella quale truovasi avere egli scritto il suo nome in cotal guisa. DRACVS PIN. A. 1678.
Ma questo pittore è stato sicuramente più d’una fiata a Busseto, perciochè alcun tempo dopo le suddette pitture di S. Ignazio, e facilmente sul principio del secolo decimo ottavo ebbe egli qui a dipignere la cappella del Rosario nella Chiesa di S. Bartolommeo. Le figure tutte furono fatte per mano del detto Draghi, e l’opera di quadratura da un Natali cremonese. Fu questo, s’io non m’inganno, Giuseppe assai lodato in tale esercizio dal Zaist, comechè esso ricordi anche un Francesco ed un Lorenzo Natali pittori d’egual maniera. Io non posso accertare questo fatto, perciocchè’tutto ciò che riguarda questa cappella mi è convenuto prendere dalla viva voce di alcune vecchie persone, non avendo io mai potuto vedere i libri di questa compagnia quantunque da me chiesti più volte. Nè so bene per qual cagione io non abbia potuto ottenere dalla medesima quello che con tanta gentilezza mi fu accordato dall’anzidetta della Concezione per opera del Sig. Canonico Carlo Pizzetti, al quale però conservo molta obbligazione. Nella cupola, che ora solo rimane, figurò il Draghi l’incoronazione della Vergine non senza leggiadria e buona maniera. Nell’altre parti oggi interamente perdute, oltre agli ornamenti di architettura, e a certe prospettive egregiamente dipinte dal detto Natale, vedevansi alcuni Angeli assai belli, i quali portavano diversi simboli del Rosario. Ed erano nella parte più bassa alquante figure di chiaroscuro che somigliavano il marmo giallo, e queste erano le imagini di S. Domenico e di santa Rosa, ed alcuni putti con vasi. E comechè questa inferior parte mostrasse di essere stata dipinta con fretta anziché no, ad ogni modo non posso commendare che siano state distrutte cotali pitture per cagione delle recenti di puro ornato, che in altro luogo spedito dovevano essere collocate, se alcuno n’era pur vago. Queste però sono di mano del Sig. Giovanni Motta cremonese in simil foggia di pitture riputato di molto valore.
Del Cavaliere Draghi Genovese io truovo essere fatta menzione nel libro delle pitture di Piacenza, nella qual città egli dipinse molte opere. L’autore di un tal libro ne porge di questo pittore alcune notizie le quali io non bo potuto rinvenire altrove, così di lui scrivendo: Fu scolare di Domenico Piola. Fa stupore il numero grande di pitture lavorate da questo artefice, ed assai belle se ne veggono particolamente a Busseto nel palazzo Pallavicino: morì ai 9 di Febbraro nel 1712 ed è sepolto nella Cattedrale. Contava anni 55. Non seppe dunque l’ottimo Sig. Conte Preposto Carasi che altre pitture del Draghi
si trovassero in Busseto oltre a quelle di casa Pallavicini, comechè stato vi fosse più volte, dove ebbi pure il piacere dí conoscerlo, essendo egli anche stato una fiata a vedere le mie stampe.
Nella Chiesa di Sant’ Ignazio all’altare della Madonna il quadro della Purificazione è di autore sconosciuto, ma però di buona maniera; e truovo che è stato anche lodato dal Balestra.Ignoto si è pure l’autore di quello che è posto all’altare della Sagrestia di San Bartolommeo. In questo quadro dipinto di una maniera grande e pura vedesi S. Pietro d’Alcantara che ascolta la confessione di Santa Teresa. Mi ricordo però avermi alcuna volta detto il mentovato Balestra che quest’opera, quantunque bella, non doveva essere
originale. Venne questo quadro da Roma, e dal proposto Pietro Antonio de’ Conti Casoni di Sarzana morto nel 1716 fu donato alla Sagrestia suddetta,.Trasportata dalla soppressa Chiesa de’ Padri Cappuccini truovasi nel coro della Collegiata di S. Bartolommeo una copia della furiosa Pietà, che Coreggio dipinse ai monaci di San Giovanni di Parma, della quale ha pur fatta menzione il Balestra nel suo brieve racconto delle pitture di Busseto che scritto di sua propria mano io conservo. Ma ella è maggiore per altezza dell’originale. Pare a me che il Coreggio abbia avuto in mente in quest’opera l’invenzione di Rafaello rappresentata in una antica stampa e molto bella che io posseggo. Massimamente ciò apparisce nelle figure della N. Donna, e del Cristo giacente, e se si vuole anche nella Maddalena.
Forse ha qui avuto in animo il Coreggio di gareggiare col Sanzio, non senza qualche fiducia di avanzarlo, mostrando come più vagamente poteva essere trattato questo soggetto medesimo. Ma se maggiore vaghezza vi ha egli aggiunto, altresì ne ha un poco diminuita la verità e l’espressione, volendo pur dire quello che io sento.
Nell’Oratorio di Santa Maria la Flagellazione di N. Signore è copia di quella di Lionello Spada che truovisi nella Steccata di Parma, comechè da taglino malamente sia stata creduta originale, e di un autore diverso.Di Clemente Ruta. Parmigiano sono in Busseto alcune opere. Suo è il quadro di Sant’Antonio da Padova con più altri Santi nella collegiata di San Bartolommeo all’altare di San Bernardino da Siena. Molto bene si scopre nel medesimo essere stato dalla natura dotato questo pittore di molta grazia, e di un toccar prontamente di pennello, e con grande leggiadria. Ma molto migliore è lo schizzo originale di un tal quadro da me veduto in certa casa, che veramente mi parve molto mirabile. E tali io ho sempre trovate tutte le cose piccole di questo autore. Dello stesso è pure nella Chiesa di Sant’Ignazio il quadro di San Giovan Francesco Regis all’altar suo, opera molto lodevole. Ed è di lui similmente il quadro di San Pasquale nella Chiesa de’ Mínori Osservanti posto all’altar maggiore. Egli ha qui figurato il detto Santo in atto di raccomandare Busseto al Ss. Sagramento che è portato dagli Angeli, e più sopra vi si vede la Vergine da altri Angeli corteggiata; perciocehè alla Madonna degli Angeli appunto è intitolata questa Chiesa. Essendo stata liberata la città nostra per l’intercessione di S. Pasquale da un grave pericolo fu fatto fare un tal quadro dalla Comunità, la quale si obbligò con voto di recarsi ogni anno in detta Chiesa nel giorno della sua festa, facendo quivi celebrare la messa all’altar suo; ed esso Santo fu canonicamente eletto comprotettore di Busseto. Di quest’opera similmente assai migliore è lo schizzo da me più volte veduto in una casa privata, nel quale ho trovato molta grazia, ed una facilità e maestria di pennello, ed un calore che nel quadro non ha certamente saputo conservare l’ autor suo.
Di Giuseppe Valari altro pittore parmigiano, oltre alla sopra mentovata copia di quella celebre pittura di Tiziano che fu qui in passato, o piuttosto di quella parte di essa che ancora rimaneva al tempo suo, conservata nel Monte della Pietà truovasi nell’oratorio di S. Maria de’ Disciplinati un quadro posto ali’ altare di S. Giuseppe, nel quale si vede
questo Santo che è portato al Cielo dagli Angeli, e sotto S. Filippo Neri e San Pier Nolasco, e nel mezzo uno schiavo ignudo ginocchione molto buona figura. Conobbelo in Parma il nostro Pietro Balestra mentre giovinetto stette quivi per tre anni a studiare il disegno sotto Ilario Spolverini, ed ho inteso a lui dire che fu il Valari persona di molto intendimento nell’arte, e che egli era stato a Roma, dove aveva copiate con gran diligenza e precisione le cose di Rafaello, i quali disegni mostrati furono al giovinetto Piero dallo stesso Valari. E mi ricordo avermi anche detto il Balestra, che nel mostrarglieli che fece non lasciò il buon Valari d’inculcare a lui in quel primo suo esercizio ogni possibile fatica e diligenza, dicendogli che con ciò avrà egli poi conseguito infine un operar rettamente, e con grande facilità. Mi disse anche che esso dolevasi di avere dovuto mutare nel presente quadro la pianeta di S. Filippo Neri per il
piacere di chi glielo aveva commesso, che una posseduta dalla Compagnia di vistosa apparenza con istrano capriccio volle che fosse da lui sopra il detto Santo dipinta, la quale tutta distonava questa sua opera. Bestialmente questo quadro si vede essere oggi stato tagliato nelle estremità, e mostruosamente ristretto per adattarlo al novello ornamento di stucco più piccolo che mestieri non era, e fatto secondo l’idea della nuova cappella, colla perdita altresì di alcuni graziosi Angeletti che si vedevano cantare nell’alto, e suonare diversi istrumenti.
Di Ilario Spolverini, secondo che scrive il nostro Pietro Balestra, è il quadro di S. Ignazio nella Chiesa dedicata a questo Santo, che fu in passato de’ Padri Gesuiti, posto nella cappellamaggiore, nel quale sono figurati alcuni suoi miracoli. Ed io mi ricordo che lo stesso Balestra mi disse anche più volte di avere veduto di un tal quadro lo schizzo originale, posseduto dal Dottore Ubaldo Casali che me tenne a Battesimo.
Nella Chiesa de’ Padri cappuccini fu già un quadro rappresentante il martirio di S. Fedele, opera di Giovanni Bolla Parmigiano, il quale è poi stato trasportato nella collegiata. Di questo pittore ho io veduti in alcune case di Busseto diversi ritratti molto belli.Nella stessa Chiesa de’ cappuccini appesi al muro vedevansi in certi ovati alcuni Santi a mezza figura. Era tra questi un S. Giovanni Nepomuceno del Peracchi Piacentino amico del nostro Balestra. Un S. Antonio da Padova col Bambino in braccio, ed un San Giuseppe da Leonessa di mano di un Cassana di Bordo S. Donnino, secondo che mi raccontò il detto Balestra che lui vide dipignerli in Busseto. Ed un altro Santo cappuccino era di mano del Sig. Angelo Dal Verme pur di Borgo, per tacere di alcuni altri fatti da diversi scolari del mentovato Balestra.
Dello stesso Dal Verme è pure il quadro di San Niccolò nell’oratorio di un tal nome posto nella cappella sua, nel quale è figurato il miracolo del risuscitare ch’ei fece i fanciulli. Era stata data a fare quest’opera al Balestra, ma perchè egli dopo di averla incominciata non si risolvette di terminarla al tempo che bramavano que’ confratelli, questi soverchiamente impazienti, e con sentimenti di poca affezione verso un loro
concittadino gliene tolsero la commissione, e dierolo a fare al Borghegiano Dal Verme allievo della Parmigiana Scuola. Quello che aveva incominciato il Balestra dopo la morte sua fu poi terminato da Gaetano Bombardi suo scolare, e truovasi ora presso al Sig. Dottore Cristoforo Balestra nipote del detto Pietro.
Ma io devo qui far menzione di alcune opere di questo nostro pittore che in Busseto si truovano in diversi luoghi. Nella Chiesa di S. Bartolommeo truovasi del Balestra una Santa Margherita da Cortona dipinta in un ovato con molto bella maniera e con grande tenerezza e finimento. E veramente quest’uomo condusse le cose sue in un modo che non è stato praticato da niun altro de’ tempi suoi. Oltrechè abborrì egli sempre ed odiò
que’ pittori che ebbero uno stil piccolo triviale e plebeo, ed alla sola imitazione del vero si attennero; e fu portato per quello che grandeggiando alquanto si sollevasse dal comun modo, e dove al natural vero accoppiata si vedesse l’opera della imaginazione. E però sopra tutti ammirò sempre il Coreggio, e la sua grande e bella maniera. Nella cappella della Madonna del parto in questa stessa chiesa veggionsi del medesimo dipinti sopra il muro in due ovati San Giacomo Minore, e San Bernardo.
Nell’oratorio di S. Nicolò, ossia della Trinità, di lui sono pure due ovati in tela posti nel coro, in uno de’ quali dipinse le tre Divine Persone, e nell’altro la Madonna del Carmine.
Nella Chiesa di S. Ignazio vedesi del Balestra un’altra Santa Margherita da Cortona, ed un Sacro Cuore di Gesù con alcune teste di Cherubini attorno.
E nell’oratorio di Santa Maria sono state recentemente collocate tre grandi tele, che in età giovanile dipinse il Balestra per la sala di casa Bocelli. Nell’una di queste è figurata la Risurrezione di N. Signore e nella seconda quando le donne venute al sepolcro il trovarono vuoto ed aperto, e l’angelo a sedere sul medesimo. E mostra finalmente la terza quando Cristo apparve alla Maddalena in forma di Ortolano.
Del Balestra sono ancora diverse opere in alcune ville del territorio nostro. Nella Chiesa Parrocchiale di S. Andrea, che fu già di Busseto l’antica Pieve, e da Papa Eugenio IV fu incorporata alla Prepositura di S. Bartolommeo, governata oggi da un Curato amovibile postovi dal Preposto di Busseto, come egli fa pure in quella di S. Cristoforo di Vidalenzo, il quadro di S. Andrea che truovasi all’altar maggiore è opera del detto Balestra; ed è pure di lui un S. Luigi Gonzaga appeso al muro della nave laterale.
Nella Parrocchial Chiesa di Roncole il quadro di S. Michele nella maggior cappella pretendono alcuni che sia opera del Balestra. Ma io non ho potuto conoscerlo per tale, nè mai ho sentito ciò dire al medesimo, comechè io abbia seco lui avuta molta famigliarità ed amicizia sin che visse. Sicuramente sono suoi i due piccoli quadri ne’ pilastri della detta cappella, nell’un de’ quali è dipinto S. Luigi Gonzaga, e nell’altro S.
Francesco di Paola, amendue mezze figure. Quest’ ultimo è fatto di maniera che per chi noi sapesse mal sì conoscerebbe per opera del Balestra, perciocehè è tutto lavorato di colpi, la qual cosa è affitto contraria al modo più comunemente praticato da lui che tendeva al morbido ed al finito. Ma di cotale maniera ho io veduta qualche altra cosa di lui.
Suo è pure il quadro posto all’altare che rimane a diritta di detta cappella maggiore, nel quale dipinse la Madonna della Concezione con alquante teste di Cherubini intorno a lei, San Sebastiano con un putto che tiene la palma del martirio, e San Rocco tutti in gloria, ed a basso S. Antonio da Padova, e Santa Margherita da Cortona. Della quale opera io posseggo lo schizzo originale non interamente dipinto, ma in quello che vi è
sommamente finito con bella grazia e con ispirito, è però più bello del quadro stesso.
Nella Chiesa di Frescarolo altra villa nostra truovasi del Balestra una Santa Margherita da Cortona diversa dall’altre sue e molto bella, ed un San Luigi Gonzaga, che io sono in dubbio se sia di sua mano, o piuttosto di quella di uno scolare di lui; perciocchè il disegno che io ne posseggo, e che esso Balestra fece di propria mano è assai più bello. Questo disegno è assai terminato, e condotto sulla carta bianca all’ultimo lume con
gran diligenza; e di cotale maniera più altri ne fece egli, ne’ quali impiegò gran tempo, cosa che da pochi pittori è stata praticata, ricordandomi solo che di uno così fatto di mano del Mantegna è fitta menzione dal Vasari, che però loda egli infinitamente.
La Madonna col Bambino sulle nubi dipinta in Piazza sulla casa posseduta oggi dal Sig. Conte Giulio Dordoni è tolta da un disegno del detto Balestra. L’Abate Conte Giorgio Ferrari la fece qui sulla propria sua casa dipingere ad un Giovanni Moia da Cortemaggiore, pittore assai mediocre che era stato scolare del Tagliasacchi di Borgo S. Donnino. Questo Moia un suo disegno ne aveva fatto che non piacque. Il Balestra ne dovette fare un altro, che fu poi eseguito. Io conservo amendue questi disegni. Quello del Balestra fatto di pura pratica truovasi avere molta grazia e bella maniera, ed è fatto a penna; della quale fu egli maneggiatore eccellente. Io ho poi conosciuto il detto Conte Ferrari parente di casa nostra, ed ultimo della famiglia sua. Egli era un venerando vecchio, ed era stato Filippino in Bologna, dove fu anche esaminator sinodale. Scrisse diverse opere ascetiche che sono stampate, e massimamente intorno alle feste della Madonna, della quale fu sempre in singolar modo divotissimo.

Opere diverse di Orificerìa
Chiara e ragguardevole non poco fu in Italia ne’ passati secoli l’arte dell’Orificeria. Ella ci diede il niello, onde le stampe a bulino indubitatamente sono poi derivate. Questa fu per tal modo congiunta col disegno e da esso dipendente, che i giovani, avanti di applicarsi
alla pittura, andarono ad apparar questo nelle botteghe degli orefici, come si può apertamente vedere nell’opera di Giorgio Vasari. Non è quindi meraviglia se le opere di orificeria molto siano state apprezzate in addietro, e tenute in gran conto. Di queste non fu in tutto privo Busseto.
Nella Chiesa di S. Bartolommeo fu già in passato un bellissimo calice d’argento di una grandezza assai maggiore degli odierni, dorato e smaltato con più figure di Santi, e con lettere che dicevano:
Hoc opus fecit fieri Dompnus Michael de Teporilis Rector Eccl. S. Barthol. et Barthol. de Savonario Massarius 1363.
Questo nobile lavoro, e per l’antichità sua assai ragguardevole ultimamente fu posseduto da’ Frati Minori di S. Francesco fuori di porta, ai quali è poi stato, non ha molto, sacrilegamente rubato, nè l’hanno essi potuto riavere in niuna guisa.Di migliori tempi altra opera bellissima d’orificeria truovasi nella suddetta Chiesa di San Bartolommeo, ed è questa una croce d’argento con dorature e smalti conservata in un armario della Sagrestia, la quale si espone nelle principali feste dell’anno. Ella è alta, considerata la parte lavorata solamente, non computando l’asta che la regge, nè il
macchinoso piede più moderno sopra cui s’infigge quando si mette sopra l’altare, poco meno di braccia due nostre. Questa Croce ha due faccie. Nell’anterior parte è Cristo nel mezzo, e da lati si spiccano da essa croce due Angeli con gli stromenti della Passione. E stanno più sotto bellamente collocate sopra certi sostegni le figure intere della Vergine e di San Giovanni, l’una a destra, e l’altra a sinistra del Crocifisso. Nelle quattro
estremità poi della medesima sono quattro mezze figure di basso o mezzo rilievo, che rappresentano S. Francesco, un santo Vescovo forse S. Nicolò, Sant’ Antonio Abate, e la Maddalena. Nella parte di dietro è S. Bartolommeo nel mezzo figura intiera e tonda, che sta sopra una mensola nella quale si legge:
IAC. FILIPPI
ET DAMIANI
FRATR. DE
GONZATE
PARMEN.
OPUS
MDXXIIII.
E nelle quattro estremità quattro altre mezze figure simili a quelle che sono nella parte davanti, e sono i quattro Evangelisti. E’ piantata questa. croce sopra, un tondo vagamente costrutto, nel quale si vedono sei nicchie tramezzate da ben intese colonnette; ed in ciascheduna di tali nicchie è posta, una graziosa statuetta, come sopra alle dette colonne altre ne sono pure di Apostoli, e di altri Santi tenuti qui in particolar venerazione. Il tutto di questo lavoro è assai ragguardevole per il disegno, per la copia delle figure, e per la ricchezza degli ornamenti d’ogni maniera, come a dire fiori, fronde, teste di Cherubini e simili cose. Di questa Croce ha fatta menzione il P. Affò nel terzo de’ suoi quattro Dialoghi sopra le Belle Arti parmigiane, dal quale s’impara che i suddetti Jacopo Filippo, e Damiano furono figliuoli di Filippo da Gonzate, e che nell’anno 1509 altra simil croce fecero essi per i Monaci di. S. Giovanni di Parma, e gettarono altresì in bronzo diverse opere così in Parma che in Venezia, come anche
intagliarono i conii di più monete.
Truovasi anche in questa Chiesa medesima un braccio d’argento col piede di metallo dorato, entro il quale sta riposta la reliquia di S. Biagio, ed è conservato nell’ armario delle Sante Reliquie al loro altare. Questo nel Gennajo del i 54o dalla Compagnia della Concezione fu fatto fare ad un Altobello de’ Cambi orefice di Cremona, come nell’altrove citato libro della Compagnia stessa si legge, ed esso si espone ogni anno nel dì di detto Santo all’altare della Concezione.

Figure di terra cotta colorite di Guido Mazzoni Modenese, ed altre opere di Scultura.
Nella Chiesa de’ Minori Osservanti sino all’espulsione de’ medesimi fu conservata una bellissima opera di plastica, la quale rimontava forse al tempo in cui fu fatta questa Chiesa, che trovossi terminata nel 1475. Quivi adunque in una grande nicchia o cella che si apriva nel muro a guisa di grotta, e che tuttora rimane, erano ordinatamente disposte molte figure tonde di terra cotta, e poscia dipinte, della grandezza del vivo.
Erano queste la Vergine in mezzo a due altre Sante Donne addolorate e piangenti
sopra il Corpo morto di Cristo che giaceva davanti loro disteso, S. Giovanni e la Maddalena, e più avanti si vedevano dall’un lato Giuseppe d’Arimatea, e dall altro Nicodemo amendue ginocchioni. Erano queste figure di vecchia maniera cosi nelle persone che ne’ panni, ma mirabili erano le teste che sembravano del tutto vive. Quelle delle due figure in ginocchio parevano ritratte dal vero. Ed erano anche molto naturali ed espressive le azioni, le posature, ed i volti appassionati dell’ altre, e massime della Vergine atteggiata di vivissimo dolore. Alcuno ha qui (letto che fossero opera del Begarelli. Ma il bellissimo suo Calvario da me veduto in Modena alcuni anni addietro nella Chiesa di Santa Margherita mi sembrò essere di maniera più moderna, più nobile ed artifiziosa che queste figure non sono, le quali somigliano piuttosto a quelle che in
quella stessa Chiesa io vidi poste sopra un altare, e che il Tiraboschi mi disse essere del Mazzoni maestro del Begarelli. Una simile opera a questa di Busseto truovavasi in Napoli nella Chiesa degli Olivetani, della quale mi sovviene essere fatta menzione dal Mabillon nel suo Viaggio d’Italia. Ella è ricordata altresì dal Vasari nella vita di Giuliano da Mariano, dove le seguenti parole si leggono. Et Benedetto attendendo poi alla Scoltura passò in eccellenza come si dirà Giuliano suo Zio, e fu concorrente nella giovinezza sua d’uno Scultore che faceva di terra chiamato Modanino da Modena, il quale lavorò al detto Alfonso una Pietà con infinite figure tonde di terra cotta colorite, le quali con grandissima vivacità furono condotte, e dal Re fatte porre nella Chiesa dei Monaci di Monte Oliveto di Napoli, Monasterio in quel luogo onoratissimo. Nella quale opera e ritratto il detto Re inginocchioni, il quale pare veramente più che vivo; onde
Modanino fu da lui con grandissimi premii rimunerato
. La somiglianza così nel suggetto come nella maniera della detta opera di Napoli con questa de’ Minori Osservanti m’induce a credere che siano esse di uno Autore medesimo. E concorrendovi eziandio la ragione del tempo parmi che si possa quasi affermar con certezza che le sopraddette figure nostre siano state fatte dal Modanino, cioè a dire da Guido Mazzoni altramente detto de’ Paganini, del quale parlano il Vedriani, ed il Tiraboschi, e prima di loro diversi altri scrittori, commendandolo anche non poco. Operò egli non solamante in Italia in diversi luoghi, ma in Francia eziandio al tempo di Carlo Ottavo, dove acquistò onori e
ricchezze. Quivi perdette la moglie e l’unica figliuola sua rapitegli dalla morte, le quali seppero lavorar similmente figure di creta. Tornossi a Modena sua patria, dove onoratamente visse il rimanente de’ giorni suoi, e dove morì poi nell’anno 1518. Quando furono ultimamente espulsi i detti Frati, ed il loro convento soppresso queste figure tutte sono state concedute alla parrocchial
Chiesa di S. Rocco villa del Territorio nostro, dove si truovano esse tuttora, non avendo queste potuto trovar ricovero nella Collegiata nostra dove si sarebbero potute riporre acconciamente.Di questo Autore medesimo nella suddetta Chiesa fu anche in passato una Natività di Cristo, nella quale opera ho inteso dire essere stata assai bella la piccola figura di Gesù Bambino. Ma questa fu levata dal luogo suo alcuni anni addietro, ed è oggi perduta del tutto.Opera molto bella si è la Statua della Madonna del Rosario posta all’altar suo nella Chiesa di S. Bartolommeo, comechè formata. Ed ella è del Piò Bolognese. Ed è pure dello stesso altra della Madonna della Concezione che truovasi in questa Chiesa medesima nella cappella sua.
Nell’ Oratorio di S. Nicolò altramente detto della Trinità la statua intagliata in legno e poscia dipinta della B. Vergine col Bambino posta in una nicchia all’altare detto del Carmine è buona opera di Giuseppe Febbrari cremonese amico di Pietro Balestra, il quale disse a me che era ancor più bello il piccolo modello mostratogli dall’autore in Cremona. Del Febbrari padre del detto Giuseppe, secondo che sono stato informato da alcuna vecchia persona, è opera l’altare di legno dorato con alcune figure dipinte a somiglianza di bronzo posto nella cappella maggiore dell’anzidetta Collegiata di S. Bartolommeo.
La statua di S. Rocco nell’Oratorio da un tal Santo nomato è opera moderna di mano di un Perfetti scultore in legno piacentino. E moderne sono pure le quattro statue di plastica di alcuni Santi Padri greci e latini nelle quattro nicchie della poc’anzi mentovata Chiesa di S. Nicolò, le quali sono state fatte per mano di Bernardo Collini Parmigiano.

Vecchie Opere di diverse maniere.
Fu nel decimo quinto secolo senza dubbio che l’arte della Pittura fu vista fare tra noi i primi suoi avanzamenti.
Massimamente nella Toscana fece ella gran passi. Ma non fa però priva di Pittori la Lombardia in quel secolo medesimo. E di questi vecchi artefici diverse opere si trovarono in Busseto. Il portico de’ Paladini nella Rocca, che truovasi nominato in certo antico Rogito, e nel quale alcune teste ancora rimangono non affatto spregevoli potrebbe essere stato dipinto al tempo del Magnifico Orlando, che cessò di vivere nel 3457, e facilmente per mano di qualche vecchio pittor cremonese. Nell’Oratorio della Trinità tre miglia lontano da Busseto vedonsi alcune imagini di Madonne osservabili più per l’antichità che per altro, nelle quali co’ nomi di que’ che le fecero dipignero si leggono gli anni 1478, 1485 e 15oo.
La Chiesa di San Bartolommeo, come ho udito dire ad alcune vecchie persone, fu già tutta dipinta di figure, ed eranvi Profeti e Sibille che furono tolti via credo sul principio del passato secolo decimo ottavo. Io non so dire in qual tempo siano state fatte queste pitture, nè per qual mano, perciocchè nulla mi è noto della loro maniera; se non fosse
un frammento delle medesime certa imagine della Vergine col Fanciullo dipinta sopra un pezzo di colonna che si vede ora nel primo pilastro a mano sinistra entrando in Chiesa, la quale è oggi tenuta in molta venerazione. Un’ altra Madonna tratta similmente da vecchia colonna trovossi all’altare della Comunità, perita nel rifacimento della cappella. Ed una terza che dava il latte al Bambino, e non fu priva di qualche bontà e grazia, vedevasi non ha molto all’altare detto della Madonna del parto, dove, fu solennemente collocata nel secolo del 1600; ed ella ha. poi conseguito l’ultimo suo fine dal martello del muratore, che talvolta, più che il pennello del dipintore non fa, terminar
suole le opere di pittura.
Nella Chiesa di San Nicolò, che è più antica dell’anzidetta di San Bartolommeo, e credesi che fosse da principio la parrocchiale, una vecchia imagine si truova pure della Vergine seduta col Fanciullo in grembo dipinta sopra un pezzo di muro che vedesi oggi a mano sinistra entrando. Fuvvi ancor quella del Beato Orlando de’ Medici, il cui corpo è conservato sotto l’altar maggiore di questa Chiesa medesima, dipinta similmente sul muro, della quale ha fatto menzione il P. Affò nella vita di questo Beato, e che egli, credette dell’età della scultura dell’arca che ora si vede incastrata dietro all’altare suddetto, nella quale è scolpito il nome di Gio. Lodov. Pallavicino che la fece fare, se non forse più antica. Ma questa ora più non rimane, nè mi ricordo di averla veduta giammai. Quella che di questo Beato si vede ora nella parte opposta all’anzi detta Madonna è opera di uno scolare del Balestra.
Piacemi altresì di far qui menzione di alcuni vecchi libri corali, che si conservano in uno armario della sagrestia di San Bartolommeo, scritti in una nitida pergamena, per cagione di alcune miniature assai pregiabili per quel tempo, essendo queste sicuramente del XV, secolo; nelle quali con figure di ragionevole grandezza sono rappresentati i principali Misteri e Solennità di nostra Chiesa. Nel primo foglio vedesi l’arme de’ Pallavicini con queste lettere C. P., le quali in più altri luoghi si truovano, e talora sono quattro, cioè C. P. E. L. Esse dir vogliono Carolus Pallavicinus Episcopus Laudensis. Fu questi uno de’ molti figliuoli di Orlando Pallavicino Signor di Busseto; e
per ordine di lui è da credere che siano stati scritti e miniati gli anzidetti volumi, che esso poi donar volle alla novella Collegiata di San Bartolommeo. Il P. Canonici Gesuita trovandosi in Busseto, dove fu già la Casa della terza approvazione della Compagnia sua, cercò di potergli acquistare, ma gli furono essi negati.
Tra le opere di vecchia maniera è anche ragguardevole in questa Chiesa una Pace d’avorio fatta a modo di Dittico, nella quale sono scolpiti Cristo sopra la Croce, la Vergine, S. Giovanni, ed alcuni soldati, e negli sportelli S. Paolo, e S. Bartolommeo; e questa pure ha suscitato in alcun forestiere la brama di conseguirla.
Una gran tavola divisa in più caselle con cornici ed altri ornamenti messi a oro, entro la quale furono dipinte le immagini di diversi Santi, vedevasi non ha molto nella Chiesa de’ Minori Osservanti, all’espulsione de’ quali fu ella fatta in pezzi. Le dieci tavole dipinte a tempera che tuttora rimangono, e rappresentano la Risurrezione di N. Signore, la Vergine col Bambino, S. Gio, Battista, S. Bartolommeo, San Girolamo, San Bernardo, S. Francesco, San Bonaventura, Santa Chiara, e Santa Catterina martire, e che potrebbero essere di mano di qualche vecchio pittor cremonese, si truovano avere oggi troppo sofferto per diversi graffi, e crepatine del colore nel cavar che si fecero con forza i chiodi che le fermavano, e nel maneggiarle con poco riguardo. Di pari antichità, e di maniera non molto dissimile in questa stessa Chiesa trovossi pure una imagine della
Vergine col Fanciullo dipinta sopra una piccola tavola da me veduta molt’anni addietro nello studio del Balestra, non so come pervenutavi. Dopo la. morte sua quegli nel cui poter venne la vendette ad un mercante di Milano, ed erano in essa queste lettere H. M., come sono stato assicurato da chi ebbe cura di copiarle, le quali sono state credute essere la marca del pittore.
Io non voglio anche passare sotto silenzio alcune vecchie opere intagliate in legno fatte per la Chiesa di S. Bartolominco. Fu già in passato nella medesima una grande tavola divisa in più spartimenti, e simile all’anzidetta de’ M. Osservanti; se non chele imagini de’ diversi Santi in questa di San Bartolommeo erano di rilievo, comechè in certi luoghi vi si vedessero anche molte piccole tavolette dipinte con figure di Apostoli e di Profeti di vecchia maniera molto. E tali cose rimontar potevano al secolo in cui fu edificata questa Chiesa, cioè a dire al decimo quarto. Ma se questo è, fitte furono verso la fine del medesimo, perciochè in tale opera vedevasi d’intaglio l’imagine del B. Orlando de’ Medici morto l’anno 1386. Ma ella è forse piuttosto da riferire al principio del secolo decimo quinto. Di questa ha pur fatta menzione il P. Affò nella Vita del detto Beato, dove scrive che nella Collegiata di San Bartolomeo fino a dì nostri si conservò una antica macchina d’intaglio in legno fregiata a oro e colori, che già si teneva nel Coro corrispondente all’altar maggiore, la quale essendo a più ordini divisa, e tenendo in ciascuno di essi, tante Statue, quanti furono i Santi venerati dai padri nostri mostrava eziandio in uno de’ medesimi quella del Beato Orlando; seguitando lo stesso a dire che la detta Macchina di lavoro antichissimo fu poi collocata sopra la porta maggiore della detta Chiesa, e benchè nel doversi levare non sono molti anni a cagione de’ nuovi ornamenti di stucco aggiunti alla Chiesa, per la sua antichità, non si potesse salvare intera, serbaronsi nondimeno le statue, e spezialmente quella del Beato Orlando che si conserva nella Sagrestia della Collegiata medesima. Circa a questo fatto io non so altro se non che le imagini tutte di rilievo, che si trovarono nella detta opera, nel disfacimento della stessa, elle fu forse un cinquant’anni addietro, riposte furono in certe camere della Chiesa, dove sonsi conservate sino a questi ultimi tempi, avendole in fine alcuni chierici della Chiesa stessa indiscreti e licenziosi non poco fatte in pezzi ed abbruciate, essendo per sorte rimasta la sola imagine del B. Orlando non curata punto da chicchessia, anzi abbandonata del tutto; la quale può dare ad intendere la maniera di
quell’opera, che era di povero e meschino disegno sì, ma che per quel tempo ragguardevole si rendeva pure, e degna di essere conservata. Similmente ho io vedute alcune delle piccole imagini dipinte, le quali subito furono sparse e dissipate, e non ne fu tenuto niun conto. E queste ancora non avevano, a dir vero; quasi niun pregio per l’arte, ma per l’antichità loro erano degne di osservazione. Queste poche reliquie non erano già consunte per vecchiezza, come scrisse l’Affò, ma mi parvero anzi intatte e solidissime, capaci molto bene, quando fossero state diligentemente custodite, di potere ancor durare più secoli. Sicchè non per tempo o per consumazione seguì già il distruggimento di questa tavola, ma piuttosto per la noia ed il fastidio che questa vecchia opera recar dovette a coloro che più erano vaghi di vani e ridicoli ornamenti, quali veramente sono quegli stucchi di cui fa menzione l’Affò nel riferito luogo.
Una Madonna col Fanciullo posta sopra una seggiola, intagliata similmente in legno,
e rilevata in parte, di maniera molto simile alla detta imagine del B. Orlando vedevasi non ha molto sull’altare della Sagrestia, la quale non so dire dove oggi si trovi. E non molto addietro sopra un piedestallo situato presso alla cappella del Rosario era una vecchia statua di S. Girolamo penitente posto in ginocchio intagliata in legno, la quale dalla mia puerizia ho sempre veduta senza colore veruno, solo che era divenuta per il tempo fosca e nericcia, sino a che fu ella poi dipinta di un certo colore gialliccio o ceneregnolo. Non è però stata questa distrutta, comechè dal proprio suo luogo levata, e posta in altro molto men convenevole.Io ho qui voluto far menzione di queste vecchie statue di legno, perchè essendomi stato riferito che nelle carte rimaste del P. Affò si sono trovate memorie di alquanti intagliatori in legno che furono di Busseto, e fiorirono ne’ vecchi tempi, quantunque io non abbia veduto quello che di loro lasciò scritto esso Affò, parmi non essere cosa inverisimile che gli autori delle dette cose tutte intagliate in legno siano stati del luogo, e quelli appunto di cui trovò memoria, non so ben dove, l’Affò non essendo per altro a me riescito sin qui di trovare di questi menzione in niun luogo. Egli è però degno di osservazione, che mentre che il P. Affò si affaticava in iscoprire e raccogliere le memorie di questi vecchi artefici Bussetani, qui in patria con dilettazione affatto contraria non si pensava che a maltrattare e distruggere le opere loro. Ma la poca diligenza nel tener conto delle vecchie cose, ed un mal regolato disire di novità hanno sempre in Italia nostra cagionato grandissimo danno alle antiche opere d’ogni maniera, le quali in tal guisa si sono consumate e distrutte, e meritavan pure di essere conservate, comechè lontane dalla perfezione dell’arte. Perciochè per queste
noi avevamo una non interrotta serie delle maniere e dell’opere degli artefici nostri per ogni tempo, e ci fornivano esse di materia per la continuata storia dell’arti, ed il loro progresso ed avanzamento ne’ diversi luoghi ne riesciva per le medesime assai sensibile e manifesto. Ed è certo strana cosa molto che con tanta fatica e diligenza si cerchino per uomini le notizie de’ primi tempi della pittura nostra, e dell’altr’arti somiglianti, e sia ciò per essi materia di più volumi, e que’ monumenti poscia, sopra cui una tale storia è fondata, sprezzati siano e posti in non cale, e quello che è ancor peggio miseramente lasciati perire. Oltre di che in tanta povertà e rozzezza qualche rimoto sentore di bontà e di grazia dovevano pur ritenere le opere di que’ vecchi, e massimamente di coloro che meglio erano stati dalla natura disposti per quest’arti.
E certo ogni seco, lo ha avuti i suoi ingegni; e se questi non sono sempre riesciti ad un modo; la colpa è stata dell’educazione, degli usi, e d’ altre cause accidentali ed estranee ad esso loro. Per la qual cosa coloro che sono veramente forniti d’intendimento e di un genio universale ed esteso molto non pure estimano le più compiute e più perfette opere de’ migliori tempi, ma fanno caso eziandio delle rozze e imperfettissime de’ secoli meno felici, come trovo che fece il bellissimo ingegno di Guido Reno; il quale in Ravenna non volle in niuna guisa permettere che certe figure di Livio Agresti ritoccate fossero da un malavventurato pittore, che con alquante percosse, poichè altramenti non gli fu possibile, fece egli in tutto desistere da quella impresa, come ne fa sapere il Malvasia nella vita di esso Guido.
Questo scrittore ci narra altresì come quel gran valentuomo stimò sempre assai le Madonne di Lippo Dalmasio sino a farne meraviglie e stupori. Una di queste conservatissima ho io veduta anni sono in Bologna presso al Sig. Marcello Oretti, ed ho trovato che Lippo fa veramente in paragon di Guido un pittore meschino e debilissimo; ma parlai altresì che se fosse egli vissuto al tempo di Guido, esso e non Guido sarìa forse stato il dipintore delle Madonne. Perciò queste di Lippo, comunque siano esse dipinte, hanno un’aria di purità e di santità, quale alla Madre di Dio veramente si conviene, sì vivamente espressa che forse nin n altro pittore dopo lui ha fitto altrettanto.

GIUNTA DI DIVERSI DOCUMENTI
I.
Bolla di Papa Eugenio Quarto data in Bologna il dì 7 Luglio 1436, colla quale ad istanza di Orlando Marchese Pallavicino Signor di Busseto nella Chiesa di San Bartolommeo di detto luogo viene eretta una Collegiata composta del Preposto, di quattro Canonici, e di due Beneficiati; ed alla Prepositura sono incorporate quattro altre Chiese, ed alla stessa ed al Preposto pro tempro suggettate ventidue altre.
Ingenius Episcopus Servus Servorum Dei . Diletto Filio Arehipresbitero Ecclesiae Sancti Martini in Olzia Placentinae Dioecesis salutem et Apostolicam Benedictionem . Ad. Ecclesiarurn praesertim curam animarron haben ti= omnium statura salubriter et prospere dirigendum paterna sollicitucline vigilantes earum honori et decentiae libenter
intendimus, et quae propterea ae divini in eis culti.is augmento , Animarumque salute proinde proeessisse comperímus libenter, cum a nobis petitur, apostolico Manclamus munimine roborari. Exhibita siquidem Nobis nuper pro parte diletti Filii Nohìlis Viri l’i olancli Marchionis Pallavicini , ac Domini Castri Bnxeti Dioecesis Cremonensis petitio continebat, quod ohm Dilceti Filii .A n tonius de Aleardis Prior Monasterii Sancti Nicolai de Verziano Cluniacensis Ordinis per Priorem soliti gubernari Brixiensis Dioecesis tunc Vicarius Venerabilis Fratris nostri Venturini Episcopi Cremonensis in spiritualihus generalis , et .Capitulum Ecclesiae Cremonae provicle eonsiclerantes , quod ín clicto castro unica tantum Parochialis Ecclesia sub Sancti Bartholomaei vocabolo fundata exifterat, ac ad illius Rectorem pro tempore exiStentern oinnium et singulorum ipsins Castri utriusque sexus incularurn et habitatorum qui plura milita numero existant Animaruin cura pertirteret; Quodque etiam ipsius Paroellialis Ecclesiae structurarum et aedificiorum ad tantarn susetpren•ain multitu•itiein exiguitate, et arctitudine (lieti ineolae et habitat i•es in Missis , et aliis divinis otficiis audiendis plura et diversa susceperant, et quotidie sitscipiebaut incominocla et etiam detrimenta , et attendentes quod dictus Marchio Paroehirilem Ecelesiarn praefatam in Collegiatarn erigi , et in ea unarn Praeposituram quae Curata et Dignitas inibi principi- lis existeret pro uno Praeposito, qui illius caput nec non quatuor Canonicatus, et totidem Praebendas pro quatuor Canon iris, ac duo perpetua sine cura beneficia. gime Clericatus nuncuparentur pro duoliti& perpetuis Bene-. ficiatis in eaden-t in sfibri et creari cupiebat , nec non dabonis sihi a Deo collatis Praeposituram, ac singulos Canonicatns et Pra.ebendas, nec non singula
Beneficia praedieta. pro Praeposito et singulis Canonicis ac Beneficiatis praedi– ctis et corurn vitae sustentatione suBicienter dotare, ne eandem Parocbialein Ecclesiam in strueturis et aedificiis praedictis ampliare, ac Domos inibi pro Praeposito, Canonicis,et neficiatis praedictis accomodas construere, et aedifica-; re, seu ampliare, const•ui, et aedificari Tacere proponehat , ae etiam intendehat, ad ipsins Marchionis instantiam, etiam super bis matura inter eos deliberatione praeliabita, Vicarius videlicet haberis ad
id ah eodem Episcopo specialem ut asserebat potestatern illius vigore, ac Capi tul um praedictum auctoritate ordinaria inter alias Parochialcm Eecicsiarri prae-. dietim in Collegiatam erexerant, et in ea Preposituram , et Canon ieatus, et Praehendas,nec non Beneficia supradicta pro eisrlem Praeposito, et Canonicis, et Beneficiatis instituerant et ereaverant, nec non Plehem Sancti Andrae , ac Sancti Xphori de Vidalentio , Beatae Mariae de Bosco , Saneti Gcminiani prope Buxetum rurales eidem Praepositurae. perpetuo univerunt , annexcrunt et ineorporaverunt , nec non Plebes Salice Joannis Baptae Altisvillarum,Saneti Jetlia ni de Sancto Juliano, et Salice Petri in Cu rte Praeposituram n uncupatarn, Sancti Nicola; de Castelletto, Saneti Spiritus de liurgo Saneti Spiritus, Saucti•jounnis (le Mortaro, Sanctae Mariae de Spinis, Sancti Leonardi de Malurnbris, Salicele Mariae Matris Domini , Sancti Joannis de Castroveteri , Saneti Georgii de Moneeellis, Sancti Gregorii de Spigarolo, Sancti Joannis de Soartia, Sanctorum Gervasii et Protasii de Zibello, Sancti Petri de Ragazzola Sancti Dorninici. Insulae de Bozardis , Sancti Viti (le Polesino Capitalo praefato, ac Sanctae Àgathae (le Sancta Cruce, et Sanctae Agatite, et Sancti Niculai de Buxeto, nec non Sanctae et Sanctae Valeriae de Olzia Episcopo Cremonae pro tempere existenti subieetasdietae Dioecesis Ecclesias, ipsis tamen, in prius ah Episcopi pro tempore, et Capituli, nec, non
Plebitun Imiusinodi superioritate et rnaioritate penitus separatis et segregatis, eidem Praepositurae, ac illius Praeposito pro tempore existenti subiecerunt , et supposuerunt , Episcopi pro ternpore , et Capituli praedictorum inribns alias in omnibus semper salvis, pro ut in Instrumento publico ipsins Venturini Episcopi sigillo munito desuper coldecto dicitur plenius continetur. Quare pro parte (lieti Marellionis etiam asserentis quod Plebs Sancti A ndrae a tanto tempore citra, cujus contrarii m ,moria hominum non existit Plehano, eé Parochianis, nec non aliac Ecclesiae practlietae per plura tempora Rectoribus, canmerunt, pro ut carent etiarn de praesen ti, ne illarum possessionnin , et irnrnobilium bonortun magna pars per laicales personas occupata detinetur ; quodque Praepositus pro tempore existens, ac Capitulum dictae Ecclesiae Salice Battitelo luci circa un itarurn , et supposi tarum Plebis et Ecelesiartim eariondem, pure omnes in Terri toriis sub temporali Dominio Dice Marchionis subiectis fundatae existunt, reparationem, et p ossessionum, et bei-torturi Iminsm odi recuperationem faciliter intendere poterunt, pro nt ipse Marchio ad id suas etiam partes favorabiles addcre proponit; Nobis fuit supplicatuni ut Erec.tioni, Institutioni,: Creationi, IJnioni, Annexioni, Incorporationi, et Separati°. ni, Subiectioni,ac Suppositioni pracclictis,nee non omnibus aliis et singulis in (lieto Instrumento contentis , et inde seeutis pro eorum suhsistentia firrniori robur Apostolica!: Confirmationis adiicerennir; sibique,.ac succcssoribus suis Juspatronatus, ac cligendi, seu nomi nandi personas idoneas ad Praeposituram a.c singulos Canonicatus et Praebenclas nec non beneficia hit iusmodi,hae prima vice, et successive cum illa pro tempore vacare contingerit perpetuis futuris temporibits reservare, et concedere et al ios super praemissis opportune providere de benignitate apostolica dignaremur. Nos igitur qui nostris potissinuim ternporibus cultura praedictum ubique locorum ad .unguern intensis desideriis affeetamus Marchionis propositum Imiusmodi plurimum in Domino commenclantes, nec non attendentes quod ipsartun Plebis, ci unita= rum, ac snbiectarum Ecclesiarnm maior pars, ut asseritur totali desolationi ci ruinae subiacerc videntur, licet nonnnllae canini parva m ad praesens curaro habeant anirnarum, ac de praemissis certamnotitiam non Itabentes, usmod i
snpplicationibus inclinati, Diseretioni tuae per Apostolica Seripia committimus , et inandarnus , quatcnus de praemissis omnibus, et singnlis, me earnm circuinstantiis unhersis auctoritate nostra te diligenter informes; et si per informationem liniusrn odi ea fiere vera reperieris, super quo tuarn conscientiam onerarmns, posi:T.1am tibi constitit quod praefatus Marchio Praepositnrae,Canonicatibus, et Praebendis se Beneficiis pro Praeposito, Canonicis et Beneficiatis praedictis et eorum singulis sufficientem dotem assignaverit, erectionem, nnionem, annexionem, incorpora tionern, separationem, et subiectionem, ae omnia et singola in Instrumento contenta, et iride secuta lininsmodi auctoritate nostra praedicta approbes et confirmes.1,. Et insuper Ecclesiam Sancti Barato- Minaci praedictarn in Collegiatarn erigas , et collegiali bus titulis, se etiam salubribus deeentibus et honestis etatntis, Tute nubi pro Ecclesia Sancti Bartholomaci,et eultus hujusmodi conservatione, statti et augmento, nec non Praepositi, Canonicorum, et Beneficiatorum eortunclem vita et honcstate utilia, et accommoda Ibre, conspeXeris auctoritate nostra praefata insignias , et decores , nec non in ea Praepositurarn quae Curata et Principalis Dignitas sit, ut praefertur,ac quatuor Canonicatus, et totidern Praebendas, nec non duo Beneficia praedicta pro uno Praeposito, et quatuor Canonicis, ac (filobus Beneficiatis praefatis eadern auctoritate danno instituas atque crees , et nahilominus si erectionem, institutionem, ac alia praemissa per te vigore praesentium fieri contigua auctoritate nostra praeFata statuas , ordines , et declares: Quoti Praepositus tarnquani 9aput, et singuli Canonici dictae
Ecclesiae pii ernia pro tempore illius Paroelnanorum euram animarum gerere, ipsique lieti Beneficiati apud praefatam Sancti Barth° tornaci Ecclesiam residere , et in ea Missas, nec non nocturnas, et diurnas horas canonicas continuo celebrare, et illis inibi interesse; si ugulorumque Canonicorurn et Beneficiatornm huDismodi intra annum a die assecutionis pacificae singuloro m tune eis collatorum suorum Canonicatus et Praebendae ne Beneficiornm hujusmodi ad. Sacerdotium se promoveri facere delicata ac etiam teneantur; Et quoti. omnes, et singnlae oblationes quae ex funeral i- bus, aut alias in dieta Ecclesia Sancti Bartholomaei pro tempere provenient, et quae Praeposito,
Canonicis, ne Beneficiatis praedictis ratione Missarum, aut clivinorum ínibi gnomodolibet assignabuntur scx partes dividantur, quarum Praepositus dnas, ae aequalí portione Canonici p•aedicti rcliquas quatuor pere,ipiant; Quodque ipsi Praepositus, et Canonici Capitnlum facere , ci in cottimi:mi sigillum , et Archi- vium , cacteraqueCollegiatae Ecclesiae insignia ad in- star aliarnm Collegiatarum Ecclesiarum illarnm parti un babere et tenere valeant, alias iure cuiuslibet in omnibus semper salvo; Praeterea Rolando praedicto Ecelesiain Sancti Bnrtbolornaei , illiusqueCapeilas et Altaria demo-. liendi, strrrtnrasque et aediiicia ltuinsmodi arnpliandi , aliaque irriti Altaria et Capellas do uovo coostruenili, seu domo bri, ampliati, et construi, ne dia per aliquern bermi A ìitistitern gratiarn, et A postolicae Sedis communionem habeiitern, quern ad hoc elegerit consecrari faciendi plenarn et liberano facultatem; nec non ad pleniorern rei corroborationem Marobioni, ne Imeredilms, et successoribus praednitis Inspatronatus, ne praesentandi eligendi seu nominandi singailns personas idoneas ad .Praoposituram, et siv silos Canimicatus otPrae;Jendas,nec non Beneficia lininsmolli hac prima vice, et
successive perpetnis futuris temporibus , cum simul vel successive vacaverint, ut praefertur, eadem auctoritate nostra conceclas ; Plebem quotino Andreac, nec non Sancti Gerniniani, ne Sancti Cbrist-opliori, et Sanctae M iriac, girar= omnium fructus, redditus , et proventus veto llorenortzm auri secundurn commuriern existimationern valorem ann num ut ipse Mar_ chic) asscrit non excedunt, cum omnibus inribus, et pertinentiis suis pracclictae Praepositurae auctoritate nostra praedicta perpetuo unitis, et incorpores , et anneetas , nec non alias subiectas Eeclesias praedictas, illis prius a SI:Teet inaiori tato Episcopi, Capi tuli, et Plebinm !mins:modi, ac illarnrn pro•tempore plebanorum separa tis anetoritate nostra praefata Praepositurae, et illins Praeposito imitismodi subiirias et submittas , ito quod ex nube Plebis Sancti A ndreae ne cedei! tilms voi decedentiblis singnlis , praerli,tarum Ecolcsiarinn unitarnm Rectoribils liceat Prac”- posito pro tempore praedicto per so vei abiuri seu alios il3a•nin singnlornm possessionem anctotitate propria appraebendore, ae ho insmorli carnai fi’nctus, et redditus, et proventus in suos, ot dietae Pra,positurae nsus, et utilitatem convereite, alicnins super Iree Vicenda minime requisita. Non .ohstantihiis Consti tutionibus , Orclinationibus .Apostolicis , eaeterisque contrariis quibuscumque.. Volumus autem quod propter conlinnationem , et unionem , et scparationem subiectionem praedictas , si illins vigore praesertim effeetura sortiri contingat clictae unitae et separatile Eoclesiae debitis propterea non frandentur oPsequiis, et anirnaturn evita in eis, quibus illa imrninet nullatcnns negligatnr,sed nnitarum Ecelesiarum debita supportentur onera consueta , et subjectne Ecciesiae huiusmodi in spiritualibus. et tempotalilms salubriter clirigantur. Dat. Bononiae Anno incarnationis Doniinicac Millesimo quadringentesimo trigesimo sexto, Nonis Julii, Pontilicatus nostri Anno Sexto
Questa e la seguente Bolla sono per me state tratte dalla Storia non pubblicata delle Chiese di Busseto scritta dal Proposto Fabio Vitali mio zio. La Chiesa di San Bartolommeo crede il medesimo che possa essere stata edificata circa l’anno 1336. L’ autore di questa fu Oberto Marchese Pallavicino figliuolo di Monfredino, di che non lascia luogo a dubitare un Brieve di Papa Urbano V. dato in. Avignone il dì Ottobre dell’anno 1363, col quale alcune indulgenze ha egli concedute a questa stessa Chiesa; ed in esso leggesi:
Dilectus Nobilis VirUbe•tus Marchio i4allavicinus cupiens in Ecclesia S . Bsrtholomei de Buxeto Cremoncnsis Dioecesis, guani ut assernit canonico Funanvit, et de multa Bonis ce rebus su is dotnvit, congruis honoribus frequentati etc. Ella fu da principio Rettor’ia, ed ebbe cura d’ anime ..
Noi conosciamo della medesima i seguenti Rettori. Imi nera Rogito r71 Vanni Del Fò dì, otto Giugno 1360 le seguenti parole si leggono.
Dominis Donino Danni de Glandonilms Rcetori Eeclesiae San-, Cti Bartholomei de Bussetti , et Dorino Pellogro Reetori Ecelesine Sanciti Gregorii de Spigarolo.
Di Don Michele de’ Teporili altro Rettore di San Bartolommeo nel 1363
troviam memoria in quelle parole che si leggevano nell’antico Calice mentovato più, sopra alla pagina 57. E di un terzo Rettore ci hanno serbata notizia due Rogiti di Antonio Rubini Notaio Imperiale di Bargone, l’uno del 5 Febbrajo 1388, l’altro del 16 Aprile 1395; nei quali si
legge, Presentibus Dominis Donino Rolando de Doctis Recto- re Ecelesiae Sancii Bartholomeíde Busseto et Presbitero cobino Rettore Ecelesiae Saucti Aliehaelis de Roncolis L’ ultimo Rettore fu Niccolò Tuzzi dal 1424 al 1436, nel quale anno fu eretta la Prepositura, ed esso fu anche il primo Preposto. Mlalamente adunque scrisse Ranuzio Pico seguitato dal Bordoni che nel 1386, allora quando fina Busseto il Corpo del E. Orlando de’ Medici, non era per anche stata edificata la Chiesa di San Bartotommeo, e che la parrocchiale di un tal luogo fu in quel tempo la Chiesa di San Niccolò. Se questa fu tale giammai, ciò dve essere stato assai più addietro, ed avanti l’edificazione di quella di San Bartolommeo.
II
Altra Bolla dello stesso Pontefice data in Roma il dì 7 Dicembre del detto Anno 1436, colla quale al Preposto di San Bartolornineo di Busseto è Conferita perpetuamente la giurisdizione Archidiacono, sulle Chiese tutte stendentesi al medesimo suggettate nella
precedente Bolla.
Eugeniuss Episcopus servus servorurn Dei . Diletto fallo „Ascii ipresbitero Ecelesiae
Sanati Martini in Olzia Placentinae Dioocesis salateli et Apostolicam bene,dictionera• Ad exequeudron rastoyalis Olfitii debitum studiis attendentes assijais, eireurn Ecriesiarum quarum Nobis, licet immeritis, Cara getieraiís imminet, et ecelesiasticarum fidelium perhosiaritin quarundibet statura salubriter dirigendun sullicitudinis nostrae partes irnpendirris, ipsisque Ecclesiís et personis sic provideri cupimus, ut a noxiis pr.servatao novis iugiter perGe,iant inereiriantis. Du•ium siquidein pro parte Dilecti finii
Nobilis Viri Ralandi Atirchionis vicini , ac Demi ti C t.,tri
13.tx- :ti (3,..,l..,,Leebsis Nobis exposito, quoti oliai A atonins <1,! Aloardis Prior, Sanati IN scolai .da V•trzi.uh, per rern solitnin gub     eduniacem,i,, Ordidnec non Viearius Vanera; I1s P•atris         Ventnriai Episcopi CCITIOille ìu spirituabbus gettarabs, ite. C ipitulum cremouense pro ride quo i
in dirto Castro unica dumtaxat Paroebiahs Ecelesia sub vocabulo Satieti Bartbolornaci fundata Forte, et ad Mins Rectorem pro tempore existentem omnium et siugulortun ipsius Castri utriusque sexns babitatorum et ineolarum qui plica minia numero erunt A nimartim cura pertìneat, seu pertineret, quodque oh exignitatem et arrti structurarum, et aeddieiorrim ipsius Eeclesiiw, talitam suseipiendam multitudtnem ditti habttatores et b:colae in Missis, et aliis divinis audh•ndis        plura et diversa susreperant, ac quotidie suscipiebant iticornmoda, ac ctiam menta.; ac attendentes quod dietus IVI Archio Eelesiain praekttam in Coli giatain erigi, et in rra Prav.,situtram quae curata, etinibt Dignitas principalis existeret Praeposito pro tempore, qui illins caput esset, nec noti cpiatuor Canonicatus , et totidem Prae bendas pro quatuor, et duo perpetua beth>ficia siile cura (finte elericatru; no ncuparentur pro duobus perpetuis beneficiatis institni , et creari cupiebat, nec non de boais a Deo san collatis Praeposituram, Canonicatus, Prambendas, ac benefichi praedieta suffteienter dotare, ac canidem Ecelesiarn in buiusmodi structuiris, et aediticiis ampliare., domos (moque pro Praeposito, Canonicis, ac heneficiatis praedirtis aceomedas ibi consti-nere et aedifieare, sen ampliari , construi, et aediricari lacere proponebat, ad ipsius instantiarn, etiam 9 ttper bis matura inter ees cleliberatione praehabita, Vicarius videliee t babens ad id ab codern Episeopo
asserebat, potestatern illius vigore, ne Capitulurn praefatum auctoritate ordinaria Ecclesiam praedictam in Collegiatam erexerunt, et in ea Praeposituram , Canonicatus, et Praebendas, nec non Beneficia huiusmodi pro dictis Praeposito, Canonicis, et Beneficiatis instituerunt, et crea.verunt, ac Plebem Sancti Andreae, nec non Sancti Chri stopb ride Vidalentio, ne Beatae Marine de Bosco, ne Sancti Geminiani prope Buxetum rurales eidem Praepositurae perpetuo univerunt , annexeru.nt , et ineorporaverunt , ae Sancti Io. Baptae. Altis Villarum, Sancti de Saneto Inliano Plebes, ac Sancti Petri in Carte Praeposituram nuncupatam, nec non Sancti Nicolai de Castelletto, Sancti Spiritus de Borgo Sancti Spiritus, Sancti loannis de Mortaro, Sanctae Mariae de Spinis, Sancti Leopardi de Malutnhris, Sanctae Mariae Matrìs Domini, Sancti Ioannis de Castro Veteri ; Saneti Georgi de Munticellis, Sancti Gregorii de Spigarolo, Saneti Ioannis de Soartia, Sanctorum Gervasii et Protasii de Zibello, Sancti Petri de Ragazzola, Sancti Dominici InsuIae de Bozardis, et Sancti Viti de Polesine Capitulo praefato, au Sanctae Agathae, ac Sancti Nicolai de Bnxeto, nec non Sanctae Trinitatis, ac Sanctae Valeriae de Olzia Epi-. scopo Cremonensi pro tempore existenti subieetas dictas Cremonenses Ecelesias, ipsis tamen prius ab Episcopi pro tempere existentis, et Capitali, nec non Plebium huiusmodi superioritate, ne maioritate penitus separatis, et segregatis, Praepositurae atque Praeposito praedictis subieceran t et supposnerant, Episeopi pro tempore existentis, et Capituli praedictorum Inrihus alias ín omnibus semper salvis’ ac
subiuncto, quoti Plabs Sancti Andreae a tanto tempore, (mins contrarie memoria non erat Plebano et Parochianis, nec, non aliae Eeclesiae praedictae per plura tempera Rectoribus caruerant, pro ut carebant tune, ne illarum possessionurn, et inunobilium bonorumm, magna pars per hicaIes pe.rsonas occupata detinebatur; Quoclque Praepositus praefatus, et eius Ecelesiae Sancii Bartholorna,íi Capitulum circa ipsarum unitarurn, et suppositarnm Plebis ac Eeelesiarum quae omnes in territoriis temporali Dominio dicti 141arellionis subieetis erant , reparationem , ac posseseionum , et bonorurn huiusmodi recuperationem faciliter intendere poterant, pro ut ipse Marchio ad id etiam suas favorabiles proposuerat addere partes. Nos tibi per alias noStras literas dedhnns in mandatis, Alt de praemissis bus, et singulis,ae eorurn ciscumstantis uni versis auctoritate nostra te diligenter informares., si ea per informationerri huiusmodi fore vera reperires, postquam tibi constaret quod praefatus Marchio pro Praepositura Canonieatihus ac Praebendis ac benefici is praedictis sutrieign tem doterrì assignasset, erectionern, unionem, annexionem, incor porationem, separa-, tionem, ci subiectionem huiusmodi , ci rode seentn auctoritate nostra praedicta in Collegiatnm crigeres et Collcgia.. bus titulis certis tunc expressis , modo et forma insigni:- des, nec non et in ea
Praepositnram, quae curata et prin. cipalis dignitas esset, ac Canonicatus, Praebendas, nec non Beneficia praedicta creares, et institueres ; praedieto queque Marchioni, suisque successoribus , et hereclibus tua Patronatus, ae praesentandi, eligendr, seu nominandi singulas personas idoneas ad Praeposituram , Canonicatus , et Praebendas, nec non Beneficia huiusmodi , et prima vice, et successive perpetuis futuris ternporilms, crini simnl, vel Successive vacarent, eadent auctoritate nostra concederes ac Plebem Saneti Andreae, nec non et Sancii Gerniniani, Sancti Cristophori, etSartrtae Mariae cum omnibus luribus, et pertinentiis snis eidem Praepositurae perpetuo un ires incorporares, et anneeteres , aliasque subieetas Ecelesias praedictas, illis prin’s a superioribus, seu snperioritate maioritate Episcopi et Capituli Cremonensis, ae Plebium huiusmodi, et illorum pro tempore Plebanorum separatis Praepositurae ac Praeposito huiusmodi perpetuo subiiceres, et submitteres, nonnullnque alii etiam tunc espressa exequereris, et faceres, prout in ipsis litteris plenins continotur. Onlyl autern sicu ti exhihita nobis super hoc pro parte praedicti Marcir ionis poncio continehat, nundurn ad executionern
litterarnm processeris, et tarli aliquae ex praeclictis, guaio etiam. aliae parochiales, nec non et sine cura, et rurales E•tclesiae in plerisque aliia Castri;, Villis, et Locis ad ipsum Marellionem speeta o ti hus consistente& partirn di ruptize partii!, vero ad Fui ;la m disposi tae shit, ac Rectoribus simil iter earuerin t, ut et carini ct p•itedietns Marchio illas ex eis,de i pri hus sibi rnagis o portunum videllitur,et ci nfinistraverit, si sibi, ne suis haeredihns, ac successoribus etiam lus pail onatus earuna, et praeseutandi personas idoneas iu aectores ad il I as doni pro tempore v icaverint, perpetuo reservetur, ci conceda de huiusmodi honis.suis in carina et structuris riparare, ci ad clecentern sta tu ci teducere, aliaqne multiplieiter meliorare propormi Curnque etiam in omnibus piaedietis Ecelesiis per Episcopos Cr,nnanenses, autea fuerunt propter guerras, viarir nque discrimina, et innundationes flruninis Padi ter Cvitatem Cremonae clietaque Castra, Villas, et loca decurrentis visitatiouis Oniurn, ‘Tuo tamen plurimum indiglernni, et
indigeot a nutitis retroactis annis impensiun non fuerit; oh easdem quoqiie enusas pro Chrisinnte Inibendo de praedietis Castris, Villis, et locis ad eamdem Civitatem difficilis patea t accessns, ac Praepositi ipsins Ecelesiae Sancti Bartholomani qui pro tempore erunt, si eis inrisdictionis al ienius a l ai iicu In a trihneretur esse possen t ad cominendabilemilireetionein, suiturnque meliorem (lieta rum Ecelesiarn m, earnrnque persoini raro maxi me protrattiti; Ner non dilectirs Filius Nicolaus de Tutiis Monachus Monasteri i Sancti Lan rentii Cremonae Ordinis Sancti B.nacclieti, qui ut asseitur ordinein Episeopornm expressè professus extitit, ac Venturini Episeopi praedicti, suique
Ahhatis liceritia dictarn Ecelesiarn Sancii Bartholonmei per duodecimi annos, vel circa, lauÚabíliter rexit, et regit ad eius gubernationem utilis idonens esset, ipsiusque solertia in spirittudilms et ternporalihns illa suscipere rnercatur: Pro parte dicti Marchio,. nis Nobis fuit humilitcr supplica turn ut super his opportune providere de benigni tate apostolica diguaremar. Nos itaque Imiusmodi supplicationihus inclinati Iscretioni trine per Apostolica scripta manclamus quatenus ari execntionem nostrarurn li tterarurn procederei, si vocatis qui fucrit vocandi praernissa postremo nobis exposita repereris
veritate submitti, post cxecutionem praedictam , si illam feceris , ipsis Pracpositis Architliaconale Las , et auctoritatem in Ecelesias, Canonicos, et personas hniusmodi praesentes et fn turas perpetuo conceda s.. et attrihuas, et transferas in tosclern, ipsiscple colrli-n.1cm Castrorurn, Villariun, ci Loco- rum dist•ietus, quod limitilms prnefigns, et assignes ; decernendo , quod dicti Praepositi ratione ho insmodi Inris EccIesias, Canorticos, et personas praeilictas visitare, et ea guai reformationis inibi minislario indiguarint reforrnare , ac praedictos Carionicos , et personas, si ct pro ut coroni excessus, nec non ennonicae Sanctiones exegérint etiam quihuslibet Ecclesiasticis, Tizae pro ternpore obtinnerint beneficiis privando et muovendo, nec non aliis congruentibus viis, et rnodis corri;;,,ere et coercare , illarninque causas audire, terminare, et definire, nec non omnia ahi, et sinquae Locorum Archirliaeonis de Tare cornpetunt, quod ad ipsam Iurisdir.tionrm intra praefatos limites , et distrietus exercere , facere, et exequi possint; nec non praefitis Personis ut quoties eis videbitur ah aliis ad quas commode, et sine periculo accedere potermii rivitatibus et canini Praesulibus ipsurn Chrisma recipere valeant auctoritate, nostra indulgeas mennorat:A, Eandem vero
Praeposituram,.eniuscrunque etiani annui valoris eius fructus,redditus, ci proventus tune fir.erint cuoi annexis Iminsmodi, ac omuihus aliis suis ius, et pertinentiis ipsi Nicola() auctoritate nostra praefata eonferas, et assignes inducens per se, vel alium, vel alios eundem Nicolaum, recepto prius al) eorum et Romanae clesiae nomine fidelitatis dcbitae inxta Ibrmarn,tquam sub. Bulla nostra mittirnus inclusam solito ittramento:ipsum vel procuratoreinsuum et eius nomine in corporalem possessio-, n2in Praepositurae, ac defendens inclucturn, arroto exinde quolibet detentore, ac faci,.ns ipsum Niculanni, vel dictum procuratorem pro eo ad Imiusrnodi Praepositurarn, ut moris est adinitti, sibique illius fractibus, redilitibus et proventilms Iaribus Ct obventionibus universis integris respondere, con tradictores per censurata ecclesiasticam appellatione postposita compescendo , et nihil ominus Ius patronatus, et praesentandi illis ad quos institutio pro tempore pertinebit singulas personas idoneas in Reetores tam. Sancti Spiritus, Sancii Petri in C.airte, Sancti luliani, Sanai loannis Altis Villarum, Sanctae Valeriae, et Sancti Viti praedictorum, quorum cuinslibet fructus, redditus, et proventus sexdociirt ducatortun auri sem:indi:un commulierni existimationem valorem annnum, ut idem Marchio etiara
asserit non exceduat, gitani etitun quarturneunque aliarurn Ecclesiarum praedictaruin, quas Marchio, aut Haeredes vel successores praefati reparare, ac pro eorum. Rectoribus sutlimenter dotare, et alias meliorare voluerint, et melioraverint, ut praefertur, super quo tuam conscientiam onerarnu.s eadern auctoritate nostra reserves, pro tempore Episcopo existenti , ac cremonensi Capitalo fare huiusmodi, et cniusmodi alterius alias in omnibus semper salvis. Nos insuper cani eodem. Nicola°, ut ipsam Praeposituram, si cibi vigore praesentium eonfiratiir recipere, et retinere libere et licite valeant anetoritate Apostolica tenore praesentinm de speciali gratia dispensarmns, non
obstantibus quod ipse Nicolaus ditti Ordinis Professor existit, ac fel. record. Bonifatii Papere VIII. Praeclecessoris nostri, in quibus cave- tu, ne quis extra suam Civitatem et Dioecesim visi ,in certis exceptis casihns, et in illis ultra unarn dietam a fine suae Dioecesis ad iudicitun cvocetur, seti in ludices a Sede Apostolica deptitentur extra Civitatem et Dioccesiin, a quibus deputati fucrint contra quoscunque procedere sive alii, sive aliis vices suas committere praestunant, et aiiis Apóstolicis Constitutionibus, et ordinationibus nec non Monasterii, et orclinis praedictorurn iuramento confirmatione apostolica, vel quavis alfa firmitate roberatis, statntis, et consuetudinibus, ac omnibus illis qui in dictis literis non obstare volumus, ceterisque contrariis quibuscumpie, aut si aliquihus communiter vel divisim a dieta sede sit indultam, quod interdici suspendi, vel excornunicari , seti extra vel ultra certa loca ad iudicium evocarì non possint per litteras apostolicas, non facientes plenam et cxpressam de verbo ad verlunn de Indulto lutiusmodi mentionem. Dat. Romae Anno Incarnationis Millesimo quadringenl:esimo trigesimo sexto, septimo Iclus.Xbris Pontificatns Nostri anno sexto
.
Una delle antiche e nobili Famiglie di Busseto fa già quella dei Tuzzi, estinta non è gran tempo nella persona di Alfonso Tuzzi fratello di Cecilia Tuzzi avola mia paterna, da me conosciuto da fanciullo. Derivò questa da quel Nicolò Tuzzi mentovato nella presente Bolla. Esso fu originario di Borgo San Donnino, e un Donnino gli fu padre. Essendo ancor laico ebbe moglie, ed a lui nacque un figliuolo dal nome dell’avo chiamato Donnino, onde i Tuzzi di Busseto. Poscia si fece Monaco di San Benedetto, e passò indi a governare la Chiesa di San Bartolommeo prima in qualità di Rettore, poi di Preposto. Abbandonò questa Prepositura nel 1448, allorchè fu fatto Priore di Santa Giustina in Ferrara. Ma nel 145o fu nuovamente eletto Preposto della Bussetana Chiesa, la quale non era per anche stata provveduta, e ne fu di nuovo investito coll’anello dell’oro dal Vicario del Vescovo di Cremona, come leggesi istrumento rogato da Jacopo di Soresina Cancelliere Episcopale il dì 9 di ottobre del detto anno 1450, morì nel 1458. Io ho tratte queste notizie dalla sopra citala Storia, del Preposto Vitali,
nella quale la Serie dei Preposti di asseto truovasi descritta. i nomi dei quali mi è piaciuto di qui recare, e sono i seguenti.
Nicolò Tuzzi Donnino de’ 1″; MCbi, .1.• tolcm nn o ce’ L c.rraz: cui, G io . ri opio.nerni eri Farmigia«.o, Agostino di lifassaria,Gioronn de’ tuoni, Gioca:rrri oro !?accusino , Giovanni de’ «Passeri di Andr, a de’ Vaghi narmig’ono. .Agosiiro de’ Vaghi frati,11,i pr,?cedenta. Ja•opo de’ Vaghi fratero degli anzidetti. .Feancro de’ Marchesi PQM:vicini fglitiolo di Cr: stuforo .vigr.or di russe/o. &mete Pallneìrino fratello del suddetto, Giulio Pollaeicino de’ Marchesi di .Polesine, Paolo «Ettore de’ Conti Pentii d; Pincrazo, Bernardino Grossi difo. Il7assim Nano Mai ai llusseio, Iaitanzio Vitali di T’asseto. Carlo Fu.,t,rio di Pussria, TeodO sin _And rosini di Sol‘’). Marco rogaroli Borgo ,s’ait Donnino, Lorenzo Beretia di .Busseto, Pietro Stecconi di Busseto, Pietro ./Into•io de’ Conti Civoni di sarzana, Girolamo de’ Conti Anguissoln di Piacenza, Pietro Viali di Busseto, e Fabio
Vitali pur di Busseto e della stessa famiglia del precedente.
III
Lettera di Mons. Cesare Speziani Vescovo di Cremona al Preposto ed a’ Canonici di San Bartolommeo di Busseto, nella quale per la volontà suprema di Papa Clemente VIII. egli dimette la cura della Bussetana Chiesa, scritta nel 18 Febbraio dell’ anno 1603.

Molto Rev. Sig.ri

 L’effezione che ho sempre portato a codesto Rev. Capìtolo, al Clero, ed al Popolo tutto mi fa sentire qualche tenerezza d’amore nella dismembrazione che sua santità è stata servita di fare di codeste Chiese. Contuttociò sapendo che sua Beatitudine non si è mossa se non con santo zelo a questa risuluzione, un’acquisto prontissimamente alli comandamenti suoi, massime vedendo che le Signorie Vostre avranno il Vescovo loro vicino più, e senza dubio molto migliore, e più zelante che non sono io, se bene noti già nè più onorevole, nè più pronto a metter la vita e quanto ho per la salute di codeste Anime, di quello che sono stato io sempre. Si rallegrino dunque, ed insieme si consolino
del nuovo Prelato, e gli prestino l’obbedienza e riverenza che conviene, così per li molti suoi meriti come per quello dell’obbedienza che, tatti dobbiamo al Santo Vicario di Dio in Terra; e dicendole che qui si finiranno lo cause incominciate senza pigliarne, alcuna nuova, poichè cosi è di ragione fo fine, e caramente saluto tutte le Signorie Vostre, con tutto il Clero e Popolo, quale prego Dio Signore che benedica, e prosperi felicissimamente. Di Cremona li 18 Feb. 1603. Delle Signorie Vostre Molto Reverende Come Fratello Amorosissiino C.
Vescovo di Cremona.

 (Di  fuori) Alli Molto Reverendi Signori Il Preposto
e Canonici di Busseto.

L’originale di questa lettera di Mfonsignor Cesare Speziani Vescovo di Cremona, onde la molta affezione traspira che esso portava a questa non ultima porzione della fioritissima sua Diocesi, è tuttora, conservato nell’ Archivio Capitolare dl San Bartolommeo. Di questo stesso Vescovo è farla menzione nella iscrizione che scolpita in in marmo trovasi sopra la porta della Chiesa de’ Cappuccini fuori di Busseto da lui conseerata nell’ anno 1600, e che mi è piaciuto dì qui recare.
SS. GEMINIANO ET FRANC. TEM
PLV HOC DICATVM CAESAR SPE
CIANUS EPISC. CREMON. BUXE.
TI VRBEM PAGOSQ. SIBI IN SPVA.
LIB. SVBJECTOS VISITAS SOLE
NI RITV CONSECRAVIT ET X.L.
DIERV INDVLGENTIAM AN
NVA CONSECRAT. DOMINICA
QVARTA OCTOB. PIE VISITAN
TIB’. CONCESSIT XII. CAL. NOV.
MDC. MAXIMIANO MAIO.
BVXETI PRAEPOSITO

IV.
Memoria della venuta a Busseto dell’ Imperadore Carlo V. nell’anno 1533.

Nota che lo serenissimo imperatore ritornando de ungaria a casa àopravene che alogiò qui in Buxeto e per sua solla benignità ha creato questo castello in cittate, passsando dico a di. 4 de marcio a hore 22 et allogio un dì et una nocte e per perpetua memoria ellese cavallier spron d’oro chiamato hestor P.no et in cassa nostra alogio 4 lancichi nechì et la dove il magistro teneva scolla el ducha de la guardia de essa Maesta. Cesarea alogio anchor lui et hera in la ditta citta alogiati anchora lo ducha de millan et lo ducha de savoja et ant. da leva et da poi partendosi sen ando in alexandria dove nui havesimi li prouillegi.
Più anni addietro fu per me tratta presente memoria da Certo libro a penna allora conservato nella Libreria de’ Minorì Osservanti di Busseto, scritta in esso da antica mano. Bene vero che avendo io alcun tempo appresso riveduto quel libro non ve l’ho più, trovata, essendo stato tolto via non so come quel foglio in cui ella trovavasi. Qual’Estore Pallavicino in essa nominato fu de’ Marchesi di Pellegrino, la cui famiglia in
qualità di privata abitava allora in Busseto, estinta qui solamente nel principio del passato secolo decimo ottavo. E per que’ privilegi de’ quali è qui fatta menzione si deve intendere il Diploma Cesareo posto al numero seguente.

V
Diploma di Carlo Quinto Imperadore il quale dichiara Città Busseto, dato in Alessandria il dì, ventiquattro di Marzo dell’anno mille e cinquecento trentatrè.

CAROLUS QUINTUS

Divina favente clementia Romanorurn Imperator Ang,nstus , ac Rex Gcrinaníae, Hislianiarum utriusque, Siciliae, Hiernsalem, Ungaria.e, Dalmatiae, Croatiae, Insularum Baleanurn Sardinae, Fortunatarum , et Indiarum, ac Tcrrae firmae, Maris Oceani ecc. Archi lux Austriae, Dux Burguncliae, Lotharingiae, Brahantiae, Liniburgiae, Lue,emburgiae, Wiertembergae etc. Comes Habspurgi, Flanclriae, Tyrolis , Arthesiae , et Burgundiae. Palatinus Hannoniae, Holandiae, Zelandiae, Fcrrcti, Kiburgi, Namurci, et Zutplianíae, Landegravius Alsatiae, Marchio Burgoniae, et Sacri Romani Jinperii etc. Pri nceps Sveviae etc. Dominus Frisiae, Melinae, Salinarum, Tripolis, et Mecliniae etc. Ad
futuram. Rei memoriam. Recognoscimus, et notum facimus tenore
rraesentiurn universis. Consuevinms pro nostra Clementia in primis Sulditortun nostrorum erga Maiores, et Predecessores nostros, ac Nos, ct Sacrum Romanum Imperium.Fidem
et Officia dignis nostrae Liberalitatis nartnerihrit prora segni; quò et ipsi tanto diligentins et ridelins i,i hitiusmodi fide et observantia sincero amore constanter perseverent, et aliis erga Principes snos ad canclern ohservantinin stahilien.s dare exem pio sin t, a tq ne incitamento. et1131 i taciti e nostri, et imperli sacri fid..sles dilecti Dai versitas, et Ineolne Custri Bnxeti pracclara suae devotionis ae risici erga Divoe Ps•neciecessores nosts•os oncia exhilmerint, unge etiain apeciajibus Privilegiis ah eisdem donar’ obtinuerunt; Et Nos nu per posi: stabilitam a novo ( Deo auspice) Italine pacem isthae
transenntes pinribus otliciis proserinuti sint. Quihns €0111111 auimos, ac volnntatem ari inserviendurn Nobis, ci; sacro Imporlo clare perspexinuts. Dignum, decensque           noti: praefatorn m Praedecessorum nostrorum exemplo candem Universitatern, et locum .Buxeti publico Ornamento, e.t gratiae nostrae dono decorare. Motu itaque proprio, ex certa nostra scientia, animo deliberato. Sano Proeerum nostrorum accedente consilio, et de nostrae Iniperialis Potcstatis plenitncline supradietis Hominihus, et liane speeinlem gratiam recimus, et praenarraturn Castrnm Buxeti in Civitatem creximns, ne titulo et nomine Civitatis insignivimus, prout tenore prnesentinin facimus , erigimus, et insignii-11ns cura in re authoritate mnrorurn , -roSsarum , turristm, et vallortnn. Dan•es eis•ern Iilenlis et Universitati auctoitatem, et baliarn pro corum   Cal2SiS Notaios puhlicos, seti Tabelliones, et Didices’et.dinarios, rine Officiales et Ministros, qui suflicientes et idonei filerint, et per Deputatos ab ipsa. Gomma nitate, sei Magistra tu eiusclem Civitatis., nec non statista mnnicipalia, atque empia itira, privilegia, praerogativas, libertates, exemptio      nes, dignitates, bonores, praeeminentins,iurisslietiones cp.m mero et mixto impecio, et alii. cnunia gime reliquine Civitntes praesertim eiusdem Regionis habent, et babere possunt et solent. Segregantes etiarn , ct.Separantes , ac eximentes eandem Civitatern Bnxeti abomisi Tuisdictione albirum Civitatum. Decernentes , et boc Imperiali Edieto statuentes, ut ex nulle in antea huiusmodi titulo, ac nomine Civitatis dici, et nuncupari ab uni versis et singulis cuinscumque conditionis, status, gradus, dignitatis, et praeminentíae existant , ac omnibus et singulis iuribus, libertatibus, praerogativis, inrisdictionibus, et aliis antedictis liti, fruì, et ganch-e possint, et debeaut nbique in ospitihns Conventibus, Sessionibus, Congregationtbus, nec non Actibus, et Osficiis absque.omai coatriulictione, et impedimento, et non obstantilms quibuscuntine Legibus, iuribus, Consti tutionibus, et Consuetudinibus, altisque in con trarium facientibus quibusearnque. Quibus omnibus et singubs Motu, seientia, auctoritate, et potestate supradietis derogamus, et derogatum esse volumus, ctiam si talia essent de quanta oporteret fieri metrtione sn specialem 171 pplentes eadem auctoritate Caesarea, et ex certa nostra scientia omnes et quosc,turt que defectus tam imis quarti facti et solemnitatum omissarum. Si qui in praemissis qnovismodo intervenisseut, iNostris tnmen, ci Itnperii Sacri, ci aliorum luribus semper salvis, Et ut Cives praenarratae Ci vitatia Bnxeti se lutheriori grafia a nobis affectos persentiant, ipsis pro ornali-tento etnte,:tssae dignitatis Antiqua eiusdem Civitatis Anna et Insiguia, scilicet Sentimi secunclum latituilinem in dans partes divi- sum. Quorum inferior in Campo azurei sive ‘caelestis coloris Arborem Buxum Ciuffi radicibus trittico, rami;, et folliis naturalis coloris Superior vero in area aurei , sera crocei coloris Aquilani nigram unius capitis, cauda, et alis expansis, protensis pedibus, rostro aperto, ct in anteriorem partem converso. Quod quidem una cum crurilats aurei sive crucci coloris existat; non modo cotdirmanda, Ver11111 etiam additione nostra melioranda chiximus, prosit tenore praesentinm auctoritate nostra Caesarea coidirmamus, et meLora reddimus. Dantes et concechmtes eisdern Civibus, in pretore Aquilae in sento parvo albi, seni argentei ais C.ruccrn rectam coloris az,urii, sive caelestini, et supra Caput Aquilae coronarli ex auro, quemadmoclum pormi in medio yaesentinin cleyieta sunt,,graenaTcatis entità. et .N.1111)5 aùàeire., et    e,um 11115 ex mine in antea &Urine et terrarum in omnibus et singulis bonestis clecentibusque actibus, et expeditionibus, tam ioco einem serio in beillis, praeliis. vexillis, tentoriis, nec non in coroni Signetis, Sigiliisgne quihus posthaci usuri sunt. Qiine quidem sigillum et signetum autentica fore, et tene. ri debere decernimus, et eis, nec non ornnilins literis et Instrnmentis sub eisdern expecliendis, et edendis plenam, et indubitatam tìclem adlliberi debere decernimus, aliis tamen instrumentis, et litteris sub corum pristino sigillo editis nibilominns in suo robore duraturis deferre et gestire, ac illis liti, fruì, •et gaudere possint, et valeant, et non obstan-, fibus ìn contrarium facientibus quibuscurrique• Mandamus) et serio precipientes omnibus et singulis Principibus, tam Ecclesiasticis r71.1am Secularibus, Archiepiscopis, Episcopis Ducibus, Marchionibus, Comitibus, Baronibits, Nobilibus,
Clientibus, Capitaneis, Viceclotninis, AcIvocatis, Praefectis, Procuratoribus Officialibus, QueStoribus , vinm Magistris , Judicibus, Consulibus , Heraldis, Armo1•nm Regibus, Caduceatoribus, Civibus , Communitatibus, et denique omnibus nostris , et Imperii Sacri subclitis, et fidelibris dilectis eunisci-inique gradus, status, aut condítionis fuerint, Quatemis praedictos Cives, et Incolas Buxeti,
Eormnque successores huinsmoch nostra concessione , et. ercetione, nec non omnibus privilegiis, lionoribus, pracemìnetiis, prerogativis antedictis, una cum huinsmodi melioratione, et additione Armorum quiete et pacifice uti, frasi, et in eis permanere sinant nec in ipsis pio- • vis modo dirette, vel indirecte perturbent, impediant; vel molesten t qu a terms gra ti a m nostriarn charani habeant , et praeter nostrani, et Imperii Sacri indig-nationem gravissimani paenain quinquaginta marcharnm ami puri totics quotics contrafactuun fuerit irremissibiliter incursuri. Quarum k.CM1.D V.Wge.l.k% BUIACC°:ni11)1/3 dam incurrere formident. Harem testimonio litterarum manu nostra subscriptariun, et Sigilli Nostri Caesarei appensione inunitarum. Dat. Alexandriae die vigesimo quarto Mensis Martii, Anno Domini Millesimo Quingentesimo trigcsinio tertio.
Imperii Nostri Decimo tertio, et Regnorum Nostrum Decimo ottavo.
(di propria mano dell’ Imperadore)

CAROLUS

(di fuori ) Ad Mandatum ‘Caesareae Et 1/Westatis pro9dunt..Io. Bernburger.

L’esempio di questo Diploma è stato tratto fedelmente dall’originale che nell’Archivio del Comune è conservato in Busseto. Esso fu, qui recato da Baldassar Mari, che in Alessandria il ricevette dall’Angusto Monarca, avendolo colà seguitato nel suo partirsi da Busseto nel Marzo del 1533. Questo Mari è quel medesimo di cui è stata fatta menzione più sopra, e della cui mano sono gli estratti recati al N.° XI. Una tale famiglia è oggi in Busseto estinta, come l’altre tutte quasi che furono in passato l’ornamento e
lo splendore di un tal luogo.

VI
Memoria della venuta a Busseto di Papa Paolo III. e dell’ Imperadore Carlo V. nell’anno 1543.
Dil 1543 a di 24 Zugnio Vene papa Paulo Terzo a bux.to a parlamento Cum Carlo quinto Imperatore di roma e Cum il Imidiam Imperiali nostro Fisco. Rcliquanl vero parterapapa. Vi licra. n4 Cardinali 1.7.scovi Sig grntilorninì Une ri.’grandecum sua M.tà
hipPrialledri•ha di reara il ducha di mantova it princip li piemoute. &hitt ferando gonzagn, il inarelits..: del git.;A., 2J iute’ T ,rnpo governatore del stato di indiano, il duca otaria fern !sso e madama filiola del Inímratore. Vi li..2rd puoi Uno. n.” Io– finito di gentilumini e signori e duchi ùi -,pis;.:,ria fi•R li altri il …

Non è qui scritto di più. E dopo uno Spazio di poche linee, che non furono poste giammai, seguitano della stessa mano quest’altre.Secondo che fu dito dapuoi fu tratato di far duchi di parma e di piasenza Piero-aloysio farneso filiolo di Papa Paulo Terzo. E cosi adi . . di aug.to fu Creato Ducha de dete tere.Un vecchio libro posseduto già da un ramo della famiglia nota oggi estinto truovasi presso di me, nel quale dall’anno 1553 al 156o furono, notati diversi affari domestici. Ed in alquanti fosti del medesimo è anche stata fatta Memoria dì alcuni storici avvenimenti seguiti in quel tratto di tempo, o poco prima. Di tali memorie, una si è la qui recata. Ella fu già da me inserita in certe memorie storiche di Busseto che io dettai frettolosamente sin nell’anno 18o3, le quali potrei forse alcun giorno ridurre in miglior forma. E conciosiachè di tale mia opericciucola alcuni esempi si truovino in mano di diversi, dall’un di questi tratta, comecchè non apparisca,
fu ella pubblicata dal dotto Autore della Serie de’ Vescovi Cremonesi senza mia saputa e non troppo accuratamente. Nel numero 24 assegnato al giorno della venuta, in Busseto di Papa. Paolo III, e dell’ Imperadoe Carlo V. ha errore; e fuor di dubbio era da dire si. Intorno a che è da vedere quello che mi è piaciuto di scrivere dietro alla Relazione Parmigiana recata più, sotto al N.° VIII. Similmente per errore leggesi qui nelle ultime linee l’anno 1546, quando dir doveva 1545. Perciocchè fu appunto nel di 19 di Agosto di questo stesso anno che Pier Luigi Farnese figliuolo di Papa Paolo III. fu creato Duca di Parma e di Piacenza nel Concistoro che fu tenuto in Roma ad istanza del Pontefice.
Quello di cui si trattò nel Congresso di Busseto fu veramente Occulto ad ognuno; perciocchè il Papa e Imperadore si ridussero ogni giorno a ragionar soli in camera, come nella testè mentovata Relazione Parmigiana si legge. Perchè ottimamente lasciò scritto il Villa citato dal Sig. Poggiali che nel separarsi che fecero il Papa e l’Imperadore
non si seppe cosa alcuna de’ loro negozii. Certa cosa è che l’essere stato a creato Pier Luiigi Duca di Parma e di Piacenza non fu un conseguenza di quell’abboccamento. Perciocchè due anni oppresso solamente nacque un tale pensiero nella mente del Pontefice, per quello che gli fu suggerito dal Cardinal Cambara, che perchè meglio fossero guardate quelle due Città conveniva investirne alcuno; ed in tale opera non ebbe niuna parte l’Imperadore, il quale nè vi acconsenti, né vi si oppose, come si legge nella Vita di Pier Luigi Farnese scritta dal Padre Affò, e non mai pubblicata.
Non si può poi negare, per quello che nella qui recata memoria si dice, che il Duca Ottavio Farnese non fosse in quella occasione a Busseto. Ed in questo si conforma una tale memoria con ciò che leggesi nella Relazione Parmigiana. Questa ci fa sapere inoltre che fuvi anche il Duca di Castro, cioè Pier Luigi suo Padre. Perchè nella citata sua opera malamente ha mostrato di dubitarne l’Affò, là dove parlando della richiesta che è creduto universalmente essere allora stata fatta all’Imperadore da Papa Paolo del Ducato di Milano in favore di Ottavio suo nipote scrive cotali parole. Non dirò che alle preghiere di Margherita si aggiugnessero quelle di Ottavio e di Pier Luigi, poichè io non trovo che il Muratori, il quale di propria autorità li dica intervenuti anch’eglino a Busseto. Ma non sì può dire che di propria autorità lo affermasse Lodovico Muratori, posciachè antichi documenti e scrittori eziandio di quel tempo non mancano, onde possiam noi ciò ricavare non oscuramente. Paolo Giovio, che allora si trovò pure in Busseto, nella lettera che va innanzi al suo Museo indirizzata ad Ottavio Farnese ci fa chiaramente conoscere che esso Ottavio vi fu similmente, così in questa scrivendogli:
Verum et obiter quoque requiris, quod nequaquam salvo pudore, et integra fide praestari posse videtur, ut Musaeum iucunde graphiceque describam, postquam id tibi secus ac maxiine eupiebas, properante Caesare, adire spectareque non licuit . Parebo itaque.lubenter honesta pctenti, sed egregia fide debitum professo aliquid mihi be, nigne eondonandum existimo , scilicet -e por partes huins aeris alieni grave onus commodíssime dissolvatur. Tu vero singurari humanitato iuvenis facile hoe dederis iam piane seni, aegroque pedibus, ac his praesertim intempestivis caloribus circumvento, quos nohis longe maximos ah aestnoso Buxeto, dura Caesar belli quam pacis avidior ad algidas Germaniae Alpes properaret, in multo et pulverulento itinere subeundos reliquìstis.

VII
Iscrizione posta nella Facciata della Chiesa di San Bartolommeo per tener memoria che Papa Paolo III. e l’Imperador Carlo V. nel Giugno del 1543 dimorarono cinque giorni in Busseto.
D.       0.       M.
PAVLVs III. PONT. MAX.
EX FARNESIOR. GENER.
ROMANVS ET CAROLVS V
ROMAN. IMPER. ANNO SALVT.
M. D. XLIII. OCT. KLEN. IVL.
CIVITATIS HVIVS HOSPITIO
BENIGNE EXCEPTI REM
MAGNAM VT ABSOLVERENT
BVXETI DIES IVGITER
QUINQ. FELICITER VNA
CVM PROCERIBVS SVIS
COMMORANTVR.
Quello che in questa iscrizione si legge OCT. KLEN. JVL: non è che un errore proveniente dalla poca diligenza di chi dettolla, perciocchè veramente dire qui si doveva XI KAL. IVL. come è dimostrato pià sotto. Fu già in passato cagione di controversie una tale iscrizione per quello che in essa dicesi Civitatis huius hospitio benigne exeepti; la qual formola fu da alcuni riputata triviale e poco convenevole, favellandosi di così alti e così illustri personaggi. Nondimeno altri hanno creduto di poterla ottimamente difendere e sostenere coll’esempio di lodati scrittori.
Carlo Rossi Bussetano autore di alcune opere legali che sono stampate una sua apologia ne scrisse, che io non ho veduta. Ed il P. Manfredi dotto Gesuita Veronese un’altra ne fece poscia Che ha per titolo La Critica Screditata, che deve anche essere stampata, ma io non la mi trovo avere che in penna. Ha mostrato questi come una tale favella fu. assai familiare a Carlo Sigonio, il quale da Cicerone e da Sallustio la trasse autori senza dubbio gravissimi, e di una sonora autorità. Un Girolamo Bussetano fonditor di metalli l’anno 1584 fece con suo danaro incidere in marmo la detta iscrizione, come sotto alla medesima si legge.

VIII.
Relazione del viaggio fatto da Papa Paolo III. l’anno 1543 a Busseto per abboccarsi coll’Imperador Carlo F.
Feccle N.” S.” il Venerdì à IX. (leggisi, YLTT j del’Insta n- te concistoro m Bologna: nel quale entro il Farnese, quindi gion t:o all’hora da la Cos.’ M.t. Nel quale si risolvete l’am:Lta di Parma, E cosi il lune dì a XII . (leggcisi XI.) ella. pe’l fresco avanti giorno tolse il caiiiino per la montagnuoia à la. volta d’un castelk detto spilimberto, ove dimorò tatto quel. giorno. Il malte di poi alloggiò à Scandigliano. In monteccbio (il mercoledì) ‘indi stette il Giovedì, et il. venete à. XII kore non pontificaLte Ma solamente da i B..mi
Can li accompagnato entrò in Parma, et senza orar in chiesa; sopra della cui porta aravi scritto queste parole comuni a sua S.t., et Cesare State duo pugnate duo Vittoria vostra est; scavalcò in Palazo del Vescovato alloggiamento apparichiato ad ambidne i detti, Ove dipinto era à man destra un Pontefice cori una gran croce in mano, e da piedi il Regno muridi con queste parole. PAVLO. III. SALVO SALVA RES. PV R. Da la manca vedeasi un Imperatore à l’ antica, il quale con ambedue le mani un Mondo teneva al petto con due al; con questo scritto IMPER.ATOR STE.LLIS NON SVB.:RIITVR SED IOVIS Immo GVBERNATVR. et sopra 1′ Arco di detta. porta, questa orationetta
QVEM Amir ODVIVI HOC VNO HOSPITIO AMBO ORBIS MALVMH‘TA HOSPITE:; CONVENISTTS, IT.A DEVS Or..P. MAX. PERPETVA .ANIMORVM CONIVNGTIONE PRO CERISTIANA SALVTE SOSPIU’ES DIV CONSERVET.
Dentro poi sù l’ arco dì, la prima stalla questo detto.
AD SVMM:0S HONORES ET ORBIS IMPERIVM NISI PER GRADV PROBITATIS LT VIRTVTTS ASCI.C.ZDIT NEMO.
Sallito dopo sopra ad. una loggia vide. si. fabricato un Camerino di tavole tutte coperte di Ginepro con queste lettere in cornice.
PER MVLTA LVSTRA HOS TVOS ANTIOVOS LAItEs PR/EPOTENS DEUS FAX 1`I’ INCOLVMIS 8/EPE VISAS
et nel cortile di detto palazzo appieciato ad una loggia in un sento dentrovi l’Armi dì N S.re et Imperiali queste parole .
IVSTITIA ET PAX INTER SE OSCVLATE SVN’P.

Il  medesimo giorno circa le XXI. hora in un subito scopersesi un si fiero Temporale che per un quarto d’hora altro non sí vide che pura grandine grossa la minore a guisa d’oro, e tal’una se ne trovò; che sola pesava sette et otto uncie: Taccio di quei che detto m’hanno haverne pesato di X. XI. In fin’ in XIII. Voicie si che à tre miglia di lungo et quattro di largo da una banda di detta Città un vago; pur di che si sia frutto, non vi ha lasciato pesti più viandanti: de’ quei ad uno ha cavato un occhio morto assai animali menuti: Vn Prete Fiamingo sfratato; il quale in ginocchione sopra la porta de la sua stanza scongiurando con spesse croci detto maltempo, si bellamente il percosse in viso la grandine che supino in terra come morto cade: Depoi soggionse una teribilissa acqua che pareva che ‘l ciel scoppiasse.
Intanto gita la nuova à la ces.a m.ta de la giunta di N.stro S.re in Parma à di XVI. à
hore XXIV. comparse con quaranta cavalli in Posta lo Ill.mo S.e Marchese del guasto: il quale prima; che schavalchare n’andò da ‘l R.mo Farnese, et ambidue di compagnia dopo l’ ave maria andorono da Sua S.ta con la quale ben due grosse hore di Horologio stettero in secreto raggionamento. Et il dì seguente dí comun parere inviorno à sua M.tà una staffetta con deliberatione di aspettar che gli referesse loro. Così pensandosi; ch’el detto S.r Marchese intanto con sua B.ne cenasse, suggionta detta Staffetta; esso S.r del guasto senza cena, e senza soggiornare; mostrando appena haver havuto tempo di legger le lettere, montato à cavallo sù le medesimi poste ritornò dà Imperiali. E venuta dopo la nuova la seguente notte come S. M.ta desiderava abboccarsi con la S.ta Sua a Bussetto castello de’ Pallavicini discosto da Parma XX miglia, e di Cremona XII. et dal
pò cinque feccie il lune di à XVIII giorni Consistoro et risolutasi d’andarvi; à l’hora feccie duoi Legati à Sua M.ta gli R.mi S.ta Croce, e Parigi, i quali il di venente partirono à la volta di Cremona dà lei. Et il mercote avanti giorno N. S.re che fù à di XX. S’ Invio; et andò a Pranso à Soragna, et a Cena à la Castellina discosto da deto luogo cinque miglia. Il dì dipoi partete li la Volta di Bussetto, et a l’rincontro le venne lo Il.mo S.r Duca di Ferrara vestito di raso cremesi; e trine d’oro, I suoi Paggi e staffieri di veluto à la sua divisa Verde lianato e bianco, accompagnato da Infiniti gentilhuomini bene in ordine, il quale venia di cremona da Sua M.ta per visitare Sua B.ne la quale co’ i R.mi Farnese, S.ta Fiore, Pucci, Manntua, Savello, Sadoletto, Ridolfi, Acquaviva, Gamharo, Burgos, Grimano, Inghelterra, Salmonetta, et molti altri Prelati entrò in detto Castello à XII hore senza Pompa, et andò scavalcare à la Rocca, alloggiamento diputato per 5. S.tà et M.ta Ces.a
Per guardia havia seco N. S.re DC. Fanti Italiani; oltre la guardia de Lanzi ordinaria. E. CCC. Cavalli et scavalcata che fu S. S.ta detti R.mi Pontifical.te un mezo miglio andorno incontrare il gran Cesare, che di Cremona partito la mattina à la volta di Bussetto, vestita d’una Casacha di damasco nero co’orli piccioli di voluto, et un semplice capelletto d’ormesino in Capo, a Cavallo d’una belliss.a Cavalla Ginetta bigia bardata tutta di voluto nero: a Cui avanti andavano molti gentil huomeni, Dopo loro i Paggi tutti vestiti di veluto nero beniss.i à Cavallo con Zagagliette in mano: poscia i quali seguivano gli S ri Duca di Nazara, Duca di Alberques, conte di Feria Mons. gran
Vella, Don Ferrante gonzaga vice Re di Sicilia et il Prencipe di Sulmona co’ molti altri S.ri Spagnuoli et Italiani, Dopo questi seguivano gli Ecc.mi S.ri Duca di Ferrara à man destra al S.r duca di Camerino con loro Paggi e staffieri vestiti a loro liverea: i quali appresso seguiva un paggio di sua M.ta solo vestito come gli altri suddetti a Cavallo d’un belliss.o Sauro, in mano ritta portava una Zagaglia in cima una bandirolla di taffettà rosso et oro. Seguivalo depoi Sua M.ta in mezzo de gli suddetti R.mi legati S.ta Croce e parigi, a cui dietro andavano il R.m° Genova et l’Arcivescovo dì san giaco; i R.i Vescovi di Gien , di Usen, e di Ras figliuolo de ’l granvella con molti altri prelati S.ri Prencipi, conti e cavaglieri d’ogni lingua: Dopo seguiva la guardia ordenaria di cento cavalli burgognoni con casache di voluto nero, et due altre compagnie simili, de quali una ha per Capo il S.r Federico savello ben’in ordine. Incontratola adunque i prefati R.mi Sadòletto e Grimano, et o rdenatisi dipoi gl’altri R.mi cavalcando entrorono in detto Castello et ella smontata à la Rocca n’ando per far riveranza à N. S. il quale gli venne incontro à Capo de le scalli, et quella accostatosele per basciarle inchinevol.te i S.mi Piedi, sua B.ne messale le mani al collo gratamente il ricevette cot’un soave bascio in guancia. Depoi subito tolse conciato il gran Cesare, et n’andò à pranso, et pransato che
fù à XVllI. ò XIX. hore ritorno da Sua S.ta et ambidue soli entrorno in Cam.ra ove per in sino à le XXII. hore stettero in secreto ragionamento, E così seguentemente ogni giorno dopo pranso continuamente andando l’un da l’altro senza esser visti per Porte secrete fino à hora di Cena stavano insieme.
In dettta Rocca anco dimoravano la Ecc.me del S.r Duca di Castro, la Duchessa di
Camerino, e la S.ra Costanza: ne la quale rocca eranvi due porte guardate l’una da la banda di Sua M.tà da Imperiali, l’altra da la; che stava sua S.ta tla Thedeschi et soldati Italiani. La metà del detto Castello era assignata à spagnuoli e l’altra à gli Ecclesiastici: similmente la campagna, da una de le bandi à soldati, e cortigiani Imperiali, e l’altra a Papesti. Durò final.te detto abboccamento con gran discomodo de Cortigiani, à quali oltre il gran caldo che patevano gli convenia riposarsi la notte sù le pagliadi da ‘l Giovedi à XX (leggasi XXI) ch’entrorono in bussetto sino al lunedì à XXV. del passato che cavalcò S. M.ta à XX.ti hore, et andò à Cremona: et simil.te il medesimo dì N. S.re montato à Cavallo andò à Cena et à Dormire à Soragna, D’indi il dì seguente gionse à le XII hore in Parma à Pranso: Ove ha Celebrato la festa di San Piero, et dì seguente partete à la volta di Bologna.
Di questa Relazione, che di molte buone notizie ci fornisce fu mandata copia dal P. Affò a Carlo Meneghetti di Busseto Monaco di Chiaravalle della Colomba accompagnata colla seguente lettera.

Carlino mio Car.mo

 Eccovi la coppia della bramata Relazione, ch’io conservo presso di me originale e
scritta proprio in quel tempo.
Godo bene dí avere avuto un vòstro comando. Non mi sono dimenticato mai della nostra vecchia amicizia, e mi risovvengo spesso quegli anni primi della nostra adolescenza. Vi prego de’ miei più distinti complimenti col vostro P. R.mo Abate. State sano.
Parma 6 Feb. 1788.
Vostro F. Ireneo Affò
Da una tal copia traendola io l’hò qui recata. Ma sono da me stati emendati nella medesima alquanti luoghi contaminati e corrotti per colpa di chi la scrisse, avendo io avuto agio di confrontarla coll’antico esempio che fu già posseduto dal P. Affò, ed ora truovasi presso al Sig. Pietro Casapini di Parma, dal quale mi è stato prestato con molta
gentilezza. Ma ancor questo indubitatamente ne’ numeri de’giorni contiene alcuni errori incorsi, come a me pare, per la poca diligenza dello scrittor suo, onde solo apparisce non essere un tale esempio della propria mano dell’autore contra ciò che è parso. Dice che il Venerdì 9 di Giugno fece il Papa concistoro in Bologna, ed appresso, che il Lunedì la tolse il cammino per la montagnuola alla volta di Spilimberto. Se ai nove di Giugno dell’anno 1543 cadde il Venerdì, e ai dodici il Lunedì intendere di necessità dobbiamo che il Venerdì seguente in cui venne il Pontefice a Parma fu ai sedici dello stesso Giugno. E così pure è da dire che il Lunedì in cui fece concistoro in questa città sia stato ai 19, il Martedì in cui partì recandosi a Soragna ove pranzò ai 21, ed il Giovedì seguente in cui a Busseto pervenne ai 22, come altresì il Lunedì in cui da un colui luogo partissi ai 26; e con quest’ordine da numerar sono i giorni tutti del detto Mese sino all’ultimo pervenendo che stato sarebbe il Venerdì. Ma conciossiacchè dica appresso che il Concistoro di, Parma cadde nel Lunedi 18, e la partenza di qui nel Mercoledì, a 20; e nel seguente giorno, cioè nel 21 l’arrivo in Busseto, e che da un tal luogo partì nel Lunedì 25, ciò che discorda dall’ordine intrapreso da principio, e porta una diversa collocazione de’ giorni tutti del predetto mese, cioè un numero più addietro,
quindi rimane dubbio ed incerto come veramente da numerar siano i sopraddetti giorni, e se l’errore del numero da rippor sia nel primo luogo, o piuttosto nei seguenti.
Per dilucidare un cotal punto, e con certezza collocare i diversi giorni della Settimana nel Mese di Giugno dell’anno 1543 fa mestieri investigare quale stata sia la lettera dominicale di un tal anno. Questa pertanto truovasi essere stata la G. Ed essendo una tal lettera assegnata invariabilmente al giorno 10 di Giugno, è manifesto che nell’ anno 1543 il Venerdì deve essere stato agli otto di questo stesso Mese, ed il Lunedì agli undici. E cosi appunto devono essere emendati nel primo degli accennati luoghi, i numeri 9 12. Ed è quindi da conchiudere che il, Venerdì seguente in cui venne il Pontefice a Parma fa il giorno 15, e non più il 16. E di nuovo essendo assegnata la lettera G. al giorno 17 di Giugno è anche manifesto essere stato posto acconciamente il Lunedì. ai 18, ed il Mercoledì ai 20; e così il seguente giorno in cui giunse il Pontefice a Busseto essere veramente stato il 21. Questa stessa lettera G. dominicale del detto anno 1543 assegnata al giorno 24 di Giugno ne insegna. altresì che veramente nel giorno 25 fu il Lunedì giorno assegnato sol fine di questa Relazione alla partenza del
Pontefice e dell’Imperadore da Busseto; dovendosi però emendare quello che ivi si legge del giorno della venuta loro in quelle parole che dicono essere durato quell’ abboccamento dal Giovedì XX ch’entrorono in Busseto sino al Lunedì a XXV; dove è da leggere dal Giovedì XXI. E con quest’ordine disporre si devono i giorni tutti in questa relazione nominati, l’ultimo de’ quali, cioè il 3o fu il Sabato e non già il Venerdì, come prima dir dovevasi ritenendo l’Ordine intrapreso da principio.
Per questa Relazione così emendata e verificata ne’ diversi luoghi come si doveva sappiam noi dunque dove passò Paolo III. e si trattenne ciascun giorno, cominciando dal dì 8 Giugno 1543 sino al 30 dello stesso mese. Ed egli è altresì manifesto che l’autore di una tale Relazione ha veramente riposta la venuta in Busseto del Papa e dell’ imperadore nel dì 21 di Giugno, e la partenza loro nel dì 25; intorno a che pareva essere prima nella stessa alcuna confusione e dubbiezza. Nella copia che truovasi in
Cremona della celebre Pittura dei Ritratti, che sento essere stata poco fa posseduta dal Sig. Marchese Cattolico, che più oggi non vive, della quale è stata fatta menzione alla pagina 32, leggesi la seguente iscrizione mandatami ultimamente dall’ amico mio Don Pietro Seletti di Busseto; ed in essa è posta similmente una tale venuta, ai 21 di Giugno.
PAVLUS III.PONT.
MAX: ETCAROLVS V. RO. IMP.
BVXETI. PRO HABENDO
D. SVMMA RERVM
COLOQVIO ET. T
RACTATV. SE
CONTVLERO.
ANNO DNI. MDXXXXIII.
MENSIS. IVNII.XXI.
Subito mi è venuto in pensiero che una tale iscrizione possa essere quella stessa che nell’originale Pittura di Busseto fa posta da principio; ed egli mi è parso di poter verificare questo fatto nel seguente modo. Truovasi alcuno in Busseto che quella iscrizione tiene a mente che nella interna camera si leggeva di quella stessa casa, sulla quale era di fuori dipinta la suddetta opera de’ Ritratti; la quale iscrizione, come altrove
si disse, quella era appunto che sotto una tale pittura primamente fu posta, essendo ella stata da alcuno copiata e scritta entro quella stanza avanti che ella si perdesse di fuori. È questi il Sig. Luigi Ugazzi maestro di scuola in Busseto che in quella casa lungamente abitò posseduta in addietro dal padre suo. Io ho voluto adunque sentire da lui come veramente diceva quell’iscrizione; ed avendone scritto al mio amatissimo D. Pietro Soletti egli così mi rispose.
Ho interrogato l’Ugazzi per l’iscrizione che trovavisi intorno alla camera, e me ne recitò una parte, simile alla cremonese: allora gliela mostrai, e mi disse essere la medesima fuori che non eravi abbreviatura veruna, e tutte le parole erano intieramente scritte; così pure mi disse che la data era in una seconda linea in siffatto modo DIE XXI MENSIS IVNII. Dissemi di più che l’iscrizione nel muro esterno sotto la pittura era la stessa fuorchè si vedevano aggiunte altre parole di più. Ecco l’ iscrizione come si trovava nella camera. 

PAVLVS
III. PONTIFEX MAXIMVS
ET CAROLVS V. ROMANORVM IMPERATOR
BVXETVM PRO HABENDO
DE SVMMA RERVM COLLOQVIO
ET TRACTATV SE CONTVLERVNT
ANNO DOMINI MDXXXXIII.
DIE XXI. MENSIS IVNII.

L’Ugazzi ha detto ancora che il giorno ai Giugno gli è sempre rimasto impresso nella
memoria per essere giorno suo onomastico.
Non è dunque da dubitar punto che l’iscrizione di Cremona non sia quella stessa che sotto l’originale pittura di Busseto da principio fu posta. Alcuna difficoltà generar potrebbe, quello che io dissi più sopra alla pagina 31, cioè che una tale iscrizione incominciava per queste parole.
Dum aedifieium hoc construeretur. Ciò veramente narrommi più volte il padre mio; ne sospettar posso che egli fornito di una memoria maravigliosa oltre modo ed infallibile
errar potesse in un tale racconto. Ed è da avvertire che le accennate parole con ciò che nella cremonese iscrizione si legge ottimamente concordano, in guisa che se fiano esse congiunte colla medesinza un solo corpo d’iscrizione ne è formato intero e compiuto, e quale per avventura trovossi essere in passato sotto l’originale pittura di Busseto. Dobbiam dunque conchiudere che nella cremonese copia tralasciate furono quelle prime poche parole siccome meno ín essa convenevoli; e come meno importanti furono similmente tralasciate da chi quella stessa iscrizione copiò e scrisse nella suddetta bussetana stanza. Ed opportunamente siamo qui certificati Ugazzi che nella iscrizione di fuori un maggior numero di parole si leggeva. Egli si deve adunque tener per fermissimo che l’iscrizione che da principio fu posta sotto a quella celebrata pittura dei
Ritratti veramente dicesse che la venuta di Papa Paolo III., e dell’Imperador Carlo V. a Busseto fu ai 21 di Giugno. E per questo incontrastabile documento è molto ben confermato quello che intorno ad un tal punto si legge nella presente Relazione. Questa merita anche molta fede per se stessa perchè scritta nel seguente Luglio, come da alcun luogo della medesima molto ben si raccoglie, e da persona che mostra di essere stata informatissima di quelle cose tutte, e facilmente cogli occhi suoi proprii le vide.
Per due contemporanee memorie adunque noi siamo assicurati che veramente la venuta di que’ due gran Personaggi a Busseto fu ai 21, e non ai 24 di Giugno, come nelle due altre recate ai numeri VI. e VII. malamente si legge. Una terza ne aggiungerò similmente contemporanea, ed anche locale, la quale finisce di compruovare una tal verità contro a qualunque altro posterior monumento. Nel più sopra citato libro della Compagnia della Concezione scritto di mano del Tesoriere Baldassar Mari, del quale si è anche parlato altrove, così lasciò scritto il medesimo, alla partita del suo dare.
E più a di 21 de Zugno ( 1543) libre cinque soldi quindeci per una terza bianca di libre nove venduta quando vene el Papa et lo Imperatore in buxeto.
Le posteriori memorie locali non devono potere avere bastevol forza di distruggere le antiche e primitive similmente del loco, nè meno ciò che fu scritto altrove in quel tempo da persona che ottimamente ne potè essere informala. Perchè forzatamente conchiuder devesi che nella Memoria scritta a mano nell’antico mio libro sia incorso error di numero là dove è scritto 24, e dir doveva 21; in quella stessa guisa che nella medesima si legge essere stato creato Duca di Parma e di Piacenza Pier Luigi Farnese
nell’ anno 1546 quando era da scrivere nel 1545. E manifestamente apparisce che colui che tali cose scrisse dopo che furono passati alquanti anni, quanto all’epoche degli avvenimenti, ed alle note cronologiche, non fu in tutto preciso, e pose pur quello che gli suggerì alla mente, nè far volle su ciò più diligente ricerca. Per quello poi che riguarda all’Iscrizione scolpita in marmo posta nella facciata di San Bartolomeo, ancor questa indubitatamente contiene errore in un tal giorno. Ed è da avvertire che essa da persona di professione assai diversa da quella di letterato fu posta, e non troppo però capace di
usare quella diligenza, che quaranta e più anni dopo il fatto era necessaria per non errare in questa data.
Io ho creduto di dovermi alquanto diffondere sopra tal punto per la discordanza dei suddetti. monumenti, e per determinare coi più veri e indebitati il tempo della famosa venuta a Busseto dì Papa Paolo III. e dell’ Imperador Carlo V. della quale favellano non pochi scrittori. Nel collocar questa errò senza dubbio il P. Affò allorchè nella poco sopra citata Vita di Pier Luigi Farnese così scrisse:
Il Papa adunque venne a Busseto a 20 di Giugno, e il giorno appresso giunsevi l’Imperadore. E lo stesso affermò pure nella Vita del Beato Orlando; erroneamente però, perciocchè nello stesso giorno vi giunsero il Papa e l’Imperadore, e fu questo il 21 di Giugno. Ma non ha qui fatto l’Affò che seguitar l’ Angeli.

IX.
Cittadinanza. Cremonese conferita, ad Antonio e Giovanni. Fratelli Vitali, ed a’ discendenti loro nell’anno 1474.

Deputati presidentes Negotiis Magnifico Communitatis Cremane. Ingentem gloriam et
precipuum decus Urbis nostre evenire existimamus si probos ct prestantes Viros Civinm nostrorum numero agregemus tales enim al) exteris gentibns evocandi et totis viribus perquirendi forent, at si se sponte offerant et summopere affectent Civilitatis nostre privilegio decoraci libentius eiedem morem gerimus. Aceepimus literas dneales tenoris infrascripti. Dux Mediolani etc. D’Aceti nostri. Optare videntur sicuti nobis exposuere nuper Antonius et Iobannes fratres de Vitalibus de busseto se cum eorum descendentibus creari Cives istius nostre Civitatis Cremone, et Civium ibi nostrorum numero agregari, quod cluidem desiderium cum honestissimum sit, neo dubitemus hoc ipsum non minus ad bollore:in quali ad utilitatem dicte,Civitatis esse cessnrum, Vos
bortamur et oneramus ut fratres ipsos, cum filiis, et descendentibus suis creare velitis libere, et absque ulta solutione Cives, et de Civitate ibi nostra, Ita ut gaudeant et gaudere possint illis honoribus, privilegiis., prerogativis, emolumentis, et ceteris utilitatibus quibus gandent frinintur, et uti, et gaudere posso dignoscuntur alii Cives et oriundi ipsius Civitatis. Coneedentes per has nostras amplam Vabislieentiam, auctoritatem, et facilitate/n. Ut vos soli premissa omnia exequi valeatis, crini totidem adinnctis, ae Civibus ibi nostris quos elligetis. Aliquibus Statutis, et ordinibus, et anis in contrarium disponentihus non attentis. Quibus ex certa scientia in bac diuntax.at parte
derogamus. Decernentes ut quidquid in premissis per Vos, cum ipsis Adinnetis actum fuerit, et ordinatari, valeat, et roboris firmitatem obtineat, non seens, ae si per totum generale Consilium facinm, et ordinatimi foret. Dat. Mediolani die VIALI. Ianuarii x474. Fabritius. Nobiilyns Viris potcstati et presidentibus Negotiis Civitatis Cremone nostris Dilectis. Nos autem pienissime informati de moribus , scientia, virtutibus, et integritate predictorum Antonii et Johannis fratrum de Vitalibus, ita ut non minns Urbi nostre (Timm ipsis Urbs honoris impendant. Ex- citati pariter per suprascriptas Ducales litteras et pro eamllm executione. Una cum Spectabilibus, et eximiis Iuris doctoribus, simnl et nobilibus Viris dominis Baptista. de Mnynardis, lobanne Francisco do Allia , et Baptista de Malnmbris, ae Guillelmo (le preganis, Galeaz de Zacbariis, Lulu hardino de persiebello, Blaxio de picenardis, Tobanne de Borgo, Dalimano de ronebadellis, Ambroxio de tis, et Iacobo de Sorexina, Civibus , et ex Consiliariis prefate Civitatis pro adinnetione per nos ad boe alleetis. Iuxta dispositionem prffitarii m Ducalium litterarum. In presentia etiam, Consenso, aUCtOritate, et Decreto Sp.bs et generosi Viri domini Ambroxii de Mirabiliis bon. potestatis Civitatis, et dist•ictus Cremone, Egregii et sapientis legum doctoris domini Jacobi de Curtis Vicarii et Indies rationis p.ti domini
potestatis Servatisque premissis quilmscumq: ex forma ordinum, et consuetudine
servandis, omniq: alio validiori et efficatiori quo possunms via et modo cosi-len Antonium et Jobannein Fratres de Vita- I i ims et Utruinque eornm, corurnque, et Utrivisqne coram filios et deseemientes in infinitum nicimus, constituirmis„ et ercamus Cives et Inrisdictione Civitatis Cremone. Ita ut de cetero in ipsa. Civitate, ciusque territorio, et ubique locorrim tamquam Cives Cremone, Incole, et originarii possint con tra- bere, distrahere, acquirere.; emere, vendere, et alienare, et tam ex testamento Timm ali intestato succedere, ceteraque agere et exercere possint, TIC possunt, et posse noseuntur Alii Cives et originarii einsilem Civitatis , et qui in ea. onera snbennt, et supportant. Decernentes etiam ut ditti Antonius et Joannes einsque filii et deseendentes in infinitum ut supra. Uti, frui, et gaudere possint omnibus illis lionoribus, oneribns, privilegiis, Capitulis , paetis, gratiis, libertatibus, Immunitatibus, et exemptionibus possunt et posse nosenntur Alii Cives et originarii ut snpra. Bemittentes eisdem vigore litterarum supraseriptarnm mam quinquaginta aureorum Constitutioneinque domus, et alia (ie ex forma ordinurn, et provisionum snperinde editarnm adiinplere tenerentur Mandantes omnibus, et singulis ad qnos spectat quatenus has nostras observent et observari faciant . In quarum t estinionium presentes fieri feeimus et registrari , et sigilli
prefate Conuminitatis impressione Mtiniri. Dat. Cremone die Vigesimo tertio 1anuarii 1111. cccclxx quarto.
Antonius de Allia Civis et dictator Communitatis Cremone presente; de mandato subscripsit.

X
Cittadinanza Parmigiana conferita a Pietro Vitali, ed a’ discendenti suoi l’anno 1569.

CONVOCATIS NOBILIBUS

Viris consilii generalis Civitatis et Populi parmensis in Palatio publico, loco ad negocia ipsius civitatis, et Populi pertractanda deputato , congregatis trino camparne sono, voceque preconia, ut de more fieri consuevit, Mag.c16 et celeberrimus Tu•isconsultus D. Cristopborus Longus unus inte.r Decu•ione.s parmenscs inferius armotandos, post
ea, qnat ad publicum regimen pertinebant, orationc ita dicere exorsus est. Cum a veridicis et fidedignis civibus aecepiM115 singrilarem vi•tritem, prudentiam, integritatcm, fidem, honestissimos mores, nobilitatem, divitias quammaximas, rerum geremlarum promptitndinem, et d.exteritatem, ceterasquc innumerabiles animi ci: generis dotes Mag.ci et Nobilis D. l’erri Copelleti Buxetanì civis origine, qui cura hninsce patriae amore correptus mansionem suam in ea collocare constituerit, et in ea iam se babitare contulerit, virtus, probitas sua, nec non fides et devotio qua erga nos gcrrit prorne•entur ut eum specialibus favoribus et gratiis proserpramur. His igitur de causis videri sibi cumdem Mag.c”rn D. Petrum aliquo gratitudinis signo esse afficiendum. Qua propositione libenter audio. universum Consilium una cum Decurionibus latis de more suffragiis, hoc est Fabis, ut ainut, suf•agantibus et fasiolis rerragrantibus, polito, et comuni 011111iLTI voto partito ohtento , constitnerunt, decrevernnt, et sanxerunt, ut ipse Mag.cus D. Petrus einsque nati, et nati natorum , et qui nascentur ah illis essent, et baberentur vere et non ficte parmenses allecti , et inter cives parmenses allectoi perpetuo numerarcntur, sic ut postea cunetis civitatis lactarentinr honoribus, gamlerent
privilcgiis, perfeterentm immunitatibus et exemptionibus perinde ac si iam inde ab antiquissimo tempore in hac Urbe procreati, et orti fuissent. Quam quidem Civilitatem Consilium una cum Decurionibus ex certa scientia, ac proprio motu in perpétuum valere, et ratarn esse voluit, statutis et aliis ipsius civitatis constitutionibus, capitulis, et ordinationibus superinde disporientibus in suo robore manentibus. Quocirca i;lem Pdag.cus D. Petrus corani ipsis Mag.cio Decurionibus personaliter existens pro ipso in eum rollato munere et honore eis et Mag.co generali Consilio gratias agens, sciens ex dispositione statutorum parmensi= et ordinurn se teneri ad inrascripta, quod Ill.’n° et Ex.”° D. D. Duci huiusce civitatis Parmae vero Principi, ac Domino meritissimo, et col.mo orcio civitatis fidelis e it et obediens, einsque nati et dcscendentes íìilcics erunt e; obedientes, in manihus mei seeretarii tactis scripturis sacrosanctis ipsius lidelitatis ci obedientiac debiturn praestitit iuramentum. Quodque leges municipales et ordines ipsius civitatis- quoslibet factos et condendos servabunt, officialibusqueparebunt, ac onera cum civibus sustinebunt, ci perinde cum civilitatis previlegium decreto Mag.ci L V. Doctoris D. Laurentii Tarasconi nobilis parmensis Parmac Referenda•iì firmaturn, fido, et testimonio mei Alexandri de Callegariis civis parmensis ipsirts amplissimi Consilii Secretarii comprobari , publicique sigilli adiectione muniri, et in Tabulas publicas referri inssit Consilium una cum Decurionibus, quorum omnium nomina bue sequuntur. Mag. Domini D. Cristophorus Longus luriscon.tus D. Carolus C-arimbertus Eques, D. Ludo-. virus Gernmus, D. Jo: Lazarus Stavolus, D. Hercules Burtius, T). Melchior Bonardus,
D. Carnillus Palrnia, D. Julius Tardelevus, I). jacobus de Senis, D. Balthasar Baiardus, D. julius Porcioltus Decuriones, D. Veltrus Lalata Inriscon.t”s, D. Fahricirts Baiardus Juriscon.tus et Eques, D. Amplirov nus Rubeus Juriscon.tns D. Gabriel Taliaferrus Iuriscon.tu: et Eques , D. Antonius Cantellus Juriscon.t”s D. Julius Stremerius Joriscon.tns, D. Jo. Baptista Puellus Ju•iscon.t”s, D. Octavius Lalata jrtriscontus , D. lo : Baptista Sueius Eques, D. Lndovicus Mazochus Eques, D. Petrus Linatus Art. et IV.Ted Doctor , .T3. Antonius de Monte , Art. et Med. Doctor, D. Mareusanton. Taliaferrtis Eques, D. Alexander Taliarerrus, D. Octavianns Zuntus, D. Augustinus Charissimus, D. Hieronymns Longns, D. Bernardns POIlentin,.z, D. Ballis Puellus, D. Joseph Boraschus, D. Melchior de Ferraria, D. Hicronyrnus Toeulus, D. Se.bastianus Bergortzins, D. Octavianus a Prato, D. Camillus “Alata, D. Bartholornaeus a Rosa, D. Cornelios Palmia, D. Cosmus de Bono, D. Julius Caesar Balducchinus, D. Angelus de Cassio, D. Johannes Malgarius, D. So. Ffieronyrons Botorms, D. Sebastianus Bravus, D. Antonius Accursius, D. Siribaldits Rangonns, D. Jo: Lucas Bertholotus, D. Benedictus Burallus, D. Jacohus de Colla, D. Vineentius Bergonzius, D. Parthenius Puteus, D. Stanolns de Staitolis, D. Bernarclinus .Aianus, D. Paulus Stauolus, D. Simon. Vngns, D. Paulus
Belliardus, D. Hieronymus Cemmus, D. Antonins Lalata, D. Scipio Arzonus, D. Hieronymuts Malgarius, D. Fidelis Torellns, D. Servilins Colla, D. Antonius Colla, D. GuidoMaria Rugerius, D. Joseph Belliardus, D. ITercules Maserius, D. Angelus Borronns , D. Jo. Frane. de Cassio, D..Alex.cs Fulehinus, D. Aurelins Bergonzins, D. Angelus oraria Bellus, D. Vernatius Palmia, D. Frane .s Co-. la, D. Octavianus Balestrerius, D. Enang.ta Maineritts, D. Bartholornxus Cantellus, D. Jo. Baptista Vezanus, D. Fahritius .Antinus, D. Jo.Fran.s Cassola, D. Nic.olaus Gerarclutìns, D. Benedictus Andriocius, D . .Angelus 13osellus , D. Franc.s Zandemaria, D. Ludnvicus Grasellus , D. Ricarclns Centins, D. Balth.asar de Grano , D. So. A ngelos .Aughintilphus, D. justinianus Boselltis, D. Paulus Bergouzius D. Martinus Stiva, D. Cristophorris Parmesanus, D. Domìcius Beclueinus, D. Ilieronymus Zarotus, D. Carolus Balducchinus, D. Antonius P:Arnia , D. So Maria Oliverius, D. So. Maria Ccretius, D. Joseph Bertholotus, Consiliarii. Dat. Parma’ in Palatio publico ipsins Consilii Anno Virginis partu sexagesimo- nono sopra Millesimuni. Quingentesimum, Die quintoclee.° Martii Pio quinto Pontifice Maxim° sedente, temporeque Ducatus et .0: D. Octavii Farnesii Parmx, et Placeutite Ducis seeundi rneritissimi Anno vigesimo secondo.
Alexander de Callegariis Consilii parmensis Sec.usAffinchè non abbia a cadere in mente ad alcuno, che questo Pietro Copelletto, a cui nel Marzo del 1569 fu conferita la
Cittadinanza di Parma, esser potesse una persona diversa da quel Pietro Vitali marito della Samaritana de’ Sommi. nominato più sopra alla pagina 23, convienimi qui avvertire che la famiglia de’ Vitali da Piacenza venuta ad abitare in Busseto circa la fine del XIV. secolo portò il soprannome de’ Copelletti. Ora con questo solamente, ed ora col cognome vero, e talora anche con amendue si truovano essere state per l’addietro nominate le persone della medesima, come dagli atti pubblici, e dalle antiche carte a questa Famiglia appartenenti troppo apertamente si può conoscere. Basterà qui accennar solo certo Documento nel quale il suddetto Pietro è chiamato de’ Vitali, ed è
altresì detto de’ Copelletti,. E’ questo un Rogito Scipione Stirpi Notaio Bussetano seguito nel dì 6 Agosto dell’anno 1569, cioè di quel medesimo in cui lo stesso Pietro fu aggregato alla Cittadinanza Parmigiana. In questo Rogito adunque le seguenti parole si leggono,
Thique Nobilis Domina Samaritana de Sommo Filia quondam Mari D.’ Bosclli Uxor et Donataria omnium honorum Mag.ei Domini Petri alias de Copelletis ex instrumento dictae donationis rogato per me Not inCrascriptum, ad quod etc. Truovasi anche un attestato della Comunità di Busseto, onde apparisce niuna altra famiglia essere stata in cotal luogo denominata de’ Copelletti fuori di quella de’ Vitali.

XI
Estratti di un antico Libro della Compagnia della S.ma Concezione di Busseto scritto di mano del Tesoriere Baldassare Mari.1537. a di 19 Decembre.

La compagnia della Sant.ma conceptione de la virgine maria eretta e principiata el di ss.to in la cita de busseto per el reverendo patre Fra Jo.e ant.° maiavacha delordine de Frati minori predico in el tempo delo advente del anno ss.to de haver da mi balthasar maro lib. cinque soldi tredici per D.to uno de oro deli novi dato per elimosina per ms. Jo.
ant.° Martinello.E più a di 29 del suddetto (Marzo 1538) libre trentatre soldi desdoti numerati a mi per ms. don nicolo pelato in D.ti sei de oro venetiani per dare al pictore per dl quadro dela sant.ma conceptione.E più a di 18 del suddetto (Aprile 1538)
libre trentuna soldi cinque numerati a mi per ms. Jo. Ant.o martinello computate libro decesepte date a Agustino Scaliono per M.ro Gz. riello pictore del quadro dela sant.ma conceptione.E più a di suddetto libre vintadue soldi 12 per D.ti quatri donati ala Sant.ma conceptione per li magnifici domini deputati dela cita de buxeto deli quali erano creditori da m.ro Gz. riello pictore del quadro della sant.ma conceptione.
Le cose che siegnono appresso sono state tratte dalla partita dello avere.
E più a di 10 (Settembre 1533) soldi trenta numerati a m.ro Michelo angelo di Anselmi pictore parmigiano per la vitura de uno cavalo per giorni dui quando le venuta a videre la capella dela sant.ma conceptione, et per accordarse cum noi e per pingerla.E più a di 10 septembre 1538 libre cinquantasei soldi dieci numerati a m.ro michelo angelo di Anselmi pictore parmesano per ara dela pictura ha de fare ala capela dela sant.rna conceptione dela cita de buxeto erecta in la eclesia di santo bartholomeo d’acordio cum li agenti dela compagnia dela sant.ma concepticne in D.ti sesanta de oro e ha habute la soma di sopra.E più a di 16 Ottobre 1538 soldi quatordici numerati a cesare meleto per haver portato le casse del pictore da parma a busseto.E piu a di 17 (ottobre 1588) libre tre soldi dodici numerati a marcho ant.° gavatio per stare septe et uno storolo per sarare tutta la capela dela Sant.ma conceptione.E più a di 14 decembre 1538 libre trentanove soldi undici contate a maestro michelo angelo pictore dela capela dela sant.ma conceptione, in D.ti septi sei a conte del opera et laltro per ara del confalone dela compagnia. dela sant.ma conceptione.E più a di suddetto (15 Dicembre 7538) per
braza due de tila et quarta una per fare pingere el confalone dela Sant.ma conceptione a soldi sedece per cadauno brazo.E più a di 28 martio (1539) Libre septe numerate a ms. Jovane ant.° martinello per havere pagata la croseta del coufalone dela sant.ma conceptione.E piu a di sudetto (28 Marzo 1539) libre undece soldi sei dati al batiloro de cremona per capara di uno milliaro de folii de oro per la capella dela sans.ma conceptione.E piu a di 3 (Aprile 1539) soldi desdoti dati al bocello per havere portato el confalono da parma.E piu a di 12 (Aprile 1539) soldi cinquantasei denari sei numerati al batiloro per integra satisfazione di fòlii 5oo doro per la capela dela sant.ma conceptione.E più a di 17 Aprile 1539 libre sedece, soldi desnove numerati a maestro michelo angelo per integra satisfatione del confalone dela sant.ma conceptione.E più a di (17 Aprile 1539) soldi trentuno numerati al sopradetto (M. Angelo Anselmi) per li rossori di legno fatti fare per la capella della Sant.ma conceptione.E piu a di 5 de mazo (1539) soldi trentuno spesi in setta et oro per fare una cerrata al confalone dela sant.ma
conceptione et per la manifattura.E piu a di 12 (Maggio 1539) libre quatordece soldi sei danari sei in D.ti dui e mezzo de oro numerati al batiloro per follii 500 de oro per la capella sopradetta.E piu a di 3 (Giugno 1539) libre scpte soldi sedeci numera ti a maestro michelo angelo pictore per haver misso folii 500 de oro in opera a le spese dela fabrica dela sant.ma conceptione.E più a di 14 (Giugno 1539) libre cinque soldi tredeci numerati al batiloro per folii 200 di oro per la capella ut sopra.E piu soldi tre per libra una di terra rossaE piu a di 2 de luio (1539) libre otantaquatro soldi quindici numerati a maestro michelo angelo pictore a conte delopera.E più a di 12 (Agosto (539) soldi cinquantasei numerati a maestro michelo angelo a conto delopera della capella.E piu a di 15 de septembre (1539) fina ali 29. . . libre tre soldi quatri numerati a maestro michelo angelo pictore per haver misso tanto oro in opera in le colonne in mezzo la capella et in altro loco dove bisognava, e questi sono per sua mercede.E più a di 29 de Septembre 1539 soldi trentuno danari sei per la tintura dela tilla dela coltrina che va denante alanchona dela sant.ma conceptione, et per farla cusiré, et el reffe.E piu a di pr.° de Ottobre (1539) soldi dece numerati a bartholomeo bocello per una opera facta a pichare le due colonne della volta dela capella e impastare calzina e per portare legni et
asse a ms. laur.o biazio et a ms. ant.o martinello.E piu a di 4 (Ottobre 1539), soldi vinti
numerati a maestro matheo fontana per parte de di tri a stonegare le colonne inlostrare de la capella dela sant.maE piu a di 4 (ottobre 1539) libre sesanta due numerate a maestro michelo angelo pictore dela capella dela sant.ma conceptione in D.ti undeci de oro a conte delopera.E più a di 7 Ottobre 1539 libre tre numerate a benedetto dossana e a dominico de cho per havere portato a parma maestro michelo angelo pictore cum le sue robe de comissione doli soprastanti dela fabrica dela sant.ma conceptione.E piu a di suddetto (7 Ottobre 1539) soldi quaranta numerati al garzone del pictore per la benedica dela capella.E piu a di 11 (Ottobre 1539) libre sesantanove soldi quattri numerati a maestro laur.° gabuto per integro pagamento de milliara doi e cento di quadreti negri e bianchi e rossi per salegare la capella dela sant.ma conceptione qualli sono in mesura cente quaranta braza a rasone di soldi undeci denari sei per cadauno brazo.E piu a di suddetto (dal 13 Ottobre sino al 94) libre centeuna soldi quatordici numerati a ms. hier.° da cantu per la ferrata dela capella dela snt.ma conceptione qualle e de pesi quaranta e libre due a soldi cinquantuno al peso.E piu a di 15 (Novembre 1539 ) libre undece soldi sei numerati a maestro michelo angelo per ara dela pictura dela coltrina che va denante ala madona dela sant.ma conceptione.E più a di 4 de Zenaro 1540 libre quarantasei numerate a maestro altobello di cambii orefice cremonese sopra ala impressa del rnezo bracbio curi la mane de argente dove ha a stare la reliquia del brachio de sancto blasio qualle e debbe essere a la liga del testono de milano a rasone de libre quatre la onzia e de manifactura soldi trentadui per cadauna onzia e la fatura del pede elmettale soldi quindeci per cadauna onzia.E piu a di 10 (Gennaio 1540) libre undece soldi sei numerate a maestro michelo angelo per integra satisfazion dela coltrina pinta.E più a di 14 Ottobre (1540) libre otantaquatre soldi quindeci numerati a maestro michelo angelo pictore dela sacra capela dela sant.ma conceptione in D.ti quindeci de oro deli novi per integra satisfatione deli D.ti sesanta a lui promesso per mi baltabasar maro in nome del consortio dela sant.ma conceptione.

ARTEFICI DE’ QUALI SI E FATTA MENZIONE NEL RACCONTO DELLE PITTURE DI BUSSETO
Agresti Livio da Forlì Pittore
Allegri Antonio da Coreggio
Anselmi Michelangelo Pittore Parmigiano
Balestra Pietro Pittore Bussetano
Begarelli Antonio Plastico Modanese
Bembo Gio. Francesco Pittore Cremonese
Bloemaert Cornelio Intagliatore in rame Fiammengo
Boccaccino Francesco Pittore Cremonese
Bolla Giovanni Pittore. Parmigiano
Bombardi Gaetano scolaro del Balestra
Bonisoli Agostino Pittore Cremonese
Cambi (de) Altobello Orefice Cremonese
Campi Antonio Cav. Pittor Cremonese
Campi Bernardino Pittor Cremonese
Campi Giulio Pittor Cremonese
Campi Vincenzo Pittor Cremonese
Cassana Pittore da Borgo San Donnino
Chiaveghino vedi Mainardi.
Collimi Bernardo Plastico Parmigiano
Dalmasio Lippo Pittor Bolognese
Draghi Gio, Battista Cav. Pittor Genovese
Febbrarì Giuseppe Scultore in legno Cremonese
Febbrari padre dell’ anzidetto
Ferri Ciro Pittore
Forlì (da) Francesco Pittore soprannotato Senabrio
Gonzate (da) Damiano Orefice Parmigiano
Gonzate (da) Jacopo-Filippo fratello dell’anzidetto
Lodi Errnenegildo Pittor Cremonese
Lodi Perino Pittore
Luckio Francesco Pittore
Mainardi Andrea detto il Chiaveghino -Pittor Cremonese
Mainardi Marcantonio Pittor Cremonese
Malosso vedi Trotti.
Massarotti Angelo Pittor Cremonese
Mazzoni Guido detto de’ Paganini Plastico Modanese
Miniatore sconosciuto del XV. Secolo
Moia Giovanni da Cortemaggiore scolaro del Tagliasacchi
Motta Giovanni Pittore d’ornati Cremonese
Natali Francesco Pittore di quadratura. Cremonese
Natali Gio. Battista. Pittor Cremonese
Natali Giuseppe Pittore di quadratura Cremonese
Natali Lorenzo Pittore di quadra tura Cremonese Orefice sconosciuto del XIV secolo
Paganino vedi Mazzoni.
Peracchi Antonio Pittore Piacentino
Perfetti Scultore in legno Piacentino
Piò Scultore Bolognese
Pittore antico che ha usato per marca H. M
Pittore Fiammengo che ha lavorato con Tiziano
Pittori antichi sconosciuti
Pittori sconosciuti di tempi posteriori
Reni Guido Pittor Bolognese
Riello o Rivello Galeazzo Pittor Cremonese
Ruta Clemente Pittore Parmigiano
Sabbioneta Francesco Pittor Cremonese
Sannio Rafaello da Urbino
Scolari diversi del Balestra
Scultore antico in avorio
Scultori antichi ín legno creduti di Busseto
Senabrio vedi da Forlì Francesco
Spada Lionello Pittor Bolognese
Spolverini Dario Pittore Parmigiano
Saperti Francesco Pittore Cremonese
Tagliasacchi Gio. Battista Pittore di Borgo San Donnino
Tiziano Vecchi da Cadore
Trotti Gio, Battista Cav. detto il Malosso Pittor Cremonese
Valari Giuseppe Pittore Parmigiano
Verme (dal) Angelo Pittore di Borgo San Donnino
1. Veggasi la lettera di M. Cesare Speziani
Vescovo di Cremona al Preposto ed a Canonici di S. Bartoloninzeo posta nel fine
al N.° III.
2. Veggansi le due Bolle del detto Pontefice poste nel fine al N.° I e II.
3. Una tale pergamena è recata nella giunta de’ Documenti al N.° IX.
4. La patente di una tale aggregazione è reccata più, sotto al N.° X.
5. Veggasi gli estratti di qusto nella giunta al N.° XI.
6. Vegasi la memoria della prima sua venuta posta nella giunta. Al N.° IV.
7. Il Diploma Cesareo è da me stato recato nel fine con altri Documenti al N.° V.
8. E’ questa posta recata nella giunta de’Documenti al N.° VIII
9. Queste sono recate nel fine ai numeri VI e VII.
10. E’ l’una delle due poco sopra mentovate ,ed è posta al N.° VI.

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