Biografia


 

 

 

GIOVANNINO GUARESCHI
BIOGRAFIA

1° maggio 1908: a Fontanelle, l’infanzia
nasce a Fontanelle di Roccabianca (PR) Giovannino Oliviero Giuseppe Guareschi figlio di Lina Maghenzani, maestra elementare del paese, e di Primo Augusto, negoziante di biciclette, macchine da cucire e macchine agricole. La casa natale è anche sede della «Cooperativa Socialista» che, in occasione della «Festa del Lavoro», ha organizzato un comizio. Le bandiere rosse delle sezioni socialiste della Bassa si ammassano sotto le finestre di casa Guareschi.
«quella mattina (…) ho il primo contatto diretto con la politica e la lotta di classe. (…) Il capo di quei rossi, Giovanni Faraboli, un omaccio alto e massiccio come una quercia (…) fattosi alla finestra di cucina, mi mostra agli altri rossi (…) spiegando loro che, essendo io nato il primo maggio, ciò significa che sarei diventato un campione dei rossi socialisti! (…) E anni e anni passeranno carichi di travaglio da questo primo maggio, ma intatto mi rimarrà nella carne il tepore delle mani forti di Giovanni Faraboli.»

1914 – 1924: a Parma e Marore, gli studi
la famiglia di Giovannino si trasferisce a Parma, in Vicolo di Volta Ortalli al numero 3. La madre maestra è stata trasferita a Marore, un paesino confinante con Parma e fa la spola tra la città e il paese. Il padre ha cambiato lavoro e vive commerciando con poca fortuna stabili e facendo il mediatore. Viene richiamato alle armi come operaio militare, e verrà congedato nel 1918. Giovannino viene iscritto nella Scuola elementare «Jacopo Sanvitale» dove frequenterà tutt’e quattro le classi (1914 – 1918). La sua chiesa – San Bartolomeo – è retta da don Pietro Zarotto.

1914-1918 «Scoppiata la guerra io rimasi solo con nonna Giuseppina poiché mio padre dovette mettersi in grigioverde e mia madre faceva la maestra in un lontano paese di campagna.»
1918-1919 «Ho dieci anni e sono costretto ancora a portare i capelli alla Bebè. (…) Mi prendono in giro tutti e ben presto la scuola diviene per me un incubo. (…) Passo le mie giornate nel greto del torrente. (…) Vengo bocciato. (…) Sono un bambino comune e faccio una gran fatica a seguire quello che spiegano i professori perché non provo nessun interesse per gli studi tecnici. (…) Mi lasciano finire l’anno e poi mi spediscono in collegio e mi rapano a zero, con mia grande soddisfazione (…) e incomincio da capo.»
1920 Giovannino viene messo nel collegio «Maria Luigiadi Parma e frequenta il Regio Ginnasio «Romagnosi». Il suo professore di greco e di latino è Ferdinando Bernini, traduttore della «Cronaca» di fra Salimbene de Adam e profondo conoscitore dell’umorismo europeo. Anche in lui, come in altri ginnasiali che diverranno illustri, imprime il marchio indelebile della curiosità intellettuale.
1921 La famiglia si trasferisce da Parma nel nuovo palazzo delle Scuole di Marore e Giovannino la raggiunge per i fine settimana e le vacanze.
1924 Inizia l’Istruzione premilitare (Milizia Volontaria Sicurezza Nazionale) iscrivendosi alla Società di Tiro a Segno di Parma e continuerà fino al 1929.

La “carriera scolastica” di GG
1914-1918 Scuola elementare «Jacopo Sanvitale»
1918-1920 R.Istituto Tecnico «Pietro Giordani» (ripete la prima poi viene ritirato)
1920-1925 R. Ginnasio «Romagnosi» (Convittore al «Maria Luigia»)
1925-1928 R.Liceo «Romagnosi (da esterno)
1929-1931 Iscritto all’Università di Parma alla facoltà di legge senza frequentare.

1925: a Parma, la crisi
La famiglia di Giovannino viene travolta da traversie economiche e, il 4 novembre, il padre viene dichiarato fallito. Questo influisce sul suo rendimento scolastico.
giugno: giunge allo scrutinio finale con ottimi voti ma viene rimandato con 5 in latino e 4 in storia e geografia nell’esame d’ammissione alla 1ª liceo. Giovannino è in crisi. Cesare Zavattini – suo istitutore di pochi anni più vecchio che ne ha intuito le doti di irrefrenabile umorismo – deve scrivere, nelle note dell’ultimo trimestre firmate dal rettore, che è diventato«un caposquadra pericoloso».
«L’ultima nota rivela una mia improvvisa insofferenza per la disciplina e a causa de grossi disagi economici di mio padre modifico, negli ultimi mesi, il mio atteggiamento nei confronti della scuola. Mi capita più volte, come del resto a tutti gli altri membri della famiglia, tornando a casa per le vacanze, di dover dormire per terra e devo trascurare gli studi per costruire con le mie mani dei letti, delle sedie, una tavola, un buffet e una scrivania.»
Nell’estate va a ripetizione di latino da don Lamberto Torricelli, il parroco di Marore e a ottobre passa con due 8.
«Il mio vecchio parroco (…) assomigliava molto a don Camillo (…) mi allentava uno scapaccione e poi mi insegnava a fare il compito di latino.»
ottobre: Giovannino, a causa del tracollo familiare, deve abbandonare il convitto «Maria Luigia» e frequentare il Liceo «Romagnosi» da esterno.

1931 – 1933: a Parma il giornalismo, la bohème
1931: diventa aiuto cronista al Corriere Emiliano con una collaborazione fissa.Passerà poi cronista e infine capo cronista facendo articoli, cronaca, capicronaca, corsivetti, novelle, rubriche e disegni (anche politici). Si firmerà spesso “Michelaccio”. Nel giugno del 1935 sarà licenziato per esubero di personale.
«Viaggio su una orrenda bicicletta da donna che pare una centrale elettrica tanto è aggrovigliata di fil di ferro. Per non ungermi i pantaloni me li rimbocco fin sopra il ginocchio e pedalo alla diotifulmini” pestando sui pedali coi tacchi e tenendo le ginocchia in fuori.»
febbraio: fa la xilografia per la testata del numero unico Sua Maestà il Carnevale.
aprile: viene assunto come ufficiale supplente per il Censimento del 21 aprile.
23 giugno: Mino Maccari lo invita a collaborare al Selvaggio ma la cosa non ha seguito.
novembre: collabora con pezzi, poesie e disegni al numero unico Bazar. Curerà anche i numeri del 1933, 1934, 1935, 1937 e 1939.
Si trasferisce da Marore a Parma nella soffitta di Borgo del Gesso n. 19.
«prendo in affitto una stanza all’ultimo piano di una casupola di Borgo del Gesso. La casa fa pensare a una misera fetta di polenta ficcata, di taglio e all’impiedi, fra due mattoni.»
1932 dicembre: collabora al numero unico La Cometa con disegni, pezzi e poesie.

1933 maggio: incide su linoleum la testata del Numerunico.
giugno: conosce Ennia Pallini, la compagna della sua vita.
luglio: organizza una mostra per l’Opera Nazionale Balilla.
Conosce una giovane commessa di un negozio di scarpe in città, Ennia Pallini, che inizia a frequentare il suo “appartamento”. Ennia ha una splendida chioma rossa, occhi fiammeggianti e un carattere molto volitivo. Ennia sarà “Margherita”, la sua compagna, nel bene e nel male, nei suoi libri e nella vita.
Osserviamo l’”appartamento” di Giovannino nella stanza di Borgo del Gesso: Giovannino offre un “banchetto” a una bella visitatrice (…) la pettinatura, il grande colletto di pizzo e il cinturone a vita alta ci confermano che la bella visitatrice è l’Ennia.

1934 – 1936: a Potenza il militare, il gran salto per Milano
1934, 8 novembre: parte per il servizio militare. Destinazione la Scuola Allievi Ufficiali di complemento di Potenza. Alla Scuola collabora al Numero unico Macpizero con «L’epistolario amoroso del soldato Pippo» (testo e disegni) e altre caricature.
1935, 10 maggio: torna a Parma in licenza in attesa di nomina ad aspirante ufficiale e inizia la collaborazione con disegni e pezzi al Secolo Illustrato. Continuerà fino al febbraio 1936.
Collabora al Lunedì della Voce di Parma. Compare un suo disegno sulla Domenica del Corriere («Le Cartoline del pubblico»). Altri in agosto e settembre e uno nel settembre 1937.
settembre: inizia a collaborare a Cinema Illustrazione – diretto da Zavattini – dove pubblica, settimanalmente, un disegno fino a dicembre.
ottobre: pubblica un disegno su Menelik.
1936, febbraio: inizia il servizio di prima nomina al 6° Reggimento di Corpo d’Armata di Modena come aspirante ufficiale. Viene promosso sottotenente di complemento in maggio.
luglio: termina il servizio di prima nomina.
8 agosto: Angelo Rizzoli gli scrive proponendogli il posto di redattore al Bertoldo

1936 – 1940: a Milano, il Bertoldo, la famiglia
1936 settembre: si trasferisce a Milano in una stanza d’affitto in via Gustavo Modena assieme a Ennia e inizia a lavorare al Bertoldo come redattore, collaborando con pezzi e disegni. In febbraio del 1937 passa redattore capo con l’impegno di curare anche l’impaginazione dell’Almanacco Arcibertoldo e collaborare con pezzi e disegni. Continuerà, come redattore capo fino alla chiusura del settimanale il 10 settembre 1943.
1937: riprende a collaborare con disegni e pezzi al Secolo Illustrato e pubblica dei disegni su L’Asso firmandosi con il cognome di Ennia (Pallini).
marzo: collabora al Corriere Emiliano con pezzi, con la rubrica «Bianco e Nero» (firma “Michelaccio”) e con disegni fino all’aprile.
giugno: dietro sollecitazione di Leo Longanesi invia delle tempere e una viene pubblicata su Omnibus.
1938: si trasferisce in un appartamento al quarto piano del 18 di Via Ciro Menotti.
Collabora all’Ambrosiano come illustratore di novelle e con vignette. Collabora con la rubrica «Dizionarietto della signora» ad Annabella. Collabora a Kines, Kinema e Piccola.
marzo: compare un suo disegno sul numero unico E vi farem vedere (i sorci verdi).
aprile: diventa redattore e collaboratore del settimanale Tutto di Rizzoli.
agosto: Inizia a collaborare alla Stampa con delle strrips. Continuerà fino all’ottobre del 1942.
Inizia a collaborare con l’l’E.I.A.R. scrivendo testi. La sua collaborazione continua con scenette, conversazioni, pubblicità e rubriche a puntate, fino al 1942, quando, a causa del suo arresto, gli verrà tolta.

Le collaborazioni all’E.I.A.R.
1938 Attualità «Partenze», «Caccia e cacciatori», «Storielle di stagione» e «Pompieri»; (a sei mani con Marchesi, Metz, Morbelli, Nizza e Rosi) il testo di «Attenti al martellone», “radioallegria”; il testo dell’attualità «Ritorno a piedi» e «Casa mia, casa mia»; i testi «È arrivato l’annunciatore» e «Intervista col Trio Lescano»; «Voci del mondo – L’ora delle cassiere» e «Il grattacielo n. 15» (a puntate).
1939 «Rivista dei luoghi comuni: Inverno»; «Presto si parte»; («Battista» e «Camillo») per la rubrica a puntate «Dimmi il tuo nome».
1940 Assieme a Cavaliere il testo per cinque puntate della rubrica «Salotti»; una “Conversazione” e per la scena «Quel povero galantuomo di un ladro». Partecipa alla trasmissione «Al gatto bianco» assieme a Carletto Manzoni.
1941 Scrive assieme a Carletto Manzoni il testo della fantasia musicale «Giovanni dammi la lira».
1942 Scrive alcune puntate della rubrica in versi «La classe degli asini»; la commedia radiofonica «Il doppio fidanzato di Chiaravalle»; assieme a Cavaliere e Buzzichini il testo per l’E.I.A.R. «Mani in alto!» per la rubrica «Terziglio».
novembre: illustra un romanzo a puntate di Notari sull’Ambrosiano.
1939: collabora al Guerin Meschino con pezzi e disegni. Pubblica un disegno su Milano in fiore. Collabora alla sceneggiatura del film di Francini «Imputato, alzatevi» che sarà interpretato da Macario.
maggio: viene richiamato e destinato al 2° Reggimento di Art. di C. A.- XXIII° Gruppo 105/28 ad Acqui (AL).
Si sposta in vari campi: Carcare, Spotorno, Albissola, Finale Ligure, Alassio e Cairo M.
Viene trasferito a Sambuco (CN) e a Pietraporzio.
Ritorna ad Acqui. Poi a Milano in licenza per un mese.
1940: viene iscritto all’Ordine dei Giornalisti. Collabora con delle novelle a Gioia.
Collabora a Stampa Sera con la rubrica (illustrata con un suo disegno) «Oh, che bel mestiere!»
10 febbraio: si sposa con Ennia.
Collabora come redattore al Marc’Aurelio.
Collabora come redattore e con pezzi e disegni al Settebello di Rizzoli. Continuerà anche nel 1941.
Presenta il 15 maggio a Lecco e il 30 maggio a Bologna la «Serata del dilettante» .

agosto
: scrive assieme a Manzoni il testo per la rivista «Tutto per tutti e niente per nessuno»
settembre: collabora a Novella-Film con disegni e novelle.
novembre: pubblica due disegni su Storia di ieri e di oggi.

1940 – 1943: a Milano, le collaborazioni (Corriere della Sera ecc.)
1940:inizia la collaborazione con elzeviri, novelle, due cicloreportage al Corriere della Sera. Continuerà fino al 4 novembre 1942.
«Il giretto è finito: i nostri novanta chilogrammi ritornano a occupare la casella che il destino ha loro assegnato in questo straordinario casellario milanese.»
dicembre: collabora con un articolo al numero speciale Juvenilia
1941: collabora a Film.
Illustra la rubrica in versi di Cavaliere «Cronache per tutte le ruote» sull’Illustrazione Italiana.
gennaio: collabora con una novella a Scena Illustrata.
ottobre: collabora a Novella-Film con una rubrica illustrata con suoi disegni.
novembre: esce «La scoperta di Milano»
dicembre: disegnaun fumetto per il mensile della C.R. delle P. lombarde Fonteviva.
1942: pubblica alcune vignette pubblicitarie sul Travaso.
Illustra l’opuscolo in versi di propaganda anti-inglese di A. Cavaliere «Sentinelle del cielo».
marzo: collabora alla Radio Militare fino all’ottobre/novembre.
Illustra 5 numeri di una storia a fumetti con testo di Brancacci per Ridere : «La famiglia Brambilla (naviga, vola, trema e viaggia)».
aprile: illustra il fumetto con testo di Brancacci «Pasticca & C» per Ridere.
luglio: esce «Il destino si chiama Clotilde»
14 ottobre: arrestato dall’UPI per avere “diffamato” – durante una sbornia – Mussolini & compagni. Verrà liberato il giorno dopo ma, in dicembre, verrà richiamato per punizione. Dopo il suo arresto gli verrà tolta la collaborazione al Corriere della Sera, alla Stampa e all’E.I.A.R.
dicembre: richiamato (per punizione) e destinato all 11° art. 1060 Batt. di Alessandria.
Inizia a collaborare con pezzi e disegni all’Illustrazione del Popolo pubblicando a puntate «Il marito in collegio». L’ultima puntata esce nel maggio 1943.
1943, aprile: viene bombardata e distrutta la casa di Via Ciro Menotti e Giovannino, in licenza per l’ulcera, partecipa allo spegnimento delle fiamme isolando il tetto.
settembre:
prepara testo e disegni per l’album a fumetti «Ciccio Pasticcio e i due compari» per gli Albi Ragazzi Avventurosi. (Uscirà in ottobre quando è prigioniero in Polonia).
settembre 1943: la prigionìa in Polonia e Germania
«Non abbiamo vissuto come i bruti. Non ci siamo richiusi nel nostro egoismo. La fame, la sporcizia, il freddo, le malattie, la disperata nostalgia delle nostre mamme e dei nostri figli, il cupo dolore per l’infelicità della nostra terra non ci hanno sconfitti. Non abbiamo dimenticato mai di essere uomini civili, con un passato e un avvenire.»

Le tappe della prigionìa di Giovannino
9 settembre 1943:viene fatto prigioniero dai tedeschi nella caserma di Alessandria. Il 13 parte dalla stazione di Alessandriae arriva a quella di Bremerwörde (D) il 18. Di lì, lo stesso giorno, a piedi, va nell’OFLAG XB di Sandbostel. Riparte a piedi il 23 per la stazione di Bremerwörde (D) da dove riparte subito e arriva il 27 alla stazione di Czestokowa (Pol.) e da lì alla NORDKASERNE STALAG 367. Il 12 ottobre viene condotto al Santuario di Czestokowa. Dalla NORDKASERNE STALAG 367 l’8 novembre vienecondottoalla stazione di Czestokowa da dove parte e arriva il 10 a Beniaminowo (OFLAG 73 – STALAG 333). Riparte per la Germania il 30 marzo 1944 e arriva alla stazione di Bremerwörde (D) il 1° aprile. Da lì, a piedi, viene condotto all’OFLAG X B di Sandbostel (D) il 2. Dall’OFLAG X B di Sandbostel (D) a piedi alla stazione di Bremerwörde(D) il 29 gennaio 1945 e riparte il 30 per l’OFLAG 83 di Wietzendorf (D) dove arriva il 31 Viene liberato il 16 aprile e parte dall’OFLAG 83 di Wietzendorf per la cittadina di Bergen il 22. Dalla cittadina di Bergen(D)rientra nell’OFLAG 83 di Wietzendorf (D) il 1° maggio. Dall’OFLAG 83 di Wietzendorf (D) viene rimpatriato il 29 agosto e arriva a Parma il 4 settembre 1945.
1944, agosto: viene pubblicato «Il marito in collegio».
«il romanzetto mi raggiungerà nel Lager di Sandbostel in Germania. Risulterà ben stampato ma non commestibile e mi lascerà perfettamente indifferente.»
1945, settembre: ritorna a Milano con la famiglia che era sfollata a Marore (PR) e occupa l’appartamento di Via Pinturicchio n. 25.

1948-1949: a Milano, Don Camillo
1948: conduce assieme a Mosca e ai collaboratori una forte battaglia contro il Fronte Popolare per le elezioni politiche.
marzo: pubblica «Mondo piccolo – Don Camillo»
dicembre
: pubblica «Lo Zibaldino»
«Così vi ho detto, amici miei, come sono nati il mio pretone e il mio grosso sindaco della Bassa. (…) Chi li ha creati è la Bassa. Io li ho incontrati, li ho presi sottobraccio e li ho fatti camminare su e giù per l’alfabeto.»

1949: a Milano, il Diario clandestino
giugno: scrive il testo per il volumetto «Storia dell’automobile» per la «Ardiv» di Milano. dicembre: esce «Il Diario clandestino»
«Il quale diario, come dicevamo, è tanto clandestino che non è neppure un diario, ma secondo me potrà servire, sotto certi aspetti, più di un diario vero e proprio a dare un’idea di quei giorni, di quei pensieri e di quelle sofferenze.»

1950: a Milano, la casa
1950 si trasferisce nella casa di Via Augusto Righi, n. 6.
«Ero diventato un pezzo della casa di Milano: la parte più disgraziata, quella che, dalla mattina alla sera, si arrabattava con martelli, tenaglie, trapani, chiodi, scope, aspirapolvere, lucidatrici. E quando non si aggirava per la casa in preda a frenesia, doveva starsene ad ascoltare Margherita ossessionata dai tremendi, insolubili problemi legati alla conduzione di una casa.»
giugno: Scrive il soggetto, la sceneggiatura e i dialoghi per il film «Gente così»
13 luglio: muore la madre, la signora Maestra Lina Maghenzani.
Seppellita a Milano, tre giorni dopo Giovannino la fa riesumare e trasportare a casa, a Marore. Tre mesi dopo, il 16 ottobre 1950, le giungerà il «Diploma di benemerenza di prima classe con facoltà di fregiarsi di medaglia d’oro. Quattro anni dopo, 15 maggio 1954, il Ministero della Pubblica Istruzione le riconoscerà il diritto alla pensione.
22 agosto: quaranta giorni dopo la madre muore il padre, Primo Augusto.
ottobre: Mosca viene allontanato dal Candido da Rizzoli e Giovannino rimane direttore unico del settimanale.
4 dicembre: viene assolto assieme a Manzoni nel processo Einaudi (“Nebiolo”) dall’accusa di vilipendio al Presidente della Repubblica Luigi Einaudi. Il Procuratore Generale della Repubblica ricorre in appello e il 10 aprile 1950 verrà condannato in appello assieme a Manzoni in appello, a otto mesi con la condizionale.

1951: a Milano e Brescello, la saga cinematografica
Scrive il soggetto, la sceneggiatura e i dialoghi per il film «Don Camillo»
«Gino Cervi corrisponde esattamente al mio Peppone.»
«Fernandel non ha la minima somiglianza col mio don Camillo. Però è talmente bravo che ha soffiato il posto al mio pretone. Così ore, quando mi avventuro in qualche nuova storia di don Camillo, mi trovo in grave difficoltà perché mi tocca di far lavorare un prete che ha la faccia di Fernandel.»
10 aprile: viene condannato assieme a Manzoni, in appello, a otto mesi con la condizionale nel processo Einaudi (“Nebiolo”) per avere offeso, a mezzo stampa, il Presidente della Repubblica Luigi Einaudi.

1952: ritorno alla Bassa
agosto: si trasferisce con la famiglia alle Roncole (PR) e fa il pendolare con Milano dove vive tre giorni alla settimana lavorando per il Candido.
«Appena sistemata la mia casetta di Milano come voleva Margherita, l’ho abbandonata scappando qui alla Bassa dove mi sono fatto un nuovo nido.»
«Mi appresso alla finestra a guardare il piccolo borgo delle Roncole che si intravede attraverso l’intrico arguto dei rami spogli degli olmi: è ancora più bello e mi piace ancora di più.»

1953: alle Roncole, Giovannino l’agricoltore
Scrive il soggetto, la sceneggiatura e i dialoghi per il film «Il ritorno di don Camillo».
Pubblica «Don Camillo e il suo gregge» .
Giovannino è un Guareschi del ramo “Bazziga” e, come tale, ama la campagna e le macchine. Dopo aver cercato di riacquistare, senza successo, le vecchie ex proprietà dei suoi, compra diversi poderi, risistemando, dove necessario, i terreni, rimodernando e ampliando le abitazioni dei mezzadri e affittuari e costruendo – quasi sempre ex novo stalle moderne, barchesse, rustici. Li attrezza con macchine moderne: Ma la nuova politica agraria pare voglia penalizzare le persone come lui che hanno investito danaro nella terra. Dopo pochi anni Giovannino, deluso, inizierà a svendere i suoi poderi.

1954: la vicenda del “Ta-pum” (il processo De Gasperi)
26 maggio: entra nelle Carceri di San Francesco a Parma. Alla vigilia della scadenza del termine per ricorrere in appello inatteso arrivo di Scelba in Via Righi: Giovannino non lo riceve ma questi aspetta tre ore prima di andarsene.
«No, niente Appello. La mia dignità di uomo libero, di cittadino e di giornalista libero è faccenda mia personale e, in questo caso, accetto soltanto il consiglio della mia coscienza.
«Riprenderò la mia vecchia e sbudellata sacca di prigioniero volontario e mi avvierò tranquillo e sereno in quest’altro Lager.
«Ritroverò il vecchio Giovannino fatto d’aria e di sogni e riprenderò, assieme a lui, il viaggio incominciato nel 1943 e interrotto nel 1945.
«Niente di teatrale, niente di drammatico. Tutto semplice e naturale.
«Per rimanere liberi bisogna, a un bel momento, prendere senza esitare la via della prigione.»
dicembre: esce il «Corrierino delle famiglie»
«In queste ultimissime ore del 1954 l’appuntamento è con la Signora Coscienza. Si tratta di una chiacchierata serena, piacevole. La signora Coscienza non ha bisogno di permesso speciale per il colloquio. E la guardia non è mai presente. Ma potrebbe esserci. Non esistono traffici oscuri tra me e la Signora.
«È stato un ottimo anno, per me, questo 1954. Non bisogna badare all’apparenza. E c’è galera e galera.» 

1955: il carcere di Parma
Scrive in carcere il soggetto, la sceneggiatura e i dialoghi per il film «Don Camillo e l’onorevole Peppone»
«Io lavoro avviluppato – dalle pantofole alla cintola – in una coperta tenuta su da un asciugamani annodato sul ventre (il detenuto non può detenere né corde né cinghie per impedirgli di procurare grane al direttore impiccandosi): dalla cintola ai baffi sono immerso in un vasto campionario di maglie e maglioni. In cima a questo grosso fagotto di stracci un coperchio di lana a righe bianche e blu, inclinato in modo da lasciar liberi gli occhi e il naso (la Repubblica permette ai detenuti di tener chiusa la bocca respirando soltanto con una, due narici o tre narici). Il complesso è piuttosto massiccio e la guardia di servizio viene ogni tanto a sincerarsi che io sia effettivamente dentro il fagotto.»

1955 – 1957: la libertà, Giovannino il caffettiere
1955, 4 luglio: esce dal carcere e riprende a dirigereil Candido collaborando con scritti e disegni.
1956, 26 gennaio: termina la libertà vigilata.
1957, 27 settembre: realizza una sua passione aprendo un piccolo caffè alle Roncole, di fianco alla casa natale di Giuseppe Verdi. Il progetto, l’arredamento e le direttive per la conduzione sono suoi. È stato il primo (e forse l’unico) locale pubblico dove, in vetrina, era appiccicato il cartello: «In questo locale non c’è Juke box» …Amplierà la sua “attività turistica” aggiungendo al caffè – nel 1964 – un ristorante.
10 novembre: lascia la direzione di Candido continuando a collaborare con articoli e disegni.

1959 – 1961: Cadegigi, la morte di Candido
ottobre: scrive «Il compagno don Camillo» che appare a puntate sul Candido (uscirà in volume nel 1963) a Cademario (Cadegigi) in Ticino dove, dal 1956, passa l’autunno e l’inverno.
1961: scrive soggetto, sceneggiatura e dialoghi per «Don Camillo monsignore… ma non troppo».
22 ottobre: lascia il Candido e Rizzoli chiude il giornale.

1962: il lavoro alla Notte
maggio: inizia una breve collaborazione con quattro disegni al quotidiano La Notte diretto dall’amico Nino Nutrizio. La collaborazione riprenderà nel novembre 1963 con più vignette giornaliere e continuerà – con pause dovute a malattia – fino al 22 maggio 1968. Giovannino, in questa vignetta disegnata per La Notte, si è ritratto assieme all’amico Nino Nutrizio, direttore del quotidiano. Nutrizio è seduto alla scrivania e lui gli è di fronte, con l’ultima delle sue “divise”, col berretto in mano e l’ombrello sul braccio come un contadino piovuto in città.
luglio: viene colpito da un primo infarto.

1963: a Roma la «Rabbia» di Giovannino e di Pasolini
gennaio:è a Roma dove rimane fino al 26 marzo per scrivere il soggetto, la sceneggiatura, i dialoghi e curare la regia della seconda parte del film «La Rabbia». La prima parte è di Pier Paolo Pasolini.
«Il fatto che io abbia accettato di comporre la seconda parte di un film della cui pria parte è autore PPPasolini non significa che anche io abbia aperto a sinistra. Come non significa che PPP abbia aperto a destra. L’apertura di PPP è rimasta quella che era.»
febbraio: comincia a collaborare al Borghese, diretto da Mario Tedeschi, con rubriche, articoli e disegni che compariranno settimanalmente – salvo interruzioni per malattia – fino al 30 maggio del 1968.
Collabora dal 24 al Giornale di Bergamo, diretto da Alessandro Minardi, inviando 19 disegni fino al 5 maggio. Riprenderà con 4 disegni, gli ultimi, nel dicembre 1966.
dicembre: esce«Il compagno don Camillo».
1964: scrive il soggetto, la sceneggiatura e i dialoghi del «Compagno don Camillo».

1964 – 1965: alle Roncole, Giovannino il ristoratore
aprile: inaugura alle Roncole un piccolo ristorante a fianco del caffè aperto nel 1957, anche questo realizzato e condotto su suo disegno e direttive. Condotto dal figlio con la sua famiglia, rimarrà aperto per più di trent’anni e nel 1995 chiuderà per cedere il posto alla Mostra antologica permanente «Tutto il mondo di Guareschi», al piccolo Centro Studi, all’Archivio Guareschi e alla sede del «Club dei Ventitré».
«Guadagnati coi libri dei quattrini ho tentato di fare l’agricoltore e l’oste, con lacrimevoli risultati per me, per l’agricoltura e per l’industria turistico-alberghiera del mio paese. Adesso sono pressoché disoccupato, perché nessuno in Italia, eccettuato un amico di Roma, ha l’incoscienza di pubblicare i miei articoli e disegni politici. Ma io non mi agito e mi limito ad aspettare tranquillamente che scoppi la rivoluzione.»
10 ottobre: inizia a collaborare con una rubrica di critica televisiva e costume e con disegni a Oggi. Continuerà fino al maggio del 1968.
1965: inizia a collaborare con la Paul Film scrivendo i testi per caroselli pubblicitari e continuerà fino al 1966.
1966, luglio: a Cervia dove, da anni, passa l’estate, scrive il testo per il libro pubblicitario «La calda estate del Pestifero». Il libro uscirà nel 1967.

1966 – 1967: a Cadegigi, il merlo in cima al pioppo
1966: isolato per salute a Cademario assieme a Ennia, scrive per Oggi quasi tutte le puntate di «Don Camillo e don Chichì» (su Oggi si chiama «Don Camillo e la ragazza yé yé»). Il libro, preparato da Giovannino, uscirà postumo e incompleto nel 1969 col titolo «Don Camillo e i giovani d’oggi» . La Rizzoli lo ha riproposto nel 1996 in forma integrale e col titolo originale.
«Io vivo isolato come un merlo impaniato sulla cima di un pioppo. Fischio ma come faccio a sapere se quelli che stanno giù mi sentono fischiare o se mi scambiano con un cornacchione?»
1967: esce «La calda estate di Gigino Pestifero»
Il titolo e il testo sono stati modificati a sua insaputa. Giovannino consente all’editore di vendere la 1ª edizione diffidandolo dal farne altre. Verrà ristampato, col testo originale e senza disegni, nell’aprile del 1994 dalla Rizzoli, col titolo scelto da Giovannino: «La calda estate del Pestifero».
«A noi uomini comuni i figli e i nipoti interessano più di ogni altra cosa. Più ancora di noi stessi, perché noi ci consideriamo il chicco di grano che si nutre dei succhi della terra per dar vita alla spiga e la nostra esistenza è in funzione della spiga.»

22 luglio 1968: a Cervia, il congedo
muore a Cervia (RA) per infarto cardiaco.
Le rosse bandiere dei socialisti della Bassa sventolavano sotto la sua finestra quando, il 1° maggio di sessant’anni prima, nacque a Fontanelle. La bandiera con lo stemma, la stessa che accompagnò nel suo ultimo viaggio la signora Maestra, lo accompagnò al cimitero delle Roncole. Per tutta la vita sventolò per lui la bandiera della Libertà.

Il 25 luglio 1968 Baldassarre Molossi, allora direttore della “Gazzetta di Parma”, scriveva:
«L’Italia meschina e vile, l’Italiaprovvisoria, come lo stesso Guareschi con amara intuizione la definì nel 1947, ci ha fornito ieri l’esatta misura del limite estremo della sua insensibilità morale e della sua pochezza spirituale.
«Giovannino Guareschi è lo scrittore italiano più letto nel mondo con traduzioni in tutte le lingue e cifre di tiratura da capogiro. Ma l’Italia ufficiale lo ha ignorato. Molti dei nostri attuali governanti devono pur qualcosa a Guareschi e alla sua strenua battaglia del 1948 se oggi siedono ancora su poltrone ministeriali, ma nessuno di essi si è mosso. Nessuno di essi si è fatto vivo (…). Anche Giovannino Guareschi ormai riposa al cimitero dei galantuomini. È un luogo poco affollato. L’abbiamo capito ieri, mentre ci contavamo tra di noi vecchi amici degli anni di gioventù e qualche giornalista, sulle dita delle due mani.»

 

SUOI DISEGNI

 

 

 

 




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