Bussetani celebri

 

 

GALLERIA DI BUSSETANI
Personaggi che hanno reso saporita la vita popolare
del nostro paese in questo secolo
I testi usati sono stati presi dal libro “Bo’a nott, bassi” di Mario Concari (Edizioni Lama 1995)

A
ACCARINI, definito “inventore”.

 

 

 

 

 

 

ADORNI NANDO, detto “Parigen”. Sopranome ereditato dal padre Luigi, capofamiglia di ben altri dieci figli.

 

 

 

ALLEGRI CARLEN, primo a destra con i figli Giacomo e Tullio. “Ceto” Casoni e Piren Purcher, operai comunali.

 

 

 

ALLEGRI GIACOMO e TULLIO, discendenti di un casato, una famiglia bussetana fin dai tempi di Maria Luigia. Chiamati “Marinen” non si sa per quale motivo.

 

 

 

ALLODI MARIO, detto “Pumon”. A Busseto fu regalato prima della grande guerra. Titolare dell’Albergo “Nazionale” in via Roma.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

AMABILE, al secolo Ghirigato Amabile. Sempre “impiaghenta”, per dirla nel nostro gergo, piena di mali, di lagne continue. Una strana invalidità la sua…

 

 

 

 

 

 

 

 

AMBROGI ARNALDO, signorile e raffinato impiegato bancario.

 

 

 

 

 

ANGILEN, al secolo Braibanti Angelo. Piccolo, molto piccolo e gobbo. Simpaticissmo, premuroso. Personaggio senza età…

 

 

 

 

 

 

B
BACCHINI NINO, detto “Bacu”. Per un’intera vita fu il “chirurgo della bicicletta”.

 

 

 

 

 

 

 

 

BALALON, al secolo Lino Crosali. Bussetano fino al midollo. Padre di “luigen” e della Lina e della Giovanna e del povero Gildo. La famiglia Crosali è una delle più vecchie della nostra cittadina. Ha lavorato anche alla Villa Verdi come muratore e pare che abbia avuto modo di vedere e parlare col Maestro Verdi.

 

BALESTRA ALBA, ostetrica di vecchio stampo.

 

 

 

 

 

BALESTRA VIGIGLIO NATALE, detto “Talen”. Faceva il muratore ed era il più distinto dei fratelli.

 

 

 

 

 

BARABASCHI “PAUL”, dinamico, estroso, intraprendente, sportivo. Qui ritratto nel glorioso Busseto calcio degli anni trenta.

 

 

 

 

BARATTA LINO, ha dedicato tutta l’attenzione alla sua “salsamenteria storica” gestita dalla moglie. La rende famosa a livello internazionale, intrattenendo anche per ore i clienti-turisti dissertando sul “suo” Verdi piacentino.

 

BARDINI DINA, sorella di Lino e mamma del mitico “Fadiga”.

 

 

 

 

 

 

 

BARDINI LINO, grande sarto, forte bevitore, potente cacciaballe, ma di raffinata cortesia.

 

 

 

 

 

 

BAREZZI GIOVANNI, qui con moglie e il figlio Mariolino. Passata alla storia la sua impeccabile gestione del cinema “S. Pellico”.

 

 

 

 

 

BAREZZI MARGHERITA, qui assieme a Virginio Persici e dietro Ninetto Vanoli. Era di una travolgente simpatia e carica di forte umanità.

 

 

 

 

 

 

BASSANI ENZO, figlio del mitico Severino, nipote di “Suget”. Vendeva i gelati nel famoso “caret ad la Curina”.

BATTISTINI MARIO, noto commerciante di dolciumi, ha guidato per anni il “Comitato carnevale”.

 

 

 

 

 

 

BATTISTOTTI NARDO, detto “al paron” professione che indicava uno che accompagnava (meglio, si trascinava dietro) le vacche al mercato bestiame. Andava sempre scalzo ed ebbe una nidiata di figli.

 

 

 

 

BENDA GIACOMO, detto “Ciuchen” per via della sua sordità. Piccolo e simpatico era il campanaro di S. Maria. I soliti mattacchioni, una volta, gli tolsero il battacchio, ma lui continuava a tirare la corda della campana del “mezzogiorno” convinto che fosse tutto regolare.

BERBANDREA, al secolo Bianchi Andrea, detto anche “Cipriano” per via che da giovane si incipriava il viso prima di andare a ballare. Eclettico, brillante dalla battuta pronta. Ottimo maniscalco, appassionato musicista..

 

 

BERGAMASCHI PIETRO, fondatore delle cantine Bergamaschi di Samboseto

 

 

 

 

 

 

 

 

BERGAMASCHI PLINIO, istancabile postino sulle polverose strade della nostra campagna.

 

 

 

 

 

BERGAMASCHI VITTORIO, l’ultimo dei moichani.

 

 

 

 

 

 

BERTO, al secolo Roberto Allegri. Era “al campaner ad la ciesa granda” (Il campanaro della chiesa grande).

 

 

BERTOLDI OMERO, per tanti anni senza clamore con una costanza e serietà ammirevoli ha lavorato con fucina e martello.

 

 

BARSER, al secolo Berzieri Carlo. padre dei famosi Mario, Gino e Antonio e della Rosina e Lia.

 

 

 

 

 

 

 

 

BARSER “TUGNEN, al secolo Berzieri Luigi Antonio detto “Tulon” Di professione carrettiere (qui col suo asino Rigoletto”) che ben presto abbandonò perchè amava vivere in libertà, il suo tetto la volta celeste o qualche fienile.

 

 

BESAGNI NANDO, il nostro emerito fotografo in una delle sue espressioni carnevalesche

BIRETA, detto anche al “vagu”. Stranissimo personaggio arrivato un giorno a Busseto da chissà dove e mai più ripartito.

 

 

 

 

 

 

 

 

BOLZONI, l’arzillo e brillante papà dei tre fratelli Don Stefano, Don Piergiacomo, Don Tarcisio.

 

 

 

 

 

 

BONATTI LUIGI, detto “Balela”. In nostro ex capoguardia qui nelle vesti di comparsa alle piacentine per il film “Novecento”

 

 

 

 

 

 

 

 

BONILAURI LUCIANO, devotissmo alla madonna di Lourdes ed appassionato collezionista di Santini. La sua raccolta era semplicemente spettacolare in quantità e qualità.

 

 

 

 

 

BONILAURI PIETRO, fratello di Luciano. Aveva un’antipatia viscerale al… lavoro.

 

 

 

 

BORLENGHI FABIO, detto Cinelu. Figura tipica di bussetano autentico, il suo lignaggio si perde lontano di almeno due secoli. Sarto di professione era razionale, ingegnoso, ed estroso.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

BORLENGHI MANFREDO, marito della mitica maestra Glori.

 

 

 

 

 

 

 

BORLENGHI NULLO, leggendario personaggio…

 

 

 

 

 

 

 

BORLENGHI PIERRE CHARLES, qui con Alberto Secchi, fu il fondatore dell’Associazione bussetana “Amici di Verdi”.

 

 

 

 

 

 

 

 

BORRERI GIUSEPPE, detto “Picanèlo”. macchietta autentica, indimenticabile. Brutto di grosso, simpatico ma brontolone. Ha fatto mille mestieri. Durante la benedizione della cappella dei Caduti, in collegiata: il prete recita “A porta inferi” e lui di rimando “Cul lè è, le un bel sid d’inveran” (Quello è un bel posto d’inverno).

BORSI GUGLIELMO, detto “al munchèn” chiaro riferimento al suo braccio destro più corto dell’altro. Menomazione che non gli ha impedito di divenire un estroso suonatore di fisarmonica.

 

 

 

 

 

BOTTAZZI GABRI, una generazione di fornai in “Cualonga” (Vedi “I ragass ad la Cualonga”).

 

 

 

 

 

 

BRAIBANTI BRUTO, vero nome del Nostro. Figura simpatica, tutta particolare. Fece l’imbianchino e il decoratore; poi divenne famoso come droghiere in una caratteristica bottega sotto i portici, profumata di leccornie. Qui è al Caffè Centrale con amici. Riconoscibili: Giovanni Sagliani, Lino Demaldè, Ginetto Massera, Guglielmo Bellingeri, Antonio Cremonini, Ido Bottazzi, Erminio Ferruggia, Francesco Parolin, Peppino Cavatorta e la s.ra Swich.

BRAMBILLA ABELE, notissimo commerciante di formaggio e latticini.

 

 

 

 

 

BRANDAZZA GIUSEPPE, detto “Pinèn” Primario alla “clinica” dell’automobile.

 

 

 

 

 

 

 

BRIANTI, detto “Santen”.con amici in tranquillo relax…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

BUFFETTI BERTINO, figlio di “Guiren”. Ha proseguito l’attività del padre. Piuttosto originale, bastian contrario, raffinato buongustaio.

 

 

 

 

BUFFETTI GUERINO, rotondo e rubicondo, bonaccione e buono. Capostipite di una dinastia di salumieri, solo che si assentava volentieri con gli amici… Qui davanti al suo famoso negozio di piazza Matteotti.

 

 

BULGARANI, simpaticissimo fumatore di pipa.

 

 

 

 

 

 

 

C
CAGNOLI ANTONIO, il basolone di frutta. Persona schietta, aperta e spiritosa. Era un abilissimo fischiatore.

CAMORALI MARIO e NINO, due di otto fratelli, sopranominati “Scott”, la cui caratteristica era la statura: tutti alti. Praticamente pertiche, leggermente curve all’apice, quasi a significare la loro vocazione al lavoro. Questi due Facevano i falegnami.

CANELLA ENNIO, mitico dipendente dell’idraulica Stocchetti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

CANTARELLI GIUSEPPE, detto “Peppino” assieme alla moglie Mirella “inventò” la famosissima Trattoria Cantarelli di Samboseto.

CARBOGNANI FORTUNATO, detto “Natu”. E’ stato il campanaro della collegiata S. Bartolomeo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

CARINI e PIZZIGONI, Il primo sarto e papà ad tilien. Il secondo, sposato alla sorella di Alberto Secchi, era elettricista, mestiere che ha sempre svolto con competenza e passione. Siracconta che lavorando al lampadario di villa Verdi, al quale si era aggrappato, causando il patatrach, quando la scala doppia sulla quale era salito si era improvvisamente aperta…

CAROLFI EMILIO, noto pompiere ma… di acqua non se ne vede.

 

 

 

 

 

 

 

 

CASALI EMILIO e COPELLOTTI CESARE, Attenti a quei due, perfetti dipendenti comunali.

 

 

 

 

 

CASONI ANICETO, anche lui dipendente comunale, prima sulla strada poi addetto ai bagni pubblici.

 

 

 

 

 

 

 

 

CAVALLI ERNEO, per tanti anni alla guida del carnevale bussetano, poi Sindaco.

CAVALLI GUIDO, Maestro alle elementari del sottoscritto, poi Direttore Didattico

 

 

 

 

 

 

CAVALLI “PINOTU”, detto anche “Cavalen”. Titolare e gestore dell’antico caffè Roma

 

 

 

 

 

 

 

 

CAVALLI SERGIO, detto “Pantan”, gestiva il vecchio bar “Da l’Agustina”, dal nome della moglie che veramente gestiva. Fratello del più noto “Valenten”

 

 

 

 

 

 

 

CAVALLI NEREO VALENTINO, detto “Pantan”. Un bussetano tutto particolare, popolarissimo, impenitente e lagnoso attabottoni a tutti. Amante sincero di Busseto con vena… poetica. Qui ritratto assieme al mitico “Chicotu”.

CIMARELLI, serio e riservato impiegato, cortese con tutti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

CIMINO, vecchietto ricoverato all’ospizio, era diventato il “giullare” del bar Verdi. Sempre col suo toscano in bocca, furbescamente scaltro e ruffiano.

CIPELLI NICANDRO GIOVANNI, uomo sulla falsa riga di “Ercole”. macellaio, due baffoni, dotato di una forza quasi brutale era anche un mattacchione. Tutti i suoi figli proseguirono la professione. Nella foto, scattata in via Roma, davanti alla sua macelleria nel 1932, si racconta come veniva fatta la pibblicità del prodotto. Si riconoscono il Nicandro (coi baffoni in secondo piano) i figli Ido e Oreste accanto ai buoi e molti bussetani fra cui: Valerio Butass, Pisigon, Bruno Ambrogi, Angiolini, Carlino Mingardi e Ugo Patroni.

CIUPELA e BIGHEN, Ciupela, al secolo Negri Paolino. Una delle più vivide macchiette, allegro, brillante, ottimista e buono. Faceva l’oste nella sua “ustaria”. Appassionato di caccia diceva che di lepri ne ha viste tante ma… impallinate poche. Bighen, al secolo Ferrari Archimede. Era chiamato “Bighen”, fin da bambino, perchè alla domanda della maestra =Dimmi il nome di un animale=, rispose =un bego!=

 

 

 

 

CIVETTA, non proprio bussetano, ma talmente caratteristico da non poter mancare in questa incompleta passerella.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

COMATI SINCERO, diresse la cooperativa dei consumi per una vita, fu anche Sindaco di Busseto. Si spense a 98 anni senza mai aver avuto il benchè minimo raffreddore. Nonno materno del sottoscritto.

 

 

 

 

 

 

 

CONCARI ROMEO, detto “Busacon” per essere stato allevato da piccolo dalla famiglia Bussaconi, per la morte prematura dei genitori. Salariato agricolo, “baden” manovale, tuttofare con cinque figli, tra cui l’autore del libro.

 

 

 

 

 

 

 

CONTINI ELISEO, riservato mediatore

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

CROSALI LUIGI, figlio del mitico “Balalon”. Una vita come dirigente della Sportiva Calcio.

 

 

 

 

 

CROSALI PAOLINO, detto “Pulidren”, nipote di “Balalon”. Il taxista degli anni trenta-sessanta.

 

 

 

 

 

 

 

 

D
DATARO, imperturbabile, riservato, discreto, qui con signora

DAZZI CESARE, il barbiere.

 

 

 

 

DE GIOVANNI, affabile personaggio, papà di Giacomo.

DELINDATI VIRGINIO, detto “Gargio”, non era assiduo frequentatore dell’Ufficio di collocamento. Ha fatto del caffè Centrale il suo habitat per l’intera vita.

 

 

 

 

 

 

 

DEMALDE’ ALDINO e RACCHI LIGIO, Demaldè detto “Gumasu” Faceva il ciabattino e, se andiamo indietro nel tempo, il pollivendolo. Qui ritratto con l’amico Ligio compagno per il dio Bacco. In piedi La Marianna e la piccola Santina mamma di “Balela”.

 

 

 

 

 

 

 

DEMALDE’ FRANCO, figlio di Aldino, anche lui chiamato “Gumasu”. Noto maestro elementare.

DEMALDE’ GIOVANNI,detto “Patar nostar”, faceva il carrettiere assieme al fratello “Turen” (Ettore). Partivano alla mattina prestissimo con muli e barra verso lo Stirone, a fare ghiaia, cioè scavarla e caricarla col badile. Rispettoso: =Si, siur, si siur= =Bongiorno siur, bongiorno siur=.

DONDI DISMO, gestore per anni della cartoleria più antica di Busseto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

DOTTI ARMANDO, simpatico bidello dei nostri tempi.

 

 

 

 

 

DOTTI CARLO, detto “Carletto”, figlio del maestro. Quale appassionato lirico fonda il circolo “Falstaff”.

DOTTI GINO, papà di Carletto. Detto “al maestar Dott”, maestro di fisarmonica, strumento che ha insegnato per quarant’anni. Persona singolare, il nostro maestro, distinta e compita, metodica e pratica. Sua caratteristica inconfondibile erano le famose “Ghette”: originale tipo di calzatura di moda nei primi decenni del secolo, che lui indosso per tutta la vita. Qui ritratto (al centro) con i suoi allievi in un saggio d’epoca, al Teatro Verdi.

E
ENEA, insostituibile maschera al cinema Italia.

F
FAELLI ALDO,

 

 

 

 

 

 

 

FRONTI ALBINO, e famiglia: da sinistra Albino, Gianni detto “Tanon”, Angela, Gilberto detto “al Belu”, Norina. Mitici gestori del bar Verdi negli anni 60. Alla chiusura della loro gestione si è svolto un “vero” funerale in tutto il paese.

 

 

FANTINI CARLETTO e STEFANO (a destra) suo nipote. Entrambi prematuramente scomparsi.

 

 

 

 

FANTINI GIOVANNI, il capo famiglia

 

 

 

 

 

 

 

FANTINI PIERINO, figlio di Giovanni, fratello di Carletto, padre di Stefano. Tutti panettieri. Qui Pierino è ritratto con Mario Pagani ed un fraticello d’epoca.

 

 

 

FAROLDI LEONE, detto Nello. Una vita dedicata alla custodia della Villa Verdi di S.Agata.

 

 

 

 

 

 

 

 

FEDELI, detto il Papa. Pacifico, gaudente manager

 

 

 

 

 

 

FERMI GINEN, mitico tassinaro bussetano con autorimessa. Qui con la moglie Rina Dieci, per anni bidella alle elementari.

 

 

 

 

 

 

 

FERRARI, papà del “Galu”. Qui ritratto con un amico

 

 

 

 

 

FERRARI PLINIO, storico meccanico agricolo, papà di “Fadiga”

 

 

 

 

 

 

FERRETTI GIANNI, detto “Gianen”. Simpatica figura bussetana d’altri tempi. Non disdegnava l’allegria e il buon vino. Qui in versione Vitellone…

 

 

 

 

 

 

FIASCHETTI MARIO, infermiere al nostro ospedale, appassionato socialista, per anni amministratore comunale.

 

 

 

 

 

 

FIGONI BATTISTA, un grande gommista…

 

 

 

 

FIORELLO, al secolo Fragni Francesco. Personaggio tipicamente nostrano, nato all’ombra della Rocca. Solitario, senza un mestiere fisso, anche se da giovane aveva fatto il fornaio. Era un convinto patriota, amante della divisa militare, specialmente dopo aver partecipato alla grande guerra che lo aveva lasciato in qualche modo invalido perdendo un occhio. Teneva come reliquie tutto quanto ricordava la vita militare e non perdeva occasione di indossarli ogniqualvota si presentava una cerimonia patriottica.

 

 

FIORINO, di nome e di fatto. Figura riservata e discreta. Visse per tanti anni negli alloggi sopra il Teatro Verdi.

 

 

 

 

 

 

 

FLORIO FRANCESCO, (a sinistra) Comandò la nostra stazione ferroviaria per tanti anni. Immigrato dal sud si inseri perfettamente nel tessuto bussetano con la sua splendida famiglia.

FOA’ VALENTINO, comandante dei vigili urbani fino a fine anni sessanta. Uomo retto e religioso; serio e generoso.

 

 

 

 

 

 

FRA’ GINEPRO, un anima candida, ultimo dei frati “cerconi” (questanti). La bizzaria e la singolarità di quest’uomo erano disarmanti; il suo candore fanciullesco lo ha accompagnato tutta la sua vita. Si diceva, scherzando, che il suo compagno di fatica, il mulo, (col quael parlava e gli diceva: “Tu hai più intelligenza, ma io ho più forza.“, gli avesse partecipando un pò del suo carattere.

FRONDONI, una vita trascorsa dietro la cassa della banca.

 

 

 

 

FUOCHI LUIGI, bussetano fino al midollo ha svolto diversi mestieri, ma tutti imperniati… nella stampa, nei giornali. Prima era commesso, garzone di bottega, strillone, poi operaio tipografo.

 

 

 

 

 

G
GALLI MEDEA, brillante ed allegra figura bussetana del sasso.

 

 

 

 

 

 

 

GAMBINI ANACLETO, fruttivendolo fino all’osso. Appassionato ballerino.

 

 

 

 

 

 

 

GATTI GINO, grande invalido di guerra, fu per tanti anni il necroforo del nostro cimitero

 

 

 

 

 

 

 

GELMETTI ELIDE, distinta e raffinata amava il “pettegolezzo”…

 

 

 

 

 

 

 

GIARDINIERE di Giuseppe Verdi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

GIUFFREDI ARNALDO, qui sulla sua balilla “Coppa d’oro”. Estroso, originale con un senso dell’umorismo tutto particolare, silenzioso. Abilissimo nel suo mestiere, quando la fotografia era un’arte senza tecnologia. Padre della simpatica Ernestina emigrata a Fidenza e di “Henry” emigrato a Parigi e divenuto noto giornalista.

GNAPPI ORESTE, esilerante, allegro, gaudente benzinaio. Macchietta d’altri tempi.

 

 

 

 

 

GONZI ATHOS, detto Taton. Un tipo speciale, con faccia a “Tuta strafugna”; pieno di stranezze e bislaccherie: un giorno si era comperato un paio di scarpe nere di vernice (una rarità a quei tempi); camminando sotto i portici le scarpe cigolavano tremendamente e qualcuno gli gridò:”Taiag al ponti” (Taglia le punte). E lui, giunto a casa, prese il “maras” e… zacc, due colpi precisi e via le punte delle scarpe; quindi ritornò a passeggiare…

 

 

GRAVAGHI PIERO, stravagante figura di commerciante in via Roma.

 

 

 

 

 

 

 

 

GRAZIOLI, comunista vecchio stampo fino al midollo, appassionato di merende a base di culatello e buon vino. Brontolone e burbero per natura, ma fondamentalmente d’animo buonissimo.

 

 

 

 

 

 

GUALAZZINI ARCHIMEDE, detto “Piat”. Distinto, raffinato, schietto. Dalla parola facile e scorrevole e dalla memoria eccezionale: racconta mille storie vissute, forse autentiche e a volte tanto strane da sembrare… quasi vere. Una vita travagliata la sua.

 

 

 

 

 

GUARESCHI GIOVANNINO, il noto scrittore creatore di Don Camillo e Peppone non ha bisogno di commenti.

 

 

 

 

 

 

 

GUARESCHI GUGLIELMO, detto “Rodi” e guai a chiamarlo diversamente (per esempio “Cik Ciak”). Caffettiere negli anni della media età e “cicerone” del palazzo Orlandi nei volgenti anni della pensione. Ha sempre avuto la voce rauca e si giustifica così: da ragazzo ha contratto la famosa malattia dal “grup”, un serio virus che blocca la gola molto pericolosamente. E a farlo guarire improvvisamente, quasi miracolosamente, spiega Rodi, fu un “stramulon” (grande spavento): la sua donna di casa aveva rovesciato sul camino acceso un catino di acqua bollente, provocando un’improvvisa fumata. Uno spavento, un grido… liberatore del piccolo Rodi e il “grup” era sparito. Prendiamola per buona.

GUARNERI, papà di Giancarlo. Insieme furono fioristi di prima.

 

 

 

 

 

GUARNERI GIANCARLO, qui insiema alla sua signora. Prosegui la passione del padre per i fiori.

 

 

 

 

GUAZZI MARIO, netturbino spassoso, sempre pronto a scherzare, bere un goccio e brontolare per il “troppo lavoro”…

 

 

 

GUMASU al calsuler, all’anagrafe Demaldè Aldino. Amante della buona ed allegra compagnia, compagnia ispirata al dio Bacco. Qui è con Ligio Racchio al desco da ciabattino. In piedi c’è la Marianna e la bambina è la Santina, mamma di Balela e d l’Ave Bonatti.

L
LAMORETTI, qui ritratto con la moglie. Fu medico condotto a Roncole Verdi. Figura carismatica, generosa e disponibile.

 

 

 

 

LAMORETTI AUGUSTO, figlio del medico condotto di Roncole Verdi. Scaltro politico, fu Sindaco di Busseto negli anni ’60,elegante e distinto medico al pronto soccorso dell’ospedale di Fidenza.

 

 

 

 

LODOLA COSTANTINO, uno dei tanti piacentini “rigolà” (rotolato) a Busseto; si può dire il più famoso, il più “matto”. Autentica macchietta, sempre in movimento, sempre a trafficare con cartoni, vecchi frigoriferi e rottami di ogni genere. Estroverso ed amante del ballo e delle automobili. Per anni fu autista di piazza. Un linguaggio secco, nervoso; astruso e bislacco. Quando parla guarda nervosamente il distintivo della sua marca di motocicletta preferita, che tiene sempre nell’occhiello della giacca.

 

 

LOMMI, qui a sinistra, l’altro è l’amico Cannonieri

 

 

 

 

 

 

IMGDEMESIO LUSARDI, IL CONTADINO CHE SI FECE ATTORE PER BERNARDO BERTOLUCCI

 

 

 

 

 

 

 

M
MACCHIAVELLI, è il ragazzo a destra. Qui imparava il mestiere che poi fece per tanti anni con buon successo.

 

 

 

 

MAGRI EMIDIO, una simpatica figura che ha affrontato la vita quasi per scherzo, con quella semplicità e leggerezza che era la sua caratteristica. Una macchietta quasi irripetibile; tutto matto, imprevedibile, pieno di trovate bizzarre, ricco di humor. Ha cambiato molti mestieri anche se quello di materassaio, ci sembra, sia stato il più costante.

 

 

 

 

 

 

MAI ANGELO, stravagante e simpatico; fu un tenace tifoso del busseto calcio e garzone imbianchino.

 

 

 

 

MALVISI LUIGI, qui con la gentile consorte. Distinto politico locale fai da te…

 

 

 

 

 

MARADINI, dell’entroterra di S. Rocco. Amava le donne in modo quasi… fanatico.

 

 

 

 

 

 

 

MARENGHI, estrosa figura di contadino, papà della più conosciuta Giuseppina.

 

 

 

 

 

 

 

MASSERA al maestar, una figura ancora viva fra la gente di Busseto, anche se sono trascorsi oltre quarant’anni dalla sua morte. Maestro di musica gli era stato conferito l’incarico dal Comune, innanzitutto di Direttore della Scuola di Strumenti a Fiati e di maestro di Cappella della Collegiata S. Bartolomeo. Ma sopratutto era maestro della Banda cittadina. Era la sua banda, ma anche dei bussetani, dei musicisti e dei coristi: tutti bussetani.

MAZZERA LUIGINO, detto “Cicarlo”. lavorava con telaio su appositi cavalletti e con due bacchette che batteva ritmicamente per cardare la lana. persona molto simpatica, di piacevolissima compagnia, dalle trovate amene, per il tono satirico e la prontezza della battuta. Fedelissimo di bacco.

MICCONI UGO, e signora. Ricordato commerciante di via Roma.

 

 

 

 

 

 

MICHEL, all’anagrafe Lodigiani Emilio. Tipo gioioso, brillante, pieno di “massime” tutte sue. Se giudicava qualcuno che gli stava sullo stomaco diceva: “E ‘mmei aveg un mort in cà, che un cojon in ‘s la porta” (Meglio avere un morto in casa, che un coglione sulla porta). Una sera dopo la solita bevuta uscendo dalla trattoria assieme un amico trova una gallina tutta impaurita ed infreddolita; ritorna alla trattoria con la gallina sotto il tabarro e la fa bere tanto… vino rosso finchè la gallina non da in escandescenze disturbando la chiete pubblica…

MIETTA, al secolo Secchi Mietta. Nella foto seconda da destra. (insieme alle sorelle Anna e Rosa Patroni. La piccolina è Ivana moglie di marien il barbiere e l’uomo è Mamen fratello della Renata.) Figura notissima, personaggio che ha fatto un pò la storia della “Codalunga”. Era una bella donna da giovane, alta e maestosa, signorile e balbuziente. Con gli anni si lasciò andare. Era dotata di straordinaria bontà d’animo: nella sua casa (uno dei tanti “buchi” di Codalunga) c’era sempre gente e a tutti offriva il caffè. Era una discreta sarta.

MINGARDI CARLINO e signora Bruna. Lui fu un grande barbiere, lei brava sarta. Sono i genitori dell’esperto verdiano Corrado.

 

 

 

 

N
NAPOLITANO ALMERINDO, storico preside dei miei tempi, fu anche presidente della Pro Busseto. Scrisse “Cinquant’anni e più di vita bussetana”, opera fondamentale di storia locale

 

 

 

 

 

NETTURBINI, ora sarebbero Operatori ecologici: Canella, Copelli, Adorni, Comati, Fronti.

 

 

 

 

 

 

O
ONESTI don GIULIO, fu parroco per tantissimi anni nella nostra “bassa padana”

 

 

 

 

 

 

 

ORSI RINO, noto bussetano emigrato

 

 

 

 

 

OTTORIO, adottato da Busseto questa figura caratteristica, diventato un personaggio.

 

 

 

 

 

 

 

P
PAGANI MARIO, sanguigno donnaiolo

 

 

 

 

 

 

 

 

PANICERI WALTER, fu un grande della politica locale. Fervido e convinto comunista, diventarono famose le sue raffinate lotte in Consiglio Comunale

 

 

 

 

 

 

 

PANINI GIOVANNI, qui assieme all’amico Zanasi. Una vita passata al centralino del Comune. Famosa la sua mimica a “bocca aperta”

 

 

 

PARIZZI ARNALDO, era il più giovane dei fratelli. Muratore (e pompiere durante la guerra). Abitava nell’Impianellato e faceva parte della compagnia “dal litar” (del litro) che in questa caratteristica contrada (ora via Provesi) brulicava. Era il padre di Oscar.

 

 

 

 

 

 

PAROLARI TOMMASO, qui assieme al noto Alberto Secchi in una espressione…. Estrosa e simpatica figura, farmacista si trasferì nella farmacia comunale della vicina Castione marchesi.

 

 

 

 

 

 

 

PAZZONI AMPELIO, noto agricoltore e politico a mezzo servizio.

 

 

 

 

 

PEDRETTI, per tanti anni fu garzone di fornaio, poi emigrò. Suonava nella banda musicale ed è stato un “grande” del Busseto calcio

 

 

 

 

 

 

PEDRETTI NELLO, altro scaltro politico locale fai da te

 

 

 

 

 

PERSICI VIRGINIO, una vita trascorsa tra i fiori. Raffinato Don Giovanni…

 

 

 

 

 

 

 

PIETRA il calzolaio, trascorse la vita accanto al suo palchetto da calzolaio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

PINA, una della numerosissima famiglia Fantini.

 

 

 

 

 

PIZZELLI GIANCARLO, per tanti fu un bravo muratore, poi ebbe la “folgorazione” e divento un abile pittore naif

 

 

 

PIZZIGONI DAVIDE, proveniente da Sampierdarena, dopo essersi stabilito a Busseto (1920) sposava la Maria, sorella di Alberto Secchi. Elettricista di professione. Famoso quando si aggrappò al lampadario di Villa Verdi, causando un patatrack, quando la scala doppia sulla quale era salito, si era improvvisamente… aperta

 

 

 

 

PIZZONI GUIDO, detto la “pita”. Forte facchino, grande bevitore, simpatica figura.

 

 

 

 

 

 

 

POLDO E POLDINA, all’anagrafe Corradi Celso di S. Secondo e Faroldi Gina bussetana, si sposarono nel ’52. Una coppia commovente, uniti anche dalla bruttezza. Vivevano in una stanzetta che guardava in contrada Muzio, allietandosi le giornate con gli uccelli che tenevano nella gabbia in cucina. Ed anche quasi assieme se ne andarono.

PORCARI EDMONDO, piccolo, piccolo. Figura caratteristica: era un bravo tornitore ed amava lunghe passeggiate nel viale della stazione. Chiamato “Bafoli”, stranome ereditato dal padre il quale in gioventù abitava a Roncole, dopo una corsa ciclistica alla quale aveva insistito, un corridore di nome Bafoli, che aveva rotto la sua bicicletta, per la rabbia l’ha venduta per poche lire e lui l’ha comprata. Da quel momento è divenuto lui stesso “Bafoli”.

 

R
RIBOLLA PIETRO, esperto falegname, persona sanguigna fino al midollo, però generoso e disponibile. Qui con l’impiegata Fiorino.

 

 

 

 

 

 

RIGONI FRANCESCO, detto Chicotu. Figura emblematica, inconfondibile, quasi un’istituzione. Nato libero ha sempre vissuto solo, arrangiandosi ma dignitosamente. Grande mangiatore (tre chili di ceci crudi, sessanta lumache, quarantatre uova sode, un intero tacchino e potrei continuare). Da giovane fece anche l’attore.

 

 

 

 

RIZZI LUIGI, detto Lovis. Taciturno, burbero e di una bruttezza senza eguali Aveva avuto, però, una gioventù interessante essendo emigrato in Francia e disponendo di una discreta cultura. Brontolava sempre come… “na pugnata ‘d balar” (pentola di castagne) imprecando contro la categoria… ecclesiale. Si rifugiava… nel bicchiere, naturalmente pieno.

 

 

 

 

 

RIZZI sorella, era la sorella di Lovis.

 

 

 

 

 

 

 

 

ROCCA CORRADO, tifosissimo della Juventus, appassionato della buona tavola. Purtroppo è morto troppo giovane.

 

 

 

ROMANINI FRANCESCO, fornì di acqua minerale e bibite tutta busseto. Passava con il suo inconfondibile carretto a tutte le ore…

 

 

 

 

 

 

ROSI CRISTIANO, indimenticabile culturista, tentò anche la carriera pugilistica… senza successo. Qui in una sua rappresentazione di Ringo al nostro carnevale.

 

 

 

 

 

 

ROSSETTI, noto in particolare per il suo naso, che gli permetteva di vincere spesso alla “festa dei nasi” di Soragna.

 

 

 

 

ROSSI EBE, Bianca all’anagrafe. Nessuno ha mai saputo quanti anni avesse; infatti è stata un personaggio senza età, eternamente “giovane” nel modo di comportarsi, di parlare, di vivere. Cappellaia di professione. Donna elegante, quasi maestosa.

 

 

 

 

 

 

ROSSI il parrocco, E’ stato il tenace e combattivo parroco di Roncole Verdi alla Don Camillo. Qui è ritratto nella scena del battesimo a Giuseppe Verdi nel film di Castellani.

 

 

 

 

S
SACCA ROMEO, infaticabile operaio della ditta Tarozzi fin quasi alla sua morte. Introverso, ma generoso

 

 

 

 

SALMEN, all’anagrafe Gatti Salvino (da qui lo stranome); era capitato da noi durante la prima guerra mondiale e cadde subito nella “rete” della petulante Amabile. Faceva il “ciapa-ciapa” quello che passava il convento. Era un sant’uomo, sempre disponibile, taciturno facile preda della moglie. Si racconta che stanco dei soprusi dell’Amabile, decide di farla finita: “Am trag in Po!” (mi butto nel Po). Esce di casa sbattendo la porta, ma poi torna subito indietro a prendere l’ombrello perché piove. La moglie lo riprende: “Ma cu feet?… at ta ve ‘nga’ e ghet paura ad do gusi?” (Ma cosa fai? Ti vai ad annegare e hai paura di due gocce?”

SCAGLIONI la maestra, notissima maestra di vecchio stampo. Rigida e severa

 

 

 

 

 

SCONOSCIUTI, nota e tipica famiglia bussetana

 

 

 

 

 

 

 

 

SECCHI ALBERTO, noto personaggio bussetano come pochi e verdiano. Morto lo stesso giorno della morte di Verdi. E Verdi lo vedeva spesso perché col padre Angelo, cocchiere al servizio della famiglia Carrara del “Paradiso” si recava in Villa a Sant’Agata. Tipografo e cartolaio con rivendita di giornali, luogo di incontro e conversazione. Caratteristici i suoi baffi e la sua vestaglia nera Originale, severo, ma anche brillante, schietto soprattutto. Apprezzato per la sua saggezza e la sua cultura.

SGAVETTA, falegname vecchio stile.

 

 

 

 

 

 

 

 

SIVELLI FRANCO, qui a sinistra. Un generoso, grande lavoratore e di forte impatto aggregante.

 

 

 

 

 

STEFANINI GIANFRANCO, industriale e Sindaco per tanti anni. Grande esperto di lirica.

 

 

 

 

SUSANI PLACIDO, Un tipo che i bussetani ricorderanno a lungo. Un autentico personaggio “bello come il sole” per il suo modo bizzarro di affrontare ogni situazione; estroverso, anticonformista per natura, brillante. Aveva un negozio di stoviglie, articoli da regalo, vetreria… tanta roba, di tutto.

 

 

 

 

SVICH, o meglio sua moglie Antonietta Merli.

 

 

 

 

 

 

 

 

T
TESSONI ROMANO, figlio di Lino “al rus”. Ha girato il mondo come musicista sulle navi da crociera.

 

 

 

 

 

 

 

TESTA SANDRO, faceva parte della famiglia de “i faturen”. Ha gestito fino alla fine un negozio di maglierie sotto i portici di via Roma.

 

 

 

 

 

 

TOSCANI FRANCESCO, “al pusten” (il postino) detto “Cico”, camminava, camminava e ancora camminava. Sempre a piedi (in bici solo gli ultimi anni) con la pesante borsa di pelle sulle spalle carica di lettere, cartoline, pacchi e… imprecazioni. Definito, come suo padre anche lui postino, “al lutu” (il lutto) per via del suo carattere sempre cupo, imbronciato, brontolone e lamentevole.

 

 

TOSCANI GIORGIO, inserviente alla casa protetta. Tifoso del G.S. Busseto lo seguiva affannosamente… nelle sue trasferte

 

 

 

TOSCANI ERMANNO, brutto in modo impressionante, era dotato di una forza strabiliante faceva il facchino. Nelle pause si dilettava con litri di buon vino.

 

 

 

TOSI GIUSEPPE, detto “Tarlandon”. Figura notissima degli anni venti-trenta, impiegato poi negoziante di carbone e legna. Segni particolari: si grattava… in fondo alla pancia. Un omone alto e possente, rozzo ma al tempo stesso debole al fscino femminile. Aveva un sacco di donne, ma allergico al matrimonio. Nella foto è il primo a sinistra: vicino sua madre, quindi viene “Nanan”, Dante pederzani, Giuseppe Molla (“pepu Sisula”) e, a destra, la Gigina sua sorella.

 

TOVAGLIARI RINO, qui con la sua gentile consorte. Faceva il salumiere poi il magliaio. Esperto cacciatore

 

 

 

 

 

 

 

U
URIATI LINA, moglie del signorile “infaticabile” Vok, sorella della Palma e di Don Uriati, mitico parroco a Samboseto

 

 

 

 

 

 

 

V
VANNI ANGIOLINO, detto “Bardan”, figlio di Oberdan, fratello di Rino, Liliana, Maria. Famiglia accasata nel famoso “casarmon” di Codalunga (via Zilioli) Tenace comunista anni ’60, muratore per una vita, immaturamente scomparso.

 

 

 

 

 

VANNI RINO, detto “Bardan”, figlio di Oberdan, fratello di Angiolino, Liliana, Maria. Famiglia accasata nel famoso “casarmon” di Codalunga (via Zilioli) Tenace comunista anni ’60, muratore per una vita. E’ il secondo da destra.

 

 

 

VANOLI NINETTO, appassionato conoscitore verdiano, caparbio e paziente raccoglitore di fotografie con dedica dei più illustri personaggi della lirica, che aveva allineato tapezzando il suo “salone” da barbiere. Chiamato il “Baronetto” per i suoi modi signorili ed eleganti.

 

 

 

VANOLI VITTORIO, o Vittorino. Orchestrale di un certo rango; aveva viaggiato anche su navi, suonato all’estero ed era divenuto primo violoncello dell’orchestra dell’Arena di Verona.

 

 

VASCELLI ENNIO, sanguigno funzionario dell’ufficio di collocamento, per tanti anni segretario del Comitato Carnevale.

 

 

 

 

 

 

 

VICINI BRUNO, fornaio, padre di Valter. Figura severa e tutto d’un pezzo. Si sarebbe spezzato ma non piegato

 

 

 

 

 

VIGEVANI MEDARDO, ha lavorato per tutta la vita alla Cooperativa Falegnami di cui era uno dei soci fondatori. Negli anni 60-70 fu il “gran patron” del carnevale bussetano.

 

 

 

 

VIGLIOLI GIOCONDO, solo nel nome perché era sempre cupo, burrascoso, severo. Commesso nella farmacia Petit-Bon. Era un gran bevitore, si dice che andava all’osteria e con il bastone picchiava forte sul tavolo, impaziente. Nella foto è quello al centro, assieme ai titolari e ai dipendenti della premiata farmacia.

VIOLA, l’antica famiglia di medici e farmacisti.

 

 

 

 

 

 

 

VITALE VINCENZO, detto “Pepon”. Faceva un pò di tutto anche se menomato da un infortunio sul lavoro. A volte incaricato dalla moglie di andarle a prendere il latte in Cualonga, si sbagliasse e portasse a casa “un pugnaten ad ven” (pentolino di vino)

 

 

 

 

 

 

 

Z
ZANIBONI ATREO, rampollo della nota famiglia, emigrato tanti anni fa.

 

 

 

 

ZANI GIUSEPPE, il mitico “Pinen”. Macellaio vecchio stampo, gaudente giocatore di ramino, raffinato buon gustaio

 

 

 

 

 

 

 

 

ZILIANI ALESSANDRO, componente di una stirpe bussetana da almeno un paio di secoli. Autentico talento tenorile della lirica. Recentemente a lui intestato il viale che porta a Villa Pallavicino. Fondatore del Concorso Voci Verdiane.

 

 

 

 

 

CH’IETAR
Gli ultimi cinque Cavalieri di V.V. Conti, Bersanelli (ancora vivo), Allegri, Concari, e Testa.

 

 

 

 

 

 

La famiglia Giuffredi a passeggio, insieme alla notissima Ebe Rossi

Quando a Busseto c’era la Filodrammatica. Si rappresenta “la fiammata” con Alberto Secchi, Aldo e Poldo Ambrogi, Lodovico Bianchi, Alfredo (Plinio) Bergamaschi, Bruno Ziliani, Chicoto, Aldo Bardelli, l’Anita Scaglioni, Carmen Cicciotti, Iolanda Bergamaschi, Virginia Secchi.

Non sono tutti “Reduci dalla Russia“, questi allegri bussetani, ma sono ugualmente tutti contenti…

Si festeggia S. Barbara – Anno 1954. Sono i pompieri ma… di acqua non se ne vede!!!

La foto più vecchia: la servitù di Villa Verdi a S. Agata.

 

 

 

 

 

 

bUNA FAMIGLIA DI BARBIERI
CHE HA «CURATO» ANCHE GUARESCHI E ZEFFIRELLI CONTINUA….

 

 

 

CarlottaQUELLA BIMBA DAVANTI ALLA CHIESA CHE MI HA FATTO LA LINGUACCIA CONTINUA….

 

 

 

 

 



8 thoughts on “Bussetani celebri

  1. Ho apprezzato questa carrellata di volti tipici del nostro paese, ma purtroppo ho anche notato che non esiste neanche una foto o un ricordo di mio nonno Grandini “Vigèta”.
    E ne sono un pò dispiaciuto.

  2. E’ stato emozionante ripercorrere tanti ricordi che senza queste foto probabilmente non sarebbero mai venuti a galla… Grazie 🙂

  3. E’ stata una carrellata che mi ha tuffato in ricordi lontani della mia infanzia, non senza forte emozioni. Grazie ! Veramente bella iniziativa e molto importante per le nostre radici.

  4. I personaggi caratteristici di Busseto sono tanti e non possono comparire tutti ma la maestra Bianchetti è stata una istituzione che ancora oggi molti ricordano, era piccola ma fortissima, era la mia nonna:provate e troverete che era un denominatore comune per molti. Grazie

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