Mi preoccupa il futuro dei giovani

 

 

 

Giovannino Guareschi: mi preoccupa il futuro dei giovani
di Donatella Salambat

 

Lo scrittore d'origini emiliane, diventato celebre per i romanzi su “Don Camillo e Peppone”, aveva intuito quali sarebbero stati i vizi del ceto politico italiano. «Non siamo cavallette venute al mondo per divorare tutto ciò che è divorabile e poi scomparire», aveva scritto negli anni Sessanta, poco prima di morire.
Negli ultimi anni era molto preoccupato per il futuro che attendeva le nuove generazioni. Negli Anni Sessanta scrisse: «A noi uomini comuni i figli e i nipoti interessano più di ogni altra cosa. Più ancora di noi stessi, perché noi ci consideriamoli chicco di grano che si nutre dei succhi della terra per dar vita alla spiga e la nostra esistenza è in funzione della spiga».
Esattamente 110 anni fa, il primo Maggio del 1908 nasceva a Fontanelle di Roccabianca (Parma) Giovannino Guareschi, celebre autore delle spassose vicende di due simpatiche macchiette dell'Italia degli anni Cinquanta: il parroco Don Camillo e il sindaco comunista, Peppone. Il 22 Luglio del 1968 lo scrittore emiliano morirà a Cervia (Ravenna), per arresto cardiaco, all'età di 60 anni.
Nel 1948 l'Editore Rizzoli aveva pubblicato il suo primo libro “Mondo piccolo. Don Camillo”. Successivamente Guareschi firmerà una serie di altri racconti che lo renderanno celebre in tutto il mondo anche per la traduzione in versione cinematografica con interpreti sublimi come l'attore francese Fernandel (nei panni di don Camilo) e l'italiano Ginoo Cervi (in quelli del sindaco comunista, Peppone). Quest'anno quindi dello scrittore si celebrano gli anniversari di nascita (110 anni fa), di morte (50 anni fa) e dell'uscita del primo romanzo (Aprile di 70 anni fa). Una circostanza che non si poteva ignorare.
Da qui l'intervista al figlio Alberto, che abbiamo interpellato soprattutto per onorare la figura del padre, uno dei più esilaranti e fertili scrittori italiani del Novecento. Partiamo dall'idea che i due figli di Guareschi hanno avuto e che s'è trasformata in realtà: il museo dedicato allo scrittore parmense. Nel 1987 mia sorella ed io – spiega il figlio Alberto –, assieme ad un gruppo di amici appassionati della scrittura di mio padre, abbiamo creato il Club dei Ventitré per dare un punto di riferimento ai 23 lettori di Giovannino (così lui stimava che fosse il numero di chi lo leggeva). Successivamente abbiamo creato la mostra antologica "Giovannino nostro babbo" nella sede dell'ex-ristorante Guareschi da lui aperto nel 1964 e che io ho condotto con la mia famiglia fino al 1994.
È molto visitato e da chi il museo?
Sì, abbiamo un buon numero di visitatori, soprattutto gruppi scolastici e associazioni culturali. Vengono sia dall' Italia che dall'estero. Ai visitatori si aggiungono gli studenti che lavorano alle tesi di laurea o alle tesine di maturità e gli studiosi che consultano il mio archivio composto da più di 200.000 documenti.
C'è chi rimpiange una persona o meglio un giornalista come Guareschi?
Il motivo ricorrente di molti visitatori e di molti amici con i quali io e le mie figlie teniamo una nutrita corrispondenza è: "Giovannino ci manca: chissà cosa scriverebbe oggi."
Se fosse vivo, pensa che suo padre crederebbe in questa Repubblica?
Non gli piaceva già quella nata malamente nel 1946...
Possiamo considerare inossidabili i due personaggi, Don Camillo e Peppone?
Don Camillo e Peppone continuano ad interessare i lettori e gli spettatori, vecchi e nuovi, della televisione. Attualmente le vicende di don Camillo e Peppone “hanno fatto presa” anche nel mondo dei Musical: lo scorso anno, per 9 mesi, è rimasto in cartellone in un celebre teatro di Vienna il musical di Michael Kunze "Don Camillo und Peppone", con musiche di Dario Farina.
Come è stata la sua vita accanto ad un padre tanto amato, ma anche tanto invidiato (e in qualche caso persino criticato)?
Mio padre mi ha dato, con il suo esempio e con le sue scelte coraggiose, una lezione di vita fondamentale che mi ha permesso di vivere senza mai tradire i miei ideali di gioventù.
Che idea avrebbe oggi Giovannino Guareschi della politica italiana?
Posso solo azzardare un'ipotesi: non saprebbe più come "collocare" il suo don Camillo e il suo Peppone nella scena politica attuale.
Quali sarebbero allora oggi le nuove sfide di suo papà, riferite sempre all'ambito politico?
Credo che la nuova sfida corrisponderebbe alla vecchia: inviterebbe i suoi lettori a pensare con la propria testa e a farsi una propria opinione. Su "Candido" scriveva: "Pensar non nuoce".
Perché, i romanzi di Guareschi, che parlano di un passato ormai lontano “prendono” ancora il pubblico?
Forse perché sono "veri"; parlano di persone che lui ha realmente conosciuto, di avvenimenti che si sono realmente verificati ed esprimono dei sentimenti che lui realmente provava e la verità èevergreen, non è legata alle mode.
Lo scrittore Guareschi amava il prete don Camillo, ma ammirava anche il comunista Peppone...
Lui ha scritto che don Camillo e Peppone erano le due parti del suo cuore. Insistiamo con la politica: si discute – e molti affermano – che quella italiana sia in crisi endemica.
Che romanzo scriverebbe oggi suo padre?
Per assurdo io credo che questo libro lo abbia già scritto a puntate settimanali illustrate con disegni a corollario sul "Borghese" di Mario Tedeschi tra il 1963 e 1968. Le puntate sembrano scritte e la Rizzoli, sua casa editrice storica, le riproporrà prossimamente.
Monarchico in un Paese che aveva scelto la Repubblica, anti-comunista nell’Italia col più grande Pci dell’Occidente. Suo padre era così perché convinto delle proprie idee o perché anticonformista radicale?
Il dono dell'umorismo che gli aveva fatto il Padreterno gli permetteva di vedere l'oggi con l'occhio di domani valutando con serenità le situazioni e facendosi quindi una opinione personale. Se per anticonformista si intende












dedicato allo scrittore parmense. Nel 1987 mia sorella ed io – spiega il figlio Alberto –, assieme ad un gruppo di amici appassionati della scrittura di mio padre, abbiamo creato il Club dei Ventitré per dare un punto di riferimento ai 23 lettori di Giovannino (così lui stimava che fosse il numero di chi lo leggeva). Successivamente abbiamo creato la mostra antologica "Giovannino nostro babbo" nella sede dell'ex-ristorante Guareschi da lui aperto nel 1964 e che io ho condotto con la mia famiglia fino al 1994.
È molto visitato e da chi il museo?
Sì, abbiamo un buon numero di visitatori, soprattutto gruppi scolastici e associazioni culturali. Vengono sia dall' Italia che dall'estero. Ai visitatori si aggiungono gli studenti che lavorano alle tesi di laurea o alle tesine di maturità e gli studiosi che consultano il mio archivio composto da più di 200.000 documenti.
C'è chi rimpiange una persona o meglio un giornalista come Guareschi?
Il motivo ricorrente di molti visitatori e di molti amici con i quali io e le mie figlie teniamo una nutrita corrispondenza è: "Giovannino ci manca: chissà cosa scriverebbe oggi."
Se fosse vivo, pensa che suo padre crederebbe in questa Repubblica?
Non gli piaceva già quella nata malamente nel 1946...
Possiamo considerare inossidabili i due personaggi, Don Camillo e Peppone?
Don Camillo e Peppone continuano ad interessare i lettori e gli spettatori, vecchi e nuovi, della televisione. Attualmente le vicende di don Camillo e Peppone “hanno fatto presa” anche nel mondo dei Musical: lo scorso anno, per 9 mesi, è rimasto in cartellone in un celebre teatro di Vienna il musical di Michael Kunze "Don Camillo und Peppone", con musiche di Dario Farina.
Come è stata la sua vita accanto ad un padre tanto amato, ma anche tanto invidiato (e in qualche caso persino criticato)?
una persona che pensa con la propria testa e non si lascia guidare dal politicamente corretto allora, sì, mio padre può essere considerato un anticonformista.
Se Giovannino Guareschi fosse vivo, avrebbe più malinconia per il passato o preoccupazioni per il futuro?
Negli ultimi anni era molto preoccupato per il futuro che attendeva le nuove generazioni. Negli Anni Sessanta scrisse: «A noi uomini comuni i nostri figli e i nostri nipoti interessano: non siamo cavallette venute al mondo per divorare tutto ciò che è divorabile e poi scomparire. A noi uomini comuni i figli e i nipoti interessano più di ogni altra cosa. Più ancora di noi stessi, perché noi ci consideriamo il chicco di grano che si nutre dei succhi della terra per dar vita alla spiga e la nostra esistenza è in funzione della spiga».
Quale dei libri scritti da suo padre e dai quali sono stati tratti film troverebbe tracce o forti sottolineature per una celebrazione come quella del 2 Giugno, festa della Repubblica? Ricorda come Giovannino Guareschi la festeggiava?
Non l'ha mai festeggiata.