I «tagli» di Duvivier

 

 

 

Dalla pellicola venne esclusa la scena legata ad un omicidio «politico» compiuto dai «rossi» e l’attentato al pretone

Don Camillo e quei «tagli» di Duvivier

Fu il regista francese a scegliere Brescello come «teatro» del film

 

Scena tagliata Don Camillo consegna un pacco Usa al «compagno» Straziami.

 

 

 

Abbiamo già parlato diffusamente, delle «disavventure» di Giovannino Guareschi nei rapporti con registi e sceneggiatori dei film tratti dai racconti di «Mondo piccolo» e, per sgombrare il campo, partiamo dal concetto che Giovannino aveva di Julien Duvivier e di come, però, i rapporti si fossero, in qualche modo, incrinati ancor prima di dare il primo ciak. Duvivier, Guareschi lo scrive, era un grande regista, anche se a lui, quell’ometto con l’aria di chi la sa lunga non era andato giù fin da subito, da quando, cioè, si doveva trovare la location dove girare gli esterni del film. Guareschi puntava, ovviamente, sul vero «Mondo piccolo», quello della Bassa parmense, ma nessuno dei borghi accanto al nostro Po piaceva al regista francese che, alla fine, scelse Brescello, nella Bassa sì, ma reggiana e che divenne così, per tutti «il paese di don Camillo».

La tensione, però, fra Guareschi e quelli che chiamava «cinematografari» era destinata ancora a salire.
Eccovi la cronaca fedele di quanto successe, già a partire dal primo film «Don Camillo»: iniziamo dal fatto più eclatante, dalla scena, scritta da Guareschi e tratteggiata già nella scaletta, che lo scrittore predispose per il film, ma che venne addirittura esclusa, senza mezzi termini dalla sceneggiatura originale, ad opera del regista Duvivier e dello sceneggiatore Renè Barjavel.

La scena in questione racconta la storia legata ad un omicidio «politico», compiuto dai rossi più sfegatati e fatto passare per suicidio.
Omicidio puntualmente denunciato da don Camillo, che viene fatto anch’egli oggetto di un attentato omicida e salvato dalla mano di Gesù. Guareschi riduce a sequenza cinematografica, con più azione e meno letteratura, due racconti del primo volume di «Mondo piccolo»: «Carta Canta» e «La paura continua». Tutto questo, però, non serve a persuadere il regista francese, al quale Giovannino scrive il 9 novembre 1951: «[…] Quando io partivo per Milano, i tecnici erano ancora incerti circa la realizzazione pratica del colpo di pistola sulla mano del Cristo. Ritornando a Cinecittà, io chiedevo come fosse stata risolta la cosa e mi si rispondeva che voi avevate eliminato la scena dell’attentato a Don Camillo. Era pertanto logico che io domandassi a voi se ciò rispondesse a verità. Voi, visibilmente infastidito, mi avete confermata la soppressione della scena spiegando: “io non voglio che nel mio film il rappresentante del comunismo intransigente sia uno che spara ad un prete. Tutti protesterebbero indignati”. […]Come francamente voi avete riconosciuto sin dal nostro primo incontro di Milano risultava opportuno introdurre nella sceneggiatura almeno un episodio drammatico che mettesse in valore tutto il resto non drammatico e puntualizzare la temperatura politica del paese alla fine della guerra. Di comune accordo venne scelto l’episodio del colpo di pistola. Anche per giustificare – come voi stesso avete convenuto – con un precedente di effettiva gravità, la violenta reazione finale di Don Camillo. Come vedete, la politica non c’entra: è una questione di logica. D’altra parte, il libro contiene questo episodio e anche altri episodi molto più gravi (vedi morte del Pizzi): eppure il libro è stato accettato dappertutto, in Italia e fuori.  […] E se il commendatore Rizzoli tiene particolarmente a questo film, non è davvero per il desiderio di fare della polemica politica, ma perché egli crede – come lo credo io – che il far vivere gli spettatori del cinema nell’atmosfera di umana tolleranza nella quale si muovono i personaggi del mio libro, giovi alla causa della pacificazione degli animi. Se ciò può dar fastidio ai comunisti, significa che i comunisti sono contrari alla pacificazione degli animi. E allora il parere dei comunisti, come può preoccuparvi? Insisto pertanto affinché voi non modifichiate la sceneggiatura già da voi stesso stabilita. E se, per ragioni di metraggio, voi dovrete tagliare, tagliate dopo, dosando i tagli in modo tale che lo spirito della vicenda non risulti alterato nella sua essenza».

Duvivier, andando ben oltre la chiosa guareschiana, non solo tagliò ugualmente la scena addirittura prima di girare, tagliò pure dopo: una scena già girata e per l’esattezza quella del pacco americano ritirato dal compagno Straziami, che viene punito dal commissario del PCI e di cui rimane solo la foto che pubblichiamo.

Egidio Bandini (GdP 17/9/2017)