E’ qui ma non è qui…

 

 

 

Tra biografia e ambientazione, tra nemesi storica,
ma soprattutto, direbbe Peppone, nemesi geografica

«Mondo piccolo»? E’ qui ma non è qui

Dai luoghi guareschiani veri e presunti
ai due musei di Brescello e Roccabianca

Questo è un articolo serio, destinato a fare chiarezza su di una situazione ambigua che prosegue nel proprio inganno ormai da sessantacinque anni. E che questo sia un articolo serio, lo provo subito, evocando non solo la nemesi storica, ma soprattutto, direbbe Peppone, la nemesi geografica. Mi spiego meglio, utilizzando una famosa frase di Guareschi: «Mondo piccolo non è qui» e il “qui” cui mi riferisco è il luogo che per moltissimi è, invece, proprio il Mondo piccolo guareschiano: Brescello. So di dare una delusione ai tanti fan di Fernandel e Gino Cervi e, forse, anche a qualche fondamentalista brescellese, ma il «Mondo piccolo», l’ambiente delle storie di don Camillo e Peppone, tradotte in tutti e cinque i continenti e lette da qualcosa come 400 milioni di persone, non è il paese della Bassa reggiana. Al contrario di ciò che avviene sullo schermo cinematografico, le favole di Giovannino Guareschi, quelle “vere”, quelle scritte sulla carta dalle dita di Giovannino sulla Olivetti “Lettera 22”, sono ambientate sì nella Bassa, ma in quella parmense. Ed è qui che entra in gioco la nemesi geografica. Sì, perché per molti, l’unico museo dedicato ai personaggi del pretone e del grosso sindaco di Guareschi è quello di Brescello: un museo fatto di locandine, fotografie di scena, oggetti e suppellettili compresi una locomotiva, un carro armato e una Moto Guzzi, che può contare sul fascino del borgo, dei luoghi che ognuno riconosce come quelli dei film arcifamosi, di quelle due fantastiche figure di bronzo che, l’una di fronte alla chiesa, l’altra di fronte alla casa comunale, accolgono i tantissimi turisti che, ogni anno, visitano Brescello. Ciò non toglie che il palcoscenico su cui si muovono gli interpreti delle avventure guareschiane non sia questo. Le storie di  don Camillo e Peppone sono ambientate a Roccaverde (Roccabianca), Solagna (Soragna), San Severino (San Secondo), Trecaselli (Trecasali), Torricella (Torricella), Piolo (Diolo) e via discorrendo. Tutti toponimi che Giovannino inventa  dal vero, modificando i veri nomi dei paesi e delle frazioni (che ho messo fra parentesi), tutti immancabilmente collocati nella Bassa parmense.

Così, a Fontanelle di Roccabianca, paese natale di Giovannino, nell’edificio delle ex scuole  elementari, trovate il museo “Mondo piccolo”, di fronte al quale ad attendere i visitatori, c’è addirittura lui: Guareschi, a cavalcioni della sua Dei superleggera, senza piedistalli, poggiato delicatamente sul suolo natal, quasi in procinto di partire ed accompagnarci nel viaggio che porta là dove sono i pioppi e, dietro l’argine, scorre il Grande fiume e, nel cielo immenso, ci sono tutte le favole di don Camillo. Un museo davvero originale, fatto di immagini su grande schermo, di grandi cartine geografiche a tutta parete, di racconti con voce suadente e sottofondo di musiche popolari, accanto a Giovanni Faraboli, il prototipo di Peppone: l’inventore stesso della nemesi geografica che porta il “Mondo piccolo” qui, nel suo luogo d’origine e Giovannino Guareschi al suo ultimo domicilio conosciuto, Roncole Verdi. Qui troviamo l’archivio del papà di don Camillo, composto di oltre duecentomila documenti, nei locali che ospitavano il famoso Ristorante Guareschi ed oggi sono la sede del “Club dei Ventitré”, associazione che prende il nome dai ventitré lettori che Giovannino salutava dai risvolti di copertina dei suoi libri. L’archivio Guareschi è anche un centro  studi dove ricercatori, giornalisti, scrittori e studenti trovano tutto, ma proprio tutto sulla vita e l’opera guareschiane per saggi, articoli, racconti e tesi di laurea. Accanto all’archivio, la mostra antologica “Giovannino nostro babbo” e un fornitissimo Book shop. Dunque, “Mondo piccolo” è finalmente tornato qui, fra Fontanelle e Roncole Verdi, al suo posto, dove Giovannino lo aveva raccontato? Troppo semplice: Guareschi ama sparigliare le carte e, allora, subentra la “nemesi cinematografica”: infatti il racconto dal titolo “Il Mericano” vede protagonista il bullo del paese che, per dimostrare a tutti la propria forza sovrumana, non trova di meglio che girare l’enorme monumento ad “Ercole benefattore”, opera del Sansovino indubitabilmente collocata al centro della piazza di Brescello e non basta. Uno dei racconti che fanno parte della serie dedicata alle vicende familiari di Giovannino è ambientato proprio a Brescello e il titolo è tutto un programma: «Al paese di don Camillo». Insomma, nonostante la nemesi storica e la nemesi geografica, dobbiamo riconoscere che, da qualunque parte lo guardiamo, «Mondo piccolo non è qui».

E. B.