Faustino Cavagna


 

 

 

FAUSTINO CAVAGNA

Un legame unico. Un campionato di guerra, quello del 1943-’44, che vide il Busseto nello stesso girone dei Vigili del fuoco di La Spezia che, successivamente, vinsero proprio il titolo, battendo anche il Torino.
l’epopea dei Vigili del fuoco in mezzo a un’Italia funestata dalla guerra.
Come detto, Busseto ha visto l’esordio, nel campionato 1943-’44, precisamente il 13 febbraio 1944, dei Vigili del fuoco di La Spezia. Gli spezzini si imposero per 2-1 con le reti di Costa e Medica; per i bussetani a segno Martelli.


Facciamo un salto indietro nel tempo e riproponiamo le formazioni che scesero in campo quel 13 febbraio 1944:
per il Busseto Bertazzoli, Dacquati, Ravani, Marabotti, Compiani, Lanzi, Rivoltini, Martelli, Gaibazzi, Bonazzoli e Maccaferri.
I Vigili del fuoco di La Spezia schierarono Bani, Persia II, Borrini, Amenta, Gramaglia, Scarpato, Angelini, Tori, Medica, Rostagno e Costa.
Il ritorno, previsto per il 26 marzo 1944, non si disputò perché il Busseto rinunciò a giocare e la partita fu data vinta per 2-0 a tavolino alla squadra spezzina. Nel girone eliminatorio del campionato 1943-’44, oltre a Busseto e Vigili del fuoco La Spezia, c’erano anche la Fidentina, il Parma e la Corradini  Suzzara. A passare il turno, per la cronaca, furono i Vigili del fuoco – che alla fine vinsero il campionato ma non poterono mai fregiarsi dello scudetto – e la Corradini Suzzara.


Ma c’è una storia nella storia in questo campionato di guerra: nel Busseto militava Faustino Cavagna, classe 1921. Riuscì a giocare soltanto tre partite – il 6 febbraio e il 19 marzo 1944 contro la Fidentina e il 16 aprile 1944 contro il Suzzara.
Poi la sua storia diventa drammatica. Assolto l’obbligo militare, dopo l’8 settembre 1943 non rispose al richiamo alle armi con la sua classe e si diede alla macchia. In questo periodo riesce a giocare, come detto, alcune partite con il Busseto ma, purtroppo, viene arrestato dai nazi-fascisti nella sua casa di Sant’Andrea di Busseto e deportato in Germania, nel campo di concentramento di Mau-thausen-Gusen.
«Finita la guerra – come racconta il professor Adriano Concari, storico della vita bussetana – il reduce Annibale Visconti di Parma dichiara sotto giuramento di aver conosciuto Faustino Cavagna nel campo di concentramento per prigionieri politici, dove il 23 marzo 1945 è morto in seguito a sfinimento per le sevizie patite. Una testimonianza ripresa dal sindaco di  Busseto che definisce Cavagna prigioniero politico e riferisce dei maltrattamenti e dei patimenti subiti».
Lo stesso professor Concari racconta anche dell’encomio di Harold Rupert Alexander, maresciallo britannico e comandante supremo delle forze alleate nel Mediterraneo: «Questo certificato è rilasciato a Faustino Cavagna di Anteo quale attestato di gratitudine e riconoscimento per l’aiuto dati ai  membri delle forze armate degli alleati che li ha messi in grado di evitare di essere catturati dal nemico».
Il 12 giugno 1964 il prefetto di Parma trasmise al Comune di Busseto, per la consegna al padre Anteo, l’attestazione relativa alla qualifica di ex deportato civile di Faustino Cavagna. Il Comune ha ricordato questo uomo e atleta con l’intitolazione dello stadio.
Una storia drammatica e un esempio per le giovani generazioni, anche tra i Vigili del fuoco c’è un caso che richiama quella di Faustino Cavagna, è quello di Riccardo Incerti, che disertò la chiamata di leva per andare in montagna a combattere con i partigiani.

Cavagna Faustino Busseto, S. Andrea, 11 Giugno 1921 – Mauthausen/Gusen, 23 Marzo 1945 III Rgt. Art., Caduto per la lotta di liberazione

Nessuna scheda e nessun ruolino delle brigate col suo nome sono conservati presso l’ANPI e l’ISREC di Parma. Abbiamo tuttavia voluto riportare la sua vicenda per alcuni validi motivi. Innanzitutto Faustino segue i suoi amici partigiani di S. Andrea di Busseto, quando essi salgono in montagna. La successiva cattura e la sua fine nel campo di sterminio lo collocano inoltre a buon diritto, insieme ad altri nostri martiri, L’intitolazione dello Stadio Comunale di Busseto a Faustino Cavagna, nel nome di una passione sportiva unita ad un destino di vittima sacrificale quale è stato, racchiude compiutamente la memoria dei tremendi giorni che i Bussetani vissero con la Resistenza.
QUEL MALEDETTO LASCIAPASSARE La cronistoria della triste vicenda di cui è vittima Faustino Cavagna, ricavata dai documenti dell’Archivio comunale, è presente incorniciata dentro lo stadio comunale di Busseto a lui dedicato. La riportiamo integralmente, appena  oltre queste righe introduttive, come corpo centrale del nostro ricordo. Seguendo il filo della memoria di quei tristi avvenimenti, non possiamo tuttavia prescindere dalle circostanze che portano alla cattura di Faustino e che compaiono nei racconti di vari testimoni, in primis Remo Costa Bando , suo coetaneo e compaesano. Bando imputa la causa scatenante del suo internamento nel lager al ritrovamento da parte dei fascisti locali nelle tasche del Cavagna ritornato a casa di un maledetto lasciapassare redatto dai partigiani, che gli ha consentito di attraversare le zone da loro controllate in montagna, dove s’era rifugiato.
Faustino passava da S. Andrea in bicicletta per andare a Busseto e ogni tanto si fermava, lo metteva sulla canna e gli faceva fare un giro fino avanti un pezzo, poi lo riportava indietro. Nando, che allora era un bambino di cinque anni, dopo un po’ non lo vede più, sparito! La verità gliela racconta in seguito suo zio Otello di Roncole, condita di particolari raccapriccianti. Quando i fascisti di Busseto, dopo aver catturato Faustino, lo stanno portando in prigione, fanno una sosta proprio a Roncole, tra il Mulino e la Casa di Verdi. Faustino stremato si rivolge allo zio di Nando, che abitava lì vicino, con queste parole: “Otello, ho asciutto in bocca. Dammi un po’ di neve!”. Otello gli porge allora un pugno di neve, che Faustino avidamente si mette in bocca, ricevendo però dai suoi aguzzini una botta col calcio del fucile.

 

 

 

 

  1. U,S. BUSSETO 1940 Da sinistra: Rastelli, Patroni, Battistotti, Arcari, Cavalli, Pignagnoli, Orlandi, Cavagna (n. 10), Gatti, Stecconi, Bandirali

 

 

Targa commemorativa all’ingresso dello stadio