L’arte di piallare

 

 

Il monaco, omonimo dello scrittore, ha «adottato» nel Monastero Fudenji
i libri di Giovannino per illustrare la filosofia Guareschi,

LO ZEN E L’ARTE DI PIALLARE

Taiten: «l’opera delle mani, è l’incontro con l’essere attraverso il ”fare”»

A tutta prima sembrerebbe un binomio che definire assurdo è poco: invece, grazie ai numerosi incontri che ho avuto negli anni con il Maestro Fausto Taiten Guareschi, Abate del Monastero Zen-Soto Fudenji, niente è sembrato più naturale che sposare la filosofia (mi si passi il termine riduttivo) zen con gli scritti e la vita del papà di Peppone e don Camillo.
Come?
Basta leggere e meditare, semplicemente ragionando con la mente e il cuore. «Non è stata l’omonimia –dice il Maestro, che porta lo stesso cognome di Giovannino ma non è parente – ho scoperto Guareschi grazie agli incontri con chi lo conosce molto bene e, di lì, ho adottato numerose letture degli scritti guareschiani per illustrare, con la semplicità e l’immediatezza disarmanti di cui solo Giovannino era capace, lo zen a chi frequenta il nostro Monastero. Come potrebbe lo Zen essere comunicato attraverso gli scritti di Guareschi? Basterà che leggiate questo piccolo brano, nel quale Giovannino spiega, dal cuore, quale sia il suo metodo di lavoro: ”Quando scrivo, non mi arrabbio se qualcuno mi interrompe: non sono un letterato e non ho bisogno di raccoglimento per tradurre in parole le mie meditazioni. Anche perché io non medito mai e butto giù di getto la mia prosa di vecchio cronista della Gazzetta di Parma. Anzi, sono felice se trovo un valido pretesto per interrompere un lavoro che è sempre lo stramaledetto ‘compito a casa’. Ma non disturbatemi quando sto segando e piallando delle tavole o sto piantando dei chiodi. Questo è un lavoro serio, impegnativo.”».


Ecco, allora, come le due «filosofie», quella di Giovannino e quella di Fausto Guareschi si uniscono: è l’opera delle mani, è l’incontro con l’essere attraverso il «fare». Di questo l’Abate di Fudenji è più che mai convinto: «Un tempo, per i genitori –dice il Maestro Guareschi – la speranza di garantire un avvenire ai figli era riassunta da questa emblematica frase: dare in mano un mestiere. Oggi, purtroppo, si è perso quasi del tutto questo approccio con la vita, il lavoro manuale, la certezza del futuro, nelle proprie mani e attraverso le mani di chi ci cresce, di chi ci insegna il “mestiere di vivere”». Attraverso gli scritti guareschiani gli incontri al Monastero Fudenji hanno messo profonde radici nella terra di Giovannino e di Giuseppe Verdi, al punto che l’Abate Fausto Taiten Guareschi al «suo» Giovannino ha dedicato una parte del libro dal titolo «Fatti di terra», primo di una trilogia zen, che si è completata con «Fatti di nebbia» e «Fatti di fuoco».
Alla fine però terra, nebbia e fuoco sono parte integrante di tutto ciò che riguarda Giovannino, come tutto ciò che riguarda Fausto Taiten e il loro «Mondo piccolo» che, per entrambi, è davvero «grande come il mondo». E lo esprimono, ancora una volta entrambi, con la medesima idea: per le strade della vita bisogna sapersi perdere nel modo giusto, considerando che, in fondo, non apparteniamo ad alcun luogo preciso. Lo dice Giovannino, ragionando della pianura del Po: «Il piccolo mondo del Mondo piccolo non è qui però: non è in nessun posto fisso: il paese di Mondo piccolo è un puntino nero che si muove, assieme ai suoi Pepponi e ai suoi Smilzi, in su e in giù lungo il fiume per quella fettaccia di terra che sta tra il Po e l’Appennino: ma il clima è questo. Il paesaggio è questo: e, in un paese come questo, basta fermarsi sulla strada a guardare una casa colonica affogata in mezzo al granturco e alla canapa, e subito nasce una storia».
Lo scrive, nel suo «Fatti di nebbia», Fausto Taiten, riferendosi anch’egli all campagne della Bassa, della sua Fidenza e a chi ci nasce che: «Sta in un luogo qui n’a pas lieu, ed è così che nasce col panorama naturale che va de soi-même, ainsi. Un panorama dove il lontano e il nascosto impongono, evidenziano e rivelano quel “bianco di strada, soltanto la siepe dell’orto, la mura ch’ha piene le crepe, i due peschi, i due meli, il cipresso là, solo, qui, solo quest’orto!”».
Guareschi e lo zen?
Possibile? Meglio, credibile! Basta chiedere a Fausto di Giovannino

E. B,