Il fantasma…..

 

 

 

 

IL FANTASMA DI GIUSEPPE VERDI
SI AGGIRA
NEL CUORE DI BUSSETO?

ll fantasma di Giuseppe Verdi si aggira nel cuore di Busseto? La domanda, tanto inquietate quanto capace di sollevare comprensibile curiosità, sorge dopo che diversi testimoni, 16 in tutto, hanno riferito di averlo incontrato, in tempi e anni diversi, tra la piazza a lui dedicata e il municipio. Addirittura pochi mesi fa, in settembre, avrebbe avanzato una profezia. Per cercare di far chiarezza sulla misteriosa vicenda arriveranno a Busseto gli esperti del National Ghost Uncover, già protagonisti di indagini effettuate in importanti città italiane.

L’associazione è nata sette anni fa e vanta due sedi, una Riccione e una a Montecarlo, 24 sezioni in tutta Italia (compresa Parma) ed è composta da 102 soci. Numericamente, come ricorda il presidente nazionale Massimo Merendi, la seconda associazione di «ghosthunters» più grande d’Europa e la quarta nel mondo. «Il nostro scopo – tiene subito a precisare Merendi – non è quello di dimostrare l’esistenza dei fantasmi ma di studiare e censire le casistiche. Quasi la metà di noi non credono a nessun tipo di fenomeno paranormale; l’altro 60% crede invece in forme più consolidate o avveniristiche. Io cerco di far convivere le due anime». Tecnicamente il gruppo utilizza strumenti che «servono a escludere l’esistenza di fattori materiali o di interazioni elettromagnetiche, sonore e uditive. Poi – spiega – cerchiamo testimonianze per raccogliere più informazioni possibili, verificando naturalmente l’attendibilità dei testimoni». A Parma i National Ghost Uncover erano già stati un po’ di anni fa per verificare testimonianze che avevano ricevuto circa la possibile presenza del fantasma di Maria Luigia d’Austria nel centro cittadino. Stavolta, al centro della ricerca, finisce un altro celebre personaggio, nientemeno che il Maestro Verdi. «Le prime segnalazioni a riguardo – dice – risalgono già al 2001 e riguardavano essenzialmente l’area della piazza e del comune, soprattutto l’esterno. Altre segnalazioni, ancora più vecchie, sono del 1993 quando furono viste ombre spostarsi per pochi secondi in vari punti e altre ancora del 1997 con fatti avvenuti anche all’interno del municipio, come riferito tra l’altro da due ex dipendenti comunali. Nel 2003 – aggiunge – tre testimoni hanno riferito di aver visto delle specie di nebulose con velocissimi colpi d’aria mentre nel 2005 altri tre testimoni riferiscono di una presenza più complessa, riguardante un volto molto somigliante a quello di Verdi. Altra situazione simile nel 2008, con altri due testimoni. Nel 2011 ne abbiamo poi avuta una in tempo reale». Ma sono gli ultimi due episodi a sollevare ancora di più l’attenzione. Il 18 settembre altri testimoni avrebbero distintamente visto il maestro, a figura intera, e in quell’oc-casione avrebbe parlato dicendo «Sono Verdi» e pronunciando una profezia estremamente lusinghiera per la città di Parma. Infine, di nuovo a figura intera, l’ultima «apparizione» del 15 febbraio di quest’anno e anche in quella occasione il Maestro avrebbe parlato. «In queste settimane – afferma Merendi – abbiamo già fatto controlli, in modo discreto, con strumenti per escludere radiazioni, emissioni di gas o onde sonore o elettromagnetiche e di tutto daremo le risultanze. In quell’occasione, faremo il controllo finale pubblico, aperto a tutti, con i nostri strumenti e spiegheremo appunto ciò che abbiamo dedotto». Ovviamente si parlerà anche della profezia. In attesa delle verifiche del 21 marzo, appuntamento alle 12.30 in piazza Verdi, Merendi ha fatto sapere che la sua associazione ha raccolto la testimonianza di 14 delle 16 persone che avrebbero incontrato nientemeno che il maestro. Chi, nel frattempo, avesse ulteriori segnalazioni da fare a riguardo potrà contattare il 346.6070319.?

IL FANTASMA DI VERDI? NOI LO ABBIAMO TROVATO

Vittorio Testa, grande musicologo e abitante a Busseto, lo ha già trovato. E intervistato
Sicché all’ora dell’aperitivo, seduti al Caffè Centrale si scruta piazza Verdi inondata di sole, confortati da alcuni spiz: vino bianco con spuzzo-spiz di Campari, propellente ideale per gli appuntamenti visionari. Al quarto prosit, eccolo, è Lui: elegantissimo vecchio, abito scuro, sorriso cordiale, sta guardando il monumento, poi si avvia verso l’ufficio informazioni. Lo raggiungiamo.

Maestro Verdi, quale onore incontrarla. E’ tornato nella sua città natale…
«Badi a quel che dice. Io sono nato alle Roncole, sono e rimarrò sempre un paesano delle Roncole. Qui a Busseto ho fatto i primi studi e ho incontrato la persona alla quale devo tutto, Antonio Barezzi, il mio benefattore, il padre della mia prima moglie, Ghita, la defunta madre dei miei due figli morti piccini piccini… Ma senta, la mia visita ha uno scopo ben preciso: vorrei vedere il teatro a me intitolato…»

Il teatro nel quale lei vivente non ha mai messo piede, il giorno dell’inaugurazione se ne andò lontano, proibendo alla servitù di partecipare alla festa!
«Sì, questo paese mi ha spesso fatto incaz…arrabbiar

Già prima con rarrivo a Palazzo Dordoni con la Strepponi non ancora sua moglie…
«Un inferno, ho ancora nelle orecchie i commenti, i sussurri, gli insulti… Cla svergognèda lé…da p… Dopo un paio d’anni ce ne siamo andati a Sant’Agata»

E prima ancora c’era stata la battaglia infinita sul posto di organista e maestro di musica…
«Un’iradiddio! I coccardini miei sostenitori, i codini miei nemici, urla, scontri, risse. Tutto per un tozzo di pane, senza Barezzi non sarei riuscito a studiare, a campare, garantì e anticipò la sovvenzione datami dal Monte di Pietà. E da quel giorno i bussetani pretesero di impormi esercizi quotidiani di riconoscenza, quel villanello lì – dicevano – l’abbiam fatto noi, l’um fat nuètar, quando arrivò al nostro Ginnasio e alle lezioni di Provesi non sapeva fare gnan laO cum al bicer. Ma senta un po’, mi si sta guastando l’umore, mi viene il nervoso come ad Amonasro con sua figlia Aida. Mi dia piuttosto una mano a entrare in teatro, siamo fuori orario visite…»

Eh… Sì, guarda caso, sta arrivando il direttore factotum Paolino Belli, lui risolverà la situazione…
«Signor Belli, mi accompagni, per favore. Dice di essere stupito? Capisco. Non lo volevo, questo teatro, ma i bussetani mi sfiancavano, dicevano che io avevo promesso loro una mia nuova opera per l’inaugurazione: balle! Ma Barezzi era in difficoltà: diedi 10mila lire di contributo – eran soldi, allora! – li scongiurai di non intitolarlo a me. Ma siur maestar, rifiuta l’onore di Busse-to?! Bèla ricunusensa da cul cudgòn che! dicevano. Cudgòn, coticone, un insulto suinesco. Non li volli più vedere!»

Entriamo, illustre Maestro, ecco il suo teatro…
«Mica male, ma smettetela di definirlo una bomboniera, o un piccola Scala in miniatura. Sì, è bello: è dal 1913 che desideravo visitarlo, da quando quel genio di Toscanini diresse il Falstaff nel centenario della mia nascita; poi vi tornò nel ’26 per il venticinquesimo della mia morte… presunta, visto che son qui con voi e senza offesa posso dire di essere il più sveglio della compagnia»

Quindi, Maestro, questa sua visita sancisce la riconciliazione con Busseto…
«Che vuol sancire lei? Ma come parla? È proprio un bussetano con la puzza sancita sotto il naso. Riconcilio un bel niente: perdono ma non dimentico: ma sméng un bèl gnent! Invecchiando mi sono intenerito un po’. Ma sì, mi son detto, vai a vedere ‘sto teatro, ci fanno tante opere tue, c’è stato Toscanini, c’è stato Muti, due direttori seri che non rovinano la mia musica, che non consentono acuti dove non li ho scritti. Ma adesso devo salutarvi, devo andare»

Alle Roncole?
«No, lì vado sempre, han pitturato la casa che sembra di plastica ma pazienza, mi piace ricordare i miei, l’organo della chiesa di San Michele, la prima spinetta. No vado a Sant’Agata a salutare i Carrara Verdi poi a Vidalenzo a portare un fiore sulla tomba dei miei genitori e a salutare Carlo Bergonzi, il grande tenore verdiano ma non solo, anche lui riposa lì. Riposa… Mica tanto, quando parliamo di certi cantanti urlatori ci inc… arrabbiamo moltissimo. Ma è tardi, vi devo salutare, ho da andare anche a Parma»

Al teatro Regio…
«Prima nel borgo d’Oltretorrente doce c’è la casa natale di Toscanini, poi certo al Regio, anche perché vogliocapire ‘sta storia di quel regista inglese, Vik, Crik insomma quel che si chiama, che dice di voler attualizzare lo “Stiffelio” e di voler tenere il pubblico in piedi. Questa non l’avevo mai sentita! Tre òr in pè ma parché? Ma comunque il Regio è bello, Parma vuol dire anche Bruno Barilli che di me ha scritto cose addirittura troppo benevole, e poi ci sono quei simpatici pazzi del Club 27, ciascuno assume il nome di una mia opera, compreso il Requiem! Chissà in casa che scongiuri! E infine, vado in via Farini: lì risento il grido ostinato del venditore ambulante: “boient boient i per cott”. una nenia che ho utilizzito nell’Aida»

Nel frattempo siamo usciti dal teatro. Verdi indica se stesso raffigurato nel monumento
«Vedete? Sembra che sia lì lì per alzarmi e far fagotto, tanto mi hanno fatto inc… arrabbiare i bussetani. Per non dire dello strazio continuo di gruppi stonati che vengono qui sotto a cantare il `Va’ pensiero’. Certe volte mi scapperebbe… di …scappare. Ma poi, ma no, resta qui – mi dico – è un posto gramo, gente grama, clima gramo, ma Roncole e Sant’Agata son vicini, e poi è una semina umana gramissima, ma che ha generato anche me. E, anime beate, o beote?, credete anche ai fantasmi. È bello e facile eabbarvi: ché. come dice il il mio saggio Falstaff, tutto nel mondo è burla»

ALLA VILLA DI SANT’AGATA
E già nel 2000 era spuntata una foto “misteriosa”

Al di là delle considerazioni sul fatto che, dovendo scegliere un luogo dove apparire come fantasma, probabilmente Giuseppe Verdi non avrebbe scelto la città di Busseto, da dove se ne volle andare e con la quale non volle aver nulla a che fare, neppure quando lo invitarono all’inaugurazione del teatro, al di là di questo, il fatto che si aggiri un ectoplasma nei luoghi verdiani non è una novità.
Ciò che segue è il racconto dell’avventura vissuta da un giornalista e una fotografa spagnoli, venuti a sant’Agata per un serrvizio in vista del centenario verdiano.
Procediamo con ordine, per arrivare alla piccola conclusione che ho personalmente tratto dalla vicenda. Nel 1851 Giuseppe Verdi andò a risiedere a Sant’Agata: era già il più famoso musicista italiano, aveva composto Nabucco (un trionfo assoluto), Ernani, I due Foscari, I Masnadieri. Era ricco e viveva con Giuseppina Strepponi, la cantante che sarebbe diventata sua preziosa collaboratrice musicale e anche, all’insaputa dei compaesani, sua seconda moglie. Casa Verdi divenne il punto d’incontro fra il Maestro, gli autori dei libretti per le opere, gli editori, ma anche i musicisti, altri compositori e cantanti di fama mondiale.
La Villa è il ritratto più vero e attuale di Giuseppe Verdi: era talmente modellata sul carattere e la personalità del Maestro che, una volta trasferitasi nella nuova casa, la stessa Strepponi, notando come facilmente uscissero dal pianoforte le note di grandi, straordinari melodrammi (La Traviata, Il Trovatore, La Forza del Destino, Aida) nelle lettere che inviava agli amici iniziò a chiamare Verdi “Il Mago”. Il Maestro componeva con entusiasmo, gli anni sembrava non passassero, fino a quando, dopo la rappresentazione di Aida nel 1871, iniziò il silenzio… Un silenzio destinato a durare 16 anni! Giulio Ricordi, editore delle opere di Verdi, aveva proposto al Cigno un libretto di Arrigo Boito: Otello, tratto, come usava allora per il melodramma, da un famoso testo teatrale: l’omonima tragedia di William Shakespeare.
Verdi iniziò a scrivere, ma i tempi si allungarono e, dopo diversi anni e decine di sollecitazioni, i Ricordi giunsero addirittura ad inviare al Maestro messaggi subliminali, mandando in dono il tipico dolce “moretto”.
Otello vide la luce il 5 febbraio 1887 alla Scala di Milano. Ed ora un salto all’ottobre del 2000, vigilia del centenario della morte di Verdi. Dalla Spagna arrivano un giornalista e una fotografa, José Manuel Alonso Ibarrola e Blanca. Berlìn, per ritrarre gli ambienti di Villa Verdi ed ecco che, mentre esaminano le diapositive (allora la fotografia digitale era agli albori), in uno scatto appare, accanto al pianoforte del Maestro, una sorta di fantasma: un uomo in abiti ottocenteschi, con un paio di occhialini pince-nez ed un sorriso stranamente compiaciuto, quasi sollevato da terra e con la mano appoggiata ai tasti del piano. Le ipotesi si sprecano: un ospite che ha lasciato una traccia quasi indelebile di sé, il testimone di un fatto tragico, qualcuno della servitù.
L’unica cosa inspiegabile, comunque, restava il sorriso. Secondo me, però, il “fantasma” (ammesso che tale sia) altri non è che Giulio Ricordi, talmente soddisfatto del suo Otello, costato tante fatiche, da posare sorridente, vicino al pianoforte d Verdi, qualcosa come 113 anni dopo quella “prima” alla Scala del 1887

Ghostbusters, sosia e quella strana presenza a Busseto

ll fantasma del maestro Verdi, alla fine, non si è manifestato. Questo il risultato dato dalle verifiche tecniche effettuate dai «ghostbusters» del National Ghost Uncover. Restano, però, in piedi le testimonianze di 16 persone che garantiscono di averlo visto e incontrato nella piazza bussetana, a lui dedicata. Per questo il National Ghost Uncover tornerà, tra qualche mese, a fare nuove verifiche nel centro di Busseto. Ieri, all’ora di pranzo si sono presentati ben tre sosia del Maestro, impersonati da Pietro Carolfi, Lino Tosi e nientemeno che dal sindaco, Giancarlo Contini. La vicenda del fantasma di Verdi ha fatto parecchio discutere, in questi giorni, anche ben oltre i confini comunali, tant’è che è salita anche alla ribalta nazionale, grazie ai servizi delle trasmissioni Mediaset «Studio Aperto» e «Terra!», del programma di Raidue «Nemo – Nessuno escluso» e di diversi organi di stampa. Senza dimenticare, naturalmente, la «nostra» Tv Parma. Ieri, per la verifica finale, seguita da un elevato numero di curiosi, sono arrivati anche alcuni studenti della facoltà di Scienze della comunicazione dell’Università di Modena e Reggio Emilia che hanno voluto approfondire la cosa. Massimo Merendi, carismatico presidente del National Ghost Uncover, parlando dei risultati forniti dalle loro strumentazioni nei quattordici giorni di verifiche effettuate sulla piazza e sul municipio di Busseto, ha confermato che «non è emerso nulla di anomalo. Ma restano significative e importanti le testimonianze che, da dodici anni a questa parte, si susseguono e che riguardano ben sedici testimoni, di cui nove bussetani». Testimoni che, però, non hanno voluto fornire pubblicamente i loro nominativi e nemmeno rilasciare interviste. A livello prettamente tecnico, ha specificato che i loro sono «strumenti ad esclusione, vale a dire che servono ad escludere qualsiasi tipo di inquinamento ambientale, materiale, sonoro, acustico o elettromagnetico. Non ci sono ad oggi – ha rimarcato Merendi – attrezzature che rilevano i fantasmi. Le foto di fantasmi che taluni ogni tanto mostrano non sono altro che bufale».
C’era grande attesa anche per la profezia che il fantasma del Cigno, in una delle sue ultime manifestazioni, avrebbe espresso. Su questa Merendi si è limitato definirla «estremamente gratificante per Parma» senza, però, entrare nel merito di quello che dovrebbe accadere. Ma è emersa anche un’altra novità. A suo dire, infatti, lo spirito del Maestro avrebbe annunciato un suo ritorno per l’inizio di novembre. E loro, i National Ghost Uncover, ci saranno e posizioneranno per alcuni giorni una strumentazione ad hoc «che agisce in modo molto discreto», ha precisato Merendi, e non rimane che attendere i risultati delle prossime verifiche. L’assessore Marzia Marchesi, che ha seguito il controllo finale di ieri, ha detto «a questo punto vedremo gli sviluppi della profezia. Se il fantasma esiste mi auguro che vegli su Busseto, sulle nostre attività e sul buon governo di questo paese». Infine, come anticipato, tra i tre sosia del Cigno, c’era anche il sindaco in persona, Giancarlo Contini. «L’iniziativa in sé – ha commentato il primo cittadino – è stata molto bella e ha dato a Busseto una notevole visibilità. Quella dei sosia è stata semplicemente una goliardata che nessuno si aspettava e che si è fatta volentieri». Quindi Contini ha invitato tutti a «cercare la spiritualità del Maestro, che pochi conoscono, nelle vie di Busseto ma anche nelle campagne, nei cascinali, lungo il Po, nelle chiese e sugli organi storici. Il Maestro – ha ricordato – scriveva di avere tutto nella sua villa di Sant’Agata. Aveva soprattutto il silenzio e, in mezzo a quel silenzio, scriveva, componeva e piangeva. Piangeva lui quando componeva; piangiamo noi oggi quando ascoltiamo i suoi capolavori. Ci sono mille modi per ricordare il Maestro, ma uno di questi è proprio quello di andare a ricercare la sua spiritualità».

Tra gli ottantadue fortunati, sei hanno scelto di parlare di quel singolare incontro
«Il fantasma di Giuseppe Verdi? Vive nel cuore di ognuno di noi»

Sono state ore frenetiche, ansiose, un bussare a cento porte, abbiamo ricevuto qualche diniego ma soprattutto tanta disponibilità e ora siamo in grado di raccontarvi gli stupori e le meraviglie provati da bussetani, parmigiani e turisti che, per caso ma anche per meriti personali, hanno incontrato Giuseppe Verdi ectoplasma vivo e vegeto e loquacissimo. Si tratta di ottantadue fortunati, sei dei quali hanno accettato di rendere pubblica testimonianza con tanto di nome e cognome. Eccoli qua.
La signora Violetta Valeri, 32 anni, di Frescarolo, casalinga: «Quella domenica dopo pranzo avevo il respiro affannato, mio marito Alfredo m’ha portato alla guardia medica a Busseto. Subito arriva il medico di turno… Ma – a momenti svengo! – era Lui! Solfeggiava con lo stetoscopio, canticchiando “De miei bollenti spiriti”. Mi ha chiesto: Cos’ha mangiato? Niente di che, ho risposto: culatello, salame, spalla cotta, anolini in brodo, bolliti con mostarda, torta sabbiosa. Vino? Solo quattro bicchieri e un cicinino di bargnolino, lo fa mio suocero Giorgio Germonti. Lui ha sorriso, mi ha messo una mano sulla fronte, di colpo mi son sentita meglio. Ma io ritorno a vivere! – ho esclamato – oh gioia! La parcella? Non ha voluto niente, anzi, ha tratto di tasca un rotolo di 100 euro e ha gridato: or testimon vi chiamo che qui pagata io l’ho! Poi, pluff, si è dissolto».
Manrico Azucena , pregiudicato marocchino, ha scontato un mese di carcere per furto nella ditta “Conte di Luna. Estintori e Allarmi”, 20 anni, di Busseto, località La Pira: «Ieri c’era Matteo Salvini a Villanova, incuriosito e intimorito sono andato per capire che tipo è Mi hanno fermato all’ingresso dell’Ospedale, il leader della Lega è stato molto cordiale, mi ha dato un kit con sapone e salviettina: “Lavati che sei tutto scuro di fuliggine in volto”. D’improvviso è apparso Lui, elegantissimo, mi ha stretto la mano, ha detto a Salvini che garantiva per me e poi mi ha fatto una profezia: “Incontrerai una ragazza bellissima di nome Leonora che ti consolerà della perdita di tua madre che purtroppo morirà bruciata in un incendio provocato da un Rom”».
Gualtiero Maldé Rigoletti, di Mantova, 32 anni, obeso, soprannominato Rigolchilo: «In visita a Busseto con mia figlia Gilda sono inciampato salendo la ripida scala del Salone Barezzi, ho battuto la testa, un male boia. Ah! Maledizione! Ho esclamato. D’improvviso si è appalesato Lui: “Perché gridi così forte, sbrisolone che non sei altro? Mia moglie Margherita s’è spaventata. Fuori! Meriteresti di finire in un sacco e gettato nel Mincio”: e così dicendo mi ha sbattuto la porta in faccia».
Fenena Abigailli e Cassandra Cinerona, insegnanti di scuola media, di Soragna, 28 anni entrambe: «Eravamo in gita a Busseto con le nostre scolaresche, abbiamo portato i ragazzi sotto il monumento in piazza Verdi, a cantare Va’ Pensiero. A un certo punto, arrivati a quando dice “O simile di Solima ai fati…” si è sentito come un tuono, Lui è sceso dal seggiolone agile come un acrobata e ci ha affrontate in malo modo: “Cosa significa O simile di Solima?” ha chiesto scuro scuro in faccia rivolto agli scolari. Uno gli ha risposto: “La prof non ce l’ha spiegato!”. Apriti cielo, Lui s’è imbufalito, non abbiamo il coraggio di riferire gli epiteti. Per calmarlo gli abbiamo detto: Maestro, siamo di Soragna, il paese dove lei da ragazzino suonava l’organo tutte le mattine… Non l’avessimo detto! Ha dato fuori di matto: “Ma cosa sento? Mai suonato nel vostro paese. A Soragna avevo solo fatto domanda per il posto d’organista e non mi hanno voluto. Basta così, basta stonare frasi di cui per di più non conoscete il significato. Rauss! Ci ha cacciate!”».
olracnaiG initnoC, uomo di misteriosa provenienza, dalla geniale scrittura leonardesca che va da destra a sinistra. Di 65 anni, greco ma anche romano, alloggiava nel Municipio di Busseto: «Con mia moglie aiziP, in italiano Pizia, ieri ero a passeggio per il paese e ne ho approfittato per salire nel mio ufficio a sbrigare alcune faccende burocratiche, dacché da un anno sono stato eletto ocadniS, in italiano Sindaco. Bussano alla porta: it-navA! Esclamo, cioè avanti. Incredibile, entra il mio sosia, Lui! eppesuiG idreV, Giuseppe Verdi. Mi fa i complimenti e poi mi dice: “Ho un favore da chiederle, in piazza ci sono strani individui con camici bianchi a caccia di fantasmi: senta, da fantasma a fantasma ci vuol solidarietà, io sono stanco, vada lei a farsi vedere, lei mi conosce meglio di quanto io possa conoscere me stesso!”. Accetto ben volentieri, scendo, vado incontro agli Acchiappafantasmi circondati da giornalisti e telecamere, sorrido, faccio per aprir bocca ed ecco che al balcone della Rocca si affaccia il fantasma mio sosia che si mette a gridare: “Guardie! Arrestatelo! Non badate a quel che vi dirà, parla in un incomprensibile idioma grecoromanbussetano. Toglietemelo di torno e sequestrategli tutto il guardaroba che usa per assomigliare a me ritratto da Boldini, cappello a cilindro, sciarpa bianca, barba finta, tabarro eccetera eccetera. Già che ci siete, fermate anche quegli altri due agghindati alla Verdi”. Così è stato. Ora siamo rinchiusi nei sotterranei della Rocca. Aiutateci!».
PS Abbiamo interpellato il fantasma, con il quale abbiamo ormai dimestichezza, sollecitandolo a un gesto di clemenza. «Nemmeno per sogno – ha risposto – Gnan pri’n’sogn. E’la forza del destino»

BUSSETO SE N’E’ PARLATO NELLA TRASMISSIONE DI RETE4

«Il fantasma di Verdi? Uno spot per il turismo»

Troupe di «Terra!» a Busseto: servizio speciale
sulle misteriose apparizioni del Maestro

La ricerca del fantasma di Giuseppe Verdi ha travalicato i confini provinciali, per suscitare l’interesse dei mass media nazionali. «Terra!», la trasmissione andata in onda lunedì sera su Rete 4 ha provato a spostare l’asticella un po’ più in alto per interrogarsi sul rapporto fra la comunità bussetana e Verdi, oltre che sul futuro della lirica in Italia.
«Verdi si ribella all’idea di diventare bussetano», commenta Vittorio Testa, giornalista bussetano, ideatore di “Loggione” e collaboratore di prestigio della “Gazzetta”, intervistato da Lorena Bari, inviata della trasmissione nella Bassa.
«Quando ci sono le opere di Verdi in questo teatrino – sostiene Testa – c’è un clima inusuale, c’è questa comunità che finalmente vede le opere del suo genio, che però, per diventare tale, se ne è andato dalla comunità che lo aveva espresso».
Per comprendere le parole del giornalista, basti ricordare che molte delle opere verdiane vennero rappresentate per la prima volta al Teatro alla Scala, a Milano, cioè lontano da quella Bassa che aveva visto crescere il Cigno di Busseto. Allora ecco farsi strada l’ipotesi che il fantasma sia un modo per riappropriarsi della figura del Maestro e magari per rilanciarla a fini turistici, in un’epoca in cui è la lirica stessa che rischia di diventare un fantasma, perché come ricorda sempre Testa, «il pubblico dell’opera ha un’età media altina». Anche il conduttore Toni Capuozzo, nel lanciare il servizio sul fantasma si è soffermato sullo stato di salute della lirica: «l’unico vero fantasma è quello della lirica italiana, soffocata dai tagli e dalla disaffezione del pubblico giovanile». Se il riavvicinamento delle nuove generazioni all’opera può essere considerato come un obiettivo da raggiungere per il bene di un patrimonio culturale che rischia di non avere più pubblico, la soluzione è sotto gli occhi di tutti, e non prevede l’intervento di presenze ultraterrene.
«Se gli orchestrali, i cantanti e i direttori d’orchestra fossero giovani, si potrebbero avvicinare i giovani all’opera», suggerisce Testa, uno che per amare la musica e Verdi non ha certo bisogno dell’aiutino di un fantasma.
Il fantasma però potrebbe tornare utile per attirare curiosi a Busseto, facendo così conoscere oltre i confini provinciali un territorio che si nutre della celebrità del Maestro.
«Questo potrebbe essere un volano pubblicitario estremamente interessante», commenta Marzia Marchesi, assessore alle attività produttive.
Il sindaco Giancarlo Contini è convinto che Verdi sia una risorsa, un patrimonio che l’intera comunità ha il dovere di ricordare e valorizzare. Lui stesso, con il cappello, la barba bianca e il tabarro, potrebbe benissimo essere un sosia del Maestro.
«Se lasciamo andare Verdi, lasciamo andare una parte di noi. Bisogna tenere viva la memoria». Nel servizio da Busseto spazio anche per Massimo Merendi, presidente del National Ghost Uncover, che insieme ai suoi aiutanti sta provando a capire se le apparizioni del fantasma di Verdi sono reali o sono una burla.

NON E’ UNA CARNEVALATA
La sindrome verdianbussetana

La favola del fantasma di Verdi – un’attrattiva irresistibile per i mezzi di comunicazione – è stata messa in scena dall’autoironica e dolorosa vocazione teatralmelodrammatica di Busseto e patrocinata dal gigioneggiante sindaco, Giancarlo Contini, aedo verdiano agghindato da sosia, dal lessico di vate crepuscolare («Piangiamo le lacrime che piangeva il Maestro Verdi, lui scriveva e piangeva, dunque piangiamo e ricerchiamo la sua spiritualità…») al quale probabilmente si deve l’incursione degli Acchiappafantasmi, solerti ricercatori di campi magnetici e furtive ombre, esperti del mistero curvi sugli strumenti rilevatori in una mattinata di ripetuti brindisi alla memoria del Genio. Ma sarebbe un errore archiviare la “fantasmata” come farsesca carnevalata perché invece ha in sé l’offerta di un’occasione per rimeditare il rapporto di Busseto con Giuseppe Verdi e il ruolo del paese natale nel contesto delle celebrazioni verdiane e del turismo melofilo. Paese natale, Verdi bussetano, Verdi parmigiano: sono inesattezze, come ama ripetere Mario Lanfranchi, il regista antesignano dell’opera in tv: «Verdi è un fenomeno agreste, campagnolo, non c’entra nulla Parma, non c’entra nulla Busseto. Il cuore della sua creatività è l’orizzonte della Bassa roncolese, lì, tra quei silenzi e la natura intatta, prende forma la sua vocazione melodica e fantastica. A Busseto troverà il grande benefattore e i primi insegnamenti musicali. A Milano le occasioni per rivelare tutta la sua arte».
E Parma? Nonostante l’appoggio di Lorenzo Molossi, Parma non capì il talento del giovane roncolese: ne certificò soltanto l’idoneità a diventare organista, fece cadere l’ipotesi di allestire il “Rocester”, festeggiò il Verdi divenuto ormai famoso con un trionfale “Nabucco”. Certo, poi venne Arturo Toscanini a celebrare come nessun altro l’arte del Genio; e Parma con la sua eleganza e la sua cultura diventò la patria postuma verdiana, il Teatro Regio il tempio di verdianesimo. Dunque Verdi “il milanese”, patrimonio dell’umanità, è un po’ uno psicodramma per Busseto, l’asfittica e opprimente cittadina dalla quale il Genio fuggì sdegnato, rifiutando di “bussetanizzarsi” («Sono un paesano delle Roncole…»). E’ in questa sofferenza di madre ripudiata, in questa presenza forzata che è una condanna a frequentare e celebrare quella che in realtà è stata un’assenza, che va ricercata l’inclinazione bussetana a riappropriarsi in qualche modo di quel figlio “ingrato”? Verdi è una nostalgia, un dolore del ricordo, i luoghi verdiani dunque vissuti come quotidiana e deludente rappresentazione di quel che avrebbe potuto essere e invece non è stato. E’ la sindrome verdianbussetana, una patologia di tale intensità da rendere reale un’illusoria presenza: è una tale sofferenza davanti alla quale il Genio corrucciato ma generoso non impedisce alla sua ombra di compiere qualche pietosa apparizione consolatoria. E allora è una festa, la festa del ritorno: un felice autoinganno da celebrare con brindisi al fantasma.

Nel luglio scorso
Quella volta che volarono via tutti gli spartiti della banda

Se la vicenda del presunto fantasma di Verdi ha fatto scalpore, è destinato a destare curiosità anche un altro fatto anomalo quanto curioso, accaduto pochi mesi. Esattamente il 7 luglio dello scorso anno, in piena estate. In quell’occasione la banda locale, dedicata al Maestro Verdi, nell’anno del suo bicentenario si è recata in visita alla casa di riposo per musicisti e cantanti (meglio conosciuta come Casa Verdi, voluta e fondata dal maestro nel 1899), a Milano, intonando il celeberrimo «Va, pensiero» di fronte alla tomba del Cigno e della sua seconda moglie Giuseppina Strepponi. E’stato in quel momento che è accaduto l’impensabile. «Avevamo appena iniziato a suonare – ricorda il presidente Massimo Comati – quando all’improvviso si è levato un vento gelido, e inspiegabile, che ha fatto letteralmente volar via tutti gli spartiti. A oggi non sappiamo a cosa sia stato dovuto quel fenomeno. Per tutti noi, e per i presenti, è stata una sensazione molto strana tant’è che a quel punto non abbiamo più proseguito con l’esecuzione. Personalmente – ammette Comati – non credo ai fantasmi però, come tutti i componenti della banda possono attestare, quella è stata una situazione che ci ha colpiti. A me piace pensare che, in qualche modo, il Maestro abbia voluto partecipare, a suo modo, alla nostra esibizione non appena ha sentito le note del “Va, pensiero”. Del resto siamo sempre stati convinti che, in qualche modo, da lassù ci protegga. Per esempio, per dirne una, è capitato più volte che ci siamo esibiti all’aperto in zone in cui pioveva a dirotto ma nel luogo in cui ci dovevamo esibire noi non pioveva. Anche questi sono segni che ci fanno pensare a una sorta di protezione nei nostri confronti».