I retroscena di «Don Camillo monsignore»


 

 

 

Giovannino scrisse a Rizzoli giudicando il film non accettabile per
«arbitraria deformazione del mio racconto»

I retroscena di «Don Camillo monsignore»

Guareschi al telegramma fece seguire le dimissioni da «Candido».
E l’editore rispose chiudendo la storica testata

E’ ‘il 1959: Giovannino Guareschi da un bel pezzetto non sta scrivendo racconti sul «Mondo piccolo», precisamente dal numero 17 di «Candido» del ‘58. Verso la fine dell’anno Guareschi avrebbe ripreso per mano il pretone e il grosso sindaco della Bassa, iniziando con loro il viaggio in Russa del «Compagno don Camillo». Tutto sembra tranquillo, se non fosse che Gino Cervi, impegnato al Teatro Nuovo di Milano nelle recite de «Le allegre comari di Windsor», comunica ai giornalisti che stanno realizzando servizi sulla commedia un’idea singolare: riportare sullo schermo Peppone, naturalmente assieme a don Camillo, in una nuova avventura. Visto il clamore suscitato sui giornali italiani ed esteri, Cervi-Peppone scrive, il 26 marzo a Giovannino Guareschi: «Caro Guareschi: un giorno a Milano, mentre il mio cuore traboccava di sentimento per il tuo (e mio) Peppone, mi sembrò di avere una “rivelazione”circa una nuova meravigliosa avventura di Peppone e Don Camillo e prima che me ne rendessi conto ne avevo già parlato con un giornalista; così mi accorsi che non solo i giornali Italiani e Francesi erano stati informati di ciò, ma ricevetti anche una comunicazione immediata da Henri Deutschmeister (produttore cinematografico: tra i suoi film “Giulietta degli spiriti”di Fellini n.d.r.), il quale era pronto a preparare un altro film basato su quella idea e mi pregava di mettermi in contatto con te per vedere se ti saresti lasciato convincere a preparare il soggetto.


Ti prego di perdonarmi l’intrusione ma, ormai, essendomi spinto tanto lontano devo, naturalmente, esporti l’idea di cui ho parlato e penso che il modo migliore per fare ciò sia sottoporti esattamente ciò che i giornali hanno riportato: “L’attore Gino Cervi ha espresso la sua ferma intenzione di incarnare nuovamente il personaggio di Peppone, in un film della serie famosa ‘Don Camillo’. Gino Cervi ha idee molto chiare. ‘Peppone sarà in Parlamento e Don Camillo in Curia, in Vaticano. Possono accadere cose stupende, interessanti al massimo grado, ne può uscire un film delizioso, che il pubblico accetterebbe con grande favore.”Il cinema ha bisogno disperatamente di te e se la mia ridicola ‘visione’ti spingerà a ritornare con noi, sentirò di avere compiuto qualcosa di valore per la nostra industria e per il pubblico nostro e del mondo intero. Se tu pensi che sia nelle tue possibilità e nei tuoi desideri rispondi: ‘Si, preparerò un’altra avventura per Peppone e Don Camillo’. Puoi essere sicuro che sarò molto felice e grato.».


Guareschi ci pensa, evidentemente, su: dovrà scrivere una sceneggiatura totalmente nuova, perché stavolta non ci sono racconti del «Mondo piccolo» da cui trarre una trama. Cerca di immaginare Peppone senatore e don Camillo monsignore, naturalmente dando posto al nuovo clima di «distensione», quindi utilizza alcuni dei racconti di «Mondo piccolo», adattati alla nuova vicenda, in particolare il racconto del trattore sovietico «Nikita», donato al kolchoz di Peppone e quello della visita a sorpresa della figlia del re, dapprima accolta con diffidenza e poi salutata con entusiasmo e deferenza da tutti quanti. Il «trattamento» viene concordato con Carmine Gallone e con la Cineriz: si susseguono numerose modifiche che, pare, vengano di buon grado accettate dallo scrittore, dal regista e dal produttore.


All’anteprima del film, il 7 ottobre ’61, però, Giovannino si rende conto che Gallone ha montato la pellicola come più gli è piaciuto, tagliando la scena del trattore regalato dai russi, benché fosse stata addirittura girata. Guareschi manda un telegramma a Rizzoli: «Visionato Don Camillo monsignore giudico il film non accettabile perché arbitraria deformazione del mio racconto. Stop. Richiedo film venga riportato integralmente alla mia stesura concordata con Gallone et accettata senza riserva dalla Cineriz». Al telegramma fa seguire le dimissioni da «Candido». Angelo Rizzoli risponde chiudendo la testata. Una nutrita serie di lettere non serve a pacificare gli animi: «Candido» non riprenderà le pubblicazioni e il film rimarrà tale e quale lo volle Gallone. Nonostante ciò, «Don Camillo Monsignore, ma non troppo» incassa un miliardo e cento milioni. Alla fine aveva ragione Gino Cervi-Peppone: il «grande favore» del pubblico non è mancato.

E. B.