Il bel paese strigliato…


 

 

 

 

IL BEL PAESE STRIGLIATO DA GIOVANNINO

Nel ’47 uscì «Italia provvisoria», ritratto di un popolo ferito ma vitale.
Guareschi intinse la penna nell’ironia per mettere
affettuosamente alla berlina i vizi nazionali

Ritagli di giornale, vignette, fotografie sbiadite dalla retinatura, il tutto trattato a collage, appiccicato con accuratissimo montaggio su un fondo da «viola» tipografica, lasciando sempre uno spazio bianco dove avrebbe trovato posto il commento. Nasce così, dagli occhi, dalle mani, dalle forbici e dalla penna acuminata di Giovannino Guareschi il volume più anomalo, ma forse anche più significativo dell’intera produzione guareschiana: «Italia provvisoria».

La prima edizione esce settant’anni fa, nel 1947 ed è un successo, tanto che l’anno seguente la Rizzoli decide di ristampare il libro, aggiungendo all’ultima pagina fotografica la lista delle testate giornalistiche del 18 e 19 Aprile, il d-day e il day after delle arcifamose elezioni del ‘48. Niente altro: la restante parte funzionava benissimo, anche dopo l’esito della battaglia politica più acerrima mai combattuta. Insomma, con poche righe, Guareschi riesce a dipingere un ritratto scanzonato, ma a tratti drammatico e, spesso, commovente dell’Italia che si leccava le ferite della guerra. È significativo il collage che Guareschi compone con i simboli dei partiti partecipanti alle elezioni della Costituente: cinquantanove! Praticamente come fosse ieri e non settant’anni fa. Il ritratto di una Nazione provvisoria, appunto: ieri come oggi. Un’Italia che sostanzialmente non cambia, tanto che Giovannino, giunto ai primi anni ‘60, superato lo smacco seguito alla chiusura improvvisa di Candido e la delusione cocente per il film «Don Camillo Monsignore, ma non troppo», pensa di riproporre una nuova edizione dell’Italia provvisoria, pescando da tutte le annate del suo settimanale, dal 1946 al 1961. Prepara una scaletta, con i capitoli riferiti ai singoli anni, e ripensa anche al titolo da dare al nuovo volume: «Mondo provvisorio». Scrive ancora Guareschi nell’introduzione del 1947: «Canzonette, nuovi inni, nuove teorie, poesie, annunci economici, cartelli di propaganda, ritagli di giornale costituiscono la parte illustrativa del volumetto; quella parte cioè che documenta il travaglio spirituale espresso nei racconti e nelle favolette. Cartaccia, spazzatura, si dirà: ma è proprio nella pattumiera che, a saper leggere nelle cose, si trova scritta la storia segreta di una famiglia». Una riflessione di grande attualità, che Giovannino deve aver fatto anche negli anni ‘60, perché iniziò a raccogliere il materiale per il suo nuovissimo «Mondo provvisorio»: frugando nella pattumiera dell’Italia, dell’Europa, dell’America e della Russia, il tutto riflesso dalla stampa di casa nostra, con qualche rara incursione sui giornali esteri. Così, ecco comparire la bustina di lamette da barba «Bandiera rossa» (sottotitolo: che trionferà! Marca depositata) prodotta nientemeno che dall’Urss, ma non l’Unione Repubbliche Socialiste Sovietiche, bensì la Utensili Rasoi Speciali Saponi con sede in Milano, Via Filodrammatici o, ancora, il titolo del giornale che, a caratteri cubitali, in occasione delle celebrazioni colombiane, recita, testuale: «Quest’anno il Comune si appresta a degnamente ricordare la nascita dello Scopritore avvenuta mezzo secolo fa» e, per finire, ma l’elenco potrebbe continuare ancora per un bel po’, la notizia del morbillo che ha colpito Elisabetta d’Inghilterra, coperta da un riquadrino a biacca su cui campeggia la scritta: «Non ce ne frega niente. La Direzione». Un’Italia o, meglio, un Mondo davvero provvisorio, involontariamente comico, ma del tutto incapace di ridere di sé stesso, poco incline a quell’umorismo che Guareschi usava per uccidere la retorica, prendendosi gioco dei vizi degli italiani: «Se questa notte venissero affissi cartelli con scritto: ”Proibito pagare le tasse”, la Celere domani dovrebbe scorrazzare da una esattoria all’altra perché ci sarebbe gente disposta a usare il mitra pur di poter pagare tre o quattro volte le tasse». Guareschi racconterà il suo «Mondo provvisorio», in quello straordinario film-verità che è «La Rabbia», il ritratto di dieci anni di politica, costume, società, per il quale Giovannino ha certamente attinto al lavoro fatto per il «Mondo provvisorio» in volume, che ha ceduto il passo al più moderno mezzo cinematografico, ma con la medesima capacità di «…comporre —come lavorando coi tasselletti del mosaico — il volto un po’bieco e un po’cretino di quella “Italia provvisoria”che molti ingenui han creduto potesse essere l’Italia dell’avvenire».

E. B.