Don Camillo e Peppone nella cella 38


 

Inverno 1954-’55, Giovannino è in carcere, ma non smette di lavorare:
deve scrivere un capitolo della saga cinematografica

DON CAMILLO E PEPPONE NELLA CELLA 38

Guareschi recluso in San Francesco tra il freddo e la sceneggiatura

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Inverno 1954/’55: Giovannino Guareschi è rinchiuso nel carcere San Francesco di Parma, ma non smette di lavorare, anche perché è arrivata dalla Cineriz la richiesta di sceneggiare un nuovo capitolo della saga cinematografica dedicata a Peppone e don Camillo. Ecco, dunque, che Giovannino si mette al lavoro: «La terza avventura cinematografica di don Camillo e Peppone comincia in cella: metto assieme la sceneggiatura scrivendo su fogli diligentissimamente numerati e timbrati dall’Autorità Superiore. La parte più divertente della faccenda è, senza dubbio, quella che nessun fotogramma del film potrà ritrarre: vale a dire lo spettacolo offerto dall’autore in atto di comporre.» È inverno e fa freddo a San Francesco: Guareschi, causa l’assenza assoluta di qualsiasi forma di riscaldamento, è avviluppato in una serie di coperte, asciugamani e stracci, sormontata da una grossa cuffia di lana a strisce bianche e blu. Il tutto talmente ben sigillato da indurre il secondino a controllare se all’interno del fagotto ci sia realmente il detenuto.

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Va da sé che l’ambiente non sia l’ideale per creare le nuove avventure del pretone e del grosso sindaco comunista, in procinto di diventare deputato: «La parte meno divertente della faccenda è, invece, rappresentata dalle fatiche che io devo sostenere per riuscire a far entrare in galera don Camillo e Peppone. Don Camillo e Peppone (a un bel momento i personaggi delle storie diventano più forti del loro creatore) non palesano la minima intenzione di venire a farmi compagnia nella cella numero 38. Allora punto sull’umana ambizione e comunico a Peppone: “Se vieni ti faccio deputato”. Peppone abbocca all’amo. E, naturalmente, poco dopo arriva anche don Camillo, il quale andrebbe anche in capo al mondo pur di impedire a Peppone di diventare deputato.» Ottenuta la collaborazione dei protagonisti inizia, come sempre, una fitta corrispondenza e, ben presto, si delinea ancora una volta il contrasto fra Giovannino e il regista. Le idee di Gallone non convincono Guareschi: soprattutto quando suggerisce l’arrivo a Brescello di una donna bellissima e provocante (l’attrice che sceglie è addirittura Sophia Loren), tornata al paese perché allontanata dalla questura di Milano a causa del suo “mestiere”.

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Questa donna fa perdere la testa a Peppone e don Camillo dovrebbe usare la situazione a fini elettorali. E dire che Rizzoli era partito con i migliori propositi per accontentare Guareschi: nessun risparmio di mezzi e addirittura, lo scrive ad Alessandro Minardi il 19 novembre del 1954, si voleva girare il film a colori! La questione pare risolversi nel momento in cui interviene Andrea Rizzoli e prende le redini del film: si farà tutto come vuole Guareschi. È Alessandro Minardi a scriverglielo il 22 gennaio 1955: «Carissimo Nino, vittoria su tutta la linea! l’hanno cancellata: ma c’è stato qualcuno che ha proposto Yvonne Sanson (che è la stessa cosa). Andrea ha giustamente l’idea di consigliare un’attrice non famosa, un tipo di popolana, bella ma non sofisticata (verrà scelta Claude Sylvain n.d.r.)». E non basta, perché Andrea Rizzoli vuole a tutti i costi nel film la scena della famiglia di agricoltori che si rifugia sotto i portici del comune e qui, come in un Presepe, nasce il loro bambino, così scrive a Giovannino: «A me pare una cosa magnifica e rientra nella ricetta: nel primo film la processione, nel secondo , nel terzo il Presepe».

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Guareschi si entusiasma e scrive una copia “clandestina”della sceneggiatura che, debitamente piegata ed inserita nelle copertine svuotate di “Poesie”di Giuseppe Giusti e “Vita”di Benvenuto Cellini (edizioni BUR) consegna con uno stratagemma all’editore austriaco Otto Müller, che le farà avere a Rizzoli: quando la direzione carceraria dà il via libera alla sceneggiatura ufficiale, il film è già in lavorazione. Anche stavolta, però, Giovannino non gradirà il risultato”e, visto il film in anteprima a Busseto, pur se molto contrariato, non se la prenderà con Angelo e Andrea Rizzoli: si limiterà soltanto a «dire alcune sgradevoli cose al regista Gallone».

E. B.