L’agosto a pedali


 

 

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Nel ’42 in vacanza a Igea Marina, sulla costa romagnola, poi verso San Marino, esotica meta dei vacanzieri rivieraschi

L’AGOSTO A PEDALI DI GIOVANNINO

«Chi viaggia in bicicletta si sente solo senza sentirsi abbandonato»

Giovannino Guareschi, in agosto, ebbe per ben due volte la brillante idea di un grande «giro in bicicletta». E tutt’e due le volte, lo fece in tempo di guerra: esattamente nel 1941 e nel 1942.
Siccome è proprio stagione di vacanze, eccovi le impressioni di Giovannino, una volta raggiunta la famiglia (moglie Ennia e figlio Albertino: Carlotta non era ancora nata) in quel di Igea Marina, quindi sulla nostra riviera romagnola, salendo, poi verso San Marino, esotica meta dei vacanzieri rivieraschi: «Arrivai a Igea Marina sul bel mezzogiorno e la gente mangiava nelle fresche sale del Nettuno. (…) avevo le gambe bruciate dal sole, il naso pelato, ero molle di sudore e le brache corte erano quello che possono essere due brache corte; la camicia si arrangiava: quando mi vide, la gentile fabbricante del mio postero rimase a bocca aperta poi arrossì.
«Sei indecente» disse con voce di pianto. «Mi fai morire di vergogna ». (…) Albertino fu più cordiale e mi porse una manciata di  spaghetti.
«Chi sono io?» gli domandai sorridendo. «Strassié» canterellò lo sciagurato. E la sua nefanda compagna di tavola aggiunse che davvero, col mio sacco da montagna sulle spalle, sembravo quello degli stracci».

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Ecco le impressioni dei due bambini che Giovannino incontra arrivando proprio in spiaggia a Igea Marina. Bastano, però, poche ore a Guareschi, per riconquistare l’usata dignità e, addirittura, portare la moglie in gita a San Marino.
C’era già stato l’anno prima, durante il suo giro cicloturistico per il Corriere della sera riportandone una forte impressione: «Per portarsi da Rimini a San Marino conviene pedalare fin che si può usando la massima moltiplica. Si adotta quindi la media e, alla fine, fattasi più forte la salita, invece di innestare la minima moltiplica, si affida la macchina a un uomo dall’aspetto onesto e si prende la ferrovia elettrica. Arrivo alla capitale della Repubblica di San Marino. Tutto è pulito quassù, tutto è lindo, preciso, esatto. Fin troppo. I restauri affettuosi, le ricostruzioni accurate hanno un po’ velata l’antica gloriosa storia della Repubblica. Ma basta allontanarsi un po’, guardare le tre torri, i tre fieri pennacchi dello scosceso Titano e ogni perplessità scompare: e non si pensa più, come in un primo momento, a una piccola repubblica turistica e filatelica».

Ecco, invece, la cronaca della visita alla Repubblica del Titano con Ennia: «Un giorno arrivai fino a San Marino dove la esimia signora di cui tanto ho già parlato, si riempì la borsetta di deliziosi oggettini, tipici prodotti dell’arte locale: statuette di legno della Val Gardena, ceramiche decorate di Faenza, sigarette Serraglio e Macedonia Extra. Comprò anche due copie del Corriere della Sera. “Chissà come dev’essere curioso il Corriere della Sera di quassù” disse la sciagurata ad alta voce».
Giovannino umorista anche in vacanza, anche in tempo di guerra e, soprattutto, innamorato della bicicletta, al punto da scrivere: «Chi non pratichi la nobile arte del pedale non immagina neppure quante idee singolari vengano viaggiando in bicicletta. La prima di ogni mattina – quando appena desti si pensa con disgusto al sellino della bicicletta – è quella di stare a letto fino a mezzogiorno e poi di prendere il treno. (…) Chi viaggia in automobile non può avere nessuna idea che esuli dalla più contingente realtà: se ne trova  qualcuna non se ne può servire in alcun modo perché subito dopo viene raccolto in un burrone, in un fosso o ai piedi di un muro.
(…) Chi viaggia in treno deve seguire i ragionamenti dei compagni di scompartimento. Se è solo non può fermarsi e anche i suoi pensieri camminano su rotaie parallele a quelle del convoglio. Chi viaggia a piedi è un disgraziato e il pensiero più originale che possa passargli per il cervello è quello di trovare un barroccio che lo prenda a bordo. Limitandoci ai viaggi terrestri, affermiamo che esclusivamente chi viaggia in bicicletta si sente solo senza peraltro sentirsi abbandonato come il pedone».
Ma ecco la considerazione di Giovannino, passate le vacanze, ovvero ciò che rimase come indelebile ricordo dei giorni sulla  spiaggia, a prendere il sole: «Un giorno anch’io fui felice e godetti la frescura dell’acqua marina, e il sole mi rivestì da capo a piedi di pelle nuova di zecca»

E. B.