Il Bertoldo


 

 

 

 

In redazione accanto al papà di Don Camillo, autori del calibro di
Oreste Del Buono e Walter Molino

Guareschi, gli 80 anni del Bertoldo

Il giornale umoristico dove emerse l’originale talento di Giovannino

guareschi_296C’era una volta Giovannino Guareschi (secondo da sinistra) tra i redattori del Candido

Del settantesimo anniversario di Peppone e don Camillo abbiamo già scritto. Dell’altro anniversario legato a Giovannino Guareschi è questo il momento di scrivere, perché, il prossimo primo luglio, compirà 80 anni una delle riviste umoristiche più importanti del secolo scorso: il Bertoldo, ideato da Cesare Zavattini. Ma, dirà qualcuno particolarmente «avvertito» della storia dei periodici umoristici, il primo numero del Bertoldo non uscì il 14 luglio del ’36? Certamente sì, ma esiste un «numero uno» datato 1 luglio 1936, mai arrivato in edicola, ma stampato. Il curioso «reperto» si trova nell’archivio Guareschi a Roncole Verdi e si presenta mutilato della parte inferiore della prima pagina, dove stazionava, con ogni probabilità, una striscia di Pagotto: «Il signore coscienzioso e la sua anima», ritagliata quasi certamente per preparare il menabò del numero uno, quello vero. Inizia così, con una sorta di mistero, la vita del bisettimanale, poi settimanale, poi ancora bisettimanale con un’edizione letteraria, infine ancora settimanale che, dal luglio de11936, arriverà al 10 settembre 1943, quando cadrà sotto i bombardamenti, assieme alla sede della Rizzoli.

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Cos’era il Bertoldo? Lo scopriamo a pagina 20 del bel volume «Milano 1936 – 1943: Guareschi e il Bertoldo», curato da Alberto e Carlotta Guareschi e pubblicato da Rizzoli ne11994. Inizia, proprio a pagina 20 infatti, la cronaca di una «seduta di redazione»: «Gli umoristi, nei giorni di seduta, arrivano alla spicciolata o uno alla volta o due a due. Hanno la faccia scura e appaiono tutti di pessimo umore. Si vede benissimo dall’espressione dei loro volti che se potessero andarsene a spasso lo farebbero volentierissimo. […] Intanto un giovanotto basso e grasso (Guareschi ndr.) gira intorno al tavolo grande con un grosso pacco di carta da bozze che divide in tanti piccoli pacchi quanti sono i redattori. […]

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Immediatamente, tutti tirano fuori dal taschino le penne stilografiche e si mettono a disegnare pupazzetti. […] Quando si sono stufati di fare pupazzetti, cominciano a guardarsi in faccia. A un certo punto uno dei redattori se decide a rompere ogni indugio e dice, guardando un altro: “Soggetto“. L’altro sta a pensare un po’, guarda in aria, quindi, vedendo che tutti lo stanno fissando, lancia una parola così a caso, senza convinzione: “Treno“. ‘Treno” bofonchiano tutti, abbassando il capo sui fogli. E ci mettiamo a pensare al treno. È da notare che un momento prima nessuno pensava minimamente ai treni […] “Ci vorrebbe un altro ambiente” dice uno. “Sul treno è stato fatto tutto.” Il redattore capo aggrotta le sopracciglia. “Achille” dice. “Che vuoi che gli freghi alla gente di Achille” protesta un disegnatore. “Nessuno sa chi sia.” “Chi?” “Achille, il fratello dell’usciere.” “Ma io intendo dire Achille, quello dell’Iliade” esclama il redattore capo. “Ah, quand’è così è un altro conto, dice il disegnatore. “Dovevi spiegarti subito. Quello dell’Iliade” E dopo un istante, approfittando che nessuno si cura di lui, va a cercare sull’enciclopedia che cos’è l’Iliade. “Ecco” sta dicendo intanto uno dei redattori. “Si potrebbe fare Achille che abbraccia Briseide e le dice: ‘Amore mio, baciami il tallone, perché quello è l’unico punto che ho sensibile’.” “Vecchia” sentenziano tutti. E la vignetta è condannata.

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E le battute nascono così, una dopo l’altra, in cinque, sei, sette riunioni snervanti e quando esce il giornale ci capita sempre di incontrare il solito amico che ci chiede: “Però, però… Ma voi come fate a pensarle tutte quelle frescacce?“». Questo era il Bertoldo, nella cui redazione lavoravano i più importanti umoristi e i migliori disegnatori dell’epoca: Walter Molino, Giuseppe Marotta, Marcello Marchesi, Vittorio Metz, Giovannino Guareschi, Giovanni Mosca, Carletto Manzoni, Mario Bazzi, Saul Steinberg, Giacinto Mondaini, Massimo Simili, Oreste Del Buono. Solo per citarne alcuni. Proprio a Del Buono dobbiamo la più bella definizione del Bertoldo, che fa capire quanto sia attuale l’umorismo di quei grandi: «Fu un giornale italiano per giovani e meno giovani in un’epoca in cui gli italiani avevano molto da piangere, ma proprio per questo avevano bisogno di ridere, di assaporare una certa leggerezza nel vivere. Non è un concetto che suoni troppo astruso al giorno d’oggi».

E.B.