Gli usurpatori


 

 

 

 

II successo planetario della saga di Mondo piccolo fu accompagnato da alcuni spiacevoli episodi

Giovannino
e gli usurpatori di Don Camillo

Guareschi tra false accuse di plagio e un plagio subìto in Thailandia

G1

L’atomica scoppiava sessant’anni fa: Guareschi non è altro che un plagiario! I suoi personaggi, il prete don Camillo, il sindaco Peppone e il Cristo che parla non sono farina del suo sacco, ma sapientemente scopiazzati da un semisconosciuto romanzo d’oltralpe: «Il parroco di Lamotte».

2932_06_DonCamOnPep0066073CVRN

A dare la notizia del presunto plagio è la stampa viennese il 9 gennaio 1956 con un’intervista ad Helene Haluschka, inventrice del parroco «plagiato», dove la scrittrice afferma di aver scoperto, andando a vedere uno dei film con Fernandel e Gino Cervi che, in fondo, si trattava solo e soltanto di una rimescolata ai racconti che vedevano, la bellezza di 25 anni prima, protagonisti il suo parroco e il suo sindaco (nella fattispecie, però, socialista). Quindi l’opera più famosa di Guareschi, quella che gli aveva garantito notorietà e successo in tutto il Mondo, non doveva ritenersi altro che un plagio in piena regola. Immediatamente, i giornali italiani fanno grancassa attorno al «caso» della scrittrice di Graz adombrando, addirittura, la possibilità di una causa, intentata dalla Haluschka nei confronti di Guareschi.

donc

Il perché dell’accanimento è presto detto: Giovannino era ancora alle prese con i sei mesi di libertà vigilata rimediati dopo l’aggiunta alla condanna per diffamazione dal processo De Gasperi, degli otto mesi irrogatigli causa la vignetta sul Nebbiolo di Einaudi. Inutile dire che, visto il successo dei racconti e dei film guareschiani, la notizia fa immediatamente il giro dei cinque continenti, al punto che già l’11 gennaio 1956 un articolo sulla faccenda, corredato da tanto di fotografia di Guareschi sul punto di essere “questionado”, comparve addirittura sul quotidiano di Montevideo. Tutto, però, si sgonfiò in men che non si dica, dal momento che fu la stessa Haluschka a dichiarare: «Il mio parroco è nato dal cuore di una donna, mentre il don Camillo è la creazione geniale di un grande uomo».
Tutto risolto? Manco per idea. Passano 54 anni e arriva un’altra accusa di plagio: questa volta da Avvenire. Giovannino avrebbe tratto i suoi personaggi da un romanzo francese: «Don Camillo e Peppone? Sono nati in Beaujolais» titola il pezzo di Fulvio Fulvi (autore di una recente biografia di Fernandel) che sostiene la derivazione diretta del pretone e del grosso sindaco della Bassa da don Agostino Ponosse e Bartolomeo Piéchut, parroco e primo cittadino del villaggio francese di Clochemerle, dove è ambientato il romanzo – uso il titolo italiano per praticità – «Peccatori di provincia» di Gabriel Chevallier.

Al di là del fatto che in Italia la traduzione del romanzo di Chevallier fu stampata ne11949, tre anni dopo l’uscita del primo racconto del Mondo piccolo guareschiano, protagonisti Peppone e don Camillo e che in «Peccatori di provincia» il sindaco e il parroco siano nominati in una trentina di pagine solamente, nella tesi di Avvenire esiste un difetto di fondo formidabile: è basata su di un presunto plagio parziale. Si, perché manca il personaggio più importante della saga guareschiana: il Cristo Crocifisso.
Tutto archiviato, dunque, con buona pace dei più svariati detrattori della creatività di Guareschi.

Di ben altra fatta e più che mai concreti  e provati, sono i plagi che Giovannino subì, proprio per il don Camillo. Tre per tutti: nel 1959 fu Frate Indovino a far stampare, scritto da P.V. Sambuco – forse un nome d’invenzione – reclamizzandolo con il calendario del medesimo anno, «Don Camillo in penitenza»; nel 1960 addirittura in Thailandia (allora ancora Siam) Kukrit Pramoi scrisse «Bang Phai Deng» ovvero «Il villaggio dei bambù rossi», dove don Camillo era un bonzo e invece di Gesù era il Buddha a parlare. Il libro riscosse parecchio successo, tanto da essre tradotto in inglese e fu proprio nell’edizione britannica che l’autore, tra l’altro ex primo ministro, confessò di aver copiato il don Camillo; infine Jorg Midler in tempi molto più recenti ha scritto «Don Camillo sprich mit Jesus». Mettendo da parte le accuse e le smentite di plagio, rimane, comunque, un fatto incontrovertibile: i personaggi guareschiani, quei don Camillo e Peppone che hanno conquistato milioni di lettori e riempito di spettatori i cinema di tutto il mondo, hanno dalla loro una sorta di magia, che è riuscita a portare le piccole storie di un paesello della Bassa parmense dall’Islanda al Sudafrica, dallAlaska all’Australia, fino alla Thailandia: fossero o meno scritte da Giovannino.

E. B.