Peppone, prima di don Camillo


 

 

 

Quando Giovannino diede vita a uno dei più popolari
personaggi della narrativa del ‘900

PEPPONE
prima di don Camillo

Era un fabbro di montagna. Guareschi lo creò per un racconto
sul Candido dove il parroco non c’era.

Il suo paese era l’immaginario Roccapezza.
Otto mesi dopo divenne il sindaco più famoso del mondo.

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La scoperta, anche se tardiva (arriva a quasi settant’anni di distanza) è senz’altro sorprendente: è nato prima Peppone di don Camino! Mi spiego: i due personaggi più popolari della letteratura e del cinema italiano del ‘900 vedono la luce nel paese della Bassa, la vigilia di natale del 1946, con la pubblicazione sul Candido del racconto «Don Camillo» che, in seguito, Guareschi avrebbe intitolato «Peccato confessato». Ma qualcosa come otto mesi prima, sempre sulle pagine del Candido, entrava in scena Peppone, già fabbro, già comunista, già omaccio dalla forza pari all’incoscienza, ma residente ben sopra l’altitudine sul livello del mare di Mondo piccolo, ovvero in un paesino di montagna chiamato Raccapezza. Il 27 maggio del 1946, infatti, compare sul settimanale diretto da Giovannino Guareschi una sorta di notiziario: il Gazzettino di Raccapezza.

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Il 27 maggio 1946 fece capolino il surreale notiziario del Gazzettino di Roccapezza

Per far entrare i lettori nello spirito di questo «giornale nel giornale», Giovannino scrive una premessa che è tutta un programma: «Quando ebbe finito di fare il mondo, il Padreterno mise a posto la geografia: “Qui” disse “ci piantiamo Milano, qui Londra, qui Buenos Aires, qui Salsomaggiore.” E così via. Gli sfuggì soltanto un certo montarozzo giù di mano e così Roccapezza sorse in un posto dimenticato da Dio. Quindi è perfettamente inutile scartabellare gli atlanti: non lo sa neanche il Padreterno dove sia pian tata Raccapezza, e bisogna accontentarsi dei fatti». Benché diversa nella proposizione, la faccenda della collocazione geografica del paese di Roccapezza si presenta anticipatrice di ciò che Guareschi avrebbe scritto del paese di don Camino: «Il piccolo  mondo del Mondo piccolo […] non è in nessun posto fisso: il paese di Mondo piccolo è un puntino nero che si muove, assieme ai suoi Pepponi e ai suoi Smilzi, in su e in giù lungo il fiume per quella fettuccia di terra che sta tra il Po e l’Appennino: ma il clima è questo. Il paesaggio è questo: e, in un paese come questo, basta fermarsi sulla strada a guardare una casa colonica affogata in mezzo al granturco e alla canapa, e subito nasce una storia». Quindi, nessuno sa dove sia Roccapezza, come nessuno sa dove sia il paese di Mondo piccolo, ma il puntino nero», quel 27 maggio del ’46 cominciava indubbiamente a muoversi dal monte verso la Bassa, senza gli Smilzi, ma dotato del suo bravo Peppone: «Appena a Roccapezza arrivarono i giornali con la notizia della liberazione, il popolo, guidato da Peppone il fabbro, si riversò in piazza e abbatté la statua di Giordano Breguzza («Luminare del giure, nato a Roccapezza il 15-8-1825 morto a Roma il 12-3-1883»). Il medico con dotto, dottor Geremia, si fece sul balcone e deprecò il gesto, ma Peppone non gli diede neppure retta. “Questo serva di esempio!” gridò». Ecco già delineato il carattere di Peppone: a cosa sarebbe servito abbattere la statua del giureconsulto gloria del paese? A un bel nulla. Ma, visto che qualcosa bisognava distruggere, ecco farne le spese l’incolpevole Girolamo Breguzza. Cose come la bomba trasformata in uovo di Pasqua o come il carro armato nascosto, il cui cannone abbatte la colomba della pace eretta in piazza da Peppone e dai suoi: cose che succedono al paese di don Camillo ma che, evidentemente succedevano già a Roccapezza e si leggevano sulle pagine del Gazzettino, cronaca da giornali, come ancora una volta ci dice Giovannino nella prefazione al primo volume di Mondo piccolo: «Io da giovane facevo il cronista in un giornale e andavo in giro tutto il giorno in bicicletta per trovare dei fatti da raccontare. […] Io, nel mio vocabolario, avrò sì e no duecento parole, e son le stesse che usavo per raccontare l’avventura del vecchio travolto da un ciclista o quella della massaia che, sbucciando le patate, ci rimetteva un polpastrello. Quindi niente letteratura o altra mercanzia del genere: in questo libro io sono quel cronista di giornale e mi limito a raccontare dei fatti di cronaca. Roba inventata e perciò tanto verosimile che mi è successo un sacco di volte di scrivere una storia e di vederla, dopo un paio di mesi, ripetersi nella realtà. E non c’è niente di straordinario, è semplice questione di ragionamento: uno considera il tempo, la stagione, la moda e il momento psicologico e conclude che, stando così le cose, in un ambiente x possono verificarsi questa e quest’altra vicenda».
Mondo piccolo, dunque, comincia a Roccapezza, scende dal monte al piano, dà un nome ai suoi personaggi (anche a Roccapezza c’è il parroco, il sindaco, il farmacista, il veterinario, il medico)
Mondo piccolo comincia a Roccapezza e, per nostra fortuna, non è ancora finito!

E. B.

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