Verdi al Meeting


 

 

 

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TRA I RELATORI
IL PARROCO DI RONCOLE DON CONTESTABILI E IL GIORNALISTA PARMIGIANO BANDINI

IL GENIO DI VERDI CONQUISTA IL MEETING DI RIMINI

 Appuntamento concluso con l’esibizione di Corrado Medioli

II Cigno di Busseto sbarca davanti alla platea di Comunione e liberazione. E’ stato un successo ben oltre le aspettative, quello della conferenza «Giuseppe Verdi: religione e fede» al Meeting di Rimini nella sala Poste Italiane, C2. Stracolma la sala, altre 400 e più persone sono rimaste davanti al maxischermo all’esterno, per seguire gli interventi di don Adriano Contestabili, parroco di Roncole Verdi, di Egidio Bandini, giornalista collaboratore della Gazzetta, e del maestro Corrado Medioli che ha eseguito con la sua fisarmonica le musiche verdiane. A moderare l’incontro Michele Brambilla, vicedirettore de «La Stampa».

«Ragionando del rapporto di Giuseppe Verdi con la fede e la religione – ha detto don Adriano – si arriva, da subito, a, comprendere come, per il Maestro, si sia trattato davvero di una “mancanza di cui aveva pieno il cuore” e a spiegarcelo nel modo migliore è proprio egli stesso, attraverso il suo coro più famoso: il “Va pensiero”. La nostalgia struggente che pervade gli ebrei in esilio è qualcosa di molto personale, di intimo, che Verdi sottolinea, rende vivo, anima con la sua musica più bella, più emozionante, più toccante. È la nostalgia per ciò che aveva perduto: la moglie, i figli, il calore della famiglia e, per tutto questo, la fede. Di qui, dal “Nabucco”, quella che può essere considerata la prima, vera opera verdiana, è un susseguirsi di questa ricerca, tradotta in musica indimenticabile: a tratti affannosa come in “Rigoletto”, a tratti struggente come in “Traviata”, fino a quell’inno al Signore solenne e potente, “Immenso Ftah” di “Aida”. Sarebbe troppo facile – ha concluso don Contestabili – ricondurre la religiosità e la fede di Verdi alla splendida “Messa di Requiem” scritta per Alessandro Manzoni, all”‘Ave Maria da Dante”, ai “Quattro pezzi sacri”: non era questo il modo di esprimere la propria anima prediletto dal Maestro.

Era il melodramma il linguaggio che Verdi amava: il canto, l’armonia, il racconto di un’umanità in cammino verso il proprio fine ultimo, fosse il dramma o la tragedia; fosse il riscatto, anche attraverso la morte».

Con alcune letture di lettere verdiane e il ricordo di amici, studiosi e scrittori, Egidio Bandini ha tratteggiato il cammino di Verdi verso la fede, verso Dio: «Ritrovò il Maestro la fede? – si è chiesto Bandini -. Riempì quella profonda “mancanza ci cui aveva pieno il cuore”? Leggendo le parole dell’amico fidato Arrigo Boito, che rimase a lui vicino sino alla morte, verrebbe da dire di sì. Scrive Boito a Camille Bellaigue, ad un anno dalla morte di Verdi: “Egli ha dato l’esempio della fede cristiana per la commovente bellezza delle sue opere religiose, per l’osservanza dei riti (devi ricordarti la sua bella testa abbassata nella cappella di San-t’Agata). Sapeva che la fede è il sostegno dei cuori”».

Le musiche di Corrado Medio-  li, dal «Sì, vendetta» del Rigo-letto a «La Vergine degli angeli» de «La forza del destino», da «O Signor che dal tetto natio» de «I lombardi alla prima crociata» all’«Ingemisco» della «Messa di Requiem», per finire con il «Va pensiero» (cantato da tutto il pubblico, anche all’esterno della sala) hanno riscosso uno straordinario successo, sottolineato da lunghi applausi.

A conclusione, dopo i versi della famosa «Canzone» che Gabriele D’Annunzio compose il 27 gennaio del 1901, un omaggio a Parma con la «Celebre Mazurka di Migliavacca», che ha ottenuto addirittura una standing ovation. Entusiasta si è detto il professor Giorgio Vittadini, presidente della Fondazione per la Sussidiarietà, che ha fortemente voluto portare Giuseppe Verdi al Meeting ed ha promesso di essere presente alla serata verdia-na in programma il prossimo 12 settembre al Santuario di Madonna dei Prati di Busseto.




 

 

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