Museo Verdi

 

 

 

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 Museo Verdi,
ecco il mondo del Maestro

A Villa Pallavicino itinerario divulgativo
per conoscere le opere del sommo musicista

Audioguida  Philippe Daverio  conduce i visitatori
tra costumi, bozzetti  e altre meraviglie

Qui non c’è niente di autentico se non lo spirito”.
Così la voce di Philippe Daverio accoglie il visitatore del Museo Nazionale «Giuseppe Verdi» di Busseto e, in effetti, il succo di una visita è riassunto proprio qui, in queste parole, che spiegano anche che questo luogo è «molto più vicino a una scenografia» che a un museo. Ospitato dalla splendida Villa Pallavicino, appena fuori dal centro storico di Busseto (in via Provesi, 35), palazzo rinascimentale che di per sé costituisce uno scenario suggestivo, il museo è stato realizzato dall’Associazione Museo G. Verdi. Attraverso un viale alberato e un arco trionfale decorato da stucchi e statue, si accede all’edificio principale. La prima tappa è, ovviamente, in biglietteria: biglietto intero 9.00 euro, ridotto (per studenti e over 65)7,00 euro, gratuito per bambini sino ai 10 anni. Chi vuole prendere l’audioguida, dovrà versare 1,00 euro aggiuntivo e sarà accompagnato stanza per stanza dalla voce del noto critico Philippe Daverio che racconta, con la nota capacità divulgativa, vita e opere di Giuseppe Verdi. Si tratta, è da sottolineare, di una lezione adatta a chi ancora non conosce Verdi, un modo per avvicinarsi alla sua arte, che però non aggiungerà molto per l’appassionato che già da tempo frequenta i teatri lirici. Chi non dovesse prendere l’audioguida, troverà in ogni sala un pannello esplicativo che contiene, in maniera più concisa, le informazioni dell’audioguida.

Iniziando la visita ci si rende subito conto di quanto sia vero quanto dice Daverio: ci si trova immersi in una scenografia più che in un museo, infatti l’allestimento è stato realizzato dallo scenografo e regista Pier Luigi Pizzi che, in una serie di ventuno sale dislocate su due piani del palazzo, ha creato ambienti incorniciati da tapezzerie colorate e riproduzioni a piena parete di bozzetti per allestimenti storici delle opere verdiane realizzati nel Teatro alla Scala di Milano. Non sono esposti pezzi originali, niente documenti, lettere od oggetti appartenuti a Verdi, nessun supporto multi-mediale. Le sale sono semivuote, contengono solo riproduzioni di quadri (soprattutto di Francesco Hayez, legato al Maestro da un rapporto di amicizia, intesa culturale e condivisione degli stessi ideali) e qualche costume teatrale (abiti di scena della Fondazione Cerratelli di Pisa e alcuni prestati dal Teatro alla Scala di Milano). In sottofondo si ascoltano brani tratti dalle opere di Verdi. Si parte quindi con «Oberto, conte di San Bonifacio», prima opera di Verdi de11839, per arrivare a «Falstaff», attraversando tutto l’arco compositivo, gli insuccessi, l’evoluzione, i successi, i momenti di crisi, la rinascita finale; si parla di patriottismo e di lotta per l’unità d’Italia, di Verdi deputato e di Verdi contadino, che trasformò la tenuta di Sant’Agata in luogo di sperimentazione agricola. Insomma, chi ancora conosce poco del Maestro di Busseto potrà ascoltare un racconto esaustivo, in una cornice scenografica; più difficile trovare pane per i propri denti per chi è appassionato cultore dell’opera verdiana.




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