Ribelli per amore

 

Copertina

PRESENTAZ IONE

Se sono io, materialmente , a scrivere questo libro, è soltanto per motivi di ordine pratico . M i preme assicurare , tuttavia, che il con­ tenuto d ello stesso esce filtrato dalle esperienze di tutti.
M i sforzerò , quindi, d'interpretare gli stati d 'animo, le tensioni, i timori, le amarezze, le sof ferenze e le gioie di tutti quanti hanno vissuto questo period o così importante per la vita nostra e del nostro Paese . M i corre l'obbligo - per prima cosa - di dichiarare che è ben lontana da me l'intenzione di voler strumentalizzare il contributo dei protagonisti di queste pagine al fine di dimostrare che tutto è nato dall'Oratorio, o dal Circolo Cattolico.
Di qui è venuta piuttosto l'ispirazione che ha catalizzato il con­ tributo originale ed autentico di coloro che, avend o una cultura ed un'educazione cristiana, si unirono per combattere il nazifascismo . Lungi da me -a maggior ragione -l'intenzione di strumentalizzare questo contributo a fini meramente politici. Un tale atteggiamento sarebbe imperdonabile , e si allontanerebbe troppo dallo stile dt chi ha combattuto per la libertà nel senso più vero d el termine.
H o appena parlato di soff erenze e di gioie . Di queste ultime -è bene dirlo subito -ce ne sono state ben poche. I momenti gioiosi , in guerra, sono fugaci, ed anche la vittoria è sempre venata di ama­ rezza. Ti fa gioire il constatare di aver avuto salva la vita, ma è cosa di un attimo, perché il sangue, la ferita, il cad uto ti suscitano immedia­ tamente una tristezza sterminata. E se anche le perdite non sono dalla tua parte, sarà il cadavere d el nemico, o lo sguard o terrorizzato d el prigioniero, a chiuderti nello sconforto . Nemmeno quello d ella Libera­ zione è stato giorno di gioia piena, assoluta . Ricord o la pro fonda tri­ stezza che ci assalì alla vista d ei cadaveri tedeschi nelle acque d el Po, gente disperata che con ogni mezzo aveva tentato di guadagnare l'altra sponda , con ogni mezzo aveva tentato di 'passare' . Ricord o i giovani f ascisti dopo aver tentato di resistere attorno a Piacenza ( nella zona dei 'forti ',poco pr ima di San Lazzaro ) , inermi, con le braccia spalancate nel verd e prato della loro ultima, triste primavera. E ritorna il ri­ cord o dei trentatré partigiani massacrati al Passo d ei Guselli, distesi vicini nel fredd o cimitero di M orfasso . Rivedo anche I nzani, Romeo, il Valoroso, Castellana, Daveri, Baio, Paolo i fratelli M olinari, Ga­ sperini, Bessoni, Ghittoni, Don Borea e tanti altri che non sarebbero mai più tornati alle pro prie famiglie.
Ricordo i visi -dipinti dalla disperazione - di chi sfilava giù in paese, le mani sulla testa,- gente della nostra gente, e molti senza colpa alcuna. M ille motivi - questi - che compromisero la stessa gioia d el nostro abbraccio ai familiari .
Gioie la guerra non ne dà, e nemmeno la nostra, che ved eva schierati italiani contro italiani. Quanti erano infatti i red uci dai campi militari tedeschi, portati là con la violenza e unicamente incapaci di mostrare l'eroismo di chi invece, pur di non aderire, fu in grad o di sottoporsi alle più spaventose agonie?
Questo libro non esalterà d unque la vittoria, ma la purezza del­ l'impegno e d egli ideali. « Ribelli per amore » è il suo titolo, e questa presentazione si ripromette d'illustrarne il significato, che è poi quello della Preghiera con cui abbiamo voluto inaugurare la pubblica­ zione. E' il testamento del Santo d ella Resistenza Italiana , un fiore il cui pro fumo inonda la storia d ella nostra lotta.
Vorremmo che, sfogliand o questa povera testimonianza, il lettore scoprisse ovunque questo pro fumo , perché sono questi gli ideali con cui noi abbiamo combattuto, e la nostra lotta non ha mai conosciuto l'odio/ E ' stata -la nostra -una lotta per amore. Anche coloro che non la pensano come noi, coloro che ad dirittura ci hanno combattuti, vogliano scorrere queste righe cred end o nello spirito che le informa.
Questo lavoro - mod estissimo - non vuol essere né punitivo né trionfalista, volend o solamente significare il ruolo di premi­ nenza rivestito dai cattolici nel moto di ribellione alla dittatura fascista ed al mostro nazista che incendiò -con toni di fuoco -il nostro Paese. Vorremmo pure - e concludiamo - che questo nostro sforzo costituisse un piccolissimo contributo alla Libertà: perché il nostro suolo non conosca mai più la dittatura e perché il mond o intero possa invece liberarsi da quelle che ancora privano milioni di persone del più grand e dono che Dio abbia fatto all 'uomo: la Libertà, per l'appunto.
Ringrazio quanti mi hanno così generosamente aiutato, scusand o­ mi fin d'ora per le inevitabili dimenticanze ed omissioni. M i scuso soprattutto con coloro che -involontariamente -potrei in qualche modo aver of feso.
Nato Ziliani

DEDICA

Questo libro è dedica to alla memoria di ENRICO MATTE!, capo delle forze cattoliche della Resistenza italiana e fedele interprete della volontà di ricostruzione del Paese .
E' un modesto tributo , ma vuole essere un segno di riconoscen­ za per il bene che Mattei ha voluto alla nostra provincia ed in parti­ colare alla nostra valla ta che, ancora oggi, gode della presenza di im;:_-..:!.;lci centri di lavoro che assicurano occupazione e sicurezza a centinaia di famiglie.
Il suo testamento pirituale apre queste nostre pagine con l'auspico che l'Italia possa superare, in questo spirito, la grave crisi morale che la travaglia.
« Operare zn silenzio, con tenacia nell'interesse d el Paese.
Ogni giorno un'ansia nuova ci sospinge : fare, agire, assecondare lo sforzo di questo nostro popolo che risorge.
N oi abbiamo fid ucia nella provvid enza: essa assiste sempre tutti ed assiste il nostro Paese, che fiorisce e si rinnova ».
( dai suoi discorsi ).

INTRODUZIONE

A differenza di altre pubblicazioni sulla Resistenza, questa nostra non vuole indagare gli avvenimenti con precisione cronologica e non si preoccupa di fornire di essi una documentazione particolar­ mente dettagliata. Di un momento così importante della nostra storia, ciò che più ci premeva era coglierne un aspetto, e cioè l'adesione alla ribellione ed il contributo di purezza ideale che ne ha informato ogni momento, intervento armato compreso.
E' stata, la nostra, una scelta precisa, e non ci aspettiamo di cer­ to un successo editoriale , considerando anche la ristretta zona cui .fac­ ciamo riferimento. Vorremmo soltanto essere stati capaci di racconta­ re quel che abbiamo vissuto nel contesto reale di allora, senza passare le immagini nel deformante filtro del 'dopo'.
Resistenza: cosa si sapeva allora di questa parola ? Quando, per fare un esempio, nemmeno si sapeva dell'esistenza di un C.L.N. (Co­ mitato di Liberazione Nazionale); quando i 'nemici' erano l'America, la Russia e l'Inghilterra; quando gli avvenimenti bellici legavano la nostra sorte a quella della Germania e del Giappone. Ecco perché, oggi, noi vorremmo scrivere la nostra piccola storia intingendo la pen­ na nello « scomodo » inchiostro di ieri, non usando la « facile » biro di oggi.
Due date emblematiche, due esperienze traumatizzanti: 25 Luglio 1943; 8 Settembre 1943. Dall'impegno di comba ttere il 'nemico', si passò improvvisamente a quello di combattere il regime, che ci aveva insegnato, fino a quel momento, ad identificare Patria e Fascismo, Fascismo e Patria . L'adesione alla guerra di Liberazione, realtà vaga che piano piano cominciava ad assumere contorni sempre più precisi, significò per molti travagliatissima lotta interiore, dal momento, che, fascismo a parte, la guerra era sempre stata fatta onestamente, com­ ba ttendo e morendo!
Passare d'un colpo « dall'altra parte » poteva apparire atto d'in­ coscienza, atto di vendetta. Per alcuni fu semplicemente un modo per non rispondere alla chiamata alle armi, anche se in seguito la scelta cominciò a farsi sentita. Molti si avvicinarono per l'amicizia che da tempo li legava ai primi aderenti, divenendo a loro volta catalizzatori di altri giovani. Alcuni aderirono semplicemente per spezzare quello stato d 'isolamento nel quale si erano venuti a trovare dopo 1'8 settem­ bre. Altri intrapresero la via della montagna perché indirettamente coinvolti e quindi sospettati di appartenere al movimento clandestino. Altri ancora, e specialmente in pianura, aderirono spontaneamente , per essere stati chiama ti a 'dare una mano', e nient 'altro.
E quanti furono coloro che non poterono dire di sì perché non sorretti da sufficiente coraggio? Oggi nessuno ama parlare di costoro, eppure è giusto farlo. Certo, molte persone non ebbero il coraggio delle proprie azioni, ma ciò non toglie che anch'esse fossero dalla no­ stra parte, contribuendo ad arricchire un patrimonio ideale comune.
Il coraggio è virtù di pochi, e chi non ne ebbe in quei giorni non ha da vergognarsene. Da parte nostra, infa tti, si sapeva di questi ami­ ci che non avevano saputo decidersi, ma che in ultima analisi rimane­ vano a noi vicini, e ci confortavano. E idealmente vicini erano pure quei giovani scoraggia ti dai genitori dal mett•ere a repentaglio la pro­ pria vita e quella dei familiari. E quanti ancora, sia pur nell'ombra di una imbarazzante posizione professionale, potevano testimoniarci la propria simpatia: medici, religiosi, professionisti e via dicendo. Ebbene, tutti quanti contribuirono a costituire un valido, validis­
simo fronte di copertura che consentì, a chi era invece direttamente coinvolto nella lotta , di muoversi sempre con un certo margine di tran­ quillità. Scordarsi di ciò significa snaturare l'intero momento storico, privarlo, in pra tica , di un supporto morale d'inestimabile valore. Va detto, una volta per tutte che se la nostra lotta fu lotta di popolo e non di élite, è perché riuscì nell'impresa di propiziarsi una larghissima messe di adesioni apparentemente inespresse.
Possiamo tranquillamente aff ermare che una minima parte del po­ polo ci era contro, e il segreto della vit toria (e del rilucere dei valori resistenziali) è tutto qui.
Ciò che avvenne in Italia dopo il 25 luglio 1943 -lo crediamo fermamente - non fu altro che il primo, vero « risorgimento », l'insorgere ed il risorgere di tutto un popolo! La libertà fu dunque una conquista di massa, una conquista di popolo, e noi stessi eravamo parte integrante del movimento, pur senza fare null'altro in più che il nostro dovere . . .
Monticelli, 25 aprile 1976
Gli amici della URSUS
Riunione Gruppo Patriottico
« U R S U S »
Monticelli Salone della Rocca 26/12/1975 giorno di S. Stefano
PROPOSTA DI SCRIVERE E •PUBBLICARE UN LIBRO SULLA NOSTRA PARTECIPAZIONE ALLA RESISTENZA ED ALLA GUERRA DI LIBERAZIONE
Carissimi amici, un saluto a tutti particolarmente aff ettuoso, che vuole anche compensare il lungo tempo trascorso senza che, alcuni di noi, non si siano mai più rivisti in questi trent'anni!
Un istante di raccoglimento a ricord o dei nostri Caduti e d egli amici: Enrico M arocchi, vittima con tutta la sua famiglia d el terremoto di Agadir, Giulio Cattivelli e Giannino Politi scomparsi in questi anni e un particolare pensiero per i loro cari che onorano questo nostro incontro.
Lo scopo della riunione è contenuto nell'invito : alcuni di noi hanno ritenuto buona cosa consegnare alla Storia d ei nostri paesi, d ella nostra zona, un segno che dica ai nostri figli ed alle generazioni che verranno, che noi non fummo sordi al richiamo di una Patria che « piangeva nascondendo la faccia tra le ginocchia . . . »; per dire che noi, sempre citando il Poeta, non ci limitammo « a chied ere al cielo e al mond o chi la rid usse a tale . . . »!
Sì, perché specialmente per noi giovani di allora, il primo senti­ mento che incentivò la ribellione fu : amor di Patria.
Fu la constatazione che non era vero che la Patria si identificava col regime, ma nel Popolo al quale il regime aveva fatto cred ere di incarnare la Patria. Ecco le gloriose gesta dei Combattenti, ecco il valore di tutti i Sacrifici, ecco le mutilazioni d elle famiglie sopportate con dignitosa rassegnazione. Ecco la donazione d egli anelli nuziali alla Patria e prima le conquiste imperiali, le imprese sportive, le trasvolate oceaniche, i Ludi I uveniles. Ed ancora il senso di una sbagliata ricerca di reputazione della nostra Patria nel M ond o.
Con le avverse sorti della Guerra, cadde il regime e venne poi l'8 Settembre, che non fu soltanto una disastrosa disfatta militare ma so­ prattutto una grave disfatta morale . Fu la scoperta che le ragioni per cui si era combattuto non erano vere, che le adesioni ( perché di ade­ sione massiccia al regime fascista si deve parlare ) erano state estorte con la mistificazione dell'identità: fascismo =Patria.
Gli sbarchi Alleati sul suolo d' I talia, vennero consid erati da molti invasione della Patria . Alla tristezza, agli atti di isterismo, subentrò ben presto una presa di coscienza che fu di un Popolo che voleva ri­ sorgere .
N oi rivendichiamo solo di essere stati po polo , e di esserci ribel­ lati insieme al Popolo e possiamo dimostrare di non essere certo statz ultimi a ribellarci. Siccome ci soccorreva una pre parazione remota : l'ed ucazione d ella famiglia , ed una pre parazione che proveniva dai Cir­ coli, dalle Associazioni Cattoliche e comunque dall 'ambiente in cui si viveva insieme, stud enti ed operai, bergamini e diplomati , poveri e meno poveri: una pre parazione cristiana insomma, la nostra fu RI BEL­ LION E PER AM ORE! N on certo per sostituire stortura a stortura , oppressione ad op pressione, costrizione a costrizione, odio a odio, vio­ lenza a violenza. La nostra fu ribellione per la Libertà che sola consi­ dera, rispetta a salvaguarda la Persona umana. La Libertà , che non è un dono ma una conquista, che non è un privilegio ma una limitazione del singolo . La libertà che non si conquista una volta per sempre ( e i giorni che viviamo ce lo stanno a dimostrare ) , ma che è conquista di tutta la vita, di ogni giorno della vita di ciascuno!
Ciò, che and remo a ricordare quindi e insieme a scrivere, è solo un momento di questa lotta per la conquista del più grande patrimo­ nio che un po polo possa d esid erare: la LIBERT A'.
Vogliamo dire senza tracotanza, senza velenosa polemica , senza pretesa di monopolio , che c'eravamo anche noi e che abbiamo portato il nostro peculiare contributo nel po polo di cui facevamo e facciamo parte.
Dobbiamo dire che la nostra non fu mai lotta agli uomini che stavano dall'altra parte, ma alle idee: non contro il fascista, ma contro il fascismo , non contro il ted esco, ma contro il nazismo. E dobbiamo dire che nella nostra lotta, anche se per buona parte armata, non ci fu mai odio, mai, neppure per un istante. Ed è necessario che lo diciamo oggi perché la Libertà ha ancora bisogno di RIBE LLI PER AM ORE.
N on a caso è con noi il Prof . Berti che fu l'anima ed il pensiero del nostro movimento. Come sapete, Egli, dopo anni di ricerche fati­ cose, di studi e di duro lavoro, ha pubblicato il primo dei due volumi:
« Linee della Resistenza e Liberazione Piacentina »; seguirà il second o volume.
Al Prof. Berti diciamo solo queste parole: la Sua vita è stata e continua ad essere una ricerca d ella Libertà , una testimonianza di ri­ cerca della vera Libertà .
Ma ciò di cui lo vogliamo particolarmente ringraziare e che ab­ biamo capito fino in fond o solo in questi ultimi anni, è l'opera ind e­ fessa , intelligente, amorevole, veramente missionaria , che ha svolto e che continua a svolgere tra i giovani . Opera questa estremamente diff icile, che solo uomini come Berti sono riusciti e riescono a svol­ g ere perché sono cred uti. I giovani cred ono a pochi e in poche cose; è perché trop pi non hanno credibilità? è perché troppe cose non sono vere?
Oggi c'è il pericolo che moltissimi giovani non credano più in niente. Si affievolisce il senso religioso d ella vita, si stingono i contorni del bene, subentra e prende stanza l'apatia e l'angoscia. E siccome il giovane è pur sempre un giovane, evad e nella mancanza di amore e di lì, nella violenza e nei surrogati della felicità. N on sa pros pettare un nuovo mod ello di vita perché è vuoto interiormente ed è portato a distruggere tutto ciò che esiste anche se non sa cosa sostituirvi; anzi, egli dice: prima bisogna distruggere, se no non è possibile costruire il nuovo.
Si fa strada così, nella strumentalizzazione di questa condizione spirituale, l'anarchia, l'impero della violenza e d ella sensualità . M uoio­ no i valori d ello spirito e si apre la strada alla più terribile d elle ditta­ ture: una società senza la parteci pazione dell'uomo in quanto tale e quindi una società non vera, non umana, pilotata dal materialismo ateo.
Un altro piccolo contributo dunque vogliamo portare, con questo libro, alla costruzione di quella società veramente umana, che abbiamo sognato rischiand o la vita che molti nostri amici invece hanno perd uto. Quella stessa società che abbiamo voluto e per la quale ci siamo sacrificati in questi trent'anni senza mai tradire ( crediamo di poterlo aff ermare) la nostra RIV OLT A PER AM ORE. Ai giovani dunque è in particolare rivolto questo nostro messaggio: RI BELLI PER AM ORE; questo è il titolo che pro poniamo a voi per il libro che nasce oggi e che insieme scriveremo come « Elogio d ella Libertà ».
N ato.
Invitati alla RIUNIONE della Ursus del 16- 12-1975 Sergio SICHEL - Caorso
Agostino MASSEROLI - M onticelli d'Ongina Pietro CATTADORI - M onticelli d'Ongina Nato ZILIANI - M onticelli d'Ongina
Mario ZILIANI - Piacenza - Via Cappellotti 20
Alberto BIANCHI - Agip spa Roma - Piazzale E. Mattei Eur Francesco BIANCHI - M onticelli d'Ongina
Riccardo CONTI - Piacenza - Via Venturini 77
Giuseppe FAVERZANI - M onticelli d'Ongina Orlandc- GODI - Bergamo - Via Mangagnoni 4 Anselmo Renzo RODA - M ilano - Piazzale Susa 18
Arturo SGARBAZZINI - M onticelli presso Sig. Cesare Angelo CATTADORI - M onticelli d 'Ongina
Guido Carlo SOTTILI - M onticelli d'Ongina
Pietro PONGINEBBI - M onticelli d'Ongina
Emilio AZZONI - Bonifica S. Vittoria S. Angelo - I glesias (Cagliari)
Francesco BOSI - M onticelli d'Ongina
Luigi BAREZZI - Castelvetro - Croce S. Spirito Italo VISAI - Piacenza - Via Scalabrini 134 Luigi PEREGO - Piacenza - Via Caccialupo 4 Gastone GIAROLA - M onticelli d'Ongina Lodovico ROSSI - M onticelli d'Ongina
Don Adolfo ROSSI - Roncole Verdi - Busseto Italo GENTILINI - M onticelli - S. Pedretto Giuseppe CARRAJ - M onticelli
Mario SCARAMUZZA - M onticelli
Walter CATTIVELLI - M onticelli - S. Nazzaro Luigi CONSOLINI - Caorso - Roncarolo
Pa trizio PAGANI - Castelvetro
Antonino MARENGHI - Soragna - Via Cavour 71 Parma
Guido MASERATI - Agip Metano - S. Dona to Milanese (M ilano)
Giuseppe PRATI - Piacenza - Pubblico passeggio (Com.te Divisione Val D'Arda)
Don Pietro PRATI - Piacenza - Via Asse 3 (Cappellano Divisione Val D'Arda)
Giancarlo PRETI - M onticelli, per gli ex deporta ti in Germania Mario ZUCCONI - M onticelli d'Ongina
Don Euclide CAVALLI - Villanova sull'Arda
Guido MAZZOCCHI - Reggio Emilia (Novellara) - S. Maria di Vezzola Emilio PEZZAGLIA - Castelvetro
Danilo CARRARA - Cremona - Via Bissolati 31 Salvatore FORNASARI - M onticelli
Franco BOLZONI - M onticelli
Rino PECORARI - Chieti - Settore Agip Mineraria Giuseppe BERTI - Piacenza - Via Pozzo 9
Angelo POLLASTRI - Fiorenzuola D'Arda
Carla POLITI - Castelvetro (Vedova di Giannino Politi) (Piacenza)
Enrica CATTIVELLI - Piacenza - Via Vitali 2/C (Vedova di Giulio Cat­ tivelli)
Giovanni MAROCCHI - Villanova sull' Arda (Fratello di Enrico Marocchi) Fratelli POLITI - Castelvetro (Figli di Giannino)
Tito POLITI - Castelvetro (Fratello di Giannino)
" orma ZILIANI - M ilano - Via Braga 9 (sorella di Gigi : Italiani della Montagna al Comando del Generale Azzi - caduto in Albania)
Anna GROPPELLI - Piacenza - Via E. Pavese 64 (in Marulli) Liliana CAFFERINI - Piacenza - Via Legnano 1 (in Tempera) orelle BIANCHI - Lugagnano Val D' Arda
Lina BUSCONI - Lugagnano Val D' Arda
Don Angelo CHIESA - Caorso (allora Parroco di Montechino)
Don Erminio SQUERI - Parroco a Vigolzone - Piacenza (allora parroco a Morfasso)
Regina CICOGNINI - Parola di Fidenza - Parma
52 gli invitati, 34 i presenti alla riunione. Gli assenti per la quasi totalità si sono giustificati. Il presente materiale viene inviato a tutti e sarà consegnato anche ad altri che possiamo aver dimenticato. ( Tratta­ si di un canovaccio d ella presente pubblicazione - N .d .R.) .
La mamma di Don Adamo Cicognini : Regina Cattagni . Sempre nell'occhio del ciclone. Ora ammonisce il f iglio perché si mette conti­ nuamente in pericolo , ora simpatizza per i giovani di San Giorgio, e sta al loro gioco. Settembre 44 : ormai la morsa si sta stringendo at­ torno ai giovani cattolici. Alcuni vengono sorpresi dall'arrivo in paese dei brigatisti neri, e non avendo il tempo ma teriale per far sparire le armi corrono in casa di Don Adamo dove lasciano lo scomodo carico sopra un buffet. Poco più tardi un gruppetto di militi si avvia proprio in direzione di San Giorgio, e Regina, madre di Don Adamo , avverte dall'uscio di casa: « Dama, Dama, i vèn da nualter » ( Regina è di ori­ gine cremonese) . Don Adamo è al corrente del pericolo , ma non vor­ rebbe allarmare la madre, ignara di tutto . Preso alla sprovvista , tu t ta­ via , la chiama in cucina e le ordina seccamente : « Apr i il grembiule e sta attenta ». E' una questione di un attimo, le armi scompaiono . E su­ bito, con quel carico spaventevole , la donna si trova faccia a faccia con i repubblicani, che hanno appena fatto irruzione in casa . Don Adamo li riceve con la sua solita gentilezza, e nel contempo , quasi distratta­ mente, congeda la madre dicendole: « Vai pure mamma, faccio io ». Col cuore in gola, tremante da capo a piedi , Regina inforca l'andito, attraversa il cortile e si porta nel gabinetto . Dopodiché, con un'invocazione alla Madonna, chiude gli occhi, scaricando il fardello . . . dritto nel buco! Nemmeno a guerra conclusa la povera donna ci potè perdonare di averla •coinvolta in quel grossissimo pasticciaccio.


VILLANOVA SULL'ARDA
( Gruppo di lavoro Giovanni M arocchi e amici, fra cui il parroco di Villanova, Don Euclide Cavalli; instancabile soccorritore dei per­ seguitati e coraggioso testimone ha rischiato più volte la morte . •Già dinamico Assistente d el!'Azione Cattolica giovanile d ella Diocesi di Fidenza cui ha dato il meglio di sè ) .
Dal ceppo cattolico costituito dalla viva presenza di uomini come Sincero Bergamaschi , M arco Cerioli, Redentina Ragazzi, Giuseppe Belli, Ovidio Villa ( Soarza ) , Leopold o M arocchi, Felice Guareschi, Temistocle N egroni e altri, ebbero origine i germogli che costituirono il Circolo Cattolico di Villanova che, specie nei tre rami Uomini Donne e Giovani di Azione Cattolica crearono la pianta di una vigo­ rosa presenza durante il periodo fascista . Dopo i fatti d el 25 luglio e d el!'8 settembre 1943, una costante d elle riunioni d el!'Associazione Giovani e Uomini del Circolo Cattolico era rap presentata dal dibattito sulla situazione d el Paese e soprattutto sul mod o di uscirne recuperan­ do quei valori che durante il ventennio erano stati mortificati. Il discorso non si svolgeva certamente nel modo in cui si potrebbe svol­ gere oggi, ma l'innata esigenza che risiedeva in quegli uomini liberi non aveva certo bisogno di altre motivazioni per esplodere, vista la pre parazione d egli ad erenti.
L'anima del!' attività futura sarà il parroco Don Euclide Cavalli. Dall'aprile al settembre 1944 intorno al compianto Remo Spa ­
gnoli « Naldino » si forma un nucleo la cui primaria finalità era quella di collegare il territorio con le formazioni partigiane attraverso un si­ stema di informazioni e di rifornimenti , provvedend o anche al recluta­ mento dei nuovi ad erenti ed al loro inserimento nelle formazioni ar­ mate. Rinald o pagherà con la deportazione in Germania, da dove non si sono più avute sue notizie, il prezzo più alto per la sua intensa, corag­ giosa ed intelligente opera.
N ei mesi di settembre ottobre e novembre 1944 i seguenti gio­ vani lasciano la pianura per la montagna: Arrigoni Francesco ( anni 23 ), Biselli Dante ( 21 ), Carrara Danilo ( 20 ), Chiusa Angelo ( 20 ), Prati Emilio ( 23 ) , Losa Oscar ( 19 ) , M agnani Dante ( 21 ) , M aroc­ chi Enrico ( 18) , M arini Rino ( 20 ) , Nicoli Luigi ( 22 ), Poggi M ario ( 22 ), Spagnoli Remo (19 ), Tavani Lorenzo ( 20 ) , Turci Contardo ( 21), Zammatti Cesarino ( 20 ) .
Alcuni di loro erano iscritti all 'Azione Cattolica. Costoro dopo breve permanenza in altra formazione si aggregheranno al Di­ staccamento URSU S di stanza nel Castello di M antechino ( Grop­ parello ) dimostrand o un grand e attaccamento all'ideale e distinguendosi per il loro coraggio in combattimento ed in azioni isolate.
Villanova intanto viveva il suo calvario. Vanno ricordati i seguen­ ti fatti anche se tanti altri meriterebbero una ad eguata citazione.
Siamo nell'estate 1944 . Il Ricovero per anziani di Fid enza fa sapere di dover sistemare una quarantina di ebrei. Don Cavalli aveva già provved uto ad ospitare in paese una settantina di sfollati dell'Ita ­ lia •meridionale, ma viste le difficoltà avanzate da altre parti della Diocesi si assunse il gravissimo compito ben sapend o d el rischio che avrebbe corso. Si fa in quattro e con l'aiuto d ella popolazione ospita tutti sistemand oli nelle scuole, nell'asilo e nell'ospedale. Si rid urrà persino a tirare il carretto per portare la legna e le vettovaglie a questa nutrita comunità e, cosa quasi incredibile, riesce a non far cat­ turare nessun ebreo. Ricorda Don Cavalli che fra questi vi era il sig. Giacomo H ertz, pad re d ell'attuale M inistro d ell' I struzione del Governo I sraeliano. Oltre al coraggio ed alla spregiudicatezza, Don Cavalli usò la tattica di tenersi buoni i tedeschi che alt' occorrenza usava per imbonire ed intimidire il Comando d ella xa M as di stanza in paese. Col comandante di quest'ultima ebbe diverbi e scontri terribili tanto che il Tenente aveva deciso di passarlo per le armi. I ted eschi nei giorni d ella ritirata, dichiararono a Don Cavalli che la sa
Ma lasciand o Villanova li aveva incaricati di eliminare l'Arciprete. Nel novembre 1944 i partigiani con un atto di sabotaggio provo­
cano il deragliamento di un convoglio merci in località « Due Ponti » sulla linea ferroviaria Cremona-Fidenza. I ted eschi per ritorsione ra­ strellano una decina di uomini di Villanova e li fanno rinchiudere nelle carceri di Parma . Don Cavalli non esita: inforca la bicicletta e si beve i 40 chilometri raggiungend o Parma sotto i mitragliamenti aerei e scongiura l'allora Vescovo di quella città, M ons. Evasio Colli, di inte­ ressarsi per la liberazione dei suoi parrocchiani e in pochi giorni raggiunge lo scopo.
Nel gennaio 1945 a causa del terribile rastrellamento dei nazi­ mongoli, il partigiano Remo Spagnoli attraversa le linee nemiche e rie­ sce a raggiungere la sua casa a Villanova. E' in pessime condizioni di salute: broncopolmonite, febbre a 40° e i piedi congelati. Fatte alcune ipotesi con i suoi più fed eli, Don Cavalli aff ronta il Comando d ella X" e chiede che lo Spagnoli, molto grave, venga ricoverato in ospedale come un qualsiasi cittadino ammalato e dichiara la qualifica di parti­ giano dell'interessato. « E' un atto umanitario e Lei non può sottrarsi sig. Tenente.1 » - Ottenne il ricovero alla condizione che se lo Spa­ gnoli fosse scappato il Parroco sarebbe stato fucilato. Il Parroco assi­ cura che ne rispond erà di persona. Spagnoli migliora e in una notte di fine marzo 1945 una squad ra volante di partigiani lo preleva per ripor­ tarlo in montagna, ma intanto « la M adonna ci aveva pensato -dice Don Cavalli -I nfatti pro prio in quei giorni quelli d ella X" M as erano stati trasferiti in altra sed e.1 ».
Aprile 1945. Siamo alla disfatta degli schieramenti tedeschi a nord della linea gotica. E' l'epoca in cui si hanno fondati timori di rap­ presaglie e distruzioni ad opera d elle trup pe in ritirata. Verso la metà del mese corrono voci second o cui i ted eschi sarebbero intenzionati a far esplod ere l'ingente deposito di mine e proiettili da cannone situato nella località Villetta a soli 900 mt. dal centro di Villanova. Sono cen­ tinaia di tonnellate di esplosivo. Le conseguenze sarebbero disastrose per un raggio di parecchi chilometri.
D. Cavalli chied e di essere ricevuto dal comandante del distac­ camento tedesco che tiene in custodia il deposito al fine di accertare le reali sue intenzioni. Gli viene risposto che è stato posto in atto il dispositivo di distruzione, senza altra prec isazione.
Dopo alcuni giorni, aiutato dal preci pitare d egli eventi bellici che lasciano poche speranze di scampo alle truppe di occupazione, D. Ca­ valli chiede un altro incontro al comandante d el deposito con l'inten­ zione precisa, questa volta, di trattare il disinnesco d el dispositivo .di distruzione in cambio del!' aiuto che lui stesso e alcuni fidati parroc­ chiani potranno off rire ai tedeschi nell'intento di salvare loro la pelle. Il tentativo funziona anche se a conclusione di un colloquio drammatico durato alcune ore. Dopo una settimana circa arrivarono le truppe americane. I tedeschi non fecero « saltare » il deposito e venne­ ro consegnati agli stessi alleati senza subire rap presaglie di alcun genere .
Va qui segnalato il coraggio esemplare d ella dottoressa Santina Onesti che non lasciò il paese nep pure in questi drammatici momenti. Al Parroco che la invitava a sfollare rispond e: « Lei resta, vero? ebbe­ ne è pure mio dovere restare ».
Anche a Villanova, alla fine d ella guerra, ci fu un triste risveglio per i nostri che avevano combattuto per la libertà e che intend evano portare avanti l'af fascinante disegno di democrazia nelle libere istitu­ zioni.
Fu il pa pà di Enrico M arocchi e d el!' attuale instancabile Sinda­ co di Villanova, Giovanni, che raccolse intorno a sè quelli d ell' Azione Cattolica e fra questi diversi partigiani che avevano fatto parte della Ursus. Chiese ospitalità a Don Cavalli e indisse una riunione per fonda ­ re la Sezione d ella Democrazia Cristiana provenend o egli dal Partito Popolare. Durante la riunione irrup pero nella stanza d ue ex partigiani d el paese armati e intimarono lo scioglimento d ella riunione e, come se si trattasse di un covo di reazionari obbligarono i presenti ad alzare le mani. La Provvid enza volle che Enrico M arocchi fosse disarmato perché se così non fosse stato, visto il suo coraggio ed il suo. tempe­ ramento sarebbe potuto succed ere il peggio.
Seguì a questo grave fatto di intolleranza un tentativo di cattura­ re il M arocchi che stavolta non si fece soprend ere disarmato e che sco­ raggiò il pernicioso tentativo. Era chiaro che alla dittatura nera si vole­ va sotituire quella rossa,• ma Villanova continua ancora oggi a dire democraticamente di no.
Enrico M arocchi continuerà con coraggio e costanza a lottare per la democrazia rischiand o più volte la stessa vita.
Morirà con la mogliee l'adorato figlio sotto le macerie d el terribile terremoto di Agadir dove lavorava per conto d ell 'AGI P,- il 29-2-1960 lo commemorerà Ziliani nel cimitero di Villanova.

 




 

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