Giuseppe Piroli

 

 

PIROLI, L’OMBRA DI VERDI

Giuseppe_Piroli


Dell'uomo politico bussetano ricorre quest'anno il bicentenario della nascita

PIROLI, L'OMBRA DI VERDI

Protagonista del Risorgimento nazionale, sedette accanto al Maestro anche in Parlamento
Dopo l'esito sia pure solo parzialmente risolutivo della seconda Guerra d'Indipendenza e l'allontanamento dal Ducato di Luisa Maria di Borbone, nell'estate 1859 il Consiglio municipale di Parma elesse dittatore Carlo Luigi Farini, il quale assunse il mandato per tutta l'Emilia e indisse i comizi elettorali per eleggere i membri dell'Assemblea Costituente del Governo Nazionale delle Province parmensi. I 63 eletti si radunarono, il 7 settembre 1859, nel Palazzo del giardino. «Fra gli applausi immensi della folla, il Farini tenne un eloquente discorso, dove ancor oggi palpita il grande spirito di quell'uomo che univa al potente ingegno la forza e la nobiltà dell'animo.
A voti unanimi si proclamò decaduta la dinastia borbonica, si confermò l'unione delle province parmensi al regno costituzionale di Vittorio Emanuele II». Era il modo formalmente più corretto per aggirare (qualcuno ha scritto "raggirare") le intese di Napoleone III e Francesco Giuseppe a Villafranca e raggiungere l'obiettivo dei patrioti emiliani di appoggiarsi al Regno di Sardegna in previsione del Regno d'Italia.
I rappresentanti dell'ex Ducato costituivano il nucleo più colto e attivo delle tre province: giovani laureati, professionisti o docenti universitari, magistrati e funzionari ducali, sacerdoti. Forse l'unico che non possedeva un titolo accademico era il penultimo della lista, in ordine alfabetico: Giuseppe Verdi.
Tra i parmigiani è il caso di ricordare Atanasio Basetti, Girolamo Cantelli, Guido Dalla Rosa Prati, Filippo Linati, Lorenzo Molossi, Giuseppe Osenga, Jacopo Sanvitale e Pietro Torrigiani. Tra i piacentini spiccano i nomi di Giuseppe Manfredi, Ranuzio Anguissola, Giuseppe Mischi e Giambattista Moruzzi. Soltanto due i pontremolesi, l'avvocato Camillo Coppini e il marchese Gian Carlo Dosi.
Oltre a Verdi, nell'assemblea c'era un altro bussetano, quasi suo coetaneo e amico d'infanzia, che però rappresentava un Collegio di Parma poiché da tempo svolgeva la sua attività t in città quale avvocato e docente universitario: Giuseppe Piroli. Nella bella mostra di un paio d'anni fa all'Archivio di Stato «Verdi proprietario e politico» erano esposte diverse lettere - ricomprese a suo tempo anche nei Carteggi Verdiani di Alessandro Luzio - che i due frequentemente si scambiavano e che denotano la loro amicizia e la loro vicinanza di ideali, al di là della comune origine bussetana. Giuseppe Piroli era venuto alla luce quasi due anni e mezzo dopo Verdi, il 10 febbraio 1815, duecento anni fa. Alcuni testi lo dicono nato il 16, ma una ricerca svolta dall'archivista Cristiano Dotti della Fondazione Cariparma ha accertato che la nascita era avvenuta proprio il giorno 10 e che il piccolo "Joseph Maria Felix Aloysius Cajetanus" era stato battezzato il giorno successivo da don Carlo Pizzetti canonico della "Insigne Chiesa Collegiata" di Busseto.
Dopo la laurea in giurisprudenza, si dedicava al libero esercizio della professione e non tardava a emergere tra gli avvocati del foro parmense. La sua attività si svolgeva principalmente a Parma, nel cui ateneo, oltre a insegnare Legislazione criminale (1848) e Diritto penale (1863) era preside della facoltà di giurisprudenza fino al 1865, quando fu nominato consigliere di Stato. Più tardi otterrà altre importanti cariche pubbliche (presidente del Consorzio della Parma-Spezia e del Consiglio di amministrazione delle Ferrovie dell'Alta Italia). La sua attività politica, era iniziata già nel 1847. Con Girolamo Cantelli e con altri liberali si illude che alla morte di Maria Luigia si potesse ottenere pacificamente dal successore, Carlo di Bor-bone, un governo che rispondesse ai bisogni dei tempi. È invece necessaria la sollevazione del 20 marzo 1848 per giungere al Governo provvisorio di cui è nominato segretario. E a Milano rappresenta Parma nella commissione speciale che convoca le assemblee per il plebiscito di annessione al Piemonte.
Di ritorno in città, nonostante l'assoluto successo dei voti a favore, Piroli con gli altri patrioti, deve assistere al rientro al potere di Carlo di Borbone ad opera dell'Austria. Perderà di conseguenza ogni incarico pubblico e si dedicherà alla professione in attesa di tempi migliori. Che arriveranno dieci anni dopo, con la seconda Guerra d'Indipendenza, quando sarà nominato membro del Governo provvisorio. Nella seduta dell'11 settembre 1859 era lui il relatore sul decreto che sanciva l'unione delle Provincie parmensi al Regno d'Italia. Deputato fin dalla prima legislatura, quando ancora Verdi, grande estimatore di Cavour, partecipava assiduamente alle sedute del Parlamento di Torino, Piroli occupò, un posto vicino al Maestro e a Quintino Sella nei pressi dell'uscita, cosicché i tre furono poi chiamati i «portinai» di Palazzo Carignano.
Di moderate idee liberali, Piroli fu successivamente deputato a Firenze e a Roma per dodici anni, dal 1866 al 1878, e poi senatore da11884, ma ebbe meno occasioni di incontrarsi con il vecchio amico Verdi che amava disertare Palazzo Madama. Alla morte di Piroli, avvenuta a Roma
il 14 dicembre 1890, il presidente del Senato Domenico Farini, nella sua orazione commemorativa, sottolineò che lui, invece, era schierato «fra gli assidui, fra gli operosi; diventò presto degli autorevoli. Indi la sua nomina, per quattro volte, a vicepresidente della Camera. Benemerito del Risorgimento nazionale non lo assalì tentazione di vanità, soddisfatto, nella sua modestia, di dettare in Parma il diritto».

UBALDO DELSANTE

QUATTRO DEPUTATI




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