Girolamo Magnani

 

 

 

Ricorre quest’anno il bicentenario della nascita del grande artista,
collaboratore del Maestro per gli allestimenti scenici

GIROLAMO MAGNANI
Scenografo di Verdi

Debuttò ne11844 con «Emani» al Teatro Ducale, ne1872
la sua consacrazione con la prima di «Aida» alla Scala

 220px-Gerolamo_MagnaniQuando nel 1873 alla proposta della Scala di mettere in scena «Macbeth» nella versione riveduta, dopo il grande successo ottenuto nel 1865 al Tha-tre Lyrique a Parigi, Verdi si mostrò dubbioso per la poca stima che nutriva sull’affidabilità dell’apparato sceno–grafico del teatro milanese; dubbi che 2ldero quando seppe che lo sceno-def «) sarebbe stato Girolamo Magnani il quale aveva già allestito la prima versione dell’opera a Parma nel 1849 quindi a Reggio Emilia nel 1871. L’episodio ci dice della fiducia che il compositore mostrava verso lo scenografo fidentino, per come rispondeva alle istanze di quella visione unitaria che Verdi, coltivò con determinazione fin dalle prime affermazioni, nella convinzione che la struttura drammaturgica dell’opera nascesse dalla convergenza di tutte le componenti, la musica ma pure il taglio della vicenda, la versificazione e la messa in scena, questa da sempre valutata da Verdi in rapporto alla funzionalità drammatica che non per gli specifici valori pittorici.

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Un rapporto quello di Verdi con Magnani che era andato consolidandosi anche sul piano umano; come ricorda Paolo Cassi nelle sue cronache fidentine quanto il compositore sostava al Borgo, proveniente da Milano e diretto a Busseto, si intratteneva in amichevoli conversazioni con Magnani. Quasi coetanei e conterranei, entrambi di umili origini, respiravano un’aria comune. Magnani, nato a Borgo San Donnino il 22 aprile 1815, manifestò fin dalla giovane età le sue doti; orfano di padre a nove anni, si occupò  presso un decoratore locale mentre le sue prime «esperienze teatrali» le fece dipingendo le scene per il teatro dei burattini, con un estro che indusse alcuni cittadini facoltosi a iscriverlo all’Accademia di Belle Arti di Parma, iniziativa sostenuta da un sussidio del Comune e pure di Maria Luigia_

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Gli anni della scuola, dal 1829 al 1833, sotto la guida di Giovanni Boccaccio, furono contrassegnati anche da vari incarichi, fioriti dalla sempre più evidenza del talento del giovane: tra questi quello offertogli da Paolo Toschi di decorare la stanza della Pinacoteca destinata alle opere di Correggio, e ancora quello di Maria Luigia di ornare la sua biblioteca, e il proprio  bagno; pure il Comune di Guastalla lo incaricò di decorare il teatro. L’attività di decoratore cui Magnani si dedicò fino ai trent’anni andò naturalmente allargandosi verso il mondo della scenografia dove il suo estro trovò un rilievo più spiccato e ben presto il suo nome acquistò una larga notorietà, anche all’estero: richieste gli giunsero infatti oltre che dai maggiori teatri italiani anche dalla Spagna, dal Portogallo, dall’Egitto, dalla Germania, dall’Inghilterra e dagli Stati Uniti..

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Il primo esordio documentato come scenografo avvenne al Teatro Ducale di Parma nel 1844 per l’allestimento del «Bravo» di Mercadante, opera che peraltro non venne rappresentata per la fuga dell’impresario. Il vero debutto sarà così quello con «Emani» in quello stesso 1844, seguito da quello dei «Due Foscari» nel 1845, anno in cui fu nominato scenografo del Teatro. Incarico che si confermerà anche durante il governo di Carlo terzo di Borbone che coinvolse Magnani nel progetto di restauro e rinnovamento del nostro teatro affinché potesse sostenere il confronto con i maggiori teatri d’Europa. Così rinnovato, tra l’altro con l’installazione della luce a gas, il Teatro venne inaugurato il 23 ottobre 1853 con «Il profeta» di Meyerbeer.

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Nel denso cammino compiuto da Magnani, come decoratore e come scenografo, un capitolo importante è rap  presentato dall’invito rivoltogli da Verdi per allestire alla Scala la prima italiana di «Aida» e assumere la direzione della scenografia del teatro milanese, nonostante il titolare fosse Carlo Ferrario, circostanza questa che provocò qualche inevitabile dissenso da parte dei sostenitori del Ferrario: un critico, riguardo l’allestimento di Magnani della «Forza del destino» parlerà addirittura di «aborti»! Ostilità che si rinnovarono dopo l’andata in scena di «Aida», 1’8 febbraio 1872, ma che non inquinarono il successo: 32 chi-al—i-e alla fine, successo condiviso anche da Magnani.
Il sostegno di Verdi verso l’«eccellentissimo» Magnani – come l’aveva  presentato a Ricordi – continua con l’allestimento di «La forza del destino» a Napoli, e prosegue per molte altre occasioni, che portarono il nostro scenografo a Parigi per l’inaugurazione del nuovo Teatro Italiano con « Simon Boccanegra» e per tutte le produzioni della stagione 1883-84. L’ultima produzione di Magnani sarà quella per l’«Otello» al Regio nel settembre 1887, anno in cui si ammalò ; una paralisi progressiva lo porterà a morte i124 ottobre 1889. «Intanto pittori del mestiere che facciano le scene per il dramma e non per far vedere soltanto la loro bravura…»: se incrociamo queste parole che Verdi indirizzava a Ricordi riguardo la preparazione del « Falstaff», a quelle rivolte a Du Lode, critiche nei confronti della troppo ricca visione scenica, coltivata all’Opèra di Parigi – «J’aime beaucoup une belle comiche, mais je ne veux pas qu’elle me distraje du tableau» – possiamo capire la particolare fiducia nei confronti del lavoro di Magnani, che rispondeva con l’abilità del mestiere alle indicazioni del compositore nel prefigurare il taglio scenico, sempre in funzione dell’«effetto» drammaturgia).
Una stima che traspare dal tono esclusivo con cui Verdi si rivolge a Magnani per una nuova scenografia alla Scala: «Io non dò i miei spartiti alla Scala se non ci siete voi! Quindi non mettermi nella dura necessità di doverli rinchiudere in libreria, e ricordatevi degli applausi entusiastici coi quali il nostro pubblico salutò le vostre scene. Vi sarò gratissimo se faciliterete il possibile onde combinare la scrittura…

GIAN PAOLO MINARDI

Nato a Borgo San Donnino, l’attuale Fidenza, il 23 maggio 1815 e rimasto troppo presto orfano, grazie all’aiuto dei concittadini e con un sussidio del comune, studiò presso l’Accademia delle Belle Arti di Parma, llora diretta da Paolo Toschi, che poi lo raccomandò alla duchessa di Parma Maria Luigia d’Austria, che nel 1844 gli affidò l’incarico di scenografo nel Teatro Regio di Parma, funzione che ricoprì fino al 1886.
L’attività di decoratore di Girolamo Magnani iniziò a soli 20 anni nel 1835, con le volte della sala della Pinacoteca di Parma, la tribuna del dipinto Madonna di San Gerolamo del Correggio, alcune pitture murali della Corte d’Appello e della Cassa di Risparmio.
Nel 1848 fu nominato professore di ornato, dipinto e modellato nell’Accademia di Belle Arti di Parma, di cui diventerà più tardi presidente. Lavora nei teatri di Piacenza, Reggio Emilia e Brescia.
Con decreti del 15 marzo 1853 venne istituita la figura di “Pittore-Direttore scenografo pel disegno e per la dipintura delle scene del Real Teatro di Parma” e ne fu assegnato l’incarico a Girolamo Magnani che restaurò e decorò in 4 mesi il Teatro Regio di Parma, ottenendo, dal duca Carlo III di Parma, la nomina a Cavaliere di I Classe dell’Ordine del Merito di San Lodovico.
Il 26 ottobre 1861 venne inaugurato, con Il Trovatore di Giuseppe Verdi, il nuovo Teatro di Borgo San Donnino dove Magnani trasfuse le sue miglior qualità di decoratore.
Partecipò al progetto del Palazzo della Banca d’Italia a Firenze, quando questa era la Capitale d’Italia. Nel 1870 dipinse la sala dei banchetti al Palazzo del Quirinale a Roma.
Chiamato nel 1871 da Giuseppe Verdi realizzò la scenografia per la prima dell’Aida nel Teatro dell’Opera de Il Cairo che si tenne il 24 dicembre di quell’anno e per il Teatro alla Scala di Milano. La collaborazione con il Cigno di Busseto durò per diversi anni, Girolamo Magnani dipinse le scene di ben 20 opere di Verdi.
Nel 1872 lavorò in tutta Europa per conto dei teatri di Londra, Oporto, il San Carlo di Napoli, ancora alla Scala di Milano, Madrid, Genova, Treviso e Parigi.
Nel 1874 fu chiamato all’Accademia della Musica di Filadelfia, dove dipinse le scene per i festeggiamenti del centenario della Dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti.
A Parma fu molto attivo, lavorò per il Teatro Reinach, decorò l’arco trionfale per la venuta di Vittorio Emanuele II a Parma, addobbò la chiesa Collegiata di Busseto per la festa del patrono San Bartolomeo del 24 agosto 1883. In tarda età Girolamo Magnani narrò di aver dipinto oltre cinquemila scene. Nel Teatro comunale di Cagli si conserva l’intera serie (fondali e quinte) dipinte dal Magnani per l’inaugurazione del 1878.
Colpito nel 1887 da paralisi smise di lavorare ma le sue scenografie vennero utilizzate ancora per diversi anni. Morì a Parma il 24 settembre 1889.
Nel 1895 il Teatro di Borgo San Donnino gli fu dedicato e prese il nome di Teatro Girolamo Magnani.




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