Le parole del carcere


 

 

guareschi

Lo scrittore rinchiuso in San Francesco per 405 giorni stilò una lista di vocabolo gergali usati dai prigionieri

LE PAROLE DEL CARCERE

«Intappato», «madama», «tarocco»
e altri termini annotati da Guareschi

Fra le tante cose divertenti, drammatiche e profetiche che Giovannino Guareschi ha scritto, ce n’è una chepotrebbe, di questi tempi, tornare anche utile a qualcuno: il «Dizionario del coatto», ovvero il vocabolario del carcerato, terminologie e significati del linguaggio in codice che Guareschi apprese nei suoi 405 giorni di galera in San Francesco a Parma.
È un vocabolario inedito e semplice, fatto di poche, ma interessantissime parole e che, davvero, ammesso che il gergo carcerario non sia mutato in questi ultimi 60 anni, potrebbe tornare utile a chi (chiaro che non lo si augura neppure al peggior nemico) si ritrovasse a dover scontare un certo periodo di reclusione, ospite delle patrie galere.
Insomma, il modo più consono di interloquire con il compagno di cella econ gli altri ospiti dello Stato durante l’ora d’aria.
Ovviamente, visti gli argomenti di cui possono parlare truffatori, ladruncoli o scassinatori professionisti, il dizionario non contempla termini riferiti alla politica, alla moda, al gossip o ad altre simili frivolezze di cui, normalmente, si discute con gli amici in periodo di libertà.

Ecco lemmi e definizioni:
andare giù = “cantare”, fare la spia; balilla = letto di contenzione; berna = guardia notturna; berretta = un anno di condanna; boia = spia; carbona = la casa; coatto (il) = uno che è già stato «dentro»; completo forte = tabacco e cartine; cupio = pederasta (oggi si direbbe gay); dritto (il) = truffatore, imbroglione (colui che frega il vincenzo); dannato = il derubato; dura = la rapina; fànfòr = tabacco; fare = il rubare: ho “fatto” una tabaccheria, un caffè ecc.; fello (essere) = essere a posto, tranquilli e,per trasposizione, obiettivo facile: è         fellaquella casa, quella tabaccheria   ecc.; g’ho la Tina che rolla = ho unadonna che “fa la vita” e mi dà i soldigariboldo = (il) il grimaldello; gratta(il) = il ladro; intappato = vestito bene per la truffa; madama (la) = la Polizia (quella che frega il dritto); marmotta (la) := cassaforte; morto (il) = la refurtiva nascosta; pagare gli strumenti = condanna aggravata dal possesso di arnesi da scasso; plancia = lo scaffale della cella; prendere la patente = essere stato sul balilla; pulè (i) =poliziotti; quai o coràme = portafogli; ribattino= la rivoltella; sacco (un) = mille; sant’antonio (il) = botte che la Polizia dà all’arrestato per farlo “cantare”; sbarbato = un giovane cupio passivo; scarafonare = sbagliare un “colpo”; scarparo= borsaiolo, borseggiatore; struscio = il furto con scasso in una casa, in un negozio; slarga (la) = cric a vite; spicciola (la) = bicicletta (più usato: viola); star su = non “cantare” (contrario di andare giù); tabù = il cane; tarocco (un) = biglietto clandestino tra carcerati; testone (un) = milione; togo (essere) = essere “a posto”; tombosa (la) = la cantina; vincenzo (il) = il fesso da raggirare (colui che è fregato dal dritto); volino = furto improvvisato, al volo.

Ecco tutto.
Data la nostra mancanza di frequentazione di intellettuali provenienti dagli istituti carcerari, non possiamo assicurarvi che il dizionario sia del tutto aggiornato.
Di certo è la prima volta che questo vocabolarietto di Guareschi viene pubblicato per intero e, per rendere omaggio all’autore che lo compilò durante la detenzione, chiudiamo con una sua frase, scritta sul medesimo quadernetto che contiene il dizionario in occasione della scarcerazione di diversi detenuti, in carcere per reati minori: «Qui minaccia di diventare peggio che fuori: se ne vanno tutte le persone per bene e restano i malandrini».

Egidio Bandini

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