Orazione su Costituzione

 

 

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POLESINE PARMENSE, SALA CONSILIARE  – 9 NOVEMBRE 2014
ORAZIONE UFFICIALE SULLA COSTITUZIONE ITALIANA
TENUTA DA ADRIANO CONCARI

Prima di parlare della Costituzione, ringraziando innanzitutto L’Amm.ne Com.le di Polesine chi mi ha affidato questo compito non semplice ma gratificante, consentitemi di dire due parole sul Centenario della Prima Guerra Mondiale, anche perché c’è un filo storico che collega gli avvenimenti che, partendo appunto dalla Grande Guerra, portano alla Seconda Guerra Mondiale, alla sua conclusione e alla Costituzione.
Lo Stato e vari Enti ricordano questa storica ricorrenza, l’eroismo e il sacrificio dei soldati e della popolazione, e le vicende ad essa legate come fondamentali nel processo di costruzione dell’identità europea e della nostra storia nazionale.

Accenniamo alle iniziative più significative:

  • La visita del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano alla grande mostra dedicata alla Prima Guerra Mondiale aperta al Vittoriano a Roma.
  • La visita di Papa Francesco a Redipuglia per pregare per i caduti di tutte le guerre; egli ha ricordato le tante storie dolorose raccontate dal nonno, definendo la guerra “una pazzia” della quale “l’umanità non ha ancora imparato la lezione”.
  • Anche la scuola ricorda il Centenario col progetto Memorie d’Italia, che coinvolge 8.000 classi delle Scuole Secondarie di I Grado.
  • È nelle sale cinematografiche il film di Ermanno Olmi “torneranno i prati”, proiettato in contemporanea in quasi 100 Paesi, stringendo in un unico abbraccio le Nazioni protagoniste della grande Guerra e altre ancor oggi teatro di aspri conflitti, tutte destinatarie del suo forte richiamo alla pace. La storia vera dice Olmi “è quella raccontata da anonimi. Da persone che sono solo dati anagrafici”.
  • Il Mart di Trento e Rovereto propone la mostra “La guerra che verrà non è la prima”,  al centro di un più ampio progetto “Mart/Grande guerra 1914-2014”.
  • La nostra Regione Emilia-Romagna, nel ricordo degli oltre 50.000 caduti e dei 1.837 decorati, tra le numerose iniziative dà grande risalto al censimento completo dei monumenti e delle lapidi dedicate ai Caduti della Regione.
  • Pino Agnetti ha appena scrittoParma nella grande guerra”, la storia di decine di migliaia di parmigiani e parmensi, che presero parte al conflitto e che per loro fu la quarta guerra di indipendenza, il compimento dell’unità nazionale iniziato con il Risorgimento. Agnetti pubblica l’elenco completo di tutti i morti nella Grande Guerra di Parma e provincia… persone normalissime, muratori, braccianti, commercianti, operai, che hanno combattuto, animati da un grande spirito patriottico, che oggi può apparire superato e che invece va riscoperto come sublimazione del senso civico per guardare fiduciosi al futuro.

C’è –dicevo- un filo che lega gli avvenimenti, c’è la storia che in certi momenti corre veloce. Se pensate che dalla Prima Guerra Mondiale sono passati 100 anni e che ne sono trascorsi 70 dalla fine della Seconda, i 20 anni intercorrenti tra la I e la II g. m. sono stati un breve periodo, ancorchè cruciale. È stato in quei 20 anni infatti, tra gli anni Venti e gli anni Quaranta del secolo scorso, che si sono create le condizioni del nuovo conflitto con le mutilazioni degli Stati dopo il 1918, con i trattati di pace che hanno dato origine a rinnovati spiriti di rivincita, con l’installarsi nel continente europeo di diverse dittature totalitarie, soffocatrici delle libertà politiche e dei diritti umani.
Sono occorse due guerre mondiali per la creazione di un nuovo ordine universale, in cui le cose cominciassero a cambiare (ONU, decolonizzazione, Unione Europea, ecc.)
Anche l’Italia ha dovuto superare allora una terribile stagione, contrassegnata dal Ventennio di dittatura fascista e dall’improvvida entrata in guerra decisa da Mussolini al fianco della Germania hitleriana. Solo con la Resistenza, le Resistenze, quella armata dei partigiani sul suolo nazionale, degli I.M.I. nei lager nazisti, dei militari che hanno lottato al fianco degli Alleati, della popolazione civile in cui hanno avuto una parte fondamentale le donne, l’Italia ha avviato il suo riscatto, liberandosi  dal giogo nazifascista e riconquistando la libertà.
Al termine della II g. m. il nostro Paese è stato interessato a cambiamenti radicali: sono tornati a rivivere dalla clandestinità i partiti politici soppressi durante il Ventennio fascista, sono ritornate libere elezioni, è risorta la democrazia.

Il 2 giugno 1946 il popolo italiano, comprese per la prima volta le donne, ha votato scegliendo al posto della Monarchia dei Savoia collusa con il Fascismo la Repubblica.
In quello stesso giorno gli Italiani hanno anche eletto i membri dell’Assemblea Costituente, che doveva sostituire lo Statuto Albertino, emanato quasi cento anni prima, nel 1848, da Carlo Alberto re di Sardegna e che poi, nel 1861, era diventato la Carta fondamentale del nuovo Regno d’Italia, con una nuova Carta costituzionale. I lavori dell’Assemblea Costituente sono durati all’incirca un anno e mezzo. Terminata il 27 Dicembre 1947, la nuova Costituzione della Repubblica Italiana è stata emanata il 10 Gennaio 1948.
Fin qui la storia, che ci dice anche che la nostra Costituzione, il testo supremo del nostro convivere che tutti i cittadini dovrebbero conoscere, fu all’epoca considerata tra le migliori e lo è ancora oggi, là dove si leggano bene i suoi Principi fondamentali.

Ma com’è strutturata e soprattutto cosa ci dicono questi Principi? Questa è la struttura:

PRINCIPI FONDAMENTALI: Artt. 1-12

PARTE PRIMA

DIRITTI E DOVERI DEI CITTADINI

PARTE SECONDA

ORDINAMENTO DELLA REPUBBLICA

  • Titolo I  IL PARLAMENTO
  • Titolo II IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
  • Titolo III IL GOVERNO
  • Titolo IV LA MAGISTRATURA
  • Titolo V  LE REGIONI, LE PROVINCE, I COMUNI
  • Titolo VI GARANZIE COSTITUZIONALI

DISPOSIZIONI TRANSITORIE E FINALI: I-XVIII

Mi soffermerei ora sui primi 12 articoli dei PRINCIPI FONDAMENTALI, i cui soli titoli indicano quanto essi siano attuali e quanto purtroppo siano ancora per larga parte disattesi, occorrendo ancora molto per la loro piena realizzazione.

  1. Vi si dice che l’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
  2. Garantisce i diritti inviolabili dell’uomo e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.
  3. Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
  4. Riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro… Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.
  5. La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali.
  6. La Repubblica tutela le minoranze linguistiche.
  7. Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani. I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi.
  8. Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge.
  9. La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.
  10. L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale… Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo.
  11. L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli.
  12. La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano.

Oggi viene data ai neo-diciottenni di Polesine Parmense la Costituzione, nata dalla Resistenza, che è il vostro passe-partout per inserirvi nella Comunità dei grandi. Ebbene a questi nostri giovani vorrei ricordare i valori per i quali i giovani di 70 anni fa fecero la Resistenza: la lotta per la libertà dalla dittatura fascista e contro l’oppressione straniera, l’impegno contro il razzismo e la xenofobia e a favore delle donne, il ritorno della democrazia, il ripudio della guerra e via dicendo.
I giovani di allora furono costretti a fare la Resistenza armata, dopo di che, laceri, poveri intrapresero una difficile ricostruzione, spinti tuttavia da una grande speranza. Oggi viviamo tempi altrettanto difficili, ma non dobbiamo dimenticare la speranza, evitando come fecero quei giovani che fossero altri a decidere per loro, riprendendo in mano ciascuno il proprio destino, ricordando che ciò che conta davvero è la partecipazione alla vita associata.

Vorrei terminare, ponendo un particolare accento sull’art. 3 della Costituzione, perché in una società che sta evolvendo e che comprende sempre più gente dove queste diversità sono evidenti esso assume una particolare rilevanza.

Anche a Polesine un numero sempre più alto di persone venute da altri Paesi è entrato a far parte della sua comunità, persone impegnate nel mondo del lavoro con i figli che vanno a scuola con i loro coetanei italiani, che frequentano gli stessi luoghi di intrattenimento e di svago.
Ebbene l’art. 3, frutto di una cultura basata sul principio di eguaglianza, che storicamente ha la sua consacrazione con l’Illuminismo e affonda le sue radici nelle nostre tradizioni civiche e religiose, ben s’adatta a promuovere quelle azioni di accoglienza e di integrazione che il dettato costituzionale comporta.
Su questo fronte il mondo della Scuola dev’essere molto sensibile, perché è al suo interno che si realizzano queste condizioni di parità e di uguaglianza, che il mondo dei grandi, pur memore dei disastri storicamente verificatisi sulla base delle presunte superiorità e inferiorità razziali, fa ancora fatica a concepire.
Allora la miglior risposta a chi si attarda a non cogliere il significato di un mondo di uguali sono le parole di Roberto Saviano: “In attesa che il governo metta mano alle iniquità create da leggi sull’immigrazione razziste e xenofobe, sempre più Comuni italiani decidono di fare da sé, decidono di lanciare un messaggio importante alla politica, decidono di conferire la cittadinanza onoraria ai figli degli immigrati. Bambini nati e cresciuti nel territorio italiano a cui però lo Stato tarda a garantire diritti…”.
Si tratta dei cosiddetti Attestati di Civica Cittadinanza.  Oltre alla consegna della Costituzione ai neo-diciottenni, lanciamo anche questa idea ai Comuni del nostro territorio, perché vogliano far propria un’iniziativa così ricca di significato, perché cresca il numero dei Comuni che fanno dell’accoglienza e dell’integrazione un motivo di civiltà e di pacifica convivenza.

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