Casa ritrovata

 

 

L’Ansa aveva lanciato la notizia dell’individuazione dell’edificio
in cui il Maestro visse la sua adolescenza

In via Piroli Da poco è stata aperta la «Casa della Cultura».

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 LA CASA DEL GIOVANE VERDI, ECCO LA VERITÀ
Mingardi:
«Non l’ho scoperta io e gli studiosi ne conoscevano già l’esistenza»

Mingardi

 

 

 

 

Torna «alla luce», e a far parlare di sé, il luogo in cui il maestro Giuseppe Verdi visse, a Busseto, dai 10 ai 17 anni. I:agenzia Ansa ha «sparato» questa notizia: «Riemerge la casa dimenticata di Verdi adolescente». Si tratta del palazzo di via Piroli in cui, nelle scorse settimane, la proprietaria, la filantropa bussetana Anna Sichel, ha aperto la «Casa della Cultura», uno spazio gratuito da dedicare, appunto, ad attività culturali. A ricordare che in quel luogo trascorse parte della sua giovinezza il Cigno è stato, di recente, il professor Corrado Mingardi, grande studioso ed esperto verdiano, direttore della locale Biblioteca della Fondazione Cariparma. Ieri, lo stesso Mingardi, che abbiamo incontrato nella sua «seconda casa» (la Biblioteca appunto), rispetto a quando riportato dall’Ansa, ha precisato – meravigliandosi – che la notizia non è inedita e non si tratta di una sua scoperta, specificando che durante il recente convegno che si è tenuto sulla figura di Giuseppina Strepponi (il soprano che fu moglie di Verdi) tra lodigiani e bussetani, ha avuto modo di spiegare che l’incontro stesso si svolgeva proprio nella casa abitata da Verdi ragazzo durante il suoi studi al ginnasio di Busseto e la frequenza presso i Filarmonici di Antonio Barezzi. Ha quindi sottolineato di aver ricavato la notizia da alcune fonti «forse non troppo conosciute». «La prima ad individuare la casa del ciabattino Pietro Michiara, detto “Pugnatta” – ha dichiarato Mingardi – in via Piroli, presso la quale il papà di Verdi aveva messo a pensione, per 30 centesimi al giorno, il figlio dai 10 ai 17 anni, era stata la studiosa americana Mary Jane Phillips-Matz che pubblicò una grossa biografia verdiana nel 1993. Verdi – ha proseguito – rimase presso il ciabattino Michiara fino al 1831 quando si trasferì a Casa Barezzi, su suggerimento della moglie di Barezzi stesso che desiderava, per sicurezza, avere un uomo in più in famiglia dopo che era stato ucciso per furto notturno, nel maggio di quell’anno, l’ebreo Isacco Levi, vicino di casa dei Barezzi, il quale aveva appena riscosso il ricavato della vendita di un podere». Mingardi ha quindi aggiunto che la seconda fonte risale addirittura al 1867 ed è di un bussetano che pubblicò a Madrid una delle prime biografie del maestro. Si chiamava Ercole (Hercules) Cavalli, figlio del podestà di Busseto e membro del consiglio del Monte di Pietà al tempo in cui, a Verdi, fu concessa la borsa di studio del Monte stesso per perfezionarsi a Milano. «Il Cavalli – spiega il professor Mingardi – aveva raccolto a suo tempo le confidenze della madre di Verdi. E’ lui stesso a raccontare come i gendarmi, che avevano la caserma proprio di fronte alla casa del “Pugnatta”, si lamentavano del continuo studio, notte e giorno, del ragazzo sulla spinetta che da Roncole si era portato a Busseto. Una notte addirittura si presentò il capitano Giovanelli con la spada in pugno a battere alla porta del Michiara per ingiungere la cessazione del suono molesto. Non sappiamo se Verdi in seguito smise di suonare di notte. Oggi – conclude Mingardi – in questa casa di via Piroli si è aperto un salone che la proprietaria Anna Sichel ha intitolato “Casa della Cultura”, da destinare a sede di mostre e attività culturali». Uno spazio importante, che ridà lustro a un luogo intimamente legato alla storia di Busseto e alla biografia verdiana.


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