Strepponi

 

GIUSEPPINA STREPPONI

 All’anagrafe Clelia Maria Josepha Strepponi (Lodi, 8 settembre1815Sant’Agata di Villanova sull’Arda, 14 novembre1897), è stata un sopranoitaliano. Ella è soprattutto conosciuta per essere stata la seconda moglie di Giuseppe Verdi nonché sua grande amica, confidente e consigliera, avendone curato per molto tempo gli affari. I suoi carteggi sono tra i documenti più importanti per ricostruire la biografia verdiana.
Figlia di una famiglia di musicisti, Giuseppina Strepponi (detta famigliarmente Peppina) nacque a Lodi, figlia primogenita dei cinque figli di Rosa Cornalba e di Feliciano Strepponi (1797–1832), il quale era organista al Duomo di Monza ed un modesto compositore d’opera che divenne poi assistente del direttore del Teatro Grande di Trieste. Appassionata di musica in famiglia, le prime lezioni le pervennero direttamente dal padre che la focalizzò essenzialmente allo studio del pianoforte. Dopo la morte del genitore nel 1832 a causa di un’encefalite, ella studiò canto come soprano e pianoforte al Conservatorio di Milano ove sul finire dell’anno 1834 ottenne il primo premio per il bel canto.
Successivamente cantò per alcuni anni sia in Italia settentrionale, che in Austria. Debuttò ad Adria nel dicembre 1834 in Chiara di Rosembergh di Luigi Ricci. Ottenne il primo trionfo al Teatro Grande di Trieste nel 1835 in Matilde di Shabran di Gioachino Rossini. Nell’occasione si fece notare dall’impresario Bartolomeo Merelli, che la favorì nella sua crescita di talento procurandole numerosi ingaggi in Italia. Nell’estate del 1835 la Strepponi fu a Vienna per ricoprire il ruolo di Adalgisa nella Norma di Bellini e fu poi Amina ne La sonnambula sempre di Bellini al Theater am Kärntnertor di Vienna dove venne largamente apprezzata sia dal pubblico che dalla critica. Pur avendo molto talento, non cantrà più al di fuori dell’Italia dal 1835.
Poco dopo il suo ritorno in Italia nel 1836, Giuseppina Strepponi iniziò una relazione col tenore Napoleone Moriani, che porterà poi alla nascita di due figli illegittimi. Moriani e la Strepponi fecero coppia fissa per qualche anno poi Giuseppina decise di legarsi a Bartolomeo Merelli, impresario de La Scala, nei primi anni ’40 dell’Ottocento. La sua relazione con Merelli ebbe per risultato un altro figlio illegittimo che però non superò l’infanzia.[1] Durante questi anni, nel 1836 ella cantò nel ruolo di Ninetta ne La gazza ladra di Rossini, divenendo poi Elvira ne I puritani di Bellini fu poi la protagonista de La Cenerentola di Rossini al teatro Teatro La Fenice di Venezia. L’anno successivo rappresentò nuovamente il ruolo di Elvira e poi quello di Eena nel Marino Faliero di Donizetti, divenendo per lui anche protagonista nella Lucia di Lammermoor che si tenne nel 1838 al Teatro Comunale di Bologna e poi a Roma.
Nel 1838 ella cantò nuovamente come protagonista della Maria di Rudenz di Donizetti, nella Beatrice di Tenda di Bellini e nella Caterina di Guisa di Carlo Coccia all’Imperial Regio Teatro degli Avvalorati presso Livorno. Nel 1839 fece il proprio debutto al teatro La Scala di Milano rimpiazzando Antonietta Marini-Rainieri che si trovava ad essere ammalata proprio alla prima della rappresentazione dell’ Oberto di Giuseppe Verdi, nella quale interpretò il ruolo di Leonora. La performance della Strepponi venne considerata già all’epoca come uno dei motivi per cui l’opera riuscì ad eccellere ed il motivo per cui ella stessa venne scelta in quegli anni per altri ruoli come quello di Elaisa ne Il giuramento di Saverio Mercadante, di Adina ne L’elisir d’amore di Donizetti e di Sandrina ne Un’avventura di Scaramuccia di Luigi Ricci

Giuseppina Strepponi mantenne la sua popolarità anche negli anni ’40 dell’Ottocento recitando come protagonista nell’opera Adelia di Donizetti nel 1841 al Teatro Apollo di Roma, ruolo appositamente scritto dal compositore per lei. Contemporaneamente la Strepponi iniziò a frequentare assiduamente Giuseppe Verdi (da poco rimasto vedovo della prima moglie, Margherita Barezzi) interpretando alcune delle sue opere più famose. Ella fu Abigaille alla premiére del Nabucco di Verdi alla La Scala nel 1842. Riprese poi il ruolo di Abigaille in molti altri teatri italiani nell’anno successivo, tra cui nelle celebri esibizioni al Teatro Regio di Parma ed al Teatro Comunale di Bologna. Ne 1843 ella ottenne il ruolo di Elisabetta nel Roberto Devereux di Donizetti e di Imogene ne Il pirata di Bellini a Bologna. Sempre nel medesimo periodo la Strepponi fu protagonista di rappresentazioni della Norma di Bellini, fu la Marchesa del Poggio in Un giorno di regno di Verdi e nuovamente protagonista nella Saffò di Giovanni Pacini.
Attorno al 1844, la Strepponi iniziò ad avere significativi problemi vocali, in gran parte dovuti al lavoro senza sosta che ella praticava come cantante per mantenere la madre ed i figli avuti dalle diverse relazioni amorose del suo passato, disagi che culminarono in una disastrosa stagione musicale a Palermo nel 1845 ove venne più volte fischiata. La sua voce non si riprese mai più ed iniziò ad apparire sporadicamente in alcune opere sino al suo definitivo ritiro dalle scene nel febbraio del 1846. Alcune tra le ultime opere da lei interpretate erano tutte a firma di Verdi, come il ruolo di Elvira nell’ Ernani e quello di Lucrezia Contarini ne I due Foscari.
Nell’ottobre del 1846 la Strepponi si trasferì a Parigi ove divenne insegnante di canto, dedicandosi talvolta ad apparizioni nella Comédie-Italienne che ad ogni modo non vennero degnamente recepite dal pubblico. Verdi si recò in Francia per incontrarla durante l’estate del 1847 ed i due di fatto iniziarono stabilmente una relazione romantica fianco a fianco, divenendo inseparabili. Verdi sarà il partner della Strepponi per il resto della sua vita, anche se i due non si furono marito e moglie sino al 1859 quando a Collonges-sous-Salève, piccola cittadina dell’Alta Savoia, venne celebrato il matrimonio. La scelta del piccolo borgo savoiardo era dovuta essenzialmente ad una serie di motivazioni: innanzitutto il territorio era compreso nei domini dei Savoia il che rifletteva la convinzione politica di Verdi secondo il quale il metodo per unire l’Italia fosse quello di dare spazio alla casa regnante del Regno di Piemonte-Sardegna perché l’opzione repubblicana di Mazzini si era resa ormai impraticabile fattualmente. Il secondo motivo era strettamente personale e legato alla Strepponi, che Verdi desiderava proteggere dalle malelingue di Busseto cercando perciò un posto appartato dove sposarsi. La terza motivazione era di carattere burocratico in quanto per le leggi dello stato piemontese, il matrimonio religioso aveva anche valore civile, il che avrebbe evitato a Verdi la celebrazione di un secondo matrimonio nel municipio della sua residenza. L’unione fu felice e la Strepponi seguì poi il marito nella tenuta di Sant’Agata, frazione di Villanova sull’Arda (provincia di Piacenza).

Nell’estate del 1861, il librettista di Piave si recò più volte in visita a Verdi per lavorare al libretto dell’Opera La forza del destino, progettato per una prima a San Pietroburgo diretta dallo stesso Verdi. Il 24 novembre di quell’anno Verdi partì per la Russia con la moglie per poi tornare a Parigi nel marzo dell’anno successivo dal momento che a causa di una malattia della prima donna della compagnia la rappresentazione era stata posticipata. Nel mese di aprile, la coppia ripartì nuovamente alla volta della Russia ove la rappresentazione fu un successo, malgrado le critiche di alcuni tradizionalisti.
Tornato a Parigi, in occasione dell’esposizione universale, Verdi compose l’ Inno delle nazioni e fece rappresentare l’opera I vespri siciliani alla presenza dell’imperatore Napoleone III.

Verdi nel 1865 decise ufficialmente di dimettersi dal parlamento del Regno d’Italia per potersi meglio dedicare al proprio lavoro di musicista e compositore, ma tale scelta sembra anche essere stata motivata per l’insofferenza che egli aveva nel mestiere di deputato e di politico, così lontano dai suoi interessi maggiori. Nel 1866 i rapporti con Giuseppina iniziarono a divenire freddi, spiragliati dalla felice adozione della nipote di Verdi, Maria Filomena, che venne a stabilirsi in casa del musicista.
Nel 1869 Verdi conobbe la cantante Teresa Stolz durante le prove de La forza del destino che divenne poi la cantante protagonista della maggior parte delle opere di Verdi da quel momento in poi. A fronte di questo rapporto lavorativo, Giuseppina vedeva anche l’inizio di una relazione amorosa anche se nulla ad oggi può essere comprovato per mancanza di documenti.
Nel 1894, Verdi e la moglie compirono il loro ultimo viaggio a Parigi. Lo scrittore ungherese Deszö Szomori che li conobbe in quell’occasione, descriverà poi Verdi come un uomo con gli occhi piccoli e accanto a lui una donna, Giuseppina, che appariva più come un vecchio uccello, ma alla fine concluse: “Una coppia bella e affascinante che è cresciuta e invecchia insieme nel mondo della musica”.
Giuseppina in quegli anni soffriva frequentemente di problemi di stomaco e di artrite e durante l’ultimo anno di vita riuscì a malapena a muoversi dal letto. Nell’autunno del 1897, quando la coppia si preparava come ogni anno a trascorrere l’inverno a Genova per il clima più salubre e la vicinanza col mare, Verdi prese la residenza di rimanere a Sant’Agata poiché la moglie vi era costretta a letto. Giuseppina Strepponi morì dopo una lunga malattia il 14 novembre1897 nella tenuta di Sant’Agata, vicino a Busseto, a causa di una polmonite e venne inizialmente sepolta a Milano.

Con la morte di Giuseppina, Verdi rimase per la seconda volta vedovo ed ancora una volta straziato dal dolore per aver perso una delle figure più importanti della sua vita.
Quando Verdi morì aveva lasciato per testamento di essere sepolto accanto a Giuseppina, ma la città gli tributò una solenne sepoltura nel Cimitero Maggiore di Milano. Il desiderio di rivedere la coppia unita anche nell’aldilà portò infine il 26 febbraio1901 a trasferire le salme nell’oratorio della Casa di riposo per Musicisti di Milano. Ad accompagnare la cerimonia presenziò Arturo Toscanini che, sulle note del Va Pensiero del Nabucco diresse un coro di 900 cantanti

 


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